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martedì 31 gennaio 2017

#SENZA_TAGLI / Europa, e la sinistra da salotto che occhieggia a Trump (Marco Furfaro)

Trump blocca l'accoglienza di profughi, nella Russia di Putin se picchi tua moglie nelle mura di casa ti fanno una multa. Il mondo fa paura, nuovi Hitler si affacciano alle porte, il rischio è un'epoca di nuove guerre. L'Europa è silente e imbarazzata, incapace di reagire mentre il mondo torna al razzismo e ai muri.

Ma non c'è altra strada che l'Europa. Perché non ci sono in ballo solo stupidi parametri finanziari ed economici, ma l'idea stessa di società in cui viviamo.
La sinistra da salotto che occhieggia a Trump, alla chiusura delle frontiere e al ritorno dello Stato nazione, è sempre la stessa. Quella dei privilegiati che vivono nei palazzi e che illudono il popolo di stare dalla loro parte. Lo stesso popolo che consegneranno alle destre e alla guerra degli ultimi contro i penultimi. Oltre gli slogan ci sarà un peggioramento delle condizioni dei lavoratori e altro razzismo, altre chiusure, altro isolamento. L'humus per la guerra.
Serve altro, l'Europa è tutta da rifondare, certo. Ma non è solo una stupida moneta o la libera circolazione dei capitali. L'Europa è da decenni un'idea dello stare insieme, di avere un welfare che si prende cura di chi non ce la fa.

O si torna a questo o ci saranno le guerre. E io starò da questa parte della storia. 
La sinistra che vuole tornare alle nazioni, alle frontiere che si chiudono, finirà a destra. Io voglio una sinistra che rifondi l'Europa, non che favorisca i Le Pen e i Salvini.

*** Marco FURFARO, politico, 'facebook', 29 gennaio 2017, qui


In Mixtura altri 4 contributi di Marco Furfaro qui

venerdì 23 settembre 2016

#RITAGLI / Sud Europa, "Costituzioni inadatte" (JP Morgan)

Quando la crisi è iniziata era diffusa l'idea che questi limiti intrinseci avessero natura prettamente economica. Ma col tempo è divenuto chiaro che esistono anche limiti di natura politica. I sistemi politici dei Paesi del Sud, e in particolare le loro Costituzioni, adottate in seguito alla caduta del fascismo, presentano una serie di caratteristiche che appaiono inadatte a favorire la maggiore integrazione dell'area europea. (...)

I problemi economici dell'Europa sono dovuti al fatto che i sistemi politici della periferia meridionale sono stati instaurati in seguito alla caduta di dittature, e sono rimasti segnati da quell'esperienza. Le Costituzioni mostrano una forte influenza delle idee socialiste, e in ciò riflettono la grande forza politica raggiunta dai partiti di sinistra dopo la sconfitta del fascismo. (...)

I sistemi politici e costituzionali del Sud presentano le seguenti caratteristiche: esecutivi deboli nei confronti dei parlamenti, governi centrali deboli nei confronti delle regioni, tutele costituzionali dei diritti dei lavoratori, tecniche di costruzione del consenso fondate sul clientelismo, il diritto di protestare se i cambiamenti sono sgraditi. La crisi ha illustrato a quali conseguenze portino queste caratteristiche. I Paesi della periferia hanno ottenuto successi solo parziali nel seguire percorsi di riforme economiche e fiscali, e abbiamo visto esecutivi limitati nella loro azione dalle costituzioni (Portogallo), dalle autorità locali (Spagna), e dalla crescita di partiti populisti (Italia e Grecia).

*** JP MORGAN,  società finanziaria con sede a New York, “leader” nei servizi finanziari globali, Aggiustamenti nell'area Euro, documento del 28 maggio 2013, citata da Franco Fracassi, Si scrive Renzi, si legge JP Morgan, 'MicroMega online', 14 aprile 2014

LINK documento integrale in lingua inglese qui

domenica 18 settembre 2016

#SPILLI / Europa-Renzi, urge esibizione muscolare (M. Ferrario)

«Va bene l’attenzione alle regole e noi le rispettiamo ma possiamo dire che queste non funzionano e quindi lavorare per cambiarle. Noi non possiamo fare la foglia di fico ai problemi degli altri: io non sono fico e non sono foglia, noi non vogliamo far finta di nulla. L’Italia vuole un’Europa ma vuole un’Europa diversa e su questo si fa sentire (...) Dobbiamo riconoscere che la ricetta dell’austerità dell’Europa era sbagliata, e quella della crescita degli Usa di Obama era ed è giusta: lo dicono i numeri, la realtà».».

E' Matteo Renzi, dopo il vertice di Bratislava (17 settembre 2016, 'corriere.it', qui).
Dopo le foto d'atmosfera in favore di tramonto con Hollande e Merkel sulla portaerei davanti a Ventotene, clima rovesciato a distanza di un mese: Renzi non partecipa alla conferenza a tre e spara tutto il suo dissenso contro Merkel e Hollande.

Applausi.

Anche se.
Vien tanta voglia di pensare che la situazione italiana, sempre più critica per i risultati dell'economia che non funziona (risorse da trovare per la prossima legge di stabilità, voto referendario al sì non più così scontato come pareva all'inizio) suggerisca di programmare grandi sceneggiate in salsa patriottarda, con cui tentare di ri-sedurre cuori e pance. 
Troppi infatti cominciano a chiedersi, con qualche barlume di testa, se non sono stati presi per i fondelli con la grande illusione della crescita dietro l'angolo, garantita perentoriamente ogni giorno da almeno due anni: l'arma usata da Renzi per spodestare Letta, considerato incapace di governare e assicurare sviluppo.

