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venerdì 6 novembre 2015

#VIDEO / Senza legge, se è possibile è lecito (Gustavo Zagrebelsky)

Gustavo ZAGREBELSKY
costituzionalista, emerito della Consulta
Un mondo senza legge: tutto ciò che è possibile è lecito
RepIdee, Genova, 7 giugno 2015
(video, 2min24)

"La legge ha sempre delimitato i confini del potere, ma adesso non esiste più. E tutto ciò che è tecnicamente possibile è diventato lecito". 
Così il presidente emerito della Corte Costituzionale, Gustavo Zagrebelsky, ha descritto la condizione del mondo in occasione dell'edizione 2015 della Repubblica delle Idee a Genova
(Dalla presentazione, di Antonio Nasso)

In Mixtura altri 4 contributi di Gustavo Zagrebelsky qui

giovedì 1 ottobre 2015

#RITAGLI / Sinistra, quando Possibile è impossibile (Giuseppe Civati)

Referendum di Possibile, Pippo Civati
Non sono state raggiunte le firme necessarie per gli 8 quesiti

La sinistra tradizionale ha scelto di non sostenere i nostri referendum, vuol dire che in piedi ci sono percorsi diversi. I referendum erano uno strumento per costruire qualcosa a sinistra e contrastare la deriva renziana del Paese, non è stato capito. Un’occasione persa per inserire un bel granello di sabbia nei meccanismi del Palazzo e promuovere una campagna che avrebbe costretto persino Grillo a pronunciarsi pubblicamente. 

[D: Sel, Rifondazione ed Altra Europa con Tsipras l’hanno criticata per la metodologia: senza un coinvolgimento orizzontale e soprattutto senza consultare i movimenti. Non trova sia stato un errore?]
Tutto falso. Hanno campato mille motivi per defilarsi. L’idea dei referendum è stata partorita a maggio ed ho coinvolto da subito più soggetti possibili. Ho mandato mail urbi et orbi spiegando le ragioni dell’urgenza: nel 2017 l’Italicum sarà già in vigore, le trivelle avranno già cominciato a scavare, i primi licenziamenti staranno già arrivando. Per questo le consultazioni andavano svolte prima. Tra l’altro abbiamo già ottenuto una parziale vittoria perché il referendum abrogativo contro le trivelle si farà: dieci Regioni hanno finora approvato in consiglio la delibera per promuovere la consultazione. (...)

[D: Però, effettivamente, il movimento contro la “buona scuola” ha pubblicamente attaccato la sua campagna referendaria…]
Sono stato contestato da una parte del movimento legata alla Cgil. Ho risposto che potevano tralasciare quel quesito e spendersi per gli altri sette. Perché non l’hanno fatto? Il referendum era un’intuizione per iniziare una collaborazione di scopo con gli altri soggetti della sinistra. Avevo messo a disposizione la rete di Possibile. Trovo autolesionistico e inspiegabile l’astensione su questioni, vedi la legge elettorale, che riguardano vita dei movimenti e partiti politici. (...)

[D: Il Labour Party ha chiuso l’era del blairismo mentre, da noi, Matteo Renzi sembra non allontanarsi da quel modello tanto che ha dichiarato: “Le politiche di Corbyn sono una ricetta per la sconfitta”. È così?]
Prima si muoveva con scioltezza tra destra e sinistra, ora ha scelto il campo nel quale si sente più a suo agio: la destra. La prossima volta in Inghilterra farà campagna per i conservatori e Cameron? Tra la new entry Verdini e gli attacchi a Corbyn e Tsipras, Renzi si schiera in maniera inequivocabile sull’altro versante. Ormai, sulle pensioni, persino la Fornero è a sinistra di Renzi.

[D: Renzi è la prosecuzione di Berlusconi?]
È il risultato, non la prosecuzione. La sinistra ha avuto un lungo periodo buio, i media hanno funzionato male, nel Paese si è persa la consapevolezza di essere comunità… qui Renzi, con intelligenza politica, ha saputo destreggiarsi arrivando a Palazzo Chigi. Evitando, tra l’altro, il voto popolare. 

