martedì 22 agosto 2017

#PIN / Sogni, pensieri (MasFerrario)


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#HUMOR / Pronto, Telecom?

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#SGUARDI POIETICI / ce la metto tutta (Rupi Kaur)

ce la metto tutta 
pur di capire 
come si possa riversare l’intera anima
il sangue e l’energia 
in qualcuno 
senza volere 
nulla in 
cambio

-  dovrò attendere d’esser madre

*** Rupi KAUR, 1992, scrittrice, poetessa, artista, di origine indiana, Milk and Honey. Parole d'amore, di dolore, di perdita, di rinascita, autopubblicazione 2014, edizioni tre60, 2017, traduzione di Alessandro Storti
https://en.wikipedia.org/wiki/Rupi_Kaur


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#MOSQUITO / Gramsci, «non voleva ferire nessuno» (Camilla Ravera)

Gramsci era un politico e un grande rivoluzionario proprio perché non dimenticava mai ciò che è l’uomo nella realtà. E in questo, direi, c’era sempre in lui un fondo, non di tristezza, ma di amara constatazione di quello che è la vita, con tutti i suoi condizionamenti. 

Una volta, a Milano, mi disse: «Andiamo a vedere quel Sant’Ambrogio vecchio là fuori di mano», i versi del Giusti. Mentre visitavamo la basilica deserta, spuntò in chiesa un anziano monaco che rimase a farci da guida. Ci condusse anche in sacrestia dove aprì un armadio e tirò fuori un teschio giallo, tutto macchiato e ce lo mise davanti agli occhi. Poi disse a Gramsci: «Signore, mi dia un suo fazzoletto, una cosa sua». Io tra me pensavo: adesso vuol farci spolverare quella roba. Ma Gramsci, sardo, capì subito e con serenità tirò fuori un fazzoletto, il monaco lo passò sul teschio e glielo restituì dicendo: «Che porti bene per tutta la sua vita». 
A me sembrava una cosa ridicola che proprio a Gramsci capitasse un’avventura simile. Ma quando siamo stati fuori, lui, molto serio, mi disse: «Cosa vuoi, per quel monaco un’azione così è tutt’altra cosa che per noi, nella sua coscienza, nella sua mente. Non avrei potuto ridere e dire ‘Io non ci credo’. L’avrei offeso, l’avrei ferito». E Antonio Gramsci era un uomo che non voleva ferire nessuno. 

*** Camilla RAVERA, 1889-1988, dirigente comunista, intervistata da Corrado Stajano, giornalista e scrittore, ‘Il Giorno’, 18 ottobre 1972, citato da Corrado Stajano, Maestri e Infedeli. Ritratti del Novecento, Garzanti, Milano, 2008.  


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lunedì 21 agosto 2017

#CIT / La logica (Alphonse Allais)

citato da Stefano Bartezzaghi
Il falò delle novità: Il mito della creatività fa scintille
Utet, 2013

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#COSE_PASSATE / Bilancia Berkel, Macinacaffè, Polaroid

Bilancia Bekel
(via pinterest)

° ° °

Macinacaffè
(via pinterest)

° ° °

Polaroid
(via pinterest)

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#HUMOR / Cavo Iphone

(via pinterest)

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#SGUARDI POIETICI / Barcarola (Stefano Benni)

Siedi vicino a me
in questo ristorante 
dove le onde del mare 
con la burrasca 
quasi sembrano entrare 

Il cameriere ci dice 
con tono invitante 
che se vogliamo ordinare 
oggi il pesce è fresco 
in maniera speciale 

E c’è caduto sul piatto 
un branco di triglie 
e anche un pezzo di nave 
e altre meraviglie 

L’onda che si ritira 
porta via le posate 
lasciando sul nostro tavolo 
polipi e orate 

Resta vicino a me 
in questo ristorante 
dove è già entrato il mare 
no, non scappare 
continua a mangiare 
mentre galleggia la gente 
e un maître diligente 
con il salvagente 
continua a versare 
champagne

*** Stefano BENNI, 1947, scrittore, Barcarola, da Ballate, Feltrinelli, 1991


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#SENZA_TAGLI / Terrorismo, noi occidentali (Paolo Mottana)

