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domenica 5 dicembre 2021

#SGUARDI POIETICI / Esempi di amore (Erri De Luca)

Amo quello che unisce, l’ago, il filo,
ricuciono le labbra di una camicia, di una ferita.
Amo il sentiero di montagna inciso dai passi,
che collega villaggi, baite, rifugi, malghe.
Amo il piccolo schermo illuminato
dove posso vedere il tuo sbadiglio lontano
e la mappa del mondo alle tue spalle.
Amo la congiunzione e, perché congiunge,
la penna sul quaderno che riunisce
la mano che ti scrive agli occhi tuoi che sfiorano le righe.

*** Erri DE LUCA, Esempi di amore, da Erri de Luca, Raccolto diurno, Crocetti Editore, in Crocetti editore, qui


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martedì 4 maggio 2021

#SGUARDI POIETICI / Proposta di modifica (Erri De Luca)

C’è il verbo snaturare, ci dev’essere pure innaturare,
con cui sostituiscono il verbo innamorare
perché succede questo: che risento il corpo,
mi commuove una musica, passa corrente sotto i polpastrelli,
un odore mi pizzica una lacrima, sudo, arrossisco,
in fondo all’osso sacro scodinzola una cosa che s’è persa.
Mi sono innamorato: è più leale.
M’innaturo di te quando t’abbraccio.

*** Erri DE LUCA, 1950, scrittore e poeta, Proposta di modifica, rivista “Poesia”, n. 241, settembre 2009, segnalato in 'internopoesia', 3 maggio 2021, qui

Rodolfo Ledel, 1939
pittore brasiliano

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lunedì 29 marzo 2021

#EX LIBRIS / Sciolti dal possesso e liberi (Erri De Luca)

Allora si aspetta di essere cercati di nuovo e si resta a occhi aperti di notte, aspettando il passo di chi torni a reclamarci.
Ma, nessuno torna e dopo il giusto tempo si è di nuovo se stessi, sciolti dal possesso, liberi perché si diventa liberi dopo essere stati perduti.

*** Erri DE LUCA, 1950, scrittore e poeta, scrittore e poeta, Aceto, arcobaleno, Feltrinelli, 2014, in facebook, 25 marzo 2021, qui


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lunedì 27 aprile 2020

#SPOT / Chi non si identifica nel 25 aprile (Erri De Luca)


*** Erri DE LUCA, scrittore, poeta, messaggio per il 25 aprile 2020, 'MicroMega online', 25 aprile 2020, qui

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domenica 5 gennaio 2020

#SGUARDI POIETICI / Dopo (Erri De Luca)

Non quelli dentro il bunker.
non quelli con le scorte alimentari, nessuno città,
si salveranno insios, balti, masai,
beduini protetti dal vento, mongoli su cavalli,
e poi uno di Napoli nascosto nel Vesuvio,
un ebreo avvolto in uno sciame di parole,
per tradizione illesi dentro fornaci ardenti.
Si salveranno più donne che uomini,
più pesci che mammiferi,
sparirà il rock and roll, resteranno le preghiere,
scomparirà il denaro, torneranno le conchiglie.
L’umanità sarà poca, meticcia, zingara
e andrà a piedi. Avrà per bottino la vita
la più grande ricchezza da trasmettere ai figli.

*** Erri DE LUCA, poeta, scrittore, Dopo, da Erri De Luca, Solo andata, Feltrinelli, 2005


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lunedì 13 maggio 2019

#VIDEO / Il razzismo, un caso clinico (Erri De Luca)


Erri DE LUCA, 1950
scrittore e poeta, 
 Il razzismo
Salone di Torino, 10 maggio 2019
video, 5min23

"Il razzismo non è un caso politico, ma un caso clinico".