Tra bonus, annunci e promesse su tutto e di più, appositamente inventati per la campagna elettorale, ci sarà anche l'esibizione muscolare in chiave anti-establishment europeo.

E questo, naturalmente, sempre per via del fatto che, come viene ripetuto a iosa, si andrà a votare sui contenuti di una riforma della Costituzione e, per carità, che nessuno creda si voglia (più) personalizzare un voto su Renzi e il suo governo.

Ma sì. Chiamiamo all'orgoglio patrio gli italiani. 
La gente ama la retorica
Più è enfatica, nazionalistica e viriloide, maggiore è il godimento assicurato. 
Come a un cane: quando gli lisci il pelo, in genere scodinzola.

*** Massimo Ferrario, Europa, urge esibizione muscolare di Renzi, per Mixtura

giovedì 21 luglio 2016

#VIGNETTE / Europa (Vauro, Mauro Biani)

VAURO
Turchia in Europa, 'Il fatto Quotidiano', 21 luglio 2016

° ° °

Mauro BIANI
La pena di morte in Europa, 'il manifesto, 19 luglio 2016

giovedì 7 aprile 2016

#VIDEO / Europa, estrema destra e paure (Ben C. Solomon, Taige Jensen, Stefania Rousselle)

Come l'estrema destra approfitta delle paure degli europei
Ben C. Solomon, Taige Jensen, Stefania Rousselle
'The New York Times', 'internazionale.it', 5 aprile 2016
video 11min55

In Germania è Pegida. In Grecia Alba dorata. E in Francia è il Front national. Aiutati dalla paura del terrorismo e dalla crisi, i movimenti di estrema destra stanno conquistando sempre più elettori in Europa. Il caso francese raccontato in un video del New York Times che è anche il ritratto di Stéphane Ravier, uno dei più importanti dirigenti del partito di Marine Le Pen nel sud della Francia.
(dal video di presentazione)

mercoledì 6 aprile 2016

#VIGNETTE / Natangelo, Biani

NATANGELO
Tempa Rossa, 'Il fatto Quotidiano', 3 aprile 2016

° ° °

Mauro BIANI
L'Europa, 'il manifesto', 6 aprile 2016

sabato 31 ottobre 2015

#SENZA_TAGLI / Gli incompetenti, in Europa (Tullio De Mauro)

L’Ocse ha messo in rete un rapporto di Pauline Musset sulle competenze degli adulti finlandesi. Dal 2013 il Piaac dell’Ocse (Programme for the international assessment of adult competencies) dà una discreta idea delle capacità di comprensione di testi scritti (literacy) e di ragionamento scientifico-matematico (numeracy) delle popolazioni di ventitré paesi. Con il suo 40% di adulti succubi di maghi e guaritori, e una scuola media superiore gravemente deficitaria, non sorprende che l’Italia abbia il 70% di incompetenti e con la Spagna occupi l’ultimo posto nella graduatoria internazionale.

Stupisce invece che anche nei quattro paesi con le migliori competenze diffuse (Giappone, Finlandia, Paesi Bassi, Slovacchia) gli adulti con competenze insufficienti superino il 10%. Per competenze la Finlandia è al secondo posto nel mondo. Merito di una scuola altamente inclusiva ed efficiente, che porta tutti gli alunni al diploma superiore con i migliori risultati nelle capacità di lettura e ragionamento scientifico. Ma merito anche di stili di vita che sollecitano negli adulti bisogno e capacità di partecipare, tenersi informati, leggere.

Tuttavia gli adulti tra 16 e 65 anni con competenze insufficienti sono seicentomila, il 16%. Secondo Musset le ragioni sono due: in passato alcuni oggi anziani sfuggirono alla “severa rete” di insegnamento individualizzato; ed è relativamente scarso l’impegno per l’istruzione permanente degli adulti.

*** Tullio DE MAURO, linguista, Dove sono gli incompetenti in Europa, 'Internazionale', 23 ottobre 2015, ora in 'internazionale.it', 29 ottobre 2015, qui

In Mixtura altri 4 contributi di Tullio De Mauro qui

giovedì 17 settembre 2015

#RITAGLI / Europa, ferita a morte come la Grecia (Yanis Varoufakis)

(...) [D: Quindi addio alla politica?]
Tutto il contrario. Presto ci sarà un annuncio ufficiale. Il partito Syriza che ho servito non esiste più. Si è smembrato per la nostra capitolazione. Non volendo unirmi a ciò che è emerso dalla frattura, ho guardato là dove anche il problema greco può trovare una soluzione: l’Europa. 

[D: Spieghi meglio]
La Grecia è affondata, ma è l’intera democrazia europea ad essere ferita a morte. A meno che gli europei non capiscano che la loro economia è diretta da pseudo tecnocrati non eletti e non punibili, gente che sta commettendo un errore dopo l’altro, la democrazia continentale rimarrà l’ombra di quello che pensiamo che sia. 

[D: Eppure lei ha sempre creduto nell’euro e nell’Europa] 
Sto lottando con me stesso per continuare a farlo. Aristotele definiva la democrazia come il sistema nel quale governano i poveri, che sono sempre la maggioranza. In questo senso, la sinistra è la custode della democrazia quando non si piega ai pochi potenti che controllano le risorse materiali. Una semplice dose di democrazia liberale nell’Eurogruppo mi sembrerebbe un buon inizio per italiani, greci, spagnoli e tedeschi. (...)

[D: La sconfitta della sua posizione all’Eurogruppo non le è proprio andata giù] 
Alexis Tsipras ed io siamo stati in disaccordo perché lui pensava che il nuovo Memorandum fosse l’unica alternativa al piano Schäuble di cacciare la Grecia dall’Eurozona. Tsipras venne minacciato di un’espulsione così violenta che la parte debole della popolazione avrebbe sofferto in modo indicibile. Quindi capisco come e perché Tsipras è arrivato a scegliere il Memorandum. Ma non sono d’accordo. 

