sabato 31 dicembre 2016

#BIGLIETTI AUGURALI / Per il domani che desideri (MasFerrario)


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#VIGNETTE / Sono il 2017 (Mauro Biani)

Mauro BIANI
'il manifesto', 30 dicembre 2016

In Mixtura archivio #Vignette (comprendenti anche quelle di Mauro Biani) qui

#SPOT / Difendersi, o distruggersi (Akira Kurosawa)

da I sette samurai, 1954, film di Akira Kurosawa
attore Takashi Shimura
personaggio di Kambei Shimada

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#HUMOR / Mamma tu cosa volevi?

(via pinterest)

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#FAVOLE & RACCONTI / Il mestiere di impiegato (M. Ferrario)

Due vecchi amici, Antonio e Giovanni, si incontrano dopo anni. 
Abbracci e convenevoli di rito. 

Poi, uno chiede all’altro: 
«Ma tu sei ancora presidente di quella grande azienda... non ricordo più il nome?».
«Sì, certo, perché?».
«Ecco, vedi, mio figlio si è appena diplomato e vorrei che potesse cominciare a farsi un’esperienza di lavoro. Sai, i tempi sono difficili, lui vorrebbe sposarsi, trovare casa... Non è che tu potresti...?».

L’amico si mostra subito disponibile. 
«Guarda, Antonio, in genere non accetto raccomandazioni. Ma per te, un vecchio amico, figurati, faccio volentieri un’eccezione. Fammi conoscere tuo figlio: potrei vedere di farlo entrare nel Consiglio di Amministrazione».
«Nel Consiglio di Amministrazione?! Mi prendi in giro?». 

Antonio è sbalordito, ma Giovanni lo tranquillizza. 
«Dico sul serio, Antonio. Guarda, tuo figlio non deve sapere nulla di particolare, basta che sia presente quando lo convoco e dica ogni tanto un paio di frasi, in modo da far capire che c’è: sai, quelle frasi che non impegnano… insomma un po’ di aria fritta. 10.000 euro mensili più le spese. Dici che potrebbe andargli bene?». 

Antonio deglutisce. 
Continua a trasecolare. 
Forse l’amico non ha capito.
«Andargli bene? A lui senz’altro più che bene, ma…».
«Ma? Se va bene a lui, siamo a posto, mi pare».
«Sì, certo, però, insomma, sai…, io mi preoccupo del suo futuro… vorrei che lui si facesse esperienza... che cominciasse a capire cosa significa lavorare... Insomma, pensavo a un lavoro più modesto...». 
«Revisore dei conti, allora. Gli passano dei rapporti e lui deve solo fare un po’ di verifiche: vedere se ci sono degli errori, delle sviste... 7.000 euro mensili». 

Antonio scuote il capo. 
Riprova. 
«E qualcosa di più… modesto...?».
«Di più modesto? Allora una funzione di direttore. Un direttore deve dare qualche ordine ogni tanto e soprattutto è importante che ogni giorno rompa le scatole ai dipendenti. 4.000 Euro mensili».
«Oppure...?» sollecita ancora Antonio.
«Project manager. Non deve fare assolutamente niente: gli chiedono delle cose e lui deve rispondere, passando le carte che gli arrivano sulla scrivania. 2.500 euro mensili».

Antonio continua a non essere convinto. 
Si decide. 
Confessa.
«Sai, Giovanni, io sarò all’antica, ma ai miei tempi si entrava in azienda iniziando dal basso...».
«Ho capito» dice Giovanni. «Tu hai in mente una posizione da impiegato».
«Sì, appunto», conferma subito Antonio. 
E’ rincuorato. 
Finalmente ci siamo capiti, pensa.

Giovanni riprende: 
«Be’, sai, un impiegato deve maneggiare con attenzione molta documentazione tecnica o finanziaria, deve lottare ogni giorno con i capi, con i project managers, con i direttori, con gli altri impiegati e a volte anche con gli operai. Deve fermarsi oltre l’orario senza che gli vengano pagati gli straordinari e lavorare come un mulo in modo che i suoi capi possano poi vantarsi dei risultati raggiunti. Da noi stanno in ufficio dalle 8 alle 12 ore al giorno e sono pagati 1.000 euro al mese».
«1.000 euro al mese?». 
«Sì, certo. E lordi, naturalmente».

«Perfetto, questo è l’inserimento giusto», esclama Antonio, finalmente contento.
«Ma non mi hai detto che tuo figlio si è appena diplomato?», domanda un po’ spazientito Giovanni.
«Sì, ha finito ragioneria proprio l’altra settimana».
«E allora mi spiace, ma è impossibile. Un impiegato deve avere una laurea. E poi un master. E se non ha un’esperienza di lavoro di almeno tre anni, come fa a capire e risolvere i problemi di un’azienda?».

