Visualizzazione post con etichetta #Società. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta #Società. Mostra tutti i post

giovedì 3 marzo 2016

#VIDEO / Censurare le idee offensive, non rende la società migliore (Julie Bindel)

Julie BINDEL
Perché censurare le idee offensive non rende la società migliore
The Guardian, 'internazionale.it', 1 marzo 2016
video, 1min58

“Vietare a Donald Trump di entrare nel Regno Unito non impedirà agli statunitensi di votare per lui, perché vietare a una persona di esprimere pubblicamente le sue idee non le fa scomparire”, dice Julie Bindel. 
La censura sta diventando la risposta normale delle nostre società contro chi sostiene idee offensive. 
Però movimenti come quello per i diritti civili e quello per i diritti delle donne hanno fatto progressi proprio perché potevano giudicare le persone in base alle loro prese di posizione. 
Per questo la libertà di espressione va difesa sempre.
Julie Bindel è una giornalista freelance britannica e fondatrice dell’associazione Justice for Women. Ha scritto Straight expectations (Guardian Books, 2014) e collabora con il Guardian.
(dalla presentazione del video)

sabato 16 gennaio 2016

#VIDEO / Adorno, perché la società dei consumi ci rende stupidi (Alain De Botton)

Alain DE BOTTON
Perché la società dei consumi ci rende stupidi, secondo Adorno
video 7min15

“Gli ostacoli principali al progresso sociale sono culturali e psicologici e non strettamente politici ed economici, per un pensatore di sinistra come Theodor Adorno”, dice Alain de Botton
Per il filosofo tedesco, Walt Disney era “l’uomo più pericoloso d’America”. I film, la tv, la radio, le riviste sono concepiti, secondo Adorno, per renderci incapaci di comprendere i nostri bisogni reali e di modificare la realtà del capitalismo.
(dalla presentazione)

Alain de Botton è uno scrittore, filosofo e conduttore televisivo. 
Ha fondato The school of life. 
Si occupa di cultura e storia del pensiero sottolineando il loro valore per la vita quotidiana. 
Il suo ultimo libro pubblicato in Italia è L’arte come terapia. The school of life, Guanda, 2013

In Mixtura altri 21 contributi di Alain De Botton qui

domenica 27 dicembre 2015

#VIDEO / Razzismo, un esperimento illuminante (Marisa Labanca)

In quella che sembra essere una sala di attesa, un extracomunitario chiede alle persone, che di volta in volta gli siedono accanto, di tradurgli dei post che qualcuno ha pubblicato scrivendo in lituano sulla sua pagina Facebook. E’ arrivato da poco in Lituania, non sa ancora parlare bene la lingua e ha bisogno di un aiuto per capire il senso di quelle parole. Donne, uomini e perfino un bambino si dimostrano subito molto disponibili, ma non appena gli occhi si posano sul tablet la loro espressione cambia.

Scuotono la testa, stringono le labbra perché quelli che stanno leggendo non sono semplici commenti ma pesanti insulti razziali. Talmente umilianti che nessuno di loro ha il coraggio di ripeterli. “Scimmia”, “schiavo”, “tornatene in Africa”. E alla fine, ognuna di quelle persone sente il dovere di chiedere scusa. Nonostante non siano loro gli autori dei commenti, il solo fatto di averli letti genera vergogna e dispiacere.

L’esperimento è stato realizzato da un’agenzia lituana per contrastare gli insulti razziali diffusi sul web. (...)

*** Marisa LABANCARazzismo e social network: l’esperimento contro i pregiudizi, 20 marzo 2015, '3nz', qui



martedì 10 novembre 2015

#VIDEO / Arrabbiarsi, per fare pace (Kailash Satyarthi)


Kailash SATYARTHI, attivista dei diritti dei bambini
premio Nobel per la pace nel 2014
Come fare pace? Arrabbiamoci, Ted, marzo 2015
(video, 18min29)
oltre 1milione di visualizzazioni

Come un uomo nato in una casta alta in India arriva a liberare 83 000 bambini dalla schiavitù? 
Il Premio Nobel Kailash Satyarthi dà un consiglio sorprendente a chiunque voglia cambiare il mondo per il meglio: arrabbiarsi contro l'ingiustizia. 
In questo forte intervento, mostra come una vita dedicata alla pace nasca dall'indignazione. (dalla presentazione)

venerdì 6 novembre 2015

#VIDEO / Senza legge, se è possibile è lecito (Gustavo Zagrebelsky)

Gustavo ZAGREBELSKY
costituzionalista, emerito della Consulta
Un mondo senza legge: tutto ciò che è possibile è lecito
RepIdee, Genova, 7 giugno 2015
(video, 2min24)

