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venerdì 3 novembre 2017

#SGUARDI POIETICI / Griffy il bottaio (Edgar Lee Masters)

Il bottaio deve intendersi di tinozze. 
Ma io conoscevo anche la vita,        
e voi che vi aggirate fra queste tombe
credete di conoscere la vita.
Credete che i vostri occhi spazino su un largo orizzonte, forse,
in realtà state solo guardando le pareti della tinozza.
Non potete sollevarvi ai suoi orli  
e vedere il mondo esterno delle cose,                            
e cosi vedere voi stessi.                                              
Siete sommersi nella vostra tinozza -
tabù e regole e apparenze,                 
sono le doghe della vostra tinozza.
Spezzatele e rompete l’incantesimo
di credere che la vostra tinozza è la vita,
e che voi conoscete la vita!

*** Edgar Lee MASTERS, 1868-1950, poeta statunitense, Griffy il bottaio, da Edgar Lee Masters, Antologia di Spoon River, 1915, traduzione di Fernanda Pivano, Einaudi, 1943. 
Anche in 'losguardopoIetico', n. 75, 21 aprile 2013


In Mixtura altri contributi di Edgar Lee Masters qui
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domenica 25 gennaio 2015

#POETI RECITATI / Edgar Lee Masters, Il suonatore Jones ( lettura di L. M. Corsanico)



Edgar Lee MASTERS, 1868-1950
poeta, scrittore, avvocato, statunitense
Il suonatore Jones, da Edgar Lee Masters, Antologia di Spoon River
traduzione di Fernanda Pivano (1917-2009)
video e lettura di Lugi Maria Corsanico
video, 3min13


La terra ti suscita
vibrazioni nel cuore: sei tu.
E se la gente sa che sai suonare,
suonare ti tocca, per tutta la vita.
Che cosa vedi, una messe di trifoglio?
O un largo prato tra te e il fiume?
Nella meliga è il vento; ti freghi le mani
perché i buoi saran pronti al mercato;
o ti accade di udire un fruscio di gonnelle
come al Boschetto quando ballano le ragazze.
Per Cooney Potter una pila di polvere
o un vortice di foglie volevan dire siccità;
a me pareva fosse Sammy Testa-rossa
quando fa il passo sul motivo di Toor-a-Loor.
Come potevo coltivare le mie terre,
- non parliamo di ingrandirle -
con la ridda di corni, fagotti e ottavini
che cornacchie e pettirossi mi muovevano in testa,
e il cigolìo di un molino a vento - solo questo?
Mai una volta diedi mani all'aratro,
che qualcuno non si fermasse nella strada
e mi chiedesse per un ballo o una merenda.
Finii con le stesse terre,
finii con un violino spaccato -
e un ridere rauco e ricordi,
e nemmeno un rimpianto.