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sabato 12 giugno 2021

#EX LIBRIS / Il primo uomo che può cedere venendone fuori ancora più grande (Alice Basso)

Perché, diciamocelo. Sebastiano non è l’unico uomo che la faccia sentire intelligente. Più o meno tutti gli uomini di sua conoscenza, che magari partono bene, brillanti e autorevoli, e poi però davanti alle sue curve si trasformano in scimmioni primordiali, la fanno sentire intelligente. Ma Sebastiano è l’unico che riesca addirittura a dirle che la trova più intelligente di lui. E Anita non è che gli creda – non pensa affatto di essere più intelligente di lui; forse più veloce a inventar storie, quello magari sì, e va bene, ma non più intelligente in senso assoluto – ma non è quello il punto. Il punto è che Sebastiano è il primo uomo che Anita conosca che può cederti qualcosa non solo senza perderci niente, ma venendone fuori ancora più grande.

*** Alice BASSO, 1979, scrittrice, Il grido della Rosa, Garzanti, 2021


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mercoledì 25 settembre 2019

#SENZA_TAGLI / Autunno, io e la foglia (Alice Basso)

Io guardando dalla finestra che dà sul bosco: "Quanto mi piace l'autunno. Non vedo l'ora che diventi tutto rosso e oro."

Foglia: "C'è una pazza assassina che mi fissa dalla finestra e mi augura di morire in fretta."

Noi amanti dell'autunno passiamo per anime poetiche ma dentro siamo dei fito-serial killer.

*** Alice BASSO, scrittrice, facebook, 24 settembre 2019, qui


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giovedì 22 agosto 2019

SENZA_TAGLI / Educazione non è ipocrisia, è non-violenza (Alice Basso)

Quand'è che abbiamo iniziato a confondere educazione con ipocrisia?
Quand'è che abbiamo iniziato a farci vanto dell'essere aggressivi, rudi, prepotenti, e a confondere la gentilezza con la pavidità, con la mancanza di convinzione o di spina dorsale?
Quand'è che abbiamo iniziato ad abusare di espressioni come "io dico sempre quello che penso", "io sono uno che non le manda a dire", "io sono senza filtri" per sdoganare l'essere brutali, indelicati, e il comunicare a tutti i costi le nostre opinioni senza curarci dell'effetto?
Forse c'è stato un momento in cui ci siamo convinti che educazione significasse vuota etichetta, formalità di altri tempi, un codice senza sostanza buono solo ad appannare la sincerità e la forza di pensieri e azioni, per renderli socialmente controllabili.
Ma per come la vedo io l'educazione non è ipocrisia, non è una questione di vuota apparenza. Anche l'essere educati porta in sé un grande messaggio di sostanza: significa "qualsiasi cosa io pensi, e in qualsiasi modo io dissenta da te, ho intenzione di esprimermi in una maniera che non ti arrechi danno, perché ho rispetto della tua umanità".
Essere educati è non-violenza.

*** Alice BASSO, 1979, scrittrice, facebook, 20 agosto 2019, qui


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giovedì 6 giugno 2019

#SGUARDI POIETICI / Non ci si bagna mai due volte nello stesso fiume (Alice Basso)

Non ci si bagna mai due volte nello stesso fiume 
E un aquilone non cavalca mai lo stesso vento 
L’altalena era più grande quando eri bambino 
Tutto passa in un momento 
Mi sembrava che ogni cosa fosse andata a posto 
Poi come un mandala il vento ha scombinato tutto 
Ho ingoiato sabbia rossa e non ho nascosto 
Che è stato brutto 
Ma accada ciò che accada 
Uragani su uragani, non importa 
Soffieranno sulla strada 
Noi li aspetteremo in piedi sulla porta 
Dopo tutto quello che di buono e bello abbiamo fatto 
Dopo quello che è stato per me così perfetto 
Dopo tutto il tempo strette fianco a fianco nel ritratto 
Né uragani né tormente 
Ci potranno fare niente 
Lo sappiamo che fidarci non è il nostro forte 
Ma ci sono cose molto più forti e certe 
Come la certezza che se un giorno vanno storte 
Noi siamo esperte 
Quindi vada come vada 
Uragani su uragani, fate pure 
Inondate la nostra strada 
Controvento allacceremo le cinture 
Dopo tutto quello che di buono e bello abbiamo fatto 
Dopo quello che è stato per me così perfetto 
Dopo tutto il tempo strette come quando stringi un patto 
Gli uragani del presente 
A noi non faranno niente 
Né il futuro né il presente 
Ci potranno fare niente

*** Alice BASSO, scrittrice, Un caso speciale per la ghostwriter, Garzanti, 2019.
Il testo è attribuito al personaggio di Morgana, la ragazzina amica della protagonista Vani Sarca, inseparabile nelle avventure che hanno composto finora la serie dei cinque romanzi della scrittrice con al centro la ghostwriter-detective.