E' ora di finirla con l'idea che siamo, noi occidentali, gli unici esseri umani degni di essere pianti per le nostre ferite, con il fiume di sangue che la nostra civiltà continua a lasciare dietro di sé, da secoli e secoli, in ogni luogo dove va a portare democrazia, inglese, merda-merce e televisori. Per ogni biografia di ogni nostra vittima ne occorrerebbero almeno 100 di quelle che sono state sacrificate sull'altare del nostro "benessere" (con rispetto per ogni e ciascuno dei caduti in questo massacro per il nulla)

*** Paolo MOTTANA, docente ordinario di filosofia dell'educazione all'università di Milano Bicocca, saggista, 'facebook', 19 agosto 2017, qui


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domenica 20 agosto 2017

#VIGNETTE / Dai, togliti il cappuccio (Mauro Biani)

Mauro BIANI
'il manifesto', 18 agosto 2017

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#SPOT / Punti di vista (Monica Orma)

Monica Orma
psicologa, psicoterapeuta
(psicologa-modena.com, via pinterest)

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#STREET_ART / Contro il muro

(via pinterest)
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#CIT / La mente (Oliver Wendell Holmes)

Oliver Wendell HOLMES, 1809-1894
medico, insegnante, scrittore statunitense
(via pinterest)

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#RACCONTId'AUTORE / Indra capì (Tiziano Terzani)

Indra su incarico degli altri dèi aveva ammazzato il drago gigante che nel suo ventre teneva imprigionate le acque del mondo. 
Così facendo Indra aveva ridato vita alla terra e felicità agli uomini, ma, fiero di essere riuscito in quell'impresa, si era montato la testa e aveva chiesto all'architetto, dio delle arti, di costruirgli un grande palazzo adatto a un eroe. 

L'architetto gliene fece uno bellissimo, ma Indra voleva sempre più stanze e più giardini. 
L'architetto andò da Brahma a lamentarsi. 
Questi ne parlò con Vishnu il quale decise di intervenire. 

Nelle spoglie di un bambino si presentò alle porte della città di Indra e chiese di essere ricevuto dal re. 
Indra dapprima rise dell'impertinenza di questo piccolo questuante, ma alla fine lo fece venire e dall'alto del suo scanno gli chiese cosa voleva. 
Il bambino avvicinandosi si mise a ridere perché dietro di lui era comparso un esercito di formiche che stava invadendo la sala del trono.

«E quelle chi sono?» chiese Indra, preoccupato.
«Quelle?» rispose il bambino. «Quelle sono tutte state Indra nelle loro vite precedenti.»

Indra capì. 

*** Tiziano TERZANI, 1938-2004, scrittore e giornalista, Indra capì, da Un altro giro di giostra, Longanesi, Milano, 2004


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#SGUARDI POIETICI / Per vivere (Liliane Wouters)

Per vivere, bisogna piantare un albero
fare un figlio, costruire una casa.
Io ho soltanto guardato l'acqua
che passa dicendo che tutto scorre.
Io ho soltanto cercato il fuoco
che brucia dicendo che tutto si consuma.
Io ho soltanto seguito il vento
che fugge dicendo che tutto si disperde.
Io non ho seminato nulla nella terra
che riposa e ci dice: ti aspetto.

*** Liliane WOUTERS,  1930-2016, poetessa belga, Per vivere, da Diario dello scriba, 1990, in 'larecherche.it', 2 febbraio 2017, qui
https://fr.wikipedia.org/wiki/Liliane_Wouters


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sabato 19 agosto 2017

#CIT / Malvagi e imbecilli (Alexandre Dumas, figlio)

Alexandre DUMAS (figlio), 1824-1895
scrittore e drammaturgo francese

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#SCRITTE / Lasciare pulito

(via pinterest)
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#IN_LETTURA / Todd Baxter Dawson, Laura Lacambra Schubert, Monika Luniak

Todd Baxter Dawson
artista statunitense
(via pinterest)

° ° °

Laura Lacambra Schubert 
artista statunitense
(via pinterest)

