sabato 30 giugno 2018

#FOTO / Libia, 100 dispersi, 3 bambini morti

foto Afp, 'Corriere.it', 29 giugno 2018, qui
Libia, 100 dispersi, 3 bambini morti

E farsi schifo, noi italianieuropei? (mf)

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#VIGNETTE / E i valori europei? (Mauro Biani)

Mauro BIANI, 1967
'il manifesto', 28 giugno 2018 (anche facebook, qui)

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#SPOT / America Before Illegal Immigration

(dalla rete)
Memo per Donald Trump... (mf)

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#SCRITTE / Ci sono occhi

(via pinterest)

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#HUMOR / Come posso farti felice...?

(via pinterest)

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#SGUARDI POIETICI / A quelli che verranno (Fabio Pusterla)

Allora voi, che volgerete
lo sguardo verso di noi dalle vette
dei vostri tempi splendidi come chi scruta una valle
che non ricorda neppure di avere percorsa;
non ci vedrete, dietro lo schermo di nebbie.
Ma eravamo qui, a custodire la voce.
Non ogni giorno e non in ogni ora
del giorno; qualche volta, soltanto,
quando sembrava possibile
raccogliere un po’ di forza.
Ci chiudevamo la porta
dietro le spalle, abbandonando
le nostre case sontuose
e riprendevamo il cammino, senza meta.

*** Fabio PUSTERLA, 1957, poeta svizzero, A quelli che verranno, da Pietra di sangue, Marcos y Marcos, 1999. Segnalato in 'liminamundi', 21 gennaio 2017, qui


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#FAVOLE & RACCONTI / Il barista e i cornetti al pistacchio (Massimo Ferrario)

Metà mattina. 
Un piccolo bar del centro-città, un locale storico: arredamento in legno, travi a vista, pochi tavoli, clima piacevole e accogliente.
Famoso soprattutto per le prime colazioni: per la varietà e la qualità di cornetti e pasticceria di produzione artigianale, oltre che per la cortesia e l'attenzione al servizio del proprietario.

Al bancone un signore distinto, di età avanzata, in giacca e cravatta, probabilmente da qualche anno in pensione, sta bevendo un caffè, mentre sfoglia un quotidiano e si gusta un cannolo.

Entra un giovane: elegante, tutto firmato e perfettino. 
Il proprietario, da lontano, lo inquadra.
Gli ricorda un passato di neppure troppi anni fa. Dal quale si era sfilato per tempo, quando per fortuna gli era nata la voglia di provare a sognare un locale tutto suo: e aveva lasciato una promettente carriera in un mondo che proprio non sopportava.
Il tipo sembra uscito da una sfilata di moda. 
Un vestito inappuntabile, fresco e color carta da zucchero, adatto al caldo estivo, pochette al taschino e mocassini di gran marca, tutto rigorosamente intonato, una ventiquattrore di lusso da managerino in carriera interamente dedito a efficienza e velocità.

Non è certo il primo di una serie di personaggi di questo genere che ogni tanto entrano al bar. Stavolta però, e non sa perché, il barista subisce pensieri automatici: non deve neppure far viaggiare troppo la fantasia. Recupera frammenti di un ambiente che pensava di aver rimosso e si immagina il giovin signore pronto a tuffarsi, appena uscito dal bar, magari come art director, dentro un meeting in ital-english: forse per un briefing di una campagna di advertising, o per un brain-storming tra product manager e copywriter per trovare l'headline più adatto al nuovo brand appena partorito.

Il giovane ha fretta, guarda in continuazione l'iwatch al polso, poi scorre ossessivamente lo smartphone, si infila gli auricolari, apre whatsapp e inizia a digitare.
Quindi, in modo ineducato, passa con decisione davanti una signora che sta per fare la sua ordinazione.
Senza salutare, né chiedere per favore, urla al barista:
«Un marocchino. E un cornetto al pistacchio».

