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domenica 10 gennaio 2021

#SENZA_TAGLI / Il privilegio bianco (Roberto Saviano)

Quando qualcuno vi chiederà cos’è il privilegio bianco, avrete modo di spiegare facilmente in cosa consiste mostrando queste foto. 

Trump chiamava “delinquenti” immigrati inermi, mentre i delinquenti che hanno assaltato il Campidoglio, su sua istigazione, li chiama “patrioti”.

Se attivisti afroamericani del #BLM organizzano una manifestazione pacifica sono “sovversivi”, se i miliziani assaltato il Congresso a Washington sono “patrioti”.

Il privilegio bianco è tutto nel confine che separa i “patrioti” dai “delinquenti”.

Il privilegio bianco è esattamente questo: ricevere attestazioni di affetto e stima... porte aperte e possibilità di spiegare i propri atti. Ieri Trump ha diffuso un video in cui diceva loro: “vi amo, siete speciali”.

Ad altri, invece, prima ancora di agire, prima ancora di capire cosa sta accadendo, verrebbero piazzate palle di piombo in testa.

*** Roberto SAVIANO, scrittore, facebook, 7 gennaio 2020, qui


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giovedì 2 aprile 2020

#SENZA_TAGLI / Orbán è un tiranno (Roberto Saviano)

La mossa di Orbán di richiedere e ottenere i pieni poteri, con la scusa della pandemia di Covid-19, è solo la conclusione di un procedimento politico che non poteva che portare all’autoritarismo.

Oggi Orbán può usare il parlamento, del quale ha il totale controllo, per governare per decreto, senza alcun limite temporale, senza alcuna opposizione, senza alcun contrappeso.

Viktor Orbán con questa mossa ci fa capire ancora una volta quale sia la sua vera natura e come dobbiamo chiamarlo.
Un tiranno.

L’Ungheria è la prima dittatura europea dopo la caduta del Muro di Berlino.

*** Roberto SAVIANO, scrittore, facebook, 1 aprile 2020, qui


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domenica 5 gennaio 2020

#SENZA_TAGLI / Incendi in Australia, morti 500 milioni di animali (Roberto Saviano)

Dall’Università di Sydney arriva un dato dolorosissimo: quasi 500 milioni di animali sarebbero morti negli incendi che da giorni stanno distruggendo le coste australiane. 500 milioni! Per farvi un'idea del numero, pensate a circa 5000 volte lo stadio Camp Nou di Barcellona gremito.
La causa? Il premier conservatore Scott Morrison nega, ma gli studiosi hanno le prove: il cambiamento climatico.
Mentre la nostra informazione si accalora per il buffetto del Papa e le ennesime rovine della modesta politica italiana, in Australia si sta compiendo una delle più grandi tragedie ecologiche del nostro tempo. I roghi hanno già causato 20 morti e centinaia di feriti. 8mila koala sono rimasti vittime delle fiamme - le piante di eucalipto su cui vivono sono facilmente infiammabili - e circa il 30% del loro habitat è andato distrutto.

*** Roberto SAVIANO, scrittore, facebook, 3 gennaio 2020, qui


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lunedì 4 novembre 2019

#VIDEO / Roberto Saviano racconta Albert Camus


Braveheart
Roberto SAVIANO racconta Albert CAMUS
fanpage, 28 ottobre 2019
video, 4min02

Dalla presentazione di Roberto Saviano
"Albert Camus, lo straniero per eccellenza: francese per gli algerini, algerino per i francesi, comunista per i conservatori, reazionario per i comunisti. Ciò che interessava a Camus era la complessità della dimensione umana e, raccontando la complessità, ha provato a cambiare il mondo con le parole. Parole che non sconfiggono la fame, parole che non fermano le guerre, parole che non annientano i virus, ma parole che arrivano a chi legge.
La modernità di Camus sta in questo: l'aver scommesso sulla responsabilità dei lettori. Camus si fidava dei lettori e, per cambiare il mondo, ancora oggi si affida a voi."


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venerdì 18 ottobre 2019

#SENZA_TAGLI / Protesta alle Olimpiadi del 1968 (Roberto Saviano)

foto di John Dominis, 1968

Questa foto di John Dominis è una delle più potenti mai scattate. 16 ottobre 1968: Tommie Smith e John Carlos sono sul podio alle Olimpiadi di Città del Messico, dopo aver vinto rispettivamente la medaglia d'oro e quella di bronzo nei 200 metri. Entrambi alzano il pugno nero in nome della battaglia per i diritti civili degli afroamericani. Peter Norman, l'atleta australiano bianco sul secondo gradino del podio, vuole condividere la loro protesta: come i suoi colleghi, espone sul petto il distintivo del Progetto olimpico per i diritti umani.
Tutti e tre pagarono un prezzo altissimo per quel gesto, anche Norman, rifiutato dal suo Paese per quella scelta e allo stesso tempo considerato codardo da chi, non vedendo pugni alzati, aveva mal interpretato quella foto. Alla sua morte, nel 2006, Smith e Carlos portarono la sua bara sulle spalle rendendo omaggio a quell'uomo coraggioso che si era esposto e aveva pagato per la stessa loro battaglia.

*** Roberto SAVIANO, scrittore, facebook, 16 ottobre 2019, qui

venerdì 4 ottobre 2019

#SENZA_TAGLI / Migranti, il cimitero Mediterraneo (Roberto Saviano)

Il 3 ottobre di sei anni fa un barcone di migranti si rovesciò a mezzo miglio dalla costa di Lampedusa. 
Il motore era in avaria, alcune persone a bordo avevano dato fuoco a una coperta per segnalare la loro presenza in mezzo al mare e provare ad attirare i soccorsi. Ma non arrivò nessuno. Il fuoco spaventò i migranti che, spostandosi sulla barca, la destabilizzarono. Il barcone si rovesciò, inghiottendo molti di loro. Furono recuperati 368 cadaveri, tra loro donne, bambini e un neonato partorito durante la traversata e ancora legato alla sua mamma dal cordone ombelicale. Non c'erano abbastanza bare per ospitarli tutti, dovettero arrivare via traghetto dalla Sicilia. Furono disposte nell'hangar dell'aeroporto, l'unico posto abbastanza grande per accoglierle. 

