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venerdì 23 settembre 2016

#LINK / Fertility Day, ci risiamo (Annamaria Testa)

È più che un esempio (ce ne sono tanti) di comunicazione pubblica inefficace.
È ignoranza della condizione e dei sentimenti dei cittadini italiani? È incompetenza e trascuratezza delle più elementari regole della buona comunicazione? È presunzione? È arroganza? È cecità ideologica? È pedagogia autoritaria? È pura assenza di buonsenso?
Sta di fatto che la comunicazione del Fertility Day si avvia a diventare un perfetto caso di studio: tutto quello che bisogna fare per realizzare una comunicazione pubblica inefficace, e anche fuorviante e dannosa. (...)

*** Annamaria TESTA, esperta di comunicazione, saggista, Fertility Day, ci risiamo: la comunicazione pubblica inefficace e dannosa, 'nuovoeutile', 21 settembre 2016

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sabato 3 settembre 2016

#LINK / Ministra Lorenzin, la fertilità non è un bene comune (Tiziana Campodoni)

E niente, non impara.

La fertilità NON E’ UN BENE COMUNE. I bimbi, invece, lo sono e dovrebbero essere tutelati. Ministra, dovrebbero. (...)

*** Tiziana CAMPODONI, #unfertilityDay … “donne ch’avete intelletto d’amore”, perdonate. Ancora., 'bluemoonandart', 2 settembre 2016

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Mauro BIANI
'il manifesto', 2 settembre 2016

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venerdì 2 settembre 2016

#SPILLI / Renzi, come le 3 scimmiette (M. Ferrario)

A proposito di Fertility Day e del 'nostro' (sempre più inqualificabile) presidente del Consiglio...

Ieri: 
Il Consiglio dei ministri ha approvato la proposta del Ministro della salute Beatrice Lorenzin di istituire per il 22 settembre di ogni anno una giornata nazionale dedicata all’ informazione e formazione sulla fertilità umana”. 
(comunicato stampa)

Oggi: 
Renzi dice che non ne sapeva nulla e si accoda alla valanga di critiche che sotterrano l'operato della ministra Lorenzin.

Della serie: non so, non ho visto e se c'ero dormivo.

Bell'esempio di 'scarico'. 
Del resto, visto che a Renzi piace il managerialese, siamo nella migliore tradizione dei capi che in azienda si dicono manager (naturalmente: 'vincenti') e scappano alla prima occasione in cui c'è da rispondere, direttamente o indirettamente, di 'cazzate' messe in atto dai loro collaboratori.
Forse Renzi non aveva preso visione diretta della campagna costruita sulle 4 cartoline predisposte dalla minstra Lorenzin, ma in quanto presidente del Consiglio doveva essere informato e/o informarsi, anche nello specifico, di un'iniziativa tanto importante.

Ormai ci siamo abituati a questi esempi, anche provenienti dai vertici istituzionali, che insegnano la comoda fuga dalle responsabilità quando le cose si mettono male e non c'è da prendersi gli applausi. 
Tanto poi ci sono libri, seminari e convention che inneggiano all'assunzione di responsabilità: e quel che conta è che sia salva la retorica dell'aria fritta. 

E poi, come in questi casi, c'è lo stesso Renzi che ripete un giorno sì e l'altro pure che lui, a differenza di altri, è uno che "ci mette la faccia".
A scelta, naturalmente. Purché sia di una delle 3 scimmiette.

*** Massimo Ferrario, Renzi, come le tre scimmiette, per Mixtura


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#SENZA_TAGLI / Fertility Day, e fertilità (Anna Mallamo)

Che poi quando mi dite "fertilità" chissà perché io - prima che a una nursery - penso a campi da arare e a cespugli di rosmarino e lavanda, a romanzi bellissimi e idee, idee che diventano oggetti, forme, pietanze, parole. 

Fertility day, va bene, ministra. E allora datemi (anche) più musei e più libri. Più orti e più verde. Più grani antichi e varianti di pesche, di broccoli, di patate dolci. Datemi più laboratori per chiudermici dentro con bambini e adulti e svariate latte di colori accesi, per ridipingere il mondo.
Datemi carta e penna, carta e carboncino, bombolette spray e muri grigi da rianimare.

Voglio essere fertile. Voglio partorire un sacco di idee, di parole, di cose. Voglio essere parte di un Paese fertile, dove in ciascuno di noi c'è un frammento di Giotto e di Caravaggio, di Dante e di Leopardi. Ma anche molto meno: c'è un frammento di chi ha dissodato valli e costruito armaceri e potato vigne blu arrampicate sulle alture. Di chi ha costruito aratri, carri, volte romaniche, bifore, rosoni, altalene. 

