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lunedì 11 gennaio 2016
venerdì 3 luglio 2015
#LINK / Un algoritmo legge i nostri post sui social e ci 'cataloga' (Riccardo Luna)
(...) Era un po' che ci dicevano che tutto quello che facciamo in rete contribuisce a costruire un nostro profilo, incredibilmente somigliante al vero. Ed ora c'è una applicazione facile facile con la quale mettere alla prova questa (spaventosa) affermazione. Basta andare sul sito wayo.rocks, dove wayo sta per "who are you online", chi sei davvero in rete; inserire un qualunque profilo twitter o facebook e in pochi secondi si ottiene un responso non meno affascinante di un quadro astrale e con applicazioni molto più utili di sapere dove abbiamo Giove o che pianeta sta nella Settima Casa.
Merito di Watson, il famoso super computer della Ibm, quello che ha sbaragliato i concorrenti ad un quiz tv a premi e battuto diversi scacchisti. Insomma, un prodigio in materia di intelligenza artificiale. È Watson ad analizzare in un baleno anni di nostra attività sui social per restituirci un profilo psicologico molto dettagliato. Che carattere abbiamo in tre o quattro caratteristiche fondamentali e poi una torta che indica in che percentuale siamo aperti, socievoli, simpatici, modesti, collaborativi e così via.
L'idea di usare la super intelligenza artificiale di Watson in questo modo è di Paolo Privitera, nato a Venezia 37 ani fa, la prima startup già a 16 anni, dal 2010 letteralmente in giro per il mondo - con base a San Francisco - per sostenere le altre sue imprese, in testa Pick 1, una piattaforma che consente alle aziende di conoscere i propri clienti, praticamente uno per uno, analizzando il loro comportamento in rete.
E la privacy? «È tutto legale» sostiene Privitera, «le cose che facciamo in rete sono pubbliche e possono essere analizzate. Io mi limito a collegarle e interpretarle con i miei algoritmi ». In effetti quello che fa Pick 1 è molto diffuso, e in ambito scientifico è da un pezzo che molte delle scienze sociali si sono spostate dai focus group e dall'osservazione fisica di una comunità, all'analisi dei big data dei social network. (...)
*** Riccardo LUNA, giornalista, Se 140 caratteri dicono tutto di noi, 'la Repubblica', 30 giugno 2015
LINK articolo integrale qui
giovedì 2 aprile 2015
#RITAGLI / L'algoritmo costruito sui 'mi piace': ci conosce meglio della mamma
Un algoritmo che analizza semplici dati presenti sul Web - come i 'mi piace' su Facebook - è in grado di costruire un profilo della personalità di un individuo più accurato di quello tracciato da gran parte degli amici e familiari.
Ad affermarlo è uno studio di tre ricercatori dell'Università di Cambridge, in Gran Bretagna, e della Stanford University e pubblicato sui 'Proceedings of the National Acaemy of Sciences'.
Solo i coniugi, in media, riescono a tracciare un profilo leggermente più azzeccato dell'algoritmo.
Ad affermarlo è uno studio di tre ricercatori dell'Università di Cambridge, in Gran Bretagna, e della Stanford University e pubblicato sui 'Proceedings of the National Acaemy of Sciences'.
Solo i coniugi, in media, riescono a tracciare un profilo leggermente più azzeccato dell'algoritmo.
Lo studio è stato condotto su un campione di 86.220 utenti di Facebook che hanno risposto a un questionario standard usato dagli psicologi per definire la personalità valutando i cinque tratti di personalità più significativi (si cosiddetti Big Five: estroversione, socievolezza, coscienziosità, stabilità emotiva e apertura mentale).
Il grafico (vedi qui sotto) confronta l'accuratezza della valutazione della personalità eseguita dall'algoritmo e da diversi soggetti umani.
Wu Youyou e colleghi hanno dimostrato che, analizzando appena 10 'mi piace' cliccati da una persona su Facebook, il loro algoritmo riesce a elaborare un profilo di personalità migliore di quello tracciato da un collega di lavoro, mentre con 70 'mi piace' fornisce una descrizione più corretta di quella di un amico o un coinquilino, e neppure genitori e fratelli riescono a superare la macchina se questa è a conoscenza di almeno 150 'mi piace'. Gli unici a resistere sono mariti e mogli: per batterli l'algoritmo ha bisogno di almeno 300 'mi piace', ma dato che attualmente un utente di Facebook ne ha cliccati in media solo 227, almeno per ora il coniuge batte il computer.
La forza dell'algoritmo, spiegano gli autori, sta nel suo approccio all'analisi dei dati puri, mentre gli esseri umani tendono a dare troppo peso a uno o due esempi di comportamento o seguono ragionamenti irrazionali. Grazie a questo tipo di algoritmi, sostiene Youyou, «in futuro, i computer potrebbero essere in grado di dedurre i nostri tratti psicologici e reagire di conseguenza, aprendo le porte alla nascita di macchine emotivamente intelligenti e socialmente abili».
L'interesse di questi algoritmi - aggiunge David Stillwell, un altro degli autori - sta anche nel fatto che "la capacità di giudicare la personalità è una componente essenziale della vita sociale, e influisce sulle nostre decisioni, da quelle prese giorno per giorno fino ai progetti a lungo termine, come chi sposare, a chi dare fiducia, chi assumere o chi votare".
Il loro uso potrebbe quindi tornarci molto utile. In particolare, «sulla base della loro personalità, si potrebbero accoppiare meglio i candidati a un lavoro con le mansioni affidategli, o proporre prodotti più adatti ai singoli utenti di un servizio», come d'altra parte già fanno - sia pure in modo alquanto approssimativo, sottolineano gli autori - i sistemi automatizzati di marketing in rete.
I ricercatori, tuttavia, non si nascondono che questo tipo di data mining solleva forti preoccupazioni per la tutela della privacy.
«Ci auguriamo - afferma Michal Kosinski, il terzo autore - che i consumatori, gli sviluppatori delle tecnologie e i politici affrontino in modo adeguato queste sfide, sostenendo leggi e tecnologie a tutela della privacy che diano agli utenti il pieno controllo delle loro tracce digitali».
«Ci auguriamo - afferma Michal Kosinski, il terzo autore - che i consumatori, gli sviluppatori delle tecnologie e i politici affrontino in modo adeguato queste sfide, sostenendo leggi e tecnologie a tutela della privacy che diano agli utenti il pieno controllo delle loro tracce digitali».
Il grafico presenta il confronto tra l'accuratezza della valutazione della personalità eseguita dall'algoritmo e quella espressa da diversi soggetti umani.
(Cortesia Wu Youyou/Michal Kosinski)
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