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mercoledì 18 maggio 2022

#SGUARDI POIETICI / Il superstite (Primo Levi)

Since then, at an uncertain hour,
Dopo di allora, ad ora incerta,
Quella pena ritorna,
E se non trova chi lo ascolti
Gli brucia in petto il cuore.
Rivede i visi dei suoi compagni
Lividi nella prima luce,
Grigi di polvere di cemento,
Indistinti per nebbia,
Tinti di morte nei sonni inquieti:
A notte menano le mascelle
Sotto la mora greve dei sogni
Masticando una rapa che non c’è.
“Indietro, via di qui, gente sommersa,
Andate. Non ho soppiantato nessuno,
Non ho usurpato il pane di nessuno,
Nessuno è morto in vece mia. Nessuno.
Ritornate alla vostra nebbia.
Non è mia colpa se vivo e respiro
E mangio e bevo e dormo e vesto panni”.

*** Primo LEVI, 1919-1987, scrittore, poeta, testimone dei lager, Il superstite, 4 febbraio 1984, da Ad ora incerta, Garzanti Editore, 1984, in 'poesia in rete', 2 settembre 2018, qui


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sabato 27 novembre 2021

#MOSQUITO / Ogni tempo ha il suo fascismo (Primo Levi)

Ogni tempo ha il suo fascismo: se ne notano i segni premonitori dovunque la concentrazione di potere nega al cittadino la possibilità e la capacità di esprimere ed attuare la sua volontà. A questo si arriva in molti modi, non necessariamente col terrore dell’intimidazione poliziesca, ma anche negando o distorcendo l’informazione, inquinando la giustizia, paralizzando la scuola, diffondendo in molti modi sottili la nostalgia per un mondo in cui regnava sovrano l’ordine, ed in cui la sicurezza dei pochi privilegiati riposava sul lavoro forzato e sul silenzio forzato dei molti.  

*** Primo LEVI, 1919-1987, scrittore, poeta, testimone dei lager, da Un passato che credevamo non dovesse tornare più, 'Corriere della sera', 8 maggio 1974 


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venerdì 14 maggio 2021

#SGUARDI POIETICI / Alzarsi (Primo Levi)

Sognavamo nelle notti feroci
Sogni densi e violenti
Sognati con anima e corpo:
Tornare; mangiare; raccontare.
Finché suonava breve sommesso
Il comando dell’alba:
    “Wstawàc”:
E si spezzava in petto il cuore.
Ora abbiamo ritrovato la casa,
il nostro ventre è sazio,
abbiamo finito di raccontare.
E’ tempo. Presto udremo ancora
Il comando straniero:
    “Wstawàc”.

*** Primo LEVI, 1919-1987, scrittore, poeta, testimone dei lager, scrittore, poeta, Alzarsi, 11 gennaio 1946, in 'il canto delle sirene', 16 luglio 2009, qui


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martedì 5 gennaio 2021

#CIT / I mostri esistono (Primo Levi)

I mostri esistono, 
ma sono troppo pochi per essere veramente pericolosi; 
sono più pericolosi gli uomini comuni, 
i funzionari pronti a credere e ad obbedire senza discutere. 

*** Primo LEVI, 1919-1987, scrittore, poeta, testimone dei lager 
Se questo è un uomo, 1947, Einaudi, 2015
facebook, 3 gennaio 2021, qui

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mercoledì 9 dicembre 2020

#MOSQUITO / Stupido, un insulto cocente (Primo Levi)

Sulla qualità del nostro cervello siamo tutti molto permalosi. Accusare il prossimo di essere debole di reni, o di polmoni, o di cuore, non è un reato; definirlo debole di cervello invece si. Essere giudicati stupidi, e sentirselo dire, è più doloroso che sentirsi definiti golosi, bugiardi, violenti, lussuriosi, pigri, codardi: ogni debolezza, ogni vizio ha trovato i suoi difensori, la sua retorica, la sua nobilitazione ed esaltazione, ma la stupidità no. [...]

«Stupido» è una parola forte e un insulto cocente: forse è questa la ragione per cui, in tutte le lingue e soprattutto nei dialetti, il termine possiede una miriade di sinonimi, più o meno eufemistici, come avviene per le parole attinenti al sesso e alla morte.