"La legge ha sempre delimitato i confini del potere, ma adesso non esiste più. E tutto ciò che è tecnicamente possibile è diventato lecito". 
Così il presidente emerito della Corte Costituzionale, Gustavo Zagrebelsky, ha descritto la condizione del mondo in occasione dell'edizione 2015 della Repubblica delle Idee a Genova
(Dalla presentazione, di Antonio Nasso)

In Mixtura altri 4 contributi di Gustavo Zagrebelsky qui

lunedì 19 ottobre 2015

#VIDEO / Michel Foucault, le bugie del potere (Alain De Botton)


Alain DE BOTTON, 1969
scrittore, filosofo, conduttore televisivo svizzero
Come Foucault ci aiuta a smontare le bugie del potere
'internazionale.it, 16 ottobre 2015
video, 8min15



Michel Foucault “ha dedicato la sua carriera a una minuziosa critica del potere del moderno stato capitalista borghese”, dice Alain de Botton. I
l filosofo francese, nato da una famiglia ricchissima, è stato una figura rivoluzionaria molto popolare. Nei suoi libri ha condannato gli accademici, i manicomi, la medicina, il sistema carcerario moderno e la “scienza della sessualità”. 
Secondo Foucault, è importante ascoltare le lezioni del passato per migliorare il nostro modo di vivere e per mettere in discussione le idee dominanti della nostra epoca. (dalla presentazione del video)

Alain de Botton è uno scrittore, filosofo e conduttore televisivo. 
Ha fondato The school of life. 
Si occupa di cultura e storia del pensiero sottolineando il loro valore per la vita quotidiana. 
Il suo ultimo libro pubblicato in Italia è L’arte come terapia. The school of life, Guanda, 2013

In Mixtura, altri 14 contributi di Alain De Botton qui

mercoledì 14 ottobre 2015

#VIDEO / Donne, anche in menopausa (Enrico Finzi)


Enrico FINZI, 1946, sociologo
Donne: anche in menopausa, 2011
video, 6min49


Un'intervista che spiega ansie, timori e richieste delle donne in un periodo critico della propria vita, che però è vissuto anche con un senso di liberazione. 
L'importanza del consiglio della farmacista, donna. (dalla presentazione del video)

In Mixtura, altri 3 contributi di Enrico Finzi qui


mercoledì 7 ottobre 2015

#VIDEO / Donne, e religione musulmana (Alaa Murabit)


Alaa MURABIT, esperta di pace
Ciò che la mia religione dice davvero a proposito delle donne
Ted, maggio 2015
video, 12min13
(quasi 1 milione di visualizzazioni)

La famiglia di Alaa Murabit si trasferì dal Canada alla Libia quando lei aveva 15 anni. Fino ad allora, si era sentita uguale ai suoi fratelli, ma nel nuovo ambiente venivano imposte grandi restrizioni a ciò che poteva fare. Da orgogliosa donna musulmana quale è, Alaa si è domandata se è questo ciò che la sua religione insegna veramente. 
Con umorismo, passione e un giovane spirito ribelle, Alaa illustra esempi di leader femminili nella storia delle propria fede - e come ha lanciato una campagna a favore dei diritti delle donne usando i versi del Corano. 
(dalla presentazione del video)

Un intervento forte e deciso, reso ancora più efficace dalla pacatezza e dalla gradevolezza con cui Alaa Murabit presenta le sue idee.
Quanto al fatto che la religione musulmana contenga testi che invitano a dare spazio/potere alle donne, resto coi miei dubbi. Forse, a cercare con il lanternino, qualcosa si può pure rintracciare; ma a me pare che le frasi contrarie siano la maggioranza. E comunque quel poco che, forse, può costituire una contraddizione è soffocato da uno 'spirito' generale violentemente anti-femminile.
Nessuna novità: se si guarda alle altre religioni monoteistiche, si possono fare considerazioni analoghe.
Ma mal comune non è mezzo gaudio: né per le donne né per gli uomini.
Se aspiriamo (tutte, tutti) a essere finalmente 'esseri umani'. (mf)

domenica 20 settembre 2015

#VIDEO / L'idea di Stato, come 'piantarla' (Filippo Romano)


Filippo ROMANO, viceprefetto
Piantare l'idea dello Stato dove è dura farla attecchire
TedxReggioEmilia, ottobre 2011
video, 17min59

Cosa significa 'fare i prefetti'?
Cosa significa 'rappresentare' lo Stato sul territorio?
Un intervento che cerca di spiegare, alla luce di un'esperienza diretta, come 'piantare l'idea di Stato'.
Merita. (mf)

sabato 19 settembre 2015

#VIDEO / Onestà, le conseguenze (Gaetano Saffioti)


