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domenica 28 giugno 2020

#VIDEO / Freeda meets Michela Murgia


Michela MURGIA,  1972
scrittrice, blogger, drammaturga
Freeda Meets, 27 marzo 2020, qui
video 6'50''

“A me piace attraversare strade che ancora non esistono: per renderle più sicure per chi passerà dopo”. 

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mercoledì 4 marzo 2020

#VIDEO / Contro il maschismo il piede di porco (Michela Murgia)


Michela MURGIA, 1972
scrittrice, blogger, drammaturga
Finché esiste il maschismo 
dobbiamo agire con il piede di porco
intervista di Giulia Santerini
reptv, 2 marzo 2020 
video, 5min15

Dalla presentazione:
"Ci sono sparizioni misteriose dai luoghi dove si decide la cultura, l'istruzione, la politica": Michela Murgia dà i numeri delle assenze delle donne ai vertici della magistratura, dell'università, delle aziende. 
E sottolinea: "La parità di genere dovrebbe essere garantita dall'articolo 3 della Costituzione, ma nella pratica questo si scontra con una cultura maschilista patriarcale. Le donne hanno meno diritti degli uomini, è un problema di giustizia non è una battaglia delle donne". 
E invece: "La politica non fa nulla per cambiare le cose", "la scuola propone modelli degli anni 50", "la genderizzazione dei giocattoli crea pregiudizi".

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martedì 26 novembre 2019

#CIT / Uomini e minigonne (Michela Murgia)

Michela MURGIA, 1972
scrittrice
intervistata da Flavia Piccinini, 'HuffPost', 25 novembre 2019, qui

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giovedì 8 agosto 2019

#SENZA_TAGLI / Il furto del nome di una donna (Michela Murgia)

L'anima mia magnifica il Signore
e il mio spirito esulta in Dio, mio Salvatore
perché ha guardato l'umiltà della sua serva
d'ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno beata.
Grandi cose ha fatto in me l'Onnipotente
e santo è il suo nome
Di generazione in generazione la sua misericordia si stende su quelli che lo temono
Ha spiegato la potenza del suo braccio
Ha disperso i superbi nei pensieri del loro cuore
Ha rovesciato i potenti dai troni
Ha innalzato gli umili
Ha ricolmato di beni gli affamati
Ha rimandato i ricchi a mani vuote
Ha soccorso Israele suo servo
ricordandosi della sua misericordia
come aveva promesso ai nostri padri
ad Abramo e alla sua discendenza per sempre
(La Vergine Maria, Vangelo di Luca, 1,46-55)

Questi giorni di vergogna saranno studiati sui libri di storia.
Per la disumanità, per l'odio organizzato contro l'umile, l'affamato, il debole, il perseguitato, l'emarginato che cerca giustizia. Per la gara a chi aveva la pensata più crudele. Per la pavididità dei complici di quell'odio, quelli che "ho votato, ma mi dissocio", quelli che uno stipendio da parlamentare vale più delle vite umane che avete condannato a morire in acqua, più della libertà di dissentire che avete condannato a morire in terra, più di tutta la storia che state sporcando.
Finché avremo fiato combatteremo questa legge e la vostra disumana visione del mondo e alla fine renderete conto di ogni cosa:
dei morti in mare, della persecuzione della solidarietà, delle cariche della polizia contro chi protesta, del razzismo tornato senza più vergogna, del paese diviso e pieno di rabbia, dei soldi rubati e della paura delle persone alle quali invece che dare serenità avete venduto armi da puntare contro ogni diverso.

Quel giorno, ne sono convinta, renderete conto anche del furto del nome di una donna, Maria, che l'unica volta che ha parlato del suo Dio nel Vangelo lo ha fatto per dire da che parte stava: quella degli ultimi, mai quella di chi li perseguita.

*** Michela MURGIA, 1972, scrittrice, facebook, 7 agosto 2019, qui

immagine di Mauro Biani, 6 agosto 2019, facebook, qui

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mercoledì 17 aprile 2019

#SENZA_TAGLI / Il rogo di Notre-Dame (Raffaele Mangano, Michela Murgia, Roberto Saviano)

Lo so, era un simbolo. Fa parte delle cose che ci sono familiari sin da bambini. Però certi post disperati mi sembrano fuori luogo. Bruciò, con vero danno irreparabile per l'umanità, la biblioteca d'Alessandria. Sono andate in fumo Mosca e Londra. Le guerre hanno consumato capolavori. Ogni cosa umana è caduca per sua natura. Ha un inizio e una fine. Una grande amarezza ovvio, un grande dispiacere ovvio, ma il dolore straziante dovremmo conservarlo per quando serve davvero.

