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venerdì 22 luglio 2016

#RITAGLI / Nizza e Turchia, e se la verità fosse un'altra? (Gianluca Ferrara)

(...) Scene di violenza e disperazione simili a quelle vissute a Nizza, quotidianamente si replicano da anni in Iraq e Afghanistan. “E’ stato ripetutamente detto agli Stati Uniti e alla Nato che le loro operazioni unilaterali e inutili causano la morte di afgani innocenti e che tali operazioni violano i valori umani e morali, ma sembra che non vogliano ascoltare”. Queste parole sono state pronunziate il 30 maggio del 2011 dal presidente afgano Karzai, dopo l’ennesimo raid occidentale che uccise 12 bambini. I corpicini furono caricati dai parenti su un pickup e portati all’ufficio del governatore del capoluogo, a Lashkar Gah per mostrargli che quei bambini non erano talebani, quei talebani un tempo sostenuti dal governo Usa per fermare i sovietici.

In Iraq la guerra per trovare armi di distruzione (che non esistevano date che le uniche furono vendute a Saddam dagli Usa che le usò nel nord del Paese contro i curdi), a cui abbiamo partecipato anche noi italiani, ha ucciso 1 milione di civili, in Afghanistan 220.000. Ma quando briciole di guerra e vendetta arrivano alle porte di casa nostra, i mass media ci inondano per giorni di immagini raccapriccianti. Nessuno che dica la verità e cioè che siamo ancora una volta vittime della legge del taglione di una spirale di violenza che può solo aumentare. Su internet si palesa la rabbia di una parte di popolo disinformato, abbrutito, aizzato da sciacalli, incapace di comprendere che sono vittime, “effetti collaterali” di una guerra tra élite per il controllo dell’energia e del potere. Da sempre i poteri usano i popoli come galli da combattimento, per poterli dominare e far sfogare la propria rabbia non verso di loro ma nei confronti di chi vive nella medesima condizione di sudditanza.  (...)

Forse a Nizza più che militante dell’Isis l’attentatore era un disperato, appena divorziato, i familiari dicono con disturbi mentali, ma soprattutto uno dei tanti nord africani cresciuti in Europa e che vivono in una terra di mezzo, divisi tra le tradizioni dei genitori da cui desiderano smarcarsi e la declinante cultura occidentale che li ha relegati a vivere in periferie dove per anni masticano rabbia e cemento. Ma essere catalogato come militante dell’Isis conviene all’Occidente e all’Isis. Se certi individui trovano attraente lo Stato islamico evidentemente le ragioni vanno cercate anche nel fallimento della politica occidentale, incapace di armonizzare, di includere invece che produrre scarti sociali.

Nessun uomo a prescindere dalla religione, dalla razza può essere trattato come uno scarto: prima o poi il rancore personale e sociale esplode. Il tentato golpe in Turchia è stato un altro episodio che ha canalizzato l’attenzione di tutti i mass media. Ma anche nella fattispecie temo che il mainstream mediatico non ci abbia narrato tutta la verità. In Turchia, membro della Nato, non si muove foglia se non lo decidono gli Stati Uniti d’America. A chi è giovato tale tentativo? Probabilmente non è stato organizzato direttamente da uomini di Erdogan (sono scettico sull’autogolpe) ma pensare che nessuno l’avesse avvisato che migliaia di militari e giudici stessero ordendo un colpo di Stato temo sia puerile. E’ evidente che li hanno lasciati fare per poi poterli schiacciare e rendere la Turchia un Paese ancor più fondamentalista.

I golpisti sono fedeli agli insegnamenti di Mustafa Kemal Atatürk considerato eroe turco per aver occidentalizzato il Paese. Dopo questo golpe Erdogan e l’élite che lo sostiene potranno continuare a comprare a costi conveniente il petrolio dall’Isis e poi una Turchia più fondamentalista, rispetto a quella laica anelata dai patetici militari, cosa che paradossalmente conviene di più agli Usa. Il compito di cittadini liberi e pensanti è di ribellarsi a tutto questo e soprattutto in questo tempo di barbarie non rinunciare alla propria umanità.

*** Gianluca FERRARA, saggista, direttore editoriale di Dissensi Edizioni,  Attentato di Nizza e golpe in Turchia, e se la verità fosse un’altra?, 'ilfattoquotidiano.it', 19 luglio 2016, qui


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lunedì 18 luglio 2016

#RITAGLI / Strage di Nizza, e l'età psicotica (Pietro Barbetta)

Siamo in epoca psicotica, non è la prima e non sarà l'ultima, nessuna apocalisse. Cos'è un'epoca psicotica? Come insegna Paul-Claude Racamier (1924-1996), la psicosi – tra gli altri sintomi familiari - è la negazione di qualsiasi tipo di conflitto. Nei sistemi psicotici “conflitto”, per definizione, significa “distruzione”. Bisogna far sempre finta che tutto vada bene. Nei momenti in cui il conflitto “si mostra” - come direbbe Wittgenstein - si mostra in termini distruttivi, unica sua possibilità, giacché il resto deve essere “dialogo”. Sintassi dei sistemi psicotici.

Non è questo ciò che i politici chiamano totalitarismo? Sembra che i sistemi psicotici e il totalitarismo siano un unico soggetto visto da dentro e da fuori.
Quando, di fronte a un conflitto, anziché aprire una discussione, ci si rivolge a un'istanza superiore, preposta, nella mente di chi lo fa, ad annientare la parte “altra” del conflitto, allora siamo ai capi scala della Germania Democratica, alla buca delle delazioni.
Questo soggetto collettivo esiste e non è quel soggetto collettivo romantico che libererà l'umanità da ogni male. È narcisista e sadico. Però, questo soggetto, non è struttura patologica individuale, è sistema patologico. Non si tratta di cattiva educazione familiare; neppure di neurotrasmettitori in eccesso, o in difetto. Questa patologia è effetto di un contesto storico-sociale; un portato culturale antico, che di tanto in tanto riemerge, l'effetto di un brodo culturale. (...)

Dobbiamo  uscire dall'illusione politologica che, caduto un sistema oppressivo e corrotto, si possa ottenere finalmente la democrazia. Vediamo oggi i disastri ottenuti dalle cosiddette “guerre di liberazione”, prodotte dall'interno o introdotte dall'esterno. Dobbiamo rassegnarci a constatare che i governi abbattuti hanno prodotto regimi altrettanto, se non più, autoritari e oppressivi. Tutto ciò insegna che esiste un inconscio sociale, che il soggetto collettivo è abitato da una assenza costitutiva, da una follia radicale, da una mancanza incolmabile. (...)

*** Pietro BARBETTA, psicoterapeuta, La strage di Nizza e l'età psicotica, 'doppiozero',  17 luglio 2016.

LINK articolo integrale qui