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mercoledì 13 aprile 2016

#LINK / Monogamia, introdotta per contenere la sifilide (LeScienze)

Le malattie a trasmissione sessuale come la sifilide, la clamidia e la gonorrea hanno avuto un ruolo decisivo nella messa al bando della poligamia nelle prime comunità di agricoltori. Lo rivela una nuova simulazione al computer che mostra come nelle comunità di centinaia di individui le infezioni potevano diffondersi più facilmente proprio per la possibilità di avere diversi partner, fino a diventare endemiche e minacciare la fertilità (red)

(...) La poligamia, e soprattutto la poliginia, cioè il legame degli uomini con più donne, erano diffuse nelle società umane fin dall'antichità e in diverse parti del mondo: le si ritrovano tra gli antichi ebrei, nella Cina classica e tra le popolazioni indonesiane. Nella Roma antica, il matrimonio era consentito con una sola donna, ma un uomo poteva avere diverse concubine. In Africa, la poliginia è ancora diffusa o almeno tollerata, mentre è attualmente bandita nella maggior parte degli stati in tutti i continenti.

Per gli antropologi, spiegare il perché questa pratica sia stata abbandonata è un problema rilevante, dato che, dal punto di vista della biologia e dell'evoluzione, avere più partner per l'accoppiamento aumenta la probabilità di riproduzione e quindi quelle di propagare i propri geni. Il passaggio alla monogamia ha quindi avuto sicuramente un costo, che deve essere stato bilanciato da altri benefici. Ma quali? (...)

*** Le Scienze, La monogamia? Fu introdotta per contenere la sifilide, 12 aprile 2016

LINK articolo integrale qui


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giovedì 17 marzo 2016

#SENZA_TAGLI / Ansia, distorce la percezione del mondo (Le Scienze)

Chi soffre di disturbi d'ansia può percepire il mondo in modo diverso, faticando a distinguere tra stimoli sicuri oppure pericolosi. La causa è una ristrutturazione dei circuiti cerebrali responsabili dell'individuazione delle minacce, ristrutturazione che interessa anche le aree sensoriali del cervello (LeScienze)

I disturbi d'ansia alterano la percezione del mondo a livello sensoriale: chi ne soffre fatica a distinguere gli stimoli associati a un evento neutro o sicuro da quelli che in precedenza erano stati associati a una minaccia. La dimostrazione sperimentale del fenomeno è stata ottenuta da un gruppo di ricercatori del Weizmann Institute of Science, a Rehovot, in Israele, e del Jerusalem Mental Health Center, che firmano un articolo pubblicato su "Current Biology".

I ricercatori hanno dimostrato che nei pazienti affetti da disturbi d'ansia l'esperienza emotiva induce una plasticità nei circuiti cerebrali che, ristrutturandosi, fanno scattare un campanello d'allarme non solo in presenza dello stimolo realmente minaccioso, ma anche di stimoli che lo ricordano solo vagamente.

"Nei circuiti cerebrali di queste persone - spiega Rony Paz, che ha diretto lo studio - si verificano dei cambiamenti che poi mediano la risposta a nuovi stimoli, con la conseguente impossibilità di discriminare tra lo stimolo originariamente sperimentato e un nuovo stimolo simile. Di conseguenza, questi pazienti rispondono emotivamente anche a nuove situazioni apparentemente irrilevanti. E' importante sottolineare che queste persone non possono controllare il fenomeno, in quanto è legato a una incapacità percettiva di discriminare gli stimoli."

Nello studio Paz e colleghi hanno addestrato alcuni soggetti affetti da disturbi d'ansia ad associare tre suoni distinti a eventi positivi, neutri o negativi. Poi hanno  presentato ai partecipanti diversi suoni, chiedendo se li avevano già sentiti nella fase precedente. Le persone con ansia identificavano molto spesso come già sentito 
un suono in realtà nuovo.

Inoltre, le immagini ottenute con la risonanza magnetica funzionale a cui erano stati contestualmente sottoposti i partecipanti, hanno mostrato delle differenze fra soggetti ansiosi e soggetto sani. Le differenze non interessavano solo   l'amigdala, una regione del cervello coinvolta nella regolazione delle emozioni di paura e ansia, ma anche le regioni sensoriali primarie, confermando così l'idea che nei pazienti affetti da ansia le esperienze emotive inducono dei cambiamenti nelle rappresentazioni sensoriali.