*** Raffaele MANGANO, scrittore, facebook, 15 aprile 2019, qui

° ° °
Pur nel rammarico per un'opera mirabile che va in fiamme, continuo a leggere frasi enfatiche e catastrofiste, tipo che l'incendio al tetto di Notre Dame sarebbe "un colpo simbolico al cuore dell'Europa".
Ai millenaristi della capriata evidenzierei che la struttura portante della cattedrale - parole dei pompieri e del ministro preposto, che per fortuna loro non è Toninelli - è integra e Macron ha detto che il tetto sarà ricostruito. Inoltre tutte le opere e le reliquie sono state messe in salvo e non c'è stata alcuna vittima.
Se penso che solo tra gennaio e marzo nell'indifferenza europea nel Mediterraneo sono morte 274 persone per mancanza di corridoi umanitari e per la criminalizzazione delle navi civili di soccorso, mi viene da dire che "il colpo al cuore dell'Europa" forse lo stiamo guardando dal lato sbagliato.

*** Michela MURGIA, scrittrice, facebook, 16 aprile 2019, qui

° ° °
Osservare il dolore dell’Europa e del mondo intero per le fiamme di Notre Dame ha dato conforto per la tragedia. Il dolore per l’incendio ha fatto sentire appartenenza alla storia europea, ma con Notre Dame a bruciare non è stata l'Europa. L’Europa è in fiamme? No. Credo piuttosto che l'Europa sia annegata nel Mediterraneo insieme alle centinaia di migliaia di migranti che in questi decenni sono morti senza che nemmeno ci sia giunta notizia della loro fine. L’Europa è terra di Diritto, la sua cattedrale più imponente e più preziosa è il Diritto e si sta inabissando da molto tempo. Gli 800mila esseri umani imprigionati e resi schiavi in Libia, e ora in grave, gravissimo pericolo più che nei mesi scorsi, sono il fallimento di un'idea e di un progetto, quello europeo, che va nella stessa disumana direzione di chi dice di volerla abbattere perché debole nel trattare la questione migranti. L'Europa sta affondando e, mentre ci affanniamo a sperare che una cattedrale venga ricostruita, ignoriamo le centinaia di migliaia di vite che in questo momento, anche per causa nostra, stanno vivendo l'inferno. Ha ragione Michela Murgia: il colpo al cuore dell'Europa lo stiamo guardando dal lato sbagliato.

*** Roberto SAVIANO, scrittore, facebook, 16 aprile 2019, qui


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mercoledì 16 gennaio 2019

#MOSQUITO / Insegnare non è più una virtù (Michela Murgia)

Nel moltiplicarsi in tutta Italia dei casi di insegnanti picchiati sia dagli studenti che dai loro genitori verrebbe la tentazione di ricorrere a un luogo comune e commentare come fanno gli anziani, dicendo che i tempi sono degenerati e che non esistono più le educazioni di una volta. Purtroppo è falso: i prepotenti sono sempre esistiti e la voglia di spaccare la faccia alla figura di autorità non è nata oggi.

A essere cambiato è invece il rispetto sociale intorno all’atto dell’imparare e del farlo a scuola, che fino a qualche decennio fa era l’unico modo per migliorare la propria posizione sociale se si era modesti di famiglia, ma oggi è percepito solo come pedaggio obbligatorio prima di entrare in un mondo del lavoro dove da anni ci sentiamo dire (falsamente) che “il pezzo di carta non serve a niente”. In una società dove l’ignoranza non è più un difetto, insegnare non è più una virtù.

*** Michela MURGIA, scrittrice, Scuola, insegnare non è più una virtù, 'Donna moderna', 20 febbraio 2018, qui


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mercoledì 28 novembre 2018

#SENZA_TAGLI / Mafia e maschismo, si nasce immischiati (Michela Murgia)

Succede sempre così: i giorni dopo la giornata internazionale contro la violenza maschile sulle donne parecchi uomini con intenzioni anche solidali si mettono regolarmente a dire: "però basta con questa colpevolizzazione del maschile in sé, non siamo tutti maschilisti, io per esempio non lo sono, non ho mai picchiato una donna, non voglio scusarmi per le colpe di un intero genere. Ciascuno risponda di sé." 

