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giovedì 23 giugno 2016

#SENZA_TAGLI / Caso Errani, berlusconismo e renzismo (Gianni Barbacetto)

Il berlusconismo, come vedete, ha vinto. Ciò che un tempo diceva Silvio, ora lo ripetono i sostenitori di Renzi. 
Nelle democrazie occidentali, il sistema giudiziario, autonomo da quello politico, indaga e processa. Con leggi uguali per tutti. Poi, fisiologicamente, si arriva a una verità processuale: colpevole o innocente. Procedere per i giudici è obbligatorio. Arrivare a una sentenza anche d'assoluzione (benché contrastata come nel caso Errani: segno che non era un caso semplice) è segno di civiltà. 
Nessuno deve pagare, nessuno deve chiedere scusa, né la magistratura, che ha fatto bene il suo lavoro, né tanto meno i giornalisti, che hanno riportato i fatti al momento in cui succedevano. 
Queste semplici evidenze di civiltà giuridica sono misconosciute dai berlusconiani di ritorno, tifosi della politica improcessabile, delle leggi uguali per tutti ma per qualcuno più uguali.

*** Gianni BARBACETTO, giornalista e saggista, 'facebook', 22 giugno 2016


In Mixtura altri 3 contributi di Gianni Barbacetto qui

#LINK / Renzismo, finito (Curzio Maltese)

È incredibile come, anche di fronte all'evidenza, il coro dei media si rifiuti di considerare l'ipotesi che la portentosa stagione del "renzismo" sia già finita. Qui non si tratta neppure di politica, ma di matematica. Combinando gli ultimi risultati, referendum e comunali, è oggi impensabile che Renzi possa portare a ottobre 15 milioni d'italiani a votare Sì al referendum costituzionale, contro i 15 milioni che quasi certamente andranno a votare No. Naturalmente molte cose possono accadere da qui a ottobre, il governo può inventarsi bonus, sconti fiscali e mance elettorali. (...)

*** Curzio MALTESE, giornalista e saggista, eurodeputato Tsipras, La stagione renziana è finita, fatevene una ragione, 'L'Huffington Post', 22 giugno 2016

LINK articolo integrale qui


In Mixtura 1 altro contributo di Curzio Maltese qui

venerdì 10 luglio 2015

#SENZA_TAGLI / Storytelling renzista (Alessandro Robecchi)

E’ un po’ difficile immaginare Napoleone che, osservando dalla collina il suo esercito in rotta a Waterloo, si volta verso i generali e dice: “Ecco, non abbiamo saputo comunicare le cose buone che abbiamo fatto! Chiamatemi quelli della comunicazione!”. Altri tempi, paradosso improponibile. Proviamo con uno più moderno. I difensori del Brasile, sotto di sette pappine con la Germania, si guardano tra loro e si dicono: “Peccato, siamo più bravi noi, ma non riusciamo a farlo capire alla gente che guarda la partita”.

Ecco, un pochino sta andando così a Matteo Renzi: l’altro giorno, con l’Europa che sobbolliva, Hollande e Merkel che facevano il loro vertice senza di lui, la Grecia che gridava il suo no, la Borsa di Milano in picchiata, interveniva a un incontro con i suoi deputati e senatori per dire che “dobbiamo comunicare meglio”. Ora, qui non è che si scende dalla montagna del sapone, e si sa benissimo – essendo nati e cresciuti dopo Carosello – che la comunicazione, la sua manipolazione e il suo sapiente uso sono faccende strategiche. Che la “narrazione” – o lo storytelling, come lo chiamano i renzisti col master – sia importante è noto. E però è noto anche che bisogna saperla fare. Piccolo esempio. Se il cielo è nuvoloso con qualche sprazzo d’azzurro, potrai anche dire che tornerà il sole, e che nel caso sarà merito tuo. Se invece consigli la gente di mettere il costume, le infradito e il doposole e di correre al mare mentre diluvia e tira vento, la tua narrazione non solo è truffaldina, ma ti fa fare un po’ la figura del pirla. Sembra scienza (Wow! Scienza delle comunicazioni! Cool!), ma è una cosa piuttosto semplice. 

Chiedete al signor Silvio se ripeterebbe quella frase su “i ristoranti sono pieni” mentre la crisi mordeva le chiappe a (quasi) tutti. No, non lo farebbe. Il rischio di sbagliare la narrazione (va tutto bene, ottimismo, tranquilli, ci pensa lui, guarda che meraviglia!) si complica poi strada facendo. Perché ti costringe a una scelta: o insisti con quella, anche a costo di smentire una realtà che vedono tutti, oppure cambi narrazione, nel qual caso la gente penserà (ecco, sto fatto che la gente pensa è una variabile di cui al Pd tengono poco conto) che dici la prima cosa che ti salta in mente, purché ti serva.

