Visualizzazione post con etichetta _De Maglie Mario. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta _De Maglie Mario. Mostra tutti i post

venerdì 8 aprile 2016

#LINK / Pensiero, l'unico abuso buono (Mario De Maglie)

L’unico abuso buono è quello di pensiero, purtroppo ad oggi non si rilevano vittime! Nell’era delle connessioni, quelle neurali vengono ad essere abbandonate con disarmante facilità e con altrettanto disarmante felicità. Il pensiero unico che sfocia in convincimenti, atteggiamenti e comportamenti legittimati dalla massa non è altro che una forma di non pensiero. Il pensare in gruppo come il gruppo non comporta fatica e isolamento cose che invece può comportare il pensare individuale. (...)

*** Mario DE MAGLIE, psicologo, psicoterapeuta, Psiche, l’unico abuso buono è quello di pensiero, 'ilfattoquotidiano.it', 7 aprile 2016

LINK articolo integrale qui


In Mixtura altri 4 contributi di Mario De Maglie qui

mercoledì 16 dicembre 2015

#SENZA_TAGLI / Poesia, scrivere, leggere (Mario De Maglie)

Non è il poeta a fare la poesia, ma la poesia a fare il poeta. La poesia si avvicina al poeta e gli sussurra: “Me e te, cambia una lettera, il resto è identico.”
A tutti, almeno una volta nella vita, capita di avere una voglia incontenibile di scrivere, esprimere un qualcosa degno di rimanere conservato su di un foglio di carta lasciato ad ingiallire, sulle pagine di un diario dimenticato in qualche cassetto, nella memoria di un pc in compagnia di innumerevoli inutili file, qualcosa a cui si possa tornare prima o poi, una frase, un pensiero, un emozione, una poesia, un racconto, un romanzo, un saggio.

Chi ama leggere sviluppa per lo scrivere una dipendenza da desiderio che deve fare i conti con le capacità. Un ottimo scrittore è, di solito, un ottimo lettore, ma un ottimo lettore è raro sia anche un ottimo scrittore. Ed è bene così, la qualità vive dell’assenza della quantità.

Personalmente amo definirmi un lettore prestato alla scrittura, essa mi viene a singhiozzi e non come un fiume in piena, come penso dovrebbe accadere a chi vive delle proprie parole. Mi devo accontentare o sfidarmi e dedicare del tempo, senza aspettative, davanti alla tastiera. Tutto quello che si vorrebbe fare rimanda inesorabile a tutto quello che si vorrebbe essere.

La scrittura è visione onirica ad occhi aperti, prima ancora di essere parole sulla carta o sullo schermo, è uno scalfire la vita come quando sul tronco di un albero si incidono le proprie iniziali per dare segno del proprio passaggio,

Scrivere fa bene all’anima, ma non tutto lo scrivere ha un animo, trascendere il singolo sentire per espandersi a un sentire collettivo è parto dell’ispirazione, la quale può esser resa gravida solo da coloro che hanno saputo sedurla con promesse d’immortalità. La scrittura è in odore di eternità.

Scrivere è patrimonio dell’umanità, saper scrivere dono per pochi, siamo soliti chiamarli poeti o scrittori e non è il sentirsi tali che rende tali, ma solo la qualità di quel che esce dalla mente in forma di parole, una qualità che deve essere riconosciuta tale perché non soccomba. La poesia è come la notte, non può che trovare compimento nel giorno. Saper scrivere è sapienza innata, non capienza indotta.

Viviamo abituati a dare libero sfogo all’autoreferenzialità e al consumo istantaneo di opinioni e sentimenti, quasi fossero anch’essi dei prodotti atti a logorarsi presto per essere prontamente sostituiti dalle opinioni e dai sentimenti di nuova generazione.L’obsolescenza non riguarda ormai solo il mercato, ma anche la nostra intimità venduta in piazza a suon di like.

Saper leggere (cosa diversa dal leggere) rimane baluardo di una intimità che va altrimenti perdendosi tra gli innumerevoli imput del progresso.
Quando le radici non sono ben piantate sotto il terreno, non possono altro che affondare nell’immensità del cielo che ci sovrasta. Divoriamo inquietudine, solo alcuni riescono però a fare del tormento nutrimento e lo mettono nero su bianco.

*** Mario DE MAGLIE, psicologo psicoterapeuta, Non è il poeta a fare la poesia, ma la poesia a fare il poeta, blog 'ilfattoquotidiano.it', 15 dicembre 2015, qui

In Mixtura altri 3 contributi di Mario De Maglie qui

mercoledì 23 settembre 2015

#RITAGLI / Chiedere, tra paura e fatica (Mario De Maglie)

(...) Chiedere all’altro è faticoso, amiamo tutti l’indipendenza e l’autonomia, ma talvolta è un amore, ahinoi, non corrisposto. Poveri stalker del non possibile di cui ricopriamo l’ingrato ruolo, infatuati da sempre delle nostre mancanze. La difficoltà di chiedere la incontriamo negli altri così come in noi, possiamo averci lavorato su e aver ottenuto notevoli miglioramenti, ma qualcosa rimane sempre di questo disagio del desiderio.

