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martedì 2 agosto 2022

#MOSQUITO / Sicurezza come conformismo (Erich Fromm)

La nostra cultura tende a creare individui che non hanno più coraggio e non osano più vivere in modo eccitante e intenso. Veniamo educati ad aspirare alla sicurezza come unico scopo della vita. Ma possiamo ottenerla solo al prezzo di un completo conformismo, e di una completa apatia.

*** Erich FROMM,  1900-1980, psicoanalista e sociologo tedesco, I cosiddetti sani. La patologia della normalità, 1991, Mondadori, 1996


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sabato 26 settembre 2020

#MOSQUITO / La persona matura (Erich Fromm)

Di conseguenza, la persona matura è arrivata al punto in cui è madre e padre di se stessa. Ha, per così dire, una coscienza materna e paterna. 
La coscienza materna dice: «Non c'è peccato, né delitto che ti possa privare del mio amore, del desiderio che tu sia vivo e felice.» 
La coscienza paterna dice: «Hai sbagliato, non puoi sfuggire alle conseguenze del tuo errore e devi cambiare strada, se vuoi che io ti ami.» 

La persona matura si è liberata dalle figure esteriori del padre e della madre e li ha ricreati in se stessa. In contrasto col concetto freudiano del super-ego, se li è costruiti interiormente non incorporando madre e padre, ma costruendo una coscienza materna sulle sue capacità d'amore, ed una coscienza paterna sulla ragione e sul giudizio. Inoltre la persona umana ama con entrambe le coscienze, materna e paterna, ad onta del fatto che esse sembrino contraddirsi l'una con l'altra. Se conservasse solo la coscienza paterna diventerebbe dura e disumana. Se conservasse solo quella materna perderebbe la capacità di giudizio e ostacolerebbe se stessa e altri nei loro sviluppo. 

*** Erich FROMM, 1900-1980, psicoanalista e sociologo tedesco, L'arte di amare,1956, Mondadori, 1986, traduzione di Marilena Damiani


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lunedì 7 gennaio 2019

#MOSQUITO / La depressione, incapacità di provare emozioni (Erich Fromm)

La depressione non equivale al dolore; il vero depresso ringrazierebbe il cielo se riuscisse a provare dolore. La depressione è l'incapacità di provare emozioni. La depressione è la sensazione di essere morti mentre il corpo è ancora in vita. Non equivale affatto alla pena e al dolore, con i quali anzi non ha niente in comune. Il depresso è incapace di provare gioia, così come è incapace di provare dolore. La depressione è l'assenza di ogni tipo di emozione, è un senso di morte che per il depresso è assolutamente insostenibile. È proprio l'incapacità a provare emozioni che rende la depressione così pesante da sopportare.

*** Erich FROMM, 1900-1980, psicoanalista e sociologo tedesco, I cosiddetti sani, (postumo), 1991, Mondadori, 1996
https://it.wikipedia.org/wiki/Erich_Fromm


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domenica 30 dicembre 2018

#MOSQUITO / Momenti di autentica felicità (Erich Fromm)

La maggior parte di noi è in grado di notare per lo meno dei momenti della propria spontaneità, che sono nello stesso tempo momenti di autentica felicità. Si tratti della fresca e spontanea percezione di un paesaggio, o del sorgere di una verità come risultato della nostra riflessione, o di un piacere dei sensi che non sia stereotipato, o dell'insorgere dell'amore per un'altra persona: in questi momenti sappiamo tutti che cosa sia un atto spontaneo, e tutti possiamo intuire che cosa potrebbe essere la vita umana se queste esperienze non fossero così rare e casuali.

*** Erich FROMM, 1900-1980, psicoanalista e sociologo tedesco, Fuga dalla libertà, 1941, Edizioni Comunità, 1961, Mondadori, 1994, pubblicato in 'libriantichionline', qui


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venerdì 30 marzo 2018

#MOSQUITO / Capitalismo, il problema fondamentale (Erich Fromm)

Il problema umano del capitalismo moderno può essere formulato nel modo seguente. Il capitalismo moderno necessita di uomini che cooperino in vasto numero; che vogliano consumare sempre di più; i cui gusti siano standardizzati e possano essere facilmente previsti e influenzati. Necessita di uomini che si sentano liberi e indipendenti, che non si assoggettino ad alcuna autorità e tuttavia siano desiderosi di essere comandati, di fare ciò che ci si aspetta da loro, di adattarsi alla moderna macchina priva di frizione; che possano essere guidati senza la forza, guidati senza capi, incitati senza uno scopo, tranne quello di rendere, di essere sulla breccia, di funzionare, di andare avanti. Qual è il risultato? L’uomo moderno è staccato da se stesso, dai suoi simili, dalla natura.