Dopo quel naufragio, venne avviata l'operazione Mare Nostrum, per rafforzare il pattugliamento nel Mediterraneo e prestare soccorso ai migranti. Non una pura operazione militare di controllo delle frontiere, ma anche una missione umanitaria per la salvaguardia della vita. È durata poco più di un anno, poi venne sostituita dall'operazione Triton di Frontex, che aveva posto fine al lato umanitario dell'operazione per occuparsi esclusivamente di pattugliare le frontiere. Per salvare le vite dei naufraghi, invece, scesero in mare le Ong, che per molto tempo hanno aiutato le autorità italiane ed europee a sopperire alle loro mancanze, finché non sono state travolte da un'ondata di fango che ha avuto come effetto quello di affollare ancora di più quel cimitero in cui il Mediterraneo si è trasformato. 

Dal 3 ottobre 2013, 19mila migranti hanno perso la vita nel Mediterraneo nel tentativo di raggiungere le coste europee. Leggo delle iniziative che si stanno svolgendo in decine di città europee per celebrare questa data, in nome della memoria e dell'accoglienza. Tanti pensieri mi affollano la mente, il primo, terribile, è questo: che senso ha celebrare ogni 3 ottobre la memoria dei naufraghi, quando per il resto dell'anno sono abbandonati a morire in acqua e in Libia, e si ostacola il lavoro di chi cerca di salvarli? Poi però capisco che non bisogna cedere, che non bisogna darla vinta a chi istiga all’odio, a chi ci vuole armati gli uni contro gli altri. Quella distesa di bare non la dimenticheremo mai, è un orrore che non deve accadere mai più.

*** Robero SAVIANO, scrittore, facebook, 3 ottobre 2019, qui


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giovedì 13 giugno 2019

#SENZA_TAGLI / Dichiarazione di guerra, 10 giugno 1940 (Roberto Saviano)

Poco dopo le 18 del 10 giugno 1940, dal balcone di Palazzo Venezia a Roma, Benito Mussolini annunciò l'entrata in guerra dell'Italia accanto alla Germania nazista. Mentì sui tempi, che avrebbero dovuto essere brevi. Mentì sulla preparazione delle truppe, che non erano assolutamente pronte. Mentì sui mezzi di guerra, che non erano adeguati.

La guerra sarebbe durata 4 anni 10 mesi 15 giorni. I milioni di morti che ha causato impediscono l’assurdo e ridicolo adagio “Mussolini ha anche fatto cose buone”.

*** Roberto SAVIANO, scrittore, facebook, 10 giugno 2019, qui


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venerdì 24 maggio 2019

#SENZA_TAGLI / Falcone, celebrazioni formali (Roberto Saviano)

Oggi, anniversario della strage di Capaci, assistiamo a numerose celebrazioni della vita di Giovanni Falcone e omaggi al suo coraggio. Tutta Italia sembra essere sempre stata dalla sua parte, tutti sembrano essere sempre stati con lui. Non è così. 
Ricordo spesso come Ilda Boccassini, il giudice che forse più di tutti ha ereditato il metodo investigativo di Falcone, lo descrive: “Non c’è stato uomo in Italia che ha accumulato nella sua vita più sconfitte di Falcone. Bocciato come consigliere istruttore. Bocciato come procuratore di Palermo. Bocciato come candidato al Csm, e sarebbe stato bocciato anche come Procuratore Nazionale Antimafia, se non fosse stato ucciso. Eppure ogni anno si celebra l'esistenza di Giovanni come fosse stata premiata da pubblici riconoscimenti o apprezzata nella sua eccellenza. Un altro paradosso. Non c'è stato uomo la cui fiducia e amicizia è stata tradita con più determinazione e malignità”.

Oggi, se non vogliamo cadere nello stesso errore di una celebrazione di forma, dobbiamo ricordare i meccanismi che stritolavano Falcone e chiunque si occupasse di organizzazioni mafiose. Tra questi non va dimenticata l'invidia, come ha sentenziato persino la Corte di Cassazione nell'ambito del processo sull'Addaura: “Non vi è alcun dubbio che Giovanni Falcone fu oggetto di torbidi giochi di potere, di strumentalizzazioni a opera della partitocrazia, di meschini sentimenti di invidia e gelosia (anche all’interno delle stesse istituzioni)”. Il genio di Falcone fu la sua conoscenza del diritto e la sua capacità di investigazione.

*** Roberto SAVIANO, scrittore, facebook, 23 maggio 2019, qui


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mercoledì 17 aprile 2019

#SENZA_TAGLI / Il rogo di Notre-Dame (Raffaele Mangano, Michela Murgia, Roberto Saviano)

Lo so, era un simbolo. Fa parte delle cose che ci sono familiari sin da bambini. Però certi post disperati mi sembrano fuori luogo. Bruciò, con vero danno irreparabile per l'umanità, la biblioteca d'Alessandria. Sono andate in fumo Mosca e Londra. Le guerre hanno consumato capolavori. Ogni cosa umana è caduca per sua natura. Ha un inizio e una fine. Una grande amarezza ovvio, un grande dispiacere ovvio, ma il dolore straziante dovremmo conservarlo per quando serve davvero.

*** Raffaele MANGANO, scrittore, facebook, 15 aprile 2019, qui

° ° °
Pur nel rammarico per un'opera mirabile che va in fiamme, continuo a leggere frasi enfatiche e catastrofiste, tipo che l'incendio al tetto di Notre Dame sarebbe "un colpo simbolico al cuore dell'Europa".
Ai millenaristi della capriata evidenzierei che la struttura portante della cattedrale - parole dei pompieri e del ministro preposto, che per fortuna loro non è Toninelli - è integra e Macron ha detto che il tetto sarà ricostruito. Inoltre tutte le opere e le reliquie sono state messe in salvo e non c'è stata alcuna vittima.
Se penso che solo tra gennaio e marzo nell'indifferenza europea nel Mediterraneo sono morte 274 persone per mancanza di corridoi umanitari e per la criminalizzazione delle navi civili di soccorso, mi viene da dire che "il colpo al cuore dell'Europa" forse lo stiamo guardando dal lato sbagliato.

*** Michela MURGIA, scrittrice, facebook, 16 aprile 2019, qui

° ° °
Osservare il dolore dell’Europa e del mondo intero per le fiamme di Notre Dame ha dato conforto per la tragedia. Il dolore per l’incendio ha fatto sentire appartenenza alla storia europea, ma con Notre Dame a bruciare non è stata l'Europa. L’Europa è in fiamme? No. Credo piuttosto che l'Europa sia annegata nel Mediterraneo insieme alle centinaia di migliaia di migranti che in questi decenni sono morti senza che nemmeno ci sia giunta notizia della loro fine. L’Europa è terra di Diritto, la sua cattedrale più imponente e più preziosa è il Diritto e si sta inabissando da molto tempo. Gli 800mila esseri umani imprigionati e resi schiavi in Libia, e ora in grave, gravissimo pericolo più che nei mesi scorsi, sono il fallimento di un'idea e di un progetto, quello europeo, che va nella stessa disumana direzione di chi dice di volerla abbattere perché debole nel trattare la questione migranti. L'Europa sta affondando e, mentre ci affanniamo a sperare che una cattedrale venga ricostruita, ignoriamo le centinaia di migliaia di vite che in questo momento, anche per causa nostra, stanno vivendo l'inferno. Ha ragione Michela Murgia: il colpo al cuore dell'Europa lo stiamo guardando dal lato sbagliato.