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sabato 8 settembre 2018

#SGUARDI POIETICI / Notizie sull'acqua (Erri De Luca)

Sta nella nuvola e nel pozzo,
nella neve e nella noce di cocco,
negli occhi e nel fiume,
nell’arcobaleno e nel lago,
nel ghiaccio e nel vapore della pentola sul fuoco,
nella bocca.
È la maggioranza della superficie.
È la maggioranza del corpo.
Una persona è acqua che cammina, dall’acqua di placenta all’acqua del sudario.
In ebraico è plurale, màim, acque.
In francese è una vocale sola, eau, ô.
In greco e in tedesco è neutra.
In russo e nelle latine è femminile.
Dal fondo del pozzo avverte il terremoto.
Fa tremare il ramo scortecciato in mano al rabdomante.
La sua avventura chimica è prodigio, ossigeno più idrogeno,
ad accostarli, esplodono.
Spegne fuoco, anche quello dei vulcani.
Fa il pane, fa la pasta.
È nel bianco e nel rosso dell’uovo. È nella sua buccia.
È nella carta e nel vino, nelle ciliege e nelle comete.
Chi la spreca verrà assetato.
Chi sporca l’acqua verrà sporcato. 
Secondo Geremia la voce di lod/Dio è chiasso di acque nei cieli. 
Giusta sarà la sorpresa di chi ascolterà la prima domanda, appena morto:
«Quant’acqua hai versato?».
Ognuno di noi sarà pesato a gocce.

*** Erri DE LUCA, poeta, scrittore, Notizie sull’acqua, 'Carta Almanacco – Le guerre dell’acqua', anno V n. 10, 2003, in 'fondazionerrideluca.com', 23 settembre 2014, qui
https://it.wikipedia.org/wiki/Erri_De_Luca


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giovedì 9 agosto 2018

#SGUARDI POIETICI / Vogliono rimandarci, chiedono dove stavo prima (Erri De Luca)

Vogliono rimandarci, chiedono dove stavo prima,
quale posto lasciato alle spalle.

Mi giro di schiena, questo è tutto l’indietro che mi resta,
si offendono, per loro non è la seconda faccia.

Noi onoriamo la nuca, da dove si precipita il futuro
che non sta davanti, ma arriva da dietro e scavalca.

Devi tornare a casa. Ne avessi una, restavo.
Nemmeno gli assassini ci rivogliono.

Rimetteteci sopra la barca, scacciateci da uomini,
non siamo bagagli da spedire e tu nord non sei degno di te stesso.

La nostra terra inghiottita non esiste sotto i piedi,
nostra patria è una barca, un guscio aperto.

Potete respingere, non riportare indietro,
è cenere dispersa la partenza, noi siamo solo andata.

*** Erri DE LUCA,  1950, scrittore e poeta, Vogliono rimandarti, chiedono dove stavo prima, da Solo andata, Feltrinelli, 2005. Segnalato in 'lapoesiacheserve', 16 marzo 2012, qui
https://it.wikipedia.org/wiki/Erri_De_Luca


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venerdì 22 giugno 2018

#CIT / L'utopia (Erri De Luca)

Erri DE LUCA, 1950
scrittore e poeta
da 'La parola contraria', Feltrinelli, 2015
facebook, 20 giugno 2018, qui

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giovedì 21 giugno 2018

#MOSQUITO / Se i delfini venissero in aiuto (Erri De Luca)

Se i delfini venissero in aiuto dei dispersi in mare, questi svaporati li accuserebbero di complicità coi trafficanti. In verità la loro fandonia intende accusare i soccorritori d’interrompere il regolare svolgimento del naufragio. Perché siamo e dobbiamo rimanere contemporanei incalliti del più lungo e massiccio affogamento in mare della storia umana.

*** Erri DE LUCA, scrittore e poeta, Ong, il diario di Erri De Luca dalla nave Msf: “Io sto con questi pescatori di uomini che salvano migranti nel Mediterraneo”, 'ilfattoquotidiano.it', 26 aprile 2017, qui
Anche in Erri De LucaSe i delfini venissero in aiuto, Edizioni Dante & Decartes, 2017


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lunedì 14 maggio 2018

#MOSQUITO / Cittadini e comunità (Erri De Luca)

Cittadino è colui che appartiene ad una comunità e sente di appartenere ad una comunità di uguali. La situazione di oggi invece è quella di essere clienti di un'azienda erogatrice di servizi invece di uno Stato che garantisce dei diritti. E allora il cliente è valutato in base al suo potere di acquisto. 

