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mercoledì 25 agosto 2021

#RACCONTId'AUTORE / E i cannoni divennero cannoli (Gino Strada)

C’era una volta un pianeta chiamato Terra. Si chiamava Terra anche se, a dire il vero, c’era molta più acqua che terra su quel pianeta, Gli abitanti della Terra, infatti, usavano le parole in modo un po’ bislacco.

Prendete le automobili, per esempio. Quel coso rotondo che si usa per guidare, loro lo chiamavano "volante ", anche se le macchine non volano affatto! Non sarebbe più logico chiamarlo "guidante", oppure "girante ", visto che serve per girare? Anche sulle cose importanti si faceva molta confusione.
Si parlava spesso di "diritti ": il diritto all’istruzione, per esempio, significava che tutti i bambini avrebbero potuto (e dovuto!) andare a scuola. Il diritto alla salute, poi, avrebbe dovuto significare che chiunque, ferito, oppure malato, doveva avere la possibilità di andare in ospedale. Ma per chi viveva in un paese senza scuole, oppure a causa della guerra non poteva uscire di casa, oppure chi non aveva i soldi per pagare l’ospedale (e questo, nei paesi poveri, è più la regola che l’eccezione), questi diritti erano in realtà dei rovesci: non valevano un fico secco. Siccome non valevano per tutti ma solo per chi se li poteva permettere, queste cose non erano diritti : erano diventati privilegi, e cioè vantaggi particolari riservati a pochi. A volte, addirittura, i potenti della Terra chiamavano "operazione di pace " quella che, in realtà, era un’operazione di guerra: dicevano proprio il contrario di quello che in realtà intendevano. E poi, sulla Terra, non c’era più accordo fra gli uomini sui significati: per alcuni ricchezza significava avere diecimila miliardi, per altri voleva dire avere almeno una patata da mangiare.

Quanta confusione! Tanta confusione che un giorno il mago Linguaggio non ne poteva più. Linguaggio era un mago potentissimo, che tanto tempo prima aveva inventato le Parole e le aveva regalate agli uomini. All’inizio c’era stato un po’ di trambusto, perché gli uomini non sapevano come usarle, e se uno diceva carciofo l’altro pensava al canguro, e se uno chiedeva spaghetti l’altro intendeva gorilla, e al ristorante non ci si capiva mai. Allora il mago Linguaggio appiccicò ad ogni parola un significato preciso, cosicché le parole volessero dire sempre la stessa cosa, e per tutti. Da allora il carciofo è sempre stato un ortaggio, e il gorilla un animale peloso, e non c’era più il rischio di trovarsi per sbaglio nel piatto un grosso animale peloso, con il suo testone coperto di sugo di pomodoro.
Questo lavoro, di dare alle parole un significato preciso, era costato al mago Linguaggio un bel po’ di fatica. Adesso, vedendo che gli uomini se ne infischiavano del suo lavoro, e continuavano ad usarle a capocchia, decise di dare loro una lezione."Le parole sono importanti - amava dire - se si cambiano le parole si cambia anche il mondo, e poi non ci si capisce più niente".

Una notte, dunque, si mise a scombinare un po’ le cose, spostando una sillaba qui, una là, mescolando vocali e consonanti, anagrammando i nomi. Alla mattina, infatti, non ci si capiva più niente.
A tutti gli alberghi di una grande città aveva rubato la lettera gi e la lettera acca, ed erano diventati... alberi! Decine e decine di enormi alberi, con sopra letti e comodini e frigobar, e i clienti stupitissimi che per scendere dovevano usare le liane come Tarzan. Alle macchine aveva rubato una enne, facendole diventare macchie, e chi cercava la propria automobile trovava soltanto una grossa chiazza colorata parcheggiata in strada.

Alle torte invece aveva aggiunto una esse, erano diventate tutte.. storte, e cadevano per terra prima che bambini se le potessero mangiare. Erano talmente storte che non erano più buone nemmeno per essere tirate in faccia. Nelle scuole si era anche divertito ad anagrammare, al momento dell’appello, la parola presente, e se rima gli alunni erano tutti presenti, adesso erano tutti serpenti, e le maestre scappavano via terrorizzate.