*** Roberto SAVIANO, scrittore, facebook, 16 aprile 2019, qui


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mercoledì 6 marzo 2019

#SENZA_TAGLI / Contro il clima squadrista (Roberto Saviano)


I Servizi segreti hanno lanciato l’allarme sul razzismo: la Relazione annuale sulla Politica dell'Informazione per la Sicurezza presentata oggi in Parlamento evidenzia l'aumento di comportamenti xenofobi e razzisti alimentati da formazioni di estrema destra, le quali prendono piede sul territorio con iniziative propagandistiche anti-immigrati. In pratica, la narrazione xenofoba diventa la chiave del consenso. 
Il clima creato nel Paese da questo governo si percepisce quotidianamente da espressioni come “non siamo razzisti, ma...”, oppure “beh, nulla contro gli ebrei, però...”. C'è sempre una qualche facile giustificazione al proprio odio: l’immigrato invasore, l’ebreo che gestisce le banche, l’intellettuale che si batte solo per soldi. Per distrarre l'attenzione da quelle che sono le vere emergenze di casa nostra, certa politica sfrutta qualsiasi cosa capace di far leva sui sentimenti peggiori. La realtà è molto più complessa di questi slogan cazzari, che però arrivano diretti alla nostra insoddisfazione, alla nostra frustrazione, alla necessità di incolpare qualcuno del nostro fallimento.
La ragazza afro con l’orecchino di perla postata dal Vermeer Centrum Delft oggi mi appare - nella scelta giocosa di voler mostrare l’universalità della bellezza - come immagine di resistenza contro questo clima squadrista.

*** Roberto SAVIANO, scrittore, facebook, 28 febbraio 2019, qui

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martedì 25 dicembre 2018

#SENZA_TAGLI / Il pastore Caganer, cosa ci dice nel presepe napoletano (Roberto Saviano)

Questo che ho in mano è il più scabroso dei pastori, direttamente arrivato sul presepe napoletano dalla tradizione catalana. Caganer è il suo nome, e il perché lo si capisce bene dalla foto. 
Quando ero bambino e facevamo il presepe, partecipavo alla costruzione delle case, della grotta, dei muschi, e al posizionamento delle statuine: il fruttivendolo, il venditore di polli, il forno del pizzaiolo, lo spazio dell'oste... Ogni anno c'era una novità: una volta il mulino ad acqua, un'altra il taglialegna, un'altra ancora l'elefante con una zanna spezzata. Ma ciò che a me più interessava era posizionare il pastore scabroso, che avevo vergogna a nominare, quello che speravo venisse sempre scovato, nascosto dietro qualche sughero, da chi veniva a casa nostra e ammirava il presepe. 
Per molti, questa statuina rappresenta l'abietto che è lì ad espletare il più terreno dei bisogni proprio mentre nasce il Bambino. Per me, invece, questo personaggio dà il senso del reale alla scena: la sua necessità fisiologica non è sfregio verso la Nascita, semplicemente lui ignora cosa stia accadendo poco distante, come del resto gran parte dei pastori del presepe napoletano, che non sono tutti in adorazione del bambinello. Questo pastore rende la scena presepiale viva, miniatura dinamica. Simboleggia che il miracolo della nascita avviene nel quotidiano, nella distrazione, mentre si soddisfano bisogni e si assolvono doveri. Questa è l'incantevole bellezza del presepe napoletano: i miracoli non fermano il mondo, ma avvengono nel trambusto, nel fango, tra i rumori dell'orchestra, le urla delle macellaie e i bambini che corrono. I nuovi inizi, persino quello del Dio bambino, accadono mentre la vita continua nel suo inesauribile affaccendarsi. Il presepe napoletano è lì a indicare semplicemente: se riesci, in mezzo tutta questa vita, trova il miracolo.

*** Roberto SAVIANO, 1979, scrittore, facebook, 20 dicembre 2018, qui


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martedì 24 luglio 2018

#SENZA_TAGLI / Appello contro la menzogna (Roberto Saviano)

Dove siete? Perché vi nascondete? Amici cari, scrittori, giornalisti, cantanti, blogger, intellettuali, filosofi, drammaturghi, attori, sceneggiatori, produttori, ballerini, medici, cuochi, stilisti, youtuber, oggi non possiamo permetterci più di essere solo questo. Oggi le persone pubbliche, tutte le persone pubbliche, chiunque abbia la possibilità di parlare a una comunità deve sentire il dovere di prendere posizione. Non abbiamo scelta. Oggi tacere significa dire: quello che sta accadendo mi sta bene. Ogni parola ha una conseguenza, certo, ma anche il silenzio ha conseguenze, diceva Sartre. E il silenzio, oggi, è un lusso che non possiamo permetterci. Il silenzio, oggi, è insopportabile.

Chi in questi mesi non si è ancora espresso - a fronte di chi invece lo sta facendo con coraggio - tace perché sa, come lo so io, che a chi fa il nostro lavoro parlare non conviene. Spesso sento dire o leggo: "Chi esprime il proprio pensiero lo fa per avere visibilità", ma è una visibilità che ti fa guadagnare migliaia di insulti sui social e la diffidenza di chi dovrebbe sostenere il tuo lavoro perché si sente chiamato a dar conto delle tue affermazioni. Quello che nessuno ha il coraggio di dire è che spesso si tace per non essere divisivi, perché si teme che arrivino meno proposte, meno progetti. Ma se la pensiamo così, abbiamo già perso, perché ci siamo rassegnati a non stimolare riflessioni e ad assecondare chi crede che la realtà sia riducibile a parole d'ordine come "buonista", "radical chic", "taxi del mare", "chiudiamo i porti", "un bacione", "una carezza" ed emoticon da adolescente.

Spesso si tace perché si sa che prendere posizione comporta dividere non solo il pubblico che ti segue sui social, ma anche e soprattutto chi dovrebbe comprare i tuoi libri, comprare i biglietti dei tuoi spettacoli, venirti a vedere al cinema o non cambiare canale quando ti vede in televisione. Ma davvero credete che quello che sta succedendo sia accettabile? Per quanto tempo credete di poter sopportare ancora senza esprimere il vostro dissenso?