*** Massimo Ferrario, Il mestiere di impiegato, 2006-2016, per Mixtura - Riscrittura di una storiella diffusa in internet.
Anche in 'Pensieri&Sorrisi per il 2009', comunicazione a circolazione riservata, dicembre 2008.


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#SGUARDI POIETICI / Rispettare il passato (Wang Guozhen)

Non serve
che parli
del tuo amore passato
non dirmi
che il tuo amore passato
è stato un errore
nelle notti stellate
davvero hai camminato
con l'altro
piano piano
lungo le piccole strade
devi ricordare bene
la luce della luna
come l'acqua
non negare
il tuo amore passato
è bellezza
tutto ciò
che è fatto
con cuore sincero
non si può rinnegare
in futuro
non mi lamento
mia cara
rispetta il passato
amami sinceramente.

*** Wang GUOZHEN, 1956-2015, poeta cinese, Rispettare il passato, da 'Poesia', n. 86, Luglio/Agosto 1995 - Traduzione di Francesca Ferrari e Yu Gong.
Anche in 'Il canto delle sirene', 27 dicembre 2016, qui

#SENZA_TAGLI / 7 minuti, di Sefano Massini (Alessandro Gilioli)

Che cosa sono, sette minuti di intervallo in meno, in una fabbrica tessile che è appena passata di proprietà e mentre tante altre aziende concorrenti chiudono, licenziano, diminuiscono i salari?
Niente, non sono niente. Infatti quando la sessantenne delegata sindacale Blanche torna con questa notizia dalla trattativa, sembra scontato che tutte le lavoratrici approvino, piene di sollievo. Temevano peggio, molto peggio.
Ma perché, perché bisogna regalare - tutte insieme - seicento ore di lavoro al padrone? E soprattutto: la resa di fronte a questa richiesta non aprirà la strada poi a molte altre, fino alla riduzione dei salari o dei turni, o addirittura fino ai liberi licenziamenti? Così, a fronte dell'entusiasmo delle colleghe per non aver perso il lavoro, Blanche si chiede: «E se il lavoro lo perdessimo proprio per aver votato sì?».

Ecco, dice Blanche: «Forse ci chiedono sette minuti per vedere come reagiamo. Ci mettono alla prova. Per ottenere di più, sempre di più. Lo fanno in modo furbo: se cercassero tutto subito non l'otterrebbero, ci sarebbe uno scontro. Hanno scelto un'altra via: i sette minuti». Uno scenario teorico, certo; solo teorico. A cui quindi di slancio reagisce con rabbia una collega, giovane e immigrata dall'est Europa: «Fesserie. Dovremmo ringraziarli, altro che rifiutare. Io voto sì, e subito». E un'altra, diretta a Blanche: «Ma tu per un'idea vuoi mettere in discussione il lavoro, che è una cosa concreta?».

Si intitola appunto 7 minuti - consiglio di fabbrica, il libro di Stefano Massini (Einaudi) con i testi di una pièce teatrale che è stata messa in scena, poco prima della morte, anche da Luca Ronconi e che ora è diventato un film.
E c'è tutto il lavoro dipendente contemporaneo, nel dramma di quei sette minuti: l'azienda che vuole conquistare un territorio in più nei confronti dei lavoratori, la paura della crisi e della disoccupazione, l'erba cattiva che si mangia quella buona fino a diventare l'unica esistente, quindi facendoci credere che sia ottima, da mangiare.
E poi, la frantumazione e parcellizzazione delle condizioni e quindi delle visioni anche tra chi fa lo stesso lavoro (altro che blocco sociale!) perché ogni lavoratrice ha il suo passato, i suoi impegni, la sua etnia, le sue diverse prospettive e speranze, quindi nulla è più facile che dividerle tra loro. E contano molto anche le differenze generazionali (quindi culturali) tra chi ritiene il lavoro un diritto e chi invece una grazia ricevuta, una fortuna, un privilegio. Differenze tali, tra le operaie, da far saltare rapidamente i già deboli rapporti di solidarietà e fiducia, nella discussione sui "sette minuti", e a far divampare i più assurdi sospetti.
Il libro di Massini riprende un fatto realmente accaduto in una fabbrica francese nel 2012; il testo è quindi ambientato in Francia, ma potrebbe essere ovunque, in Europa e non solo. Si legge in meno di un'ora. Mette addosso un senso di rabbia, ma anche di amore. E lascia - nella chiusa - un grande vuoto, fatto di paura e di incertezza: «Dunque?». Buio.