Il barista si costringe ad essere gentile: finge di non notare la maleducazione del tipo. 
E sottovoce chiede scusa lui alla signora per quei modi sgarbati: la conosce, ogni mattina è affezionata al suo latte caldo macchiato, non c'è neppure più bisogno che glielo ordini, lo sta già preparando.
Senza distogliere l'attenzione dalla macchina del caffè, finisce di scaldare il latte per la cliente e glielo serve nel solito bicchiere alto di vetro che lei predilige, mettendogli accanto, su un piattino, un mini-dolcetto sfornato da poche ore.
Si china e le sussurra:
«Offre la ditta, signora».
Intanto, a voce alta e con la massima cortesia, dà le informazioni al giovane che è fermo alla fine del bancone e sta chiamando un numero telefonico.
«Mi spiace signore, i cornetti al pistacchio sono terminati. Stamattina abbiamo avuto una richiesta inusuale. Ci sono cornetti alla crema, al cioccolato o alla marmellata. Per la marmellata, abbiamo albicocche, fichi, fragole, ciliegie, uva, ribes, arancia, prugne, more, frutti di bosco, mirtilli, lampone. Oppure ci sono cornetti vuoti. E anche integrali».

Il tipo rampantino, abituato al multitasking, esibisce una faccia seccata.
«Ok, allora un cappuccino tiepido. E un cornetto al pistacchio».

Il barista sorride: scuote la testa e incrocia lo sguardo del signore distinto che sta leggendo il giornale. Uno scambio di intesa silenziosa.
Percorre il bancone e raggiunge il giovane.
Attende che questi incroci i suoi occhi, staccando almeno un auricolare.
«Scusi, signore. Le dicevo che i cornetti al pistacchio, purtroppo, sono finiti.»

Il giovane, sempre più seccato, alza gli occhi al cielo. 
Si corregge.
«Va bene, allora ripiego su un te. E un cornetto al pistacchio.»

Il barista fissa il giovane: si sente preso in giro.
E' spazientito, ma cerca di controllarsi.
«Signore, non so come ripeterglielo. Non ne ho più di cornetti al pistacchio. Mi spiace, deve ripiegare su altri cornetti» 
Gli indica tre vassoi sul banco.
«Ecco, qui può scegliere. Cornetti di tutti i tipi. E ci sono i cartellini: per genere di ripieno, integrali, vuoti. Come li preferisce».

Il managerino sbuffa. 
Seccatissimo, commenta:
«Sappia che è la prima e ultima volta che metto piede in questo bar. Se questa è l'attenzione che voi avete verso i clienti, non avrete vita lunga. Io mi occupo di marketing e me ne intendo. Ha mai sentito parlare di ascolto dei bisogni dei consumatori? E poi vi lamentate che c'è la crisi. Vado più avanti: per fortuna c'è la libera concorrenza e non ci siete solo voi in centro-città».
Raggiunge la porta in un baleno.
E' già fuori.

Il barista avrebbe avuto voglia di rispondergli per le rime. Ma a parte che non ne ha avuto il tempo, perché il tizio se n'è andato come una furia, è stato giusto lasciar correre: ogni tanto capita gente strana e se si dovesse litigare con tutti...
Cerca conforto presso il signore distinto.
Che ha seguito tutta la vicenda, ha posato il giornale e ora lo guarda in faccia con aria complice e comprensiva.
Il pensionato esibisce un sorriso all'angolo della bocca.
Sospira.
«Certo che chi fa il suo mestiere deve avere tanta pazienza con certi tipi...».

Il barista si consola. 
Essere capiti gli fa passare la rabbia che ha in corpo. 
E poi, pensa, ci sono quelli che ti ripetono ancora che il 'cliente ha sempre ragione'...
E quel tipino si spacciava pure per uno che si intende di marketing... uno che sa ascoltare...

Il signore distinto, quasi avesse ascoltato il frullato di pensieri nella testa del barista, scuote il capo.
«Che mondo», lamenta sconsolato, quasi parlando a se stesso.
Sarebbe tentato di menzionare Cicerone e di fare la solita battuta, stucchevole, sui 'tempora' e sui 'mores'. Ma poi, ne è convinto, avrebbe dovuto tradurre: il latino non è più di moda e lui ha lo stereotipo che i baristi sono sempre e solo dei baristi che ignorano chi sia Cicerone e i tempi e i costumi della sua epoca. Se ne facesse cenno, il barista, che alla maturità aveva tradotto proprio Cicerone, gli direbbe che i 'tempora' e i 'mores' cambiano nel tempo, ma in fondo sono sempre simili in tutte le epoche. E la ragione è che gli uomini, se non tutti, almeno certi poveretti, non cambiano mai.