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sabato 1 giugno 2019

#EX_LIBRIS / I libri per ragazzi (Alice Basso)

Elettra si guarda velocemente intorno per accertarsi che nessuno li stia ascoltando. Non c’è nessuno. Il loro angolo di libreria sembra essere stato insonorizzato e congelato nello spaziotempo. 
«Lo so che è una roba assurda lasciarsi influenzare così dai libri, oltretutto da libri per ragazzi, libri d’avventura.» Di colpo ha abbassato la voce, che è più dolce, quasi nostalgica. «Ma i protagonisti di questi romanzi... boh, loro partono, affrontano il mondo, si gettano all’inseguimento di ciò in cui credono, da soli, intrepidi. E di solito ce la fanno. Ora. Sono solo libri, ripeto, lo so. Ma sono stati scritti proprio per questo, proprio per fare l’effetto che hanno fatto a me: per farci emozionare per l’audacia dei protagonisti ed esultare perché alla fine vincono; per piantare dentro i nostri cervelli pavidi di piccoli borghesi l’idea che, se ci slanciamo verso la nostra avventura, magari ce la possiamo fare anche noi, o come minimo non dovremmo vergognarci di averci provato.»

*** Alice BASSO, scrittrice, Un caso speciale per la ghostwriter, Garzanti, 2019.


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sabato 4 maggio 2019

#HUMOR / In chat su Facebook (Alice Basso)

In chat su Facebook:
"Buongiorno, vorrei parlarle di un libro che sto scrivendo. Mi dà il suo numero?"
Io (che non ho un numero di lavoro - anche perché non dovrei averne bisogno, visto che tecnicamente non sarei una consulente editoriale - e non è che proprio dia volentierissimo a destra e sinistra il mio numero privato, come tutti, credo): "Buongiorno, abbia pazienza, preferirei che mi scrivesse una email, le spiace? Il mio indirizzo è" [segue indirizzo].
"Ok"
Arriva email:
"Buongiorno, vorrei parlarle di un libro che sto scrivendo. Mi dà il suo numero?"

*** Alice BASSO, scrittrice, facebook, 1 aprile 2019, qui


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venerdì 15 febbraio 2019

#SENZA_TAGLI / Più amore sano per tutti (Alice Basso)

In occasione di San Valentino, proporrei un piccolo ripasso: 
"L'amore non è bello se non è litigarello": cazzata - quella è la boxe 
"In amor vince chi fugge": cazzata - quelli sono i 100 metri piani 
"Se è geloso vuol dire che mi ama": cazzata - a me girano se mi rubano la macchina, ma mica sono innamorata della mia macchina 
"Ha paura perché mi ama troppo": cazzata - semmai ha paura perché non ti ama abbastanza 
"L'amore è cieco": cazzata - se guardi bene le ragioni di solito le vedi, è che possono non piacerti

E, con buona pace del Nostro Amico Nasuto, anche "Amor ch'a nullo amato amar perdona": cazzata - nella vita succede che tu ami uno e l'altro non ti riami, stacce e molla il colpo.

Più amore sano a tutti.

*** Alice BASSO, scrittrice, facebook, 14 febbraio 2019, qui


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lunedì 14 gennaio 2019

#RACCONTId'AUTORE / Voglio solo poter (Alice Basso)

"Senti, qui siamo in un contesto culturale diverso: perché non provi almeno ad adattarti?"
"Ci ho già provato, non mi è riuscito, voglio continuare a fare a modo mio."
"Ma è importante imparare a integrarsi con le tradizioni e gli usi dell'ambiente che..."
"Oh insomma! Faccio del male a qualcuno? No. Offendo qualcuno? No. Voglio solo poter continuare a fare come ho sempre fatto, che mi è sempre andato bene."
"Penseranno che sei ostile, lo sai? Che sei diffidente e credi di essere meglio e..."
"LO PENSINO PURE. Non mi riguarda. Problemi loro. Io non sto mica uccidendo nessuno. Voglio solo poter..."
"Dio santo, io non ti difenderò quando tutti ti guarderanno come una poveraccia aliena!"
"Non me ne importa un fico! IO VOGLIO MANGIARLO CON LA FORCHETTA, IL SUSHI!"