*** Erich FROMM, 1900-1980, psicoanalista e sociologo tedesco, L'arte di amare, 1956, Mondadori, 1963


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mercoledì 28 marzo 2018

#MOSQUITO / Capitalismo, la vera critica da rivolgergli (Erich Fromm)

Se rivolgiamo la nostra attenzione all'uomo come all'unico fine che conti davvero, la critica decisiva da rivolgere al capitalismo non riguarda tanto la miseria che esso produce a livello meramente economico, poiché sembra proprio che il capitalismo sia in grado di attenuare e gestire tale miseria. La critica deve invece riguardare il modo in cui questo sistema produttivo, questo modo di produzione e di consumo, questo tipo di organizzazione sociale, agisce sulla psiche, sulla vita, sui sentimenti dell'uomo, e sull'immagine che egli ha di sé. La teoria socialista non solo non ha criticato il capitalismo sotto questo aspetto decisivo, ma non ha neppure elaborato un'idea chiara di quello che il socialismo potrebbe e dovrebbe essere al di là di un puro e semplice miglioramento del modo di funzionare dell'economia. Secondo me, questa è una delle principali cause della sconfitta del socialismo negli Stati Uniti e in Europa. I socialisti hanno fatto appello solo agli interessi economici, ignorando il fatto che l'uomo ha interessi ideali e che il suo bisogno di un quadro di riferimento e di un oggetto di devozione è grande, forse addirittura più forte dei suoi interessi puramente economici. 

*** Erich FROMM, 1900-1980, psicoanalista e sociologo tedesco, I cosiddetti sani, 1991, Mondadori, 1996


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martedì 9 gennaio 2018

#MOSQUITO / Il coraggio di essere sé stessi (Erich Fromm)

Credo che la cosa più importante sia il coraggio di essere se stessi, il coraggio di dire che per l'uomo non c'è più nulla di importante che l'uomo stesso e che lo scopo più grande della sua azione è la sua stessa sopravvivenza non solo biologica ma spirituale perché ciò non può essere diviso. Se l'uomo non ha più speranza, allora non ha più possibilità di vivere. 

*** Erich FROMM, 1900-1980, psicoanalista e sociologo tedesco, Personalità, libertà, amore, Newton Compton, 2007, citato da Stefano Andreoli,  La rivoluzione psicoanalitica di nome Erich Fromm, 'facebook', 4 gennaio 2017, qui


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lunedì 25 settembre 2017

#MOSQUITO / Disobbedienza, basta tenere gli occhi aperti (Erich Fromm)

La questione della disobbedienza è oggi di vitale importanza. Se, stando alla Bibbia, la storia umana è cominciata con un atto di disobbedienza – quello di Adamo ed Eva – se, stando al mito greco, la civiltà ha avuto inizio con l’atto di disobbedienza di Prometeo, non è improbabile che la storia umana venga conclusa da un atto di obbedienza, l’obbedienza ad autorità prone ad antichi feticci, la “sovranità statale”, l’“onore nazionale”, la “vittoria militare”, e che impartiranno l’ordine di premere i fatali bottoni a individui che obbediscono a loro e ai loro feticci.
La disobbedienza è un atto di affermazione della ragione e della volontà. Non è tanto un atteggiamento contro qualcosa, quanto un atteggiamento per qualcosa: per la capacità umana di vedere, di dire ciò che si vede, di rifiutare ciò che non si vede. Per farlo non occorre che l’uomo sia aggressivo o ribelle: basta che tenga gli occhi aperti, che sia ben desto e desideroso di assumersi le responsabilità di aprire gli occhi a coloro i quali corrono il rischio di perire per il fatto di essere immersi nel dormiveglia.

*** Erich FROMM, 1900-1980, psicoanalista e sociologo tedesco, La disobbedienza come problema psicologico e morale, 1963, citato da Andrea Loi, 'strisciarossa', 19 settermbre 2017, qui

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martedì 27 giugno 2017

#MOSQUITO / Propaganda politica (Erich Fromm)

Come la pubblicità con il cliente, così i metodi della propaganda politica tendono ad accrescere il sentimento di insignificanza del singolo elettore. La ripetizione di slogan, e l'insistenza su fattori che non hanno nulla a che vedere con il problema in discussione, ottundono le sue capacità critiche.