Il pensionato decide che anche per oggi il caffè di metà mattina è consumato: ripiega il giornale e lo ripone nell'apposito posto vicino al bancone per la consultazione di altri clienti.
Poi, prima di andarsene, restando dietro il banco, ma avvicinando il viso al barista come per una confidenza, conclude soddisfatto:
«Guardi, davvero, non so come lei abbia fatto a trattenersi. Io non ci sarei riuscito. Se fossi stato al suo posto avrei preso l'intero cabaret di cornetti e glieli avrei tirati addosso, a quel tizio insopportabile. Anzi, no, avrei fatto una cosa più mirata: visto che quel damerino continuava a chiedere cornetti al pistacchio, prima gli avrei chiesto di venirmi vicino e poi gli avrei spremuto e spalmato addosso, su tutto il suo bell'abito immacolato, tutti i cornetti al pistacchio del vassoio».

*** Massimo Ferrario, Il barista e i cornetti al pistacchio, per Mixtura - Riscrittura creativa di una storiella famosa diffusa in internet.


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#MOSQUITO / Capire, una prassi (Pietro Ingrao)

Capire non è solo condannare. La condanna è importante, ma se resta solo condanna per me è una conoscenza povera: importante sul terreno etico, ma povera, magra, sul terreno politico dove contano molto le conseguenze che si traggono dalla conoscenza. Per me, per il mio comunismo, conoscere significa prassi: significa sforzarsi di penetrate nella trama delle cose per intervenire e – se possibile – per trasformarle.

*** Pietro INGRAO, 1915-2015, politico e militante comunista, intellettuale, poeta, citato in 'strisciarossa', via facebook, 26 giugno 2018, qui


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#SCRITTE / Ma tu

 
(via facebook, 29 giugno 2018, qui)

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venerdì 29 giugno 2018

#HUMOR / Lavorerai con fatica (@esterviola_)

@esterviola_

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#VIGNETTE / La prova del cuoco (Natangelo)

NATANGELO, 1985
'il Fatto Quotidiano', 27 giugno 2018 (anche facebook, qui)

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#ANIMALI / Sbarchi

via facebook, 21 giugno 2018, qui

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#SCRITTE / Stop taking my book

via pinterest 

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#SGUARDI POIETICI / Quei tempi (Massimo Ferrario)

Pericolosi 
(e vergognosi) 
quei tempi in cui i 
dissidenti
passano per 
dissennati 
e sono stati assoldati 
soldati 
che inneggiano 
al “Leader-che-meno-male-c’è” 
e tutti 
(beotamente) 
possono risparmiarsi 
la fatica e il rischio di 
‘esserci’. 
Di essere 
adulti 
che consentono e dissentono e discutono. 
E vivono. 
Rifiutandosi di 
sopravvivere. 
Perché hanno deciso di essere 
semplicemente 
(difficilmente) 
uomini. 

*** Massimo FERRARIO, Quei tempi, 'ContrAppunti', pubblicazione a circolazione riservata, n. 235, 24 settembre 2010


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#SENZA_TAGLI / Ti prego, tristezza (Tiziana Campodoni)

Troppo abituati a vedere che non è “legittima” oggi, non ne parliamo. Non ha luogo, non ha ascolto, non si ha voglia di parlare della tristezza. Bisogna ridere, agitarsi, fare e rifare, agire, vincere, urlare oppure irrigidirsi, odiare, incolpare e la tristezza non s’accompagna mai volentieri a questi verbi esagitati, sommari e creduloni. E’ un sostantivo tenero e prezioso, lei, non vuole essere messa alle spranghe con una diagnosi né essere ripudiata come dubbio o debolezza … Vede, sa, ma ha tempi onesti e lunghi, ha modi sensati e attinenti … Non vuole essere dileggiata, fraintesa o trasformata in moneta spesa alla bisogna. Non vuole essere drogata o riempita d’alcol per essere messa a tacere. Vuole esistere, essere capita, ascoltata e vuole un cantuccio dove lentamente pensieri e parole possano raggiungerla e svelarla. Solo un riparo dove non sentirsi braccata e dove poter svolgere quel suo magico lavoro di radunare le nuvole volate troppo in alto, appesantire i vapori che danno alla testa e trasformarli in lacrime di pioggia affinché tornino in basso, in grembo, al suolo, alla calma, alla pacificazione. Quel grande insostituibile lavoro di mantenere l’uomo legato a sé e l’umanità ben salda e presente nel mondo e nel nostro mondo. Lavoro ormai anche lui “licenziato”, precario, senza diritti … distribuito “ad minchiam” nel capriccio, nel superfluo, nel pettegolezzo, nel raggiro…

