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martedì 21 gennaio 2020

#VIDEO / A cosa servono le leggi elettorali? (Gianfranco Pasquino)


Gianfranco PASQUINO,  1942
politologo, saggista, docente della John Hopkins University
A cosa servono le leggi elettorali?
youtube, 16 gennaio 2020
video, 3min17

Qualcuno, molti, tantissimi non sanno a cosa serve una legge elettorale. Serve a eleggere un Parlamento, mai un governo. In nessuna democrazia parlamentare il governo viene eletto dagli elettori. Nelle Repubbliche presidenziali, gli elettori eleggono il Presidente il quale, poi, si farà il suo governo. Le leggi elettorali buone danno potere agli elettori, meglio nei collegi uninominali dove davvero eleggono il/la parlamentare, oppure grazie ad un voto di preferenza. Potere agli elettori non ce ne fu né con la legge Calderoli né con la pessima Legge Rosato. Da quel che capisco non ce ne sarà neppure con la legge attualmente in discussione. Dunque, rimane molto da fare. (g.p.)

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venerdì 14 dicembre 2018

#VIDEO / Il Conte del popolo (Gianfranco Pasquino)


Gianfranco PASQUINO, 1942
politologo, saggista, docente della John Hopkins University
Il Conte del popolo
youtube, 12 dicembre 2018
video 2min51

Populiste sì sono le affermazioni del Presidente del Consiglio Conte. Fin dall’inizio dichiarò il suo populismo proponendosi come avvocato del popolo anche se il popolo non l’aveva in nessun modo né scelto né designato. Da allora continua a ripetere di rappresentare il popolo, in competizione con Salvini che, a sua volta, parla come rappresentante di 60 milioni di italiani. Quanto al “popolo” che non si fa rappresentare né dall’uno né dall’altro è logicamente composto da “nemici” del popolo buono che segue e sostiene governo e governanti. Questa concezione di democrazia, non proprio rappresentativa, ma neppure diretta, non sta da nessuna parte.
(dalla presentazione)

«Questa concezione di democrazia, non proprio rappresentativa, ma neppure diretta, non sta da nessuna parte»: parole precise, chiare, difficilmente contestabili (mf)

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domenica 29 luglio 2018

#VIDEO / L'antiparlamentarismo di Casaleggio (Gianfranco Pasquino)


L'antiparlamentarismo di Casaleggio
Gianfranco Pasquino,1942
politologo, saggista, docente della John Hopkins University
https://it.wikipedia.org/wiki/Gianfranco_Pasquino
video, 2min59

Sono molti coloro che hanno preparato il terreno all’affermazione di Casaleggio che fra qualche lustro il Parlamento non sarà più necessario. L’antiparlamentarismo degli intellettuali e dei commentatori italiani ha una storia che nasce con Prezzolini e giunge fino a chi con grande successo ha definito Casta tutti i parlamentari. C’ è anche un antiparlamentarismo dei governanti che non vogliono il controllo ad opera di un parlamento funzionante. Però, è difficile credere che una piattaforma telematica senza controlli trasparenti garantirà più democraticità e più efficacia di un Parlamento formato con una legge elettorale decente.
(dalla presentazione)

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sabato 12 maggio 2018

#MOSQUITO / Deficit democratico (Gianfranco Pasquino)

In sostanza, che cosa è “la crisi della democrazia”? Se “crisi” è la distanza fra le aspirazioni dei cittadini e le prestazioni dei governanti, allora quella crisi è immanente, strutturalmente sempre incombente, insita in tutti gli assetti democratici, persino potenzialmente feconda, in grado di spingere verso innovazioni e miglioramenti. Per capirne di più e meglio, sono giunto alla convinzione che il deficit democratico debba essere esplorato non nelle sue elusive e cangianti componenti “aspirazionali”, ma in quelle strutturali e, eventualmente, comportamentali. Allora, il deficit democratico può fare la sua comparsa in tre casi: primo, quando il regime risulta inadeguato nelle sue strutture di rappresentanza e di governo; secondo, quando le autorità non hanno le competenze necessarie; e, terzo, quando i cittadini sono apolitici, impolitici e antipolitici. Operando su queste considerazioni diventa possibile inseguire in tutte le sue manifestazioni la problematica del deficit democratico e, sommessamente, poiché non voglio aprire un altro già affollato fronte, anche la altrettanto complessa problematica del rendimento democratico. Voglio concludere in maniera positiva: l’esistenza di un deficit può costituire lo stimolo che spinge ad azioni migliorative.