Gaetano SAFFIOTI, imprenditore
Conseguenze dell'onestà, tedxReggioEmilia, ottobre 2011
video, 16min54

Con il suo coraggio - quello di denunciare e far arrestare 48 malavitosi che lo taglieggiavano e quello di vivere sotto scorta da ormai 9 anni - l'imprenditore Gaetano Saffioti ci ha raccontato le "Conseguenze dell'onestà". (dalla presentazione del video)

Una testimonianza che 'si sente' sofferta, ma che è anche orgogliosa. 
La storia di un imprenditore che si ribella alla 'ndrangheta e consente la condanna definitiva di 48 criminali.
Usiamo spesso a sproposito il termine di 'eroe'. Non lo usiamo, e forse invece dovremmo farlo, per persone come questa: che peraltro in genere minimizzano il loro comportamento, non si credono eroiche, ma semplicemente normali. 
Uomini che ci insegnano, senza fronzoli ma con atti semplici e impegnativi, cos'è civiltà, dignità, onestà e, soprattutto, senso di responsabilità.
Un intervento senza retorica: nessun trucco di public speaking, ma solo le parole 'povere' di chi è abituato a 'fare' il suo mestiere lontano dai lustrini dei convegni.
Un esempio di chi non ha voluto (e non vuole) piegare la schiena. 
E continua ad essere fiero delle sue origini calabresi.
Un video da meditare. 
Una persona che merita un applauso. In piedi. (mf) 

martedì 8 settembre 2015

#VIDEO / Uguaglianza, pregiudizi e attese (Dan Ariely)


Dan ARIELY, 1967, psicologo statunitense ed esperto di economia del comportamento
Quanto vogliamo che sia uguale il mondo?, Ted, marzo 2015
video, 9min57
(1milione 400mila visualizzazioni)

Le notizie della crescente ineguaglianza del mondo ci mette tutti a disagio. Ma perché? Dan Ariely rivela alcune nuove ricerche sorprendenti su quello che pensiamo sia giusto e come dovrebbe essere distribuita la ricchezza nella società... e poi ci mostra il confronto con le statistiche reali. (dalla presentazione Ted)

I pregiudizi e le aspettative influenzano la nostra visione del mondo. Dovremmo saperlo. Ma non si finisce mai di saperlo.
Dan Ariely ce lo ripete, con argomenti convincenti, in questo intervento (mf)

«
Abbiamo fatto due domande: la gente sa che livello di ineguaglianza ci sia? E poi, quale livello di ineguaglianza vogliamo? Guardiamo la prima domanda. Immaginate di prendere tutti gli americani e di ordinarli dal più povero a destra al più ricco a sinistra, e dividerli in cinque gruppi: il 20 per cento più povero, il 20 per cento successivo, quello dopo, quello dopo, e il 20 per cento più ricco. E poi ho chiesto di dire quanta ricchezza pensate sia concentrata in ciascun gruppo. Per farla semplice, immaginate vi chiedessi, quanta ricchezza pensate sia concentrata nei primi due gruppi, il 40 per cento? Prendetevi un attimo. Pensateci e ditemi un numero. Di solito non si pensa. Pensate per un attimo, pensate a un numero. Ce l'avete?
Ok, ecco cosa ci dicono molti americani. Pensano che il 20 per cento più povero abbia il 2,9 per cento della ricchezza, il gruppo successivo il 6,4 per cento, quindi insieme fanno poco più di nove. Il gruppo successivo, dicono, ha il 12 per cento, 20 per cento, e il 20 per cento più ricco, pensano che abbiano il 58 per cento della ricchezza. Potete vedere come sia rispetto a quello che avete pensato.
Qual è la realtà? La realtà è un po' diversa. Il primo 20 per cento ha lo 0,1 per cento della ricchezza. Il 20 per cento successivo ha lo 0,2 per cento della ricchezza. Insieme, fanno lo 0,3 per cento. Il gruppo successivo ha il 3,9 per cento, 11,3 per cento, e il gruppo più ricco ha l'84-85 per cento della ricchezza. Quello che abbiamo e quello che pensiamo di avere sono molto diversi. (...)

Abbiamo preso un altro grande gruppo di Americani, e abbiamo fatto la domanda nel velo dell'ignoranza. Quali sono le caratteristiche di un paese in cui vorreste vivere, sapendo che potreste finire in qualunque posizione? Ecco cosa abbiamo ottenuto. Cosa ha dato la gente al primo gruppo, il 20 per cento più povero? Hanno voluto dare circa il 10 per cento della ricchezza. Il gruppo successivo, 14 per cento della ricchezza, 21, 22 e 32.
Nessuno nel nostro campione ha voluto piena uguaglianza. Nessuna ha pensato che il socialismo sia un'idea fantastica. Ma cosa significa? Significa che c'è un divario di conoscenza tra quello che abbiamo e quello che pensiamo di avere, ma abbiamo almeno un divario simile tra quello che pensiamo sia giusto e quello che pensiamo di avere. (...)

