venerdì 30 settembre 2016

#SPILLI / Rispetto, occorre guadagnarselo (M. Ferrario)

Scrive sul suo blog un vecchio collega amico che ha deciso da anni, meritoriamente, di dare voce in rete ai cittadini, stimolando chi legge a sviluppare analisi critiche, possibilmente meditate e argomentate:
« Chi ha assistito al recente, surreale confronto televisivo fra Marco Travaglio e Matteo Renzi ha certamente notato l’imbarazzante postura del primo che, non solo si rifiutava di guardare negli occhi il secondo, sfuggendone lo sguardo, ma stava seduto di fronte a Lilli Gruber come se il suo interlocutore non esistesse, tanto che prima la conduttrice lo ha invitato a rivolgersi a lui e poi lo stesso Renzi ha dovuto agitare la mano e dire: “sono qui”. Col linguaggio del corpo Travaglio stava affermando che lì accanto c’era il diavolo e lui non voleva aver nulla a che fare con lui. (...)
C’è un’evidente analogia fra il comportamento di Travaglio verso Renzi e quello dei 5 Stelle verso Pizzarotti e cioè il mancato rispetto delle Istituzioni che gli interlocutori da loro ignorati presiedono: il Governo italiano e la Città di Parma. Non è con questi presupposti che i 5 Stelle possono aspirare a guidare il Paese ( e che Travaglio può rendersi realmente credibile). »
*** Roberto BARABINO, Travaglio e i travagli dei 5S, blog 'la politica dei cittadini', 30 settembre 2016, qui)
Stimo Travaglio (la sua 'schiena dritta', la sua conoscenza iper-documentata dei fatti, la sua logica ineluttabile), ma, poiché non sono fan di nessuno, non faccio il tifo neppure per lui, né mi assumo il ruolo di suo avvocato difensore (posto che ne abbia bisogno).

Però mi vengono immediate alcune considerazioni: che muovo da cittadino, con una sua visione critica, consapevolmente parziale e indipendente, ma non 'terzista', e perciò sempre più solitaria e insofferente nei confronti di qualunque aggregazione politico-partitica, Grillo e i suoi fan in primis.

Vero che, nell'incontro richiamato, è apparsa una qualche reticenza di Travaglio a guardare in faccia l'interlocutore. Come immaginato da Barabino, questa ritrosia potrebbe essere imputata a un atteggiamento, più o meno consapevole, di voluta e superiore distanza/diversità di Travaglio verso Renzi: della serie 'non confondiamoci'. 
Ma è pure noto che in televisione i faccia-a-faccia sono sempre artefatti: anche se non hai frequentato i corsi appositi che te lo insegnano, chiunque sa che in quel contesto pubblico-spettacolare non conta tanto 'con chi' parli, ma conta soprattutto ciò che dici: l'altro è uno stimolo per svolgere le tue considerazioni e non è 'realmente' il soggetto di una 'relazione', perché il tuo vero interlocutore è chi sta dietro lo schermo. Insomma, nella situazione particolare televisiva, l'incontro non è un incontro. Ed è per questo che lo sguardo, se mai, si fissa sulla lucina rossa che ti riprende, oppure, come in questo caso, vista la consuetudine (questa sì 'relazionale') di Travaglio con la conduttrice, per le regolari apparizioni settimanali in 'Otto e mezzo', privilegia la Gruber rispetto a Renzi. 
Dunque, come sempre, le interpretazioni sulla postura, tanto care agli 'psicantropi', sono da farsi con le molle. 

Ma accettiamo pure la lettura che ne fa Barabino: Travaglio, come tutti i 5Stelle, si sente 'superiore' e manca di rispetto verso persone e istituzioni (tra parentesi, è la vecchia accusa al Pci per quel senso di 'diversità' che faceva essere diverso il Pci, nel bene e nel male, da tutti gli altri partiti; e ha permesso al Pci, se non di non rubare, almeno di rubare meno degli altri: e infatti era l'accusa principe che gli lanciava il Psi di Craxi. Quando è finita la 'diversità', abbiamo visto com'è finita la 'non-diversità': tutto è diventato 'come gli altri'...).