*** Gianfranco PASQUINO, 1942, politologo, saggista, docente della John Hopkins University, Deficit democratici. Cosa manca ai sistemi politici, alle istituzioni e ai leader, Egea, 2018

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giovedì 14 settembre 2017

#VIDEO / Sinistra, campo o carovana? (Gianfranco Pasquino)


Sinistra, un campo o una carovana?
Gianfranco PASQUINO, 1942
politologo, saggista, docente della John Hopkins University, 
youtube, gianfrancopasquino, 13 settembre 2017
video 3min35

Quando la sinistra è un "campo" ci sarà sempre qualcuno che vuole marcare i confini e mettere paletti. Qualcuno chiederà che ci sia un capo del campo. Si troverà anche qualcuno che spinge fuori i "sinistri" che dissentono perché hanno idee diverse. La sinistra deve essere, sempre, una carovana che accoglie nel suo cammino, lascia scendere, ma incoraggia chi vuole a "salire" sui suoi carri.
(dalla presentazione)


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lunedì 10 luglio 2017

#VIDEO / Sinistra, deve saper essere plurale (Gianfranco Pasquino)


Sinistra, deve saper essere plurale
Gianfranco PASQUINO, 1942
politologo, saggista, docente della John Hopkins University, 
youtube, gianfrancopasquino, 6 luglio 2017
video 2min05

Non m’importa quante sono le sinistre: due, tre, cinque, tante, sparse. Non m’interessano le ambizioni dei dirigenti che si dicono di sinistra. Sono sicuro che la sinistra deve sapere diventare e rimanere plurale che vuole dire rispettosa delle proprie differenze, ma in grado di scegliere priorità e produrre decisioni. Deve perseguire una società giusta che riconosca il pluralismo e la competizione delle idee e che crei di volta in volta eguaglianze (plurale) di opportunità.
(dalla presentazione)

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venerdì 7 luglio 2017

#VIDEO / Il talento di Renzi (Gianfranco Pasquino)


Il talento di Renzi
Gianfranco PASQUINO,  1942
politologo, saggista, docente della John Hopkins University, 
youtube, gianfrancopasquino, 4 luglio 2017
video 2min12

“Maleducato di talento”, tale sarebbe Renzi nella valutazione primigenia di Ferruccio De Bortoli. 
La maleducazione l’ho vista e rivista poiché Renzi l’ha regolarmente esibita. Però, il talento non riesco a coglierlo. Sta nelle modalità con cui ha sloggiato Enrico Letta da Palazzo Chigi? con cui ha fatto riforme costituzionali brutte e pasticciate? con cui ha condotto una campagna referendaria plebiscitaria e l’ha persa? con cui, dopo averli spesso umiliati, ha spinto fuori dal PD una parte di dirigenti e militanti? Se questo è “talento”…
(dalla presentazione)

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sabato 17 giugno 2017

#VIDEO / Democrazia rappresentativa, due modi per distruggerla (Gianfranco Pasquino)


Come distruggere la democrazia rappresentativa
Gianfranco PASQUINO, 1942
politologo, saggista, docente della John Hopkins University, 
youtube, gianfrancopasquino, 14 giugno 2017
video 3min36

Chi vuole, più o meno consapevolmente, distruggere la democrazia rappresentativa chiede l’introduzione del vincolo di mandato e l’imposizione di un limite al numero dei mandati. 
Con la prima otterrà il risultato di impedire ai rappresentanti eletti di reagire a urgenze e emergenze (terremoti, inondazioni, epidemie, guerre) sulla base di quello sanno. 
Con il secondo si priverà della possibilità di premiare gli eletti che hanno operato bene. Poiché i parlamentari bravi sono pochi, mandarli a casa “burocraticamente” impoverisce la democrazia rappresentativa.
(dalla presentazione)