Poi si era tolto uno sfizio personale: aveva eliminato del tutto la parola guerra, che aveva inventato per sbaglio, e non gli era mai piaciuta. Così un grande capo della Terra, che in quel momento stava per dichiarare guerra, dovette interrompersi a metà della frase, e non se ne fece nulla. Inoltre aveva trasformato i cannoni in cannoli, siciliani naturalmente, e chi stava combattendo si ritrovò tutto coperto di ricotta e canditi. Andò avanti così per parecchi giorni, con le scarpe che diventavano gattoni e le case si mettevano a miagolare, il pane che si trasformava in un cane e morsicava chi lo voleva mangiare.

Quanta confusione! Troppa confusione, e gli uomini non ne potevano più. Mandarono quindi una delegazione dal mago Linguaggio, a chiedere che rimettesse a posto le parole, e con loro il mondo."E va bene - disse Linguaggio - ma solo ad una condizione: che cominciate ad usare le prole con il loro giusto significato. I diritti degli uomini devono essere di tutti gli uomini, proprio di tutti, sennò chiamateli privilegi. Uguaglianza deve significare davvero che tutti sono uguali, e non che alcuni sono più uguali di altri. E per quanto riguarda la guerra...". "Per quanto riguarda la guerra - lo interruppero gli uomini - ci abbiamo pensato... tienila pure: è una parola di cui vogliamo fare a meno".

*** Gino STRADA, 1948-2021, chirurgo, fondatore di Emergency, E i cannoni divennero cannoli, 31 maggio 2002, qui


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giovedì 25 febbraio 2021

sabato 18 aprile 2020

#VIDEO / Dialoghi del nostro tempo (Gino Strada e Marco Damilano)


DIALOGHI SUL NOSTRO TEMPO
Gino STRADA, 1948
medico, fondatore di Emergency
intervistato da Marco DAMILANO
giornalista, saggista, direttore di 'L'Espresso'
video, 47min26

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venerdì 10 gennaio 2020

#MOSQUITO / La sofferenza di un uomo (Gino Strada)

Se uno di noi, uno qualsiasi di noi esseri umani, sta in questo momento soffrendo come un cane, è malato o ha fame, è cosa che ci riguarda tutti. Ci deve riguardare tutti, perché ignorare la sofferenza di un uomo è sempre un atto di violenza, e tra i più vigliacchi.

*** Gino STRADA, 1948, medico, fondatore di Emergency, Buskashi. Viaggio dentro la guerra, Feltrinelli, 2003



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martedì 5 febbraio 2019

#RITAGLI / Salvini, da processare (Gino Strada, Alex Zanotelli)

Chiunque sia accusato di avere commesso un reato, perché un reato sicuramente è stato commesso, deve essere processato. Il gioco di sottrarsi al giudizio della magistratura è profondamente antidemocratico. (...) 
Se è stata una scelta politica se ne assumano, insieme con Salvini, la responsabilità, si facciano processare tutti. Non è che quando si dice 'è una scelta politica' diventa lecito tutto - sottolinea - Anche le deportazioni sono state una scelta politica, tanto che furono fatte delle leggi. 

[Quando alla posizione del M5S] mi aspetto di tutto, non sarebbe la prima volta. La cosa che fa impressione è che il presidente del Consiglio dica che non è immunità. Cos'è? Trovi un'altra parola per definirla.

*** Gino STRADA, 1948, medico, fondatore di Emergency, intervistato da Adn Kronos, segnalato da 'HuffPost', 4 febbraio 2019, qui

* * *
Il discorso è chiarissimo: Salvini ha violato leggi nazionali e internazionali, utilizzando persone stremate per un suo scopo politico. E un ministro non è sopra la legge, per questo va processato. (...) Il consenso popolare in forte crescita, di cui indubbiamente gode in questa fase il leader della Lega, non può cancellare i fatti e neanche la realtà sociale del nostro Paese, dove il problema non sono affatto i migranti, ma la povertà e la disoccupazione nonché l'incapacità dei politici di mettere mano alla situazione economica che sfugge ai loro interventi perché viene determinata dai grandi potentati economici e finanziari mondiali.