*** Le Scienze, L'ansia altera la percezione del mondo, 'le scienze', 7 marzo 2016, qui

lunedì 1 febbraio 2016

#LINK / Nativi americani, quando collassarono (Le Scienze)

Il drammatico tracollo delle popolazioni del Nord America in seguito all'arrivo dei coloni europei non fu immediato. Le epidemie che falcidiarono l'87 per cento della popolazione indigena iniziarono solo un secolo dopo il primo contatto e coincisero con l'insediamento delle chiese missionarie. 

La dinamica del collasso delle popolazioni indigene in seguito all'arrivo dei coloni europei nel Nuovo Mondo fu molto più complessa di quanto ipotizzato e non avvenne subito dopo i primi contatti. A dimostrarlo è uno studio condotto da ricercatori della Harvard University e della Southern Methodist University a Dallas che ha permesso di ricostruire anche le enormi conseguenze ecologiche di quello spopolamento, descritte in un articolo pubblicato sui "Proceedings of the National Academy of Sciences". (...)

*** LeScienze, Il collasso dei nativi americani e l'arrivo delle missioni, 27 gennaio 2016, 

LINK articolo integrale qui

giovedì 2 aprile 2015

#RITAGLI / L'algoritmo costruito sui 'mi piace': ci conosce meglio della mamma

Un algoritmo che analizza semplici dati presenti sul Web - come i 'mi piace' su Facebook - è in grado di costruire un profilo della personalità di un individuo più accurato di quello tracciato da gran parte degli amici e familiari. 
Ad affermarlo è uno studio di tre ricercatori dell'Università di Cambridge, in Gran Bretagna, e della Stanford University e pubblicato sui 'Proceedings of the National Acaemy of Sciences'.
Solo i coniugi, in media, riescono a tracciare un profilo leggermente più azzeccato dell'algoritmo. 

Lo studio è stato condotto su un campione di 86.220 utenti di Facebook che hanno risposto a un questionario standard usato dagli psicologi per definire la personalità valutando i cinque tratti di personalità più significativi (si cosiddetti Big Five: estroversione, socievolezza, coscienziosità, stabilità emotiva e apertura mentale).

Il grafico (vedi qui sotto) confronta l'accuratezza della valutazione della personalità eseguita dall'algoritmo e da diversi soggetti umani. 
Wu Youyou e colleghi hanno dimostrato che, analizzando appena 10 'mi piace' cliccati da una persona su Facebook, il loro algoritmo riesce a elaborare un profilo di personalità migliore di quello tracciato da un collega di lavoro, mentre con 70 'mi piace' fornisce una descrizione più corretta di quella di un amico o un coinquilino, e neppure genitori e fratelli riescono a superare la macchina se questa è a conoscenza di almeno 150 'mi piace'. Gli unici a resistere sono mariti e mogli: per batterli l'algoritmo ha bisogno di almeno 300 'mi piace', ma dato che attualmente un utente di Facebook ne ha cliccati in media solo 227, almeno per ora il coniuge batte il computer. 

La forza dell'algoritmo, spiegano gli autori, sta nel suo approccio all'analisi dei dati puri, mentre gli esseri umani tendono a dare troppo peso a uno o due esempi di comportamento o seguono ragionamenti irrazionali.  Grazie a questo tipo di algoritmi, sostiene Youyou, «in futuro, i computer potrebbero essere in grado di dedurre i nostri tratti psicologici e reagire di conseguenza, aprendo le porte alla nascita di macchine emotivamente intelligenti e socialmente abili».

L'interesse di questi algoritmi - aggiunge David Stillwell, un altro degli autori - sta anche nel fatto che "la capacità di giudicare la personalità è una componente essenziale della vita sociale, e influisce sulle nostre decisioni, da quelle prese giorno per giorno fino ai progetti a lungo termine, come chi sposare, a chi dare fiducia, chi assumere o chi votare". 

Il loro uso potrebbe quindi tornarci molto utile. In particolare, «sulla base della loro personalità, si potrebbero accoppiare meglio i candidati a un lavoro con le mansioni affidategli, o proporre prodotti più adatti ai singoli utenti di un servizio», come d'altra parte già fanno - sia pure in modo alquanto approssimativo, sottolineano gli autori - i sistemi automatizzati di marketing in rete.