° ° °

Monika Luniak
artista tedesca
(via pinterest)

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#SGUARDI POIETICI / Messaggio impopolare (Kajetan Kovič )

Non cercate gli allori.
Non desiderate sale gremite e 
scroscianti applausi in vostro onore.
Vi stuferanno già
alla seconda ripresa.
Non desiderate la gloria
piatta dei televidei
e dei premi altisonanti.
Vi darà fastidio
quando nei bar
sconosciuti importuni
cominceranno ad offrirvi
una birra e vino al seltz.
Non scrivete per nessuno,
né per gli operai,
né per i saccenti
e soprattutto non per i bambini.
Per strada vi fermeranno
le mammine 
affinché 
i loro piccini
possano recitarvi
i vostri versi.
Cercate di essere
comuni al massimo.
Scrivete per voi
e soltanto ciò
che raccontate a qualcuno
che sente come voi.
Non scrivete per l'eternità,
scrivete così
come se quello
che dovete dire,
potesse rimanere
anche non scritto.

*** Kajetan KOVIČ, 1931-2014, giornalista, poeta, scrittore sloveno, Messaggio impopolare, traduzione di Jolka Milič, in 'filid'aquilone', n. 9, gennaio-marzo 2008, qui
https://en.wikipedia.org/wiki/Kajetan_Kovi%C4%8D



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#SENZA_TAGLI / Dissociazioni (Matteo Saudino)

Perché mai dovrei chiedere al mio kebabbaro, di fede musulmana, di dissociarsi dal terrorismo islamico? Si era associato? Ne faceva parte? Lo appoggiava?

Secondo tale ragionamento, quando incontriamo un qualsiasi siciliano, dovremmo chiedergli, come prima cosa, di dissociarsi dalla mafia? E a tutti i campani di prendere le distanze dalla camorra e a tutti i preti di dichiarare di non essere pedofili?
E ancora: i bianchi cristiani, in questi giorni, si sono dissociati dai suprematisti, razzisti e nazisti, che hanno marciato e ucciso in Arizona? Non mi pare, anzi il Presidente degli Usa, non Joe l'idraulico, li ha trattati alla stregua degli antirazzisti.

Cerchiamo di combattere le barbarie del terrore con serietà di analisi e azione e non con la demagogia e la stupidità degli sciacalli, che cercano voti e gloria.

*** Matteo SAUDINO, insegnante di filosofia e storia, Dissociazioni, 'facebook', 18 agosto 2017, qui


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#VIDEO / Il declino della convivenza (Umberto Galimberti)

Umberto Galimberti, filosofo e psicanalista, intervistato al Festival Materadio, la festa di Radio3 del 2016 “Utopie e Distopie", parla del tema della convivenza.

La convivenza con sé stessi, è secondo Galimberti quella più difficile: il tempo libero dal lavoro che dovrebbe essere quello da dedicare all’incontro con sé stessi viene dedicato invece  alla distrazione, perché la convivenza con se stessi è diventata una cosa difficile. La controprova per esempio è il declino della psicanalisi che fa conoscere sé stessi e oggi nessuno ha il tempo per questo. Forse non siamo nemmeno interessati a sapere chi siamo.

Il problema della convivenza con gli altri invece è oggi condizionato dai fenomeni migratori, per cui dobbiamo imparare a convivere con l’altro da noi, che non è cosa facile. E infine c’è il mondo digitale: i ragazzi oggi non si incontrano più, eppure sono sempre connessi, con una modalità nella quale il corpo sostanzialmente sparisce e la connessione diventa un incremento esponenziale della convivenza: non si convive perché si è connessi. 