Non sei sola cara tristezza, non andartene… Mai come oggi abbiamo bisogno di te, del tuo palpitare nel petto davanti a crudeltà mostruose, davanti a orrori che non sappiamo impedire, davanti ai nostri patimenti che rischiano di diventarci estranei. Abbiamo bisogno del velo di lacrime che regali ai nostri occhi e più agli uomini … sai, ancora non sanno commuoversi.  Non ascoltare chi ti impaurisce, chi ti istiga al rancore, chi ti rinnega, chi incendia il tuo cuore… Solo tu e la tenerezza potete proteggerci perché custodite il giardino prezioso della sfumatura, del dolore sofferto non espulso e della civiltà in cui l’uomo che viene prima di tutto. Non andartene. Non sei nemica. Sei l’unico terreno fertile per i figli che verranno e l’unico rifugio ormai dell’essere umani.

*** Tiziana CAMPODONI, insegnante, blogger, saggista, Ti prego, tristezza, 'bluemoonandart', 28 giugno 2018, qui

foto di Daidō Moriyama, 1938
fotografo giapponese

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#VIGNETTE / Istat, oltre 5 milioni di poveri (Vauro)

VAURO, 1955
vignettista, scrittore
'Left', 27 giugno 2018 (anche facebook, qui)

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giovedì 28 giugno 2018

#SPOT / Rifugiati


via facebook, 20 giugno 2018, qui

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#IMMAGINId'IMPATTO / Meditazione

via facebook, 25 giugno 2018, qui

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#HUMOR / Quando una donna non parla

(via pinterest)

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#SGUARDI POIETICI / Congedo (Marcello Fois)

Parti da te, figlio… da quello che sei.
Bisogna morire per imparare?
Mi chiedi.
Sì, figlio, per imparare qualcosa deve morire.
Tu non lo sai e non devi saperlo,
ma il cuore, con l’età, si restringe.
Non è più tanto capiente, immenso,
come all’inizio dei giorni.
Tra non molto gli abbandoni conteranno anch’essi.
Ma ora il tuo cuore è una piazza sconfinata,
e ti fa credere che sopravviverai
senza dover rinunciare a niente,
capirai, col tempo, quanto sia difficile trattenere
ogni cosa, ogni pensiero, ogni persona…
Sei nell’euforia di tutti gli inizi.
Qualcuno dovrà morire perché tu viva.

Domani, quando chiamerai, io non ci sarò,
ma solo perché tu possa esserci,
quando chiameranno te.

*** Marcello FOIS, 1960, scrittore, commediografo, sceneggatore, poeta,  Congedo, da L’infinito non finire, Einaudi, 2018. Segnalato in 'interno poesia', 15 giugno 2018, qui
https://it.wikipedia.org/wiki/Marcello_Fois


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#MOSQUITO / Scienza, religione, filosofia (Luciano De Crescenzo)

Nella vita ci sono cose che si sanno, che fanno parte della Scienza, e cose che non si sanno ma si credono, che fanno parte della Religione. E infine ci sono cose che non si sanno e non si credono che fanno parte della Filosofia. La Filosofia è pertanto una pratica a metà strada tra la Scienza e la Religione.

*** Luciano DE CRESCENZO, 1928, scrittore e saggista, attore e regista, I pensieri di Bellavista, 2005, segnalato in 'aforismario.net', qui


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#VIGNETTE / Vitalizi, problema (Mauro Biani)

Mauro BIANI, 1967
'il manifesto', 27 giugno 2018 (anche facebook, qui)

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mercoledì 27 giugno 2018

#FILASTROCCHE / Tempo di vaccini (Germana Bruno)

In questo tempo di punture e vaccini,
uno sarebbe da far da bambini;
sai, ci vorrebbe una bella iniezione
per debellare la scarsa immaginazione.
Con la carenza di tale sostanza,
si mette a rischio la propria esistenza,
si può restare degli altri in balìa
con forte calo di autonomia.
Non più ricordi che diano senso
a questa vita che è dono immenso,
senza memoria, niente futuro,
si resta fermi nel buio più scuro.
Nella siringa, con questo vaccino,
che non fa male ad alcun bambino,
ci sono favole lette dai grandi,
giochi ed abbracci ce ne son tanti.
Ci son maestri e genitori
che con dolcezza tirano fuori
la fantasia e l’immaginazione
per trovar sempre la soluzione.