Cosa possiamo imparare da questo? Abbiamo due lacune: una lacuna nelle conoscenze e un'altra nei desiderata. Alle lacune di conoscenze possiamo provvedere: come formiamo le persone? Come spingere le persone a pensare altrimenti all'ineguaglianza e le conseguenze dell'ineguaglianza in termini di salute, istruzione, gelosia, tasso di criminalità, e così via?
Poi c'è la lacuna nei desiderata. Come portiamo la gente a vedere diversamente quello che vuole veramente? La definizione di Rawls, il suo modo di vedere il mondo, l'approccio alla cieca, esclude la motivazione egoistica. Come lo applichiamo a un livello superiore su scala più vasta?
Infine, abbiamo anche una lacuna nell'azione. Come possiamo fare qualcosa per queste cose? Parte della risposta sta nel pensare alle persone come giovani e bambini che non hanno molta indipendenza, perché la gente è più disposta a farlo. (...)
»

domenica 6 settembre 2015

#VIDEO / Capitalismo, dobbiamo ripensarlo (Paul Tudor Jones II)

Paul Tudor JONES II, investitore e filantropo statunitense
Perché dobbiamo ripensare il capitalismo
Ted, marzo 2015
video, 9min51
(oltre 1milione 300mila visualizzazioni)

http://www.ted.com/talks/paul_tudor_jones_ii_why_we_need_to_rethink_capitalism?language=it

Paul Tudor Jones II adora il capitalismo; è un sistema che gli ha dato molto negli ultimi decenni. Tuttavia il filantropo e manager di fondi speculativi è preoccupato che un'eccessiva preoccupazione per i profitti possa, usando le sue parole, "mettere in pericolo i pilastri fondanti della nostra comunità". 
In questo intervento descrive con cura e passione la sua controffensiva basata sul concetto di "correttezza". (dalla presentazione Ted)

«
Negli ultimi 50 anni, la collettività ha giudicato le società e le multinazionali in modo "ristretto", quasi monomaniacale, rispetto al modo in cui le valutiamo, e sulla grande enfasi che abbiamo posto sui profitti, sugli introiti trimestrali a breve termine e quotazioni a scapito di tutto il resto. È come se avessimo disumanizzato le nostre aziende. Non facciamo lo stesso - ridurre qualcosa in comodi mattoncini con cui giocare come fossero Lego - nella vita privata. Non trattiamo o giudichiamo qualcuno in base alle entrate mensili o all'affidabilità creditizia. Ma abbiamo questo doppio standard quando si tratta del modo in cui trattiamo affari. E volete proprio saperlo? Sta mettendo in pericolo i pilastri fondanti della nostra comunità. Ve lo dimostro. (...)

Margini di profitto maggiori non migliorano la comunità. Quello che fanno è inasprire la disparità tra i redditi, e non è un bene. Ha senso, no? Perché se il 10% delle famiglie americane possiede il 90% delle azioni, ottenendo la fetta più grande dei profitti societari, ci sarà meno ricchezza per il resto della comunità.
La disparità reddituale non è un bene, lo ribadisco.

Francamente, quando ho cominciato a scrivere ho pensato: "Wow, cosa fa la mia società, cosa fa Tudor?" E ho visto che ogni anno doniamo solo l'1% dei profitti in beneficenza. E io sarei un filantropo. Quando me ne sono reso conto, mi è venuto da vomitare. Il punto è che quest'ossessione è così radicata che i benintenzionati, come me, non pensano di esserne coinvolti.
Non cambieremo la condotta delle aziende solo aumentando le donazioni in beneficenza delle società. Ah, comunque, ora abbiamo quadruplicato quel dato, ma - (Applausi) - Ma possiamo farlo correggendo la nostra condotta. Un modo sarebbe di dare davvero fiducia al sistema che ci ha portato a questo punto, vale a dire il mercato libero. Circa un anno fa, insieme ad alcuni miei amici, ho avviato un'organizzazione non-profit, Just Capital. Il suo obiettivo è semplice: aiutare le aziende e le società a imparare una condotta più giusta, con il contributo del pubblico in modo da definire criteri precisi per una condotta aziendale corretta. Ora come ora non ci sono standard universali che le aziende possano seguire, e qui entra in gioco Just Capital. Da quest'anno e negli anni a seguire condurremo un sondaggio nazionale su un campione di 20.000 americani per scoprire quali sono per loro i criteri di correttezza che le società dovrebbero seguire. Questo è un modello che inizierà negli Stati Uniti ma potrebbe applicarsi in ogni parte del mondo. Forse scopriremo che la cosa più importante per i cittadini è la creazione di posti di lavoro o la produzione di prodotti sani, oppure la protezione dell'ambiente, invece del suo danneggiamento. Noi di Just Capital non lo sappiamo e non sta a noi decidere. Siamo solo messaggeri, ma abbiamo totale fiducia nella capacità del pubblico americano di farlo da sé. (...)