*** Alice BASSO, scrittrice, facebook, 11 gennaio 2019, qui


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venerdì 4 gennaio 2019

#SENZA_TAGLI / E correggersi? (Alice Basso)

Riflessione impopolare: vedo tutti 'sti post sui propositi per l'anno nuovo e noto che i "voglio imparare ad accettare i miei difetti" sono molto ma molto più numerosi dei "voglio imparare a CORREGGERE i miei difetti".
Non so a voi, ma a me fa pensare.

*** Alice BASSO, scrittrice, facebook, 3 gennaio 2018, qui


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sabato 22 dicembre 2018

#SENZA_TAGLI / Università, ricercatrice e professore (Alice Basso)

Amica ricercatrice: "Dopodomani non posso più partire, devo fare un esame."
"Ah, wow, in bocca al lupo."
"No, mica mio: devo sostituire il mio prof all'esame perché lui non può venire."
"Vabbè, dai, bella rottura per te che dovrai farti cambiare il biglietto ma ammirevole che lui mandi gli assistenti anziché far saltare la sessione."
"Non è proprio che non 'possa' venire: mi ha detto candidamente che vuole andare a comprare regali di Natale."

Volevo dire ai professori universitari che, ogni volta che uno di loro fa con noncuranza cose come questa, da qualche parte nel mondo una persona che credeva nel valore umano della cultura e della formazione sente come una vibrazione alle molecole, un forte dolore alle tempie, corre allo specchio e scopre di essersi trasformata in Mario Borghezio.

*** Alice BASSO, scrittrice, facebook, 19 dicembre 2018, qui


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sabato 8 dicembre 2018

#RACCONTId'AUTORE / Le forze del male (Alice Basso)

Pronto, buongiorno, desidera fare un ordine?"
"No, volevo parlarvi del vostro logo."
"Del logo? Uh, mi dica. Si tratta di questioni di copyright?"
"No, di diavolo."
"Mi scusi?"
"Non ha mai provato a ingrandirlo? Ci provi. In basso a destra, cosa nota?"
"N-non sapr..."
"Glielo dico io! Un pentacolo! Un simbolo demoniaco! Non ve ne siete mai accorti, vero?"
"In effetti n..."
"ED E' COSI' CHE LE FORZE DEL MALE SI INSINUANO FRA DI NOI! Ora che lo sapete, vi suggerisco di farlo ritoccare."
"Sì. Certo. Senza dubbio."
"Non c'è di che. E ora la saluto, spero non per sempre." [Sospiro.] "Sa, ora che vi ho messi in guardia dal Maligno mi aspetto che mi capiti qualcosa di brutto, perché il Maligno cercherà di sicuro di vendicarsi. Ma ci sono cose che vanno fatte."
"Certo. Ovvio. La ringrazio di essersi esposto al pericolo per noi."
"Si figuri. Arrivederci."
"Eh, speriamo."

*** Alice BASSO, scrittrice, facebook, 5 dicembre 2018, qui


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lunedì 10 settembre 2018

#EX LIBRIS / Gli innamorati hanno bisogno di privacy (Alice Basso)

Ci sorridiamo un sacco e a lungo. È una fortuna che siamo da soli. Gli innamorati hanno bisogno di privacy per molte più ragioni di quanto si creda. Il sesso non è la più sconcia delle cose che non vanno fatte in pubblico. Ci sono gli sguardi e i sorrisi, le parole in codice, i giochi, le carezze a tempo perso: tutta roba che, a vederla da fuori, ottiene l’unico e immancabile risultato di farti sembrare un cretino. Gli innamorati hanno bisogno di stare soli per guardarsi come stiamo facendo in questo esatto momento io e il commissario e potersi concedere di essere ridicoli senza che nessuno gli rompa i coglioni. Perché già è difficile essere innamorati, cazzo. Sentirsi così vulnerabili per il fatto di tenere così tanto a qualcosa e a qualcuno. Già è difficile essere felici – accettare che stia succedendo proprio a te e lottare ogni istante contro quel grumo di neuroni che cerca di convincerti che l’essere umano non è fatto per sopportare troppa felicità e che non può trattarsi che di una condizione temporanea o illusoria. Ma doverti pure preoccupare di apparire una patetica deficiente perché non riesci a scollare lo sguardo dal tuo uomo in maglietta che ti prepara la colazione come fosse la missione della sua vita, quello proprio no. 
Eccheccazzo.