*** Primo LEVI, 1919-1987, scrittore, poeta, testimone dei lager, L'altrui mestiere, Einaudi, 2018, anche in 'libriantichionline.com', qui

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domenica 12 gennaio 2020

#SGUARDI POIETICI / Agli amici (Primo Levi)

Cari amici, qui dico amici
Nel senso vasto della parola:
Moglie, sorella, sodali, parenti,
Compagne e compagni di scuola,
Persone viste una volta sola
O praticate per tutta la vita:
Purché fra noi, per almeno un momento,
Sia stato teso un segmento,
Una corda ben definita.

Dico per voi, compagni d'un cammino
Folto, non privo di fatica,
E per voi pure, che avete perduto
L'anima, l'animo, la voglia di vita.
O nessuno, o qualcuno, o forse un solo, o tu
Che mi leggi: ricorda il tempo,
Prima che s'indurisse la cera,
Quando ognuno era come un sigillo.
Di noi ciascuno reca l'impronta
Dell'amico incontrato per via
In ognuno la traccia di ognuno.
Per il bene od il male
In saggezza o in follia
Ognuno stampato da ognuno.

Ora che il tempo urge da presso,
Che le imprese sono finite,
A voi tutti l'augurio sommesso
Che l'autunno sia lungo e mite.

*** Primo LEVI, 1919-1987, scrittore, testimone dei lager, Agli amici, 6 dicembre 1985,  da Ad ora incerta, Garzanti, 2004


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lunedì 21 ottobre 2019

#MOSQUITO / L'ipocrisia della scienza neutrale (Primo Levi)

Mi piacerebbe (e non mi pare impossibile né assurdo) che in tutte le facoltà scientifiche si insistesse a oltranza su un punto: ciò che farai quando eserciterai la professione può essere utile per il genere umano, o neutro, o nocivo. Non innamorarti di problemi sospetti. Nei limiti che ti saranno concessi, cerca di conoscere il fine a cui il tuo lavoro è diretto. Lo sappiamo, il mondo non è fatto solo di bianco e di nero e la tua decisione può essere probabilistica e difficile: ma accetterai di studiare un nuovo medicamento, rifiuterai di formulare un gas nervino. Che tu sia o non sia un credente, che tu sia o no un “patriota”, se ti è concessa una scelta non lasciarti sedurre dall’interesse materiale e intellettuale, ma scegli entro il campo che può rendere meno doloroso e meno pericoloso l’itinerario dei tuoi compagni e dei tuoi posteri. Non nasconderti dietro l’ipocrisia della scienza neutrale: sei abbastanza dotto da saper valutare se dall’uovo che stai covando sguscerà una colomba o un cobra o una chimera o magari nulla. 

*** Primo LEVI, 1919-1987, scrittore, testimone dei lager, Covare il cobra, 11 settembre 1986, in Opere II, Einaudi, Torino 1997, citato in 'Corriere Scuola', 20 giugno 2012, qui 


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giovedì 19 settembre 2019

#MOSQUITO / La natura non è così crudele (Primo Levi)

[D: «Lei ha scritto due libri, 'Se questo è un uomo' e 'La chiave a stella', nei quali vengono rappresentati i due volti estremi del lavoro: lavoro come schiavitù, espropriazione, dominio, riduzione dell’uomo a “natura”, da una parte, e, dall’altra, lavoro come strumento di realizzazione, liberazione, conoscenza: lavoro come “cultura”. Che cos’è, tra questi due estremi, il lavoro?».]

Io rifiuto la dizione “riduzione dell’uomo a natura”. La natura non è così crudele. Direi piuttosto riduzione a bestia. Non c’è esempio in natura che si possa accostare all’atrocità dei Lager nazisti. Lei che è giovane forse non lo sa, ma le industrie tedesche prevedevano una sopravvivenza media dell’operaio internato di tre-quattro mesi. A un certo punto, potere politico e potere economico giunsero a posizioni divergenti. Gli industriali tedeschi capirono che da esseri umani ridotti in quelle condizioni si sarebbe potuta cavare una ben bassa produttività. 
Io stesso scoprii questa relazione Lager-industrie solo a liberazione avvenuta. Venni a sapere che il campo nel quale ero stato recluso, che faceva parte del grande distretto di Auschwitz, apparteneva alla società chimica Ig Farbenindustrie. Era un lager privato, collocato proprio vicino alla fabbrica per ragioni di razionalità produttiva. L’azienda integrava con un pasto il vitto fornito dalle delle SS. Ma lo stesso eravamo ai limiti della sopravvivenza. Per dieci mesi ho lavorato come manovale, nelle condizioni descritte in Se questo è un uomo. Gli ultimi due mesi venni trasferito al laboratorio chimico. La cosa avvenne non senza resistenze fortissime da parte dei nazisti, i quali trovavano inconcepibile che a un ebreo venissero riconosciute la sua laurea e la sua competenza. 
È stato un precipitare all’età barbarica, non una riduzione alla natura. La natura non ti condanna mai in questo modo.