Salvini ha voluto forzare l'Europa affinché cedesse al progetto di equa distribuzione dei migranti, che in sé e per sé è una cosa giusta, ma che non si può e non si deve ottenere sulla pelle degli stessi migranti, infliggendo a chi ha già tanto sofferto delle ulteriori sofferenze. Se la magistratura si è mossa, l'azione giudiziaria deve fare il suo corso, altrimenti la conseguenza è stabilire che chi è eletto può fare quel che cavolo vuole, senza rispondere delle sue azioni in base alle leggi ma soltanto all'elettorato.  (...) In uno Stato democratico non è possibile, va contro la stessa Costituzione. (...) 
Se i Cinquestelle negassero l'autorizzazione a procedere, andrebbero in contraddizione con quanto hanno sempre predicato finora: M5s rinnegherebbe sé stesso e cancellerebbe tutto il percorso politico e di consenso elettorale costruito contro la 'casta', soprattutto quella politica, perdendo totalmente la faccia come persone e la stessa identità del movimento.

*** Alex ZANOTELLI, 1938, prete, missionario comboniano, da Enzo Bonaiuto, Padre Zanotelli: "Salvini va processato",  AdnKronos, 4 febbraio 2019, qui
https://it.wikipedia.org/wiki/Alex_Zanotelli


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sabato 16 giugno 2018

#CIT / Basta prendere la foto di un bimbo sul barcone (Gino Strada)

L'immigrazione? Basta prendere la foto di un bimbo sul barcone, incollarci sopra la fotografia di vostro figlio, e dopo sarà facile capire.

*** Gino STRADA, 1948, medico, fondatore di Emergency, programma 'PiazzaPulita', la7, 19 maggio 2017, qui



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domenica 28 gennaio 2018

#RITAGLI / Ecco perché nessuno mi chiede di fare il ministro della Sanità (Gino Strada)

Se qualcuno venisse a propormi di fare il ministro della Sanità, risponderei che il mio programma è molto semplice: faccio una sanità d'eccellenza, spendendo la metà di quello che si spende oggi, eliminando il conflitto di interesse introdotto nella mia professione dalla casta politica: il pagamento a prestazione. Il nostro sistema sanitario era uno dei migliori al mondo, la casta, con la complicità dei medici, lo ha rovinato. L'interesse del medico è che la gente stia male, per fare più prestazioni. Ma nove milioni di persone non hanno più accesso alla sanità. Io eliminerei tutto questo. Ecco perché nessuno mi ha mai chiesto di fare il ministro della Sanità.

*** Gino STRADA, 1948, medico, fondatore di Emergency, intervistato da Paolo Gallori, 'la Repubblica', 21 dicembre 2012, qui



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sabato 4 febbraio 2017

#SENZA_TAGLI / Abolire la guerra (Gino Strada)

Ho potuto vedere le atrocità della guerra ed il suo impatto devastante coi miei stessi occhi. Ho trascorso gli ultimi trent'anni della mia vita in Paesi dilaniati dalla guerra, operando pazienti in Ruanda, Perù, Etiopia, Somalia, Cambogia, Iraq, Afghanistan e in Sudan. In questi e in altri Paesi, Emergency - l'organizzazione umanitaria che ho fondato 23 anni fa - si impegna a fornire assistenza medico-chirurgica gratuita e di alta qualità alle vittime della guerra - guerra i cui effetti non si limitano ai rifugiati e ai feriti, ma hanno gravi ripercussioni sul futuro di intere generazioni.