*** Alessandro GILIOLI, giornalista e saggista, 'facebook', 30 dicembre 2016, qui


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#VIDEO / Nuovo anno, e l'ombra lunga del vecchio (Gianfranco Pasquino)


Gianfranco PASQUINO,  1942
politologo, docente della John Hopkins University
Sul nuovo anno l'ombra lunga del vecchio
pubblicato da Gianfranco Pasquino, youtube, 29 dicembre 2016
video, 3min18

L'anno 2017 sta per cominciare, ma il 2016 non ha intenzione di finire. L’ombra lunga di tre avvenimenti diversamente importanti inciderà non poco per tutto l’anno (e oltre). Né i britannici né l’Unione Europea sanno esattamente come venire a capo della Brexit. La transizione da impresario televisivo e palazzinaro a Presidente degli USA riguarda non soltanto Donald Trump, ma il mondo e i suoi molti problemi. L’apprendistato rischia di essere lungo, tormentato e pericoloso. Gli sconfitti del referendum costituzionale italiano non hanno riflettuto sulle loro drammatiche inadeguatezze e preparano non rimedi, ad esempio, una legge elettorale decente, ma vendette. Auguri 2017! 
(dalla presentazione)

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#SENZA_TAGLI / Montepaschi, domande precise (Enrico Mentana)

Non si può pensare che la distrazione legata alle feste di fine anno consenta di far passare nel silenzio l'operazione Montepaschi. 
Domande precise attendono risposta, da parte dei vertici dell'istituto, dei loro predecessori, delle autorità di vigilanza, azionaria e bancaria, e del ministro del tesoro (che in nostro nome e con i nostri soldi è ora il proprietario della banca). 
Quanti soldi sono stati bruciati nel braciere di Rocca Salimbeni a Siena? Dove sono finiti? Quali premi sono stati dati ai manager in questi anni, e a che titolo? Quali affidamenti aveva dato la banca internazionale JP Morgan per ottenere pochi mesi fa mani libere sulla gestione di Mps dal precedente premier? E su che basi lo stesso Renzi aveva invitato meno di un anno fa a investire sulla banca senese? Quanto costerà ora a ogni singolo contribuente il salvataggio? A quanto ammontano i crediti incagliati, deteriorati e inesigibili di Montepaschi? E specularmente chi sono i debitori? 
Se anche un solo euro delle tasse che paghiamo viene utilizzato per risanare Mps ognuno di noi ha il diritto di conoscere i nomi di coloro che hanno contribuito ad affondarla non restituendo i soldi prestati. Se poi fossero aziende floride, non vorrei essere al loro posto quel giorno.

*** Enrico MENTANA, giornalista, 'facebook', 30 dicembre 2016, qui


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venerdì 30 dicembre 2016

#SPOT / Zen, 10 consigli

(via pinterest)

#IN_LETTURA / Eugene Ivanov, Lauren Castillo, Min Li

Eugene Ivanov, 1966
artista russo-ceco
(via pinterest)

° ° °

Lauren Castillo
artista statunitense (scrittrice e disegnatrice)
(via pinterest)

° ° °

Min Li, 1955
artista cinese
(via pinterest)

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#SPOT / Avviso: è finito il Natale

(via pinterest)

#FILASTROCCHE / Filastrocca del diritto al gioco (Bruno Tognolini)

Bruno TOGNOLINI, 1951
scrittore, poeta e autore teatrale
da "Cari bambine e bambini..."
supplemento a "L'Unità" del 20 novembre 2002
Nuova Iniziativa Editoriale, Milano, 2002
(via pinterest)

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#SGUARDI POIETICI / Poi (M. Ferrario)

Approderemo a una spiaggia bianca
- la sabbia fine 
la luce di vetro
il cielo topazio
il sole accecante
l’acqua verde
l’amaca tra le palme 
l’ombra morbida e avvolgente -.

Poi… 

Poi stracceremo la cartolina
e riprenderemo il largo. 

A trovare la nostra 
vi(t)a.

*** Massimo Ferrario, Poi, 2008, per Mixtura.
Anche in 'losguardopoIetico', n. 206, 9 novembre 2013

#LINGUA_ITALIANA / 'Scuotere', passato remoto (Accademia della Crusca)

Accademia della Crusca
Passato remoto di 'scuotere'
facebook, 27 dicembre 2016

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#MOSQUITO / Psicoanalisi, Narciso è frustrato (Antonio Alberto Semi)

La nostra è un’epoca radicalmente differente da ogni civiltà del passato, ma non più barbara di altre. E non da oggi, ma da sempre, la psicoanalisi è un ‘luogo di resistenza’, irriverente di per sé rispetto a quel feticcio chiamato coscienza e soprattutto critica di ogni strategia repressiva - vecchia e nuova. Noi non aneliamo ad "aggiustare" gli individui, li aiutiamo piuttosto a riconoscere e a difendere la loro singolarità... Quanto alle anime belle, sono così convinte di esserlo che non vengono in analisi. 