E' un po' più complicato di così. 

Nascere maschi in un sistema patriarcale e maschilista è un po' come essere figli maschi di un boss mafioso. Non sai nemmeno cosa sia la mafia, ma da quel momento tutto quello che mangerai, berrai, vestirai verrà dall'attività mafiosa. E' colpa tua se sei nato in casa di un mafioso? Ovviamente no. Non sei tu il capomafia, non hai fondato tu la cosca, non hai murato bambini nei piloni, non hai ucciso giudici con l'esplosivo, non spacci droga e non chiedi il pizzo a nessuno. Però vivi lì e se hai occhi e orecchie da un certo punto in poi non potrai più dire: non sapevo con chi stavo vivendo. Hai indossato gli abiti che nessuno dei tuoi amici poteva permettersi, hai studiato in scuole esclusive, quando sei stato male ti ha accolto la sanità che nessun sistema statale può offrire, non hai mai preso un pugno da un compagno né una nota sul registro quando il pugno lo hai dato tu e la gente per strada ti saluta con un rispetto che nessuna delle tue azioni giustificherebbe. Fino a quando potrai fare finta che tutto questo avvenga per ragioni diverse dal fatto che sei figlio del boss? Verrà un momento in cui avrai davanti tre scelte possibili e due sono molto chiare: tradire il boss o diventare il boss. Ce n'è però una terza, più sfumata e furba: restare "figlio del boss" senza assumersi responsabilità operative, godendo lo stile di vita che deriva dall'attività criminale senza però commettere mai direttamente un crimine. Altri uccideranno, altri spacceranno e faranno prostituire, altri si comprometteranno. Tu continuerai a dire: "cosa c'entro io? Perché guardi me? Non ho mai ammazzato nessuno, mai nemmeno tirato di coca, figurati venderla!" Per tutta la vita si può mangiare miele senza dover essere l'ape e arrogarsi il diritto di essere considerati responsabili solo delle PROPRIE azioni. 

E' innocenza? No, perché il sistema mafioso si regge da sempre sulla pacifica passività di migliaia di persone che di mestiere non fanno i mafiosi. La legittimazione della mafia è implicita nella mancanza di reazione ostile di chi accanto al mafioso vive e forse persino prospera. L'unica risposta onesta alla mafia è combattere la mafia, non lasciarla lavorare senza immischiarsi. Come nel maschilismo, si nasce già immischiati. Nessuno è innocente se crede di dover rispondere solo di sé.

*** Michela MURGIA, scrittrice, facebook, 27 novembre 2018, qui


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martedì 27 novembre 2018

#VIDEO / Potere, i due modi per annichilire il dissenso (Michela Murgia)


Michela MURGIA, 1972
scrittrice
I due modi con cui il potere annichilisce il dissenso
reptv, 25 novembre 2018
video 2min01

Come si annientano le voci scomode? La scrittrice Michela Murgia individua due strade. "Il silenzio, quello cercato dai regimi autoritari che mettono in prigione o al confino i dissidenti". E poi c'è il meccanismo opposto. "In un sistema ipertecnologico dove siamo tutti iperconnsessi, per far perdere peso a una parola basta affiancarla a milioni di altre che la soffocano e non la fanno più sentire". In questo clima "non esiste più la verità, ma le versioni". E mentre ci illudiamo di partecipare democraticamente al dibattito pubblico, l'opinione di uno vale uno, cioè vale l'altra, cioè vale niente.
(video di Andrea Lattanzi)


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martedì 20 novembre 2018

#MOSQUITO / Violenza, nell'ordine naturale (Michela Murgia)

