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domenica 18 aprile 2021

#SENZA_TAGLI / Auschwitz, il passatempo (Guido Saraceni)

Un soldato tedesco urla al prigioniero: lancialo in aria!
Il prigioniero fa finta di non aver sentito e si affretta a sistemare il bambino sul carro, assieme a tutti gli altri. Allora il soldato si avvicina, gli punta la pistola sotto al mento e ripete: "ti ho detto di lanciarlo in aria, non hai capito? Se non lo fai tu, lo farà il prossimo".
Così il prigioniero è costretto a lanciare per aria il bambino.
In questo modo i soldati tedeschi passavano il tempo ad Auschwitz: facendo il tiro a segno sui bambini ebrei,  mentre i prigionieri pregavano che li uccidessero al primo colpo, per evitare inutili sofferenze.

Questa testimonianza di Alberto Sed - sopravvissuto al campo di sterminio di Auschwitz - è un pugno nello stomaco. 
Il filmato si trova facilmente on line.
Fatelo vedere agli studenti che si proclamano fieramente fascisti. Fate in modo che quei ragazzi vedano gli occhi  di Alberto mentre racconta questo episodio. Non è possibile che restino indifferenti. Non è possibile che non comprendano.
L'unica speranza che abbiamo, per il nostro futuro, è mantenere intatta la memoria del passato.
Restiamo Umani

*** Guido SARACENI, docente di filosofia del diritto e informatica giuridica presso l'università di Teramo, facebook, 17 aprile 2021, qui  (video qui)


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lunedì 15 febbraio 2021

#SENZA_TAGLI / Un esame è solo un esame (Guido Saraceni)

Mi capita sempre più spesso di ricevere studenti affranti dall’idea che tutti gli altri candidati ad un esame ascoltino la loro interrogazione, che ne valutino le capacità e che conoscano l’esito dell’esame. Certo, gli esami erano pubblici anche prima del covid. Ma una cosa è parlare con il docente avendo alle spalle altri candidati più o meno in grado di captare qualcosa di quel colloquio, altra è parlare in un microfono che consentirà a tutti di sentire alla perfezione ogni singola parola. 

I ragazzi provano vergogna. Si sentono esposti, nudi. 

Per i nostri studenti l’esame è sempre più simile ad un giudizio divino, un momento critico fatto di confronti, di invidie, di ansie e conflitti mai risolti. Era così anche prima, certo. Ma adesso è diventato molto più difficile mandar giù un risultato negativo - quando il compagno antipatico o l’amica civetta, “che ha detto esattamente ciò che ho detto io”, “che non ha studiato NULLA”, prende invece un bel trenta.
Pianti; attacchi di rabbia; crisi di panico.

Come se ne esce?
Insegnando ai nostri ragazzi che l’esame non è il giudizio universale; che tra i banchi non c’è nessuna gara e non esiste competizione: lo studio non è un talent, non c’è televoto e non ne resterà solo uno.
Liberiamoli dall’ossessione della vittoria, dall’ansia della prestazione. Togliamo dalle loro spalle il peso delle nostre  frustrazioni. Non obblighiamoli ad ingoiare quintali di aspettative e di sensi di colpa. 
Lasciamoli liberi di crescere, di sognare e di vivere. Rispettiamo le loro scelte e i loro tempi. Tutto ciò di cui hanno bisogno, per fiorire, è di essere accettati per come sono. 

Date retta al prof., non preoccupatevi se i vostri figli non sono “vincenti”, preoccupatevi se non sono felici.

*** Guido SARACENI, docente di filosofia del diritto e informatica giuridica presso l'università di Teramo, facebook, 12 febbraio 2021, qui


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sabato 11 gennaio 2020

#SENZA_TAGLI / I koala e gli uomini (Guido Saraceni)

Tante persone, in queste ore, condividono foto di Koala scampati ai devastanti incendi in Australia, dimostrando grande sensibilità ed empatia per gli animali. La cosa curiosa è che buona parte di queste persone non fa alcuna fatica ad odiare gli esseri umani, quando sono gli esseri umani a scappare da guerre, incendi, dittature e fame. Come dire: il Koala è così tenero... è assurdo vero? Mi fa venire in mente il vegano che, pochi giorni fa, esultava per la morte di un cacciatore.

Chiariamo bene, qui non si tratta di scegliere tra due forme di "pietas", ma di evitare due odiose forme di fondamentalismo. Non dobbiamo scegliere tra l'amore per l'uomo e quello per il koala. Non ha senso mostrare compassione per uno solo dei due, come se l'altro fosse invece un semplice oggetto, una cosa priva di anima, di cui si può disporre a piacere.