Francamente, la presunta mancanza di rispetto istituzionale mi pare azzardata. 
A me hanno insegnato che le istituzioni, come gli uomini, se vogliono essere rispettate, devono essere rispettabili. 
Perché il rispetto si dà se c'è: se viene meritato.
E' come l'autorevolezza: ti viene data se te la sei conquistata sul campo. Non sta in capo a una persona, o a una istituzione, come un attributo a priori, compreso automaticamente nella persona o nella carica. A priori è doveroso concedere solo, fino a prova contraria, quella fiducia che, diversamente dalla fede, viene appunto verificata nei fatti. Se non ci sono i fatti, o se prevale l'inganno sui fatti, la fiducia non c'è più.

Francamente non mi pare che 'questo' rispetto, che è poi l'unica forma vera di 'rispetto rispettabile', sia oggi, in generale, attribuibile ai politici, alla politica, alle istituzioni. 
Se no, non avremmo i problemi che abbiamo e che anche Barabino, nel suo blog, analizza e stigmatizza.

Quando Renzi, chiamato il Bomba fin da piccolo per le panzane raccontate ai compagni di liceo, dice ancora oggi, ogni giorno, nel ruolo che ricopre di presidente del Consiglio, che ci mette la faccia senza mai indicare quale delle sue molte facce ogni volta intende usare, il problema forse non è un giornalista che non lo guarda a sufficienza.
Magari il problema è che io, come tanti, in quanto cittadino di una democrazia che vorrebbe ancora essere democrazia (e non suddito di una oligarchia sempre più ridotta agli spazi di un 'uomo solo al comando') mi sento preso in giro: dalle cose che vengono dette (e disdette) e dalle cose che vengono fatte (e disfatte), con una coerenza di azioni che privilegia solo la convenienza personale in termini bruti di potere e successo. 
E' allora che si apre, per me almeno, una divaricazione un po' schizofrenica. 
Certo, sono 'costretto' a rispettare come giuridicamente legittimo il ruolo ricoperto di presidente del consiglio. Ma, sul piano della legittimazione personale, ho qualche difficoltà a iscrivere la persona nella carica, che considero per sua natura ovviamente 'alta', di Presidente del Consiglio. 
E infatti, per indicare, oggi, la funzione di chi la occupa, mi ritrovo a usare le minuscole e rimando le maiuscole al mio wishful thinking. 
Lo faccio per rispetto. Della funzione.

*** Massimo Ferrario, Rispetto, occorre guadagnarselo, per Mixtura

Riccardo MANNELLI
'Il Fatto Quotidiano', 30 settembre 2016

#MOSQUITO / Crescita, il mito (James Hillman)

La psicologia trova molto gradevole questo espediente concettuale della Grande Madre e di suo Figlio, per cui ogni mutamento psichico è visto come sviluppo e ogni processo come segno di 'crescita'. Questa filosofia ci fa tornare tutti bambini e, per quanto l'infanzia sia per i cristiani e per i romantici una condizione privilegiata, la filosofia o la fantasia della crescita rende però la psicologia maternamente materialistica e infantile. La nozione di crescita costituisce in effetti un corretto punto di vista e una metafora necessaria per quel che riguarda l'infanzia, ma in un adulto crescita significa anche eccesso, sovrappeso, sovrappopolazione, cancro, escalation, ipercapacità distruttiva nucleare. E' così che il concetto di crescita è divenuto la sciocca metapsicologia di un uomo pingue in una cultura in declino.