Il capitalismo è responsabile di ogni grande innovazione che ha reso il mondo un posto meraviglioso, pieno di ispirazione. Il capitalismo deve basarsi sulla giustizia. Deve, ora più che mai, ora che il divario economico aumenta giorno per giorno. Si stima che il 47% dei lavoratori americani potranno essere licenziati nei prossimi vent'anni. Non mi oppongo al progresso. Voglio le macchine autonome e i jet-pack, come tutti. Ma auspico che si riconosca come, dalll'aumento della ricchezza, debba derivare una maggiore responsabilità aziendale.
"Se si elimina la giustizia" diceva Adam Smith, padre del capitalismo, "l'immenso tessuto della società umana si sbriciolerà in un sol momento."
Quand'ero giovane e avevo un problema, mia madre singhiozzava, scuoteva la testa e diceva: "Abbi pietà di me". Questo non è il momento giusto per mostrare pietà, è tempo di mostrare loro la correttezza, e possiamo farlo, insieme, iniziando dal posto di lavoro, dal settore in cui operiamo. E quando daremo alla correttezza lo stesso valore dei profitti, riceveremo la cosa più bella al mondo: ci riprenderemo la nostra umanità.
»

sabato 5 settembre 2015

#VIDEO / Il pericolo di una storia sola (Chimamanda Ngozi Adichie)


Chimamanda Ngozi ADICHIE, scrittrice di origine nigeriana
Il pericolo di una storia sola, Ted, luglio 2009
video, 19min16
(oltre 9 milioni di vualizzazioni)


Le nostre vite, le nostre culture, sono composte di molte storie che si intrecciano.
La scrittrice Chimamanda Ngozi Adichie racconta la storia di come ha trovato la sua autentica voce culturale - e mette in guardia su come, sentendo una storia unica su un'altra persona o su un'altro paese, rischiamo di cadere in gravi malintesi. (dalla presentazione Ted)

Chimamanda Ngozi Adichie, di origini nigeriane, è ormai una scrittrice famosa. 
In questo intervento, convinto e convincente, mostra come 'avere una storia unica' sugli altri ci porti spesso fuori strada, impedendoci di capire.
Splendide le parole con cui chiude il suo discorso: 
"Vorrei concludere con questo pensiero: che quando respingiamo la storia unica, quando ci rendiamo conto che non c'è mai una storia unica riguardo a nessun posto, riconquistiamo una sorta di paradiso." (mf) 

«
Vengo da una famiglia nigeriana convenzionale, di classe media. Mio padre era un professore. Mia madre era una direttrice. E quindi avevamo, come si conveniva, un aiuto domestico, che abitava con noi, e che spesso aveva origini nei villaggi rurali. Quindi, quando avevo otto anni, prendemmo in casa un nuovo ragazzo d'aiuto. Si chiamava Fide. L'unica cosa che mia madre ci disse di lui era che la sua famiglia era molto povera. Mia madre mandava yam (tubero tropicale simile alla patata) e riso e i nostri abiti vecchi alla sua famiglia. E quando non finivo la mia cena, mia madre mi diceva, "Finisci il tuo cibo! Non lo sai? La gente come la famiglia di Fide non ha nulla!" Dunque, la famiglia di Fide mi faceva veramente pena.
Poi, un sabato andammo in visita al suo villaggio. E sua madre ci mostrò un cestino con bellissime decorazioni, in rafia colorata, fatto da suo fratello. Io mi sorpresi molto. Non avevo mai pensato che qualcuno, nella sua famiglia, potesse in effetti produrre qualcosa. Tutto ciò che avevo sentito di loro era quanto erano poveri, ed era diventato impossibile, per me, vederli come qualcos'altro, oltre che poveri. La loro povertà era la mia unica storia su di loro. (...)