*** Primo LEVI, 1919-1987, scrittore, testimone dei lager, intervistato da Edoardo Segantini per 'l'Unità', inserto speciale Viaggio al centro del lavoro, 1 maggio 1984, citato da Edoardo Segantini, Primo Levi, un’altra lezione dal Lager: «Fortunato chi gode del suo lavoro», 'corriere,it', 3 febbraio 2018, qui
https://it.wikipedia.org/wiki/Primo_Levi


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sabato 17 agosto 2019

#MOSQUITO / Tutto il resto è stato anche abbastanza bello, ma conta di meno (Primo Levi)

Insomma, lei aveva capito me, cioè che a me mi va la gente decisa e che sa fare il suo mestiere, e io avevo capito che lei, alla sua maniera, mi stava dietro e cercava di attaccare discorso. Poi l’abbiamo attaccato, il discorso, non c’è stata nessuna difficoltà, voglio dire che siamo andati a letto insieme, tutto regolare, niente di speciale; ma ecco, una cosa gliela volevo dire: che il momento piú bello, quello che uno si dice “questo non me lo dimentico mai più, finché vengo vecchio, finché tiro gli ultimi”, e vorrebbe che il tempo si fermasse lí come quando un motore s’ingrippa: bene, non è stato quando siamo andati a letto, ma prima. È stato alla mensa della fabbrica del commendatore: ci eravamo seduti vicini, avevamo finito di mangiare, parlavamo del più e del meno, anzi, mi ricordo perfino che io le stavo raccontando del mio caposervizio e della sua maniera di aprire le porte, e ho tastato la panca alla mia destra, e c’era la sua mano, e io l’ho toccata con la mia, e la sua non se n’è andata e si lasciava carezzare come un gatto. Parola, tutto il resto che è venuto dopo è stato anche abbastanza bello, ma conta di meno».

*** Primo LEVI, 1919-1987, scrittore, La chiave a stella, Einaudi, 1978
https://it.wikipedia.org/wiki/Primo_Levi
https://it.wikipedia.org/wiki/La_chiave_a_stella


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sabato 3 agosto 2019

#MOSQUITO / Il fascismo cambia nome e stile e metodi ma non è mai morto (Primo Levi)

Quanto all'Italia, forse qualcosa già sapete. La parte migliore della nostra generazione (nel Nord: a Sud le cose si sono svolte diversamente) ha partecipato alla resistenza contro i tedeschi e i neofascisti, poi alla guerra partigiana e all'insurrezione dell'aprile '45.

Com'è d'uso, i migliori sono scomparsi, e a cose finite la scena è stata invasa dall'ambizione e dalla dubbia fede. Le superstiti coscienze integre sono deluse: il fascismo ha dimostrato di avere radici profonde, cambia nome e stile e metodi ma non è morto, e soprattutto sussiste acuta la rovina materiale e morale in cui esso ha indotto il popolo. Fa freddo, c'è poco da mangiare, non si lavora; fiorisce il banditismo, e mentre si parla di democrazia sociale, crescono mostruosi nuovi capitalismi nati dal traffico nero: è l'aristocrazia più antisociale.

*** Primo LEVI, 1919-1987, scrittore, testimone dei lager, lettera del 26 novembre 1945 ai cugini rifugiatisi in Brasile nel 1938 dopo le leggi razziali, citato da Marco Belpolito, Caro Primo Levi c'è bisogno di te, 'la Repubblica', 31 luglio 2019. La lettera integrale è pubblicata qui


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venerdì 22 marzo 2019

#MOSQUITO / I profeti, la verità (Primo Levi)

Poiché è difficile distinguere i profeti veri da quelli falsi, è bene avere in sospetto tutti i profeti; è meglio rinunciare alle verità rivelate, anche se ci esaltano per la loro semplicità e il loro splendore, e se le troviamo comode. Perché si acquistano gratis. È meglio accontentarsi di altre verità più modeste e meno entusiasmanti, quelle che si conquistano faticosamente, a poco a poco, e senza scorciatoie, con lo studio, la discussione e il ragionamento, e che possono essere verificate e dimostrate.