Con Berlusconi, in fondo, era tutto più chiaro: c'era lui e c'eravamo noi. Criticarlo portava conseguenze, reazioni forti, artiglieria di fango, ma c'era una comunità attiva, che si stringeva attorno a chi lo faceva. Prendere posizione contro Berlusconi non significava perdere share, copie, consenso. Con Berlusconi era agevole farsi capire anche Oltralpe perché il Cavaliere era in fondo la macchietta italica, un carattere riconoscibile della commedia dell'arte. Oggi non è più così e in questo governo si stenta a scorgere i germi di qualcosa di estremamente pericoloso. "Fai il tuo lavoro e basta" è il richiamo all'ordine che subisce il calciatore che esprime la sua opinione sui migranti, l'attore che indossa la maglietta rossa. E il richiamo all'ordine è già un ricatto: guadagni con il tuo lavoro, non accettiamo commenti politici da chi ha il culo al caldo.

Oggi c'è fastidio verso chi travalica i confini del proprio lavoro e del proprio ruolo per fare quello che sarebbe invece normale: controllare chi ci governa perché, anche se legittimato alle urne, non tradisca non solo il proprio mandato, ma soprattutto la nostra storia e i valori che ci hanno consentito di vivere decenni di pace. La nostra Democrazia è una Democrazia giovane e fragile, ma è prima di tutto antifascista e antirazzista.

Vi sembra che oggi questo governo si stia muovendo nel rispetto dei valori che sono alla base della nostra Costituzione? Che si stia muovendo e che stia comunicando all'interno di un perimetro di sicurezza? Non vi sembra piuttosto che i 70 anni di prosperità e pace appena trascorsi ci abbiamo resi permeabili a partiti politici xenofobi? Che ci abbiano resi disattenti se non disinteressati a vigilare su diritti che una volta acquisiti, se non li difendiamo, possono essere spazzati via da qualche post su Facebook e da una manciata di tweet?

Questo governo, in maniera maldestra ma evidentemente efficace, speculando sulle difficoltà di molti, utilizza come arma di distrazione di massa l'attacco ai migranti e alle Ong. Sta accadendo un orrore davanti al quale non si può tacere: mentre il M5S e la Lega litigano sui punti fondamentali del loro accordo, ci fanno credere che il nostro problema siano i migranti. E se mi rispondete che i governi precedenti hanno fatto altrettanto vi rispondo: non si erano spinti fino a questo punto, ma di certo hanno asfaltato la strada perché tutto questo accadesse. E se mi dite che avete votato per Lega e M5S per ribaltare il tavolo, perché era l'unico modo per mandare via una classe dirigente che aveva fallito sotto ogni profilo, vi dico: vigilate, non delegate, aprite gli occhi perché le cose si stanno mettendo male, male per tutti. Male non solo per i migranti o per le voci che dissentono, ma anche per voi.

Sant'Agostino scrive: "Se togliete la giustizia, che cos'altro sono i grandi Stati se non delle associazioni di ladri? [...] Se una di queste bande funeste si accresce con altri briganti fino al punto di occupare tutta una regione, [...] di dominare delle città, ecco che si arroga il nome di Stato". Quando la politica perde il sentiero della giustizia, si spoglia della sua carne lasciando scoperta l'ossatura banditesca. Sapete perché cito Sant'Agostino? Perché questo passaggio spiega bene come sia possibile che il potere, anche quando iniquo, anche quando ingiusto, anche quando incapace e anche quando criminale, viva indisturbato. Sapete di cosa si sostanzia l'omertà di fronte alle mafie? Se credete solo di paura vi sbagliate. Il pensiero che la protegge è questo: giudico un boss per quello che fa a me. Mi ha maltrattato? No. Ha intimidito qualcuno della mia famiglia? No. E allora per me va bene.

Allo stesso modo oggi pensare che, solo perché questo governo, per ora, non ha toccato noi personalmente - la querela a me è solo un granello se paragonata ai colpi mortali che questo governo sta infliggendo allo Stato di Diritto - e i nostri interessi, possiamo esimerci dal prendere posizione, è atteggiamento ingenuo e irresponsabile che sta legittimando scelte e comportamenti scellerati.

Questo non è uno scontro tra me e Matteo Salvini. Per me non c'è nulla di personale, sento fortissimi il dovere e la necessità di parlare per chi non ha voce. Per i seicentomila immigrati presenti in Italia che devono essere regolarizzati ora, subito, perché siano sottratti allo stato di schiavitù in cui versano. Per le Ong che hanno iniziato a fare salvataggi in mare, aiutando gli Stati europei e l'Italia a gestire un fenomeno che non può essere bloccato, ma solo ben amministrato perché è palesemente una risorsa. Quei politici che oggi si ostinano ancora a sostenere il contrario, di politica e di economia non capiscono niente e sono un pericolo per la tenuta sociale del nostro Paese che è un Paese multietnico. Fieramente multietnico.

Oggi chiedo a voi, miei concittadini, di mobilitarvi per i diritti di tutti, perché anche se a voi oggi sembra di non far parte di questi "tutti", siete già coinvolti. In nome di un presunto benessere, in nome di una maggiore sicurezza ci diranno che in fondo la libertà di espressione è una cosa da ricchi privilegiati, che parlare di diritti di chi fugge e trova inferno in terra e morte nel Mediterraneo è fare il gioco dei negrieri. Addirittura mi sento dire che con le mie critiche aiuto Salvini nei sondaggi: come sempre la colpa non è di chi appicca il fuoco, ma di chi tenta di spegnerlo. Salvini non sale nei sondaggi per colpa di chi lo critica, ma per responsabilità di chi tace e di chi mostra timidezza e timori.

La mobilitazione che vi chiedo è una mobilitazione che riguarda ciascuno di noi, parlate al vostro pubblico e non per me, che in tribunale e fuori so difendere da me le mie ragioni. Vi chiedo di mobilitarvi per difendere i diritti che a breve non ricorderete nemmeno più di aver avuto. Ci stanno facendo credere che non ne abbiamo bisogno, ma presto capiremo che più della tracotanza di questo governo, più dell'arroganza di Salvini, quello che ci sta condannando è il silenzio. La libertà d'espressione e la lotta per i diritti raccontati come "vizi" da élite contro il popolo, che invece invoca sicurezza. Ma la lotta per i diritti è sempre lotta per chi non può permetterseli e per chi spesso non può permettersi nemmeno di chiederli.