*** James HILLMAN, 1926-2011, psicologo, psicoanalista, filosofo statunitense, fondatore della psicologica archetipica, Trame perdute, 1975, Raffaello Cortina, 1985 


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#SPOT / Prima leggerai questo

(via facebook)

#SGUARDI POIETICI / Dal mio cuore al tuo (Hinmaton Yalaktit)

Se potessi offrirti, stamani, il regalo più prezioso
sarebbe un tempo senza inizio e senza fine.
Una vita colma di buona salute e di quella pace e gioia interiore
che possono provenire solamente dallo spirito.
Sarebbe purezza nei tuoi pensieri e nelle tue parole
affinché nulla ti possa avvicinare che non sia bellezza.
Sarebbe un sonno profondo e un respiro di dolce serenità.
Sarebbe comprensione dell’abisso che c’è tra il materiale
e lo spirituale – cosicché rabbia e frustrazione
si dissolverebbero in un caldo rifugio d’Amore.
E tu saresti per sempre il più fedele degli amici…
non per me ma per te stesso.
Tutti i frutti della vita germogliano nel cuore
così questo mio dono è
dal mio cuore al tuo.

*** Hinmaton YALAKTIT (che in lingua nimíipuu significa Tuono che rotola dalla montagna), detto Capo Giuseppe, della tribù dei Nasi Forati, 1840-1904, Dal mio cuore al tuo, in blog ‘Poesia e altro’, 4 marzo 2012, qui
Anche in 'losguardopoIetico', n. 146, 22 agosto 2013

#VIDEO / Sulla Riforma Costituzionale (Salvatore Settis)


Salvatore SETTIS, 1941
archeologo e storico dell'arte
Sulla Riforma Costituzionale
Intervista di Luca Sommi
video 3min14

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#MOSQUITO / Costume di partito


Ciro Pellegrino, giornalista
'facebook', 28 settembre 2016

#SENZA_TAGLI / Leadership, non è alzare la voce (Stefano Greco)

Qualcuno è ancora convinto che dimostrare la leadership significa alzare il tono della voce e i toni della discussione. La forza della vera leadership consiste invece nell'aver realizzato fatti concreti, utili ed etici che si dimostrano da soli senza bisogno di parole o commenti.

*** Stefano GRECO, consulente, formatore, saggista, 'facebook', 24 settembre 2016, qui


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giovedì 29 settembre 2016

#PIN / Metterci la faccia (MasFerrario)


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#SPOT / Viti e cacciavite

(autore sconosciuto
immagine tratta da un sito persiano, qui)

#HUMOR / Stendin ovation

(via pinterest)


#SPILLI / Loro due, e Dorian Gray (M. Ferrario)

Mauro BIANI
'il manifesto', 19 gennaio 2014

Senza nulla togliere all'intuito e alla bravura di Mauro Biani (che considero uno dei migliori 'vignettisti' in circolazione), mi permetto di dire che non era poi tanto difficile: già nel gennaio 2014 (quasi due anni fa...) bastava avere occhi e si sarebbe visto il 'quadro' che ancora oggi troppi faticano a vedere. 

Ora però dovrebbe riuscire pressoché impossibile, osservando questo originale ritratto di Dorian Gray, non cogliere, come sovrapposti all'immagine, alcuni fatti precisi di questi due anni che danno ancora più ragione al quadro. 
Solo per citarne alcuni: l'abolizione dell'Imu per i redditi massimi, l'abolizione dell'art. 18, la proposta di riforma costituzionale (simile a quella berlusconiana, già bocciata dai cittadini nel 2006), le varie regalie per segmenti particolari  di popolazione elettoralmente utile, e, ultima di questi giorni, la disponibilità a realizzare il Ponte sullo Stretto di Messina, con relativo furto conclamato di copyright al maestro ispiratore.

Ma lo so, il punto è che per vedere, occorre voler vedere. E qualche volta disilludersi. O accettare le delusioni. 

Oppure decidere che va bene così. 
E allora però si plauda, senza ipocrisia, alla felice 'corrispondenza di amorosi sensi'.
Così finalmente ci saremo liberati del famoso timore di Giorgio Gaber (che rese celebre un'espressione del più sconosciuto Giampiero Alloisio) quando disse: "Io non temo Berlusconi in sé, temo Berlusconi in me" (vedi qui). 
Altro che paura: ci siamo riusciti. 
Allegria!

*** Massimo Ferrario, Loro due, e Dorian Gray, per Mixtura

#SGUARDI POIETICI / Non posso darti soluzioni per tutti i problemi della vita (Anonimo)

Non posso darti soluzioni per tutti i problema della vita,
né ho risposte per i tuoi dubbi o timori,
però posso ascoltarti e condividerli con te.