Il nostro modello organizzativo (e di conseguenza anche politico) è quello dell’ordine naturale e in natura la violenza esiste a profusione e non subisce alcun giudizio morale. Il lupo sbrana l’agnello, ma processeremo il lupo per questo? La leonessa alpha uccide i cuccioli della capobranco precedente, ma di quel sangue le chiederemmo mai conto? Gli elefanti caricano e travolgono chi gli invade il territorio, ma nessuno li giudica criminali a causa dello loro violenza. È l’istinto a guidare la violenza, è la necessità, sono le forze primordiali del nostro stesso essere dominanti. Il dominio è violenza in sé e questo potrà anche scandalizzare le anime belle dei democratici, ma l’alternativa è essere dominati, perché in un mondo violento la violenza non è una scelta: è già lì. L’unica cosa che puoi scegliere è se vuoi agirla o subirla. Noi fascisti questo dilemma lo abbiamo risolto da tempo. Se il vulnus della democrazia è la dannata convinzione che la violenza sia l’ultimo rifugio degli incapaci, noi siamo infatti convinti dell’esatto contrario: la non violenza è il rifugio degli incapaci di riconoscere che la violenza a volte è necessaria. Se hai un nemico, devi essere disposto a tutto pur di sconfiggerlo. Se hai un capo, devi essere disposto a tutto pur di seguirlo. Se hai qualcosa o qualcuno di caro, devi essere pronto a difenderlo con ogni mezzo. Non ci sono compromessi quando ami il tuo paese, la tua gente e la tua famiglia, la tua cultura e la tua fede come se fossero le sole al mondo; e questo è un mondo, in troppi lo dimenticano, che rispetta solo quel che teme.

*** Michela MURGIA, 1972, scrittrice, Istruzioni per diventare fascisti, Einaudi, 2018


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martedì 6 novembre 2018

#SENZA_TAGLI / Non sono un facile bersaglio da manganello (Michela Murgia)

Io lo ammiro, il ministro degli interni Matteo Salvini. 
Nel giorno in cui l’italia è devastata dai disastri idrogeologici e migliaia di persone hanno perso tutto, lui tra un selfie e l’altro trova eroicamente il tempo di twittare contro gli intellettuali che lo irritano. E come non restare colpiti dal fatto che, al termine di un fine settimana in cui 6 donne sono state sequestrate, torturate o uccise in meno di 48 ore dai loro compagni o ex, lui abbia ancora abbastanza senso dell’umorismo da indicare ai suoi seguaci una donna da manganellare sui social media perché critica i suoi metodi? Purtroppo per lui io non sono un facile bersaglio da manganello, ma una persona che scrive quello che pensa e che con le sue parole può raggiungere altre persone. Stavolta forse davvero molte, se il ministro in persona sente il bisogno di intervenire irritato da quello che penso. Sono lieta di vivere ancora in un tempo in cui un intellettuale può dar fastidio a un manovratore, ma resta il fatto che sono proprio comportamenti come questo a confermarmi che il fascismo è un metodo. Peccato, perché era uno dei pochi casi in cui avrei preferito essermi sbagliata.
Buon lunedì al signor ministro, in qualunque set di selfie si trovi.

*** Michela MURGIA, scrittrice, facebook, 5 novembre 2018, qui


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sabato 3 novembre 2018

#RITAGLI / Il fascismo come metodo (Michela Murgia)

Sono convinta che il fascismo come ideologia sia riconducibile facilmente al leghismo per molte analogie, ma il fascismo come metodo ci attraversa tutti, anche chi crede di essere molto democratico. Tanto il fascismo "agito" che stiamo vedendo in queste settimane, quanto quello progettato, quando governava il centrosinistra.

[D: Il consenso che sta incontrando la linea dura nasce prima?]
Tra la "ruspa" e il "rottamiamoli", io non vedo tutta questa differenza semantica. L'altro, l'avversario politico, il nemico sociale viene comunque presentato e descritto come un residuo, un rifiuto da cui liberare la strada. La violenza come arma politica è uno dei metodi del fascismo, cosa non molto chiara anche ai democratici. (...) 

Io stessa sono sicura di avere delle tentazioni fasciste, ci son momenti in cui io ho pensato "sarebbe meglio se questa gente non votasse. (...) 

Noi scrittori dobbiamo continuare a scrivere e a fare massa critica per fare ragionare le persone. Ma il lavoro politico non spetta a noi. Attraverso l'analisi degli errori, anche gli intellettuali possono contribuire. Ma trovo sinceramente difficile credere che soggetti sulla scena politica oggi possano entrare in dinamiche serie di autocritica. C'è esigenza di un patto sociale forte, che ci tenga assieme tutti. E poi bisogna rifiutare tutte le storie che dicono noi e voi, noi e loro. La costruzione del nemico va rigettata. Avendo il coraggio di affrontare anche la perdita di consenso che ne potrà nascere.

