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domenica 27 agosto 2017

#SENZA_TAGLI / Pago le tasse perché Raggi e Minniti... (Curzio Maltese)

Come cittadino italiano e romano non pago le tasse da una vita perché la polizia possa sgomberare a colpi d'idranti nel cuore della capitale un gruppo di rifugiati etiopi ed eritrei con regolare permesso, scampati a guerre e persecuzioni, picchiando madri davanti agli occhi dei figli. Ho pagato le tasse e tante, poiché ho sempre guadagnato, perché lo Stato non affronti il problema della povertà con i manganelli e la polizia sgomberi le strade dai criminali. Le pago perché la giunta Raggi faccia pulizia sì, ma non di povera gente, piuttosto delle montagne d'immondizia che crescono perfino più del numero di assessori 5 Stelle e stanno trasformando la città più bella del mondo in una discarica a cielo aperto. Pago le tasse perché il ministro Minniti nei fatti e non a parole combatta 'ndrangheta, mafia e camorra, che non sono mai state tanto potenti, invece di fare la guerra alla Caritas e a Medici Senza Frontiere, organizzazioni dalle quali onestamente non mi sento minacciato. Anche se capisco che sia meno pericoloso e più redditizio in termini di voti.

La caccia al migrante sta diventando il tema dominante e condiviso di tre aree politiche, centrodestra, Pd e Cinque Stelle, che sono già in campagna elettorale, ma non hanno uno straccio d'idea, neppure vaga, sul come affrontare i seri problemi del Paese. Certo non "l'invasione" di 150 mila rifugiati su una popolazione di 60 milioni di abitanti, ma vogliamo far ridere? Piuttosto il livello record di giovani che non lavorano e non studiano, il progressivo declino industriale, l'esponenziale crescita delle mafie, il dissesto idrogeologico, il più alto consumo di territorio del continente, la catastrofe di una scuola tenuta in vita soltanto dal sacrificio degli insegnanti peggio pagati d'Europa, un ruolo sempre più marginale nell'Unione.

Su questi temi la politica nazionale non ha nulla da dire o da proporre. Encefalogramma piatto. Il leader reale del centrodestra, Matteo Salvini, non ha mai lavorato un giorno nella vita e quindi non s'interessa del settore. Il Pd è ridotto a una protesi dell'ego arroventato del suo leader, che ha dimostrato ad abundantiam nel libro appena pubblicato di non avere alcuna proposta seria da offrire agli elettori, ma soltanto vendette da consumare nel caso remoto che gli italiani lo rimandino a Palazzo Chigi. I nuovi dei 5 Stelle non sono in grado di amministrare Comuni e quindi figurarsi la Nazione, per giunta hanno assunto in fretta il costume trasformistico dei vecchi. Così il premier in pectore Di Maio, noto più che altro per l'uso avventuroso della lingua madre, si scaglia contro i governi condonisti responsabili della tragedia di Ischia, mentre i Comuni 5 Stelle cementificano ovunque, da Bagheria a Roma a Torino, autorizzando colate di centri commerciali e abusi edilizi, con la scusa dello stadio o dell'eredità del passato o degli abusi di necessità (fenomeno estinto in Italia da vent'anni) e magari domani di una infanzia difficile.

In assenza totale di programmi, piani industriali, semplici visioni del futuro del Paese, i tre schieramenti si fanno concorrenza nella caccia al capro espiatorio. E' davvero difficile spiegare oltre la cortina di Chiasso che in un paese dove le mafie vantano un giro di affari di 150 miliardi l'anno, tre volte il valore della Borsa di Milano, il ministro dell'Interno è impegnato in una polemica quotidiana, ormai da mesi, con Medici Senza Frontiere, Emergency, la Caritas e ora anche l'Unicef e papa Francesco. Il Grillo di un tempo avrebbe risposto a tutto questo con una sola parola. Ma anche lui adesso opera dei distinguo.

*** Curzio MALTESE, giornalista, saggista, parlamentare europeo, Pago le tasse perché Raggi faccia pulizia sì, ma non di povera gente. Perché Minniti combatta le mafie, non le Ong, 'huffpost', 25 agosto 2017, qui


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martedì 16 maggio 2017

#RITAGLI / Vittime, da colpevolizzare (Curzio Maltese)

La grandiosa tendenza culturale degli ultimi decenni è di colpevolizzare le vittime. Gli stuprati dal nuovo ordine economico se la sono cercata. I quattro miliardi di poveri dovrebbero smetterla di provocare con le proprie agonie la quarantina di super miliardari che concentra la ricchezza del pianeta. I rifugiati si godano le guerre in casa loro, i giovani costretti a emigrare erano dei rompiscatole, quelli che non trovano lavoro in patria sono bamboccioni, gli insegnanti che si ribellano alla distruzione della scuola pubblica sono dei nostalgici passatisti, chiunque si lamenti del governo è un gufo jettatore. 

*** Curzio MALTESE, giornalista, saggista, eurodeputato, da 'Il Venerdì', 12 maggio 2017, anche in 'facebook', 15 maggio 2017, qui


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mercoledì 28 settembre 2016

#RITAGLI / Il Ponte di Matteo, la magia della trovata (Curzio Maltese)

A volte ritornano, i fantasmi di Stephen King. Il Ponte sullo Stretto invece ritorna sempre, puntuale: eterna opera di regime incompiuta. Mezzo secolo di annunci, scandali, soldi buttati a mare o per la manutenzione di clientele non hanno evidentemente insegnato nulla. Neppure a Matteo Renzi, che ora coraggiosamente rilancia il progetto.