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sabato 3 giugno 2017

#VIDEO / Legge elettorale 'alla tedesca': imitazioni e manipolazioni (Gianfranco Pasquino)


Legge elettorale alla tedesca: 
imitazioni e manipolazioni
Gianfranco PASQUINO, 1942
politologo, saggista, docente della John Hopkins University, 
youtube, gianfrancopasquino, 1 giugno 2017
video 3min19

Sostenere che la proposta di nuova legge elettorale fatta da coloro che avevano spergiurato sull’Italicum equivalga all’attuale legge tedesca, che si chiama “rappresentanza proporzionale personalizzata”, è un’ennesima manipolazione dell’opinione pubblica e dei commentatori che non sanno e non vogliono sottoporre a verifica quanto dicono i politici. La nuova legge sarà poco proporzionale e niente personalizzata.
(dalla presentazione)

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martedì 25 aprile 2017

#SENZA_TAGLI / 25 aprile, il senso etico della Resistenza (Gianfranco Pasquino)

Chi avesse bisogno, ancora oggi (e sembrano essere in molti in Italia, ma anche in alcuni paesi europei, specialmente all’Est), di capire qual era e continua a essere il significato della Resistenza, dovrebbe assolutamente leggere le Lettere dei condannati a morte della Resistenza europea (in Italia pubblicato da Einaudi). Noterebbe, anzitutto, che la Resistenza non fu, in nessun paese europeo, un fenomeno esclusivamente di classe. Certo, furono i settori medio-bassi delle diverse società ad attivarsi. Erano anche stati i più oppressi dai rispettivi regimi autoritari, ma nel complesso l’aggettivo “interclassista” si attaglia ottimamente alla Resistenza. Dunque, per chi ha una visione equilibrata di che cosa è un popolo, la Resistenza fu guerra di popolo. In quelle lettere, scritte da combattenti di tutti i paesi europei, invasi e travolti dal nazismo, è possibile, anzi, facilissimo riscontrare alcuni elementi comuni, in particolare riguardo alle motivazioni e alle aspirazioni. La motivazione più forte e più diffusa è la (ri)conquista della libertà. È in nome della ricerca della libertà che milioni di uomini e donne europee presero le armi e rischiarono consapevolmente la vita, perdendola, come rivelano molte struggenti lettere, con grande serenità.

In queste lettere, i desideri di vendetta e le manifestazioni di odio sono sostanzialmente assenti. Sono, invece, molto presenti e visibili gli auspici che le loro morti siano utili, che contribuiranno a preparare un mondo migliore. Ancora una volta, in maniera sorprendente, certo con toni e accenni diversi che derivano, sì, dalle diversificate sensibilità e culture dei condannati a morte, si notano straordinarie somiglianze concernenti il mondo che quei resistenti avrebbero voluto costruire. Sullo sfondo, per tutti, sta ovviamente l’aspirazione alla pace, vale a dire a porre termine alle ricorrenti guerre. Tuttavia, ancora più chiara è la richiesta di giustizia sociale nella consapevolezza che nessuna pace può essere duratura se non è una pace riconosciuta come giusta ovvero basata su un assetto che protegga e promuova i diritti dei cittadini e che stabilisca criteri condivisi per la suddivisione delle risorse. No, non è né ricerca né anelito alla prosperità, ma l’obiettivo indicato è anche l’accesso ai frutti del proprio lavoro. Infine, ma assolutamente non come elemento marginale, questi condannati a morte condividono un elemento, forse embrionale, ma che si affaccia alle loro menti: il superamento dei gretti nazionalismi guerrafondai. L’idea che una pace giusta debba essere costruita superando, se non abolendo del tutto i nazionalismi, circola in molte lettere. È l’idea alla quale daranno sostanza fortissima Altiero Spinelli, Ernesto Rossi e Eugenio Colorni con il Manifesto di Ventotene (1941) redatto nel mezzo della guerra civile europea. Gli Stati nazionali sono fonti di guerre. Per renderle impraticabili è essenziale costruire un’Europa dei popoli che, naturalmente, è molto di più di un grande mercato. È uno spazio di diritti civili, politici, sociali, di convivenza, per l’appunto, nella pace, dove il perseguimento di politiche di potenza non ha più nessun senso.