E ora voi mi direte: ma le nostre battaglie le facciamo con i nostri libri, con le nostre canzoni, con i nostri spettacoli, con la nostra ironia. È vero, è sempre stato così: ma ci sono dei momenti in cui diventa cruciale capire da che parte si sta e quindi non basta più delegare la resistenza alla propria arte. Dinanzi a menzogne che crescono incontrastate, a truppe cammellate di bugiardi di professione (al loro cospetto gli scherani di Berlusconi erano dilettanti), davanti al dolore che queste menzogne e questi bugiardi di professione provocano, abbiamo tutti il dovere di rispondere: NON È VERO!

Il solito antico scontro: l'arte che prende parte e quella che orgogliosamente disdegna l'ingaggio. La prima che si crede superiore alla seconda in nome dell'impegno e la seconda che si crede superiore alla prima perché rivendica il diritto alla purezza del disimpegno. Steccati che collassano dinanzi ai morti in mare e alle continue menzogne. Dovete parlare ai vostri lettori, ai vostri ascoltatori, a tutti coloro a cui con la vostra arte e il vostro lavoro avete curato l'anima. Abbiate fiducia in voi stessi, avete gettato le basi per essere ascoltati, non abbiate paura di dire a chi vi vuole bene che voi non state con tutto questo.

Ci sarà disorientamento all'inizio, riceverete critiche per aver rotto l'equilibrio dell'equidistanza, che però è fragile e già incrinato. Ma gli effetti virtuosi che domani avranno le vostre parole, vi ripagheranno delle reazioni scomposte degli hater oggi. Il trucco per delegittimarvi lo conoscete, quindi partite (partiamo) in vantaggio. Vi diranno: guadagni? Non puoi parlare. Era così che Mussolini trattava Matteotti prima che venisse ammazzato: sei figlio di benestanti? Non ti puoi occupare di istanze sociali. Pensateci: ma davvero siamo tornati a questo? E soprattutto, davvero stiamo accettando tutto questo? Accettiamo di essere intimiditi da questa comunicazione criminale? Dovremmo vergognarci del frutto del nostro lavoro? Accettare, come vogliono, che autentico sia solo chi tiene la testa bassa?

Scrittori, l'attacco al libro, alla conoscenza, al sapere è quotidiano. "Vai a lavorare" viene detto a chi scrive. Il primo passo di qualsiasi deriva autoritaria parte da disconoscere la fatica intellettuale, togliere alle parole la dignità di lavoro. In questo modo resta solo la propaganda. Editori, non sentite franare la terra sotto i vostri piedi? Prendete parte, non c'è salvezza nel prudente procedere. Bisogna investire casa per casa, strada per strada e conquistare lettori, ossia persone in grado di poter capire il mondo e non subirlo con le maree del rancore: la conoscenza è uno strumento preziosissimo di emancipazione dalla miseria personale, difendiamo questo strumento. Difendiamolo con tutte le nostre energie.

Tra i soccorritori di Josephine, l'unica superstite del naufragio che ha mostrato ancora una volta l'inadeguatezza della Guardia costiera libica a compiere missioni umanitarie, c'era Marc Gasol, uno dei giocatori di basket più forti del mondo, una roccia di due metri e dieci. Dite un po', cosa rispondereste a chi dice: Marc Gasol è ricco, non può occuparsi di chi soffre? Vi sembra un'obiezione plausibile, vi sembra che abbia senso o che siano i deliri di chi oggi ha paura? E allora uscite allo scoperto, oggi l'Italia ha bisogno delle vostre voci libere. Non abbiate paura di chi, più di ogni altra cosa, teme il dissenso perché non ha gli strumenti per poterlo gestire, se non in maniera autoritaria.

E un ministro della Repubblica che querela uno scrittore su carta intestata del ministero sta mettendo in atto un gesto autoritario: sta utilizzando la sua posizione per intimidire non solo me, ma anche voi. Da una parte c'è chi critica, dall'altra tutto il governo, che a oggi non ha manifestato alcun fastidio a essere strumentalizzato. Non mi fa paura la querela e non mi fa paura la solitudine. Ma voi dove siete finiti? Ricordate quando dicemmo "strozzateci tutti" a Berlusconi che avrebbe voluto strozzare chi scriveva di mafie? E ora, dove siete?

Quando ho criticato le politiche dei governi di centrosinistra mi veniva detto che diffamavo il Paese, che diffondevo disfattismo, che esponevo il fianco ai nemici della democrazia. In realtà attivare analisi e critica è il compito (direi il dovere) di chi racconta la realtà; e le sue parole vanno in soccorso della libertà, non la boicottano. Ci siamo ridotti a subire l'offesa che prendere posizione critica su questo governo sia un favore a qualche potente? A qualche interesse? Coraggio!

Ho a lungo riflettuto prima di scrivere queste righe, non vorrei pensiate che vi stia chiamando a raccolta per difendere me, ma vorrei capiste che il tempo per restare nelle retrovie è finito. Se non prenderete parte vorrà dire che quello che sta accadendo sta bene anche a voi. In tal caso a me non resterà il rimpianto di non averci provato, ma voi dovrete assumervi la responsabilità di ciò che accadrà: o complici o ribelli.

"La storia degli uomini - scrisse Vasilij Grossman in Vita e destino - non è dunque la lotta del bene che cerca di sconfiggere il male. La storia dell'uomo è la lotta del grande male che cerca di macinare il piccolo seme dell'umanità. Ma se in momenti come questo l'uomo serba qualcosa di umano, il male è destinato a soccombere". Voi siete il piccolo seme dell'umanità, senza di voi l'Italia è perduta. Allora, da che parte state?

*** Roberto SAVIANO, scrittore, L'appello di Roberto Saviano: "Rompiamo il silenzio contro la menzogna", 'la Repubblica', 24 luglio 2018, qui


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martedì 29 agosto 2017

#VIDEO / 10 bufale sui migranti (Roberto Saviano)


Roberto SAVIANO, scrittore
"Smonto 10 bufale sui migranti"
repTv, 26 agosto 2017
video 5min08

I migranti ricevono 35 euro dallo Stato, le cooperative che gestiscono l'accoglienza hanno legami con le mafie, i migranti fanno la bella vita negli alberghi, portano malattie, ci rubano il lavoro. E la legge sullo "ius soli" farà aumentare gli sbarchi in Italia. 
Vero o falso? 
(dalla presentazione)


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domenica 9 luglio 2017

#SENZA_TAGLI / "Aiutarli a casa loro" (Roberto Saviano)

Mi permetto di parafrasare così le parole del Segretario del Partito di centrosinistra, ossatura della maggioranza di Governo: Se vi considerate di sinistra non dovete sentirvi moralmente in colpa se iniziate ad avvertire impulsi razzisti. Non siete voi a essere razzisti, sono i negri a essere troppi. Ma vi assicuro che continuerò ad avere moralmente a cuore gli affari di chi tra voi produce armi da vendere ai Paesi in guerra, impedendo che si creino condizioni di vita accettabili per i negri "a casa loro".

