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martedì 26 gennaio 2016

#SENZA_TAGLI / Paura, dei diritti degli altri (Claudio Rossi Marcelli)

Alla luce del dibattito trentennale sulle unioni omosessuali, mi chiedo: come mai ci sono persone pronte a scendere in piazza contro i diritti degli altri? – Alfredo

“Sensazione di forte preoccupazione, di insicurezza, di angoscia, che si avverte in presenza o al pensiero di pericoli reali o immaginari”. Questa è la definizione di paura secondo il dizionario della lingua italiana Sabatini-Coletti, e questo è anche il motivo principale per cui migliaia di italiani si lasciano convincere da leader religiosi e politici da talk show che riconoscere i diritti degli omosessuali porterà il mondo alla rovina.

Dopo una crisi economica che negli ultimi anni ha logorato la loro fiducia nel futuro, molti non hanno la lucidità e l’ottimismo necessario per accettare con serenità i mutamenti sociali e si rifugiano invece in un atteggiamento tradizionalista e conservatore. A spargere ulteriormente il panico contribuiscono i social network, che come micce in un pagliaio riescono a far passare per una minaccia ai bambini una legge che riconosce l’impegno reciproco tra due persone che si vogliono bene.

Il fatto che il movimento antigay che scenderà in piazza contro il disegno di legge Cirinnà si chiami “Difendiamo i nostri figli” la dice lunga su quanto sia immaginario il pericolo avvertito da queste persone. Un po’ come il patriarca di Mosca che pochi giorni fa ha attribuito al riconoscimento dei diritti lgbt nel mondo occidentale la colpa dell’ascesa del gruppo Stato islamico. La paura ha i suoi motivi, ma un paese civile deve essere in grado di superarla, prima che si trasformi in ottusità.

*** Claudio ROSSI MARCELLI, giornalista, La paura dei diritti degli altri, 'internazionale.it', 25 gennaio 2016 (pubblicato in 'Internazionale', il 22 gennaio), qui



In Mixtura 1 altro contributo di Claudio Rossi Marcelli qui

lunedì 14 dicembre 2015

#SENZA_TAGLI / Natale, mai rinunciare alle favole (Claudio Rossi Marcelli)

Nonostante l’arrivo di un figlio il cinismo natalizio di mio marito non si è placato e, al grido di “i bambini hanno più fantasia dell’ufficio marketing della Coca-Cola”, si oppone alla storia di Babbo Natale. Lo assecondo? – Tania

Erin ha sei anni. Dopo ripetute domande alla madre sulla fatina del dentino (gli americani non apprezzano l’idea di un topo che ti sale sul letto di notte e hanno optato per una fatina), una mattina dice alla madre: “Ora ho le prove che la fata del dentino sei tu. Ieri mi è caduto un dente, l’ho messo sotto al cuscino senza dirtelo e stamattina è ancora lì”. Madison, otto anni, mi si siede accanto su una panchina del cortile di scuola e mi dice a bassa voce: “Io so la verità”. “Quale verità?”, le faccio io. “Su Babbo Natale: non esiste. Però mamma mi ha detto che se mi azzardo a dirlo ai compagni a Natale non avrò neanche un regalo”.

Questi sono due esempi per mostrare a tuo marito che i bambini possono essere anche più cinici dell’ufficio marketing della Coca-Cola. La quale azienda, per la cronaca, non ha inventato Babbo Natale ma solo l’abbigliamento rosso e bianco in cui lo raffiguriamo di recente. Le leggende di Natale sono cultura ancestrale: dal dispettoso nisse, il folletto della Danimarca, ai tre reyes della Spagna, passando per il presepe napoletano, la mitologia Europea brulica di bellissime storie a cui sarebbe un peccato rinunciare. Anzi, più ce ne sono e meglio è: se volete preservare la magia del Natale, fate tagli sui regali e aumentate il numero di personaggi immaginari coinvolti.

*** Claudio ROSSI MARCELLI, giornalista, Mai rinunciare alle favole, 'internazionale.it', 11 dicembre 2015, qui