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lunedì 27 agosto 2018

#SENZA_TAGLI / Capitan Bamboccio salvato dai preti si candida a martire (Diego Cugia)

Mamma Vaticano ha salvato Capitan Bamboccio dai guai in cui s’era cacciato, dando riparo sotto le sue materne ali di chioccia sacra agli ostaggi della nave militare Diciotti. Indagato dalla magistratura per sequestro di persona, arresto illegale e abuso d’ufficio e comportandosi tale e quale allo zio Silvio per Ruby, la nipotina porno di Mubarak, anche il ministro dell’Interno di questa democrazia nuda (dopo averla spogliata degli ultimi valori rimasti) si candida a martire. «Non mi ferma un procuratore, 60 milioni di italiani sono con me». 

Bum! Nel silenzio mortificante dei 5 Stelle, aggrappati al potere come cozze, don Salvini dilaga: «Ci metto un attimo a portare tutti ad elezioni e diventare presidente del Consiglio». Chi ne dubita? L’irresponsabilità è il suo vangelo. La massa dei seguaci lo segue sull’orlo del baratro, come il pifferaio di Hamelin meglio noto come il cacciatore di topi, che invece di liberare il paese dalla peste finì col trascinarsi nel nulla i ragazzini. I nostri figli, infatti, sono tutti in fila per andare a lavorare all’estero. Ma è giusto così. Un Paese che disconosce le regole, non sa leggere né meditare sugli errori del passato e non rispetta i diritti umani, si merita un condottiero in canotta che grida: «Sono sudatissimo! Un ministro indagato ha diritto di essere sudato!». La mafia ride, i ponti crollano, i poveri aumentano, il lavoro manca. Ma da due settimane l’Italia è immobilizzata dallo show dell’onnipotente infantile Capitan Bamboccio che fa il bullo con cento eritrei con la scabbia e la polmonite.

***Diego CUGIA, 1953, giornalista, scrittore, regista, autore televisivo, Capitan Bamboccio salvato sai preti si candida a martire, facebook,26 agosto 2018, qui
https://it.wikipedia.org/wiki/Diego_Cugia


In Mixtura i contributi di Diego Cugia qui
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giovedì 28 luglio 2016

#MOSQUITO / Agonia di un punto e virgola (Diego Cugia)

Ho passato tutta la notte con un punto e virgola. Ve li ricordate i punti e virgola? Sono uno dei segni più intelligenti (e quindi accantonati) della nostra punteggiatura. Non è un punto, uno sciocco punto presuntuoso, che sta a significare “questo concetto è chiuso, stop.” Tantomeno un punto a capo, che sta a dire: “Non solo l’argomento è chiuso, ma è proprio messo in soffitta!” No, il punto è virgola è una sospensione pausata, più incisiva della virgola e meno sfacciata del punto. Sta a significare: l’argomento di cui stiamo trattando continua ma su un altro binario; diciamo che, nella traiettoria del discorso, il punto e virgola innesta un’altra marcia. Adesso mi direte: sì, ma a noi? 
Non siate cinici. Avete mai visto un punto e virgola che piange? Un punto e virgola in corpo 14 carattere Times New Roman che si dispera perché non lo usano più? Be’ io l’ho visto stanotte e non è stato un belvedere. Ridevano le virgole, ridevano gli usatissimi punti, sghignazzavano perfino gli orribili puntini retorici e le pause sbagliate che prendono tutti gli speaker del telegiornale che hanno quel modo assurdo di parlare, quel grido cantilenante e a singhiozzo; ma lui no, il punto e virgola piangeva, con dignità. «Mi insegnano un po’ alle elementari» ha detto, poi basta. «Dai futuristi in poi, che abolirono la punteggiatura, è stato un lento e continuo dimenticarmi. Quando dovrebbero mettere me» ha continuato Punto e virgola, «piazzano una virgola, i più somari due virgole, i più banali un puntazzo.» 
Non sapevo come consolarlo, in compenso abbiamo fatto amicizia, Punto e virgola e io, e come stessi a braccetto con mio nonno ci siamo messi a ballare un vecchio pezzo di Louis Armstrong, Hello Dolly, quello con piccole pause dei fiati, i punti e virgola della tromba di Satchmo. (5 dicembre 2008)