Quando provate compassione per l'animale, ricordatevi, per favore, dei cuccioli d'uomo.

*** Guido SARACENI, docente di filosofia del diritto e informatica giuridica presso l'università di Teramo, facebook, 10 gennaio 2020, qui


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venerdì 27 dicembre 2019

#RACCONTId'AUTORE / Lo strano negozio (Guido Saraceni)

Ieri notte ho sognato di entrare in uno strano negozio.
Dietro al bancone c’era uno splendido angelo, ricordo che aveva lunghi ricci dorati e due occhi azzurri e profondi come il mare aperto.

- Cosa vendete in questo negozio?
- Solo cose importanti, signore.
- Ad esempio?
- Amore puro ed incondizionato; imperturbabile serenità; gioia di primissima scelta…
- Wow. E quanto costano?
- Mi scusi, signore, ma dove pensa di essere entrato? Questo è il negozio di Dio, è tutto gratuito.
- Davvero posso portare via tutto ciò che voglio?
- Certamente, mi dica solo come posso servirla.
- Vediamo... mi dia un po' di tutto ciò che avete: amore, serenità, amicizia… tolleranza, gioia, fiducia… perseveranza, pazienza… sincerità...
- Aspetti qui.

L’angelo sparì nel retrobottega e tornò dopo qualche minuto.
In mano, aveva una piccola bustina.
Ero stato chiaramente imbrogliato.
Lo guardai con sospetto.

- Tutto qui?
- Tutto qui.
- Lei mi sta dando solo ciò che merito. Vero?
- Sbagliato.
- Allora mi dica come è possibile che tutto ciò che le ho chiesto si trova in questa piccola bustina!
- Amico mio, qui non doniamo frutti. Ma semi.

*** Guido SARACENI, docente di filosofia del diritto e informatica giuridica presso l'università di Teramo, facebook, 25 gennaio 2019, qui


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martedì 29 gennaio 2019

#SENZA_TAGLI / 'Esci il cane', pochezza della grammatica o incomprensione del testo? (Guido Saraceni)

Credo che sia il caso di precisare una cosa: l’Accademia della Crusca non ha stabilito che “esci il cane” è corretto - come si ostinano a scrivere in tanti su tutti i social network. Anzi. Afferma chiaramente che si usa dire - in ambito colloquiale - ma rimane scorretto.

A riprova del fatto che il problema maggiore dei nostri giorni non è la pochezza della grammatica, ma la totale incomprensione del testo.

*** Guido SARACENI, docente di filosofia del diritto e informatica giuridica presso l'università di Teramo, facebook, 28 gennaio 2019, qui


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venerdì 12 ottobre 2018

#SENZA_TAGLI / Il papa, l'aborto e chi ci fa la predica (Guido Saraceni)

In base al principio di laicità, i leader religiosi non possono, in quanto tali, legiferare, giudicare o governare. Queste funzioni vengono affidate dal nostro ordinamento a coloro i quali sono stati eletti - direttamente o indirettamente - oppure, hanno dato prova di possedere specifici titoli e competenze.

Ovviamente, tutto ciò non significa che il Papa non possa affermare ciò che vuole, come vuole e quando vuole, su qualsiasi - e ripeto “qualsiasi” - tema o argomento. Ci mancherebbe. Viviamo in una democrazia caratterizzata - tra le altre cose - dalla libertà di espressione del pensiero. 
Ciò che faccio fatica a sopportare, al contrario, è che una accolita di pluri-divorziati e pluri-fidanzati (per tacere di altre e ben più gravi vicende di cronaca penale) possa venire a farci la predica sulla strenua difesa della “famiglia tradizionale” - ammesso che questa espressione abbia ancora un senso oggi.

Il Papa ribadisce un’antica e rispettabilissima dottrina, mentre loro, come al solito, ne fanno squallido sciacallaggio politico, a caccia di voti. 
Insomma, le donne incinte e i bambini vi interessano solo quando non viaggiano su una barca piena di disperati. 

*** Guido SARACENI, docente di filosofia del diritto e informatica giuridica presso l'università di Teramo, facebook, 10 ottobre 2018, qui
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mercoledì 26 settembre 2018

#SENZA_TAGLI / Decreto Sicurezza, nel metodo (Guido Saraceni)

Vi spiego per quale motivo il Decreto Sicurezza rappresenta un vero e proprio disastro, la definitiva sconfitta del Diritto, la morte della legalità, umiliata dalle ragioni della politica.