Non posso cambiare né il tuo passato né il tuo futuro.
Però quando serve starò vicino a te.

Non posso evitarti di inciampare,
posso solamente offrirti la mia mano perché ti sostenga e non cada.
La tua allegria, i tuoi trionfi e i tuoi successi non sono i miei.
Però gioisco sinceramente quando ti vedo felice.

Non giudico le decisioni che prendi nella vita.
Mi limito ad appoggiarti, a stimolarti e aiutarti se me lo chiedi.

Non posso tracciare limiti dentro i quali devi muoverti,
però posso offrirti lo spazio necessario per crescere.

Non posso evitare la tua sofferenza, quando qualche pena ti tocca il cuore,
però posso piangere con te e raccogliere i pezzi per renderlo forte di nuovo.

Non posso dirti né chi sei né chi devi essere.
Solamente posso volerti come sei ed essere tuo amico.

In questi giorni pensavo ai miei amici e amiche
e in quel momento sei apparso tu.
Non eri né in alto né in basso né in mezzo.
Non aprivi né chiudevi la lista.
Non eri né il numero 1 né l'ultimo numero.
E tanto meno ho la pretesa io di essere il primo, 
o il secondo o il terzo della tua lista.

Basta che mi vuoi come amico.


*** Anonimo, Non posso darti soluzioni per tutti i problema della vita, traduzione e scansione in versi di mf. Testo spesso falsamente attribuito in rete a Jorge Luis Borges, ma di autore sconosciuto. Nel febbraio 2016 anche il presidente del consiglio Matteo Renzi, in un intervento a Buenos Aires, è incorso in una gaffe clamorosa recitando la poesia e attribuendola a Borges (17 febbraio 2016, qui)


Testo originale (qui)
No puedo darte soluciones para todos los problemas de la vida,
ni tengo respuestas para tus dudas o temores,
pero puedo escucharte y compartirlo contigo.
No puedo cambiar tu pasado ni tu futuro.
Pero cuando me necesites estaré junto a ti.
No puedo evitar que tropieces.
Solamente puedo ofrecerte mi mano para que te sujetes y no caigas.
Tus alegrías, tus triunfos y tus éxitos no son míos.
Pero disfruto sinceramente cuando te veo feliz.
No juzgo las decisiones que tomas en la vida.
Me limito a apoyarte, a estimularte y a ayudarte si me lo pides.
No puedo trazarte limites dentro de los cuales debes actuar,
pero si te ofrezco el espacio necesario para crecer.
No puedo evitar tus sufrimientos cuando alguna pena te parta el corazón,
pero puedo llorar contigo y recoger los pedazos para armarlo de nuevo.
No puedo decirte quien eres ni quien deberías ser.
Solamente puedo quererte como eres y ser tu amigo.
En estos días pensé en mis amigos y amigas,
entre ellos, apareciste tu.
No estabas arriba, ni abajo ni en medio.
No encabezabas ni concluías la lista.
No eras el numero uno ni el numero final.
Y tampoco tengo la pretensión de ser el primero,
el segundo o el tercero de tu lista.
Basta que me quieras como amigo.

#MOSQUITO / Cose vere, non le maschere (Alda Merini)

Amo le cose vere... non amo le parrucche… figuriamoci le maschere!
L’unica maschera concessa nella vita è nascondere il proprio dolore dietro un sorriso per non perdere la propria dignità!

*** Alda MERINI, 1931-2009, poetessa, aforista, scrittrice, L'altra verità. Diario di una diversa, Rizzoli, 2006


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mercoledì 28 settembre 2016

#CIT / L'apatia della psiche (Umberto Galimberti)

Umberto GALIMBERTI, 1942
filosofo e psicoanalista di matrice junghiana
citazione tratta da 'wise society', 6 settembre 2011, qui

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#SPOT / Successo

(via facebook)

#FAVOLE & RACCONTI / Gambadilegno e il bambino di quinta elementare (M.Ferrario)

C'erano tutte le autorità, schierate sul palco: il sindaco, il capitano dei carabinieri, il vescovo. E poi il gonfalone del paese e la bandiera nazionale. E di lato, pronta a suonare, la banda, con gli ottoni che mandavano lampi che accecavano gli occhi.