Celebrare degnamente la Resistenza oggi (e domani) obbliga a riconoscere il messaggio delle lettere dei condannati a morte. Sono le loro ultime, nobili, solenni, mai retoriche, mai vendicative, parole. Quelle parole hanno un senso storico che, quindi, esclude dalle celebrazioni tutti coloro che allora stavano con i repressori e che oggi riadattano alcuni slogan di quei repressori. Hanno un senso politico che riguarda la costruzione di condizioni che impediscano il ripetersi dei fenomeni che portarono all’oppressione dei popoli europei. Hanno, infine, un potentissimo senso etico: cercare la pace nella giustizia sociale. Celebrare la Resistenza significa anche adoperarsi per un’Europa che sappia perseguire la giustizia sociale per i suoi cittadini e per tutti coloro, da dovunque vengano, che ripongono molte speranze nella giustizia.

*** Gianfranco PASQUINO, 1942, politologo, docente della John Hopkins University, 25 aprile: il senso etico della Resistenza, in 'qualcosacheso', 'gianfrancopasquino.wordpress', 23 aprile 2017, qui


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giovedì 9 marzo 2017

#VIDEO / La moglie di Cesare, e l'etica pubblica (Gianfranco Pasquino)


La moglie di Cesare e l'etica pubblica
Gianfranco PASQUINO
yout tube, 6 marzo 2017
video 2min29

La moglie di Cesare s’interroga sul perché soltanto a lei tocchi rimanere al di sopra di qualsiasi sospetto. 
E gli altri parenti dell’ex-capo del PD e il suo più stretto collaboratore, quasi un fratello, a loro no? 
Qualche volta i potenti dovrebbero pensare meno alla giustizia ad orologeria e fare scoccare l’ora dell’etica in politica. 
(dalla presentazione)

Parole semplici. Anche banali. Se non fossimo in Italia (mf)


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martedì 21 febbraio 2017

#VIDEO / Sinistra, le scissioni fanno parte della sua storia (Gianfranco Pasquino)


Le scissioni fanno parte della storia della sinistra europea
Gianfranco PASQUINO, 1942
politologo, docente della John Hopkins University
pubblicato da Gianfranco Pasquino, youtube, 17 febbraio 2017
video, 1min58

Tutti i maggiori partiti di sinistra europei hanno avuto scissioni. Più articolata e variegata delle destre, la sinistra non ha ancora imparato come fare fronte alle diversità, sociali, generazionali, culturali, del suo elettorato. Nessun pensiero unico meno che mai il comando di un uomo può caratterizzare la sinistra. Solo una sinistra plurale riesce a garantire rappresentatività e governo.
(dalla presentazione)

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sabato 31 dicembre 2016

#VIDEO / Nuovo anno, e l'ombra lunga del vecchio (Gianfranco Pasquino)


Gianfranco PASQUINO,  1942
politologo, docente della John Hopkins University
Sul nuovo anno l'ombra lunga del vecchio
pubblicato da Gianfranco Pasquino, youtube, 29 dicembre 2016
video, 3min18

L'anno 2017 sta per cominciare, ma il 2016 non ha intenzione di finire. L’ombra lunga di tre avvenimenti diversamente importanti inciderà non poco per tutto l’anno (e oltre). Né i britannici né l’Unione Europea sanno esattamente come venire a capo della Brexit. La transizione da impresario televisivo e palazzinaro a Presidente degli USA riguarda non soltanto Donald Trump, ma il mondo e i suoi molti problemi. L’apprendistato rischia di essere lungo, tormentato e pericoloso. Gli sconfitti del referendum costituzionale italiano non hanno riflettuto sulle loro drammatiche inadeguatezze e preparano non rimedi, ad esempio, una legge elettorale decente, ma vendette. Auguri 2017! 
(dalla presentazione)