1. Il Decreto è quel meccanismo grazie al quale il Governo scavalca il Parlamento e ne mortifica le prerogative costituzionali, appropriandosi della potestà legislativa. Per questo motivo, la Costituzione stabilisce che possa essere utilizzato esclusivamente nei casi di estrema necessità e urgenza. La protezione umanitaria - vero e proprio cuore di questo Decreto -, è stata introdotta in Italia nel 1998, rappresenta un problema talmente urgente che fino a ieri il 99% dei cittadini italiani non sapeva neanche che esistesse - e pochi, ancora oggi, hanno capito cosa sia esattamente.

2. Tutti i governi hanno sempre utilizzato i decreti, ma dal governo del cambiamento era legittimo aspettarsi qualcosa di diverso, visto che poco tempo fa queste stesse persone erano in piazza a sbraitare che non è giusto scavalcare il Parlamento grazie ai decreti. Inoltre, si tratta delle stesse identiche persone che hanno votato NO alla riforma costituzionale proposta da Renzi "per difendere il parlamento e la democrazia".

3. Questo Governo gode di una fortissima maggioranza parlamentare, avrebbe potuto tranquillamente portare il testo in aula, per ascoltare ciò che avevano da dire le opposizioni. Sarebbe risultato meno arrogante e più rispettoso delle istituzioni.

4. Il testo si compone di trenta pagine che affrontano i problemi più disparati - dal noleggio di autovetture per finalità di terrorismo alle nuove pistole in dotazione alla polizia. Questa accozzaglia di norme rappresenta un vero e proprio schiaffo in faccia al principio di legalità, che pretende che la legge sia chiara, o, per lo meno, che abbia un argomento, un tema, un oggetto, non cento. Se volete obiettare che anche questo "è stato fatto in passato" rileggete per favore il punto numero due. Non otterremo mai nulla di buono dai nostri politici a forza di dire che qualcosa di negativo "è stato fatto anche in passato". Se vogliamo migliorare, la strada da percorrere non è certo quella di ripetere le cose peggiori che hanno fatto gli altri prima di noi.

Tutto questo dal punto di vista della mera scienza del diritto, senza voler in alcun modo dare un giudizio politico o entrare nel merito della questione.

Anche perché, per dare un giudizio di merito, basta osservare che il Decreto considera la protezione umanitaria un problema di sicurezza nazionale, come se tutti gli stranieri fossero dei criminali paragonabili ai ladri che ci governano.

Per dire.

*** Guido SARACENI, docente di filosofia del diritto e informatica giuridica presso l'università di Teramo, facebook, 25 settembre 2018, qui


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giovedì 9 agosto 2018

#SENZA_TAGLI / Se non sai nulla, taci e studia (Guido Saraceni)

Pochi giorni fa il ministro Fontana ha dichiarato: non sono un medico, ma secondo me dieci vaccini sono troppi.

Credo che questa affermazione temeraria, nella sua disarmante e colossale semplicità, possa essere considerata l’emblema della decadenza della nostra epoca.

Questa è difatti la società dei MA, dove tutti, abusando sistematicamente del MA, fanno dichiarazioni di cui dovrebbero invece vergognarsi.

Non sono razzista, MA. Non ho niente contro gli omosessuali, MA. Non so nulla di questo argomento, MA.

Ma niente.
Se non sai nulla stai zitto.

E studia.

*** Guido SARACENI, docente di filosofia del diritto e informatica giuridica presso l'università di Teramo, facebook, 8 agosto 2018, qui


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martedì 24 luglio 2018

#SENZA_TAGLI / Legge del taglione (Guido Saraceni)

“Occhio per occhio, dente per dente”, questo è ciò che stabilisce una antichissima regola - la cosiddetta “legge del taglione”. In base a questo principio, una persona che ha subito un danno - come ad esempio la perdita di un occhio o di un dente - può legittimamente vendicarsi, infliggendo all’aggressore lo stesso supplizio. La legge del taglione viene spesso citata come esempio di inciviltà, con una accezione fortemente dispregiativa, (“non vorremmo mica tornare alla legge del taglione!” oppure “quelli sono rimasti alla legge del taglione!”).

In realtà, questa regola rappresenta un primo esempio basilare e fondamentale di civiltà giuridica: 1) stabilisce che un dente vale un dente - a prescindere dal fatto che esso appartenga a un plebeo o a un nobile 2) impone una inderogabile e matematica corrispondenza tra offesa ricevuta e vendetta: se mi fai cadere un dente, non posso legittimamente sterminare la tua famiglia.

Oggi, inizio del XXI secolo, in Italia, la Lega punta ad eliminare il requisito della proporzionalità tra offesa e difesa invertendo l’onere della prova - dovrà essere il morto, non l’assassino, a provare di essere stato ucciso senza un giustificato motivo.