Anni dopo, pensai a questo quando lasciai la Nigeria, per andare all'università negli Stati Uniti. Avevo 19 anni. La mia coinquilina americana fu scioccata da me. Mi chiese dove avevo imparato così bene l'inglese e andò in confusione quando le dissi che in Nigeria l'inglese era una lingua ufficiale. Mi chiese se poteva ascoltare quella che lei chiamava la mia "musica tribale" e fu quindi molto delusa quando le mostrai la mia cassetta di Mariah Carey. (risate) Pensava che non sapessi come usare una stufa. 
»

Sempre in Mixtura, 1 altro contributo di Chimamanda Ngozi Adichie e una mia recensione al suo libro più recente (Americanah, Einaudi, 2014), qui

venerdì 4 settembre 2015

#VIDEO / Il prezzo della vergogna (Monica Lewinsky)


Monica LEWINSKY, psicologa statunitense 
nota per la relazione con Bill Clinton
Il prezzo della vergogna, Ted, marzo 2015
video, 22.min30
(oltre 5milioni e mezzo di visualizzazioni)

«Nel 1998, dice Monica Lewinsky, sono stata il paziente zero a perdere la reputazione su scala globale, quasi istantaneamente».
Oggi, la vergogna pubblica online che lei ha vissuto, è diventata una costante.
(dalla presentazione Ted)

Si può pensare quello che si vuole di Monica Lewinsky: e anche lei ha senz'altro avuto modo di pensare il peggio di se stessa. Ma questo intervento merita di essere seguito: per i contenuti (che dovrebbero toccare chiunque), per lo stile (misurato, pacato, ma anche emozionalmente intenso), per il coraggio.
Al termine riceve una standing ovation. Giustamente. (mf)

Sul caso Monica Lewinsky

«
Nel 1998, ho perso la reputazione e la dignità. Ho perso quasi tutto e ho quasi perso la vita.
Vi faccio un quadro. È settembre del 1998. Sono seduta in un ufficio senza finestre nell'ufficio dell'Office of the Independent Counsel sotto il ronzio di luci fluorescenti. Sto ascoltando il suono della mia voce, la mia voce in telefonate registrate di nascosto che una presunta amica mi aveva fatto un anno prima. Sono lì perché sono stata convocata per autenticare personalmente tutte e 20 le ore di conversazione. Negli ultimi otto mesi, il misterioso contenuto di quei nastri era sospeso sopra la mia testa come una spada di Damocle. Chi può ricordare cosa ha detto un anno prima? Impaurita e mortificata, ascolto, ascolto mentre chiacchiero del più e del meno della giornata; ascolto mentre confesso il mio amore per il presidente, e, naturalmente, il mio strazio; mi ascolto talvolta maligna, talvolta volgare, talvolta stupida, crudele, spietata, rozza; ascolto, vergognandomi profondamente, la peggior versione di me stessa, una persona che non riconosco neanche.
Qualche giorno dopo, lo Starr Report viene reso pubblico al Congresso, tutte le registrazioni e le trascrizioni, quelle parole rubate, ne fanno parte. Che la gente possa leggere le trascrizioni è già abbastanza orrendo, ma qualche settimana dopo, le registrazioni audio vengono trasmesse in TV, e parti significative vengono rese disponibili online. L'umiliazione pubblica è stata straziante. La vita era quasi insostenibile.
Non era una cosa che accadeva regolarmente nel 1998 intendo il furto delle parole e delle azioni private della gente, le conversazioni o le foto, e renderle pubbliche -- pubbliche senza consenso, pubbliche senza contesto, e pubbliche senza compassione.
Dodici anni dopo, nel 2010, i social media sono nati. Il panorama è tristemente più popolato da casi come il mio, che qualcuno abbia fatto un errore o meno, e vale per personaggi pubblici e privati. Le conseguenze per qualcuno sono diventate davvero tremende. (...)

Parliamo tanto del nostro diritto alla libertà di espressione, ma dobbiamo parlare di più della nostra responsabilità nella libertà di espressione. Vogliamo tutti essere ascoltati, ma riconosciamo la differenza tra parlare con intenzione e parlare per attenzione. Internet è l'autostrada dell'identità, ma online, mostrare empatia nei confronti degli altri avvantaggia tutti e aiuta a creare un mondo migliore e più sicuro. Dobbiamo comunicare online con compassione, consumare notizie con compassione, e cliccare con compassione. Immaginate di percorrere i titoli della vita di qualcun altro. 
Vorrei concludere con una nota personale. In questi ultimi nove mesi, la domanda che mi è stata fatta più di frequente è perché. Perché ora? Perché sono rimasta nascosta? Potete leggere tra le righe di queste domande, e la risposta non ha niente a che fare con la politica. La risposta principale è stata ed è: perché è il momento di smettere di girare intorno al mio passato; è il momento di smettere di vivere una vita di disonore; e riprendere in mano la mia vita.
Non si tratta di salvare me stessa. Chiunque patisca vergogna e pubblica umiliazione deve sapere una cosa: si può sopravvivere. So che è difficile. Può non essere indolore, veloce o facile, ma potete insistere su una fine diversa della storia. Abbiate compassione per voi stessi. Meritiamo tutti compassione, e di vivere sia online che offline in un mondo più compassionevole.