Convivenza è condivisione di ideali, di modalità di stare al mondo, anche modi di ridere, di scherzare, di lavorare, lo stare insieme è convivenza, mentre attraverso il Web non si sta insieme, ma si comunicano a distanza  i propri gusti, le proprie identità, magari anche false. 
(dalla presentazione)

*** Umberto GALIMBERTI, filosofo e psicoanalista, intervistato al Festival Materadio di Radio3, 2016, Il declino della convivenza, 'filosofia.rai.it', VIDEO, 3min50
https://it.wikipedia.org/wiki/Umberto_Galimberti

LINK video qui


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#SENZA_TAGLI / Scrivono una cretineria enorme (Anna Mallamo)

- Scrivono una cretineria enorme (contro Boldrini, o i migranti, o i vaccini e la medicina o la scienza in genere, o la grammatica, o il buonsenso, o tutto assieme)
- educatamente glielo fai notare
- ti contestano
- replichi
- ti rispondono con il link ad un sito di rettiliani, o terrapiattisti, o casapoundini, o Salvini, o napalm51, 
- replichi con un link alla Crusca, o la Nasa, o l'Oms, o l'Istat
- ti rispondono che loro sono persone libere e hanno "un'altro modo di vedere le cose"
- fai notare che "un altro" si scrive senza apostrofo
- ti attaccano perché discrimini chi non ha potuto studiare
- osservi che siamo tutti scolarizzati e stiamo comunicando per iscritto su un social, quindi dobbiamo conoscere la lingua (peraltro, loro stavano difendendo lo spirito italiano e la sovranità territoriale e/o la purezza della razza)
- ti insultano
- sei a un bivio etico: continuare a replicare con ironia e calma zen o prendere a mazzate il monitor. Spegni. 
- hanno vinto loro.

*** Anna MALLAMO, blogger, 'facebook', 18 agosto 2017, qui


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venerdì 18 agosto 2017

#HUMOR / Boh, mah

(via pinterest)

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#COSE_PASSATE / Fiat 1500 , Iso Isetta

Fiat 1500 A

° ° °

Iso Isetta

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#SPOT / Bambini, buona educazione

(via facebook)
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#SGUARDI POIETICI / Oche (Agi Mishol)

Epstein, il mio insegnante di matematica,
amava chiamarmi alla lavagna.
Diceva che la mia testa andava bene giusto per portare
un berretto.
Diceva che un uccello con un’intelligenza come la mia
sarebbe volato all’indietro.
Mi mandò a pascolare le oche.

Adesso, a distanza di anni da quella frase,
quando siedo sotto la palma
con le mie tre belle oche,
penso che forse allora aveva visto giusto,
il mio insegnante di matematica,
e aveva ragione lui,

perché non vi è nulla che mi renda più felice
del guardarle ora
avventarsi sul pane sbriciolato,
agitare la coda felice,
arrestarsi per un attimo in silenzio
sotto le gocce d’acqua
con cui le spruzzo
dalla canna,
drizzare il capo mentre il corpo
si tende come memore
di laghi lontani.

Il mio insegnante di matematica è morto da un pezzo ormai
e morti sono anche i suoi problemi che non mi riuscì mai
di risolvere.
Mi piacciono i berretti,
e sempre la sera
quando gli uccelli fanno ritorno tra le fronde dell’albero,
cerco quello che vola all’indietro.

*** Agi MISHOL, 1946, poetessa israeliana, Oche, in 'doppiozero.com', 12 agosto 2017, qui


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#MOSQUITO / Parole, anche a sproposito (Vera Gheno)

Credo che parliamo e scriviamo tutti troppo. Spesso, per di più, parliamo di argomenti che non conosciamo per nulla o perlomeno non a fondo. I social in qualche modo hanno alimentato la convinzione che, siccome possiamo tutti dire sempre la nostra, sia quasi un dovere farlo. Io invece sono dell’idea che a volte non sia obbligatorio avere un’opinione su tutto: non possiamo abbracciare tutto lo scibile umano, quindi io in molti campi preferisco ascoltare – e dare retta – a chi su un dato argomento ne sa provatamente di più, sempre, giustamente, cum grano salis, ma dando comunque il giusto peso alle competenze altrui. (...)

La cattiva educazione offline influenza la nostra capacità di stare online, ma anche il modo di comunicare becero e non ponderato, non filtrato, che vediamo tanto sui social, poi influisce anche sulla vita reale. Una mia amica, professoressa di lettere alle superiori, Lorenza Alessandri, cita spesso una scena che le è accaduta in aula: davanti alla spiegazione del significato di una parola, che lo studente non conosceva bene, la reazione di quest’ultimo è stata di ribattere “ma chi lo dice che questa parola ha questo significato e non quello che le davo io? Siamo o non siamo in democrazia?”, mostrando, a suo ma anche a mio avviso, il trasferimento di una dinamica tipicamente social anche nella realtà.