La giornata tiepida di sole aiutava a festeggiare. 

Nella piazza, la gente ascoltava in silenzio le parole che il sindaco stava leggendo: le aveva accuratamente preparate la sera prima, scrivendo e riscrivendo il testo sino a notte fonda. 
Lo conoscevano tutti per la sua simpatica rozzezza e la scarsa dimestichezza con penna e libri: il suo punto forte era la volontà di darsi da fare per il bene di tutti. E in realtà ci riusciva. Sapeva organizzare le attività del comune e fare miracoli con le poche risorse che la municipalità aveva a disposizione e proprio per la sua capacità appassionata riusciva in buona parte a soddisfare i bisogni dei compaesani. Per questo era benvoluto e votato con convinzione.

Il discorso, pure con qualche caduta nella solita retorica stucchevole che fa da contorno a simili celebrazioni, aveva toccato il cuore. Del resto anche il sindaco sapeva, pur senza essere un esperto di seduzione come i politici più navigati, che quando si esaltano i buoni sentimenti e i valori antichi, magari ricorrendo alle maiuscole (la Bontà, la Generosità, l'Altruismo, l'Eroismo), si è sicuri di ottenere l'applauso. 
E infatti l'applauso era stato scrosciante. 
Anche se, per la verità, in questo caso era davvero sincero, perché non tanto diretto a chi aveva parlato, quanto alla persona che con la sua statura troneggiante stava ferma e impettita tra il colonnello dei carabinieri e il vescovo: un po' imbarazzata e a capo chino, chiaramente a disagio per l'omaggio che sentiva giungergli, autentico e non retorico.

In effetti, l'episodio accaduto il mese prima e per il quale appunto era stata indetta la celebrazione, non poteva non suscitare le emozioni che si erano create in quella piazza.
La gente ricordava ogni fotogramma. 
Perché nessuno, il mese prima, aveva voluto mancare di partecipare alla tradizionale Festa del Patrono. Avevano girato tra le bancarelle disseminate per le vie del paese, si erano fermati a guardare gli artisti di strada che dipingevano, ballavano, mimavano e costruivano al momento cagnolini gonfi d'aria da offrire in regalo ai bambini, avevano gustato assaggini di carne e di pesce e bevuto birre artigianali sui tavoli all'aperto disposti lungo il fiume per l'occasione. 
Insomma, era stata una giornata felice.

Fino a quando non era accaduto ciò che ora stavano appunto ricordando.

Una bambina che guidava la carrozzina della nonna, che da anni aveva le gambe paralizzate, sul ponte principale del paese, era stata incuriosita da un gruppo di anatroccole che nuotavano nel fiume, una dietro l'altra, al seguito di mamma anatra. 
Aveva fermato la carrozzina e lasciato la nonna per un attimo, dicendole che voleva dare un'occhiata al fiume. 
Poi, senza rendersene conto, si era sporta troppo per vedere il passaggio dei piccoli animali sotto l'arcata del ponte ed era caduta in acqua, proprio nel punto in cui il fiume, più largo e profondo, formava spesso dei gorghi.

Il corteo di gente che si trovava lì vicino sentì il tonfo e le urla della bambina: tutti si affacciarono al muretto, gridando a loro volta. 
In un attimo, ci fu il passaparola e la folla fu percorsa da un brivido. 
Tra coloro che erano più vicini all'accaduto, alcuni, forse spaventati per ciò che vedevano, si ritrassero e si allontanarono per non vedere più. 
Altri, osservando la bambina che annaspava, tirarono fuori dalle tasche un telefonino per chiamare i soccorsi, come se ci fosse il tempo per aspettarli. 
La maggior parte scuoteva la testa, commentando che era accaduta una cosa terribile.
E qualcuno, addirittura, si mise a scattare foto o a fare riprese con la telecamera.

