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venerdì 18 settembre 2015

#RITAGLI / Povertà, c'è anche quella educativa (Enrico Giovannini)

Normalmente la povertà viene misurata in termini di consumi o di reddito. Ma c'è un altro aspetto, strettamente legato a questi, da considerare: la povertà educativa, specialmente dei più giovani. 

[D: Qual è la griglia delle opportunità, professore?]
L'opportunità di apprendere per comprendere, per essere, per vivere assieme, per condurre una vita autonoma e attiva. L'Italia priva un buon numero di ragazzi delle capacità essenziali per crescere in una società moderna e complessa, sempre più caratterizzata dalla conoscenza e dall'innovazione nei rapporti economici e umani. Così facendo li si priva di potenzialità per contribuire allo sviluppo e al benessere individuale e collettivo.

[D: Quali sono i primi danni visibili']
I minori "poveri" sul piano educativo rischiano di non sviluppare tali capacità e scivolano nel disagio e nell'isolamento sociale, lasciano la scuola e la loro salute è minata per la mancanza di cure mediche. Le disuguaglianze tra gli adolescenti incidono maggiormente nel Sud e nelle Isole, e colpiscono in particolare i bambini nati in famiglie di stranieri, anche se di seconda generazione. Oltre il 40% dei giovani "stranieri" non finisce la scuola dell'obbligo.

[D: La peggiore delle povertà, dunque, è quella di non poter esprimere le proprie capacità]
Certo, per questo se si è poveri sul piano educativo si è molto vulnerabili per tutta la vita. Peraltro, la povertà dei genitori spesso si trasmette ai figli. (...)

[D: Se si sta ai fatti sembra che il Paese non riesca minimamente a colmare questo gap].
A parte gli oltre 4 milioni di poveri assoluti, di cui quasi 1 milione sono minori, vorrei ricordare che un terzo della popolazione italiana è nella classe più bassa di competenze matematiche e di lettura, contro una percentuale media del 5% nei paesi Ocse. Quando ero ministro avevo lanciato una serie di iniziative per affrontare seriamente questi problemi. Vorrei solo ricordare il Sostegno per l'Inclusione Attiva (Sia) contro la povertà, anche educativa, e le proposte formulate dalla "Commissione De Mauro" che avevo nominato sull'educazione permanente e il recupero di chi è rimasto indietro, compresi gli adulti. Spero che governo e parlamento usino quelle proposte per far fare all'Italia un salto di qualità . Siamo rimasti gli ultimi in Europa a non avere uno strumento universale di lotta alla povertà.

*** Enrico GIOVANNINI, ex presidente Istat, ex Ministro del lavorointervistato da Anna Maria Liguori, "Parlamento e governo ora usino queste proposte per l'infanzia", 'la Repubblica', 15 settembre 2015

LINK, articolo integrale qui

Sempre in Mixtura, altri 2 contributi di Enrico Giovannini qui

sabato 29 agosto 2015

#RITAGLI / Jobs Act, effetto nullo (Enrico Giovannini)

(...) [D: Guardando i numeri, cosa sta succedendo nel mercato del lavoro?]
E' molto semplice: il numero di occupati a giugno 2015 è identico a quello di giugno 2014, il numero dei disoccupati è cresciuto di 85mila unità, e il numero degli inattivi è diminuito di 131mila unità. Questo vuol dire che l'effetto complessivo delle misure adottate per il lavoro è stato finora nullo. Aggiungo che il numero di giovani occupati (860mila, 80mila meno di 1 anno fa) è al minimo storico.

[D: E' cambiata però la composizione dei contratti]
Sì, c'è un forte spostamento dai contratti a termine al cosiddetto 'contratto a tutele crescenti', anche grazie ai generosi incentivi a favore delle imprese.

*** Enrico GIOVANNINI, ex presidente Istat, ex Ministro del lavoro, intervistato da Roberto Mania, "Caos sulle cifre, regole non seguite. E dal Jobs Act un effetto nullo", 'la Repubblica', 28 agosto 2015

Sempre in Mixtura, 1 altro contributo di Enrico Giovannini qui


mercoledì 22 luglio 2015

#RITAGLI / Non le tasse, ma i poveri (Enrico Giovannini)

(...) [D: Quindi ridurre le tasse serve a poco?]
La politica più efficace per la crescita è basata sugli investimenti. Non solo di capitale fisico, ma anche capitale umano.

[D: Era meglio mettere tutti i soldi sulla scuola?]
Il capitale umano non si forma solo a scuola, ma soprattutto durante la vita lavorativa. Ed è vitale per l'occupabilità delle persone. In Italia abbiamo una enorme disoccupazione di lungo termine, gente che è fuori dal mercato del lavoro da più di un anno, e tantissimi giovani che non hanno mai lavorato. Molte famiglie non stanno più investendo nel futuro educativo dei figli, sono costrette a tagliare gli asili nido e l'università, e sappiamo quanto sono cruciali i primi anni di educazione o quelli universitari per la costruzione del capitale umano per oggi e per il futuro.

[D: E cosa serve, dunque?]
Avere meccanismi come il Sia, il sostegno per l'inclusione attiva, che avevo proposto da ministro e che recentemente è stato realizzato in Friuli Venezia Giulia. Obbliga le persone fuori dal mercato del lavoro a cercarlo attivamente e a formarsi, e al contempo si sostengono le famiglie anche per evitare che la povertà si trasmetta dai genitori ai figli. 
(...)
[D: I voti dei poveri, che di solito non hanno una casa, non interessano?]
Ricordo le discussioni quando andai in Parlamento a proporre il Sia: c'è la convinzione da parte di molti, anche a sinistra, che la soluzione del problema povertà si trova con il lavoro. Ma oggi sappiamo, dai dati Eurostat, che il 50% di chi era in povertà da disoccupato e poi ha trovato lavoro è ancora in povertà, e sono dati che valgono per l'intera Europa. Mentre le crisi classiche del capitalismo di una volta erano violente ma brevi, e si stava disoccupati o in cassa integrazione non più di un anno e mezzo, stiamo vedendo che si può stare in recessione o stagnazione per anni. E ogni giorno che non sei al lavoro, il tuo capitale umano si deprezza, e tuo figlio che non va a scuola avrà problemi da grande. Per questo è così importante stimolare la "resilienza" delle persone, delle imprese e della società con investimenti a tutto campo.

*** Enrico GIOVANNINI, docente universitario, ex presidente Istat, ex ministro del Lavoro, intervistato da Stefano Feltri, «Inutile detassare la casa, il governo ignora i poveri», 'Il Fatto Quotidiano', 21 luglio 2015

LINK articolo integrale qui