[D: Ma questi partiti al governo hanno un enorme consenso.]
È un consenso di gente che magari non la pensa esattamente così, ma che su certe questioni è disposta a dare consenso. E ti accusa di essere radical chic, perché non hai abbastanza paura e quindi vuol dire che hai sicurezze, che hai certezze. E non stiamo parlando di un aspetto economico, ma anche del fatto che tu possiedi 20 parole in più, riesci a pensare la realtà con quelle venti parole in più.

*** Michela MURGIA, scrittrice, autrice di Istruzioni per diventare fascisti, Einaudi, 2018, da Zita Dazzi, Murgia-Janeczek: "Attenti al fascista che è in noi", 'la Repubblica', 31 ottobre 2018, qui


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domenica 10 giugno 2018

#VIDEO /Istruzioni per diventare fascisti (Michela Murgia)


Michela MURGIA, 1972
scrikttrice
Istruzioni per diventare fascisti
Repidee, Bologna, 9 giugno 2018
video 53min47

«Il fascismo è un metodo», dice con convinzione Michela Murgia. E ce ne dà dimostrazione.
Tra l'ironico e il serio, un intervento intellettualmente gustoso e quanto mai formativo (per logica, profondità, precisione) su cosa è fascismo.
Una cinquantina di minuti indispensabili: per alimentare gli anticorpi contro i tempi che stiamo vivendo. (mf)

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sabato 26 maggio 2018

#MOSQUITO / Futuro, nel passato (Michela Murgia)

L'unico futuro possibile è nella consapevolezza del passato. Senza l'elaborazione di una memoria comune ogni momento è una trappola che non ci trova mai pronti.

*** Michela MURGIA, scrittrice, citata da Raffaella De Santis, Gli scrittori sul palco di Repubblica delle Idee, 'la Repubblica', 20 maggio 2018, qui


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mercoledì 2 maggio 2018

#SENZA_TAGLI / Assurdo come il male (Michela Murgia)

Quante sono le probabilità che, in pochi anni, in una città come Firenze due italiani che tra loro nemmeno si conoscono prendano una pistola e sparino al primo senegalese che gli capita a tiro? E quante sono le probabilità che entrambi i senegalesi uccisi si fossero sposati con la stessa donna, rimasta vedova due volte nel medesimo tragico modo? Pochissime, forse nessuna, ma la vita non si cura dell’improbabile e Rokhaya Mbengue detta Kenne, la donna a cui una mano armata italiana ha ucciso in sette anni entrambi i compagni di vita, lo ha imparato nel peggiore dei modi.

Per lei nel 2009 in Senegal è cominciata una storia che in Italia, terra da cui i nostri nonni e bisnonni sono emigrati verso ogni dove, conosciamo molto bene: gli uomini partono a cercare lavoro, le donne restano a casa ad aspettare e a crescere i figli, nella speranza che le cose migliorino e ci si possa ricongiungere. Così, mentre Kenne restava in Senegal con la sua bambina, suo marito Samb Modou arrivava in Italia per cercare lavoro e provare a offrire loro un futuro migliore. Non ci sarebbe stato invece alcun futuro per Samb: una mattina Gianluca Casseri, fascista, razzista e militante di Casa Pound, che odiava gli immigrati, è andato al mercato e ha sparato ai primi neri che gli sono capitati a tiro.

Tra i due morti c’era lui, Samb, il marito di Kenne. «Un tragico caso» hanno scritto i giornali, una fatalità che non significa niente; «l’Italia non è razzista» ha commentato il sindaco, «Casseri era un pazzo esaltato come ce ne sono ovunque». Forse era così, forse no, ma per Kenne non era importante. «La mia vita si è spezzata, ho pensato che non mi sarei mai più ripresa». Quel tipo di vuoto non si riempie mai veramente, ma Kenne ha dovuto essere più forte del dolore anche in nome della figlia Fatou, rimasta senza padre e senza sostegno economico per crescere. Su consiglio della famiglia, quella donna ferita appena trentenne si è risposata con un cugino del marito morto, Idy Diene, un uomo gentile sulla cinquantina, che si trovava in Italia dal 2001 e si era occupato delle pesanti burocrazie necessarie al rientro della salma di Samb.

