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mercoledì 26 febbraio 2020

#SGUARDI POIETICI / Alla povera mia fragilità (Marina Cvetaeva)

Alla povera mia fragilità
tu guardi senza dire una parola.
Tu sei di marmo, ma io canto,
tu - statua, ma io - volo.

So bene che una dolce primavera
agli occhi dell’Eterno - è un niente.
Ma sono un uccello, non te la prendere
se è leggera la legge che mi governa.

*** Marina CVETAEVA, da Scusate l’amore. Poesie 1915-1925, Passigli, 2013, Traduzione di Marilena Rea, in 'il canto delle sirene', 4 gennaio 2015, qui


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giovedì 19 dicembre 2019

#SGUARDI POIETICI / Cammini, a me somigliante (Marina Cvetaeva)

Cammini, a me somigliante,
gli occhi puntando in basso.
Io li ho abbassati – anche!
Passante, fermati!

Leggi – di ranuncoli
e di papaveri colto un mazzetto
– che io mi chiamavo Marina
e quanti anni avevo.

Non credere che qui sia – una tomba,
che io ti apparirò minacciando…
A me stessa troppo piaceva
ridere quando non si può!

E il sangue affluiva alla pelle,
e i miei riccioli s’arrotolavano…
Anch’io esistevo, passante!
Passante, fermati!

Strappa uno stelo selvatico per te
e una bacca – subito dopo.
Niente è più grosso e più dolce
d’una fragola di cimitero.

Solo non stare così tetro,
la testa chinata sul petto.
Con leggerezza pensami,
con leggerezza dimenticami.

Come t’investe il raggio di sole!
Sei tutto in un polverìo dorato…
E che almeno però non ti turbi
la mia voce di sottoterra.

*** Marina Ivanovna CVETAEVA, 1892-1941, poetessa russa, Cammini a me somigliante, Koktebel, 3 maggio 1913, traduzione di Pietro Antonio Zveteremich, da Marina Ivanovna Cvetaeva, Poesie, Feltrinelli, Milano, 1979, in 'poeisainrete.com', 15 dicembre 2019, qui 

Commento di 'poesiainrete.com': Inviando, nel marzo 1914, questa e altre poesie a un conoscente, la Cvetaeva scriveva: « … Io non credo nell’esistenza di Dio e della vita ultraterrena. Di qui la disperazione, il terrore della vecchiaia e della morte. Assoluta impossibilità di natura di pregare e di sottomettermi. Amore folle per la vita: febbrile, delirante sete di vivere». qui 


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giovedì 28 novembre 2019

#SGUARDI POIETICI / Ho gettato uno sguardo, come al primo incontro (Marina Cvetaeva)

Ho gettato uno sguardo, come al primo incontro
Non si guarda.
Gli occhi neri hanno inghiottito lo sguardo.

Ho levato le ciglia e me ne sto lì.
– E allora, – son luminosa? –
Non lo dirò, che m’ha centellinata fino alle radici.

La pupilla ha inghiottito fino all’ultima goccia.
E me ne sto lì.
E scorre la tua anima nella mia.

*** Marina Ivanovna CVETAEVA, 1892-1941, poetessa russa, Ho gettato uno sguardo come al primo incontro, 7 agosto 1916, traduzione di Haisa Pessina Longo, da Verste, 1916, in Il lato oscuro dell’amore, Panozzo Editore, 2000, segnalata in 'poeisainrete.com', 21 novembre 2019, qui


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sabato 3 agosto 2019

#SGUARDI POIETICI / Io sono una pagina per la tua penna (Marina Cvetaeva)

Io sono una pagina per la tua penna.
Tutto ricevo. Sono una pagina bianca.
Io sono la custode del tuo bene:
lo crescerò e lo ridarò centuplicato.

Io sono la campagna, la terra nera.
Tu per me sei il raggio e l’umida pioggia.
Tu sei il mio Dio e Signore,
e io sono terra nera e carta bianca.

*** Marina CVETAEVA, 1892-1941, poetessa russa, Io sono una pagina per la tua penna, 10 luglio 1918, da Poesie, Feltrinelli, 1979, traduzione di Pietro A. Zveteremich, citata in 'ilcantodellesirene', 19 luglio 2019,qui


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