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martedì 6 ottobre 2015

#RITAGLI / Conformismo, cultura, libertà (Azar Nafisi)

[D: Ritiene che l'America sia un paese libero?]
Se mi consente una parolaccia è "il paese delle fottute opportunità", e in questo rimane certamente un paese libero. La libertà non si raggiunge mai del tutto, ma si cerca, come la felicità. E porta con sé un elemento di rischio, come ogni cosa per cui vale la pena vivere. Per quanto riguarda l'America, il rischio che vive oggi è il conformismo: non si deve dimenticare che tutti gli stati, anche quelli totalitari, offrono lusinghe e tentazioni. Nel momento in cui cediamo, ci abbandoniamo ai dettami del gruppo: e questo rappresenta la negazione della libertà. (...)

[D: C'è una relazione tra cultura e dittatura? In altre parole, la cultura può salvare dalla privazione della libertà?]
Rispondo con una battuta di Iosif Brodskij, che rifletteva sul fatto che Lenin, Stalin e Mao fossero tutti persone istruite: Stalin aveva diretto un giornale, Mao scriveva addirittura versi. Brodskij conclude che il problema è che «l'elenco delle loro vittime era infinitamente più lungo dell'elenco delle loro letture». 
A questo riguardo voglio aggiungere un elemento illuminante: sono le scienze umanistiche a spaventare sempre i tiranni.

*** Azar NAFISI, 1948, scrittrice iraniana residente negli Stati Uniti, autrice del recente Leggere Lolita a Teheran, intervistata da Antonio Monda, Azar Nafisi: le mille e una America, 'D', 5 settembre 2015

In mixtura, 1 altro contributo di Azar Nafisi qui



mercoledì 23 settembre 2015

#MOSQUITO / Immaginare, un diritto (Azar Nafisi)

La crisi che affligge gli Stati Uniti non è solo economica o politica. Qualcosa di più profondo sta sconquassando il paese: una visione mercenaria e utilitaristica insensibile al vero benessere della gente, che taglia fuori l'immaginazione e il pensiero, che marchia come insignificante la passione per la conoscenza. I toni sguaiati dei media e dei politici alimentano una mentalità pugilistica, e noi cittadini diventiamo semplici spettatori, con emozioni e sensazioni da stimolare costantemente in una sorta di scarica adrenalinica che ci trasforma in astanti passivi, dipendenti da questo gioco. (...)

Io mi oppongo all'idea che la passione e l'immaginazione siano superflue, che le discipline umanistiche non servano a niente dal punto di vista pratico o pragmatico, e che quindi debbano essere subordinate ad altre materie più «utili». Anzi: la conoscenza immaginativa è pragmatica. Ci aiuta a modellare la nostra idea del mondo e il posto che vi occupiamo; influenza la nostra capacità di scelta. Politici, educatori, imprenditori: siamo tutti condizionati da questa visione o dalla sua assenza. Se è vero che in una democrazia l'immaginazione e le idee sono secondarie - che sono una specie di lusso -, allora qual è lo scopo della vita, in una società di questo tipo? Che cosa renderà i suoi cittadini fedeli al proprio paese, che cosa li farà preoccupare del suo benessere e non solo dei propri interessi egoistici? Io sostengo che la conoscenza immaginativa è indispensabile - in termini molto pratici - per la formazione di una società democratica, per la sua concezione di sé stessa e del proprio futuro, e che riveste un ruolo importante nella tutela dell'ideale democratico. (...)

*** Azar NAFISI, 1948, scrittrice iraniana residente negli Stati Uniti, Per favore non rinunciate al diritto di immaginare, 'Sette', 18 settembre 2015