*** Erri DE LUCA, 1950, scrittore e poeta, intervistato al Salone del Libro, facebook, Ibs, 11 maggio 2018, qui
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domenica 31 dicembre 2017

#SGUARDI POIETICI / Prontuario per il brindisi di Capodanno (Erri De Luca)

Bevo a chi è di turno, in treno, in ospedale,
cucina, albergo, radio, fonderia,
in mare, su un aereo, in autostrada,
a chi scavalca questa notte senza un saluto,
bevo alla luna prossima, alla ragazza incinta,
a chi fa una promessa, a chi l’ha mantenuta,
a chi ha pagato il conto, a chi lo sta pagando,
a chi non è invitato in nessun posto,
allo straniero che impara l’italiano,
a chi studia la musica, a chi sa ballare il tango,
a chi si è alzato per cedere il posto,
a chi non si può alzare, a chi arrossisce,
a chi legge Dickens, a chi piange al cinema,
a chi protegge i boschi, a chi spegne un incendio,
a chi ha perduto tutto e ricomincia,
all’astemio che fa uno sforzo di condivisione,
a chi è nessuno per la persona amata,
a chi subisce scherzi e per reazione un giorno sarà eroe,
a chi scorda l’offesa, a chi sorride in fotografia,
a chi va a piedi, a chi sa andare scalzo,
a chi restituisce da quello che ha avuto,
a chi non capisce le barzellette,
all’ultimo insulto che sia l’ultimo,
ai pareggi, alle ics della schedina,
a chi fa un passo avanti e così disfa la riga,
a chi vuol farlo e poi non ce la fa,
infine bevo a chi ha diritto a un brindisi stasera
e tra questi non ha trovato il suo.

*** Erri DE LUCA, scrittore, poeta, Prontuario per il brindisi di Capodanno, da L'ospite incallito, Einaudi, 2008


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venerdì 10 novembre 2017

#MOSQUITO / Tutti indispensabili (Erri De Luca)

Una volta … mi piaceva il motto: ‘Siamo tutti necessari, ma nessuno indispensabile”. Oggi … credo al rovescio di quella frase.
Mi sono persuaso che nessuno è necessario, ma ognuno è invece frutto di un accidente prodigioso e gratuito, che per prodursi deve escluderne un’infinità di altri, tutti possibili.
Ognuno è un dono, un’aggiunta non necessaria, che non va a colmare una casella vuota, ma ad arricchire tutti. Vita è questo eccesso di natura, esagerazione strepitosa di un’offerta che non è necessaria, però è insostituibile.
Ognuno è un pezzo unico, irripetibile, la cui fine è spreco totale, senza riparo, rimpiazzo, risarcimento. Nessuno può essere sostituito.
Il mondo va avanti a forza di doni e di dissipazioni, di strepitosi regali e brusche cancellazioni, eccesso e mancanza. Non è un sistema equilibrato dare/avere, non è fornito di partita doppia.
Nessuno è necessario, ognuno è indispensabile.

Una domenica di alcuni fa la televisione trasmise la morte di un atleta. Mentre giocava una partita di pallacanestro si sentì male, si piegò sul cuore facendo il gesto di chi chiede la sostituzione.
Cadde a bordo campo e morì lì. ... Non so se la partita è continuata o è stata sospesa, certo prima o poi qualcuno ha preso il suo posto di titolare. Però nessuno può averlo sostituito nel mondo, che manca, tra gli altri, esattamente di lui, del dono che ci fosse 

*** Erri DE LUCA, 1950, scrittore e poeta, da Alzaia, citato da Stefano Pollini, Nessuno è necessario, ognuno è indispensabile, 'stefanopollini.com', 5 novembre 2017, qui


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giovedì 14 settembre 2017

#SGUARDI POIETICI / Variante di canzone (Io ti vorrei mancare) (Erri De Luca)

"Io te vurria vasa’ “, sospira la canzone
ma prima e più di questo io ti vorrei bastare,
io te vurria abbasta’,
come la gola al canto come il coltello al pane
come la fede al santo io ti vorrei bastare.
E nessun altro abbraccio potessi tu cercare
in nessun altro odore addormentare,
io ti vorrei bastare,
io te vurria abbasta’.

” Io te vurria vasa’ “, insiste la canzone
ma un po' meno di questo io ti vorrei mancare
io te vurria manca’,
più del fiato in salita
più di neve a Natale
di benda su ferita
più di farina e sale.