*** Alice BASSO, scrittrice, La scrittrice del mistero, Garzanti, 2018


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mercoledì 24 maggio 2017

#LIBRI PIACIUTI / "Non ditelo allo scrittore", di Alice Basso (recensione di M. Ferrario)

Alice BASSO, "Non ditelo allo scrittore"
Garzanti, 2017
pagine 316, € 16,90, ebook 9,99

Sempre sorprendente e ammaliante
C'è poco da dire e tutto da confermare: ed è una conferma convinta, che esclude qualunque nota stucchevolmente complimentosa. Perché quando 'testa' e 'pancia' concordano nel giudizio, sia appena posato il libro dopo l'ultima pagina, che meditandoci sopra a distanza di qualche ora, e anzi l'una parte del corpo alimenta l'altra senza tentennamenti, bisogna avere il coraggio di usare il voto massimo. 

Sì, anche la terza puntata della serie di cui è protagonista Vani Sarca, la giovane ghostwriter di successo costretta a essere l'ombra segreta di autori che solo lei ha reso definitivamente famosi, grazie alla eccezionale capacità di immedesimazione e alla incredibile competenza di scrittura che si ritrova quasi naturalmente nel dna, scivola via che è un piacere. E la lettura è godimento allo stato puro. 

Alice Basso sa dettagliare la psicologia di tutti i personaggi che mette in campo (e non sono pochi) con una cura amorevole che è pari solo alla profondità di analisi e alla leggerezza, spesso ironica e saporita, con cui li avvolge. Il lettore se li ritrova cesellati in ogni aspetto senza dover subire la fatica di noiose riflessioni introspettive: concorrono a scolpirne i caratteri le descrizioni essenziali (brevi, veloci, puntuali e mai sbrigative) e i dialoghi curiosi (sempre effervescenti, originali e giocati sul filo del sorriso arguto). La scrittura è un fuoco di artificio: incalzante, febbrile, funambolica. Senza mai una caduta di tono e aiutata da una punteggiatura nervosa, secca, concisa. 
Il risultato potrebbe essere una sensazione di fastidiosa frenesia. Ma è una agitazione che non mette ansia: solo voglia impaziente di procedere e un bisogno, sano e curioso, di 'entrare dentro' lo svolgimento della trama e di 'vedere' al più presto cosa rivela il fotogramma successivo.

Perché la trama, ovviamente, è l'altro punto forte anche di questa terza vicenda: e il motore, come sempre, è Vani Sarca. Anche qui chiamata a tenere il piede in due scarpe: da una parte è spinta a esercitare il consueto lavoro di ghostwriter (stavolta declinato più in chiave di coaching nei confronti di un collega ghostwriter, il quale, a causa di una situazione intricata, ha dovuto uscire allo scoperto come scrittore e ora urge che impari a muoversi in pubblico, nelle occasioni mediatiche di promozione del libro, in modo meno elefantiaco, autocentrato e supponente); e dall'altra si ritrova coinvolta, come collaboratrice ufficiosa del commissario Berganza, in un caso di criminalità organizzata in cui rischia la vita lo stesso commissario.

L'atmosfera del 'giallo' percorre le pagine, ma la categoria del poliziesco può essere riduttiva. In realtà la storia è più ampia e frastagliata, anche perché vengono recuperati alcuni personaggi della serie, già noti, che fanno parte ormai dello stretto giro di amici della protagonista. E poi la relazione con il commissario, come si poteva intuire da alcuni spunti già disseminati nella seconda puntata, si approfondisce e tende a fuoriuscire dallo stretto ambito professionale: svelando che, in fondo, il carattere ispido, ribelle e strafottente della ragazza, nasconde, sotto una scorza che pare di cemento armato a chiunque la incontri con superficialità, una (ovvia) sostanza ben più cedevole e tenera, che la umanizza, arricchendone la sua parte femminile, certo soffocata ma per nulla amputata. Una sorpresa, forse. Ma forse no: perché a differenza dei tanti felici piccoli spiazzamenti che il lettore incontra lungo la storia, inseguendo le abilità di lettura logico-intuitiva di Vani, qui lo stupore è soltanto della protagonista, abituata a credersi una 'dura tutta d'un pezzo', appartenente a una specie animale unica nella sua solitaria e rocciosa diversità. Come se per applicare agli altri l'incredibile capacità empatica di cui è fornita non dovesse attingere, anche lei e più di altri, dentro se stessa, alla ricchezza interiore di un'anima che è patrimonio comune di tutti.

Ovviamente la strada è segnata, ma sempre più in salita: Alice Basso non potrà fermarsi e dovrà reggere le attese crescenti. 
La fantasia per catturare chi legge con nuovi intrecci, l'abilità nel sorprendere, anche giocando con le interpretazioni funamboliche dei comportamenti volta a volta attribuiti ai vari personaggi, e la scrittura fresca, crepitante e genuina, per tenere insieme il tutto, sono, a quanto sembra, lo strumentario collaudato del successo sin qui ottenuto: non si vede perché la formula non debba assicurare analogo consenso di pubblico per il futuro.