[D: Nichi Vendola recentemente su Repubblica ha rilasciato un’intervista sul nodo delle elezioni amministrative. Se da un lato attacca frontalmente le politiche di Renzi, dall’altro non chiude al Pd a livello locale. Possibile questa distinzione?]
Bisogna decidere in che campo operare. E ci vuole coerenza. Se davvero, come dice Vendola, Renzi è il campione del neoliberismo e le sue politiche la prosecuzione di quelle berlusconiane, trovo folle allearsi col Pd tutte le volte possibili. Conosco quel partito e al suo interno ci sono ottimi amministratori e persone per bene, ma il Pd è Renzi e non sostengo quella svolta che ha ucciso il centrosinistra in Italia. In nessun modo. Ho in mente un progetto che vada nella direzione opposta. 

[D: Quindi non parteciperà a novembre alla costituente di sinistra lanciata da Sel?]
Sui referendum ci siamo divisi. Sul nodo delle amministrative ci sono divergenze. Mi pare ovvio che un progetto unitario sia, ad oggi, difficile. O comunque prematuro. Proviamo a capire se alle prossime amministrative almeno in tutte le grandi città si possa costruire insieme una lista unica e autonoma dal Pd.

*** Pippo CIVATI, responsabile del Movimento Possibile, intervistato da Giacomo Russo Spena, Civati: “Referendum? Occasione persa. Sel e altri hanno sbagliato”, 'MicroMega on line', 30 settembre 2015

LINK, articolo integrale qui

venerdì 29 maggio 2015

#VIGNETTE / Altan, Biani, Ebert, Magnasciutti, Natangelo



ALTAN
Sensazioni, 'L'Espresso', 4 giugno 2015

° ° °


Mauro BIANI
Berlusconi da Fazio, blog 'maurobiani', 25 maggio 2015

° ° °


EBERT
La sinistra possibile, blog 'ebert', 25 maggio 2015

° ° °


Fabio MAGNASCIUTTI
Meno male che c'è l'Expo, blog 'fabiomagnasciutti', 27 maggio 2015

° ° °


Mauro BIANI
Non è razzismo, 'il manifesto', 29 maggio 2015

° ° °


Mauro BIANI
Nozze gay, blog 'maurobiani', 27 maggio 2015

° ° °


NATANGELO
 Prossima cazzata, 'Il Fatto Quotidiano', 26 maggio 2015

#RITAGLI #LINK #POLITICA / Ma il 'Possibile' di Civati è fermo e immoile (Giovanna Cosenza)

La differenza fra lo Yes, we can di Obama e il Si può fare di Veltroni era già abissale nel 2008. E lo è tuttora, ovviamente. Yes, we can infatti, con lo yes iniziale, afferma in modo perentorio un potere che è anzitutto una capacità, un saper fare, perché in inglese we can vuol dire noi possiamo, ma anche noi sappiamo fare, siamo capaci di fare. Per di più il noi inclusivo – prima persona plurale – ci coinvolge direttamente, ci chiama a condividere la capacità, il sapere, la possibilità a cui lo slogan si riferisce: noi, tutti insieme, possiamo farcela (il che è rimasto nel Podemos spagnolo). Si può fare invece è in terza persona, cioè scarica su altri – all’italiana – l’onere del fare ed è per giunta impersonale, cioè lascia indefinito chi mai possano essere gli altri che dovrebbero fare le cose al posto nostro; inoltre Si può fare non afferma un bel niente, perché il può indica solo una possibilità vaga e generica; infine ricorda molto il sepoffà romanesco, tipico di certi malaffari di corridoio, il che non andava bene nel 2008 e va ancora meno bene oggi.

Ebbene, il Possibile dei civatiani va anche oltre il Si può fare veltroniano, nel senso che è ancora più impersonale, ancora più astratto, ancora più vago: sparito il soggetto dell’azione (non c’è il noi, ma nemmeno il si impersonale), sparita l’azione (non c’è il verbo), sparita la sensazione di essere sul punto di, essere all’inizio di, che si avvertiva nel Si può fare (i linguisti la chiamano incoatività), il Possibile civatiano è fermo, immobile. In più, le due barre bianche orizzontali, che dovrebbero significare uguaglianza, parità, inserite dentro al cerchio rosaranciolillà ricordano pericolosamente un segnale stradale, no peggio, un divieto stradale. Fermo e vietato, dunque. (...)

*** Giovanna COSENZA, docente di semiotica, Il ‘Possibile’ di Civati: è chiaro da dove viene, ma dove va?, blog 'ilfattoquotidiano.it', 28 maggio 2015

LINK, articolo integrale qui