E nessun altro abbraccio potessi tu cercare
in nessun altro odore addormentare,
io ti vorrei mancare,
io te vurria manca’.

*** Erri DE LUCA, 1950, poeta e scrittore, Variante di canzone: io ti vorrei mancare, da Erri De Luca, Solo andata, righe che vanno troppo spesso a capo, Feltrinelli, 2014

LINK VIDEO (3min57) - Testo trasformato in canzone e cantato da Nicky Nicolai, (1960, cantante jazz), Rai2, 27 ottobre 2015, qui


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giovedì 20 luglio 2017

#RITAGLI / Ius Soli? Meglio 'Birthright Citizenship' (Erri De Luca)

Il governo, cioè il PD, oggi è rappresentato dal decreto infame, dal ministro che va in Libia a dare soldi a un rappresentante che governa solo i metri quadrati del suo ufficio di Tripoli, mentre il resto del paese e la costa sono in mano a formazioni armate che controllano anche la Guardia Costiera. Il nostro governo è incapace di intendere e volere una norma che regolarizza la posizione di cittadini italiani nati nel nostro Paese, che hanno frequentato le nostre scuole, che parlano l'italiano e che appartengono alla vita civile del nostro presente e del nostro futuro. Lo Ius Soli, questo desueto nome latino, va chiamato invece Birthright Citizenship. Usiamo a sproposito la terminologia inglese, ma stavolta siamo andati a nasconderci dietro il latino. Stavolta ci vergogniamo di usare quella lingua, perché quella lingua riconosce quel diritto.

*** Erri DE LUCA, scrittore e poeta, intervistato da Giacomo Russo Spena, Erri De Luca: “Decreto Minniti, vogliono censurare il diritto di critica”, 'MicroMega online', 19 luglio 2017.

LINK intervista integrale qui


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giovedì 6 aprile 2017

#SENZA_TAGLI / Circa Francesco (Erri De Luca)

Aveva un coraggio infiammabile e all’inizio impugnò armi. La gioventù ha attraversato spesso l’esperienza di battersi per vivere o morire.
Le guerre, nemiche delle madri e delle spose, davano al genere maschile un tempo per conoscersi sul campo di battaglia, sapere di sè notizie di viltà o valore.Oggi non più, le guerre moderne fanno comode stragi di civili indifesi, più che di combattenti. Chi spara tra le case commette crimini, più che azioni militari.
Conobbe prigionia, ma non bastò a distoglierlo dai campi di battaglia. Fu invece una febbre a sbalzarlo di sella, dandogli un’altra visione di se stesso.
Chi ha imbracciato armi, può arrivare al gesto violento di ripudiarle, alla scelta solitaria del disarmo. Si va in coro alla battaglia, alzando armi e bandiere, ma si dà addio alla guerra in uno spogliatoio deserto, in una retrovia di se stessi.
Si ritirò in disparte, si fece muratore a riparare luoghi sacri dismessi. Si riconobbe nel verso di Isaia (58,12): “Ti chiameranno riparatore di breccia, colui che restaura sentieri per abitare”.
Il resto è risaputo: scrisse la formula di una vita rinnovata, una regola da abbracciare più che da seguire. Suscitò il sentimento dell’ammirazione, che è più saldo dell’amore e commuove al punto di tentare ogni mezzo per fare come. L’ammirazione costringe a trasformarsi: non per possedere la persona ammirata, ma per esserne all’altezza.
Inaugurò gesti rimasti impressi nelle generazioni: la messinscena della natività, ridotta poi a formato di presepe.
Si dice che ammansì un lupo, ma con molto più rischio gli riuscì di ammansire gli uomini.
Da cieco dettò “Il cantico di frate sole”, omaggio alla maggiore forza di natura. Dal buio della sua privazione fece squillare il suo ringraziamento, primo testo di letteratura italiana. Considero alla pari il solo Borges che intuì: “La magnifica ironia di Dio/che mi diede tutt’in una volta i libri e la notte”.
Da morto cambiò posto varie volte. Da vivo obbedì all’autorità religiosa, ma pure al comandamento personale di convertire a nuova regola gli scoraggiati. Altri suoi contemporanei tentarono riforme forzando i tempi e i modi, inguaiandosi con eresie e scomuniche. Lui riuscì a trasformare gli animi e gli intenti senza spettinare il suo vescovo. Questa virtù politica fu opera degna delle altre. L’esperienza delle armi e il successivo ripudio di quegli attrezzi gli aveva inculcato la più invincibile mansuetudine.