*** Vera GHENO, 1975, sociolinguista, intervistata da Paola Del Zoppo, Le parole sono importanti, 'comune.inf', 6 agosto 2017

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#RITAGLI / Sinistra, destra (Stefano Benni)

[D: Cos'è oggi sinistra: un feticcio? Una speranza più o meno tradita? Un'occasione mancata? Un'inutile sceneggiata per attori mediocri? O cosa?]
Non mi piace il restringimento simbolico e culturale che le parole sinistra e destra hanno subito, fino a immiserirsi, pietrificate in risse e slogan elettorali. Non è vero che non hanno più senso, non lo cercano più. Per un pugno di voti sembrano dimenticare la loro parte migliore, la complessità e le contraddizioni, che hanno accompagnato la loro storia. Nella parola sinistra ci sono totalitarismi ma anche grandi battaglie per la libertà, ci sono sacrifici e lotte sacrosante, opportunismi e tradimenti. Perché arrendersi davanti allo scenario problematico del Duemila?.

[D: Vale anche per la destra?]
Anche la destra potrebbe ripensare ai suoi grandi filosofi, o accettare la sfida di una società multietnica, invece che rimpiangere l'orbace, riciclare vecchi razzismi o rubacchiare i soldi statali. Sinistra e destra potrebbero ritornare costellazioni di idee, senza affogare nella palude rassicurante del "centro", o riciclarsi sotto mentite spoglie. Dobbiamo rassegnarci a pronunciare queste due parole con disprezzo? Se continua così, resterà solo il dominio della tecnologia, che se ne frega se parlano male di lei, va avanti e basta.

*** Stefano BENNI, 1947, scrittore, poeta, sceneggiatore, intervistato da Antonio Gnoli, Stefano Benni: "Meglio vivere nel tempo senza tempo della letteratura”, 'Robinson-la Repubblica',  13 agosto 2017.

LINK intervista integrale qui

Stefano Benni disegnato da Mannelli

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giovedì 17 agosto 2017

#HUMOR / Hai voglia di...?

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#SCRITTE / Usa la forza

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#IMMAGINId'IMPATTO / Selfie davvero creativo

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#SGUARDI POIETICI / Io amo i piccolissimi poeti (Gianni Priano)

Io amo i piccolissimi poeti. 
Gli idraulici che ascoltano nei tubi 
parlare i morti e il carpentiere in ferro 
rimasto appeso a un chiodo a penzolare 
a centotrenta metri e vide il mondo 
come volando per un bel quarto d’ora 
e poi si tirò su con le sue braccia 
perché i soccorsi tardavano a venire. 
Mai scritto un rigo, non è del tutto vero 
che è poeta chi scrive le poesie. 

Ma tra chi scrive, tolti i grandi morti 
mi piacciono i poeti disarmati 
scarsi di scuole e di letteratura 
mi piace che chi scrive le poesie 
lo faccia perché è la sua natura 
l’annotazione, la verticalità 
lo sprofondare nella fogna buia 
il risalire con un alleluia 
scritto in faccia, prima, e poi su un foglio. 
Mi piace il poeta che alla fine 
delle parole abbia solo voglia 
di stare mani in tasca e naso all’aria 
via dalla malavita letteraria.

*** Gianni PRIANO, 1962, insegnante,  Io amo i piccolissimi poeti, in 'fili d'aquilone', n. 42, aprile-giugno 2016, qui


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#MOSQUITO / Viaggio, non finisce mai (José Saramago)

Il viaggio non finisce mai. Solo i viaggiatori finiscono. E anche loro possono prolungarsi in memoria, in ricordo, in narrazione. Quando il viaggiatore si è seduto sulla sabbia della spiaggia e ha detto: “Non c’è altro da vedere”, sapeva che non era vero. Bisogna vedere quel che non si è visto, vedere di nuovo quel che si è già visto, vedere in primavera quel che si è visto in estate, vedere di giorno quel che si è visto di notte, con il sole dove la prima volta pioveva, vedere le messi verdi, il frutto maturo, la pietra che ha cambiato posto, l’ombra che non c’era. Bisogna ritornare sui passi già dati, per ripeterli, e per tracciarvi a fianco nuovi cammini. Bisogna ricominciare il viaggio. Sempre. Il viaggiatore ritorna subito. 

