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mercoledì 23 maggio 2018

#SENZA_TAGLI / La rottamazione dei rottamatori (Alfredo Morganti)

Sarebbe normale, naturale, chiedere a gran voce la rottamazione dei perdenti, l’asfaltatura di chi prese d’assalto il PD sgomitando a colpi di bonus e di primarie ‘aperte’ verso chiunque passasse nei pressi del seggio. 
Sarebbe normale e sin troppo facile. 
Ma la dialettica politica non funziona così, anche se vale il proverbio chi la fa l’aspetti. Per due ragioni almeno. 
La prima, perché il PD adottando la logica della rottamazione è praticamente morto. Perseverare sarebbe diabolico e finanche contraddittorio. 
La seconda, perché la ‘rottamazione’ è stata una parola d’ordine indegna, per di più applicata a persone in carne e ossa, dirigenti rispettati, militanti storici, mostrando con ciò una protervia insuperabile. 

Se vogliono davvero ‘rinnovare’ il PD, serve totale discontinuità a partire dal recente passato, e dunque dalle procedure che ha introdotto. Intanto perché si è trattato di logiche ‘perdenti’, ma sarebbe il minimo: pensare la politica come ‘vittoria’, quasi si trattasse di un campionato di calcio, è stato esiziale. Parlare di vittoria e poi perdere, addirittura comico-brillante, come si diceva dei film. Ma poi perché una comunità politica non cresce sulla mancanza di rispetto e sull’arroganza degli ultimi arrivati. Che hanno persino goduto della scissione, anzi l’hanno invocata, richiedendo la cacciata a gran voce dei ‘non vincitori’, dimostrando così di esprimere loro stessi (e per primi) il vero spirito di scissione. 

Ora al PD non resta che tornare alla politica e alla realtà, dopo l’ubriacatura di questi cinque anni vissuti pericolosamente in una sorta di bolla mediatica. Anni nel corso dei quali una presunta ‘non-vittoria’ è tragicamente mutata in débâcle. 
Non sarà facile, anzi ne vedremo delle belle. Ma anche per questo eviterei di evocare i popcorn. Sono l’ennesimo segno di brutta politica. Lasciamoli ai ‘rottamatori’, a cui capita sovente di scambiare la realtà per un cinematografo di provincia e la politica per incontro di calcio.

*** Alfredo MORGANTI, La rottamazione dei rottamatori, 'Nuova Atlantide', 21 maggio 2018, qui


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lunedì 13 febbraio 2017

#SENZA_TAGLI / Politica? Una mandrakata (Alfredo Morganti)

Pare che Luca Lotti in Consiglio dei Ministri abbia spiegato ai colleghi che il PD, in vista delle imminenti elezioni, deve tenere un ‘profilo’ di sinistra. Nel marketing commerciale (e pure in quello politico) si chiamerebbe ‘posizionamento’. Lotti non dice che serve una ‘politica’ di sinistra. No, dice ‘profilo’ di sinistra. La differenza tra ‘politica’ e ‘profilo’ è il vero spartiacque contemporaneo. È come se avesse detto: il partito faccia quel che vuole, dal punto di vista pratico non cambia nulla. Si presenti però come partito di sinistra, si dia questo profilo (ossia questo posizionamento, questa ‘apparenza’) e sia in termini filosofici un ‘fenomeno’ di sinistra. La sostanza, insomma, non deve cambiare. Anzi, non è in discussione. In fondo, che cos’è la ‘narrazione’, se non la pellicola con cui avvolgiamo la politica per darne un’immagine che non corrisponde alla sua effettiva realtà? Davvero un raccontar storie. O meglio, un modo per rendere l’immagine che diamo di noi stessi una cosa assolutamente priva di connessioni con la nostra natura politica più vera. Quasi a volerla nascondere, e in effetti è così. Puntare al profilo vuol dire ‘salvare’ la politica da svolte concrete, da cambiamenti effettivi (pur invocandoli costantemente), dalla messa a nudo della ‘sostanza’, la cui esistenza è semplicemente dedotta dal fatto che ci sia qualcuno che intende narrarla, e dunque camuffarla, ma nulla più. Resta un’opacità di fondo, esemplificata dal Patto del Nazareno. 

La politica ridotta a comunicazione è il tema vero che svolge Lotti, raccomandando al PD (in sede di Consiglio dei Ministri!) di darsi un profilo di sinistra. Ciò, al contrario di quel che accadde nella campagna referendaria, quando Renzi sentenziò che il referendum si sarebbe vinto a destra: quello che serviva allora era un profilo di destra. Una narrazione di destra. Oggi non più. Agire sul profilo è come agire sullo specchio della superficie, sulle apparenze, sulla patina pubblicitaria, sulla percezione che l’elettorato ha di te. Quale sia la tua vera identità poco importa, anzi meglio nasconderla. Al più può riguardare ristretti consessi, non altri. Pensate al jobs act. Una legge di destra, una ideologia di destra quella che ha prodotto il regime degli sgravi a buffo e il contratto a termine con indennizzo. Che però si tentò di ‘profilare’ come di sinistra, dicendo che dava lavoro, combatteva la flessibilità e la precarietà. Non era vero, ovviamente. Ma la narrazione, il profilo erano posizionati a sinistra, il ‘fenomeno’ era di sinistra. La sostanza della legge, invece, era tutt’altra. Una mandrakata insomma. Un gioco illusionistico quello a cui è ridotta la politica oggi, nelle mani di guru, agenzie pubblicitarie, politici di scarsa preparazione, scarso sentimento popolare e scarsa sostanza. Ma cinici e disincantati come rare volte è accaduto. Gente col profilo di sinistra, ma con il cuore a destra. Anzi, spesso senza cuore. Come automi ‘narrativi’ programmati a ‘vincere’ e basta. Sembra che anche la politica, ormai, la facciano gli algoritmi.

*** Alfredo MORGANTI, La politica? Una mandrakata, 'muovatlantide', 11 febbraio 2017, qui