*** Massimo Ferrario, per Mixtura

«
Giuro sulla mia testa dai capelli biondi tagliati maldestramente davanti allo specchio del bagno che la prossima volta che uno mi dà appuntamento in un bar gli dico di no. 
Perché il problema, se incontri qualcuno in un bar, è che non incontri solo lui. Incontri tutte le fottute persone che decidono di sedersi in quel bar. Tipo queste due decerebrate che, di tutti i posti che potevano scegliere, sono venute ad appoggiare il culo proprio al tavolino accanto al mio. 
Che due palle. Un bar è un’aberrazione della società incivile che vuole che degli esseri umani che si ritrovano a meno di un metro di distanza da dei perfetti estranei si sentano a loro agio tanto da scambiarsi confidenze. Io non voglio sentire le confidenze nemmeno della gente che conosco. Figuriamoci quelle di due estranee. Figuriamoci quelle di due estranee ventenni. Figuriamoci quelle delle tube di Falloppio di due estranee ventenni. 
In più, qui non servono nemmeno del whisky. (Alice BASSO, "Non ditelo allo scrittore", Garzanti, 2017)

Nello studio di Enrico c’è anche Olga. Il fatto di essere stata tirata giù dal letto di domenica le dà un’aria non più stanca o depressa di quando viene tirata giù dal letto tutti gli altri giorni. Il che non significa affatto che non sembri stanca o depressa: significa che lo è costantemente, senza soluzione di continuità. In verità oggi sembra più che altro sgonfia: immerge una brioche sgonfia nel cappuccino sgonfio e a ogni boccone si deterge la bocca col fazzolettino. Ogni volta che depone la tazza la aggiusta in modo che il manico sia parallelo al bordo del tavolo. Scommetto che nemmeno se ne accorge. Lo so cos’è. È quello che fanno inconsciamente le persone iperefficienti quando qualcosa è andato storto: cercano di raddrizzare le cose, in senso letterale. A giudicare dal fatto che, fra un sorso e l’altro, si è messa ad allineare al bordo della scrivania anche tutte le biro di Enrico, deduco che quel qualcosa debba essere andato veramente storto. Ora sono più curiosa che mai di scoprire di cosa si tratti. (Alice BASSO, "Non ditelo allo scrittore", Garzanti, 2017)

«Buongiorno», dice Marotta. Saluta Olga con un cenno stitico, perché è questo che fanno gli stronzi con le ultime ruote del carro: le salutano come se il loro budget di cortesie ne venisse gravemente depauperato, e non sia mai che un domani non riescano a omaggiare adeguatamente un cardinale perché hanno sprecato un decoroso «buongiorno, dottoressa» con te. Poi arriva a me. (Alice BASSO, "Non ditelo allo scrittore", Garzanti, 2017)

Vani sospira, ormai deconcentrata dalla lettura. 
Dal salotto viene un sommesso brontolio. 
«Come fate?» sbotta all’improvviso. «Come fate a non averne piene le palle, dopo tutti questi anni?» 
Madre Sarca non capisce subito. Be’, certo: madre Sarca non capisce mai subito, e a volte nemmeno dopo un po’. 
«Lo spettacolo teatrale di Natale è una tradizione pregevole», attacca infatti a rispondere, piccata come se stesse spiegando ovvietà a un cerebroleso. «Procurare a Lara un abbigliamento consono alla manifestazione è semplicemente un atto di...» 
«Dicevo con papà», la interrompe Vani. «Tutti gli anni la stessa manfrina. E non è solo per la recita di Lara. Tutti gli anni, anzi tutti i giorni, sempre il solito copione. Tu che fai cose che lui considera superficiali. Lui che dice cose che tu consideri irritanti. Lui che sbuffa e ti dice di prendertela di meno per le scemenze. Tu che strilli e gli dici che è lui che dovrebbe prendersela di più per le cose importanti e che se fosse per lui vivremmo tutti nelle grotte vestiti di pelli di lupo e non esisterebbe una società civile. La cassetta della posta che non viene mai riparata, tu che ci impazzisci ma aspetti sempre che sia lui a chiamare il fabbro per far sostituire il cilindro della serratura e lui che tanto non lo fa mai. Lui che dal canto suo spende un sacco di soldi per questa nuova diavoleria di internet e tu che sei convinta che non serva a niente e che avremmo potuto benissimo continuare a campare senza. Tu che gli dici che dovrebbe invitare più spesso i colleghi perché dobbiamo ricambiare tutti i loro inviti a cena che si stanno accumulando e “come faremo” e “tu non capisci che io mi spezzo la schiena” eccetera eccetera. Lui che non ha voglia, poi si convince, lo fa, e tu che gli dici che ti ha dato troppo poco preavviso e che non riuscirai mai a preparare un menu decente in due giorni e “come faremo” e “allora tu davvero non capisci che io mi spezzo la schiena” eccetera eccetera di nuovo. Tu che dici che non facciamo mai una vacanza, lui che dice che non ha voglia di sbattersi in giro per chissà quale paese in cui non sanno nemmeno fare un caffè, tu che fai notare che i Benassi sono stati a Sharm el-Sheik, lui che non ne può più e un giorno torna con degli opuscoli sul mar Rosso dell’agenzia di viaggi vicino all’ufficio, e tu che dici che se lui deve farlo così di malavoglia allora tanto vale non andarci. Siete una coppia orrenda. Non vi sopportate da quando la mia memoria ha inizio. Cosa ci fate insieme? Ancora insieme, intendo? È la paura di cosa accadrebbe se vi mollaste? Lo fate per me e Lara, in modo da potercelo gioiosamente rinfacciare un giorno? O è solo che a furia di sopportarvi, o non sopportarvi, la vostra vita si è ridotta a una dipendenza reciproca dalle miserie l’una dell’altro? Spiegamelo, perché io non lo so.» (Alice BASSO, "Non ditelo allo scrittore", Garzanti, 2017)
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venerdì 3 giugno 2016