[D: Magari solo perché sono altre le cure egemoni: quelle che promettono una rapida "guarigione". Secondo lei, il trattamento analitico non è in piena crisi?]
Secondo me, no. Tanto è vero che quando mando un paziente a un collega, mi risponde puntualmente che non ha posto. Questo della crisi, è un tema che torna sempre e in fondo rappresenta il senso della psicoanalisi: un lavoro che documenta la fragilità dell’individuo, la sua insufficienza, la sua dipendenza dall’inconscio. Un lavoro che mette in crisi.  

[D: Quali sono le problematiche più comuni che pongono i pazienti?] 
Le ferite narcisistiche sono frequentissime. Sono la causa e l’effetto di una intolleranza dell’umiliazione, della vergogna, dell’insuccesso. Probabilmente un riflesso della competitività esasperata dei nostri tempi, comunque situazioni diffuse nella vita di tanti. Il rapporto tra frustrazione e insuccesso è inoltre circolare: non ottenere un risultato spesso impossibile deprime e questa condizione garantisce il fallimento. 

[D: Ma com’è questo Narciso frustrato?] 
È solo e disperato. Ha reazioni aggressive verso gli altri e tende all’isolamento. È molto più attento a se stesso che alla meta ideale del suo desiderio, e questo favorisce l’insuccesso, in più con ricadute disastrose sulla vita affettiva e anche erotica. 

[D: Una volta dall’analista si parlava delle più pasticciate storie sentimentali. Oggi prevalgono le frustrazioni professionali... Siamo alla clinica dell’antiamore come difesa dall’angoscia, per dirla con Recalcati?] 
Guai però a fermarsi alle prime battute dell’analisi. I sintomi sono come un biglietto da visita generico: poi ognuno è diverso, e semmai dovrà scoprire la sua nevrosi, se vuole vivere meglio... Certe reazioni narcisistiche esprimono spesso il timore di essere - e di essere stati - irrilevanti: un timore grave che in analisi trova sollievo perché in quella stanza finalmente si sente di essere ascoltati davvero. Solo allora è possibile aprire il vaso di Pandora dell’inconscio e poco alla volta svelare le ragioni profonde del malessere. 

[D: In che modo?] 
Riformulando tutta la propria storia: un’avventura che potrà essere dolorosa, ma anche molto gioiosa. Bisogna però averne la disponibilità, altrimenti è inutile affrontare una cosa impegnativa come l’analisi. Molte persone cercano di cancellare l’infelicità eliminando un disturbo, e questo è ovvio e del tutto lecito. È meno frequente che si voglia diventare se stessi, trovando un modo di vivere più autentico. I nostri sono pazienti che comunque vivono sofferenze laceranti: alla fine ciò che importa è unicamente il loro dolore. 

[D: Crede che la strumentazione degli analisti sia adeguata?] 
Spero proprio di no. Un analista che si sentisse in possesso di strumenti adeguati farebbe meglio a cambiare mestiere. Il problema dell’analista è semmai quello di saper essere inadeguato come il paziente, di sentire sulla propria pelle cosa vuol dire soffrire in quel modo lì... Solo se si va a fondo assieme, si può tornare a galla. E migliori - sempre che l’analisi non fallisca. 

[D: Ci sono stati fallimenti terapeutici, nella sua esperienza?] 
Sì, naturalmente. Ho avuto pazienti che non miglioravano - penso soprattutto perché non riuscivo a capire, assieme a loro, cosa diavolo mi stavano dicendo. 

[D: Il vostro metodo di cura si basa ancora sulle associazioni libere: come lo definirebbe?] 
È il nostro solo metodo, però per fortuna è avvincente e fruttuoso... Definirlo? È il lasciarsi prendere dal gusto di vedere dove va il pensiero se non si esercita il giudizio, e poi pensarci su. Una sfida per la ragione, che ne esce ridimensionata e rafforzata. 

[D: La lentezza del processo analitico è compatibile coni tempi serratissimi che viviamo?] 
Sì e no. Sì, nella pratica: i pazienti scoprono ben presto che è possibile. No, perché l’atemporalità dell’inconscio, quella sua mancanza della dimensione tempo, contrasta con il nostro stile di vita frenetico. Ma il processo analitico deve essere così, lento e intenso, altrimenti il rischio per certi pazienti è vivere in un eterno transfert. Intendo quelli che continuano a sospirare "ah, il mio analista...", e magari saltabeccano da una terapia all’altra. Lì certamente c’è qualcosa che è andato storto, perché è l’analisi che serve per la vita, non il contrario: non la vita per l’analisi. 

[D: Ma qual è il valore aggiunto della vostra cura?] 
L’onestà intellettuale con se stessi e con gli altri, io lo considero un valore aggiunto fondamentale. Se non si ‘aggiunge’ alle caratteristiche della persona, l’analisi è andata male. Certo, ci si può chiedere seriamente se questo sia sempre un vantaggio. 

*** Antonio Alberto SEMI, psicoanalista, didatta della Società Psicoanalitica italiana, intervistato da Luciana Sica, ‘la Repubblica’, 15 settembre 2010.

