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martedì 22 febbraio 2022

#SGUARDI POIETICI / Forse non essere è esser senza che tu sia (Pablo Neruda)

Forse non essere è esser senza che tu sia,
senza che tu vada tagliando il mezzogiorno
come un fiore azzurro, senza che tu cammini
più tardi per la nebbia e i mattoni,

senza quella luce che tu rechi in mano
che forse altri non vedran dorata,
che forse nessuno seppe che cresceva
come l'origine rossa della rosa,

senza che tu sia, infine, senza che venissi
brusca, eccitante, a conoscer la mia vita,
raffica di roseto, frumento del vento,

e da allora sono perché tu sei,
e da allora sei, sono e siamo,
e per amore sarò, sarai, saremo.

*** Pablo NERUDA, 1904-1973, poeta, diplomatico e politico cileno, da Cento sonetti d'amore, 1960, traduzione di Giuseppe Bellini, in 'il canto delle sirene', 14 febbraio 2022, qui
https://it.wikipedia.org/wiki/Pablo_Neruda


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sabato 20 marzo 2021

#SGUARDI POIETICI / La povertà (Pablo Neruda)

Ahi, non vuoi,
ti spaventa
la povertà,
non vuoi
andare con scarpe rotte al mercato
e tornare col vecchio vestito.
Amore, non amiamo,
come vogliono i ricchi,
la miseria. Noi
la estirperemo come dente maligno
che finora ha morso il cuore dell'uomo.
Ma non voglio
che tu la tema.
Se per mia colpa arriva alla tua casa,
se la povertà scaccia
le tue scarpe dorate,
che non scacci il tuo sorriso che è il pane della mia vita
Se non puoi pagare l'affitto
esci al lavoro con passo orgoglioso,
e pensa, amore, che ti sto guardando
e uniti siamo la maggior ricchezza
che mai s'è riunita sulla terra.

*** Pablo NERUDA, 1904-1973, poeta, diplomatico e politico cileno, La povertà, in  'ilgruppodiamicizia.forumcommunity.net', 9 marzo 2009,  qui


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giovedì 18 marzo 2021

#SGUARDI POIETICI / Perché tu possa ascoltarmi (Pablo Neruda)

Perché tu possa ascoltarmi
le mie parole
si fanno sottili, a volte,
come impronte di gabbiani sulla spiaggia.

Collana, sonaglio ebbro
per le tue mani dolci come l’uva.

E le vedo ormai lontane le mie parole.
Più che mie sono tue.
Come edera crescono aggrappate al mio dolore antico.

Così si aggrappano alle pareti umide.
E’ tua la colpa di questo gioco cruento.
Stanno fuggendo dalla mia buia tana.
Tutto lo riempi tu, tutto lo riempi.

Prima di te hanno popolato la solitudine che occupi,
e più di te sono abituate alla mia tristezza.

Ora voglio che dicano ciò che io voglio dirti
perché tu le ascolti come voglio essere ascoltato.

Il vento dell’angoscia può ancora travolgerle.
Tempeste di sogni possono talora abbatterle.
Puoi sentire altre voci nella mia voce dolente.
Pianto di antiche bocche, sangue di antiche suppliche.
Amami, compagna. Non mi lasciare. Seguimi.
Seguimi, compagna, su quest’onda di angoscia.

Ma del tuo amore si vanno tingendo le mie parole.
Tutto ti prendi tu, tutto.

E io le intreccio tutte in una collana infinita
per le tue mani bianche, dolci come l’uva.

*** Pablo NERUDA, 1904-1973, poeta, diplomatico e politico cileno, Perché tu possa ascoltarmi, da Venti poesie d'amore a una canzone disperata, in Maurizio Cucchi, a cura, La grande poesia, Neruda, la Repubblica, 2021, traduzione di Roberta Bovaia Roberto Paolo


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domenica 6 dicembre 2020

#SGUARDI POIETICI / Non t'amo come se fossi rosa di sale (Pablo Neruda)

Non t'amo come se fossi rosa di sale, topazio
o freccia di garofani che propagano il fuoco:
t'amo come si amano certe cose oscure,
segretamente, tra l'ombra e l'anima.
 
T'amo come la pianta che non fiorisce e reca
dentro di sé, nascosta, la luce di quei fiori;
grazie al tuo amore vive oscuro nel mio corpo
il concentrato aroma che ascese dalla terra.

T'amo senza sapere come, né quando, né da dove,
t'amo direttamente senza problemi né orgoglio:
così ti amo perché non so amare altrimenti

che così, in questo modo in cui non sono e non sei,
così vicino che la tua mano sul mio petto è mia,
così vicino che si chiudono i tuoi occhi col mio sonno.

*** Pablo NERUDA,1904-1973, poeta, diplomatico e politico cileno, da Cento sonetti d'amore, Passigli, 1996, in 'libriantichionline.com', qui


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Testo originale
No te amo como si fueras rosa de sal, topacio
o flecha de claveles que propagan el fuego:
te amo como se aman ciertas cosas oscuras,
secretamente, entre la sombra y el alma.

Te amo como la planta que no florece y lleva
dentro de sí, escondida, la luz de aquellas flores,
y gracias a tu amor vive oscuro en mi cuerpo
el apretado aroma que ascendió de la tierra.