*** Yanis VAROUFAKIS, economista greco, già ministro dell'economia, intervistato da Andrea Nicastro, Crisi Grecia, Varoufakis: «Tsipras? Ha firmato la capitolazione. Io sono libero, ho perso i falsi amici», 'Corriere della Sera', 16 settembre 2015

LINK, articolo integrale qui



Sempre in Mixtura, altri 2 contributi di Yanis Varoufakis qui

mercoledì 16 settembre 2015

#RITAGLI / Giovani, a casa con i genitori (Luca Mastrantonio)

Giovani 25-34 anni che vivono in famiglia - Confronti
Eurostat, 27^ora, 'Corriere della Sera', 15 settembre 2015

(...) L’Europa del centro nord ha una media tra il 10 e il 15%, con Inghilterra, Germania e Francia, mentre i cosiddetti Pigs, Portogallo, Italia, Grecia e Spagna, viaggiano tra il 30 e il 50%. I Paesi con il numero più alto di giovani che vivono con i genitori sono a est, con la Slovacchia che segna un 56,6. Più di un giovane su due non si è ancora emancipato.

C’è una evidente corrispondenza con i dati macro economici di crescita. I giovani restano a casa nei Paesi dove il Pil è basso, dove la disoccupazione è più alta, dove il welfare statale langue ed è supplito, finché si può, da quello familiare. Pensioni e altre piccole entrate dei genitori.

Potrebbe offrire qualche spunto anche una lettura di tipo culturale-religioso, con i Paesi cattolici e ortodossi, rispetto a quelli protestanti, più inclini a trattenere, attirare o aiutare i giovani.  (...)

*** Luca MASTRANTONIO, giornalista, A casa con i genitori, 27^ ora, 'Corriere della Sera', 15 settembre 2015

LINK, articolo integrale qui

venerdì 11 settembre 2015

#RITAGLI / Immigrati, finanziano l'Europa (Maurizio Ricci)

I politici possono dire quello che vogliono. E anche i cittadini qualunque, al bar o in tram. Ma gli economisti non hanno dubbi: le dimensioni del fenomeno sono troppo grandi per liquidarle con gli aneddoti sui due ragazzi di colore fermi a non far niente sul marciapiede o sulle famiglia araba nell'alloggio di edilizia popolare. Sulla base dei grandi numeri, dunque, gli economisti concludono che gli immigrati che si rovesciano a ondate sulle frontiere europee non sono il problema. Sono la soluzione del problema. Bisogna trovare il modo di sistemarli e di integrarli: un compito inedito, immane, per il quale non ci sono soluzioni facili. Ma le centinaia di migliaia di uomini e donne, giovani, fra i 20 e i 40 anni, spesso con figli al seguito, che si affollano sulle barche, sui treni, sui camion dei disperati sono quello di cui l'Europa ha bisogno. Subito.

Quando Angela Merkel apre le porte della Germania a 800 mila rifugiati, infatti, non spara troppo alto. Spara basso. Facendo un calcolo a spanne, Leonid Bershidsky, su Bloomberg, calcola che l'Europa avrebbe bisogno di 42 milioni di nuovi europei entro il 2020. Cioè domani. E di oltre 250 milioni di europei in più nel 2060. Chi li fa, tutti questi bambini?

I 42 milioni di europei in più sono, infatti, quelli che servirebbero, subito, per tenere in equilibrio una cosa a cui - nonostante quello che hanno affermato in questi giorni leader politici, come l'ungherese Viktor Orbàn - gli europei qualunque tengono, probabilmente, più che alle loro radici cristiane: il generoso sistema pensionistico. Oggi, in media, dice un rapporto della Ue, in Europa ci sono 4 persone in età lavorativa (15-64 anni) per ogni pensionato. Nel 2050, ce ne saranno solo 2. Ancora meno in Germania: quasi 24 milioni di pensionati contro poco più di 41 milioni di adulti. In Spagna: 15 milioni di over 65 a carico di soli 24,4 milioni di lavoratori. In Italia: 20 milioni ad aspettare ogni mese, nel 2050, l'assegno dell'Inps, finanziato dai contributi di meno di 38 milioni di persone in età per lavorare. Le soluzioni non sono molte. O si tagliano le pensioni, o si aumentano i contributi in busta paga o si trova il modo di aumentare il numero di persone che pagano i contributi.

Sarà un paradosso, ma è più facile che, a pagare quei contributi, sia un immigrato, piuttosto che un cittadino italiano. Oggi, la percentuale degli italiani che lavora e porta a casa soldi è pari al 67% della popolazione. Fra chi è venuto qui dall'Asia o dall'Africa, la percentuale è del 72%. Perché ha tolto il posto di lavoro a un italiano? Non parrebbe. Secondo l'Ocse - l'organizzazione che raccoglie i paesi ricchi del mondo - circa il 15% dei posti di lavoro nei settori ad alto sviluppo è stato occupato da un immigrato. In altre parole, dove la concorrenza per il posto è forte, c'è un immigrato ogni 6-7 lavoratori. Nei settori in declino, invece, incontrare un immigrato è quasi due volte più facile: oltre 1 addetto su 4 non è nato in Italia. Detto più semplicemente, gli immigrati tendono ad occupare i posti di lavoro che chi è nato in Occidente preferisce abbandonare. Su quei lavori, pagano le tasse. Senza gli immigrati, il governo Renzi sarebbe, in questo momento, disperatamente alla caccia di quasi 7 miliardi di euro per tappare i buchi della legge di Stabilità. Gli stranieri hanno pagato, infatti, circa 6,8 miliardi di euro di Irpef nel 2014, su redditi dichiarati per oltre 45 miliardi di euro l'anno. La Fondazione Leone Moressa ha calcolato il rapporto costi-benefici dell'immigrazione è, per l'Italia, largamente positivo: le tasse pagate dagli stranieri (fra fisco e contributi previdenziali) superano i benefici che ricevono dal welfare nazionale per quasi 4 miliardi di euro. (...)