Come dire: mi dai uno schiaffo, ti spezzo un braccio. Entri in casa mia, ti uccido. Metti a tutto volume un disco di Gigi D’Alessio, ti brucio casa.

Questo significherebbe fare un passo indietro di millenni, per collocare il nostro diritto ad un livello di violenza, barbarie e inciviltà paragonabile forse solo a quella di chi spezza gli spaghetti.

Complimenti al nuovo governo: avete appena toccato il fondo, ma state già iniziando a scavare.

Cialtroni.

*** Guido SARACENI, docente di filosofia del diritto e informatica giuridica presso l'università di Teramo, facebook, 22 luglio 2018, qui


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venerdì 4 maggio 2018

#SENZA_TAGLI / Bullizzare il bullo, la punizione controproducente (Guido Saraceni)

Ha costretto il figlio tredicenne a stare per ore fermo sul ciglio di una strada trafficata con un grosso cartello con su scritto “sono un bullo, se odi i bulli suona il clacson”. È successo in Florida. Tempo fa un altro genitore americano punì il figlio bullo facendolo andare a scuola di corsa sotto la pioggia. I giornali italiani scrivono “per punire il figlio bullo lo fa bullizzare”. A prescindere dalla scarsa precisione terminologica del titolista, queste sono modalità educative brutali e assurde. I ragazzi devono essere puniti quando sbagliano, ma non è questo il modo. 
Sembrano punizioni esemplari, ma bullizzare il bullo non fa che rafforzare nel minore l’idea che l’unica legge valida sia quella del più forte, oltre ad aumentarne la frustrazione e la rabbia repressa.

Ci sarà una via di mezzo tra coccolare delle super-star super viziate e mai responsabili e umiliare i bulli usando le loro stesse armi.

La verità è che se devi insegnare a tuo figlio a non essere violento, tu per primo devi essere non violento. Non è facile. La strada più breve sembra quella del contrappasso. Ma la sfida educativa consiste esattamente nel trovare i giusti modi e le parole per in-segnare (segnate dentro) con l’esempio.

Altrimenti, è come spiegare loro che le sigarette fanno male mentre gli fumiamo allegramente sul viso.

*** Guido SARACENI, docente di filosofia del diritto e informatica giuridica presso l'università di Teramo, facebook, 3 maggio 2018, qui


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giovedì 12 aprile 2018

#SENZA_TAGLI / L'università non è una gara (Guido Saraceni)

Per quanto mi riguarda, la giornata delle lauree è un giorno di lavoro non meno faticoso e stressante di altri. I candidati devono essere attentamente ascoltati, interrogati e valutati. I voti devono essere discussi, spesso anche lungamente, con una commissione di colleghi che non sempre hanno le stesse idee, la stessa sensibilità culturale o lo stesso identico orientamento in tema di voti.

Eppure, la giornata delle lauree per me è anche una giornata gioiosa. Guardando il volto dei genitori, degli amici, dei parenti accorsi per sostenere e supportare il proprio candidato, partecipo volentieri della loro felicità, ne percepisco l'orgoglio e l'emozione. Mentre il candidato parla, sono tesi come corde di violino, attenti ad ogni singola parola, con gli occhi lucidi e lo sguardo fiero. Dopo, si lasciano andare ai festeggiamenti, con tanto di cori e coriandoli.

La giornata delle lauree celebra la maturazione, la fatica e l'impegno dei nostri studenti. Ha il sapore della speranza nel futuro.

A queste cose ho pensato ieri, quando letto che una ragazza di Napoli, il giorno delle lauree, è salita sul tetto dell'Ateneo e si è lanciata nel vuoto: aveva detto a parenti ed amici che quel giorno si sarebbe laureata, ma non aveva completato il ciclo di studi.

L'Università non è una gara, non serve per dare soddisfazione alle persone che ci circondano, non è una affannosa corsa ad ostacoli verso il lavoro.

Studiare significa seguire la propria intima vocazione.

Il percorso di studi pone lo studente davanti a se stesso.

Cerchiamo di spiegarlo bene ai nostri ragazzi. Liberiamoli una volta per tutte dall'ossessione della prestazione perfetta, della competizione infinita, della vittoria ad ogni costo.

Lasciamoli liberi di essere se stessi e di sbagliare.
Questo è il più bel dono che possono ricevere.
Il gesto d'amore che può letteralmente salvarne la vita.

*** Guido SARACENI, docente di filosofia del diritto e informatica giuridica presso l'università di Teramo, facebook, 10 aprile 2018, qui


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