*** Germana BRUNO, insegnante di scuola primaria, scrittrice per bambini, Tempo di vaccini, facebook, 23 giugno 2018, qui


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#MUSICHE&TESTI / La leggenda del re felice (Fabrizio De André)


Fabrizio DE ANDRE', 1940-1999
cantautore 
La leggenda del re infelice - Recitativo (Corale), 1968
dall'album Tutti morimmo a stento
'canzoni contro la guerra', qui
video 5min44

Uomini senza fallo, semidei
che vivete in castelli inargentati
che di gloria toccaste gli apogei
noi che invochiam pietà siamo i drogati
Dell'inumano varcando il confine
conoscemmo anzitempo la carogna
che ad ogni ambito sogno mette fine:
che la pietà non vi sia di vergogna

C'era un re che aveva
due castelli
uno d'argento uno d'oro
ma per lui non il cuore
di un amico
mai un amore nè felicità

Banchieri, pizzicagnoli, notai
coi ventri obesi e le mani sudate
coi cuori a forma di salvadanai
noi che invochiam pietà fummo traviate
Navigammo su fragili vascelli
per affrontar del mondo la burrasca
ed avevamo gli occhi troppo belli:
che la pietà non vi rimanga in tasca
Giudici eletti, uomini di legge
noi che danziam nei vostri sogni ancora
siamo l'umano desolato gregge
di chi morì con il nodo alla gola
Quanti innocenti all'orrenda agonia
votaste decidendone la sorte
e quanto giusta pensate che sia
una sentenza che decreta morte

Un castello lo donò
e cento e cento amici trovò
l'altro poi
gli portò mille amori
ma non trovò la felicità

Uomini, cui pietà non convien sempre
mal accettando il destino comune,
andate, nelle sere di novembre,
a spiar delle stelle al fioco lume,
la morte e il vento, in mezzo ai camposanti,
muover le tombe e metterle vicine
come fossero tessere giganti
di un domino che non avrà mai fine
Uomini, poichè all'ultimo minuto
non vi assalga il rimorso ormai tardivo
per non aver pietà giammai avuto
e non diventi rantolo il respiro:
sappiate che la morte vi sorveglia,
gioir nei prati o fra i muri di calce,
come crescere il gran guarda il villano,
finchè non sia maturo per la falce

Non cercare la felicità
in tutti quelli a cui tu
hai donato
per avere un compenso
ma solo in te
nel tuo cuore
se tu avrai donato
solo per pietà.


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#SCRITTE / Terroni e negri, Irpinia, 2017

Irpinia
'Corriere Irpinia', 5 dicembre 2017, qui

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#SPOT / Amore, quella cosa (ziacoca)

via facebook, 26 giugno 2018, qui

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#SGUARDI POIETICI / Mi rinchiudono nella Prosa (Emily Dickinson)

Mi rinchiudono nella Prosa -
Come quando da Ragazzina
Mi mettevano nello Sgabuzzino -
Perché mi volevano "tranquilla" -
Tranquilla! Avessero potuto spiare -
E vedere il mio Cervello - andarsene in giro -
Era come se avessero confinato un Uccello
A Tradimento - in un Recinto -

A lui basta volerlo
E con la disinvoltura di una Stella
Dà un'occhiata alla Prigione -
E ride - Lo stesso faccio io -

*** Emily DICKINSON, 1830-1886, poetessa statunitense, senza titolo, J613, Mi rinchiudono nella Prosa, da Tutte le poesie, 1850-1886, traduzione di Giuseppe Ierolli, in 'emilydickinson.it', qui


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Testo originale
They shut me up in Prose -
As when a little Girl
They put me in the Closet -
Because they liked me "still" -
Still! Could themself have peeped -
And seen my Brain - go round -
They might as wise have lodged a Bird
For Treason - in the Pound -

Himself has but to will
And easy as a Star
Look down upon Captivity -
And laugh - No more have I -

#MOSQUITO / La politica, può essere la più nobile delle attività (Paolo Ciofi)

La politica non è di per sé sporca, al contrario è la più nobile delle attività quando è posta al servizio della liberazione degli esseri umani, della conquista della libertà e dell’uguaglianza. Diventa una cosa sporca nell’intreccio perverso con il denaro e con gli affari, dove degrada e si corrompe. Descritta dai falsi profeti della casta come onnipotente nella sua apparente autoreferenzialità, in realtà diventa una merce come le altre che si compra e si vende al mercato. Nella migliore delle ipotesi viene valutata come funzione tecnica del capitale al quale fornisce competenze e specialismi. Nella peggiore, puro oggetto di compravendita a scopo lucrativo, la politica diventa un investimento con redditività immediata. In ogni caso, più forte è il dominio del capitale, più profondo è il distacco della politica dalla società. La politica ridotta a intrigo, politicantismo, “normale amministrazione” e mera gestione degli “affari correnti”: di questo hanno bisogno le forze dominanti.