John William WATERHOUSE, 1849-1917
artista britannico
Eco e Narciso, 1903

#VIGNETTE / Il 2017 sta dall'altra parte (Mauro Biani)

Mauro BIANI
'il manifesto', 29 dicembre 2016

° ° °
Mauro BIANI
'il manifesto', 27 dicembre 2016

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#VIDEO #PUBBLICITA' SOCIALE / Understanding (Terry Rayment)


Understanding
Terry Rayment
video 2min45

Terry Rayment ha realizzato per Kodak un corto di tre minuti dal titolo Understanding che parla delle difficoltà di un padre nell’accettare l’omosessualità del figlio. L’amore alla fine prevale su tutti i dubbi. 
Per molti questo spot è il più bello del 2016.

giovedì 29 dicembre 2016

#CIT / Persone oneste (Charles Peguy)

da 'aforismario.net', qui

#SCRITTE / Cani e bambini

(via pinterest)

#HUMOR / Al supermercato

(via pinterest)

#STREET_ART / Nick Walker

Nick WALKER, 1969
artista britannico
(via pinterest)

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#SPOT / Se leggi, sei a colori

(autore non identificato, via pinterest)

#SGUARDI POIETICI / Il mare d'inverno (Francesco Casuscelli)

Il mare d'inverno è placido
un immenso raccoglitore
d'emozioni e di partenze
di passioni e di speranze
è un racconto che scorre tra le dita
nel seme salmastro del tempo.
Onde su onde baciano di schiuma
il giaciglio di Venere.

Il mare d'inverno è un ascolto
un regalo col suo profumo di conchiglie
un dialogo intimo
con il suo solitario respiro
è respiro il suo canto profondo
nel suo grido che inonda
nell'abbraccio al lembo turchese
mi ritrovo lontano
dai dolori del mondo.

*** Francesco CASUSCELLI, Il mare d'inverno, 'sospensioni molecoalri', 28 dicembre 2016, qui


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#LINK / Notizie false, la censura non salverà la democrazia (Fabio Chiusi)

Nessun difensore della democrazia penserebbe di salvarla proponendo una legge per vietare la pubblicazione di notizie false, sui giornali o in televisione. La censura, specie quando elevata a soluzione del problema delicatissimo di distinguere vero e falso, mal si accompagna al dibattere democratico. Quando c’è bad speech, insegnano piuttosto gli anglosassoni, si combatte con more speech. Manipolazione, propaganda, bugie, falsità costruite ad arte si contrastano con logica e spirito critico, argomenti e dati, o ancora – quando proprio si sia in presenza di una intera narrazione fasulla del mondo, come per i deliri fondamentalisti di ISIS o quelli neonazisti dell’Alt-Right – con strategie di contro-propaganda. A vietare il falso, a criminalizzarlo, sono i regimi autoritari: la democrazia invece l’accetta come parte del gioco, costruendo un delicato equilibrio di pesi, contrappesi e cultura per fare in modo non ne intacchi il tessuto, la costituzione. I reati restano reati, e si puniscono per legge; ma, in democrazia, le bugie non sono reati: sono, più semplicemente, bugie. Eppure per la rete tutto questo non vale. Anzi, sono proprio i “democratici”, i liberal che dall’elezione di Trump in poi hanno condotto una vera e propria crociata contro le fake news e la presunta era della “post-verità”, a chiedere norme non per contrastare la diffusione di notizie false sui social network, ma per impedirne del tutto la pubblicazione. Solo per Internet, considerata ancora evidentemente un “far west” privo di regole, vale il principio per cui si salva la democrazia adottando i modi degli autoritarismi. Solo in rete le bugie, l’odio e ogni forma espressiva – direbbero i censori cinesi – che si ponga in contrasto con “l’armonia sociale” non devono avere diritto di cittadinanza. (...)

*** Fabio CHIUSI, giornalista, saggista, Censurare l’odio e le notizie false non salverà la democrazia, 'valigiablu', 28 dicembre 2016

LINK articolo integrale qui


In Mixtura altri 3 contributi di Fabio Chiusi qui

#MOSQUITO / Violenza, non fa parte della natura umana (Umberto Veronesi)

A parte la fede nella trascendenza non c’è nulla, negli insegnamenti delle religioni, che non sia già presente nella coscienza dell’uomo e nella sua attitudine ad amare piuttosto che odiare. In questo ci aiutano le più recenti ricerche della scienza: la violenza non dipende né da istinti di natura che condividiamo con gli animali, né da come è fatto il nostro cervello, né da un ipotetico vantaggio evoluzionistico a favore dei più forti. 