*** Maurizio RICCI, giornalista, Lavorano e fanno figli: così i migranti finanziano l'Europa. Per salvare le nostre pensioni servono 250 milioni di rifugiati entro il 2060. Ecco perché per gli economisti sono una risorsa, 'la Repubblica', 8 settembre 2015.

LINK articolo integrale qui

Sempre in Mixtuta, 1 altro contributo di Maurizio Ricci qui

sabato 5 settembre 2015

#LINK / Migranti, Europa (Gwynne Dyer)

L’Europa sta assistendo a un afflusso senza precedenti di profughi che scappano dalle guerre in Medio Oriente. Lo stesso vale per i migranti economici che arrivano dall’Africa e dai paesi balcanici che non appartengono all’Unione europea (Serbia, Bosnia, Albania eccetera), alcuni dei quali cercano a loro volta asilo politico. Arrivano a un ritmo di circa tremila al giorno, perlopiù in Grecia, attraverso la Turchia, o in Italia, attraversando il Mediterraneo, e l’Unione non sa bene cosa fare di loro.

L’emergenza non è poi così grande: al massimo un milione di persone quest’anno, ovvero lo 0,5 per cento della popolazione dell’Unione europea, che conta cinquecento milioni di abitanti. Un paese piccolo come il Libano, che ha 4,5 milioni di abitanti, ha già accolto un milione di profughi, e lo stesso ha fatto la Giordania, che ha una popolazione di 6,5 milioni di persone. Ma se è vero che alcuni dei 28 paesi dell’Unione si stanno comportando bene, sono molti di più quelli che si sono fatti prendere da una paura incontrollata di essere “invasi”. (...)

*** Gwynne DYER, giornalista canadese, La crisi dei profughi è solo all'inizio, 'internazionale.it', 4 settembre 2015

LINK, articolo integrale qui

giovedì 3 settembre 2015

#RITAGLI / Migranti, Europa egoista (Tzvetan Todorov)

[D: Ma è giusto che sia l'Europa a farsi carico di questo flusso di migranti?]
"Gran parte dei rifugiati che stanno arrivando in Europa in questi mesi fuggono situazioni di guerra, di cui noi, i paesi occidentali, siamo direttamente o indirettamente responsabili. Siamo intervenuti militarmente in Afghanistan, Iraq, Libia, Repubblica Centroafricana, Mali, e abbiamo incoraggiato la guerra civile in Siria. La democrazia e i diritti dell'uomo sono stati usati per giustificare tali interventi militari, che però non hanno mantenuto le loro promesse. La democrazia, infatti, non si esporta a colpi di missili e droni. Il risultato di tali scelte militari sono davanti ai nostri occhi: insicurezza sempre più diffusa, inasprimento dei conflitti etnici e religiosi, guerre civili e ora questo flusso di rifugiati che cerca di raggiungere un'oasi di pace e di prosperità ".

[D: Ci sono anche i profughi che fuggono dalla miseria. C'è però chi dice, a destra come a sinistra, che l'Europa non può accogliere tutti.]
"I movimenti di popolazione motivati da ragioni economiche non sono una novità. Oggi in Europa abbiamo paura che i nuovi arrivati portino via il lavoro agli autoctoni, ma le cose non stanno affatto così: io credo che i nuovi arrivati creino anche opportunità di sviluppo, come è successo agli Stati Uniti nei decenni scorsi" .

[D: Ma non teme che l'aumento dell'immigrazione rafforzi ulteriormente la xenofobia che viene sfruttata dai populisti di ogni tipo?]
"Checché ne dicano i profeti di sventura, l'Europa non è certo minacciata dall'invasione dei nuovi barbari o dall'islamizzazione strisciante. Non a caso, tutte le grandi religioni e tutte le morali profane raccomandano l'ospitalità e la benevolenza nei confronti dei nuovi arrivati: siamo tutti potenzialmente stranieri e la compassione è una caratteristica insita nel profondo della nostra civiltà. Come non essere sconvolti di fronte alla sorte di esseri umani costretti a fuggire e a pagare una fortuna a trafficanti senza scrupoli, e a rischiare la vita su imbarcazioni inaffidabili o dentro camion frigoriferi? Quante persone dovranno ancora morire asfissiate o annegate prima che si risvegli la compassione dei governi?".

[D: Quale potrebbe essere una politica efficace per affrontare la crisi dei migranti?]
"Se i rifugiati sono già alle nostre porte o nei nostri paesi, occorre soccorrerli e aiutarli. Alcuni resteranno da noi e si integreranno, altri torneranno nel proprio paese, che spesso è il loro sogno più grande. Contemporaneamente però occorre agire sulle cause li hanno spinti a fuggire. Dobbiamo fare del nostro meglio per impedire le guerre e le violenze sui loro territori. Facilitare i viaggi temporanei da e per i loro paesi. Favorire lo sviluppo economico in loco, cosa che è anche nel nostro interesse. Ma nulla garantisce che il futuro sarà proprio questo. La stupidità infatti è dura a morire".