Diene si era rivelato subito una scelta fortunata: non solo l’aveva riscattata dalla condizione di vedova, ma da mesi si era già assunto la responsabilità di mantenere lei e la bambina. Un nuovo inizio per lei, ma stavolta Kenne non ha voluto stare lontana da quel marito devoto e protettivo: accolta dalla comunità senegalese, è riuscita ad arrivare in Italia e a trovare lavoro come badante nella stessa Firenze dove una mano razzista le aveva ucciso il primo compagno. Vite non facili le loro: lavori pesanti, gli sguardi diffidenti di un Paese che negli immigrati vede sempre più una minaccia, precarietà assoluta a dispetto dell’età di Diene che avanza, ma comunque sono insieme. 

Poche settimane fa, però, Roberto Pirrone, un pensionato fiorentino pieno di debiti, prende un’arma da fuoco ed esce per strada con l’intento annunciato di uccidersi; lungo la strada cambia idea, si mette a scegliere un altro bersaglio e alla fine spara a un ambulante senegalese, qualcuno la cui vita gli deve forse essere parsa valere persino meno della sua. Con rabbia gli scarica addosso tre colpi e molti altri lo mancano, quando è già ferito a morte. L’ambulanza arriverà dopo pochi minuti, ma da fare non ci sarà più nulla. Quell’uomo mite che vendeva ombrelli e fazzoletti all’angolo di uno dei ponti da cartolina di Firenze era Idy Diene. Il dolore di Kenne, l’assurdità di questa nuova perdita e la paura della comunità senegalese avrebbero dovuto suggerire alle istituzioni della città una vicinanza immediata e una presa assoluta di distanza dall’ipotesi di un altro omicidio razzista, ma per molte ore questo non accade e l’indifferenza e il silenzio scatenano la protesta spontanea della comunità senegalese, impaurita da queste sparatorie e addolorata per i suoi morti innocenti. 

Il corteo dei connazionali di Diene e Kenne attraversa le vie, rovescia qualche fioriera, poi si placa impotente. Paradossalmente chi aveva taciuto per la morte di Diene trova invece pronte parole di biasimo per i danni alle suppellettili cittadine causati da quella protesta. La comunità senegalese li ripagherà pochi giorni dopo con una colletta al suo stesso interno, ma la differenza morale tra chi protestava per un innocente assassinato e chi si preoccupava dell’arredo urbano deve restare, perché significa che quella morte è qualcosa di più di un semplice fatto di cronaca come mille altri. 

L’omicidio di Diene ha coinciso con le elezioni che hanno visto crescere le percentuali dei partiti xenofobi ed è avvenuto ad appena due giorni dalla morte del giovane e amatissimo capitano della Fiorentina: nel lutto cittadino dedicato a quella perdita c’è stato bisogno che si mobilitassero persone da tutta Italia per dire a Kenne e ai suoi connazionali che questo è un Paese dove la solidarietà e l’accoglienza sono più forti del razzismo. Per ora, almeno. Dopo anni di discorsi pubblici dove gli immigrati sono stati indicati come colpevoli dei problemi degli italiani impoveriti, la temperatura sociale dell’Italia è cambiata anche nella rossa Toscana. Dire che l’uomo che ha sparato a Idy Diene «non era un militante di destra» non significa che quella morte è casuale. Significa che non c’è più bisogno di essere razzisti per credere che gli stranieri siano la causa dei problemi del Paese e che ucciderli, cacciarli o sperare che muoiano in mare mentre arrivano sia la soluzione.

*** Michela MURGIA, scrittrice, Assurdo come il male, 'Messaggero di sant'Antonio', 21 aprile 2018, anche in facebook, 27 aprile 2018, qui


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martedì 1 maggio 2018

#SENZA_TAGLI / La maestra, quando avevo dieci anni (Michela Murgia)

Quando avevo dieci anni maestra Lucia intercettò un bigliettino che avevo scritto al mio compagno di classe Giorgio Pili
Era un appassionato messaggio d'amore, una di quelle cose che diventavi rossa a scriverla, figuriamoci a pensare che qualcuno l'avrebbe letta. Lei la recitò ad alta voce davanti a tutti affermando che dichiararsi a un maschio non era un comportamento stimabile in una signorina. Compresi che - poiché in quanto femmina mi portavo addosso lo stigma di essere desiderabile - ci mancava pure che vi aggiungessi quello di essere desiderante. Qualcosa in me, in qualche misterioso anfratto dell'anima, quel giorno le ha creduto per sempre.