*** Paolo CIOFI, 1935, politico, economista, La rivoluzione del nostro tempo. Manifesto per un nuovo socialismo, Editori Riuniti, 2018


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#VIGNETTE / Pd, l'ultimo pop-corn (Natangelo)

NATANGELO, 1985
'Il Fatto Quotidiano', 26 giugno 2018 (anche facebook, qui)

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martedì 26 giugno 2018

#CIT / Un uovo per cambiare (Alejandro Jodorowsky)

Alejandro JODOROWSKY, 1929
scrittore, fumettista, saggista, drammaturgo, 
regista teatrale, cineasta, studioso dei tarocchi, 
compositore e poeta cileno naturalizzato francese
citazione in facebook, qui

«Se un uovo è rotto da una forza esterna, la vita è finita.
Se un uovo è rotto da una forza interna, la vita comincia.
Cambia dal tuo interno»

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#SENZA_TAGLI / E dall'inferno per ora è tutto (Tiziana Campodoni)

"Non rispondere agli sos dei barconi? Dovete chiederlo al mio collega Toninelli. Se così fosse avrebbe il mio totale sostegno".

"Le navi delle ong complici dei trafficanti".

"In Libia centri all'avanguardia, smontiamo retorica delle torture".

E dall'inferno per ora è tutto.

*** Tiziana CAMPODONI, facebook, 26 giugno 2018, qui

Salvini: "In Libia centri all'avanguardia, smontiamo retorica delle torture"
'la Repubblica', 25 giugno 2018, qui

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#HUMOR / Degrado umano

(dalla rete)

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#IMMAGINId'IMPATTO / Arcobaleno di colori (Aaron Mcpolin)

Arcobaleno di colori
foto di Aaron Mcpolin
fotografo australiano
via facebook, 22 giugno 2018, qui

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#SGUARDI POIETICI / Il giorno degli uomini (Lêdo Ivo)

Vivere è necessario.
Non esiste Inferno
né Cielo.

Solo la terra.
E una persistente
pioggia d'estate.


*** Lêdo IVO, 1924-2012, poeta, saggista, giornalista brasiliano, Il giorno degli uomini, in 'fili di aquilone', testi inediti, aprile/giugno 2006, a cura di Vera Lúcia de Oliveira, qui

https://it.wikipedia.org/wiki/L%C3%AAdo_Ivo


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Testo originale (O dia dos Homens)

Viver é preciso.
Não existe Inferno
nem Paraíso.

Apenas o chão.
E uma persistente
chuva de verão.

#VIGNETTE / I miei genitori (Fogliazza)

FOGLIAZZA Gianluca Foglia)
facebook, 23 giugno 2018, qui

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#SPOT / Stupidità umana

(dalla rete, autore non identificato)

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lunedì 25 giugno 2018

#PIN / Un programma, una visione, un senso (MasFerrario)

MasFerrario, 'Mixtura', 25 giugno 2018

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#SPOT / Be Yourself

(autore e fonte non identificati)
via facebook, 21 giugno 2018, qui

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#HUMOR / Affresco e...

(via pinterest)

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#SCRITTE / 'E parole

via facebook, qui

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#SGUARDI POIETICI / La borsa da viaggio (Rainer Malkowski)

La mia borsa da viaggio, consunta
in tre parti del mondo:
da ieri se ne sta in mezzo
al soggiorno.

Anche se non intendo per nulla,
mettermi in viaggio.
Mi oppongo semplicemente
alla tentazione di credere
di essere già
arrivato –

mi oppongo
al non sperare altro dal futuro
che la continuità indolore
del presente.