*** Tzvetan TODOROV, 1939, filosofo e saggista bulgaro,intervistato da Fabio Gambaro, "Governi egoisti ma così l'Occidente non avrà futuro', 'la Repubblica', 31 agosto 2015

LINK, articolo integrale qui

martedì 25 agosto 2015

#LINK / Europa, cosa pensano gli europei in 5 grafici (Jacopo Ottaviani, Eurobarometer)

I dati dell’ultima pubblicazione di Eurobarometer (numero 83) sono divisi in cinque parti. 
La prima analizza l’opinione dei cittadini sulle istituzioni nazionali ed europee. 
La seconda parte riguarda le preoccupazioni dei cittadini europei. 
La terza prende in considerazione le sensazioni nei confronti della situazione economica attuale e della moneta unica. 
La quarta sezione si dedica all’identità europea dei cittadini, mentre la quinta mette a fuoco alcuni temi rilevanti per l’Ue, come industria, investimenti, commercio, energia e immigrazione.

I cinque grafici che seguono visualizzano una selezione dei dati contenuti nell’ultimo rapporto Eurobarometer. 

*** JacopoOTTAVIANI, giornalista, Cosa pensano i cittadini europei dell’Europa, in cinque grafici, 'internazionale.it', 23 agosto 2015

LINK, articolo integrale qui

venerdì 24 luglio 2015

#FURTI_PREGIATI / L'Europa cadde (Luca Padovano)

L’Europa cadde in una sera di luglio, tra una puntata di Masterchef e le selezioni del Grande Fratello.

L’Europa cadde alla ennesima intervista del noto stitico economista, che pur smentendo l’intervista precedente, confermò con grafici e tabelle che la tua vita non vale proprio niente.

L’Europa cadde quando a decidere, non dico lo statista, quello che pensa alla futura generazione, nemmeno il politico, quello che ha in testa la prossima elezione, ma proprio il nulla berciante, tipo pubblicità dell’ultimo deodorante.

L’Europa cadde quando italiani pizza e mandolino, greci fannulloni, tedeschi crucchi e un po’ nazisti. E i danesi, boh, credo di non averli mai nemmeno visti.

L’Europa cadde nel puzzo di vendetta, quando fu chiaro che dietro ai conti, ai piani strategici, al rigore dirigista, c’era solo tigna, sale e morte, la solita vecchia merda insomma, tutta roba già annusata e vista.

L’Europa cadde quando parlarono di capitolazione, crocefissione, anche di tortura. E qualche cinico servo compiaciuto ne fece pure il sapido titolo di apertura.

L’Europa cadde quando gli errori del debole e i crimini del potente vennero pesati sulla stessa bilancia, senza distinguere più niente, ragionando anche più giù che con la pancia. Quando vinse lo stupro e la legge del più forte, che se te la vai a cercare, è ovvio, saggio e naturale, che prima o poi la dovrai scontare.

L’Europa cadde nel fragore dei mortai, schiacciata dai carri armati, violentata dalla soldataglia, poco importa che questa volta fu tutto più garbato ed educato, ma stessa fu la violenza, di quel feroce capitalismo incontrollato.

L’Europa cadde sputando su Libertà, dimenticando Uguaglianza, ripudiando Fraternità. E provaci tu a campare, sciocco, con quella cosa che tu chiami Dignità.

L’Europa cadde nelle piazze vuote, un intero continente a farsi i cazzi propri, rigattieri, sensali e pizzicagnoli, fatti per vivere come bruti, poveri fessi che si credono anche astuti.

Insomma, l’Europa cadde così, perdendo di senso, chinando il capo, trasformata in club privè per darwinisti, che vinca il migliore e il più forte e guai ai vinti, a chi non ce l’ha fatta e nessuna solidarietà per i poveri cristi.

E quando l’Europa cadde, schiacciata dalla propria inutilità, mediocre inferno che non ce l’ha fatta, il fragore si sentì fin su Plutone, dove una sonda spaziale cercava proprio in quei giorni segni di umanità e vita.

Sarà che qui in Europa, ogni traccia, ne era ormai sparita.

*** Luca PADOVANO (@asinomorto), L'Europa cadde, 'lpado.blog', 15 luglio 2015, qui

lunedì 20 luglio 2015

#RITAGLI / Grecia, nessuno crede a questo accordo (Yannis Varoufakis)

[D: Ha ricevuto molte critiche per le sue decisioni che hanno ritardato l’accordo…]
La Grecia era già in bancarotta prima che arrivassimo noi di Syriza al governo, quello che è avvenuto dopo è stata una scelta politica per ribaltare la nostra elezione. Le decisioni della Bce ci hanno messo in un angolo dal primo giorno. Nonostante i grandi sforzi che abbiamo fatto questi sono stati cinque mesi di non negoziati. Non erano interessati a trovare un accordo, volevano solo farci cadere o umiliarci forzandoci ad arrenderci. È stata una mossa dittatoriale nel contesto dell’Unione europea. Penso che il modo in cui siamo stati trattati, nonostante avessimo proposte estremamente moderate, è stato un colpo per il concetto d’integrazione europea. L’Unione europea è andata contro la sua storia e ha ucciso la sua anima.

[D: Non pensa di avere delle responsabilità? Non ha dei rimorsi?]
Assolutamente no. Tutti facciamo degli errori, ma noi siamo le vittime. Le istituzioni ci hanno maltrattato e soffocato finché non ci siamo arresi. Il governo non ha fatto nulla per contribuire alla recessione economica, dovuta alla mancanza di liquidità. Questa è stata imposta politicamente, per sabotare l’unico governo europeo che si alzato in piedi contro l’irrazionalità macroeconomica e l’inumanità sociale.