Molti dei conflitti che ad oggi affliggono tali Paesi, riducendo le loro popolazioni a una vita di fame e miseria, sono spesso non dichiarati o deliberatamente taciuti. I massacri però continuano ad aumentare, tanto che ormai è diventato difficile ricordarli tutti. Per la maggior parte di noi, tali eventi appaiono così lontani ed estranei alla vita quotidiana: è facile ascoltare i notiziari, senza però rendersi conto che per ogni bomba, per ogni colpo di mortaio, ci sono persone che lottano per sopravvivere. Il novanta per cento delle vittime delle guerre dei nostri tempi sono rappresentate da civili, persone proprio come noi, con le stesse necessità, le stesse speranze e gli stessi desideri, per sé e per i propri cari: il desiderio di poter vivere in un mondo sicuro, di stare insieme, di essere protetti.

Secondo stime recenti, "otto persone nel mondo possiedono la stessa ricchezza della metà più povera della popolazione mondiale, ovvero 3,6 miliardi di persone. Nel frattempo, ogni giorno, una persona su nove va a letto affamata". E ci sorprendiamo ancora del fatto che sempre più persone decidano di intraprendere viaggi pericolosi in cerca di un futuro migliore?

Lo scorso anno, oltre 60 milioni di persone sono state costrette a lasciare le proprie case in cerca di protezione e sicurezza. 
Inseguivano il sogno di vivere in pace, ma noi ci siamo mostrati sordi di fronte alle loro speranze.
"Cosa ho fatto di male?” - mi ha chiesto una volta un ragazzo somalo appena approdato in Sicilia. Non sono stato in grado di dargli una risposta.
Benché i migranti che giungono in Europa rappresentino solo una piccola parte dell’intera popolazione di sfollati sparsi per il mondo, la cosiddetta "crisi migratoria" ha messo allo scoperto l'ipocrisia che caratterizza l'approccio europeo alla questione dei diritti umani. Da un lato, infatti, promuoviamo fermamente i princìpi della pace, della democrazia e dei diritti fondamentali dell'uomo, mentre dall'altro, siamo impegnati nella costruzione di una fortezza fatta di muri e barriere culturali, negando l'accesso e l'aiuto di base a migliaia di persone in fuga da guerre e povertà.
Il caso dell'Afghanistan ne è un esempio emblematico.

Negli ultimi 15 anni, l'Afghanistan è stato devastato da una nuova guerra. Ogni anno, nei nostri ospedali sparsi in tutto il Paese, registriamo un nuovo record di feriti di guerra, un terzo dei quali è costituito da bambini.
L'Afghanistan è ad oggi il secondo Paese d'origine di rifugiati di tutto il mondo (superato solo recentemente dalla Siria). Circa 3 milioni di Afghani hanno infatti cercato rifugio al di fuori del proprio Paese e vivono principalmente in Pakistan e in Iran. Per molti anni, questa tragedia è stata ignorata dai Paesi occidentali, ed è diventata una priorità solo quando i rifugiati afghani hanno iniziato a dirigersi in Europa. In risposta a questo crescente flusso migratorio, piuttosto che investire in programmi di accoglienza e di integrazione e affrontare le cause alla base del conflitto, i leader europei hanno firmato un accordo con il governo afghano, che li autorizza a deportare legalmente i richiedenti asilo, facendo fare loro ritorno in Afghanistan in cambio di aiuti finanziari.
Le vite spezzate di tutte queste persone ci spronano a riflettere, ci chiedono di intervenire per mettere fine alla spirale della guerra e della violenza.

Se davvero vogliamo impegnarci per garantire la sopravvivenza del genere umano, l'abolizione della guerra è un presupposto necessario e inevitabile. Essa rientra nell'ambito del mandato delle Nazioni Unite, organizzazione fondata 67 anni fa, anche se, ancora oggi, ben poco è stato fatto per adempiere a tale mandato originario.