*** José SARAMAGO, 1922-2010, scrittore, commediografo e giornalista portoghese, premio Nobel per la letteratura nel 1998, Viaggio in Portogallo, 1981, Feltrinelli, 2015


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#SENZA_TAGLI / Usa, un tempo buio (Enrico Mentana)

Se il capo della più grande democrazia occidentale mette sullo stesso piano razzisti e antirazzisti siamo ufficialmente entrati in un tempo buio. Se nel paese che ha determinato la sconfitta di Hitler agitare una bandiera nazista è un atto identitario accettabile per i sostenitori del presidente, vuol dire che i nostri valori sono per la prima volta a rischio.

*** Enrico MENTANA, giornalista, direttore di TgLa7, 'facebook', 16 agosto 2017, qui


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mercoledì 16 agosto 2017

#QUADRI / Thomas Saliot, Vincent Van Gogh, Zachary Johnson

Thomas Saliot, 1968
artista francese

° ° °

Vincent VAN GOGH, 1853-1890
pittore olandese

° ° °


Zachary Johnson
artista statunitense

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#HUMOR / La pecora

(via pinterest)
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#SCRITTE / Vestitino per lavare a terra

(via facebook, 4 agosto 2017, qui)

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#SGUARDI POIETICI / L'alfabeto per insegnare il diritto alla sopravvivenza (Anna Maria Farabbi)

dopo aver fatto la legna
ho nel cervello l'odore del bosco:
la fatica cancella il muso del mulo e il mio
mentre scendiamo a valle da animali alla pari
vorrei essere un bravo maestro ambulante
salutando sul sentiero il primo che passa
piantargli in corpo l'alfabeto la sua utilità
che non insegna solo i giardini della letteratura
ma la creazione del pensiero che è necessità
strumento di precisione diritto alla sopravvivenza

*** Anna Maria FARABBI, 1959, poetessa, traduttrice, saggista, L'alfabeto per insegnare il diritto alla sopravvivenza, da La casa degli scemi, PordenoneLegge, LietoColle, 2017, segnalato in 'facebook', 10 agosto 2017, qui


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#MOSQUITO / Nevrosi, un grido di protesta (Aldo Carotenuto)

La "nevrosi" è un grido di protesta della persona verso una situazione sentita come contrastante con la sua vita. Questo è molto importante capirlo, perché in questo modo noi non rendiamo patologico un comportamento. Noi rendiamo invece un comportamento, attraverso una nuova modalità di vederlo, lo rendiamo, in un certo senso, molto individuale. 
Ci sono delle persone per le quali è necessario agire in un modo piuttosto che in un altro. Prendiamo, per esempio, quelle persone che, a un certo punto, decidono di non mangiare e sviluppano un certo tipo di malattia, la così detta "anoressia", ma a pensarci bene noi abbiamo avuto quella che è stata chiamata la "santa anoressia", per cui molte donne, nel passato, erano addirittura delle sante e si consumavano nel non mangiare, mentre adesso non sono più sante, ma sono considerate delle malate, che magari vengono curate in Ospedale. Vorrei far capire una cosa importante: la "nevrosi" è un disturbo della nostra personalità, ma prima di dire che questo disturbo è patologico, noi dovremmo intenderci su che cos'è la normalità. E molte volte noi siamo costretti a riconoscere che la normalità ha un valore storico, nel senso che ciò che era normale quattrocento anni fa oggi non ci interessa. O meglio ancora: ciò che era patologico duecento anni fa, adesso non è più patologico. Io sarei del parere di dire che il nevrotico è la persona che anticipa, di gran lunga, un mondo nuovo e diverso, per il quale sarebbero necessari valori completamente diversi rispetto a quelli attuali. Ma siccome solo allora lui diventa un visionario, diventa una persona che dà fastidio. 
Da questo punto di vista, allora si capiscono, appunto, l'esistenza dei manicomi, l'esistenza di persone, che sono pagate dallo stato per ricondurre a normalità delle persone, che, in realtà, poi, anormali non sono. 
A questo proposito, vorrei per un momento affrontare proprio il problema dei così detti psicofarmaci. Non bisogna negare naturalmente che ci sono dei momenti molto duri, in cui bere una tazzina di caffè o prendere uno psicofarmaco è necessario, perché abbiamo una necessità in quel momento. Ma non si può pretendere che una persona, che offre al mondo un suo disturbo, se questo disturbo non viene capito e non se ne afferra il grande messaggio psicologico, non si può pretendere che venga curata coi farmaci, perché, più che curare, forse il farmaco non fa altro che attutire. E' come togliere l'energia elettrica lì dove c'è un corto circuito. Naturalmente il corto circuito scompare, ma scompare tutta l'elettricità. Questo è un problema, io direi, molto grave, e che richiede, da parte di tutti noi, un impegno. Cioè la "nevrosi" è praticamente un disturbo della nostra personalità, che va preso, veramente, con le molle, perché quel disturbo indica soltanto che c'è, sia nella persona che nell'ambiente, un tentativo di protesta.