*** Primo LEVI, 1919-1987, scrittore, testimone dei lager, Se questo è un uomo, 1947, Einaudi, 2015, appendice, citato da Gianfranco Pacchioni, L'ultimo Sapiens. Viaggio al termine della nostra specie, Il Mulino, 2019


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giovedì 28 febbraio 2019

#MOSQUITO / L'ascesa dei privilegiati (Primo Levi)

L’ascesa dei privilegiati, non solo in Lager ma in tutte le convivenze umane, è un fenomeno angosciante ma immancabile: essi sono assenti solo nelle utopie. È compito dell’uomo giusto fare la guerra ad ogni privilegio non meritato, ma non si deve dimenticare che questa è una guerra senza fine. Dove esiste un potere esercitato da pochi, o da uno solo, contro i molti, il privilegio nasce e prolifera, anche contro il volere del potere stesso; ma è normale che il potere, invece, lo tolleri e lo incoraggi.

*** Primo LEVI, 1919-1987, scrittore, poeta, testimone dei lager, da La zona grigia, ne I sommersi e i salvati, Einaudi, 1986
https://it.wikipedia.org/wiki/Primo_Levi


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mercoledì 28 novembre 2018

#VIDEO / Auschwitz e gli italiani (Primo Levi)


Auschwitz e gli italiani
Primo LEVI, 1919-1987
scrittore, testimone dei lager, 
The Vision, facebook, novembre 2018
video, 1min37

«Vorrei che gli italiani ricordassero e sapessero questo: Auschwitz era la realizzazione del fascismo. Era il fascismo integrato e completato, il suo coronamento.»


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martedì 25 settembre 2018

#MOSQUITO / Il lavoro ben fatto e il muratore di Auschwitz (Primo Levi)

Sono convinto che l’uomo normale è biologicamente costruito per un’attività diretta ad un fine, e che l’ozio, o il lavoro senza scopo (come l’Arbeit di Auschwitz) provoca sofferenza e atrofia. (…) Ma ad Auschwitz ho notato spesso un fenomeno curioso: il bisogno del ‘lavoro ben fatto’ è talmente radicato da spingere a far bene anche il lavoro imposto, schiavistico. Il muratore italiano che mi ha salvato la vita, portandomi cibo di nascosto per sei mesi, detestava i tedeschi, il loro cibo, la loro lingua, la loro guerra; ma quando lo mettevano a tirar su muri, li faceva dritti e solidi, non per obbedienza ma per dignità professionale. 

*** Primo LEVI, 1919-1987, scrittore, testimone dei lager, intervistato da Philip Roth, 'The New York Times Book Review', 12 ottobre 1986, citato da David Bidussa, Dignità del saper fare, 'Fondazione Feltrinelli', 12 maggio 2014, qui
https://it.wikipedia.org/wiki/Primo_Levi


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venerdì 3 agosto 2018

#CIT / Auschwitz e l'infezione (Primo Levi)

Primo LEVI, 1919-1987
scrittore, testimone dei lager 
in facebook, 31 luglio 2018, qui
citazione da Primo Levi, L'asimmetria e la vita: articoli e saggi 1955-1987
Einaudi, 2016
prefazione a Léon Poliakov, Auschwitz, Veutro, Roma, 1968
segnalato in 'wikiquote', qui

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giovedì 12 luglio 2018

#MOSQUITO / Lo straniero nemico e il Lager (Primo Levi)

A molti, individui o popoli, può accadere di ritenere, più o meno consapevolmente, che «ogni straniero è nemico». Per lo più questa convinzione giace in fondo agli animi come una infezione latente; si manifesta solo in atti saltuari e incoordinati, e non sta all'origine di un sistema di pensiero. Ma quando questo avviene, quando il dogma inespresso diventa premessa maggiore di un sillogismo, allora, al termine della catena, sta il Lager. Esso è il prodotto di una concezione del mondo portata alle sue conseguenze con rigorosa coerenza: finché la concezione sussiste, le conseguenze ci minacciano. La storia dei campi di distruzione dovrebbe venire intesa da tutti come un sinistro segnale di pericolo.