*** Erich FROMM, 1900-1980, psicoanalista e sociologo tedesco, Fuga dalla libertà, 1941, Edizioni Comunità, 1961, Mondadori, 1994


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sabato 27 febbraio 2016

#CIT / Incertezza (Erich Fromm)

Erich FROMM, 1900-1980
sociologo e psicoanalista tedesco
https://it.wikipedia.org/wiki/Erich_Fromm


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lunedì 21 settembre 2015

#MOSQUITO / Autenticità (Erich Fromm)

Solo le qualità che sorgono dalla nostra attività spontanea danno forza all'io e formano per tanto la base della sua integrità. L'incapacità di agire spontaneamente, di esprimere quel che veramente si sente e si pensa, e la conseguente necessità di presentare uno pseudo io agli altri e a se stessi, sono la radice del sentimento di inferiorità e di debolezza. Che ne siamo o no coscienti, non c'è nulla di cui ci vergogniamo di più del fatto di non essere noi stessi, e non c'è nulla che ci dia più orgoglio o felicità di pensare, sentire e dire quel che è nostro. Ciò implica che quello che importa è l'attività in quanto tale, il processo e non il risultato.

*** Erich FROMM, 1900-1980, psicoanalista e sociologo tedesco, Fuga dalla libertà, 1941, Edizioni Comunità, 1961, Mondadori, 1994.



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lunedì 7 settembre 2015

#MOSQUITO / Ideali, occorre distinguere (Erich Fromm)

Affermare che l'uomo non deve essere soggetto a qualche cosa di superiore a lui non significa negare la dignità degli ideali. Ci costringe però ad un'analisi critica di che cosa è un ideale. Oggigiorno si dà di solito per scontato che un ideale è un qualsiasi fine il cui perseguimento non implichi un guadagno materiale, una qualsiasi cosa per la quale una persona sia pronta a sacrificare dei fini egoistici. Questo è un concetto puramente psicologico, e anzi relativistico, dell'ideale. Da questo punto soggettivistico un fascista, che è mosso da un desiderio di subordinarsi a un potere, e nello stesso tempo di sopraffare gli altri, ha un ideale proprio come lo ha l'uomo che si batte per l'eguaglianza e per le libertà umane. Su questa base il problema degli ideali non può in alcun modo essere risolto.

*** Erich FROMM, 1900-1980, sociologo e psicologo tedesco, Fuga dalla libertà, 1941, Edizioni Comunità, 1961, Mondadori, 1994




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domenica 23 agosto 2015

#MOSQUITO / Avere, o essere (Erich Fromm)

L'aut-aut tra avere ed essere non è un'alternativa che si imponga al comune buon senso. Sembrerebbe che l'avere costituisca una normale funzione della nostra esistenza, nel senso che, per vivere, dobbiamo avere oggetti. Inoltre, dobbiamo avere cose per poterne godere. In una cultura nella quale la meta suprema sia l'avere - e anzi l'avere sempre più - e in cui sia possibile parlare di qualcuno come una persona che «vale un milione di dollari», come può esserci un'alternativa tra avere ed essere? Si direbbe, al contrario, che l'essenza vera dell'essere sia l'avere; che, se uno 'non ha' nulla, 'non è nulla'. (...)

Gli studenti che fanno propria la modalità dell'avere si prefiggono un'unica meta: conservare ciò che hanno appreso», registrandolo esattamente nella propria memoria oppure conservando accuratamente le annotazioni. Non devono né produrre né creare qualcosa di nuovo. In effetti, gli individui del tipo «avere» mostrano la tendenza a sentirsi turbati da nuovi pensieri o idee su questo o quell'argomento, e ciò perché il nuovo mette in questione l'insieme cristallizzato di informazioni che già possiedono. In effetti, per una persona agli occhi della quale l'avere costituisce la forma principale di relazione con il mondo, idee che non possano venire facilmente incamerate (o registrate per iscritto) sono preoccupanti, al pari di qualsiasi altra cosa cresca e si trasformi, e che pertanto sia incontrollabile. 