Darwin è stato frainteso: la selezione non favorisce il più forte, ma il più «adatto». Gli animali non si fanno la guerra, anzi tra loro si è constatata l’utilità dell’aiuto reciproco ai fini della sopravvivenza e propagazione della specie. Il fraintendimento di Darwin è avvenuto, a mio giudizio, in malafede. Si è usata la scienza per giustificare la guerra, spiegata come «necessità biologica». Intorno alla pericolosa teoria della guerra come «sola igiene del mondo» si è costruito nei decenni tutto un sistema che si propone di accreditare l’aggressività come istinto naturale dell’uomo e degli altri animali. Ma non è così. Per confutare questo genere di falsità, nel 1986, scelto dalle Nazioni Unite come Anno mondiale della Pace, un team internazionale di differenti discipline s’impegnò a produrre un manifesto scientifico che facesse il punto sulle conoscenze più avanzate sui comportamenti della specie umana. Tre anni dopo, la «Dichiarazione di Siviglia» riunì tutte le osservazioni, che smentiscono radicalmente l’ipotesi che la violenza faccia parte della natura umana.

*** Umberto VERONESI, 1921-2016, medico, oncologo, saggista, Credo nell'uomo, non in Dio, Edizioni Corriere della Sera, 2013


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#LINK / Formazione, quella 'collusa' che non ti aspetti (Andrea Castiello d'Antonio)

Considerato che la gran parte dell’efficacia, e quindi del risultato degli interventi formativi, si gioca intorno alla figura professionale del “formatore”, può essere utile richiamare un’idea proposta da Eugène Enriquez nel saggio “Ulisse, Edipo e la Sfinge. Il formatore tra Scilla e Cariddi”, pubblicato nel volume a cura di  Roberto Speziale-Bagliacca, Formazione e percezione psicoanalitica (Milano, Feltrinelli, 1980), in cui si enucleano, tra le altre, due tipologie di formatore: il formatore aziendalista-tecnicista e il formatore rivoluzionario-riformatore. Nel corso degli anni i palcoscenici della formazione sono stati ampiamente percorsi da queste ed altre tipologie di cosiddetti formatori

I formatori aziendalisti-tecnicisti e i rivoluzionari-riformatori (...)
I formatori venditori (...)
I formatori evitanti (...)

*** Andrea CASTIELLO D'ANTONIO, consulente di sviluppo delle risorse umane, docente universitario, esperto di psicologia, saggista, La formazione “collusa” che non ti aspetti, 'senzafiltro', 21 dicembre 2016

LINK articolo integrale qui


In Mixtura 1 altro contributo di Andrea Castiello d'Antonio qui

mercoledì 28 dicembre 2016

#STREET_ART / Ma la mia fame resterà (Banksy)

BANKSY,  1974
artista e writer inglese
(via pinterest)

In Mixtura altri contributi di Banksy qui

#GIF / Fili spinati


facebook, 28 dicembre 2016
Per mettere in movimento l'immagine,
cliccare su 'f' di facebook
oppure link a
https://media.giphy.com/media/26tP3djLexNlHDVPG/giphy-downsized-large.gif

In Mixtura altre #GIF qui

#CIT / Vecchiaia è quando (Jules Renard)

Jules RENARD
anche in 'aforismrio.net', qui

#SENZA_TAGLI / Fuoco all'agenda (Lloyd)


Vita con Lloyd, 'facebook', 22 dicembre 2016
Fuoco all'agenda

In Mixtura altri 7 contributi di Lloyd qui

#VIGNETTE / Babbo Natale (Arnald, Marshall Ramsey)

ARNALD
(dalla rete)

° ° °

Marshall RAMSEY
cartoonist statunitense
15 dicembre 2011, qui

#SGUARDI POIETICI / Il momento migliore dell'amore (Sully Prudhomme)

Il momento migliore dell’amore
Non è quando si dice «Ti amo».
È nel medesimo silenzio
Diviso a metà tutti i giorni;

È nell’intesa
Immediata e furtiva dei cuori;
È nei finti rigori
E nelle segrete indulgenze;

È nel brivido del braccio
Dove si posa la mano tremante,
Nella pagina che si volta assieme
E che nessuno legge.

Il momento unico in cui la bocca chiusa
per modestia dice tante cose;
Quando il cuore si apre scoppiando
Dolcemente, come un bocciolo di rosa;

Quando il solo profumo dei capelli
Sembra un favore conquistato!
L’ora della squisita tenerezza
In cui il rispetto è una confessione.

*** Sully PRUDHOMME, 1839-1907, poeta francese, premio Nobel per la letteratura nel 101, Le meilleur moment des amours, da Sully Prudhomme, Stanze e poemi, 1865, in 'Il canto delle sirene', 31 maggio 2016, qui
https://it.wikipedia.org/wiki/Sully_Prudhomme

#SENZA_TAGLI / Uomo, un essere augurale (Stefano Greco)

L'uomo è un essere augurale. Da sempre, escogita riti e formule per propiziarsi il futuro. Questa caratteristica tipicamente umana nasce dalla consapevolezza della sua effimera essenza e dalla fragilità della vita. 
Ma propiziarsi il futuro non è un fatto negativo, anzi. È la voglia di stringere amichevolmente la mano al Tempo, un personaggio per natura indifferente alle sorti dell'uomo.