** Diego CUGIA, 1953, giornalista, scrittore, regista, autore televisivo, Agonia di un punto e virgola, in Un'anima a 7 euro e 99. Diario 2008-2016, CreateSpace Independent Publishing Platform, 2016

giovedì 14 luglio 2016

#MOSQUITO / Tenerezza, clandestina (Diego Cugia)

Sono passato in banca a vedere se mi è rimasto qualcosa. Nella filiale di periferia sei seggiolini da cinema. Stiamo tutti in piedi come sul trenino Calcutta-Benares, 18 ore, l’ho fatto. Dentro un’agenzia Unicredit al Fosso del Pratone. In una delle sei seggioline è seduta ricurva come una civetta gobba su un ramo, una vecchiettina romana dagli occhi sbarrati per un ictus o una qualche forma di demenza senile. Davanti a lei, all’unico sportello aperto, una signora filippina che il cassiere strapazza dandole selvaggiamente del “tu” (non siamo inglesi, e a noialtri connazionali darà del lei, persino a me). 
Il motivo della sgridata bancaria risiede nel cognome filippino, troppo complicato secondo il cassiere. La signora gliene chiede scusa. Tiene a precisare che è qui in Italia da quindici anni. Si complimenta con tutto. Belle le cassefolti, belli li calendali, bellittima penna. 
Chissà da quale baratro è risalita. È affabile, gentile, vestita con sobria eleganza ed è pure l’unica di noi che non suda. Mentre il cassiere insorge in rivolta contro i cognomi orientali, sbraitando all’universo la propria colpevole insignificanza, la filippina fa avanti e indietro con la vecchia signora appollaiata sulla memoria perduta. Si preoccupa di come sta, le carezza una guancia, le assicura che hanno quasi finito, le aggiusta il colletto, con un cenno le spazzola un capello caduto sul tailleur nero. Poi torna a farsi trattar male dall’imbecille, e così, avanti e indietro, tre volte. Finché la vecchina scende dal suo ramo, per percorrere mezzo metro ci impiega cinque minuti, le prende la mano, se la porta sulla guancia, in un tremore convulso, la bacia. La badante le carezza la nuca e le sussurra: «Tranquilla, ora torniamo a casa. Vuoi stare un pochino in piedi accanto a me?» La vecchina italiana annuisce e restano così, mano nella mano, davanti al cassiere che fa la vittima della ressa, del caldo e dei cognomi filippini. 
Senza volerlo stiamo importando tenerezza clandestina. (30 agosto 2012)

** Diego CUGIA, 1953, giornalista, scrittore, regista, autore televisivo, Un'anima a 7 euro e 99. Diario 2008-2016, CreateSpace Independent Publishing Platform, 2016
https://it.wikipedia.org/wiki/Diego_Cugia


In Mixtura 1 altro contributo di Diego Cugia qui

martedì 12 luglio 2016

#MOSQUITO / Costruisci un desiderio (Diego Cugia)

Costruisci un desiderio. Qualcosa di puro e di grande, che sia buono per te ma possa anche rendere felici gli altri. Sii umile ma giusto. Temperalo dalle tue rivalse, dai torti che hai subito, dalle smanie di vendetta. Infondigli il tuo stile. Quand’è ripulito da tutto ciò che è male, chiuditi con il tuo desiderio in una stanza, da solo. Contemplalo, amalo, fallo interamente tuo. Adesso soffiagli sopra e dagli potere. (3 giugno 2008)

*** Diego CUGIA, 1953, giornalista, scrittore, regista, autore televisivo, Un'anima a 7 euro e 99. Diario 2008-2016, CreateSpace Independent Publishing Platform, 2016