Visualizzazione post con etichetta _Mazzucato Mariana. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta _Mazzucato Mariana. Mostra tutti i post

venerdì 7 dicembre 2018

#MOSQUITO / Steve Jobs e lo Stato (Mariana Mazzucato)

…il genio e l’«avventatezza» di Steve Jobs sono riusciti a produrre profitti e successi in gran quantità solo perché la Apple ha potuto cavalcare l’onda di imponenti investimenti pubblici nelle tecnologie «rivoluzionarie» che sono alla base dell’iPhone e dell’iPad: internet, il Gps, gli schermi tattili e le tecnologie di comunicazione. Senza queste tecnologie finanziate dallo Stato, Jobs e la sua «avventatezza» non avrebbero avuto nessuna onda da cavalcare.

*** Mariana MAZZUCATO, 1968, economista e saggista italiana con cittadinanza statunitense, Lo Stato innovatore, Laterza, 2014, citata in 'strisciarossa', L'Iphone e lo stato, 17 novembre 2018, qui


In Mixtura i contributi di Mariana Mazzucato qui
In Mixtura ark #Mosquito qui

martedì 6 ottobre 2015

#RITAGLI / Meno finanza e più industria (Mariana Mazzucato)

[D: Lei è stata citata dal cancelliere ombra John McDonnel alla Labour Conference per il suo lavoro sullo Stato "entrepeneurial": qualcosa di più di imprenditore, uno Stato che ha la mentalità e la vocazione dell'industriale. A noi ricorda l'Iri: non è antica come ricetta?]
"Assolutamente no. Al contrario, qui è la differenza con i conservatori: lo Stato non è un'entità molesta nel business, che lasciato a se stesso farebbe meglio. Va sfatato il mito dello Stato lento e polveroso contro l'impresa dinamica e moderna. Cameron si lasciò scappare l'espressione "il civil servant è nemico dell'impresa", poi l'ha ritirata ma la mentalità resta quella. A certe condizioni, lo Stato deve essere un partner con pari se non maggior dignità dei soci privati, e assumere una funzione guida nella politica industriale. Purché sappia dove andare. Vanno fissati obiettivi precisi di politica economica, con una visione: la Silicon Valley è nata perché con interventi pubblici si è perseguita l'eccellenza nell'hi-tech, l'attuale mole di investimenti nelle nuove energie in Germania deriva dalla scelta "verde". C'è una sostanziale presenza dello Stato negli investimenti importanti".

[D: Qualcosa di simile a quello che fa in Italia la Cassa depositi e prestiti?]
"Non esattamente. La Cdp investe i risparmi postali che possono essere richiamati in qualsiasi momento, non ha un fondo di dotazione stabile che garantisca investimenti di lungo termine. Di capitale in giro per il mondo ce n'è tanto, bisogna far sì che non sia utilizzato per speculazioni finanziarie ma divenga "paziente". Qui lo Stato può ritrovare un ruolo: guidare gli investimenti privati, incanalarli, spingerli anche con qualcosa di più del nudging , l'arte di convincere, che si usa invece per i cittadini. Per capirsi, qualcosa di simile a quanto faceva il governo americano con i Bell Labs, "costretti" a investire nell'innovazione: erano dell'At&t alla quale in cambio lo Stato concedeva di tenere il monopolio, oltre a immobilizzarvi parte del capitale. In fondo è quello che ha detto Obama alla Fiat: prenditi la Chrysler (che era stata salvata dal governo Usa, ndr ) però investi nei motori ibridi. Quale lungimiranza, è il caso di dire. Per tutto questo servono ministeri, agenzie e dipartimenti, ben strutturati con personale qualificato, forti e coerenti".

[D: E anche ben finanziati.]
"Inutile negare che è un problema. Va affrontato con pragmatismo (...) Bisogna dimostrare che gli investimenti pubblici sono, se razionali, produttivi per il sistema. E che non basta perseguire il risanamento dei conti di breve termine se non si interviene sulla produttività: l'Italia ha i conti più in ordine della Germania eppure è ferma. Quanto alle tasse, si può lavorare sulla riduzione degli incentivi, sui sotterfugi dell'elusione a partire da quella delle multinazionali, sull'evasione che anche qui è un problema". (...)