»

martedì 1 settembre 2015

#LINK / Professioni del futuro (Daniela Mangini)

(...) Ecco secondo il rapporto Inspired Mind di CST a quali professioni potremmo aspirare e quali attitudini ci conviene allenare.

Scenografo dei ricordi (Nostalgist)
Ottimizzatore di comunità (Localizer)
Selezionatore di Robots (Robot Counsellor)
Esperto di benessere aziendale (Company Culture Ambassador)
Semplificatore (semplicity expert)
Analista dei trasporti (auto-transport Analyst)
Guida sanitaria (Healthcare Navigator)
Ingegneri di strutture in stampa 3 D (Makeshift Structure Engineer)

Quello che emerge è che la competenza trasversale è legata alle scienze sociali e alle tecniche di comunicazione e relazione, conoscenze irrinunciabili al pari della lingua inglese, tanto che sono materia di studio anche per algoritmi e robots di ogni tipo. Ricordarci che dietro al comportamento umano, per quanto ci sembri scontato, esiste una scienza da imparare potrebbe essere il primo passo per giocare almeno alla pari con i nuovi cyber lavoratori.

*** Daniela MANGINI, Professioni del futuro, nel 2030 farai carriera così, 'wired.it', 2 marzo 2015

LINK, articolo integrale qui

domenica 30 agosto 2015

#VIDEO / Nigeria, Lagos, vita in mezzo alle discariche


Lagos, Nigeria: vita in mezzo alle discariche
'internazionale.it', 27 agosto 2015
video, 1min08

Il “Dustbin estate” è un quartiere povero di Lagos, la più grande città della Nigeria. È fatto di baracche di latta, costruite sopra una discarica. Per molte famiglie, questo è l’unico posto dove stare. A volte, dicono i residenti, la puzza dalla discarica e delle fogne a cielo aperto è così forte che sono costretti a chiudersi in casa e a sigillare porte e finestre.

L’amministrazione locale ha annunciato diversi progetti per costruire nuove abitazioni, ma i progressi sono lenti. Secondo gli esperti di edilizia, Lagos, una città da 21 milioni di abitanti, ha bisogno di 15 milioni di nuove unità abitative nel prossime decennio. (dalla presentazione del video)

sabato 29 agosto 2015

#VIDEO / I pregiudizi inconsapevoli (Yassmin Abdel-Magied)


Yassmin ABDEL-MAGIED, ingegnere, scrittrice, attivista
Cosa significa il mio velo per voi?, Ted, dicembre 2014
video 14min01
(oltre 1 milione100mila visualizzazioni)

I pregiudizi inconsapevoli sono un fattore che guida la cultura, spingendoci a fare supposizioni basate sulla nostra educazione e le nostre influenze. 
Questi pregiudizi impliciti influiscono su tutto, ed è il momento di riflettere, essere più intelligenti, migliori. 
In questo intervento onesto e divertente, Yassmin Abdel-Magied usa un modo sorprendente per farci guardare oltre le nostre percezioni iniziali. (dalla presentazione del video)

«
Fatemi chiarire un punto: i pregiudizi inconsapevoli sono diversi dalla discriminazione consapevole. Non dico che in ognuno di noi c'è un sessista o razzista nascosto che non vede l'ora di esprimersi. Non sto dicendo questo. Abbiamo tutti dei pregiudizi. Sono i filtri attraverso i quali vediamo il mondo intorno a noi. Non sto accusando nessuno, i pregiudizi non sono un'accusa. Invece, sono una cosa che va identificata, riconosciuta e mitigata. I pregiudizi possono riguardare la razza, il sesso. Possono riguardare la classe sociale, l'istruzione, la disabilità. Abbiamo tutti pregiudizi contro ciò che è diverso, in base alle nostre regole sociali.
Ma se vogliamo vivere in un mondo in cui le circostanze della nascita non determinano il futuro e in cui le pari opportunità sono diffuse, ognuno di noi ha un ruolo da giocare nell'assicurare che i pregiudizi non determinino le nostre vite. (...)