#LIBRI PIACIUTI / Scrivere è un mestiere pericoloso, di Alice Basso (recensione di M. Ferrario)

Alice Basso, "Scrivere è un mestiere pericoloso", Garzanti, 2016
pagine 341, € 16,40, ebook € 9,99

Trama avvincente e scrittura originale
Si rischia di ripetersi. Ma, a volte, è bello ripetersi. Come in questo caso, per il secondo libro di Alice Basso. 
A distanza di un anno, l'autrice, dopo il successo del suo romanzo di esordio (L'imprevedibile piano della scrittrice senza nome), ritorna con Scrivere è un mestiere pericoloso. E i commenti decisamente ammirati cui mi ero lasciato andare per il primo libro (*) si riconfermano, se mai con qualche nota di entusiasmo in più 

Torna lei, Vani Sarca, la ghostwriter dal talento empatico eccezionale, che scrive libri firmati da altri grazie alla sua abilità funambolica di scrittura unita alla sua incredibile abilità di cogliere l'anima dei finti autori, regalando loro contenuti e stili che sembrano loro più di quanto essi stessi sarebbero capaci di esprimere. In questa seconda avventura, lei, la protagonista, premiata per gli ottimi risultati ottenuti nel precedente caso poliziesco in cui si era trovata coinvolta accidentalmente, è ormai assoldata come consulente di polizia: e la nuova vicenda non è meno complessa e intrigante. 
Torna il commissario Berganza, l'ennesimo investigatore che nei romanzi gialli di pregio ama la cucina di qualità, ma che qui lascia il segno per la simpatia rude, il carattere solitario, introverso e un po' burbero, l'acume con cui dipana le matasse intricate dei casi e, soprattutto, la relazione sempre più complice, e che ormai sembrerebbe occhieggiare al sentimentale, con Vani Sarca. 
E torna l'intellettuale famoso, autore solo di facciata di un libro di successo: con lui la ghostwriter aveva lavorato nella storia precedente, subendone il fascino e intrecciando un rocambolesco rapporto affettivo conclusosi in modo brutale.

Ma, a parte questi ritorni, tutto il resto è ovviamente nuovo. 
Stavolta Vani Sarca ha il compito di scrivere un libro di cucina: e per farlo deve recuperare ricette e aneddoti depositati nella memoria di una vecchia cuoca, da sempre al servizio di una celebre famiglia imprenditoriale torinese conosciuta nel mondo internazionale dell'alta moda. Senonché, la donna, inaspettatamente e a distanza di qualche anno dal fattaccio, confessa un delitto per il quale è in carcere, condannato con sentenza passata in giudicato, uno degli uomini della grande casa di stilisti. E la trama si ingarbuglia, disseminandosi in tanti pezzi di un mosaico da ricomporre. Ma il racconto non perde mai in chiarezza: e l'attenzione, catturata con la prima pagina, si mantiene tesa e alta sino all'ultima, quando la tessera finale risolve il puzzle.