*** Mariana MAZZUCATO, economista e saggista, intervistata da Eugenio Occorsio, Mariana Mazzucato: "Meno finanza e più industria per cancellare i privilegi", 'la Repubblica', 29 settembre 2015

LINK articolo integrale qui



In Mixtura, 1 altro contributo di Mariana Mazzucato e una mia recensione al suo ultimo libro (Lo Stato innovatore, Laterza, 2014) qui

martedì 14 luglio 2015

#RITAGLI / Europa, senza lo spirito del Dopoguerra non ci salveremo (Mariana Mazzucato)

(...) La reazione della Trojka è stata di imporre misure di rigore, che come adesso ben sappiamo hanno provocato una contrazione del Pil greco del 25% e una disoccupazione a livelli record, distruggendo in modo permanente le opportunità per generazioni di giovani greci. Syriza ha ereditato questo disastro e si è focalizzata sulla necessità di accrescere la liquidità incrementando le entrate fiscali attraverso la lotta contro l'evasione, la corruzione e le pratiche monopolistiche, nonché il contrabbando di carburante e tabacco. Ha accettato di riformare la normativa del lavoro, di tagliare la spesa e di alzare l'età pensionabile. Errori sono stati commessi dal giovane governo, ma certo non si può dire che non stesse facendo progressi, perché molte riforme avevano già preso il via. Anzi, nei primi quattro mesi di governo Tsipras il Tesoro ellenico aveva ridotto drasticamente il disavanzo e aveva un avanzo primario (cioè senza calcolare il pagamento degli interessi sul debito) di 2,16 miliardi di euro, molto al di sopra degli obbiettivi iniziali di un disavanzo di 287 milioni di euro.

L'austerità ha aiutato? No. Come sottolineava John Maynard Keynes, nei periodi di recessione, quando i consumatori e il settore privato tagliano le spese, non ha senso che lo Stato faccia altrettanto: è così che una recessione si trasforma in depressione. Invece la Trojka ha chiesto sempre più tagli e sempre più in fretta, lasciando ai greci poco spazio di manovra per continuare con le riforme intraprese e al tempo stesso cercare di accrescere la competitività attraverso una strategia di investimenti.

La crisi economica ha prodotto una crisi umanitaria a tutti gli effetti, con la gente incapace di acquistare cibo e medicine. Secondo uno studio, per ogni punto percentuale in meno di spesa pubblica si è avuto un aumento dello 0,43% dei suicidi fra gli uomini: escludendo altri fattori che possono indurre al suicidio, tra il 2009 e il 2010 si sono uccisi «unicamente per il rigore di bilancio» 551 uomini. Syriza ha reagito promettendo cure mediche gratuite per disoccupati e non assicurati, garanzie per l'alloggio ed elettricità gratuita per 60 milioni di euro. Si è anche impegnata a stanziare 765 milioni di euro per fornire sussidi alimentari. (...)

L'indisponibilità a condonare almeno in parte il debito greco è ovviamente un atto di ipocrisia, se si considera che al termine della guerra la Germania ottenne il condono del 60% del suo debito. 
Una seconda forma di ipocrisia, spesso trascurata dai mezzi di informazione, è il fatto che tante banche sono state salvate e condonate senza che la cosa abbia suscitato grande scandalo fra i ministri dell'Economia. Oggi il salvataggio di cui avrebbe bisogno la Grecia ammonta a circa 370 miliardi di euro, ma non è nulla in confronto ai salvataggi internazionali messi in piedi per banche come la Citigroup (2.513 miliardi di dollari), la Morgan Stanley (2.041 miliardi), la Barclays (868 miliardi), la Goldman Sachs (814 miliardi), la JP Morgan (391 miliardi), la Bnp Paribas (175 miliardi) e la Dresdner Bank (135 miliardi). Probabilmente l'impazienza di Obama nei confronti della Merkel nasce dal fatto che lui conosce queste cifre! Sa perfettamente che quando il debito è troppo grosso, ed è impossibile che venga restituito alle condizioni correnti, dev'essere ristrutturato.