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domenica 11 dicembre 2016

#VIDEO / Ulivisti, riflettete sul passato e andate oltre (Gianfranco Pasquino)


Gianfranco PASQUINO, 1942
politologo, docente della John Hopkins University
Ulivisti, riflettete sul passato e andate oltre
pubblicato da Gianfranco Pasquino, youtube, 9 dicembre 2016
video, 1min59


I nostalgici dell'Ulivo sono fra i perdenti di un referendum che hanno maldestramente e tardivamente appoggiato con riferimento a loro vaghe tesi istituzionali di vent'anni fa. Qualcuno vuole riesumare un'esperienza mal guidata e sconfitta. Meglio di no.
(dalla presentazione)

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domenica 9 ottobre 2016

#VIDEO / Riforma Costituzionale, la fisarmonica del Presidente della Repubblica (Gianfranco Pasquino)


Gianfranco PASQUINO, 1942
politologo, docente della John Hopkins University
La fisarmonica del Presidente della Repubblica
diffuso da youtube, Gianfranco Pasquino, 7 ottobre 2016
video, 2min17

«Le mani lunghe della riforma impediranno al Presidente della Repubblica di suonare la fisarmonica dei suoi poteri. Non nominerà più il Presidente del Consiglio. Non sarà più lui a decidere se sciogliere o non sciogliere la Camera dei deputati. Glielo imporrà il Presidente del Consiglio con la sua maggioranza ingrassata dal premio in seggi.»

Poco più di due minuti, secchi e precisi, di considerazioni nel merito della (pessima) riforma costituzionale: niente astrattezze, niente divagazioni e niente 'fuffa'. 
Un no puntuale, nel punto indicato non contestabile. (mf)

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Se interessa sapere del mancato confronto con Renzi, prima annunciato e poi disdetto, a 'Rai Radio Anch'io', leggere:
*** Gianfranco Pasquino, intervistato da Rachele Gonnelli, "Vengo anch'io no tu no", 'il manifesto', 8 ottobre 2016, qui

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venerdì 7 ottobre 2016

#LIBRI PREZIOSI / "Il No positivo", di Gianfranco Pasquino (recensione di M. Ferrario)

Gianfranco Pasquino, "Il No positivo.
Per la Costituzione. Per le buone riforme. 
Per migliorare la politica e la vita"
Edizioni Epoké, 2016
pagine 102, € 12,00, ebook € 3,11

Quando il No non è conservazione
Un'introduzione, 23 capitoli, una chiusura. 
Si tratta di articoli recenti comparsi sulla stampa quotidiana, ma anche in pubblicazioni più 'defilate' e specialistiche, che hanno per tema la riforma costituzionale e la legge elettorale. 
Come dice il titolo del libro (Il no positivo), il no fa da motivo conduttore: un no netto, tagliente, limpido e sempre abbondantemente argomentato. Ma è un no 'aperto': come si usa dire, 'costruttivo'. Perché le possibili alternative alle scelte - pessime secondo l'autore - compiute dal ceto politico attuale, esistono; e nella ventina di testi qui raccolti sono anche adombrate. Sono del resto ispirate alla ricca produzione 'critica' che Gianfranco Pasquino, politologo di lungo corso, tra i più autorevoli studiosi del sistema politico italiano, ha sviluppato negli anni. 
Una conferma, questa, che smentisce l'accusa che chi è contro 'queste' riforme sia contro 'il' cambiamento e dimostra invece che esiste da sempre, robusto e competente, un riformismo che ostinatamente ha tentato di proporre negli anni 'altre' soluzioni, senza limitarsi ad accettare supinamente, in beata (secondo chi accusa, anche beota) conservazione, lo stato delle cose. 
E' vero: a questo riformismo serio e impegnato, costituito da studiosi preparati e con uno sguardo capace di comparare sistemi internazionali, imparando anche da qui tutto ciò che può essere imparato e trasferito, si può imputare di non essere riuscito nello sforzo di farsi ascoltare. E' tuttavia certo che per essere ascoltati occorre qualcuno che ascolti: e la politica, cui alla fine, in campi come questo, è demandato il compito di produrre risultati, una volta di più, ha manifestato più sordità che attenzione (almeno finché non ha deciso, con leggerezza e ignoranza, di lanciare propagandisticamente il 'cambiamento-comunque' come riforma).