Noi di Emergency crediamo fermamente che l'abolizione della guerra sia l'unica soluzione realistica ed umana per mettere fine alla sofferenza del genere umano e per promuovere i diritti umani universali. A tale scopo, Emergency si sta impegnando per lanciare una campagna internazionale che vedrà il coinvolgimento di personalità di fama mondiale, ma anche di comuni cittadini. Quanto dico potrà sembrare utopico, ma in realtà si tratta di un obiettivo realistico e realizzabile. Spetta adesso ai cittadini del mondo agire e conquistare la pace. Rinunciare alla logica della guerra e seguire i princìpi di fraternità e solidarietà non è soltanto auspicabile, ma urgentemente necessario, se vogliamo che l'esperimento umano possa continuare.
Quest’oggi, sono molto lieto di avere la possibilità di invitare caldamente tutti voi a unirvi a noi in questo grande sforzo comune.
È un onore per me aver ricevuto oggi il Premio Sunhak per la Pace. È un riconoscimento importante per il lavoro di Emergency ed è un ulteriore stimolo ad andare avanti a fare quello che facciamo dal 1994: curare chi ne ha bisogno, curarlo gratuitamente, con la stessa qualità e attenzione che vorremmo per noi e i nostri figli. Curarlo, chiunque esso sia.

***Gino STRADA, 1948, medico, fondatore di Emergency, 'facebook', 3 febbraio 2017, qui


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sabato 8 ottobre 2016

#SENZA_TAGLI / Afghanistan, 15 anni fa (Gino Strada)

Quindici anni fa, il 7 ottobre 2001, ero in Afghanistan. Verso le nove di sera i primi rumori lontani dei bombardieri USA in avvicinamento. Poi i boati spaventosi delle bombe, tonnellate di bombe sganciate da dieci chilometri di altezza sulla piana appena fuori Kabul. 
Iniziò così la aggressione militare all’Afghanistan, il primo passo della “guerra al terrorismo” che secondo l’allora presidente George W. Bush sarebbe durata cinquanta anni. Quindici anni di questa guerra sono trascorsi. 
Il risultato, aldilà delle falsità dei politici? Nuovi lutti e nuove sofferenze per il popolo afgano, che paga il prezzo della guerra e del terrorismo. O del terrorismo e della guerra, se si preferisce: anche in questo caso il prodotto finale non cambia. Ogni giorno sempre più vittime. Come al solito, in stragrande maggioranza civili, come noi.

*** Gino STRADA, 1948, medico, fondatore di Emergency, 'facebook', 7 ottobre 2016, qui


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domenica 27 settembre 2015

#RITAGLI / Medicina difensiva, e modello di sanità (Gino Strada)

(...) [D: Può il ministero entrare nel rapporto fiduciario tra medico e paziente decidendo quali esami è opportuno   prescrivere?]
È l’ultimo scempio ai danni della Sanità: ormai medici e infermieri fanno il lavoro non grazie alle politiche pubbliche, ma nonostante queste. Nello specifico,alcuni di questi esami si potranno prescrivere solo in caso di anomalia pregressa:ma come posso accertarla se l’esame non si può fare?

[D: Il ministero dice di voler limitare la medicina difensiva. Di che si tratta?]
Sono le misure diagnostiche cui vengono sottoposti gli ammalati non perché ne abbiano bisogno, ma per tutelare il medico da eventuali rivalse legali. Ma in questa lista ci sono esami,come quello sul potassio o sul colesterolo totale, che sono quasi di routine per gli ospedalizzati. La medicina difensiva non c’entra. (...)

[D: È possibile risparmiare senza intaccare le prestazioni?]   
Basta tagliare il profitto. Parliamo di 25/30 miliardi l’anno, una cifra enorme, quanto una grossa finanziaria. Abbiamo una Sanità che ha fatto diventare gli ospedali pubblici uguali a quelli privati convenzionati: entrambi funzionano col meccanismo dei rimborsi. Non le sembra assurdo?

[D: Cosa intende?]
Abbiamo costruito un sistema in cui fare più prestazioni significa ottenere più rimborsi, un sistema che non promuove la salute ma la medicalizzazione. Ora decidono che queste prestazioni vanno limitate. I Drg (Diagnosis related groups, ndr) dovevano servire a capire quante persone in una determinata area sono affette da una patologia, invece vengono usati come moneta di rimborso. E lo Stato italiano paga le prestazione molto più di quanto costino in realtà. 