Per Renzi dunque l'Italia non ha il "dovere morale di accogliere" ma di "aiutare a casa loro".
Eppure Renzi sa perfettamente che l'Italia realizza l'esatto contrario perché aiuta sì chi decide di lasciare il proprio Paese, ma ad ammazzarsi a casa propria. La prova? Le esportazioni di armi italiane. 
2,7 miliardi di euro nel 2014.
7,9 miliardi di euro nel 2015.
14,6 miliardi di euro nel 2016.

Queste cifre mostrano come è cresciuto negli ultimi 3 anni (e Renzi ne è al corrente) il valore complessivo delle esportazioni di armi dall'Italia. 
Ma il dato politicamente importante è il boom di vendite verso Paesi in guerra in violazione della legge 185/1990, che vieta l’esportazione e il transito di armamenti verso Paesi in stato di conflitto e responsabili di gravi violazioni dei diritti umani. 
L’Italia nel 2014-2015 è stato l’unico Paese della UE ad aver fornito pistole, revolver, fucili e carabine alle forze di polizia e di sicurezza del regime di Al Sisi (con quale faccia chiedono verità per Giulio Regeni!). Nigrizia denuncia forniture militari a Paesi dell’Africa settentrionale, a regimi autoritari, all’Arabia Saudita, condannata dall’Onu per crimini di guerra e per la quale il Parlamento europeo ha chiesto un embargo sulla vendita di armamenti.

Quanta ipocrisia dunque nell'affermare di voler aiutare i migranti a casa loro. Ma attenzione, quella di Matteo Renzi non è una gaffe o un errore di comunicazione, è piuttosto un frettoloso e maldestro tentativo di dare in pasto una risposta alla ferocia della piazza.
Matteo Renzi e il suo entourage non stanno capendo nulla della attuale fase politica. Se fosse un giocatore di calcio, il mister l'avrebbe fatto accomodare in panchina da un bel po'. Ma purtroppo l'allenatore è lui e la prima cosa che ha fatto da allenatore è stata liquidare Emma Bonino, risorsa vera della Repubblica.

*** Roberto SAVIANO, scrittore, 'facebook', 8 luglio 2017, qui


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giovedì 2 febbraio 2017

#SENZA_TAGLI / Matteo Salvini, irresponsabile (Roberto Saviano)


Secondo l'ISTAT (dati difusi nel 2015) sono 652mila le donne che hanno subito stupri e 746mila le vittime di tentati stupri. 
Che facciamo Matteo Salvini, castriamo un totale di 1 milione 398mila stupratori? E gli italiani che sono tra questi dopo averli castrati dove li mandiamo? Qual è in questo caso la cura? La prigione per lei, Matteo Salvini, è sufficiente? E i processi li facciamo o pratichiamo direttamente la castrazione chimica? Dobbiamo tornare alla legge del taglione, eh, Matteo Salvini? È questo che prevedere la campagna di odio razziale che porta avanti da sempre insieme al suo partito?

Lo sa, Matteo Salvini che le donne maggiormente esposte a violenza fisica e stupri, nel nostro Paese, sono le donne straniere? E lo sa che sono in larghissima parte vittime di violentatori italiani?
Ma come osa seminare odio in un momento storico tanto difficile? Oggi più che mai mantenere tranquillità e sedare l'odio razziale è un dovere.
Lei è un irresponsabile e io la disprezzo.

*** Roberto SAVIANO, scrittore, 'facebook', 1 febbraio 2017, qui


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lunedì 12 settembre 2016

#SENZA_TAGLI / Scorte, e l'ignoranza (Roberto Saviano)

Disgustose le polemiche sulla scorta a Virginia Raggi, che è sindaco di Roma, capitale d'Italia. Di solito preferisco non intervenire sul tema scorte, è un discorso molto delicato che mi riguarda purtroppo da vicino. Ma chi parla di scorte lo fa spesso senza alcuna conoscenza del tema oppure - peggio - in mala fede.
La scorta non è decisa dalla persona scortata. Se Virginia Raggi avesse deciso di muoversi senza scorta, le sarebbe stato impedito. Avrebbe potuto rifiutare la protezione? Quando il rischio è elevato, si viene convocati da polizia o carabinieri, che mostrano quanto rinunciarvi sarebbe cosa grave. Sarebbe potuta andare a fare la spesa da sola? Se si elude la scorta, si crea una difficoltà al sistema di protezione, cosa di cui poi bisogna rispondere. Quindi, non si può.
Questi attacchi sono tremendi e sintomo di grande ignoranza. Nessuno vorrebbe mai vivere scortato. La scorta non è un premio né una medaglia. La scorta viene assegnata per continuare a vivere e non per stare rinchiusi in casa. La scorta viene assegnata per essere protetti mentre si vive, e vivere significa fare la spesa, andare a lavoro, andare a ballare, passeggiare. La scorta è lì a presidiare. 
Mi chiedo come si possa non comprendere tutto questo.

*** Roberto SAVIANO, scrittore, 'facebook', 11 settembre 2016, qui


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domenica 11 settembre 2016

#SENZA_TAGLI / M5S e politica (Roberto Saviano)

Ho osservato con attenzione quanto è accaduto a Roma nelle ultime settimane, e le vicende legate alla giunta Raggi mi hanno portato a fare alcune riflessioni che condivido qui con voi.

Mi domando spesso se in questo Paese sia realmente possibile entrare nel dibattito politico senza ricevere in risposta l'urlo da stadio. Responsabilità dei politici aver utilizzato il calcio (ha iniziato Berlusconi, ma poi lo hanno seguito tutti, nessuno escluso) come metafora per parlare di politica. E allora si scende in campo e si tifa per una parte politica: se critichi Renzi sei dei 5Stelle, se critichi De Magistris sei renziano e così via.

Mi domando spesso se sia realmente possibile in questo Paese avere con la politica un dialogo che non sia solo fittizio. Virginia Raggi ha fatto un video chiarificatore e lo ha pubblicato su Facebook, dove esiste la possibilità di rispondere alle domande. Quindi, in fondo, la comunicazione a senso unico poteva diventare un dialogo. Occasione persa.

