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giovedì 9 febbraio 2017

#LINK / Israele, solo gli ebrei possono salvare il mondo dai sionisti (Gianluca Ferrara)

Tra le molteplici farneticazioni di Donald Trump c’è anche quella di spostare l’ambasciata Usa da Tel Aviv a Gerusalemme. Uno spostamento simbolico atto a riconoscere a Israele le sue politiche egemoniche che negli ultimi decenni è significato conquistare sempre più territori (oggi la notizia della ‘regolarizzazione’ di 4mila insediamenti). Del resto Trump ha nominato il sionista ex Goldman Sachs, Gary Cohn, direttore del National Economic Concil.

Temo che una tale provocazione, mai come prima, getterebbe l’area nel caos e a pagarne le spese sarebbero sempre i palestinesi, un popolo allo stremo che subisce le angherie del quarto esercito più potente del mondo, un esercito che dispone di molteplici armi atomiche fornite dagli Usa. (...)

*** Gianluca FERRARA, direttore di Dissensi Editore, saggista, Israele, solo gli ebrei possono salvare il mondo dai sionisti, 'ilfattoquotidiano.it', 7 febbraio 2017

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venerdì 22 luglio 2016

#RITAGLI / Nizza e Turchia, e se la verità fosse un'altra? (Gianluca Ferrara)

(...) Scene di violenza e disperazione simili a quelle vissute a Nizza, quotidianamente si replicano da anni in Iraq e Afghanistan. “E’ stato ripetutamente detto agli Stati Uniti e alla Nato che le loro operazioni unilaterali e inutili causano la morte di afgani innocenti e che tali operazioni violano i valori umani e morali, ma sembra che non vogliano ascoltare”. Queste parole sono state pronunziate il 30 maggio del 2011 dal presidente afgano Karzai, dopo l’ennesimo raid occidentale che uccise 12 bambini. I corpicini furono caricati dai parenti su un pickup e portati all’ufficio del governatore del capoluogo, a Lashkar Gah per mostrargli che quei bambini non erano talebani, quei talebani un tempo sostenuti dal governo Usa per fermare i sovietici.

In Iraq la guerra per trovare armi di distruzione (che non esistevano date che le uniche furono vendute a Saddam dagli Usa che le usò nel nord del Paese contro i curdi), a cui abbiamo partecipato anche noi italiani, ha ucciso 1 milione di civili, in Afghanistan 220.000. Ma quando briciole di guerra e vendetta arrivano alle porte di casa nostra, i mass media ci inondano per giorni di immagini raccapriccianti. Nessuno che dica la verità e cioè che siamo ancora una volta vittime della legge del taglione di una spirale di violenza che può solo aumentare. Su internet si palesa la rabbia di una parte di popolo disinformato, abbrutito, aizzato da sciacalli, incapace di comprendere che sono vittime, “effetti collaterali” di una guerra tra élite per il controllo dell’energia e del potere. Da sempre i poteri usano i popoli come galli da combattimento, per poterli dominare e far sfogare la propria rabbia non verso di loro ma nei confronti di chi vive nella medesima condizione di sudditanza.  (...)

Forse a Nizza più che militante dell’Isis l’attentatore era un disperato, appena divorziato, i familiari dicono con disturbi mentali, ma soprattutto uno dei tanti nord africani cresciuti in Europa e che vivono in una terra di mezzo, divisi tra le tradizioni dei genitori da cui desiderano smarcarsi e la declinante cultura occidentale che li ha relegati a vivere in periferie dove per anni masticano rabbia e cemento. Ma essere catalogato come militante dell’Isis conviene all’Occidente e all’Isis. Se certi individui trovano attraente lo Stato islamico evidentemente le ragioni vanno cercate anche nel fallimento della politica occidentale, incapace di armonizzare, di includere invece che produrre scarti sociali.