Più lontano, confuso tra le bancarelle, un uomo, che aveva intuito quanto era accaduto, si fece largo tra la gente, scostando con violenza chi gli si frapponeva, e correndo verso il ponte. 
Per la verità, la sua corsa era assai impedita: lo chiamavano infatti Gambadilegno, perché zoppicava per una protesi di legno che portava da anni, a causa di un grave incidente sul lavoro. La sua stazza era maestosa e si accompagnava a un carattere ruvido, poco socievole, che incuteva timore: eppure tutti lo stimavano per la sua generosità e la sua disponibilità ad aiutare chi avesse bisogno. 

L'uomo arrivò ansimando sul ponte. 
Si affacciò e vide la bambina quasi del tutto sommersa dall'acqua. 
Valutò subito che il pericolo, in quel momento, non erano i gorghi, piccoli e leggeri, ma la lenta corrente che muoveva le acque verso valle. E infatti la bambina, nonostante si divincolasse per cercare di stare a galla, già veniva trasportata via dal punto di caduta. 
Non perse un secondo. 
Decise di correre con quanta più velocità possibile lungo la riva del corso d'acqua, anticipando il movimento inesorabile della corrente. 
In piedi, sulla sponda, tanti adulti, giovani, ragazzi osservavano: chiunque avrebbe potuto gettarsi nel fiume per tentare di afferrare la bambina che scivolava via galleggiando, ogni tanto trangugiando boccate d'acqua nello sforzo di gridare aiuto. Ma l'unico movimento che tutti si limitarono a compiere fu quello di ritrarsi per lasciar passare Gambadilegno che correva all'impazzata. 
Quando raggiunse il punto utile, l'uomo si buttò nel fiume, sperando di riuscire ad ancorare al fondo la sua lunga gamba artificiale, così da non essere trascinato via anche lui e da riuscire a raccogliere, da fermo e ben piantato, il corpo della bambina che l'acqua stava facendo fluire via.

Così fu. 
Gambadilegno afferrò la bambina per le gambe, se la caricò in braccio, ormai svenuta e gonfia d'acqua, e raggiunse la riva più velocemente che poté per praticarle la respirazione bocca a bocca.
Quando lei vomitò tutto il fiume che si era bevuta e riprese a respirare, guardandosi in giro per riprendere contatto col mondo, Gambadilegno, esausto, si asciugò la fronte: aveva gli occhi bagnati, ma non era solo acqua, c'erano anche lacrime di gioia.

Sul palco, ora, l'uomo rivedeva il film vissuto quel giorno e provava ancora lo stessa ansia: la paura di non farcela a salvare la bambina.
Era a disagio: aveva tentato in ogni modo di rifiutare la cerimonia. Ma il sindaco non aveva voluto sentire ragioni. 
"E' importante celebrare i comportamenti esemplari", aveva ripetuto. "Per il paese, per tutti noi". 
Lui restava convinto di non aver compiuto nulla di eroico: aveva fatto ciò che dentro di sé aveva sentito di dover fare. Tutto qui. 

Ma adesso era arrivato il momento solenne. 
Il sindaco consegna la pergamena a Gambadilegno e gli appunta la medaglia sul petto. 
Poi, dopo la stretta di mano delle autorità, la bambina viene invitata a salire sul palco.
L'abbraccio tra lei e il suo salvatore, che sembrava non finire più, commuove ovviamente la piazza e sono parecchi a soffiarsi il naso.

* * *
Il giorno dopo, nella scuola del paese, una maestra assegna un tema ai bambini di quinta elementare. 
Chiede loro di descrivere la cerimonia ufficiale, cui tutti avevano assistito, ma soprattutto di esprimere il loro pensiero sul comportamento dell'eroe Gambadilegno.
Tutti i bambini si mettono a scrivere con diligenza. 

Un ragazzino, dopo neppure un minuto, sembra aver già terminato il compito. 
Si guarda in giro: è un po' impaziente e annoiato.
La maestra gli si avvicina, sorridendo. 
"Non mi dire che hai già scritto tutto...".
Il bambino le offre il foglio, senza titubanze: solo due righe, a caratteri maiuscoli.