I ricercatori, tuttavia, non si nascondono che questo tipo di data mining solleva forti preoccupazioni per la tutela della privacy.
«Ci auguriamo - afferma Michal Kosinski, il terzo autore - che i consumatori, gli sviluppatori delle tecnologie e i politici affrontino in modo adeguato queste sfide, sostenendo leggi e tecnologie a tutela della privacy che diano agli utenti il pieno controllo delle loro tracce digitali».

*** redazione di 'Le Scienze', 12 gennaio 2015, 'lescienze.it'



Il grafico presenta il confronto tra l'accuratezza della valutazione della personalità eseguita dall'algoritmo e quella espressa da diversi soggetti umani. 
(Cortesia Wu Youyou/Michal Kosinski)

domenica 29 marzo 2015

#RITAGLI / Genitori e narcisismo dei bambini

Il narcisismo si struttura nelle persone fin dall'infanzia, in bambini sopravvalutati dai propri genitori: è quanto emerge da una nuova ricerca sperimentale i cui risultati sono illustrati sui 'Proceedings of the National Academy of Sciences' in un articolo a firma di Eddie Brummelman e colleghi dell'Università di Amsterdam, nei Paesi Bassi.

Il narcisismo è un tratto della personalità presente in tutti in vario grado, ma che nei casi più estremi può sfociare nel disturbo di personalità narcisistica. Il narcisista si ritiene superiore agli altri, fantastica di successi personali e ritiene di meritare un trattamento speciale in ogni occasione. Quando si sente umiliato, il narcisista può comportarsi in modo aggressivo o addirittura violento, e ha anche un più elevato rischio di problemi di salute mentale come dipendenza da sostanze, depressione e ansia.

Un dato epidemiologico interessante emerso recentemente è che il livello medio di narcisismo è più elevato nei paesi occidentali che altrove ed è andato aumentando negli ultimi decenni.

Tuttavia, malgrado la mole di studi sull'argomento, l'origine del narcisismo non era ancora stata chiarita, e attualmente si fronteggiano due modelli.
Nella teoria dell'apprendimento sociale, si ritiene che un bambino abbia più probabilità di diventare un narcisista quando i suoi genitori lo sopravvalutano, suggerendogli l'idea di essere speciale rispetto agli altri. Secondo questa teoria psicologica, infatti, ogni bambino vede se stesso come lo vedono gli altri.
Nella teoria psicoanalitica, invece, il piccolo narcisista ha origine da genitori che mancano di calore affettivo nei suoi confronti, dimostrandogli sempre uno scarso apprezzamento. In questo contesto, il bambino potrebbe mettere se stesso su un piedistallo per cercare di ottenere dagli altri l'approvazione che non riceve dai genitori. Entrambe le teorie sono state corroborate da studi sul campo, ma i dati finora raccolti erano discordanti.

Per verificare sperimentalmente quale delle due ipotesi fosse la più probabile, Eddie Brummelman e colleghi hanno valutato 565 bambini olandesi di età compresa tra 7 e 11 anni, cioè nel periodo di tempo in cui si ipotizza che emergano i tratti narcisistici.
Gli autori hanno sottoposto i bambini e 705 dei loro genitori ad alcuni questionari in quattro sessioni diverse nell'arco di un anno e mezzo. Le domande servivano a valutare il grado di narcisismo dei piccoli e la loro autostima, nonché gli stili delle cure genitoriali che ricevevano.
Dall'analisi statistica delle risposte, è emerso che la sopravvalutazione da parte dei genitori era un elemento correlato al tratto narcisistico dei bambini, mentre non è risultato nulla di rilevante per la mancanza di calore nelle cure genitoriali. Queste ultime, sempre secondo l'analisi delle risposte ai questionari, promuovono l'autostima dei bambini.

Sarebbe in questo modo confermata l'ipotesi formulata nell'ambito della teoria dell'apprendimento sociale rispetto alla teoria psicoanalitica, anche se occorrono ulteriori studi per verificare ulteriormente il risultato di Brummelman e colleghi.

*** redazione di 'Le Scienze', 11 marzo 2015, da 'lescienze.it'