Io sono un libertario, quindi non sono comunista e non sono mai stato marxista, ma quando vedo trattare Marx così male da gran parte della stampa estera e nazionale, mi si drizzano culturalmente e storicamente i capelli in testa.
Uno come Marx, un economista e un filosofo, che all'inizio dell'800 faceva un'analisi così precisa su città operaie invivibili, sfruttamento minorile, dilagare della prostituzione, problemi ancora oggi di attualità.
Non comprendo la demolizione del comunismo e del marxismo dalle fondamenta, perché comunque la teoria del plusvalore è la base delle socialdemocrazie.
Mi pare che questo nostro tempo sia proprio quello giusto per studiare con attenzione l'analisi che Marx fece della società proto-industriale della metà 800, e mi sembra altresì il tempo di incominciare a rileggersi Gramsci.
*** Fabrizio DE ANDRE', 1940-1999, cantautore, da Luigi Viva, Non per un Dio ma nemmeno per gioco. Vita di Fabrizio De Andrè, Feltrinelli, 2016.
Gli artisti, maledizione...! Un intellettuale integrato io lo capisco, un intellettuale - poverino - è uno che legge dentro le righe... legge dentro le righe e capisce quello che succede molto di più degli altri, capisco che se non è artista, se non riesce a trasformare quello che capisce in qualcosa d'altro, che arriva ancora meglio, deve integrarsi perché altrimenti muore di fame; ma l'artista non ha bisogno d'integrarsi, cazzo! L'artista non deve integrarsi! L'artista è un anticorpo che la società si crea contro il potere! Se si integrano gli artisti ce l'abbiamo nel culo, cazzo! Io sono convinto di questo! Scusa...
*** Fabrizio DE ANDRE', 1940-1999, cantautore, L'artista è un anticorpo, conversazione videoregistrata, qui
Io mi ritengo religioso e la mia religiosità consiste nel sentirmi parte di un tutto, anello di una catena che comprende tutto il creato, e quindi nel rispettare tutti gli elementi, piante e minerali compresi, perché secondo me l'equilibrio è dato proprio dal benessere diffuso in tutto ciò che ci circonda.
La mia religiosità non arriva a cercare di individuare il principio, che tu voglia chiamarlo creatore, regolatore o caos non fa differenza.
Però penso che tutto quello che abbiamo intorno abbia una sua logica, e questo è un pensiero al quale mi rivolgo quando sono in difficoltà, magari anche dandogli i nomi che ho imparato da bambino.
Forse perché mi manca la fantasia per cercarne altri.
*** Fabrizio DE ANDRE', 1940-1999, cantautore, da Luigi Viva, Non per un Dio ma nemmeno per gioco. Vita di Fabrizio De Andrè, Feltrinelli, 2016.
Mio padre ci ha educato a essere delle persone per bene, a credere a quella che poi è la discutibilissima meritocrazia... comunque almeno a credere in quella.
Quindi mai essere raccomandati, ma farsi strada nella vita attraverso i propri meriti.
Guai a lui se mi avesse raccomandato a scuola, non si sarebbe più guardato nello specchio e io sicuramente gliene avrei dette di tutti i colori.
Quindi eravamo una famiglia così.
Questo si è ripetuto da parte mia anche nei confronti di mio figlio Cristiano: mai che sia intervenuto per facilitargli il compito.
Sennò sarei un camorrista!
Questa è la nostra educazione.
*** Fabrizio DE ANDRE' (Faber), 1940-1999, cantautore, poeta, citato da Luigi Viva,Vita di Fabrizio De André. Non per un dio ma nemmeno per gioco, Feltrinelli, 2000
Io mi chiamo Pasquale Cafiero e son brigadiero del carcere, aimé io mi chiamo Cafiero Pasquale sto a Poggioreale dal '53 E al centesimo catenaccio alla sera mi sento uno straccio per fortuna che al braccio speciale c'è un uomo geniale che parla co' me
Tutto il giorno con quattro infamoni briganti, papponi, cornuti e lacchè tutte l'ore co' 'sta fetenzia che sputa minaccia e s'a piglia co' me Ma alla fine m'assetto papale mi sbottono e mi leggo 'o giornale mi consiglio con don Raffaé mi spiega che penso e bevimm'o café
Ah che bell' 'o café pure in carcere 'o sanno fà co' a ricetta ch'a Ciccirinella compagno di cella ci ha dato mammà
Prima pagina venti notizie ventun' ingiustizie e lo Stato che fa? Si costerna, s'indigna, s'impegna poi getta la spugna con gran dignità Mi scervello e mi asciugo la fronte per fortuna c'é chi mi risponde a quell'uomo sceltissimo immenso io chiedo consenso a don Raffaé
Un galantuomo che tiene sei figli ha chiesto una casa e ci danno consigli, mentre 'o assessore che Dio lo perdoni 'ndrento a 'e roulotte ci alleva i visoni... Voi vi basta una mossa una voce ch'a 'sto Cristo ci levano 'a croce con rispetto s'è fatto le tre volite a spremuta o volite 'o café?