[D: Intanto l’anno scorso si è deciso di non incrementare di 2,3 miliardi il Fondo sanitario nazionale e quest’anno potrebbe succedere lo stesso. È solo un problema di austerity?]
A me sembra evidente la volontà di favorire le strutture private. Anche perché queste hanno uno stretto rapporto con chi occupa posti di lavoro nel settore pubblico. Lo sa che in Lombardia il 98% dei primari è iscritto a Comunione e liberazione? Altrettanto vale per il Pd in altre regioni. Nella sanità quasi non esistono concorsi pubblici nei quali non si sappia prima chi vincerà.

[D: Esiste un modello di sanità che dovremmo emulare?]
Molte delle cose che propongo verrebbero considerati passi indietro. Abbiamo 20 sanità regionali che moltiplicano per 20 le spese burocratiche:una follia. Poi la famosa centrale unica degli acquisti. Io faccio il cardiochirurgo: noi a Emergency paghiamo 500 euro una valvola cardiaca, negli ospedali pubblici e privati viene pagata non meno di 2mila euro. Ancora, gli ospedali vengono costruiti in materiali a enorme dispersione termica e paghiamo una follia per riscaldarli.

[D: Perché Emergency, nata per i teatri di guerra, sta aprendo ambulatori in Italia?]
Abbiamo iniziato ad aprire ambulatori pensando ai rifugiati, e difatti il primo è stato a Palermo. Poi ci siamo resi conto che 1 paziente su 5 era cittadino italiano. Infatti il Censis dice che 10 milioni di persone non riescono a curarsi come vorrebbero. Semplicemente tante famiglie non possono permettersi 200 euro al mese di ticket o medicine. Ci dicono che mancano i soldi, ma non è vero: in Italia possiamo permetterci cure gratuite per tutti.

*** Gino STRADA, medico chirurgo, fondatore di Emergency, intervistato da Alessio Schiesari, "Non può decidere Lorenzin se un esame è utile o no", 'Il Fatto Quotidiano', 25 settembre 2015

LINK, articolo integrale qui



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giovedì 30 luglio 2015

#SENZA_TAGLI / Sanità, ma quanto deve 'costare'? (Gino Strada)

Ma quanto deve “costare” la ‪#‎sanità‬? 
A mio avviso, l’unica risposta intelligente (e carica di giustizia) è: quanto serve, quanto serve per curare al meglio le persone che ne hanno bisogno. Tutte. IdeaImente, non un euro in più, né un euro in meno. 
I rapporti ufficiali, invece, ci dicono che circa 10 milioni di italiani non possono curarsi come dovrebbero, perché non se lo possono più permettere. La spesa sanitaria italiana è di poco superiore ai 100 miliardi di euro annui. 
Troppi? Pochi? Chissà. 
La “spesa sanitaria” è però il costo per lo Stato, o meglio per la collettività, del “sistema sanitario”, non è quanto viene speso per curare le persone. C’è molto di più in quei 100 miliardi l’anno. Certamente ci sono un uso poco razionale delle risorse e la dannosa “medicina difensiva” a dilapidare danaro pubblico. 
C’è però una cosa nella #sanità che costa più di tutto il resto e che viene ostinatamente censurata: il profitto. In tutte le sue forme, nelle strutture pubbliche come in quelle private “convenzionate”, che ormai da noi funzionano esattamente nello stesso modo. Aziende, non più Ospedali. 
Il profitto stimato nel settore della #sanità si aggira attorno ai 25 miliardi di euro annui. E se si iniziasse a “tagliare” da lì? 
Con i soldi risparmiati dando vita ad ospedali non-profit, cioè a strutture che abbiano come obiettivo le migliori cure possibili per tutti e non il pareggio di bilancio, si potrebbe ricostruire una vera #sanità pubblica, cioè un servizio totalmente gratuito, di alta qualità…e molto meno costoso.

*** Gino STRADA, medico, fondatore di Emergency, 'facebook', 28 luglio 2015, qui