*** Erich FROMM, 1900-1980, sociologo e psicoanalista tedesco, Avere o essere, 1976, Mondadori, 1977




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martedì 11 agosto 2015

#CIT / L'amore maturo (Erich Fromm)

Erich FROMM, 1900-1980, psicoanalista e sociologo tedesco


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giovedì 12 marzo 2015

#EX LIBRIS / Erezione, non si ha (E. Fromm)

«
Qualche decennio fa, anziché dire ‘ho un problema’, il paziente con ogni probabilità avrebbe detto: ‘Sono agitato’; anziché dire ‘ho l’insonnia’ avrebbe detto ‘non posso dormire’ e invece di ‘ho un matrimonio felice’ avrebbe usato l’espressione ‘sono felicemente sposato’. Questa maniera di esprimersi, di recente introduzione, rivela l’alto grado di alienazione cui oggi siamo arrivati. Dicendo ‘ho un problema’ invece di ‘sono agitato’, si viene a togliere di mezzo l’esperienza soggettiva; l’io dell’esperienza è sostituito dall’impersonalità del possesso. (...) 
Per coloro i quali ritengono che l’avere sia una categoria assolutamente naturale dell’esistenza umana, potrà risultare sorprendente apprendere che molte lingue non hanno un termine equivalente ad ‘avere’. Così a esempio, in ebraico ‘io ho’ deve essere espresso mediante la forma indiretta ‘jesh li’ (è a me, è mio). In effetti, le lingue in cui il possesso viene espresso in questa forma anziché con ‘io ho’, sono la maggioranza. (...) 
L’erezione del pene è del tutto funzionale; il maschio non ‘ha’ un’erezione a guisa di una proprietà o di una qualità permanente (benché tutti sappiano quanti siano gli uomini che desiderano ‘averla’). Il pene ‘è’ in stato di erezione finché l’uomo è in stato di eccitazione, cioè finché desideri la persona che l’ha eccitato. Se, per una ragione o per l’altra, qualcosa interferisce nel suo stato di eccitazione, l’uomo non ‘ha’ un bel nulla. 
»
*** Erich FROMM, 1900-1980, psicoanalista e sociologo tedesco, Avere o essere, 1976, Mondadori, Milano, 1977.

Di Erich Fromm, si può vedere, in questo blog, l'ultima intervista della sua vita, rilasciata a Guido Ferrari, dieci giorni prima della morte, nel 1980 (#Video #Psy, 30 gennaio 2015)
http://masferrario.blogspot.it/2015/01/video-psy-societa-erich-fromm-il.html

venerdì 30 gennaio 2015

#VIDEO #PSY #SOCIETA' / Erich Fromm, il coraggio di essere (intervista storica, 1980)



Erich FROMM, 1900-1980, psicoanalista e sociologo tedesco
Il coraggio di essere, intervista del 18 marzo 1980 
Può un'intera società può essere malata?, di Guido Ferrari, 
Televisione Svizzera Italiana
video, 66min27

L'intervista è 'storica' perché realizzata 10 giorni prima della morte di Erich Fromm: che è stato uno dei più grandi psicoanalisti e sociologi del 900.
E' anche stata raccolta, a cura della Televisione della Svizzera Italiana, in volume (Erich FrommIl coraggio di essere, edizioni Casagrande, Bellinzona, 1980). 
Un commento interessante a questa intervista è rintracciabile qui:

Un video quanto mai coinvolgente, che espone con chiarezza, pacatezza ed equilibrio le linee fondamentali del pensiero di Fromm: cenni sulla sua educazione, le sue scelte, la sua visione del mondo, il suo approccio psico-sociale alla realtà e agli uomini, la sua lettura della realtà politica, il suo rapporto con la religione.
E poi, brevi ma suggestive considerazioni sui suoi libri più noti, come Fuga dalla libertà e Avere o essere?
Interessante l'elogio dell'antropologo svizzero Johann Jakob Bachofen (1815-1887), pressocché sconosciuto non solo nella cultura italiana, e la critica al femminismo per non aver compreso il valore della sua scoperta del 'femminile'. 
E interessante la valutazione, assai positiva anche in contrapposizione a molti suoi colleghi, dello psicoanalista Georg Groddeck (1866-1934)
Un'intervista da godere, e da meditare, tutta.
Per gli stimoli intellettuali che lancia e il messaggio di profonda pensosità che trasmette sul destino dell'uomo. (mf)

° ° °
«La mattina per me è sacra: riservata al pensiero e non al guadagno. Nessuna attività lucrativa. (...)