Ah che bell' 'o café pure in carcere 'o sanno fà co' a ricetta ch'a Ciccirinella compagno di cella ci ha dato mammà Ah che bell' 'o café pure in carcere 'o sanno fà co' a ricetta di Ciccirinella compagno di cella preciso a mammà
Ca' ci sta l'inflazione, la svalutazione e la borsa ce l'ha chi ce l'ha io non tengo compendio che chillo stipendio e un ambo se sogno a papà Aggiungete mia figlia Innocenza vuo' marito non tiene pazienza non chiedo la grazia pe' me vi faccio la barba o la fate da sé?
Voi tenite un cappotto cammello che al maxi-processo eravate 'o chiù bello un vestito gessato marrone così ci è sembrato alla televisione Pe' 'ste nozze vi prego Eccellenza m'i prestasse pe' fare presenza io già tengo le scarpe e 'o gillé gradite 'o Campari o volite 'o café?
Ah che bell' 'o café pure in carcere 'o sanno fà co' a ricetta ch'a Ciccirinella compagno di cella ci ha dato mammà Ah che bell' 'o café pure in carcere 'o sanno fà co' a ricetta di Ciccirinella compagno di cella preciso a mammà
Qui non c'è più decoro le carceri d'oro ma chi l'ha mai viste? Chissà! chiste so' fatiscenti pe' chisto i fetienti se tengono l'immunità Don Raffaé voi politicamente io ve lo giuro sarebbe nu santo ma 'cha dent'o voi state a pagà e fora chiss'atre se stanno a spassà
A proposito tengo 'nu frate che da quindici anni sta disoccupato isso ha fatto quaranta concorsi novanta domande e duecento ricorsi voi che date conforto e lavoro, Eminenza vi bacio e v'imploro, chillo duorme co' mamma e co' me che crema d'Arabia ch'è chisto café! --> Sempre in Mixtura, 1 altro contributo-video di Fabrizio De Andrè, qui
Concerto, Roma Teatro Brancaccio, 13-14 febbraio 1998, Raidue
video, 1h53min02
Il video contiene, oltre alle 18 canzoni che sono indicate qui di seguito, alcuni commenti di Fabrizio De Andrè sulla sua vita di artista, sui figli, sui rapporti fra la canzone d'autore e la poesia, sulla sua visione del mondo.
Entrambi i figli, Cristiano e Luvi, espongono brevemente il proprio pensiero sul padre e sul mestiere di cantante che hanno intrapreso.
* Princesa (1min20)
* Horakhanè (6min02) * A cùmba (12min00) * Ho visto Nina volare (21min55) * Dolcenera (26min13) * Desamistade (31min35
* Crêuza de mä (37min00)
* Jamin-a (43min10)
* Sidun (47min55)
* L'infanzia di Maria (1h:08min:30)
* Il ritorno di Giuseppe (1h13min:30) * Il sogno di Maria (1h:18min20) * Tre Madri (1h23min05) * Il testamento di Tito (1h:26min00) * La città vecchia (1h38min20) * Geordie (1h41min45) * Via del Campo (1h44min50) * Fiume Sand Creek (1h48min00)
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«Benedetto Croce diceva che fino a diciotto anni tutti scrivono poesie e che, da quest'età in poi, ci sono due categorie di persone che continuano a scrivere: i poeti e i cretini. Allora, io mi sono rifugiato prudentemente nella canzone che, in quanto forma d'arte mista, mi consente scappatoie non indifferenti, là dove manca l'esuberanza creativa. (...) Io penso che un uomo senza utopia, senza sogno, senza ideali, vale a dire senza passioni e senza slanci sarebbe un mostruoso animale fatto semplicemente di istinto e di raziocinio, una specie di cinghiale laureato in matematica pura. » (Fabrizio De André, dal video)