*** Michela MURGIA, scrittrice, facebook, 28 aprile 2018, qui


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lunedì 1 gennaio 2018

#MOSQUITO / 2018, quattro vorrei (Michela Murgia, Roberto Vecchioni, Antonio Manzini, Valeria Parrella)

VORREI un 2018 antifascista, intendendo per fascista tutto quello che banalizza la realtà con la pretesa di semplificarla, che preferisce il capo che comanda al leader che ispira, che crede che nemico e avversario siano la stessa cosa e che pensa che l'identità sia una cosa che non cambia più.
*** Michela MURGIA, scrittrice, 'Robinson', 31 dicembre 2017

° ° °
VORREI che gli ignoranti fossero additati, quelli 'chissenefrea' e, peggio del peggio, quelli 'ho trovato me stesso', che era meglio se lo perdevano. Vorrei che i ciclisti dei marciapiedi la smettessero di sentirsi minoranza perseguitata. Che i perdenti una volta vincessero Che la tecnologia fosse presa per ciò che è: un barlume che rischiara ombre di verità irraggiungibili.
*** Roberto VECCHIONI, cantautore, insegnante, scrittore, 'Robinson', 31 dicembre 2017

° ° °
PER L'ANNO NUOVO non voglio fare auguri solenni, mi basterebbero due cose molto semplici: che il profitto non sia il fine delle azioni degli esseri umani e che la gente la smetta di rompere i coglioni. E' tutto lì. Guerre, carestie, ingiustizie, malaffare, criminalità, possesso di armi, tutto ciò nasce da queste due inclinazioni umane, eliminate le quali si vivrebbe meglio.
*** Antonio MANZINI, scrittore,  'Robinson', 31 dicembre 2017

° ° °
L'AUGURIO E' che l'anno che verrà sia più dolce ai bambini: che quei 220 mila minori in Italia per cui la mensa scolastica è l'unico pasto della giornata siano sollevati dalla povertà, che quelli che partono da terre lontane arrivino sicuri nei nostri porti attraverso i corridoi umanitari, che quelli nati sul nostro suolo siano automaticamente (non temperatamente) italiani. Sono tre cose facili facili, basta votarle.
*** Valeria PARRELLA, scrittrice,  'Robinson', 31 dicembre 2017


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sabato 14 ottobre 2017

#SENZA_TAGLI / Abusi sessuali e 'denunce subito' (Michela Murgia)

Gli abusi sessuali non sono abusi di desiderio, ma di potere, nascono cioè in situazioni in cui il dislivello di forza del molestatore è tale che la donna che subisce la molestia rischia di più a parlare che a stare zitta. 
Per questo non ha senso il facile giudizio di chi dice che la donna "doveva denunciare subito": a gridarlo sono le stesse persone che con tutta probabilità non le crederebbero se lo facesse. Un abuso sessuale lo denunci quando sei più forte di chi ti ha molestata, non quando sei più debole e oltre all'abuso dovrai pagare anche il prezzo della perdita del lavoro, dell'isolamento sociale, del giudizio morale e della tua stessa vergogna. La verità è che se fossi nella posizione di denunciare, probabilmente non saresti nella posizione di essere molestata. 

*** Michela MURGIA, scrittrice, facebook, 13 ottobre 2017, qui - A proposito della denuncia di Asia Argento (e di altre) di molestie sessuali nei confronti del produttore cinematografico statunitense Harvey Winstein, vedi Michela Murgia, Io sto con le vittime, 'Donna Moderna', 12 ottobre 2017, qui


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mercoledì 13 settembre 2017

#SENZA_TAGLI / Mi succedono cose (Michela Murgia)

- Tu vai dall'analista, giusto?
- Da tre mesi. Perché?
- Pensavo che forse pure io dovrei andarci. Mi succedono cose.
- Tipo?
- Hai presente quella cosa che ti svegli d'improvviso con gli occhi sbarrati e l'assoluta certezza di essere in pericolo ma non sapresti dire il perché? Non so manco che nome darle. Come la chiameresti tu?
- Mh... vita, credo.

*** Michela MURGIA, scrittrice, facebook, 12 settembre 2017, qui
https://it.wikipedia.org/wiki/Michela_Murgia


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