*** Stefano GRECO, consulente, formatore, saggista, 'facebook', 24 dicembre 2016, qui


In Mixtura altri 15 contributi di Stefano Greco qui

#MOSQUITO / Socialità positiva, non è 'buonismo' (Silvia Bonino)

La cultura attuale ha a tal punto assorbito l’idea che esista solo una socialità negativa, fatta di lotta e di sopraffazione, da non riuscire più a riconoscere l’esistenza di altri tipi di rapporto, e da non avere nemmeno più le parole per indicarli. Rimasta per troppo tempo racchiusa negli stretti confini dell’utilitarismo economico e materiale, essa sembra aver perso la capacità di immaginarsi l’ampia gamma di relazioni positive che siamo capaci di stabilire e aver dimenticato gli innumerevoli termini di cui la nostra lingua è ricca: aiuto, benevolenza, conforto, compassione, comprensione, indulgenza, disponibilità, accettazione... Eppure, se guardiamo alla nostra vita con occhi sgombri da preconcetti, ci accorgiamo che ogni giorno viviamo rapporti volti a stabilire legami, a condividere, a ricercare il bene altrui, a dare aiuto, nei quali sacrifichiamo qualcosa di noi per gli altri, per essere solidali, per raggiungere insieme obiettivi comuni. Ma tutto viene sempre più etichettato con il termine sprezzante di “buonismo”, e non manca chi teorizza la liceità dell’usare gli altri e addirittura del vendere se stessi come merce.

*** Silvia BONINO, psicologa, docente di psicologia dell’università di Torino, Altruisti per natura. Alle radici della socialità positiva, Laterza, 2012


In Mixtura 1 altro contributo di Silvia Bonino qui

#MUSICHE & TESTI / Oggi sono io (Mina)


MINA, 1940
Oggi sono io
testo di Alex Britti, 1999
reinterpretato da Mina nel 2001

E non so perché
quello che ti voglio dire
poi lo scrivo dentro una canzone
non so neanche se l'ascolterai
o resterà soltanto
un'altra fragile illusione
se le parole fossero una musica
potrei suonare ore ed ore,
ancora ore
e dirti tutto di me.
Ma quando poi ti vedo
c'e' qualcosa che mi blocca
e non riesco a dire
neanche come stai
come stai bene con quei pantaloni neri
come stai bene oggi
come non vorrei cadere in quei discorsi
già sentiti mille volte
e rovinare tutto
come vorrei poter parlare
senza preoccuparmi,
senza quella sensazione
che non mi fa dire
che mi piaci per davvero
anche se non te l'ho detto
percheé e'squallido provarci
solo per portarti a letto
e non me ne frega niente
se dovrò aspettare ancora
per parlarti finalmente
dirti solo una parola
ma dolce più che posso,
come il mare come il sesso
finalmente mi presento.
E così anche questa notte
è già finita
e non so ancora dentro come sei
non so neanche se ti rivedrà
o resterà soltanto un'altra
inutile occasione
e domani poi ti rivedo ancora
e mi piaci per davvero
anche se non te l'ho detto
perché e' squallido provarci
solo per portarti a letto
e non me ne frega niente
se non e' successo ancora
aspetteroò quand'è il momento
e non sara' una volta sola
ma spero piu' che posso
che non sia soltanto sesso
questa volta lo pretendo.
Preferisco stare qui da solo
che con una finta compagnia
e se davvero prenderoò il volo
aspetterò l'amore e amore sia
e non so se sarai tu davvero
o forse sei solo un'illusione
pero' stasera mi rilasso,
penso a te
e scrivo una canzone
ma dolce più che posso
come il mare come il sesso
questa volta lo pretendo
perché oggi sono io,
oggi sono io.

In Mixtura 1 altro contributo di Mina qui

martedì 27 dicembre 2016

#CIT / Perché si va in analisi (Adam Phillips)

Adam PHILLIPS, 1954
psicoanalista e saggista britannico

#CIT / Immaginazione (Stefano Benni)

Stefano BENNI, 1947
scrittore

In Mixtura altri 9 contributi di Stefano Benni qui

#HUMOR / C'era una volta una pianta

(dalla rete)

#SPOT / Maggioranza

#SGUARDI POIETICI / Tutti i giorni (Ingeborg Bachmann)

La guerra non viene più dichiarata,
ma proseguita. L’inaudito
è divenuto quotidiano. L’eroe
resta lontano dai combattimenti. Il debole
è trasferito nelle zone del fuoco.
La divisa di oggi è la pazienza,
medaglia la misera stella
della speranza, appuntata al cuore.