Sulla prima riga c'è scritto: 
"Bravo Gambadilegno"
Sulla seconda riga, con dimensioni che occupano la metà inferiore del foglio e una sottolineatura marcata con il pennarello rosso, campeggia una domanda:
"E tutti gli altri?"

*** Massimo Ferrario, Gambadilegno e il bambino di quinta elementare, per Mixtura, 2016. Libera riscrittura di un testo di Pier D'Aubrighy, Il tuffo del ponte, in Pier D'Aubrighy, Il libro degli esempi, Gribaudi Editore, 1990. 


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#SPILLI / Consapevolezza di ruolo, assente (Stefano Greco e M. Ferrario)

Tra i primi concetti che la Psicologia del Lavoro insegna nelle aule di Formazione manageriale troviamo quello di "consapevolezza del ruolo professionale". 
Tradotto, significa rendersi conto prima di tutto dei comportamenti e degli atteggiamenti richiesti dal ruolo. 
Un arbitro in campo, ad esempio, deve essere molto consapevole dell'atteggiamento di imparzialità richiesto dal suo ruolo, così come da un responsabile aziendale ci si aspetta che sia consapevole delle responsabilità legate al suo modo di comportarsi. 
Scritto questo, mi sfugge il motivo per cui un Presidente del Consiglio, il cui ruolo istituzionale deve limitarsi a garantire in modo imparziale il funzionamento dei meccanismi democratici, faccia campagne a favore del SI' in un referendum popolare. 
L'inconsapevolezza del ruolo è tra le maggiori e più pericolose carenze professionali.

*** Stefano GRECO, consulente, formatore, saggista, 'facebook', 27 settembre 2016, qui

* * *
Caro Stefano, il punto non è solo che il presidente del consiglio fa campagna per una scelta di parte nel referendum popolare sulla Costituzione.
Il punto vero è che un presidente del consiglio abbia proposto/imposto, con il beneplacito/mandato vincolante di un presidente della Repubblica per la prima volta nella storia rieletto, una riforma costituzionale approntata dal governo e che nessuno si sia opposto in questi due anni (e che anzi qualcuno, prima di sganciarsi, abbia a lungo giocato all'inciucio)
Ciò che sta accadendo oggi (compreso il quesito referendario che tende all'ingannevole) è semplicemente frutto del fatto che l'attuale variegata aggregazione che si ritrova nel No referendario non ha fatto, a suo tempo, quando era in tempo, il suo mestiere di opposizione: mostrando dunque un'allarmante assenza di "consapevolezza del ruolo".
Peraltro, la 'consapevolezza di ruolo di parlamentare' avrebbe dovuto suggerire a tutti, parlamentari e vertici istituzionali, di non dar corso, né da parte del governo né da parte del Parlamento, ad alcuna riforma di tal peso (47 articoli della Costituzione da rottamare), essendo stato dichiarato il Parlamento illegittimo dalla Consulta. 
Logica e sensibilità istituzional-democratica avrebbero dovuto suggerire una immediata nuova legge elettorale, in linea con quanto sancito dalla Consulta, e l'immediato ricorso al voto dei cittadini per un nuovo Parlamento pienamente legittimato. 
Ma tant'è: non c'è più da meravigliarsi di nulla. 
E, con la perdita dei 'paletti' fondamentali logico-concettuali, abbiamo finito le parole: perché le parole non parlano più a chi ha perso la 'consapevolezza delle distinzioni di base'.

*** Massimo Ferrario, commento a Stefano Greco, 'facebook', 27 settembre 2016

* * *
Caro Massimo il tuo commento è il perfetto completamento ma arricchimento della mia riflessione iniziale. 
Abbiamo veramente finito le parole o come canterebbe Ligabue, "Ho perso le parole" :-) un abbraccio

*** Stefano GRECO, risposta a Massimo Ferrario, 'facebook', 27 settembre 2016


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#SGUARDI POIETICI / Il palinsesto (Sara Ferraglia)

Non passo mai di lì
senza alzare lo sguardo
come facevo allora
Fermavo la mia cinquecento
nel cortile e la chiamavo
Un piede sul cemento
uno nell'auto per la fretta
- a vent'anni ero sempre in ritardo -
Bastava un suo sorriso da lassù, 
dal sottotetto
Dai, sali un momento
Ma avevo solo il tempo
di un bacio con la mano
e andavo via
Oggi 
si sta formando il palinsesto 
della mia vita a strati.
Domani sarò io la figurina stanca
alla finestra del sottotetto,
in controluce.

