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venerdì 11 gennaio 2019

#VIGNETTE / Invidia (Mauro Biani)

Mauro BIANI
Essere infelici
'il manifesto', 9 gennaio 2019, qui

In Mixtura i contributi di Mauro Biani qui
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giovedì 22 marzo 2018

#SGUARDI POIETICI / Invidia (Nené Giorgadze)

Tolgo la buccia dalla dolce pesca profumata -
dolce, soave.
La pellicina vellutata si stacca dolcemente
dal frutto succoso tagliato.
E inaspettatamente
dalla pesca
esc eun vermetto bianco.
Sorrido.
E' bellissimo vivere dentro qualcosa di fragrante,
circondati dal rosa.

*** Nené GIORGADZE, 1971, poetessa e narratrice georgiana, Invidia, traduzione di Paolo Galvagni, 'Poesia', n. 335, marzo 2018.

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giovedì 31 agosto 2017

#SENZA_TAGLI / Invidiare e farsi invidiare (Stefano Greco)

Per secoli, le persone hanno temuto l'invidia ovvero quello sguardo "obliquo", negativo, malefico ("malocchio") gettato o lanciato contro di loro da persone appunto "invidiose". 

Oggi invece è straordinario osservare come moltissime persone desiderino (inconsciamente o consciamente, ha poca importanza) suscitare l'invidia degli altri, postando e documentando minuto per minuto vacanze, spostamenti e felicità confezionata su misura del social network. 
Molti diranno: esagerato! E' solo un gioco, che vuoi che sia? Ci fa piacere farlo, che male c'è? 
Non c'è nessun male, è solo una constatazione. Solo che se ti guardo una volta, la seconda ti evito.

*** Stefano GRECO, consulente, formatore, saggista, facebook, 30 agosto 2017, qui


In Mixtura altri contributi di Stefano Greco qui
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venerdì 2 settembre 2016

lunedì 13 giugno 2016

#SPILLI / Invidia, l'accusa dei narcisisti (M. Ferrario)

«
(...) Sono molti a non realizzare che sui social network la maggioranza delle persone evita di pubblicare cose negative o tace gli insuccessi in campo lavorativo, amoroso e nei rapporti personali. L’impegno di ognuno è, spesso, quello di fornire un ritratto edulcorato di sé per aumentare la desiderabilità sociale. Succede anche inconsciamente. Ci ritroviamo a fare foto di gruppo per sottolineare il nostri buoni contatti. Evidenziamo il lato migliore di noi e del nostro lavoro e confezioniamo post in cui preferiamo mostrare più che dimostrare. Questo atteggiamento porterà alcuni soggetti più deboli psicologicamente a provare risentimenti e invidie nei nostri confronti. (...)
William Arthur Ward ha scritto “Benedetto colui che ha imparato ad ammirare, ma non a invidiare, a seguire ma non a imitare, a lodare ma non a lusingare, a condurre ma non a manipolare”. 
Un’ammirazione è sana quando è rivolta a chi abbia realizzato qualcosa con le sue mani o attraverso il suo intelletto, e non a chi abbia posato alla guida di una fuoriserie. (...)
(Riccardo SCANDELLARI, blogger e saggista, esperto di comunicazione digitale, Facebook aumenta la depressione e l'invidia, 27 agosto 2015, qui)
»
Condivido l'estratto qui sopra e invito a leggere l'articolo integrale al link sopra indicato. 
In particolare sposo, e faccio mia, la citazione di William Arthur Ward (1921-1994, scrittore statunitense

Non è una novità che spesso le maschere prendano il posto degli individui: avviene da sempre.
Il fatto 'nuovo' è dato probabilmente dalla dimensione quantitativa del fenomeno, oggi anche favorita dagli strumenti di comunicazione cui possiamo ricorrere per fingere di essere ciò che non siamo. 
I network sociali, da questo punto di vista, sono infatti una risorsa preziosa per chi trova più comodo, anziché essere ciò che è, costruirsi e recitare una parte che non gli appartiene, ma a cui tanto anela: ad esempio quella dell'intellettuale, profondo e critico, che dispensa (o crede di dispensare) fascino e sapere. 

Accade così che uno si trovi, magari anche senza del tutto volerlo e sospinto dalla recita di cui si è innamorato, a vendere farina che non è del suo sacco, ma che fa credere sua: nascondendosi dietro appropriazioni indebite di testi altrui fatti passare per propri, crede così di risaltare agli occhi dei tanti boccaloni che ci circondano

Accade poi che qualcuno lo scopra e lo sbugiardi.

E accade che lo sbugiardato, anziché prendere atto e stare zitto (magari un po' vergognandosi), accusi chi l'ha sbugiardato di volontà di competizione e, addirittura, di invidia: così, improvvisandosi pure psicantropo, senza per giunta conoscere chi sta accusando, ma soltanto credendo che tutti spasimino per essere come lui.