Mi domando spesso perché in questo Paese non posso dire, liberamente, senza essere additato come sostenitore dei poteri forti, che la responsabilità che ha il M5S è quella di aver spinto nel precipizio più profondo anche l'ultima briciola di fiducia che gli italiani ancora, gelosamente, conservavano nella politica. In quella politica che aveva tradito e rubato, insozzato e corrotto, ma che pure era ed è popolata da una folta schiera di onesti che non fanno notizia, che amministrano realtà difficili senza che nessuno si occupi di loro. Perché la politica è prima di tutto patto di fiducia, non solo con il movimento o il partito, ma con il progetto e poi con la persona. Pensare che tutti siano intercambiabili e sostituibili mi restituisce il senso di una società che dovrebbe rattristarci. "Uno vale uno" significa che nessuno di noi deve avere un ego potenziato, ma "uno vale uno" spesso viene frainteso come "se non mi vai bene tu, avanti un altro".

È questo il tenore dei commenti che leggo: "Se Raggi non ci piace, poco importa, avanti il prossimo cittadino". E poi ancora un altro. Questa non è democrazia, è confusione.
Ok: Saviano attacca il Movimento! Saviano è renziano! Saviano è con i poteri forti! 

Mettetela come vi pare, il punto è che per governare bisogna scendere a compromessi e il modo peggiore di condividere con i cittadini delle scelte che sanno di compromesso è attraverso mail private o messaggi telefonici fatti trapelare senza che ci fosse alcun accordo. Questa è la negazione della trasparenza e pone un problema enorme tutto interno al Movimento. Oggi i peggiori nemici del M5S sono nel M5S e non è la stampa che ha esagerato o gli avversari politici che sull'affaire capitolino ci hanno marciato.

Sarò fuori tempo, ma continuo a pensare che la politica sia altro e che non basta essere novità per essere realmente diversi.

Sarò fuori contesto, ma continuo a pensare che per fare politica ci vogliano competenze (meglio ladro e corrotto o a digiuno di competenze ma onesto? Ma davvero credete che si debba per forza scegliere tra queste due categorie astratte? Chi ci ha fatto il lavaggio del cervello e convinto che non esistano politici per bene e competenti?).

Continuo a credere che la politica sia una professione che richiede competenze specifiche e che non lascia spazio a improvvisazioni. Questo vale per il M5S, per gli altri partiti e per il Governo (basta vedere le continue boutade di Lorenzin e i continui "non sapevo" di Alfano per capire che nessuno può tirarsi fuori e nessuno può puntare il dito).

Se non la pensassi così, sarei sceso in campo anch'io.

*** Roberto SAVIANO, scrittore, 'facebook', 9 settembre 2016, qui


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giovedì 1 settembre 2016

#SPILLI / 'Fertility Day', un insulto (M. Ferrario)


Il Ministro della Salute ha lanciato per il 22 settembre il Fertility Day.

Al di là dell'ennesimo inutile inglesismo con cui ormai anche l'ultimo beota crede di darsi un tono, la campagna, come commenta Roberto Saviano, è un insulto («a tutti: a chi non riesce a procreare e a chi vorrebbe ma non ha lavoro.» (twitter, 31 agosto 2016).
E mentre la volgarità estetica degli spot può essere un dato soggettivo, questo giudizio, che condivido pienamente, è un dato oggettivo.

Sempre Roberto Saviano, su 'facebook' del 31 agosto, aggiunge, analizzando le 4 immagini della campagna:
«
1) "La bellezza non ha età, la fertilità sì"
Vuol dire, semplicemente, affrettatevi a fare figli: non avete un lavoro stabile? Che importa. Non siete certi che il vostro partner sia quello giusto? Mio Dio quanti problemi vi fate. Forza, procreate, fatelo a cuor leggero, ché dove mangiano due mangiano tre.
2) "La fertilità è un bene comune"
Non lo è. Non è come l'acqua. La fertilità è una caratteristica fisica individuale. Il Ministero della Salute dovrebbe fare ricerca e rendere accessibile la procreazione per quelle coppie affette da sterilità e non invitare genericamente a fare figli. Research&development dovrebbe essere la tendenza e invece questi ci riportano al Medioevo.
3) "Genitori giovani. Il modo migliore per essere creativi"
Da ovazione, in un Paese con il tasso di disoccupazione come quello italiano, dove chi ha talento, ambizioni e speranze emigra; dove chi non ha la solidità economica di un famiglia che possa garantire studi e accesso alla professione, lascia il Paese, sembra una presa in giro. Immagino che tutti i neogenitori quarantenni avrebbero voluto avere figli a venticinque anni, ma magari al tempo si stavano facendo le ossa, stavano lavorando gratis per qualche azienda, stavano forse trovando difficoltà a entrare nel mondo del lavoro e quindi, responsabilmente (loro sì, per fortuna) avranno pensato che per un figlio ci sarebbe stato tempo.
(e ultimo, tiriamo un sospiro di sollievo)
4) "La Costituzione tutela la procreazione cosciente e responsabile"
Dove in rosso, evidenziato, non trovate "cosciente e responsabile", ma "procreazione". Per i nostalgici, un tuffo nel passato.
»
La ministra Beatrice Lorenzin si difende: "volevamo solo informare". 
Diciamo allora che la signora non sa cos'è informazione. 
E che confonde informazione con propaganda. 
In linea peraltro con il governo attuale. 
E con i suoi vecchi e nuovi imbonitori. Che hanno accompagnato e accompagnano la sua carriera politica. Felice per lei e infelice per noi.

*** Massimo Ferrario, per Mixtura (ampliamento di un mio post su 'facebook', 1 settembre 2016, qui

giovedì 18 agosto 2016

#SENZA_TAGLI / Salvini, poliziotto (Roberto Saviano)

Vedere politici italiani in divisa fa sempre ridere. Sembrano bambini che si vestono da Zorro per Carnevale. 
Questa volta a provare a diventare Zorro è Salvini, che indossa una maglietta della Polizia con le mostrine. Non essendo un poliziotto, a indossare una maglia con le mostrine commette reato, ma al di là di questo, promette “mano libera a poliziotti e carabinieri”. Quel "mano libera" significa insinuare che sarà tollerato andare “oltre la legge”, che ci sarà diritto alla tortura e copertura di ogni abuso e ogni violenza. Qualsiasi poliziotto onesto proverebbe vergogna per questa insinuazione. 
Il disperato Salvini alla ricerca di voti rovista negli istinti più bassi e nelle sacche disperate d’ignoranza dove si crede che un poliziotto violento e con un potere incontrollato sia maggiormente in grado di tenere ordine e ottenere giustizia. Nulla di più ingenuo e sbagliato. Poliziotti violenti generano corruzione, disordine e allontanano ogni possibilità di giustizia.