Colpisce anche stavolta l'originalità della scrittura, tutta giocata sul registro di un linguaggio fresco e ironico, quasi sempre frenetico, che mescola 'alto' e 'basso', forbitezza e colloquialità, prosa e - talvolta - attimi di quasi poesia. Davvero notevole il governo della forma espressiva: senza nulla togliere al valore della trama, che costringe ad una crescente attesa, assillante e proprio per questo piacevole, lo stile impiegato non dà fiato e concorre in modo determinante a rendere il libro fluido, spigliato, trascinante. In sostanza, quanto mai gradevole. 
E imperdibile, direi: se si ama il divertimento intelligente.

*** Massimo Ferrario, per Mixtura
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(*) In Mixtura, qui

«
Mi fa un sorriso ancora più abbagliante dei precedenti. I ricchi devono lavarsi i denti con la polvere di stelle. (Alice Basso, "Scrivere è un mestiere pericoloso", Garzanti, 2016)

Cerco di fare mente locale sull’ultima volta in cui mi sono sentita obbligata moralmente a fare qualcosa. Mi sa che avevo diciassette anni e avevo scritto un compito di storia per Lara, che era una capra in quella come in tutte le altre materie, ma aveva una professoressa più perfida del necessario e non meritava la bocciatura. Poi ho smesso, perché, per come la vedo io, l’obbligo morale spesso sfora nel volontariato, e lo sbattersi senza ricompense a sua volta spesso sfora nella rottura di coglioni. (Alice Basso, "Scrivere è un mestiere pericoloso", Garzanti, 2016)

Odio il potere che hanno gli eventi di plasmare le persone. Dovremmo riuscire tutti a farci scivolare le cose addosso. A decidere la nostra personale politica di felicità e a non lasciare che nulla la turbi. Sono solo eventi, dopotutto. Un marito che muore. Una persona che credevi amica e poi scopri che potrebbe averti fatto una cosa orribile. Un fidanzato che pensavi ti amasse e viene fuori che ti stava usando e basta. Che sarà mai. Tutta roba che ti succede attorno, mica dentro. Almeno, così dovrebbe essere, in un mondo ideale. (Alice Basso, "Scrivere è un mestiere pericoloso", Garzanti, 2016)

Morgana fa per rispondermi, ma intanto è arrivata Laura, che la saluta toccandola sulla spalla. «Ma non dovevi essere interrogata in mate?» le chiede, lanciando un’occhiata al libro. Morgana mi scocca un’occhiata che vuol dire “appunto”. Io ricambio. «Dai, andrà bene», dice Laura. «Non dirle così», dico io. «Non dirmi così», dice Morgana in contemporanea. Poi mi guarda. Uff. «È sminuente», spiego di nuovo con pazienza, stavolta a Laura, «quando la gente ti dice che sa già che andrà bene, o, dopo che è andata bene, che sapeva già che sarebbe stato così. Anche se sei una che va sempre benissimo, come Morgana – anzi, soprattutto se sei una che va sempre benissimo, come Morgana. È come se ti dessero dell’idiota perché sei l’unica che ha dubbi. In più, così facendo deprezzano il tuo sforzo e ti danno l’impressione che, se fallirai, ne rimarranno scandalizzati. Quindi se farai bene avrai solo mantenuto le annoiate aspettative altrui, mentre se farai male lascerai tutti scioccati, come se a te non fosse concesso, qualche volta, di poter sbagliare.» Morgana annuisce. Il suo sguardo significa “non avrei saputo dirlo meglio”. Te l’ho già spiegato, mio piccolo clone. Lo so come funziona per te. Non foss’altro perché è così che ha sempre funzionato anche per me. Laura sbatte le palpebre, colpita. Poi si gira verso Morgana. «Scusami. Non volevo iperresponsabilizzarti. In realtà, non è affatto detto che la tua interrogazione andrà bene.» «Grazie», gioisce Morgana. (Alice Basso, "Scrivere è un mestiere pericoloso", Garzanti, 2016)
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mercoledì 3 giugno 2015

#LINK / Social: consigli (d'autore) per scrivere senza errori (Alice Basso)

Il correttore automatico di Word è come quelle fidanzate che ti mettono a posto i cassetti, o quei fidanzati che Loro Sì Che Sanno come si carica la lavastoviglie: quando non sono fra i piedi ti senti più libero, poi però casa tua inizia a somigliare a New Orleans dopo Katrina. Scrivere sui social è un po’ così: senza la rete di sicurezza dei correttori automatici, le maschere cadono e si svela tutto il nostro analfabetismo di ritorno. Visto che scrivere bene fa anche sembrare più intelligenti le cose che scriviamo, non è una cattiva idea addestrarci a fare da soli. (...)

Sarà una fissazione professionale, ma credo davvero che un congiuntivo usato bene, tre puntini di sospensione, un buon lessico ricco, eccetera, siano una forma di resistenza...(...)