Se si è in malafede, è grave. 
Ma se se è in buona fede, è più grave ancora.
Perché un po' narcisisti lo siamo tutti ed è sano che lo siamo; però credersi invidiati quando l'altro ti ha appena manifestato (e documentato) disistima, è patologico.

*** Massimo Ferrario, Invidia, l'accusa dei narcisisti, per Mixtura


* In Mixtura, per chi volesse approfondire il 'caso', vedi il mio contributo recente del 9 giugno 2016 qui
* In Mixtura, in tema di 'invidia', un mio contributo qui

domenica 20 dicembre 2015

#RITAGLI / Invidia, in coppia (Rosaria Giammetta)

[D: A volte in coppia si guarda il proprio partner con un mix di stima e invidia: “lui ha più successo di me”. Quali sentimenti risvegliano pensieri del genere?]
Vedere che il partner è riuscito in una certa cosa (e noi no!) può suscitarci un miscuglio di sensazioni ed emozioni. Ammirazione, rabbia, rancore, risentimento, ostilità. A questo miscuglio doloroso (e inquietante), in cui l’ammirazione resta sullo sfondo, diamo il nome di invidia. Chiaramente, non accade sempre così. Se sentiamo invidia verso chi amiamo - anziché orgoglio o gratitudine - è perché stanno entrando in gioco altre variabili più personali. Legate a come siamo e a come, invece, vorremmo essere…

[D: E da qui parte il confronto… basato su cosa?]
Esatto. Se c’è invidia è perché abbiamo messo a confronto noi e l’altra persona. E, da questo confronto, siamo uscite sconfitte. Non si tratta solo di paragoni sul piano materiale, ma anche (e soprattutto) esistenziale. Ci confrontiamo con l’intelligenza, la serenità dell’altro, la sua capacità di non farsi prendere dall’ansia. E un po’ le invidiamo perché vorremmo averle anche noi. Ci sentiamo inferiori o incapaci. E va da sé che, quando c’è invidia, gioire insieme al partner dei suoi successi (un esempio classico: l’avanzamento di carriera) sarà difficile…

[D: “Non riesco a essere felice per lui, perché non sono felice per me”. In che modo la frustrazione e la scontentezza personale influiscono nella competizione di coppia?]
In un modo decisivo. L’invidia è legata alla bassa autostima che abbiamo di noi stesse. Fatichiamo a riconoscerci delle qualità, a individuare i nostri aspetti positivi, a riconoscerci meriti. E, allora, ci sentiamo costantemente rimproverate, dubbiose del nostro valore. Ci chiudiamo all’altro. Non per niente l’invidia si accompagna alla mancanza di empatia. Da qui l’aggressività verso chi amiamo e invidiamo al tempo stesso: partono le frecciatine spiazzanti, le critiche “innocenti”, i commenti sarcastici ai suoi post su Facebook. Anche alcuni tradimenti possono essere un attacco invidioso al partner.

[D: Ammettere che “Lui è più realizzato di noi” è  un buon modo per sganciarci dall’invidia?]
Certo, l’invidia può essere trasformata in uno stimolo al cambiamento. Per farlo dobbiamo innanzitutto riconoscerla dentro di noi, il che non è semplice. Le relazioni umane sono complesse e ambivalenti: a volte, invidiamo ciò che amiamo. L’invidia può avere un’intensità tale da farci desiderare che il partner fallisca, trascurando le conseguenze del suo fallimento su di noi. Uscire dall’invidia significa interrompere questo meccanismo distruttivo e trasformarlo in una molla per ristabilire un contatto con noi stesse.

[D: Cosa fare, invece, quando “la molla è scattata”?]
Occorre guardare un po’ meno all’esterno e un po’ di più dentro di noi. Ai nostri talenti, aspettative, desideri. Bisogna coltivare la propria unicità, accogliendo limiti e possibilità. L’invidia nasce proprio dal rifiuto di essere noi stesse, da una fuga da ciò che siamo. Si tratta di un percorso di crescita personale che arricchirà anche la relazione con il partner. Perché, a quel punto, riusciremo a guardarlo con meno ostilità, in tutti gli aspetti della sua personalità.

[D: Quindi una “competizione sana” nella coppia può esistere?]
Nella coppia no, con noi stesse sì. Possiamo competere con i nostri risultati, mentre stiamo con l’altro. Mi spiego: un obiettivo sensato potrebbe essere quello di fare meglio di quanto abbiamo fatto in precedenza. Anziché voler superare il nostro partner in qualcosa che non ci riguarda, possiamo concentrarci sui nostri obiettivi. La competizione deve essere fonte di stimoli, non di tensioni o malesseri: in questo senso va intesa e vissuta esclusivamente a livello personale, senza confronti che diminuiscono la complicità relazionale.