Chi vuole farsi sollecitare da un pensiero 'intelligente' (nel senso più propriamente etimologico: 'che sa cogliere i nessi senza rinunciare alla profondità') ha due ore utili da impiegare: per confrontarsi, tra l'altro, con una scrittura ampia e rotonda, che mentre fa provare momenti di godimento estetico per il rimando al periodare dell'italiano più classico (finalmente!), sa produrre chiarezza anche su argomenti tecnici, senza rinunciare a battute di ironia tagliente e stilettate verso il mondo della politica, talvolta pure verso qualche collega.

*** Massimo Ferrario, per Mixtura

«
Decisamente conforme al dettato costituzionale è stato il referendum del giugno 2006. Chiesto dal centro-sinistra contro le revisioni costituzionali formulate e approvate dalla maggioranza di centro-destra (56 articoli modificati), il referendum costituzionale, per il quale nessuno adoperò l’aggettivo confermativo, essendo ben altre le conseguenze desiderate e prevedibili, ebbe uno svolgimento da manuale. Al quesito se approvavano le modifiche, il 61 percento del 52 per cento di elettori andati alle urne risposero “no”. Neppure in questo caso, vi furono politici, capi di partito o governanti (nell’aprile 2006 l’Unione di centro-sinistra aveva vinto le elezioni ed era fortunosamente tornata al governo) che sfruttarono la campagna elettorale per accrescere il loro prestigio e/o potere politico. Nessuno si intestò la vittoria. (Gianfranco Pasquino, "Il No positivo. Per la Costituzione. Per le buone riforme. Per migliorare la politica e la vita", Edizioni Epoké, 2016)

Da decenni ormai non possono esserci dubbi sul fatto che il “dispositivo” più efficace nella stabilizzazione del governo e del suo capo, punto da ritenere, è il voto di sfiducia costruttivo inventato dai Costituenti della Repubblica federale tedesca nel 1949 e importato dagli spagnoli quando scrissero la loro Costituzione democratica nel 1977. 
Ho spesso sottolineato che dal 1949 ad oggi ci sono stati meno Cancellieri in Germania che Primi ministri nel Regno Unito. Credo sia utile aggiungere che anche i capi di governo in Spagna e i loro governi sono stati straordinariamente stabili. Le difficoltà attuali di dare vita ad un governo in Spagna attengono ad un’altra sfera, quella del sistema dei partiti, e potrebbero anche essere ricondotte a una legge elettorale molto vantata e suggerita da coloro che oggi appoggiano l’Italicum come un toccasana che il mondo ci invidierà. Interrogato perché non avesse proposto il voto di sfiducia costruttivo, Renzi rispose che non glielo avrebbero lasciato fare. Mentre riflettiamo, con qualche scetticismo, su questa affermazione, siamo obbligati ad aggiungere un non piccolo particolare: il voto di sfiducia costruttiva si accompagna a sistemi elettorali proporzionali. Certamente non si accompagna a sistemi elettorali che, grazie al premio di maggioranza, mandano in Parlamento una maggioranza assoluta il cui leader dovrà essere prescelto come capo del governo. In condizioni normali, la sostituzione di quel capo di governo è impensabile. (Gianfranco Pasquino, "Il No positivo. Per la Costituzione. Per le buone riforme. Per migliorare la politica e la vita", Edizioni Epoké, 2016)
»

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venerdì 9 settembre 2016

#VIDEO / M5S, schiacciato tra critica e rifiuto (Gianfranco Pasquino)


Gianfranco PASQUINO
politologo, docente della John Hopkins University
L'antipolitica dei 5Stelle
schiacciata tra critica e rifiuto
diffuso da youtube, Gianfranco Pasquino, 7 settembre 2016
video, 2min19