[D: Il risultato è la creazione di nuovo debito. Ora ci sono margini per chiedere un taglio di questo debito?]
No, chi dice questo non ha guardato a cosa è successo. Nel 2010 lo Stato greco è diventato insolvente. I poteri europei hanno deciso che la soluzione fosse, con nuovi prestiti, la creazione del più grande debito dell’Eurozona, con il paese più insolvente, a condizione di un’austerità crescente. Questo ha fatto diminuire l’avanzo primario, con il quale avremmo dovuto pagare i vecchi e i nuovi debiti. E da qui la catastrofe. Noi dal primo giorno abbiamo chiesto una cosa sensata, né di destra né di sinistra: il debito andava ristrutturato.

[D: Tsipras si è sbarazzato di lei?]
Non si è voluto sbarazzare di me. Si è reso conto di avere una pistola puntata e poteva scegliere se essere giustiziato o arrendersi. Ha deciso che la seconda possibilità era la strategia migliore. Ero in disaccordo e mi sono dimesso. Ma capisco in che difficile situazione si trovasse, per questo siamo uniti. Tutto quello che stavamo chiedendo era un’opportunità per riformare il nostro paese.

[D: C’è stato un rimpasto di governo. C’è ancora qualcuno nell’esecutivo che condivide il suo punto di vista, ossia che non approva il programma dei creditori?]
Nessuno crede in questo accordo. So che Tsipras non crede in questo programma imposto al governo. Un programma che lo stesso premier ha descritto come catastrofico. È un giorno triste quello in cui un governo democraticamente eletto viene messo davanti alla possibilità di non vedere mai più riaprire le banche se non accettando delle riforme fiscali che non hanno alcun senso.

[D: Il primo ministro non ha voluto i tecnici nel governo, sarebbero stati utili per implementare questo programma?]
Questa domanda non ha senso. Non ci sono misure tecniche che possano far funzionare un programma non attuabile. Possono esserci ingegneri e fisici che lavorano contro la gravità, ma la gravità vincerà sempre. Questo programma fallirà, non importa chi lavorerà alla sua realizzazione. Di fatto è già fallito. Estendere la crisi nel futuro e pretendere che sia risolta è irrazionale. Neanche il ministro tedesco Wolfgang Schäuble crede in questo programma. Il Fondo monetario internazionale non ci crede e prevede che il debito salirà al 200%. L’accordo c’è stato imposto per vendetta. L’Europa non ha riconosciuto i propri errori e ha continuato a spingere per un programma sapendo già che è fallito.

[D: Si sente di dovere delle scuse ai greci per le sue decisioni?]
Il 61,5% ha votato con me, per il No a questo accordo.

[D: Ci sono state proteste negli ultimi giorni, in molti non capiscono perché hanno votato No al referendum…]
Io mi sono dimesso la notte del referendum, perché il governo ha sbagliato non utilizzando il risultato per far pressione sui creditori. Capisco però Tsipras e i miei colleghi che hanno alzato le mani e accettato l’accordo. Non sono più rivoluzionario di Tsipras, né lui di me, è stata una scelta difficile. Gli europei dovrebbero essere molto infelici per quanto è stato fatto a un piccolo e orgoglioso paese che ha sofferto per cinque anni e che sarà costretto a soffrire ancora per molto. Una cosa che non ha nulla a che fare con il rendere l’Europa un posto migliore dove vivere.

[D: Siete stati puniti per quanto potrebbe avvenire alle elezioni in Portogallo, Spagna e Irlanda?]
È una buona domanda, ma preferisco non commentare.

[D: Cosa farà in futuro? Tornerà alla vita che faceva prima?]
Mi sono dimesso perché il governo non era pronto a dare forza al No arrivato dal referendum. Sono un deputato e sono qui per restare e il mio ruolo verrà più che rinforzato da questi eventi. Ci sono 140mila persone che hanno votato per me, penso di essere il parlamentare più votato di tutta Grecia nelle ultime elezioni. Glielo devo, resterò qui, devo combattere per la causa greca e per il 61,5% che ha votato No al referendum.

[D: Lo farà restando in Syriza o creerà un nuovo partito?]
Certamente con Syriza.

*** Yannis VAROUFAKIS, ex ministro greco delle Finanze, intervistato da Cosimo Caridi, Grecia, parla Varoufakis: “Nessuno crede a questo accordo. Tsipras si è arreso, io resto e combatto per la causa del Paese”, da 'Il Fatto Quotidiano', 19 luglio 2015, qui

Sempre in Mixtura, 1 altro contributo di Yannis Varoufakis qui

martedì 14 luglio 2015

#RITAGLI / Europa, unica salvezza il modello Usa (Michael Walzer)

[D: Professor Walzer, in questi giorni concitati ha ancora fiducia nella Ue?]
"Credo che l'Unione sia un progetto ambizioso, che poggia su grandi valori e può vantare quantomeno un successo straordinario: quello di aver trasformato in un'area di pace un continente devastato da secoli di guerre e conflitti fratricidi. Detto ciò, non si può negare che l'Unione Europea sia un regime a dir poco curioso, l'unico che ha centralizzato il potere economico in una struttura oligarchica fatta di banchieri e burocrati, senza centralizzare la politica, che in forma democratica resiste solamente all'interno dei singoli Stati nazionali. In altre parole, il caso Grexit sta facendo emergere una contraddizione immanente al sistema istituzionale europeo, quella tra l'oligarchia sovranazionale dei banchieri e le democrazie nazionali dei popoli. E io non vedo in che modo questa asimmetria possa reggere a lungo. Servirebbe piuttosto uno scatto verso un governo genuinamente politico sia dell'eurozona sia dell'Unione Europea. Eppure, sebbene sia necessario, oggi il passo in avanti sembra piuttosto improbabile, perché nessun Paese europeo sembra pronto a compierlo. La Grecia paga anche l'assenza di un solo governo europeo".