E’ una situazione comune quella in cui ci peritiamo di chiedere qualcosa per paura di disturbare, l’Ufficio Complicazione Affari Semplici lavora a pieno regime anche nei weekend. La soluzione più quotata si chiama assertività, ma state sicuri che è più facile spiegarla che applicarla. L’assertività è la capacità di riuscire ad esprimersi (chiedendo ciò di cui si ha bisogno) in modo chiaro ed efficace senza essere passivi o aggressivi. Una parola! Chiedi e ti sarà dato, chiedere non costa nulla, domandare è lecito rispondere è cortesia sono alcune espressioni utilizzate nel linguaggio comune per sottolineare la legittimità ed i vantaggi del chiedere. Allora perché, per tanti, domandare non è così scontato?

Chiedere ci fa sentire in obbligo verso l’altro. Chiedere ci fa sentire dipendenti dall’altro. Chiedere può scomodare l’altro. Chiedere è un rischio perché l’altro potrebbe dirmi di no, un no che potrebbe essere vissuto giudicante, se l’altro si nega, io non valgo per lui, se non valgo per l’altro, potrei pensare di non valere in generale. L’altro è assunto a parametro delle mie capacità.

In “Che cosa sono le nuvole” filmato del 1967 di Pier Paolo Pasolini c’è un breve, ma significativo dialogo tra i burattini Otello e Jago interpretati da Ninetto Davoli e Toto’, parlano della “verità”.

Otello burattino: 
Ma qual è la verità? E’ quello che penso io de me, o quello che pensa la gente, o quello che pensa quello là lì dentro [indica il burattinaio]
Jago burattino: 
Cosa senti dentro di te? Concentrati bene… cosa senti, eh?
[pausa di silenzio]
Otello burattino: 
Sì, sì, si sente qualcosa che c’è!
Jago burattino: 
Quella è la verità! Ma sssssshhh… [si porta l’indice sulle labbra] non bisogna nominarla, perchè appena la nomini, non c’è più…

La verità è relativa, esposta ai capricci della soggettività e alla risolutezza dell’oggettività, se la nomini la limiti e scompare, è il solo modo che ha di sopravvivere, ribellarsi a chi se ne proclama detentore. Con quello che gli altri pensano di noi, corrispondente o meno a quel che siamo veramente, ci dobbiamo fare i conti perché l’altro, in ogni relazione, ce lo becchiamo per contratto. (...)

Chiedere non dà garanzie, ma il valore che ho di me si misura dalle domande che riesco a porre più che dalle risposte che riesco ad ottenere. Vale più una domanda talvolta che una risposta mancata o mancante nei confronti delle nostre aspettative.

*** Mario DE MAGLIE, psicologo, psicoterapeuta, Psicologia: tutto quello che avreste voluto sapere sul ‘chiedere’, ma non avete mai osato chiedere, blog 'ilfattoquotidiano.it', 21 settembre 2015

LINK, articolo integrale, qui

Sempre in Mixtura, altri  2 contributi di mario De Maglie qui

venerdì 14 agosto 2015

#MOSQUITO / Leggere un libro, e l'amore (Mario De Maglie)

Leggere un libro ha della relazione amorosa l’inizio, la fine ed un numero imprecisato di pagine sconosciute. Vivere una relazione amorosa ha delle pagine di un libro lo sfogliare, il fruscio che ne deriva e qualcosa del proprio essere che affoga tra le parole.

*** Mario DE MAGLIE, psicoterapeuta, Estate, tempo di amore, poesia e lettura, blog 'ilfattoquotidiano.it', 7 agosto 2015, qui

Sempre in Mixtura, 1 altro contributo di Matteo De Maglie qui

mercoledì 13 maggio 2015

#LINK #SOCIETA' / Maltrattamento domestico: inserire il pensiero (Mario De Maglie)

“Creare spazio di pensiero tra l’emozione e l’azione” è il mio invito per evitare la conflittualità violenta. Mi ritrovo spesso a ripetere questa frase nel mio lavoro con gli uomini autori di violenza, quasi fosse un mantra che servisse tanto a loro quanto a me. (...)
Negli uomini in cui si riconosce una buona motivazione (e purtroppo quasi esclusivamente in questi) dare origine a questo spazio di pensiero è relativamente facile ed immediato, bastano pochi colloqui, tanto che il maltrattamento fisico può subire una repentina interruzione, pur dovendo continuare a lavorare sul maltrattamento psicologico.
Quel che si ricava è l’analfabetismo emotivo di molte persone, ma anche delle capacità di presa di consapevolezza latenti in esse presenti, che, se facilitate, vedono la luce in modo relativamente semplice.
Siamo abituati a viverle le emozioni, ma nominarle e pensarle è un’altra cosa, è una questione di abitudine, non ce l’hanno insegnato, soprattutto il genere maschile sconta in proposito un ritardo evidente. 

*** Mario DE MAGLIE, psicologo psicoterapeuta, Maltrattamento domestico, il pensiero tra l’emozione e l’azione, 'ilfattoquotidiano.it', 12 maggio 2015

LINK, articolo integrale qui