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martedì 16 agosto 2016

#LINK / Italicum e Costituzione, nessun baratto (Gianfranco Pasquino)

Non c’è proprio niente da scambiare fra un Italicum malamente rielaborato dalla minoranza del PD e un “sì” alle revisioni costituzionali malamente fatte approvare dal Parlamento e peggio difese dal PD e dai suoi, neppure adeguatamente informati, costituzionalisti e improvvisati politologi. Non è vero che le due riforme vanno insieme e non è neppure vero che evirando l’Italicum del ballottaggio e riducendo un pochino il premio di maggioranza avremmo una legge elettorale decente. Da un lato, la minoranza del PD combatte una battaglia sbagliata; dall’altro, la maggioranza si impunta e, per bocca del ministro Boschi, cerca di riscattare un Parlamento che ha compresso nel corso della discussione sulle riforme e stravolto con la pasticciata e confusa riforma del Senato. Boschi dimenticando oppure proprio non sa che nella Costituzione italiana i referendum sono lo strumento a disposizione dei cittadini per controllare le leggi approvate dal Parlamento e, con maggioranze apposite, farle decadere . Se, davvero, vogliamo trovare un nesso fra legge elettorale e modifiche costituzionali, allora bisogna fuoruscire dal mantra di una governabilità assurdamente identificata con la stabilità del governo la cui maggioranza parlamentare sarà gonfiata dai molti seggi garantiti dal premio dell’Italicum.

*** Gianfranco PASQUINO, politologo, saggista, Italicum e 'Sì': nessun baratto è possibile, 'Il Fatto Quotidiano', 12 agosto 2016

LINK articolo integrale qui


In Mixtura altri 4 contributi di Gianfranco Pasquino qui

domenica 7 agosto 2016

#SPILLI / Politicismo, tra Italicum e Costituzione (M. Ferrario)

Ripetono che non potranno votare sì al referendum costituzionale se non cambierà la legge elettorale. 
Sono politici, della minoranza Pd, ma non solo: De Benedetti e Scalfari, ad esempio, per citare i due massimi esponenti, e fondatori, del gruppo Espresso-Repubblica, dicono la stessa cosa.

È vero che, insieme, Italicum e riforma costituzionale (il 'combinato disposto', come viene chiamato), producono una sinergia legislativa che qualificare una 'schifezza', sia dal punto vista tecnico-giuridico che per gli effetti politici annunciati, è un eufemismo. 
Ma la riforma costituzionale, quanto a sfregio portato alla Carta fondamentale, se la cava egregiamente anche da sola.

Forse, con un Italicum revisionato (come probabilmente obbligherà a fare la Consulta a ottobre), si ridurrà il potenziale di 'anti-democrazia, o quanto meno di crescente 'a-democrazia', denunciato da molti costituzionalisti autorevoli.
Tuttavia sarà una riduzione, appunto; e soltanto di qualche grado.
Mi domando allora perché questi ripetuti ammiccamenti, peraltro ogni volta respinti al mittente con il tradizionale sgarbo dalla solita arroganza autosufficiente della casta renziana.

'Se' aspiriamo a far diventare la politica Politica, dovremmo abbandonare il 'politicismo': anche come atteggiamento mentale, oltre che come prassi.
Perché mediare è sano, ma su tutto e senza limiti, anche a costo di compromettere principi e valori che vengono da lontano (e non ci sono stati regalati dalla benevolenza del cielo), è arrendevolezza che diventa complicità.
Dovrebbe valere per ognuno di noi: che si sia politici, o no.

Ma forse sbaglio io.
È quel 'se' della riga di sopra che non interessa.

*** Massimo Ferrario, Politicismo, tra Italicum e Costituzione, per Mixtura

lunedì 1 agosto 2016

#VIDEO / Dentro la Riforma, la legge elettorale (Gianfranco Pasquino)


Gianfranco PASQUINO
politologo, docente della John Hopkins University
https://it.wikipedia.org/wiki/Gianfranco_Pasquino
Dentro la Riforma, la legge elettorale
Reggio Emilia, 16 Luglio 2016, PolitiCamp2016
video 25min31

Gianfranco Pasquino è politologo di autorevolezza indiscussa.
Qui un suo intervento imperdibile: che fa chiarezza sul tema della legge elettorale, anche ampliando l'analisi a livello internazionale per cogliere l'essenza dei sistemi elettorali dell'area anglosassone e continentale.
Parole importanti: che danno ulteriore conferma di quanto sia pasticciato il nostro Italicum
La chiusura è quanto mai efficace: «L'Italicum non cambia la forma di governo parlamentare, ma la deforma e la stravolge»  (mf)


In Mixtura altri 2 contributi di Gianfranco Pasquino qui

martedì 26 luglio 2016

#LINK / Italicum, perché da cestinare (Gianfranco Pasquino)

Nessun sistema elettorale è fatto per eleggere un governo. Anche nelle Repubbliche presidenziali, nelle quali il Presidente eletto dai cittadini è capo dello Stato e del governo, esiste uno specifico sistema elettorale per eleggere il Congresso/Parlamento. A nessun sistema elettorale è mai stato prioritariamente attribuito il davvero oneroso compito di designare il vincitore la sera stessa delle elezioni. (...)