Te amo sin saber cómo, ni cuándo, ni de dónde,
te amo directamente sin problemas ni orgullo:
así te amo porque no sé amar de otra manera,

sino así de este modo en que no soy ni eres,
tan cerca que tu mano sobre mi pecho es mía,
tan cerca que se cierran tus ojos con mi sueño.

domenica 27 settembre 2020

#SGUARDI POIETICI / Favola della sirena e degli ubriachi (Pablo Neruda)

Tutti questi signori erano dentro:
quando lei entrò completamente nuda
essi avevan bevuto e presero a sputacchiarla
lei non capiva nulla era appena uscita dal fiume
era una sirena che s'era smarrita
gli insulti scorrevano sulla sua carne liscia
l'immondizia copri i suoi seni d'oro
lei non sapeva piangere perciò non piangeva
non sapeva vestirsi perciò non si vestiva
la tatuarono con sigarette e con turaccioli bruciati
ridevano fino ad abbattersi sul pavimento della bettola
lei non parlava perché non sapeva parlare
i suoi occhi erano color d'amore distante
le sue braccia costruite di topazi gemelli
le sue labbra tagliate nella luce del corallo
e d'improvviso uscì da quella porta
appena entrò nel fiume restò monda
splendette come una pietra bianca nella pioggia
senza volger lo sguardo nuotò nuovamente
nuotò verso mai più verso la morte.

*** Pablo NERUDA, 1904-1973, poeta, diplomatico e politico cileno, Favola della sirena e degli ubriachi, da Stavagario, 1958, in 'antoniogiannotti.it', qui


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lunedì 10 agosto 2020

#SGUARDI POIETICI / Due amanti felici fanno un solo pane (Pablo Neruda)

Due amanti felici fanno un solo pane,
una sola goccia di luna nell'erba,
lascian camminando due ombre che s'uniscono,
lasciano un solo sole vuoto in un letto.

Di tutte le verità scelsero il giorno:
non s'unirono con fili, ma con un aroma,
e non spezzarono la pace né le parole.
È la felicità una torre trasparente.

L'aria, il vino vanno coi due amanti,
gli regala la notte i suoi petali felici,
hanno diritto a tutti i garofani.

Due amanti felici non han fine né morte,
nascono e muoiono più volte vivendo,
hanno l'eternità della natura.

*** Pablo NERUDA, 1904-1973, poeta, diplomatico e politico cileno, da Cento sonetti d'amore, 1960, Passigli, 1996, traduzione di Giuseppe Bellini, in 'ilcantodellesirene0, 14 ottobre  2019


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mercoledì 4 ottobre 2017

#SGUARDI POIETICI / Io tornerò (Pablo Neruda)

Un giorno, uomo o donna, viandante,
dopo, quando non vivrò,
cercate qui, cercatemi
tra pietra e oceano,
alla luce burrascosa
della schiuma.
Qui cercate, cercatemi, 
perché qui tornerò senza dire nulla,
senza voce, senza bocca, puro,
qui tornerò a essere movimento
dell'acqua, del suo cuore selvaggio,
starò qui, perso e ritrovato:
qui sarò forse pietra e silenzio.

*** Pablo NERUDA, 1904-1973, poeta, diplomatico e politico cileno, Io tornerò, in 'Poesia', n. 186, da Memorial de Isla Negra, 1963, Passigli, 1998.
Segnalato anche  da 'ricordando Neruda', qui
https://it.wikipedia.org/wiki/Pablo_Neruda


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martedì 15 marzo 2016

#SGUARDI POIETICI / Certa stanchezza (Pablo Neruda)

Non voglio essere stanco da solo,
voglio che ti stanchi con me.

Come non esser stanco
di certa cenere che cade
sulle città in autunno,
qualcosa che più non vuol ardere,
che s’accumula sui vestiti
e a poco a poco
va cadendo
scolorando i cuori.

Sono stanco del duro mare
e della terra misteriosa.
Sono stanco delle galline:
mai abbiamo saputo cosa pensano,
e ci guardano con occhi asciutti
senza concederci importanza.

Ti invito perché finalmente
ci stanchiamo di tante cose,
dei cattivi aperitivi
e della buona educazione.

Stanchiamoci di non andare in Francia,
stanchiamoci perlomeno
d’uno o due giorni la settimana
che sempre si chiamano a un modo
come i piatti sulla tavola
e che ci destano, perché?
e che ci coricano senza gloria.

Diciamo infine la verità
che mai siamo stati d’accordo
con questi giorni paragonabili
alle mosche e ai cammelli.

Ho visto alcuni monumenti
innalzati ai titani,
agli asini dell’energia.
Li tengono lì immobili
con le loro spade in mano
sopra quei tristi cavalli.
Sono stanco delle statue.
Non ne posso più di tanta pietra.

Se continuiamo a riempire così 
con gli immobili il mondo,
come potranno vivere i vivi?

Sono stanco del ricordo.

Voglio che l’uomo quando nasce
respiri i fiori nudi,
la terra fresca,il fuoco puro,
non ciò che tutti respirano.

Lasciate tranquilli quelli che nascono!
Fate posto perché vivano!
Non gli fate trovare tutto pensato,
non gli leggete lo stesso libro,
lasciate che scoprano l’aurora
e che diano un nome ai loro baci.

Voglio che ti stanchi con me
di tutto ciò che è ben fatto.
Di tutto ciò che ci invecchia.
Di ciò che han preparato 
per affaticare gli altri.

Stanchiamoci di ciò che uccide
e di ciò che non vuol morire.


*** Pablo NERUDA, 1904-1973, poeta, diplomatico, politico cileno, Certa stanchezza, da Estravagario, Losada, Buenos Aires, 1958 - Testo pubblicato in 'Bergamo sera', 28 febbraio 2011 (qui)  e confrontato con il testo in lingua originale (riportato qui). 
https://it.wikipedia.org/wiki/Pablo_Neruda