Nessun uomo a prescindere dalla religione, dalla razza può essere trattato come uno scarto: prima o poi il rancore personale e sociale esplode. Il tentato golpe in Turchia è stato un altro episodio che ha canalizzato l’attenzione di tutti i mass media. Ma anche nella fattispecie temo che il mainstream mediatico non ci abbia narrato tutta la verità. In Turchia, membro della Nato, non si muove foglia se non lo decidono gli Stati Uniti d’America. A chi è giovato tale tentativo? Probabilmente non è stato organizzato direttamente da uomini di Erdogan (sono scettico sull’autogolpe) ma pensare che nessuno l’avesse avvisato che migliaia di militari e giudici stessero ordendo un colpo di Stato temo sia puerile. E’ evidente che li hanno lasciati fare per poi poterli schiacciare e rendere la Turchia un Paese ancor più fondamentalista.

I golpisti sono fedeli agli insegnamenti di Mustafa Kemal Atatürk considerato eroe turco per aver occidentalizzato il Paese. Dopo questo golpe Erdogan e l’élite che lo sostiene potranno continuare a comprare a costi conveniente il petrolio dall’Isis e poi una Turchia più fondamentalista, rispetto a quella laica anelata dai patetici militari, cosa che paradossalmente conviene di più agli Usa. Il compito di cittadini liberi e pensanti è di ribellarsi a tutto questo e soprattutto in questo tempo di barbarie non rinunciare alla propria umanità.

*** Gianluca FERRARA, saggista, direttore editoriale di Dissensi Edizioni,  Attentato di Nizza e golpe in Turchia, e se la verità fosse un’altra?, 'ilfattoquotidiano.it', 19 luglio 2016, qui


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giovedì 24 marzo 2016

#RITAGLI / Terrorismo, basta ipocrisia (Gianluca Ferrara)

(...) Nel tempo del nanismo politico sopra accennato, le soluzioni proposte da personaggi come Matteo Salvini sono in ascesa. Lui, ma anche tanti altri, in realtà sono solo utili strumenti adoperati dalle élite economico finanziarie dominanti per celare la verità ai popoli. Si preferisce scatenare la guerra tra poveri accusando l’immigrazione, nascondendo che i fenomeni migratori, in particolare quello degli afgani, degli irakeni e dei siriani sono causati da dei conflitti dovuti a politiche criminali occidentali. Guerre spacciate ipocritamente come missioni umanitarie ma che in realtà occultano un disegno egemonico. Una pianificazione geopolitica che mira al controllo delle fonti energetiche del Medioriente.

La guerra in Iraq dovrebbe essere un palese esempio su come la politica estera occidentale sia terrorista. Oggi piangiamo le 31 vittime di Bruxelles, ma l’Iraq, proprio come il Belgio, era un Paese sovrano e con un pretesto falso è stato attaccato ed ha subito un’occupazione che ha causato circa un milione di morti, un numero infinito di feriti e milioni di sfollati dovuti alla devastazione pressoché totale d’intere città. Questo perché Saddam si rifiutò di far colonizzare il proprio Paese da multinazionali come l’Halliburton capeggiata dall’ex vice presidente Usa Dick Cheney, uno dei massimi sostenitori della menzogna sulle armi di distruzione di massa mai trovate.

Se ciò che ha subito l’Iraq, ma anche l’Afghanistan, fosse toccato ad un Paese europeo o ad uno stato degli Usa cosa sarebbe successo? Quante bombe atomiche sarebbero state già sganciate? Cosa ci starebbero narrando i vari mass media che in queste ore ci descrivono fino al parossismo le due esplosioni in Belgio? Perché mai, con la medesima partecipazione, non ci viene mostrato cosa causano le bombe dei droni statunitensi e francesi allorquando fanno saltare interi villaggi di civili a Raqqa,  Miranshah, Bagdad, Tripoli o Kabul? Bombe che oramai da anni a ritmo quotidiano devastano e uccidono civili innocenti. Gli Usa e i fedeli alleati europei hanno scientificamente scatenato con la guerra in Iraq un conflitto interno tra sunniti e sciiti al fine di destabilizzare l’area. Le élite mussulmane che non vogliono rinunciare al controllo del petrolio usano il fondamentalismo religioso, acuito dal degrado sociale in cui crescono gli attentatori, per attaccare l’occidente al fine di poter trattare una spartizione più conveniente dei pozzi petroliferi. Ma non solo petrolio, anche gas e droga veri obiettivi di tutte le guerre: la religione è un alibi usato dalle élite per far combattere tra loro i popoli.
Forse è venuto il momento che i popoli lo comprendano e combattano uniti l’unica guerra auspicabile: quella contro le élite.