Il terzo tipo di ipocrisia è il fatto che mentre la Germania imponeva ai greci (e agli altri vicini del Sud) politiche di austerità, per quanto la riguardava incrementava la spesa per ricerca e sviluppo, collegamenti fra scienza e industria, prestiti strategici alle sue medie imprese (attraverso una banca di investimenti pubblica molto dinamica come la KfW) e così via. Tutte queste politiche ovviamente hanno migliorato la competitività tedesca a scapito di quella altrui. La Siemens non si è aggiudicata appalti all'estero perché paga poco i suoi lavoratori, ma perché è una delle aziende più innovative al mondo, anche grazie a questi investimenti pubblici. Un concetto microeconomico. Che rimanda a un altro macroeconomico: una vera unione monetaria è impossibile tra paesi così divergenti nella competitività.

Riassumendo, la rigorosa disciplina di bilancio usata oggi dall'Eurogruppo per mettere "in riga" la Grecia non porterà crescita al Paese ellenico. La mancanza di domanda aggregata (problema macroeconomico) e la mancanza di investimenti in aree capaci di accrescere la produttività e l'innovazione (problema microeconomico) serviranno solo a rendere la Grecia più debole e pericolosa per gli stessi prestatori. Sì, servono riforme di vasta portata, ma riforme che aiutino a migliorare questi due aspetti. Non soltanto tagli. Allo stesso modo, è necessario che la Germania si impegni di più a livello nazionale per accrescere la domanda interna, e che consenta in altri Paesi europei quel genere di politiche che le hanno permesso di raggiungere una competitività reale. Il fatto che l'Eurogruppo non comprenda tutto questo è dimostrazione di incapacità di pensare a lungo termine e ignoranza economica (chi comprerà le merci tedesche se l'austerità soffoca la domanda negli altri paesi?).

*** Mariana MAZZUCATO, economista, Solo lo spirito del Dopoguerra potrà salvarci dalla crisi eterna, 'la Repubblica', 13 luglio 2015

LINK articolo integrale qui 

Sempre nel blog Mixtura, la mia recensione al libro di Mariana Mazzucato, Lo Stato innovatore, qui

martedì 13 gennaio 2015

#LIBRI PREZIOSI / Lo Stato innovatore, di Mariana Mazzucato (recensione di M. Ferrario)

Mariana MAZZUCATO, "Lo Stato innovatore", Laterza, 2014
pagine 377, € 18.00, in formato ebook, € 10.99.

Un punto di vista che ribalta opinioni consolidate e mai messe in discussione: Silicon Valley ha potuto essere ciò che è diventata perché ha potuto fare impresa su un terreno abbondantemente seminato da investimenti pubblici di alto valore tecnologico.

Senza questo essenziale supporto anche Steve Jobs, la cui abilità imprenditoriale unita a una visione innovativa eccezionale nessuno mette in discussione, non avrebbe potuto costruire il mito Apple.

Mariana Mazzucato, con un racconto circostanziato e argomentato, citando autori e ricerche condotte recentemente in ogni settore avanzato di business (ad esempio, a parte Silicon Valley, anche il farmaceutico e il biotecnologico), rovescia la credenza dominante di stampo liberista che il privato sia e possa essere ‘tutto’. E dimostra come lo Stato, quando svolge un ruolo non solo di facilitazione, ma di vera e propria spinta innovativa, decidendo investimenti anticipatrici in ricerca e sviluppo in campi ‘nascenti’ ricchi di potenziale tecnologico, possa giocare una funzione avanzata imprescindibile per le successive decisioni imprenditoriali private.

I riferimenti prevalenti sono alla realtà Usa. Ma non mancano esempi di Paesi europei. E l’interesse del libro non sta solo nelle ricca analisi dei casi, ma nella parte più propositiva, che tocca da vicino anche il nostro continente.

Con qualche pagina in meno si sarebbe potuto evitare qualche eccesso di ridondanza e di ripetitività. 
Ma il risultato complessivo resta notevole: una lettura indispensabile se ci si vuole dotare di ‘pensieri robusti’ che sappiano rompere il conformismo dilagante.

*** Massimo Ferrario, per Mixtura