*** Gianfranco PASQUINO, politologo e saggista, Ecco perché l'Italicum va cestinato, 'La Srampa', 24 luglio 2016

LINK articolo integrale qui



In Mixtura 1 altro contributo di Gianfranco Pasquino qui

giovedì 17 marzo 2016

#AUDIO / Referendum Costituzionale e Italicum (Marco Travaglio)


Marco TRAVAGLIO
La petizione sul Referendum Costituzionale e sull'Italicum 
intervista a Radio Radicale qui
(audio, 11min13)

Per firmare la petizione, qui

In Mixtura altri 8 contributi di Marco Travaglio qui

giovedì 24 dicembre 2015

#SENZA_TAGLI / Una pasticca di Italicum, e basta voglia di democrazia (Alessandro Robecchi)

Elezioni in Spagna? In Francia? Puapua Nuova Guinea? Tranquilli: due compresse di Italicum prima del voto e passa la paura. Il refrain della settimana è questo: siccome il bipolarismo non esiste più (tendenza europea conclamata), facciamo una legge elettorale che lo imponga a martellate alla festante popolazione, che così avrà finalmente in dono il bene che più desidera: la stabilità politica. Risolto con la fiction il problema del bipolarismo, si affiderebbe il potere, con scarsissimi contrappesi, a un partito solo, che a quel punto sarebbe super-maggioritario in Parlamento e decisamente minoritario nel paese. Sembrerebbe la vecchia storia della coperta corta: volete più libertà o più sicurezza?, si chiede per lottare contro il terrorismo. Analogamente nella politica si chiede: volete più stabilità o più rappresentanza?

Esiste però in questa semplice equazione una specie di errore di base, un peccato originale, una gamba del tavolo non solidissima. Che è proprio lì: stabilità. Ma è così vero che l’Italia è la patria dell’instabilità politica? Che le divisioni frenano il paese? Che non si riesce a governare? E non è bizzarro che chi dice che così non va bene, che non si governa, siano proprio quelli che governano, e dicono di farlo bene e con efficienza? Il ragionamento zoppica. Anche perché, a guardare i suoi sviluppi generali, la stabilità politica italiana è strabiliante. Persino quando si cambiava un governo ogni sei mesi, ai tempi della prima repubblica, la stabilità era a prova di bomba, si davano il cambio attori e comparse nella stanza dei bottoni, ma il disegno restava più o meno identico. Facevano i turni, i vecchi volponi della prima repubblica, ma il lavoro era sempre quello.

Se si guardano per esempio le politiche sul lavoro degli ultimi vent’anni, non c’è niente di più tremendamente stabile. Cominciò il governo Prodi (1996) a sventolare la bandiera della “flessibilità”, senza la quale, ci dissero, saremmo morti tutti. L’allora ministro Treu stappò il vaso di Pandora del lavoro flessibile e precario, che dilagò nel paese, che si impose senza freni e controlli, fino alla sua regolamentazione finale con il Jobs act: tutti un po’ precari, cioè licenziabili a un costo minimo, tutti demansionabili eccetera, eccetera. Si può dunque dire che nel giro di una ventina d’anni, con strappi improvvisi e lunghe pause, con governi di destra e di sinistra, con i fini economisti prodiani e con la compagnia di giro del poro Silvio, il disegno di flessibilizzazione e precarizzazione del lavoro si è perfettamente compiuto. Impeccabile opera di stabilità politica: chiunque governasse, il disegno era quello, ed è stato eseguito.

Ci sarebbero altri esempi, ovviamente, non ultimo il fatto che abbiamo sempre mandato aerei, armi e soldati dove ci hanno chiesto di mandarli, altro esempio di stabilità. Insomma, non siamo così instabili, diciamo anzi che specie nelle politiche economiche siamo stabilissimi, come dimostra il fatto che le diseguaglianze sociali sono aumentate, negli ultimi anni, piuttosto costantemente, e non diminuite: un capolavoro a cui hanno concorso tutti, chi più chi meno, altro esempio di continuità politica niente male.
L’Italicum come garanzia di stabilità, dunque, lascia perplessi. Indicare la Spagna dicendo: “Visto? Col nostro trucchetto non sarebbe successo” è suggestivo ma non porta lontano. E’ vero: col trucchetto dell’Italicum Rajoy finirebbe per formare un governo, in solitudine e maggioranza assoluta: un governo con superpoteri che sarebbe espressione di un elettore su quattro. Una spallata abbastanza decisa al concetto di democrazia rappresentativa. E vabbé, non facciamola lunga, avrete un po’ meno democrazia, ma vuoi mettere la stabilità?

*** Alessanro ROBECCHI, giornalista e scrittore, Una pasticca d’Italicum e ti passa subito la voglia di democrazia, 'Il Fatto Quotidiano', 23 dicembre 2015, qui

In Mixtura altri 11 contributi di Alessandro Robecchi qui

venerdì 8 maggio 2015

#VIGNETTE / Biani, Ebert, Vauro, ellekappa, Magnasciutti, Altan


MauroBIANI
Expo profughi, 'il manifesto', 8 maggio 2015

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EBERT
Cervello e cuore insieme, blog ebert, 6 maggio 2013

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VAURO
La firma, 'Il Fatto Quotidiano', 6 maggio 2015

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ellekappa
Civati, 'la Repubblica', 7 maggio 2015

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Fabio MAGNASCIUTTI
Drogati, blog fabiomagnasciutti, 6 maggio 2015

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ALTAN
Uscita dal tunnel, 'L'Espresso', 14 maggio 2015

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Mauro BIANI
Meritocrazia, Migranti, 'il manifesto' 6 maggio 2015