*** Gianluca FERRARA, saggista, direttore editoriale di Dissensi Edizioni, Terrorismo, basta con l’ipocrisia. L’unica guerra è quella contro le élite, 23 marzo 2016

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venerdì 13 novembre 2015

#RITAGLI / Democrazia, o dittatura? (Gianluca Ferrara)

Mai nella storia dell’uomo si è avuta una società verticale come quella odierna, con una tale polarizzazione delle ricchezze ove, secondo uno studio della Oxfam, nel 2016 l’1% della popolazione più ricca godrà di un patrimonio maggiore del restante 99%. Una società dove l’offerta culturale e informativa è così capillare e immediata ma grossolana e genuflessa a glorificare i dogmi imposti dal mercato. L’uomo nel vigente tempo dominato dal pensiero breve è prigioniero di bugie semantiche che gli hanno fatto credere che i sogni siano bisogni.

I paesi occidentali si autoproclamano democratici, in realtà oggi, il potere del popolo è insignificante. La controrivoluzione neoliberista iniziata negli anni ’80 ha permesso che poco alla volta i diritti acquisiti in anni di dure battaglie sociali venissero frantumati. Con il crollo del muro di Berlino lo tsunami neoliberista ha invaso nuovi territori fino a dilagare, poco alla volta, ovunque, abbattendo recinti e opposizioni attraverso il ricatto del debito e la colonizzazione delle coscienze. Ma non solo, l’imposizione del pensiero unico si è avuta anche con guerre spacciate ipocritamente per missioni di pace.

Oggi, l’uomo crede di essere libero, mentre non è mai stato così schiavo. Schiavi persino persuasi di poter interpretare la realtà, anche se quella che vedono è solo un’ombra, come quella mostrata ai prigionieri della caverna raccontati da Platone nel settimo libro de La Repubblica. 

La lettura del mito della caverna di Platone può essere uno stimolo per comprendere l’odierno pensiero unico che, tramite la globalizzazione dei mercati, si è impadronito di quasi l’intero pianeta. In questa opera Platone racconta di un gruppo di uomini incatenati fin dall’infanzia in una caverna con dei fermi alle gambe e al collo che gli impediscono il movimento. La loro condizione di schiavitù non gli permette di vedere direttamente cosa accade alle proprie spalle e ovviamente nemmeno all’esterno della caverna. Possono solo intuire cosa succede intorno a loro, attraverso delle ombre che sono proiettate su di un muro. Infatti, in alto, alle loro spalle brucia un grande fuoco e tra il fuoco e i prigionieri, c’è una strada rialzata e lungo questa strada è stato eretto un muro, una sorta di sipario, lungo il quale alcuni uomini trasportano forme di vari oggetti e animali. Queste ombre sono proiettate dinanzi ai prigionieri che essendo legati fin da piccoli e impossibilitati a muoversi ipotizzano essere la realtà. Una realtà però fallace.
Ma per gli uomini imprigionati quella è la loro verità. Non ne esistono delle altre. Ed è proprio da quelle immagini che attingono conoscenza ed interpretano il mondo. Anzi i prigionieri, in base alla bravura nell’interpretazione di quelle immagini, si scambiano lodi e attribuiscono premi. (...)

Questa metafora di Platone ben rappresenta la condizione odierna ove élite economico finanziarie controllano i mezzi d’informazione, il denaro e purtroppo anche la politica. Ma soprattutto controllano le coscienze. La maggioranza delle persone è cresciuta in una condizione di prigionia moderna, più sofisticata e subdola rispetto a quella raccontata dal filosofo greco. Una prigionia economica che ha trasformato i cittadini in consumatori, dove è possibile, ammesso che si abbia un salario, scegliere tra la miriade di oggetti esposti in un supermercato, ma non essere liberi.

Ognuno deve tentare di rompere le proprie catene e, anche se inizialmente la consapevolezza di aver vissuto in una finzione potrà far male, si sarà guadagnato la libertà.

*** Gianluca FERRARA, saggista, direttore editoriale di 'dissensi.it', Democrazia o dittatura, dove stiamo andando?, blog. 'ilfattoquotidiano.it', 11 novembre 2015

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