*** Primo LEVI, 1919-1987, scrittore, testimone dei lager, Se questo è un uomo, 1947, Einaudi, 2015


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martedì 3 luglio 2018

#SGUARDI POIETICI / Canto dei morti invano (Primo Levi)

Sedete e contrattate 
A vostra voglia, vecchie volpi argentate. 
Vi mureremo in un palazzo splendido 
Con cibo, vino, buoni letti e buon fuoco 
Purché trattiate e contrattiate 
Le vite dei vostri figli e le vostre. 
Che tutta la sapienza del creato 
Converga a benedire le vostre menti 
E vi guidi nel labirinto. 
Ma fuori al freddo vi aspetteremo noi, 
L'esercito dei morti invano, 
Noi della Marna e di Montecassino 
Di Treblinka, di Dresda e di Hiroshima: 
E saranno con noi 
I lebbrosi e i tracomatosi, 
Gli scomparsi di Buenos Aires, 
I morti di Cambogia e i morituri d'Etiopia, 
I patteggiati di Praga, 
Gli esangui di Calcutta, 
Gl'innocenti straziati a Bologna. 
Guai a voi se uscirete discordi: 
Sarete stretti dal nostro abbraccio. 
Siamo invincibili perché siamo i vinti. 
Invulnerabili perché già spenti: 
Noi ridiamo dei vostri missili. 
Sedete e contrattate 
Finchè la lingua vi si secchi: 
Se dureranno il danno e la vergogna 
Vi annegheremo nella nostra putredine.‎

*** Primo LEVI, 1919-1987, scrittore e poeta, chimico, deportato e partigiano, Canto dei morti invano, da Ad ora incerta, in Opere, Einaudi, Torino 1997, vol. II, a cura di Marco ‎Belpoliti


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domenica 10 giugno 2018

#MOSQUITO / Vergognarsi, accade sovente (Primo Levi)

Accade sovente, in questi tempi, di ascoltare gente che dice di vergognarsi di essere italiana. In realtà abbiamo buone ragioni di vergognarci: prima fra tutte, il non essere stati capaci di esprimere una classe politica che ci rappresenti.

*** Primo LEVI, 1919-1987, scrittore e poeta, chimico, deportato e partigiano, Avrom, in Lilit e altri racconti, Einaudi, 1981


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giovedì 8 febbraio 2018

#MOSQUITO / Fascismo, menzogna sistematica e calcolata (Primo Levi)

Il fascismo non era soltanto un malgoverno buffonesco e improvvido, ma il negatore della giustizia; non aveva soltanto trascinato l'Italia in una guerra ingiusta ed infausta, ma era sorto e si era consolidato come custode di un ordine e di una legalità detestabili, fondati sulla costrizione di chi lavora, sul profitto incontrollato di chi sfrutta il lavoro altrui, sul silenzio imposto a chi pensa e non vuole essere servo, sulla menzogna sistematica e calcolata.

*** Primo LEVI, 1919-1987, scrittore e poeta, chimico, deportato e partigiano, Il sistema periodico, 1975


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giovedì 4 gennaio 2018

#MOSQUITO / Fascismo, ogni tempo ha il suo (Primo Levi)

Ogni tempo ha il suo fascismo: se ne notano i segni premonitori dovunque la concentrazione di potere nega al cittadino la possibilità e la capacità di esprimere ed attuare la sua volontà. A questo si arriva in molti modi, non necessariamente col terrore dell’intimidazione poliziesca, ma anche negando o distorcendo l’informazione, inquinando la giustizia, paralizzando la scuola, diffondendo in molti modi sottili la nostalgia per un mondo in cui regnava sovrano l’ordine, ed in cui la sicurezza dei pochi privilegiati riposava sul lavoro forzato e sul silenzio forzato dei molti.  

*** Primo LEVI,  1919-1987, scrittore e poeta, chimico, deportato e partigiano, Un passato che credevamo non dovesse tornare più, 'Corriere della sera', 8 maggio 1974, citato da Giulio Cavalli, Se questo è (ancora) un uomo, 27 gennaio 2017, 'Left', qui


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