[D: L'altro problema, invece, è la politica economica. Perché l'Europa non ha saputo trovare una ricetta alternativa alle politiche di austerità?]
"È un fatto che non mi so spiegare. L'idea che le misure di austerità siano la risposta giusta alla recessione è una menzogna. Basterebbe leggere Paul Krugman o Joseph Stiglitz. Anche negli Stati Uniti abbiamo vissuto una fase in cui il governo repubblicano ha seguito questa strategia, ma per fortuna il governo Obama ha imboccato una strada diversa. I partiti socialisti europei dovrebbero fare una battaglia comune per cambiare la politica economica imposta dalla Troika in Grecia".

[D: Invece appaiono sempre più schiacciati tra la destra e la sinistra radicale.]
"È così. E il fallimento della socialdemocrazia non inizia oggi e riguarda ormai tutti i paesi occidentali. Negli ultimi anni tutti partiti di centrosinistra, a cominciare dal New Labour blairiano, sono stati subalterni al neoliberismo della destra. In qualche occasione hanno provato a imprimergli un "volto umano", ma il dato di fondo è che non hanno saputo articolare una strategia alternativa. E il risultato è un fallimento catastrofico, che vede scomparire i partiti neokeynesiani e lasciare lo spazio a sinistra a frange populiste come Syriza in Grecia e Podemos in Spagna. Ma il populismo è uno stile politico, di destra o di sinistra, che per definizione è incapace di costruire una società che produca più risorse e le distribuisca in maniera equilibrata. Insomma, mi è molto difficile rimanere ottimista".

[D: Dopo il referendum personaggi di spicco del centrosinistra europeo come Schulz e Gabriel hanno espresso posizioni più oltranziste della Merkel. Invece quale dovrebbe essere la visione istituzionale del fronte progressista?]
"Non saprei fare un elenco delle specifiche riforme da adottare. Sono convinto però che una riforma dell'Unione Europea sia non solo necessaria, ma anche urgente. E penso inoltre che il riordino istituzionale debba andare nella direzione di una vera e propria federazione. Non sono abituato a spacciare gli Stati Uniti come un modello per il resto del mondo, ma in questo caso sì, l'assetto federalistico statunitense potrebbe essere molto utile per ripensare l'Europa. Anche a voi servirebbe un governo federale unico che controlli la moneta e la politica estera, pur concedendo larga autonomia agli Stati membri in materia sanitaria, educativa, sindacale". (...)

*** Michael WALZER, 1935, filosofo e saggista statunitense, professore emerito all'Institute for Advanced Study di Princeton, intervistato da Guido Azzolini, Michael Walzer: "Nell'Europa post-sovrana l'unica salvezza è il modello Usa", 'la Repubblica', 9 luglio 2015

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#RITAGLI / Europa, senza lo spirito del Dopoguerra non ci salveremo (Mariana Mazzucato)

(...) La reazione della Trojka è stata di imporre misure di rigore, che come adesso ben sappiamo hanno provocato una contrazione del Pil greco del 25% e una disoccupazione a livelli record, distruggendo in modo permanente le opportunità per generazioni di giovani greci. Syriza ha ereditato questo disastro e si è focalizzata sulla necessità di accrescere la liquidità incrementando le entrate fiscali attraverso la lotta contro l'evasione, la corruzione e le pratiche monopolistiche, nonché il contrabbando di carburante e tabacco. Ha accettato di riformare la normativa del lavoro, di tagliare la spesa e di alzare l'età pensionabile. Errori sono stati commessi dal giovane governo, ma certo non si può dire che non stesse facendo progressi, perché molte riforme avevano già preso il via. Anzi, nei primi quattro mesi di governo Tsipras il Tesoro ellenico aveva ridotto drasticamente il disavanzo e aveva un avanzo primario (cioè senza calcolare il pagamento degli interessi sul debito) di 2,16 miliardi di euro, molto al di sopra degli obbiettivi iniziali di un disavanzo di 287 milioni di euro.

L'austerità ha aiutato? No. Come sottolineava John Maynard Keynes, nei periodi di recessione, quando i consumatori e il settore privato tagliano le spese, non ha senso che lo Stato faccia altrettanto: è così che una recessione si trasforma in depressione. Invece la Trojka ha chiesto sempre più tagli e sempre più in fretta, lasciando ai greci poco spazio di manovra per continuare con le riforme intraprese e al tempo stesso cercare di accrescere la competitività attraverso una strategia di investimenti.

La crisi economica ha prodotto una crisi umanitaria a tutti gli effetti, con la gente incapace di acquistare cibo e medicine. Secondo uno studio, per ogni punto percentuale in meno di spesa pubblica si è avuto un aumento dello 0,43% dei suicidi fra gli uomini: escludendo altri fattori che possono indurre al suicidio, tra il 2009 e il 2010 si sono uccisi «unicamente per il rigore di bilancio» 551 uomini. Syriza ha reagito promettendo cure mediche gratuite per disoccupati e non assicurati, garanzie per l'alloggio ed elettricità gratuita per 60 milioni di euro. Si è anche impegnata a stanziare 765 milioni di euro per fornire sussidi alimentari. (...)

L'indisponibilità a condonare almeno in parte il debito greco è ovviamente un atto di ipocrisia, se si considera che al termine della guerra la Germania ottenne il condono del 60% del suo debito. 
Una seconda forma di ipocrisia, spesso trascurata dai mezzi di informazione, è il fatto che tante banche sono state salvate e condonate senza che la cosa abbia suscitato grande scandalo fra i ministri dell'Economia. Oggi il salvataggio di cui avrebbe bisogno la Grecia ammonta a circa 370 miliardi di euro, ma non è nulla in confronto ai salvataggi internazionali messi in piedi per banche come la Citigroup (2.513 miliardi di dollari), la Morgan Stanley (2.041 miliardi), la Barclays (868 miliardi), la Goldman Sachs (814 miliardi), la JP Morgan (391 miliardi), la Bnp Paribas (175 miliardi) e la Dresdner Bank (135 miliardi). Probabilmente l'impazienza di Obama nei confronti della Merkel nasce dal fatto che lui conosce queste cifre! Sa perfettamente che quando il debito è troppo grosso, ed è impossibile che venga restituito alle condizioni correnti, dev'essere ristrutturato.