*** Alice BASSO, scrittrice ed editor, Come scrivere sui social senza commettere errori: consigli (d’autore) per evitare figuracce, 'illibraio.it', 2 giugno 2015

LINK, articolo integrale qui


martedì 2 giugno 2015

#LIBRI PIACIUTI / L'imprevedibile piano della scrittrice senza nome, di Alice Basso (recensione di M. Ferrario)

Alice BASSO
L'imprevedibile piano della scrittrice senza nome, Garzanti, 2015
pagine 271, € 14,00, ebook € 9,99

Lei si è scelta il mestiere che più le consente di esprimere la sua eccezionale capacità di mettersi nei panni degli altri, capendone la personalità profonda, sentendone le emozioni intime, interpretandone i pensieri più nascosti: quello di 'ghostwriter'. Ed è in questo ruolo che conosce un giovane scrittore in crisi, una autrice di volumi sugli angeli, un commissario di polizia. 
Con questi personaggi ed altri minori ma non meno vividi e meno scolpiti (la sorella, il capo della sua casa editrice, una liceale, di talento e fuori dagli schemi, che sembra incarnare la protagonista da piccola) si sviluppa una vicenda assai articolata, che non smette di incuriosire e spiazzare, sino ad un finale mozzafiato in cui la protagonista conferma la sua sconcertante abilità nell'usare le sue virtù empatiche e nel cogliere e mettere insieme i dettagli che danno la soluzione al fatto in cui si trova implicata.

Un esordio brillante, che non dovrebbe passare inosservato: una giovane autrice che ha tutto per ammaliare e sedurre.
Una storia che ti afferra e non ti lascia, ricca di tensione e colpi di scena. Ci entri dentro da subito, intrigato e messo a tuo agio da uno stile e un ritmo sfolgoranti e scoppiettanti, sempre al massimo, e non ne vorresti più uscire, catturato dall'intreccio degli eventi che si susseguono, ma soprattutto stregato dalla protagonista: un tipo ribelle e anticonformista, accattivante nella sua originale e simpatica asocialità e di una perspicacia genialoide che stupisce e conquista.
Linguaggio colorito, vivace, diretto, mai banale. Ironia raffinata, disseminata in giuste dosi, che apre al sorriso intelligente. Descrizioni inframmezzate da dialoghi, leggeri, ma elaborati con cura e acume, mai scontati. Cadenza incalzante, che non ti fa fermare le pagine.

Al termine del libro è riportata una breve intervista all'autrice, che rivela come è nata la figura della protagonista e quanto c'è di autobiografico in alcuni aspetti della vicenda raccontata. La rivelazione più importante è una rassicurazione: sembra sia già in cantiere la prossima puntata. La stravagante, ma brillante, 'ghostwriter' non ci lascerà.

*** Massimo Ferrario, per Mixtura

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Dopo un attimo sento le mani di Riccardo scivolarmi sulle spalle. 
«Hai capito cos’è questa, vero, Vani?» mi dice. Ma adesso parla molto più piano. Il suo tono fa il paio con le luci basse e morbide. Non c’è più traccia della giocosità del nostro dialogo in macchina. È come se fossimo arrivati al dunque: alla fine dell’ultimo gioco di prestigio, quando al mago non resta che inchinarsi umilmente e sperare nell’applauso del pubblico. 
«La scena della pasticceria», mormoro io. La scena del suo – del nostro libro. Il capitolo in cui i due protagonisti, Art e June, si rincontrano per caso in una pasticceria deserta, di notte, e tutta la dolcezza, la speranza, la bellezza che c’è in loro e nelle loro vite trova un momento di celebrazione e di pace. La scena in cui, fra le altre cose, si confidano ciò che sapevano da un pezzo, e cioè di essere innamorati l’uno dell’altra.
Ho paura che sotto le sue mani Riccardo avverta quanto sono tesa. In effetti mi sento una porcellana sul punto di andare in frantumi. Quando inizia a stringermi lievemente le spalle, sussulto. Non può non accorgersene. Per tutta risposta, la sua presa si fa ancora più salda. 
«Tu mi hai regalato un libro, Vani. Mi hai regalato il successo. Mi hai regalato tutto quello che ho e che sono adesso. Io non ho un libro da regalarti, però ho la scena della pasticceria. È la cosa migliore che abbia mai fatto, la più preziosa che mi appartenga. Perché è tutta farina del mio sacco, una volta tanto. Una delle poche cose di cui posso dire che sia veramente mia. Ecco: te la regalo. Stasera è tutta vera ed è tua, è per te.» (Alice Basso, L'imprevedibile piano della scrittrice senza nome, Garzanti, 2015)
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