Con le sole parole non è mai guarito nessuno. (...)

La maggior parte di quelli che sono diventati analisti è perché aveva problemi personali. Anch'io. (...)

Il mio vero mondo è precapitalistico. Mi sento straniero in un mondo il cui scopo è quello di guadagnare il più possibile. Per me questo è piuttosto una perversione. (...)

In molti punti la visione messianica dei Profeti è quasi identica alla visone di Marx della società socialista, in cui la realizzazione dell'uomo è il vero scopo. (...)

Marx per me non 'è stato'. Marx 'è e resta' una delle fonti più importanti del mio pensiero e della mia ispirazione. Oggi è molto difficile parlare di Marx perché pochi pensatori sono stati così manipolati, soprattutto da coloro che si definiscono marxisti. Dunque, soprattutto dai comunisti. In Russia non si conosce quasi Marx. (...) Del resto non può essere diversamente: perché in un sistema come quello russo, Marx deve essere ucciso per poter vivere.

Sono un socialista democratico. Ma questo concetto è talmente impreciso che non è sufficiente per definire una posizione politica. Sono per un 'umanesimo socialista', cioè per una società il cui scopo più alto è lo sviluppo ottimale dell'uomo e della sua libertà.

Penso politicamente: dico ciò che penso. E perciò non sono molto adatto alla politica.

Nell'uomo di Freud, credo si possa dire che l'uomo è senza amore. Nell'uomo di Freud l'amore non ha importanza, ma è sostituito dalla sessualità. Soltanto alla fine della sua vita, quando Freud parlò di istinto di morte e di vita, l'amore appare come una forza biologica e assume un ruolo nuovo e dà all'opera di Freud una nuova svolta e, direi, una nuova speranza. (...)

Considero Freud un genio. Perché con la scoperta dell'inconscio ha indicato allo spirito umano per molti secoli una nuova via: e cioè che quello che noi sappiamo non è necessariamente tutto ciò che già sappiamo. (...)

L'ideale di Marcuse era che l'uomo ridiventasse bambino. L'ideale per me è che l'uomo si sviluppi sino alla sua completezza, alla sua maturità più alta. (...)

L'uomo crede di volere la libertà. In realtà ne ha una grande paura. Perché la libertà lo obbliga a prendere decisioni. E le decisioni comportano rischi. E poi quali sono i criteri su cui può basare le sue decisioni? L'uomo è abituato a che gli si dica cosa deve pensare, anche se gli si dice che deve essere veramente convinto di ciò che pensa. Lui sa che è un trucco. (...) L'uomo sa che deve pensare ciò che è più utile al funzionamento della società esistente. (...) Certo può fare un po' di critica. Ma ciò deve essere limitato, perché non sia 'sabbia negli ingranaggi'. (...)

Scopo della società di oggi non è di realizzare l'uomo. Scopo della società è il profitto del capitale investito e, se si vuole aggiungere, anche il raggiungimento di condizioni più favorevoli all'uomo, o, se mai, meno sfavorevoli. Scopo della società contemporanea non è l'uomo. Ma il profitto: non inteso come avidità, ma inteso come massima economicità del sistema. Il profitto non è soprattutto espressione di uomini avidi. La cosa più importante è che il profitto costituisce il metro del comportamento razionale e giusto.  (...)

Diventare più umani o produrre di più? (...)

L'avere è il lavoro accumulato. L'essere è l'attività umana. Certo, non un'attività semplicemente tale: come portare delle pietre da un posto all'altro. Questa non è l'attività umana. (...)

La religione è nulla. Vivere religiosamente è tutto.» (...)

Se dovessi scommettere, non scommetterei nemmeno 5 marchi sul fatto che l'umanità possa sopravvivere. Per fortuna non si tratta di una scommessa: si tratta invece di credere e di sperare. Finché c'è vita credo e spero che le potenzialità presenti nell'uomo si manifesteranno. Ma ciò dipende soprattutto dal credere. da quanto ognuno sente in sé questa speranza. Da come la vive. Da come la condivide con gli altri. (...)

Credo che la cosa più importante sia il coraggio di essere se stessi. » (Erich Fromm, dal video)

http://it.wikipedia.org/wiki/Herbert_Marcuse


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