*** Ranier MALKOWSKI, 1939-2003,  poeta tedesco, La borsa da viaggio, traduzione di Carmine Chiellino, in 'sagarana', qui
https://de.wikipedia.org/wiki/Rainer_Malkowski


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#MOSQUITO / La 'ricaduta favorevole', una teoria mai confermata (Domenico De Masi)

In questo contesto alcuni ancora difendono le teorie della «ricaduta favorevole», secondo cui ogni crescita economica, favorita dal libero mercato, riesce a produrre di per sé una maggiore equità e inclusione sociale nel mondo. Questa opinione, che non è mai stata confermata dai fatti, esprime una fiducia grossolana e ingenua nella bontà di coloro che detengono il potere economico e nei meccanismi sacralizzati del sistema economico imperante. Nel frattempo, gli esclusi continuano ad aspettare. Per poter sostenere uno stile di vita che esclude gli altri, o per potersi entusiasmare con questo ideale egoistico, si è sviluppata una globalizzazione dell’indifferenza. Quasi senza accorgercene, diventiamo incapaci di provare compassione dinanzi al grido di dolore degli altri, non piangiamo più davanti al dramma degli altri né ci interessa curarci di loro, come se tutto fosse una responsabilità a noi estranea che non ci compete. La cultura del benessere ci anestetizza e perdiamo la calma se il mercato offre qualcosa che non abbiamo ancora comprato, mentre tutte queste vite stroncate per mancanza di possibilità ci sembrano un mero spettacolo che non ci turba in alcun modo.

*** Domenico DE MASI, sociologo, saggista, docente emerito dell'università La Sapienza di Roma, Il lavoro nel XXI secolo, Einaudi, 2018


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#VIGNETTE / Terroni (LP)

LP (Paolo Lombardi), 1963
disegnatore, caricaturista
facebook, 17 giugno 2018, qui

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domenica 24 giugno 2018

#SPOT / Mamma stai tranquilla

Siena Pride
via facebook, 17 giugno 2018, qui

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#COSE_PASSATE / Mercury, 1936

Mercury, Chicago, 1936
treno passeggeri giornaliero che collegava le città del Midwest
via facebook, Historic Photographs, 21 giugno 2018, qui 

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#IMMAGINId'IMPATTO / Amsterdam in rosa (Hatice Korkmaz)

foto di Hatice Korkmaz
via facebook, 14 giugno 2018, qui

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#SGUARDI POIETICI / Stelle (Rainer Malkowski)

Troppo poco tempo speso
per la contemplazione delle stelle.
Non parlo di telescopi,
parlo di un abbaino
in una notte come tante
senza nuvole.
Del ritorno a casa
a un’ora tarda,
guardando solo di sfuggita,
la chiave già nella toppa.
Non mi pento
di quello che non so.
Mi pento
dell’uso sciatto
dei miei occhi.

*** Ranier MALKOWSKI, Stelle, traduzione di Anna Maria Curci, da Rainer MalkowskiDie Herkunft der Uhren. Gedichte, Carl Hanser Verlag, München/Wien 2004, segnalato in 'poetarum silva', 1 settembre 2013, qui


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Testo originale (Sterne)

Zu wenig Zeit genommen
für die Betrachtung der Sterne.
Ich rede nicht von Teleskopen.
Ich spreche von einer Dachluke
in einer ganz gewöhnlichen
wolkenlosen Nacht.
Vom Heimweg zu später Stunde,
nur flüchtig aufschauend,
den Schlüssel schon im Schloß.
Nicht, was ich nicht weiß,
reut mich.
Mich reut
der nachlässige Gebrauch
meiner Augen.

#FILASTROCCHE / La mia scelta (Germana Bruno)

Ho scelto di dire la mia in poesia,
cantandola a tutti con garbo e armonia,
ho scelto di fare la guerra in rima
per metter la pace da domani mattina.
Ho scelto di dire in filastrocca
qualsiasi cosa che il cuore mi tocca,
ho scelto il ritmo e la cantilena
per metterci tutti di buona lena.
Ho scelto un pubblico eccezionale:
i bimbi e chi ha voglia, con me, di cambiare
e se per le rime cantiamo insieme,
magari qualcosa di buono ne viene.


*** Germana BRUNO, insegnante di scuola primaria, scrittrice per bambini, La mia scelta, facebook,  21 giugno 2018, qui
https://www.facebook.com/germanabruno13/


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#SPOT / Punti di vista

(dalla rete, autore e fonte non identificati)

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#VIGNETTE / Riprendiamo domani (Mauro Biani)

Mauro BIANI
'il manifesto', 25 giugno 2017, qui

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