*** Erri DE LUCA, scrittore, poeta, Circa Francesco, 'fondazioneerrideluca', 4 aprile 2017, qui


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mercoledì 1 marzo 2017

#SENZA_TAGLI / Arcipelago (Erri De Luca)

Nel mio sangue circola un arcipelago di popoli del Mediterraneo. Da un prelievo vorrei conoscerne i nomi, come un appello in classe dove i nominati dicessero: presente. E se ne risultasse qualcuno mancante, provvederei con una trasfusione a completare l’assemblea.
Pochi incroci sono avvenuti con feste di nozze, la gran parte attraverso emigrazioni, epidemie, deportazioni di schiavi, stupri di conquistatori.
Vengo da Napoli, una città fondata da stranieri, Greci.
Roma ha fra i suoi capostipiti un profugo da una città in fiamme, Enea da Troia.
Via mare sono sbarcati portatori di merci, arti, tecniche, sementi. Filosofi, astronomi, scrittori di teatro e di poemi, calcolatori in numeri arabi e in geometrie, architetti, musici, scultori, portatori di religioni e infine della loro ultima notizia, il monoteismo.
Appartengo al Mediterraneo che non è nord né sud, non è oriente e neanche occidente. È ventre liquido in comune ai tre più antichi continenti delle civiltà, Africa, Asia, Europa.

Una mattina arrivato sull’isola greca di Kos chiesi a chi mi ospita il nome dell’isola di fronte. “La più grande che abbiamo, arriva fino a Vladivostok e si chiama Asia”.
A metri zero sul livello del mare ho avuto la vertigine di stare davanti al più vasto dei continenti, apparso nella foschia del primo mattino. Arriva fino all’Oceano Pacifico.
Per questo incrocio di terre affacciate sul Mediterraneo sento la parentela stretta con ogni suo viaggiatore. La lingua latina lo ha chiamato Nostrum, il più affettuoso nome dato a un mare. È un Nostrum che non esclude gli altri e non segrega al suo interno.
È il nostro dell’ospitalità per il viandante, accolto perché la polvere dei suoi sandali, venuta da lontano, feconda il suolo in cui fa la sua sosta. Le sue storie ingrandiscono il repertorio dei racconti. La sua spezia condisce la scodella di chi l’invita all’ombra.

*** Erri DE LUCA, scrittore, poeta, Arcipelago, in 'Fondazione Erri De Luca', 28 febbraio 2017, qui


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mercoledì 8 febbraio 2017

#SENZA_TAGLI / Mare, il ponte levatoio (Erri De Luca)

In questi anni mi si è guastata la vista del mare. A passeggio lungo una sua riva, vedo la sua superficie come un sudario steso, sopra il quale vanno bare, e non barche, a motore. Il mare è lo stesso, la mia vista no.

L’anagramma di Libia è Alibi, la pretesa di non trovarsi sul luogo del crimine. E’ questo il losco accordo che il governicchio nostrano finge di stipulare con un caporione libico. Per arrestare gli sbarchi dal suo sconfinato litorale. Non è e non può essere un blocco navale, manovra militare che si applica a una nazione nemica. Non è e non può esserlo per la vastità dello spazio da controllare e la pochezza dei mezzi a disposizione.
L’accordo è allora una tangente pagata a una fazione per ostacolare imbarchi. La stessa fazione intasca tangenti dalla mafia degli imbarchi. L’accordo inventa un alibi.

Ma se pure avesse l’impossibile effetto di esaurire le partenze dalla Libia: smetterebbero i flussi?
Dalle mie parti si usa dire a proposito di questo: “Morto quello che faceva i fazzoletti, non ci possiamo più soffiare il naso”. Le migrazioni di azzardo hanno preso, prendono e prenderanno altre vie, altri rischi, altri traghettatori di corpi, la merce più redditizia da caricare a bordo. Accatastati a sardine, scaricati ovunque, anche alle onde come la zavorra, sono merce pagata in anticipo e non alla consegna.