La gente non nasce con uguali opportunità. Sono nata in una delle città più povere del mondo, Karthoum. Sono nata di colore, sono nata donna, e sono nata musulmana in un mondo sospettoso nei nostri confronti per ragioni che non posso controllare. Tuttavia, riconosco il fatto che sono nata privilegiata. Sono nata da genitori straordinari, mi è stata data un'istruzione e ho avuto la fortuna di trasferirmi in Australia. Ma ho anche avuto la fortuna di avere mentori straordinari che mi hanno aperto porte che non sapevo neanche esistessero. Un mentore mi ha detto, "Ehi, la tua storia è interessante. Scriviamo qualcosa da condividere." Un mentore ha detto, "So che non c'entri niente con la trivellazione in Australia, ma vieni lo stesso." Eccomi qui, a parlare a voi. (...)
»

giovedì 27 agosto 2015

#VIDEO / La Taranta (Gianfranco Mingozzi)


La Taranta
documentario di Gianfranco MINGOZZI, 1962
video, 18min11

Un documento storico, realizzato con la consulenza di un antropologo autorevole come Ernesto De Martino (1908-1965)

Su Ernesto De Martino
https://it.wikipedia.org/wiki/Ernesto_de_Martino

mercoledì 26 agosto 2015

#VIDEO / Traffico di esseri umani, attorno a noi (Noy Thrupkaew)


Noy THRUPKAEW, giornalista
Il traffico di esseri umani è tutto attorno a noi
mrazo 2015 - Ted
video, 18min15

Dietro gli affari quotidiani che ci piacciono tanto, la manicure a 10 dollari, il buffet di gamberi illimitato, c'è un mondo nascosto di lavoro forzato per tenere bassi questi prezzi. 
Noy Thrupkaew indaga sul traffico di esseri umani, così florido negli Stati Uniti e in Europa come nei paesi in via di sviluppo, e ci mostra il volto umano dietro lo sfruttamento del lavoro che alimenta i consumatori globali. (dalla presentazione)

«
(...) La prostituzione forzata rappresenta il 22% del traffico di umani. il 10% è lavoro forzato statale. Ma un enorme 68% ha lo scopo di creare merci e prestare servizi a cui gran parte di noi si affida ogni giorno, in settori come il lavoro agricolo, il lavoro domestico e l'edilizia. Cibo, cure e riparo. In qualche modo, questi lavoratori essenziali sono oggi anche tra i più sottopagati e sfruttati al mondo. Il traffico di esseri umani è uso della forza, truffa e coercizione nell'obbligare qualcuno a lavorare. Lo si trova nei campi di cotone e nelle miniere di Coltan, persino negli autolavaggi in Norvegia e Inghilterra. Si trova nelle basi militari americane in Iraq e Afghanistan.

Si trova nel settore ittico tailandese. Quel paese è diventato il più grande esportatore di gamberi al mondo. Ma cosa sta dietro a quella quantità di gamberi a buon mercato? L'esercito tailandese è stato scoperto a vendere immigrati burmesi e cambogiani ai pescherecci. Quei pescherecci partivano al largo, gli uomini al lavoro, e venivano lanciati fuori bordo se si azzardavano ad ammalarsi, o cercavano di opporre resistenza. Quel pesce veniva poi usato per nutrire i gamberi, e i gamberi venivano venduti a quattro grandi distributori: Costco, Tesco, Walmart e Carrefour.

Il traffico di esseri umani si trova su scala ridotta, e in luoghi che non potete immaginare. I trafficanti hanno costretto giovani a guidare camioncini del gelato, o a cantare nei cori itineranti. Il traffico è stato anche scoperto da un parrucchiere nel New Jersey. (...)
»

martedì 25 agosto 2015

#LINK / Scortesia, in aumento (Oliver Burkeman)

Sembra che in quest’era moderna molte persone non abbiano più il tempo per essere educate”, borbottava il New York Observer nel 1899, ma non è difficile immaginare che queste parole le possa pronunciare qualsiasi attempato e scorbutico editorialista di oggi, categoria dalla quale non me la sento di escludermi. “Il fatto è che viviamo in un’epoca frettolosa e distratta in cui il massimo che molti sembrano essere in grado di fare è correre a prendere un treno… senza sprecare tempo in formalità e frasi gentili”.

In realtà, sembra proprio che la maleducazione sia in aumento. Come ha scritto di recente la ricercatrice Christine Porath in un suo articolo pubblicato dal New York Times: rispetto agli anni novanta, oggi le probabilità di osservare comportamenti sgarbati nei posti di lavoro sono raddoppiate. Ma la spiegazione che ne dà non è diversa da quella del 1899. Lo studio di Porath dimostra che circa il 40 per cento di noi, in tutti i settori, sostiene di essere sgarbato perché non ha tempo per essere gentile. (...)

*** Oliver BURKEMAN, giornalista, inglese, La scortesia non fa risparmiare tempo, 'internazionale.it', 14 luglio 2015

LINK, articolo integrale qui

Sempre in Mixtura, altri 2 contributi di Oliver Burkeman qui