Il terzo tipo di ipocrisia è il fatto che mentre la Germania imponeva ai greci (e agli altri vicini del Sud) politiche di austerità, per quanto la riguardava incrementava la spesa per ricerca e sviluppo, collegamenti fra scienza e industria, prestiti strategici alle sue medie imprese (attraverso una banca di investimenti pubblica molto dinamica come la KfW) e così via. Tutte queste politiche ovviamente hanno migliorato la competitività tedesca a scapito di quella altrui. La Siemens non si è aggiudicata appalti all'estero perché paga poco i suoi lavoratori, ma perché è una delle aziende più innovative al mondo, anche grazie a questi investimenti pubblici. Un concetto microeconomico. Che rimanda a un altro macroeconomico: una vera unione monetaria è impossibile tra paesi così divergenti nella competitività.

Riassumendo, la rigorosa disciplina di bilancio usata oggi dall'Eurogruppo per mettere "in riga" la Grecia non porterà crescita al Paese ellenico. La mancanza di domanda aggregata (problema macroeconomico) e la mancanza di investimenti in aree capaci di accrescere la produttività e l'innovazione (problema microeconomico) serviranno solo a rendere la Grecia più debole e pericolosa per gli stessi prestatori. Sì, servono riforme di vasta portata, ma riforme che aiutino a migliorare questi due aspetti. Non soltanto tagli. Allo stesso modo, è necessario che la Germania si impegni di più a livello nazionale per accrescere la domanda interna, e che consenta in altri Paesi europei quel genere di politiche che le hanno permesso di raggiungere una competitività reale. Il fatto che l'Eurogruppo non comprenda tutto questo è dimostrazione di incapacità di pensare a lungo termine e ignoranza economica (chi comprerà le merci tedesche se l'austerità soffoca la domanda negli altri paesi?).

*** Mariana MAZZUCATO, economista, Solo lo spirito del Dopoguerra potrà salvarci dalla crisi eterna, 'la Repubblica', 13 luglio 2015

LINK articolo integrale qui 

Sempre nel blog Mixtura, la mia recensione al libro di Mariana Mazzucato, Lo Stato innovatore, qui

lunedì 13 luglio 2015

#RITAGLI / Grecia ed Europa, uscire dall'euro (Alberto Bagnai)

La Grecia può portare buone carte alla sinistra solo se Tsipras romperà il giocattolo dell'euro. Forse allora anche i pasdaran del neoliberismo, i sindacalisti, si convinceranno che la moneta unica, come vediamo, porta solo all'impoverimento dei lavoratori. (...)
In Grecia si vedono tutti i limiti del progetto dell'euro. L'idea era che con la stessa moneta i Paesi deboli avrebbero importato da quelli forti regole e disciplina, ma il risultato è stato ben diverso. Con il costo del denaro molto basso i Paesi periferici si sono indebitati troppo. 

[D: Perché la moneta unica sarebbe un progetto a scapito dei lavoratori?]
Perché nell'impossibilità di svalutare la moneta, gli squilibri si risolvono svalutando il lavoro. Lo avevano capito anche Giorgio Napolitano e Luciano Barca nel 1978, quando il Pci ruppe l'intesa con il governo Andreotti sull'ingresso dell'Italia nello Sme. Dicevano che quel progetto era deflazione e recessione antioperaia. Perché poi la sinistra abbia perso questa consapevolezza, è un problema che dovranno vedere gli storici. (...)
Che oggi questi signori non capiscano quel che diceva Barca mi pare strano. E non capisco se questa sinistra del Pd non può, o non vuole allargare la base di consenso.

[D: Matteo Salvini lo sta facendo, sfruttando le sue tesi.
Non vorrei fare il lamento dell'amante tradito. Non sono un genio: io ho trascritto in modo divulgativo i principi dei manuali di economia. Sono due libri in difesa del lavoro contro un certo capitale, rivolti esplicitamente alla sinistra e la situazione paradossale è che un leader politico con cui non ho niente a che spartire, ma che comunque rispetto perché viene votato, cita i miei lavori, dice che gli hanno fatto cambiare idea e lo fa in pubblico. 
Per le dinamiche perverse della politica, poi, il fatto che Salvini con intuito abbia sposato certi temi spinge la sinistra, con un riflesso pavloviano, a ignorarli

[D: A sinistra di Renzi non c'è più niente?
Fassina esce in un deserto culturale dove gente come Landini o Cofferati ha lo stesso livello di consapevolezza, di analisi e di coscienza, o non coscienza marxista, di Oscar Giannino

[D: E i sindacati, da cui eravamo partiti?]
Nel momento in cui appoggiano l'idea che l'inflazione è nemica del lavoratore, perché erode il suo potere d'acquisto, praticamente si condannano all'estinzione. Per controllare l'inflazione, in teoria, basta una banca centrale indipendente. Un sindacalista che inneggia alla deflazione è un sindacalista morto. Loro si dovrebbero preoccupare dei salari, ma a sinistra anche questo concetto fondamentale sembra totalmente perso.

*** Alberto BAGNAI, economista e saggista, docente all'università di Chieti-Pescara, intervistato da Mario Sensini, "Squilibri interni risolti impoverendo i lavoratori", 'Corriere della Sera', 5 luglio 2015.

LINK, intervista integrale qui