Il governicchio nostrano armeggia accordi sopra carta straccia, sparge nebbia e inventa nuovi iceberg sulla rotta. I perseguitati in terra e in mare continuano la loro corsa a ostacoli cercando di sottrarsi al fatturato perdite dei Titanic, colati a picco a flotta nel Canale di Sicilia.
Solo il mare ha la misericordia di tenere calato il ponte levatoio che i governi cercano invano di tenere alzato.

*** Erri DE LUCA, scrittore e poeta, Il ponte levatoio, 'Fondazione Erri De Luca', 7 febbraio 2017, qui


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domenica 25 dicembre 2016

#SENZA_TAGLI / Natività (Erri De Luca)

Si celebra la festa della natività. Non fu una festa.
La partoriente è in viaggio a piedi, in inverno, da diversi giorni, passando da un bivacco all’altro.
È viaggio da zingari, ma senza compagnia di carovana.
Si rompono le acque e il marito le trova una stalla, poco di più che lasciarla allo scoperto, sotto le stelle.
Si sdraia e squaderna la creatura, senza nessun aiuto.
Eppure è la sua prima volta.
Fa il taglio del cordone ombelicale e il nodo di sutura.
Felice natività: gliel’avessero augurata, tale e quale a questa così fatta, avrebbe replicato, almeno per pareggio: “La stessa pure a voi, precisa, uguale”.
Si celebra la festa dei regali.
Il dono fu lei a offrirlo, riuscendo a fare nascere lo stesso.
Per lei questa è la notte dell’opera compiuta, dopo il fulmineo sì di nove mesi prima.
Per lei Miriam, solo per lei, è una festa.

*** Erri DE LUCA, 1950, scrittore e poeta, Natività, 'Fondazione Erri De Luca', 21 dicembre 2016, qui

Walter RANE, 1949
artista statunitense
Behold the Lamb of God

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giovedì 1 dicembre 2016

#SENZA_TAGLI / Riforma costituzionale, questo governo non ha titolo (Erri De Luca)

La normale occasione di urne aperte a una consultazione popolare è diventata petulante e scimmiotta il finimondo, una data spartiacque tra versanti opposti. Ma il governo resterà dov’è ora, tronfio o ammaccato e il risultato del referendum resterà disatteso e aggirato, com’è tradizione da noi, se sgradito all’esecutivo.

La rappresentazione vuole che ci siano da una parte i promotori di riforme, dall’altra i frenatori del convoglio. Di mezzo c’è la Carta costituzionale che aspetta di sapere se sarà trasformata. Il verbo più preciso è appunto trasformare e non riformare.

Quel testo è la nostra dichiarazione dei diritti dell’uomo italiano e anche l’ordinamento che ne dispone l’applicazione. Si intende trasformarla in altro, secondo il fabbisogno delle democrazie moderne che puntano a ridurre il démos a suddito, aumentando la crazìa, il potere, su di esso.

Da noi è in carica per la terza volta in una legislatura un terzo governo non uscito dalle urne, ma dal cappello a cilindro di un ex presidente giocoliere, manovratore di maggioranze accorpate da impreviste convenienze.

Per mettere mano a modifiche della Costituzione si dovrebbe aspettare il prossimo rinnovo del Parlamento e un prossimo governo che affermi nel suo programma elettorale di volerla cambiare. Allora avrebbe titolo, mentre questo in carica: no.

Il riformismo un tempo aveva una tradizione e un progetto ideale. Opponeva alle rivoluzioni del 1900 una via diversa per raggiungere traguardi di uguaglianza. I riformisti sapevano fare le riforme.

Oggi la utile e ben intenzionata riforma della pubblica amministrazione è stata appena cancellata dalla Corte Costituzionale. Evidentemente era male impostata. Se ne ricava che oggi i riformisti non sanno scrivere le riforme. Se ne ricava che questo governo in carica non ha titolo per usare la parola riforma per le trasformazioni della Carta costituzionale.


*** Erri DE LUCA, scrittore, Considerazioni sfebbrate, 'fondazionerrideluca.com', 29 novembre 2016, qui


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