[D: E quando invece è lui, lui ha meno successo di noi e ci invidia. In che modo potremmo comportarci per aiutare il nostro compagno a smettere di fare confronti?]
Per prima cosa occorre ammettere di provare invidia. E l’invidia è sempre un sentimento sgradevole che non si confessa con piacere. Per un uomo, poi, ammettere di provare invidia nei confronti di una donna è particolarmente difficile! Per superarla valgono ancora i principi del riconoscere ciò che di buono si possiede, del costruire il proprio modo personale di essere nel mondo. Quello che possiamo fare è incoraggiarlo nel cammino di conoscenza di se stesso. Attraverso una logica di condivisione. Stargli accanto, sempre con delicatezza: quando “la molla scatterà” anche per lui, l’invidia farà spazio ad altri sentimenti. Come l’amore, la stima e la gratitudine.

Testimonianza: Così ho imparato a non essere invidiosa di lui
Carlotta, 40 anni, casalinga: Due anni fa credo di aver vissuto una fase di “crisi esistenziale”, senza rendermene conto. Mio marito è direttore bancario, quindi da sempre indaffarato. A me la cosa non aveva mai dato fastidio, anzi. Ero contenta per lui e per me stessa. Magari suona male ma, dodici anni fa, è stato il suo successo a permettermi di non dover lavorare per forza! Di potermi dedicare a casa e figli a tempo pieno, come desideravo. Solo che a un certo punto era come se qualcosa in me fosse cambiato. Era come se desiderassi l’altro. Iniziai a rinfacciargli che tornava a casa tardi, che passavamo pochi weekend insieme. E lui non capiva. Ricordo anche che un giorno mi disse: “Amore ma è da una vita che facciamo così”. Quella volta fu illuminante, perché mi resi conto che la persona da cui stavo pretendendo di più non era lui: ero io stessa! Il mese successivo mi sono iscritta a un corso professionale di fotografia, una vecchia passione che non avevo mai coltivato. Lui mi ha incoraggiato. Oggi mi divido tra la casa e il nuovo lavoro. E sono davvero contenta, del suo successo e del mio percorso.

*** Rosaria GIAMMETTA, psicoterapeuta, intervistata da Lucrezia Holly Paci, Lui ha più successo di te? Ecco come esserne felice, 'Drepubblica.it', 17 dicembre 2015, qui


lunedì 17 agosto 2015

#SPILLI / Punti di vista, di invidia e non solo (M. Ferrario)

(dal web, via linkedin)

Vero.
Ma anche falso.
O comunque pericoloso crederci troppo.

Perché l'invidia esiste e c'è chi nel muovere una critica è mosso dall'invidia: cioè dalla voglia di distruggere il lavoro, e l'immagine, dell'altro, non sopportando di non essere lui al centro dell'attenzione e del successo.
Però non tutte le critiche sono riportabili alla categoria dell'invidia. 
Esistono 'punti di vista' diversi ed esistono anche 'punti di critica' argomentati, fondati, 'corretti'. Che meritano di essere presi in considerazione, o comunque di essere rispettati, per quello che sono, senza venire degradati ad un sentimento più o meno consapevolmente inventato da chi è interessato a che siano prontamente e ignominiosamente distrutti.

Ridurre tutto all'invidia è comodo: per non sentire le critiche e zittire chi critica. E, specie in tempi come questi, per poter continuare a gonfiare il nostro Io-Narciso, che si alimenta di prestazioni e risultati che debbono essere percepiti (da tutti) sempre eccelsi, pena un miserevole e disturbante afflosciamento: depressivo, ma che avrebbe il merito di produrre finalmente un incontro 'realistico' con la realtà.
Squalificando l'altro, il cattivo, come semplice e banale invidioso, abbiamo squalificato e gettato via dal tavolo, in un colpo solo, ogni contenuto, anche valido, di dissenso che l'altro propone.
E se poi aggiungiamo sulle spalle del presunto invidioso, come precisazione ulteriore, anche l'accusa di essere un gufo che 'frena e intralcia e non sa esser mai contento', è fatta: siamo in Italia, in linea con la moda.

Il problema è che, per troppi e sempre più numerosi, gli altri 'punti di vista' vanno bene se sono come i nostri. Dunque se non sono 'altri'. 
Naturalmente questi 'troppi' sono gli stessi che inneggiano, ad ogni dichiarazione, al valore del confronto, della differenza, della discussione, della democrazia e si professano ascoltatori indefessi e rispettosi di ogni punto di vista.

E' questo che mi fa pensare che i punti che piacciono siano sempre più altri. Dilaganti, ormai. 
Più che punti di vista o di invidia, di ipocrisia.

*** Massimo Ferrario, Punti di vista, di invidia e non solo, per Mixtura

In Mixtura ark #SPILLI qui