Ma non facciamo gli ingenui e non attribuiamo al povero renzismo in affanno problemi che sono di tutti. Presentare una pasta scotta e mal condita come un manicaretto da chef stellato è un tipico vizio della politica (tutta), e può persino funzionare. Ma funziona solo a patto che chi si inventa la bugia (pardon, la narrazione) sappia qual è la realtà. Invece, pare che ai burbanzosi colonnelli renzisti, per non dire del generale in capo, sfugga questo principio fondamentale: è una scemenza farsi convincere dalla propria stessa propaganda. Un errore fatale, che le vicende greche hanno magistralmente mostrato. 

I “comunicatori” del Pd hanno passato così tanti giorni (insieme ai poteri forti, ai grandi giornali, a tutte le tivù) a dire che i greci avrebbero votato “sì” con grande responsabilità, che ci hanno creduto davvero. Fare “il mediatore” tra Berlino e Atene ora non sarà facile, dopo aver tifato Berlino, portato allo stadio lo striscione “viva Merkel”, insultato in tutti i modi Tsipras e Varoufakis, tirato in ballo Pericle col famoso metodo “a cazzo. Perché nella narrazione e dello storytelling renzista bisogna tenere a mente anche questo: passato un anno e mezzo, la gente non ci crede più, e però se lo ricorda, prende nota, e la prossima volta non ascolta nemmeno. Urge riflessione, insomma, e invece lì siamo ancora al pensiero binario: “noi ottimisti / voi gufi”. Bisognerà regalare ai “narratori” un neon gigantesco con scritto: “Non funziona!”. E magari anche un altro che dica: “Ancora coi gufi, che palle!”

*** Alessandro ROBECCHI, giornalista, scrittore, Il problema non è la narrazione, è che non sanno farla, 'Il Fatto Quotidiano', 89 luglio 2015, anche in blog 'alessandrorobecchi.it', qui

° ° °
Sempre nel blog Mixtura, 
* 1 altro contributo di Alessandro Robecchi qui
* la mia mini-recensione al libro di Alessandro Robecchi, Dove sei stanotte, qui

giovedì 9 luglio 2015

#RITAGLI / Renzi e il renzismo (Ferruccio de Bortoli)

Renzi ha incarnato una grande novità, anche in termini di giovanilismo, maleducazione, arroganza che, come ho più volte scritto, in una certa misura sono stati necessari per smuovere le acque stagnanti della politica. Però governare è altra cosa. Governare non significa twittare o circondarsi di fedeli. Significa non soltanto annunciare le riforme, ma realizzarle.
C'è da dire che è il primo premier che parla di sé in terza persona. È fantastico. Lui pensa che per governare basti raccontare una bella storia al Paese.

Renzismo è al dunque una forma brillante e molto contemporanea di occupazione del potere. Un prodotto di sintesi del berlusconismo di sinistra. È la dimostrazione di come il PD, che ha sempre combattuto Berlusconi, sia stato conquistato da un suo clone. Ultimamente però il renzismo inizia a battere qualche colpo a vuoto, tanto da sembrare in uno stato quasi confusionale. E tuttavia, paradosso finale, siamo costretti a sperare che Renzi resista e impari a governare.

*** Ferruccio DE BORTOLI, 1953, giornalista, già direttore del 'Corriere della Sera' (1997-2003 e 2009-2015) e del 'Sole 24 ore' (2005-2009), conversazione con Beppe Benvenuto, 'Linus', luglio 2015.

Sempre in Mixtura, 1 altro contributo di Ferruccio De Bortoli qui

lunedì 1 giugno 2015

#PIN / Basta Change Management: anche in politica (MasFerrario)



Change Management. 
E Changing Management.
Sì, è inglese. 
Ma i termini sono chiarissimi anche in italiano. Specie se leggete il #pin.
Che è dedicato ai troppi managerini i quali, alle convention, si riempiono la bocca di parole vuote. Meglio se in inglese.
Ed è dedicato (soprattutto oggi, dopo le elezioni regionali) al renzismo e alla sua (tronfia) cultura. 
Che imita managerini e consulentini, più o meno rampantini. E non conosce autocritica, ma è campione di proiezione
Quel meccanismo psicologico, di cui fino a ieri era maestro Berlusconi, in base al quale la colpa è sempre attribuita agli altri. E si immaginano ogni giorno complotti che oserebbero intralciare chi è vincente per default. Anche quando perde. (mf)

Comunque, per capire meglio la differenza fra change e changing, sempre in questo blog, ecco un mio precedente scritto: qui