Voglio essere scrittrice, pittrice, contadina e allevatrice. Voglio allevare gatti randagi, cani abbandonati, piccioni cittadini color cemento. Farfalle. Unicorni, magari. 

Voglio vivere in un Paese fertile, dove si può immaginare qualunque cosa, e poi realizzarla. 
Che i bambini sono solo gli utilizzatori finali del progetto fertilità. E tutte le nostre vite hanno bisogno d'essere costantemente inseminate, impollinate, fecondate. Di parole, di note, di immagini. Di verdure, di musi, di frutti con la buccia o senza, di idee con la buccia o senza. Tutti pieni di semi. Perché la cosa è così: tutto ciò che vale la pena ha semi da reinvestire nel progetto generale. Siamo solo tramite d'una impollinazione cosmica continua. 

Fertility Day. Oggi, sì. E anche domani, e dopo. 
Che se si smette di produrre semi, di cercarli, di farli germinare. Se si smette di fertilizzarsi e fertilizzare. Eh. Se si smette, ci si trasforma in qualche ministro, o in Salvini. Brr.

*** Anna MALLAMO, 'facebook', 1 settembre 2016, qui


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#LINK / Fertility Day, retrogrado, osceno, aberrante (Andrea Scanzi)

Il #fertilityday è aberrante, retrogrado, indecente. Qualcosa di profondamente osceno, bigotto, razzista, sessista. Un abominio autentico, immorale e oscurantista. Ho passato tutta la giornata di ieri a sperare che fosse solo uno scherzo. E invece. Siamo davvero oltre ogni leggenda. (...)

*** Andrea SCANZI, giornalista, scrittore, Il Fertility day? Retrogrado, osceno e aberrante, 'ilfattoquotidiano.it', 1 settembre 2016, qui

giovedì 1 settembre 2016

#SPILLI / 'Fertility Day', un insulto (M. Ferrario)


Il Ministro della Salute ha lanciato per il 22 settembre il Fertility Day.

Al di là dell'ennesimo inutile inglesismo con cui ormai anche l'ultimo beota crede di darsi un tono, la campagna, come commenta Roberto Saviano, è un insulto («a tutti: a chi non riesce a procreare e a chi vorrebbe ma non ha lavoro.» (twitter, 31 agosto 2016).
E mentre la volgarità estetica degli spot può essere un dato soggettivo, questo giudizio, che condivido pienamente, è un dato oggettivo.

Sempre Roberto Saviano, su 'facebook' del 31 agosto, aggiunge, analizzando le 4 immagini della campagna:
«
1) "La bellezza non ha età, la fertilità sì"
Vuol dire, semplicemente, affrettatevi a fare figli: non avete un lavoro stabile? Che importa. Non siete certi che il vostro partner sia quello giusto? Mio Dio quanti problemi vi fate. Forza, procreate, fatelo a cuor leggero, ché dove mangiano due mangiano tre.
2) "La fertilità è un bene comune"
Non lo è. Non è come l'acqua. La fertilità è una caratteristica fisica individuale. Il Ministero della Salute dovrebbe fare ricerca e rendere accessibile la procreazione per quelle coppie affette da sterilità e non invitare genericamente a fare figli. Research&development dovrebbe essere la tendenza e invece questi ci riportano al Medioevo.
3) "Genitori giovani. Il modo migliore per essere creativi"
Da ovazione, in un Paese con il tasso di disoccupazione come quello italiano, dove chi ha talento, ambizioni e speranze emigra; dove chi non ha la solidità economica di un famiglia che possa garantire studi e accesso alla professione, lascia il Paese, sembra una presa in giro. Immagino che tutti i neogenitori quarantenni avrebbero voluto avere figli a venticinque anni, ma magari al tempo si stavano facendo le ossa, stavano lavorando gratis per qualche azienda, stavano forse trovando difficoltà a entrare nel mondo del lavoro e quindi, responsabilmente (loro sì, per fortuna) avranno pensato che per un figlio ci sarebbe stato tempo.
(e ultimo, tiriamo un sospiro di sollievo)
4) "La Costituzione tutela la procreazione cosciente e responsabile"
Dove in rosso, evidenziato, non trovate "cosciente e responsabile", ma "procreazione". Per i nostalgici, un tuffo nel passato.
»
La ministra Beatrice Lorenzin si difende: "volevamo solo informare". 
Diciamo allora che la signora non sa cos'è informazione. 
E che confonde informazione con propaganda. 
In linea peraltro con il governo attuale. 
E con i suoi vecchi e nuovi imbonitori. Che hanno accompagnato e accompagnano la sua carriera politica. Felice per lei e infelice per noi.

*** Massimo Ferrario, per Mixtura (ampliamento di un mio post su 'facebook', 1 settembre 2016, qui