In effetti, ci vuole un bel coraggio per tornarne a parlare, visti i precedenti. (...)

A differenza delle piccole opere diffuse che sarebbero utili, come il famoso piano nazionale antisismico o idrogeologico, dei quali si discute soltanto il mese successivo a un terremoto o a un'alluvione, giusto il tempo delle esequie, le grandi opere inutili e i grandi eventi costosi eccitano da sempre la nostra classe dirigente. Rispondono all'idea di fondo che dal declino economico del Paese non si debba uscire attraverso soluzioni complesse, per esempio una politica d'investimenti a lungo termine su formazione, istruzione, innovazione tecnologica - tutta roba da noiosi paesi del Nord - ma con la magia latina della trovata e la fede nel miracolo. Ed ecco il governo Renzi che escogita, come i predecessori Craxi e Berlusconi, una trovata dopo l'altra, i bonus, le Olimpiadi di Roma, le grandi opere e perfino la riscrittura di quaranta articoli della Costituzione.

Se una trovata non funziona, si passa subito alla successiva, spiazzando i soliti gufi. Non s'interrompe un'emozione. Gli 80 euro o l'abolizione dell'articolo 18 dovevano far crescere l'economia italiana a livelli da boom economico? Non è così, pazienza. Vedrete che risolveremo la disoccupazione giovanile riaprendo i cantieri mafiosi sullo Stretto. E se vince il Sì al referendum costituzionale ci sarà la fila d'investitori stranieri che finora s'erano tenuti lontani per via del bicameralismo perfetto.

L'importante è alimentare la speranza. Più stupida e infondata è, più è elettrizzante. (...)

*** Curzio MALTESE, giornalista, saggista, eurodeputato, Il Ponte di Matteo, 'L'Huffington Post', 27 settembre 2016
https://it.wikipedia.org/wiki/Curzio_Maltese

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giovedì 23 giugno 2016

#LINK / Renzismo, finito (Curzio Maltese)

È incredibile come, anche di fronte all'evidenza, il coro dei media si rifiuti di considerare l'ipotesi che la portentosa stagione del "renzismo" sia già finita. Qui non si tratta neppure di politica, ma di matematica. Combinando gli ultimi risultati, referendum e comunali, è oggi impensabile che Renzi possa portare a ottobre 15 milioni d'italiani a votare Sì al referendum costituzionale, contro i 15 milioni che quasi certamente andranno a votare No. Naturalmente molte cose possono accadere da qui a ottobre, il governo può inventarsi bonus, sconti fiscali e mance elettorali. (...)

*** Curzio MALTESE, giornalista e saggista, eurodeputato Tsipras, La stagione renziana è finita, fatevene una ragione, 'L'Huffington Post', 22 giugno 2016

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domenica 3 maggio 2015

#RITAGLI / Giovani schizzinosi? Troppo poco (Curzio Maltese)

L'anziano avventore del bar del Gianicolo dove vado a fare colazione è davvero scandalizzato dalla notizia di questi giovani sfaticati che in tempi di crisi dura hanno rifiutato uno stipendio di 1.300 euro per lavorare
all'Expo. Mi chiede sconsolato come andremo a finire. Malissimo, provo a spiegargli, perché ormai la guerra dei clic su internet ha distrutto il giornalismo serio. La notizia è una bufala, una delle tante in rete che hanno successo perché confermano i luoghi comuni diffusi, e quindi arrivano subito ai telegiornali e sono commentate al volo dai moralisti un tanto al chilo. Aldo Grasso per esempio. Prima che si capisca che, appunto, si tratta di bufale.
Contratti alla mano, i giovani sfaticati e choosy hanno poi dimostrato che il compenso offerto per i sei mesi all'Expo era di 500 euro al mese, compresi sabati e domeniche, senza vitto e senza abbonamento ai mezzi pubblici per arrivare sul posto di lavoro, e quindi hanno rinunciato in realtà a un guadagno di circa 150 euro, che diviso trenta fa 5 euro al giorno, molto meno del salario minimo orario in Germania (8,5 euro).
All'anziano avventore, come ai moralisti e a un sacco di gente, piace però credere che i giovani italiani siano disoccupati per mancanza di voglia di lavorare. È dunque perfettamente inutile controbattere con dati seri, citare magari il fatto che l'Italia è uno dei Paesi più condannati per il precariato giovanile, in violazione delle norme, dalle corti di giustizia europee. Tutte storie.
Il problema dei giovani in Italia è al contrario che sono troppo poco schizzinosi. Accettano lavori pessimi, contratti irregolari, stipendi da fame, non pretendono di fare un lavoro adeguato al livello di studio. In un divertente film, Smetto quando voglio, i giovani si presentano agli annunci simulando un eloquio sgrammaticato per non farsi scoprire laureati. (...)

*** Curzio MALTESE, giornalista, saggista, deputato europeo della Lista Tsipras, I giovani in cerca di lavoro sono troppo schizzinosi? Errore, lo sono troppo poco, estratto, 'Il Venerdì di Repubblica', 1 maggio 2015).