Viene conferita quando non accade più nulla,
quando il fuoco tambureggiante ammutolisce,
quando il nemico è divenuto invisibile
e l’ombra di un eterno riarmo
ricopre il cielo.

Viene conferita
per la diserzione dalle bandiere,
per il valore di fronte all’amico,
per il tradimento di segreti obbrobriosi
e l’inosservanza
di tutti gli ordini.

*** Ingeborg BACHMANN, 1926-1973, poetessa, scrittrice e giornalista austriaca, Tutti i giorni, 1953, traduzione di Maria Teresa Mandalari, da Ingeborg Bachmann, Poesie, Guanda 1987.
Anche in 'losguardopoIetico', n. 339, 20 maggio 2014.
Testo originale in 'berlinocacioepepemagazine.com', 3 aprile 2014, qui
https://it.wikipedia.org/wiki/Ingeborg_Bachmann

Testo originale

Der Krieg wird nicht mehr erklärt,
sondern forgesetzt. Das Unerhörte
ist alltäglich geworden. Der Held
bleibt den Kämpfen fern. Der Schwache
ist in die Feuerzonen gerückt.
Die Uniform des Tages ist die Geduld,
die Auszeichnung der armselige Stern
der Hoffnung über dem Herzen.
Er wird verliehen,
wenn nichts mehr geschieht,
wenn das Trommelfeuer verstummt,
wenn der Feind unsichtbar geworden ist
und der Schatten ewiger Rüstung
den Himmel bedeckt.
Er wird verliehen
für die Flucht von Fahnen,
für die Tapferkeit vor dem Freund,
für den Verrat unwürdiger Geheimnisse
und die Nichtachtung
jeglichen Befehls.

#SENZA_TAGLI / Silenzio, incapacità (Simone Perotti)

Una delle maggiori cause del degrado della società, più del malaffare e della cattiva politica, è l'incapacità delle persone a restare in silenzio. Meno hanno da dire, più parlano. 
L'effetto sulla società di questa diffusa menomazione psico-attitudinale, un disordine dell'identità e della relazione col mondo, è tragico.

*** Simone PEROTTI, scrittore, 'facebook', 22 dicembre 2016, qui



In Mixtura altri 10 contributi di Simone Perotti qui

#MOSQUITO / Comunistaccia, inossidabile (Luciana Castellina)

[D: Cosa è stato per lei il fascismo?]
Per lungo tempo ne ebbi una totale incomprensione. Nessuno in famiglia, nonostante ci fossero diversi ebrei, si rendeva conto di quanto stava accadendo. Del resto, l'antifascismo nel paese fu un fenomeno limitato per lo più a coloro che erano esiliati o in galera. Scoprii tardi il suo valore. E se vogliamo dare un peso alle parole, non è irrilevante che si sia detto che il fascismo cadde e non che fu rovesciato.

[D: "Cadere" nel senso del moto meccanico?]
In un certo senso sì, come se sia stata marginale la volontà di coloro che contribuirono alla fine di quel regime. (...)

[D: I suoi bagagli le hanno pesato?]
A quali si riferisce?

[D:A quelli del suo impegno, della sua militanza, dei suoi sogni infranti, e delle tante sconfitte. In fondo non è questo il mondo che si aspettava. O no?]
Lo avevo immaginato diverso. Ma sono ancora qui. Dopo gli ottant'anni, un po' più frivola. Ma pensando di essere ancora quella ragazza che nel '45 cambiò vita. Sì, malgrado tutto, resto la solita inossidabile comunistaccia. Che continua a viaggiare, indignarsi e a scrivere.

*** Luicana CASTELLINA, 1929, politica, giornalista, scrittrice, intervistata da Antonio Gnoli, Luciana Castellina: i ricordi, le passioni, la politica di una 'inossidabile comunistaccia, 'rubrica 'straparlando', 'la Repubblica', 12 gennaio 2014

#SPOT / Peccato che poi crescono

(dalla rete)

lunedì 26 dicembre 2016

#FOOD_AND_BEVERAGE / Beryl Cook

Beryl COOK, 1926-2008
artista britannico
(via pinterest)

° ° °

Beryl COOK, 1926-2008
artista britannico
(via pinterest)

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Beryl COOK, 1926-2008
artista britannico
(via pinterest)

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Beryl COOK, 1926-2008
artista britannico
(via pinterest)

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Beryl COOK, 1926-2008
artista britannico
(via pinterest)

#VIGNETTE / Per la mangiatoia? (S, Frosini)

S. FROSINI
(dalla rete)

#VIDEO / Il nuovo alunno Sakiro Suzuki (Duilio Pizzocchi)


Duilio PIZZOCCHI, 1957
comico e cabarettista
Il nuovo alunno Sakiro Suzuki (barzelletta)
(video, 1min49)

#SCRITTE / Avvertimento

(via pinterest)