Con l’antipolitica si può fare molta strada, non tutta. L’antipolitica è critica, spesso giustificata, della politica, ma è anche rifiuto della politica, raramente giustificabile. L’antipolitica dei “cittadini” delle Cinque Stelle, schiacciata fra critica e rifiuto, a Roma si è scontrata frontalmente con la politica, cattiva, quella che c’era e perdura, e buona, quella che il sindaco Raggi ha promesso, ma che, finora, ha dimostrato di non conoscere. Gli esiti, almeno temporaneamente, molto preoccupanti.
(dalla presentazione)

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martedì 16 agosto 2016

#LINK / Italicum e Costituzione, nessun baratto (Gianfranco Pasquino)

Non c’è proprio niente da scambiare fra un Italicum malamente rielaborato dalla minoranza del PD e un “sì” alle revisioni costituzionali malamente fatte approvare dal Parlamento e peggio difese dal PD e dai suoi, neppure adeguatamente informati, costituzionalisti e improvvisati politologi. Non è vero che le due riforme vanno insieme e non è neppure vero che evirando l’Italicum del ballottaggio e riducendo un pochino il premio di maggioranza avremmo una legge elettorale decente. Da un lato, la minoranza del PD combatte una battaglia sbagliata; dall’altro, la maggioranza si impunta e, per bocca del ministro Boschi, cerca di riscattare un Parlamento che ha compresso nel corso della discussione sulle riforme e stravolto con la pasticciata e confusa riforma del Senato. Boschi dimenticando oppure proprio non sa che nella Costituzione italiana i referendum sono lo strumento a disposizione dei cittadini per controllare le leggi approvate dal Parlamento e, con maggioranze apposite, farle decadere . Se, davvero, vogliamo trovare un nesso fra legge elettorale e modifiche costituzionali, allora bisogna fuoruscire dal mantra di una governabilità assurdamente identificata con la stabilità del governo la cui maggioranza parlamentare sarà gonfiata dai molti seggi garantiti dal premio dell’Italicum.

*** Gianfranco PASQUINO, politologo, saggista, Italicum e 'Sì': nessun baratto è possibile, 'Il Fatto Quotidiano', 12 agosto 2016

LINK articolo integrale qui


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lunedì 8 agosto 2016

#VIDEO / Politica, è comunicazione (Gianfranco Pasquino)


Gianfranco PASQUINO
politologo, docente della John Hopkins University
La politica è comunicazione
diffuso da youtube, Gianfranco Pasquino, 6 agosto 2016
video, 2min26

«Se dovessi scegliere fra un governo senza giornali e giornali senza un governo non esiterei a scegliere la seconda opzione". Queste parole di Thomas Jefferson, terzo Presidente degli USA, dal 1801 al 1809, sono preziose. Dicono che è meglio un libero e pluralista conflitto di idee sui mass media che un governo che disponga a suo piacimento delle reti televisive pubbliche e che manipoli, certo, indirettamente, l'informazione. Il resto, direbbe appropriatamente Shakespeare, "è silenzio". Purché sia un silenzio non di parte e fecondo, vale a dire porti alla riforma dell'art. 21 della Costituzione italiana.» 
(dalla presentazione)

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lunedì 1 agosto 2016

#VIDEO / Dentro la Riforma, la legge elettorale (Gianfranco Pasquino)


Gianfranco PASQUINO
politologo, docente della John Hopkins University
https://it.wikipedia.org/wiki/Gianfranco_Pasquino
Dentro la Riforma, la legge elettorale
Reggio Emilia, 16 Luglio 2016, PolitiCamp2016
video 25min31

Gianfranco Pasquino è politologo di autorevolezza indiscussa.
Qui un suo intervento imperdibile: che fa chiarezza sul tema della legge elettorale, anche ampliando l'analisi a livello internazionale per cogliere l'essenza dei sistemi elettorali dell'area anglosassone e continentale.
Parole importanti: che danno ulteriore conferma di quanto sia pasticciato il nostro Italicum
La chiusura è quanto mai efficace: «L'Italicum non cambia la forma di governo parlamentare, ma la deforma e la stravolge»  (mf)


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