(dal web, via linkedin)
Vero.
Ma anche falso.
O comunque pericoloso crederci troppo.
Perché l'invidia esiste e c'è chi nel muovere una critica è mosso dall'invidia: cioè dalla voglia di distruggere il lavoro, e l'immagine, dell'altro, non sopportando di non essere lui al centro dell'attenzione e del successo.
Però non tutte le critiche sono riportabili alla categoria dell'invidia.
Esistono 'punti di vista' diversi ed esistono anche 'punti di critica' argomentati, fondati, 'corretti'. Che meritano di essere presi in considerazione, o comunque di essere rispettati, per quello che sono, senza venire degradati ad un sentimento più o meno consapevolmente inventato da chi è interessato a che siano prontamente e ignominiosamente distrutti.
Ridurre tutto all'invidia è comodo: per non sentire le critiche e zittire chi critica. E, specie in tempi come questi, per poter continuare a gonfiare il nostro Io-Narciso, che si alimenta di prestazioni e risultati che debbono essere percepiti (da tutti) sempre eccelsi, pena un miserevole e disturbante afflosciamento: depressivo, ma che avrebbe il merito di produrre finalmente un incontro 'realistico' con la realtà.
Squalificando l'altro, il cattivo, come semplice e banale invidioso, abbiamo squalificato e gettato via dal tavolo, in un colpo solo, ogni contenuto, anche valido, di dissenso che l'altro propone.
E se poi aggiungiamo sulle spalle del presunto invidioso, come precisazione ulteriore, anche l'accusa di essere un gufo che 'frena e intralcia e non sa esser mai contento', è fatta: siamo in Italia, in linea con la moda.
Il problema è che, per troppi e sempre più numerosi, gli altri 'punti di vista' vanno bene se sono come i nostri. Dunque se non sono 'altri'.
Naturalmente questi 'troppi' sono gli stessi che inneggiano, ad ogni dichiarazione, al valore del confronto, della differenza, della discussione, della democrazia e si professano ascoltatori indefessi e rispettosi di ogni punto di vista.
E' questo che mi fa pensare che i punti che piacciono siano sempre più altri. Dilaganti, ormai.
Più che punti di vista o di invidia, di ipocrisia.
*** Massimo Ferrario,
Punti di vista, di invidia e non solo, per Mixtura
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