*** Aldo CAROTENUTO, 1933-2005, psicoanalista di matrice junghiana, La nevrosi, Enciclopedia Multimediale delle Scienze filosofiche, Rai Educational, tratto dal'intevista Il pensiero di Jung, Roma - Dear, 11 luglio 1996, qui


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#SENZA_TAGLI / Un 'malgaro', ieri e oggi (Luciano Chenet)

Saggezza contadina. 
Dialogo con il gestore della malga alta della Valle di Casies. 

«Adesso la gente cammina sui pascoli... non sa nemmeno che l'erba ha un valore qui in montagna, io posso fare sì strade, ma loro tagliano per corto, non importa se calpestano l'erba. Oggi conta risparmiare tempo e conta il prezzo delle cose, quando invece è importante il valore delle cose e spendere il tempo nelle cose 'importanti'... per questo anche noi malgari saremo l'ultima generazione qui a resistere... i giovani hanno fretta e non hanno tempo di imparare da noi vecchi... qui da me vengono tanti... mi fanno le foto... il vecchio della malga, mi vedono con il grembiule blu che ho comprato al supermercato... ogni cosa ha una storia... una volta non erano blu e non erano di cotone i grembiuli qui in Alto Adige, erano di lino e dovevano resistere al peso dei sassi che raccoglievamo nel campo ogni anno, il pascolo doveva essere pulito dai sassi che le talpe portavano in superficie. Il lino era coltivato e i tessitori venivano a casa a tessere... lo si sbiancava con la neve... adesso il pascolo si calpesta, non ha un prezzo e quindi per questa gente non ha valore... 
Oggi coltivano il mais non perché ha valore, ma perché hanno il contributo... si coltiva il contributo, e si pensa al prezzo dimenticandosi del lavoro, poi si troveranno a piedi quando non avranno contributi e capiranno che dovranno coltivare qualcosa che ha valore...»

*** Luciano CHENET, 'facebook', 14 agosto 2017, qui


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martedì 15 agosto 2017

#SPOT / Buon Ferragosto


La più famosa festa estiva deriva dalla festività romana Feriae Augusti (riposo di Augusto), istituita dall'imperatore Augusto (appunto) nel 18 a.C. 
Si trattava di un periodo di riposo e celebrazioni successivi ai Consalia, le feste di fine lavoro agricolo, e i giorni delle Feriae Augusti servivano proprio a riprendersi dalle fatiche dei campi.

*** FQ Magazine, Ferragosto, perché si chiama così e perché è una festa (ma solo per gli italiani), 'ilfattoquotidiano.it', 15 agosto 2017

LINK articolo integrale qui

#VIGNETTE / Ferragosto, l'Assunzione (C.)

C
'Il Canturino', 16 agosto 2015, qui
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