*** Roberto SAVIANO, scrittore, 'facebook', 16 agosto 2016, qui


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giovedì 14 luglio 2016

#SENZA_TAGLI / Perché hanno dimenticato il Sud (Roberto Saviano)

Piove, governo ladro. Se piove e tracimano le fogne, se piove e si sciolgono le strade come fossero di sale, se piove e rovinano i palazzi come castelli di sabbia, se piove e tutto questo accade, allora sì: piove, governo ladro.

La tragedia ferroviaria sulla tratta Corato-Andria non è una tragedia casuale, parlare di responsabilità umane è una risposta parziale che alleggerisce le istituzioni.

Istituzioni che in questo paese, e nel nostro Sud, sono terribilmente, drammaticamente inadeguate. Ci sono responsabilità tecniche, responsabilità politiche locali e responsabilità nazionali: non è sciacallaggio evidenziarle, ma irresponsabilità tacerle. Sciacallo è il silenzio che si appropria di un concetto semplice: è stata una sventura. Proprio per rispetto delle vittime è un dovere puntare il dito su un sistema inefficiente che spera - spera! - che la tragedia non avvenga, senza fare nulla per evitarla.

Le parole che oggi si pronunciano saranno le sole a essere ascoltate: domani, sepolti i corpi delle povere vittime, la tragedia sarà presto dimenticata, fino a quando non ne arriverà un 'altra. Chi sa parli: racconti dell'esodo di ogni pendolare, dell'impossibilità di raggiungere località meravigliose, di ritardi infiniti, di treni vecchissimi che si fermano d'improvviso su binari sperduti di campagna. Racconti dei treni a gasolio che ancora girano per il Sud.

Questa tragedia ci racconta il sud Italia esattamente come chi ci abita lo vive. Questa tragedia ci parla di investimenti non fatti, di una totale assenza di visione e prospettiva che riguarda questo governo e i suoi precedenti. Al Sud non si investe sui trasporti perché non porta vantaggio politico, perché si tratta di aree da cui l'emorragia di giovani è tale che lavorare sulle infrastrutture significherebbe fare una scommessa senza un immediato riscontro di consenso. Si è scelto di dare impulso al Nord, dove un tessuto imprenditoriale esiste, in sofferenza certo, ma esiste. Il Sud si deve accontentare di qualche comunicato a effetto, due parole sulle organizzazioni criminali, mali da debellare sì, ma di cui sarebbe meglio non parlare troppo per non creare un clima di sfiducia, null'altro. Al Sud si resta in superficie, si annunciano in pompa magna corsi di formazione che sono solo realtà virtuali, esistono solo sui siti internet.

Ho vissuto a Napoli tanto a lungo da riconoscere un teatrino quando lo vedo. Ho vissuto altrove tanto a lungo da indignarmi quando il teatrino è orchestrato ai danni di terre che meritano investimenti veri e non elemosine. In Campania, in Calabria, in Puglia, in Basilicata, in Molise, in Sicilia investire su trasporti e infrastrutture significherebbe dare inizio allo sviluppo di quei territori. Non impulso, non una spintarella, no: sarebbe un vero e proprio inizio.

La tragedia ferroviaria in Puglia ci racconta una parte di Paese che se ancora esiste è solo per la strenua volontà di chi ci vive. Se e dove le cose funzionano al Sud è perché ci sono persone che non ci stanno a lasciare andare in malora la terra in cui sono nati, cresciuti e dove, da eroi, hanno deciso di vivere. Ciò che va bene al Sud lo si deve alle individualità. Ma lo sforzo che si richiede a queste persone è sovrumano.

"Ho visto il collega piangere, ma è troppo facile dire che la colpa è sua: l'unica responsabilità è di chi non doveva permettere che uno sbaglio, uno solo, potesse portare a questa tragedia".

Ecco le parole di un macchinista di Andria. Parole come pietre. L'uomo che ha commesso l'errore umano pagherà a vita responsabilità che non sono sue, non soltanto sue.

Omicidio colposo plurimo e disastro ferroviario, una mattinata di ritardi e confusione nel gestire quei 17 chilometri che collegano Andria a Corato, in cui il binario è unico.

Non è il solo caso in Italia di tratta a binario unico, ma è uno dei pochissimi in tutta Italia in cui non è attivo il sistema automatico di controllo e dove si richiedono ai macchinisti tempi di reazione da supereroe per evitare tragedie. Il sistema automatico di controllo è un servizio fondamentale che consente di ricevere la segnalazione che il binario è occupato da un'altra vettura ed evitare lo scontro. Sistema che sulle vetture era stato montato, ma che non poteva funzionare perché il binario è vecchio.

Doveva essere messo a norma quel tratto di ferrovia, il binario raddoppiato, ma il termine del primo luglio fissato per le offerte relative alla gara d'appalto è stato da poco prorogato al 19 luglio.
E così tra Corato e Andria, per gestire quel tratto a binario unico, la comunicazione avviene oggi come avveniva 50 anni fa: attraverso fonogrammi e una macchina che, come riferiscono testimoni, sembra obsoleta ed è collegata a una vecchia stampante.

Allora non cerchiamo capri espiatori, ma capiamo soprattutto perché sulla Bari-Nord, una tratta che i pugliesi considerano il fiore all'occhiello dei trasporti regionali, la sicurezza di migliaia di viaggiatori, ogni giorno, era nelle mani di due macchinisti e due capistazione.

Questo governo, come i precedenti, è in ritardo al Sud, non ha una visione né ha saputo provare a modificare la classe dirigente. Al Sud avrebbe potuto cambiare e non l'ha fatto, e proprio al Sud rischia di collassare. Ma il Mezzogiorno ha ormai da tempo smesso di mantenersi dentro i suoi confini meridionali (come non considerare Roma Mezzogiorno italiano?) e, come la linea della palma, si sta alzando. Ricordate la metafora di Sciascia? "A me è venuta una fantasia, leggendo sui giornali gli scandali di quel governo regionale: gli scienziati dicono che la linea della palma, cioè il clima che è propizio alla vegetazione della palma, viene su, verso il Nord, di cinquecento metri, mi pare, ogni anno... La linea della palma... E sale come l'ago di mercurio di un termometro, questa linea della palma... degli scandali: su su per l'Italia, ed è già oltre Roma...".

*** Roberto SAVIANO, scrittore, Perché hanno dimenticato il Sud, 'la Repubblica', 14 luglio 2016, qui


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