*** Sara FERRAGLIA, Il palinsesto (a nonna Maria), 'facebook', 22 settembre 2016, qui 


dipinto di Nino L'Annunziata

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#RITAGLI / Il Ponte di Matteo, la magia della trovata (Curzio Maltese)

A volte ritornano, i fantasmi di Stephen King. Il Ponte sullo Stretto invece ritorna sempre, puntuale: eterna opera di regime incompiuta. Mezzo secolo di annunci, scandali, soldi buttati a mare o per la manutenzione di clientele non hanno evidentemente insegnato nulla. Neppure a Matteo Renzi, che ora coraggiosamente rilancia il progetto.

In effetti, ci vuole un bel coraggio per tornarne a parlare, visti i precedenti. (...)

A differenza delle piccole opere diffuse che sarebbero utili, come il famoso piano nazionale antisismico o idrogeologico, dei quali si discute soltanto il mese successivo a un terremoto o a un'alluvione, giusto il tempo delle esequie, le grandi opere inutili e i grandi eventi costosi eccitano da sempre la nostra classe dirigente. Rispondono all'idea di fondo che dal declino economico del Paese non si debba uscire attraverso soluzioni complesse, per esempio una politica d'investimenti a lungo termine su formazione, istruzione, innovazione tecnologica - tutta roba da noiosi paesi del Nord - ma con la magia latina della trovata e la fede nel miracolo. Ed ecco il governo Renzi che escogita, come i predecessori Craxi e Berlusconi, una trovata dopo l'altra, i bonus, le Olimpiadi di Roma, le grandi opere e perfino la riscrittura di quaranta articoli della Costituzione.

Se una trovata non funziona, si passa subito alla successiva, spiazzando i soliti gufi. Non s'interrompe un'emozione. Gli 80 euro o l'abolizione dell'articolo 18 dovevano far crescere l'economia italiana a livelli da boom economico? Non è così, pazienza. Vedrete che risolveremo la disoccupazione giovanile riaprendo i cantieri mafiosi sullo Stretto. E se vince il Sì al referendum costituzionale ci sarà la fila d'investitori stranieri che finora s'erano tenuti lontani per via del bicameralismo perfetto.

L'importante è alimentare la speranza. Più stupida e infondata è, più è elettrizzante. (...)

*** Curzio MALTESE, giornalista, saggista, eurodeputato, Il Ponte di Matteo, 'L'Huffington Post', 27 settembre 2016
https://it.wikipedia.org/wiki/Curzio_Maltese

LINK articolo integrale qui


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#MOSQUITO / Cuore, per imparare davvero (Carl Gustav Jung)

Soltanto se s’impara qualcosa con il cuore lo si possiede veramente. In altre parole, se ciò che s’impara non è associato ai sentimenti è così volatile che vola via...

*** Carl Gustav JUNG, 1875-1961, medico, psichiatra e psicoanalista, antropologo svizzero, La Psicologia del Kundalini Yoga, Seminario tenuto nel 1932, Bollati Boringhieri, 2004.
Anche in 'jungitalia', 'facebook', 23 settembre 2016, qui



In Mixtura altri 42 contributi di Carl Gustav Jung qui

#RITAGLI / Costituzione, una religione civile (Gian Enrico Rusconi, Piero Calamandrei)

C'è un episodio poco noto nel contesto del dibattito alla Costituente, quando Giorgio La Pira propone di inserire in un preambolo la frase «In nome di Dio il popolo italiano si dà la presente Costituzione». Per molti costituenti è in gioco la laicità dello Stato.
Memorabile l'intervento di Togliatti che dichiara di «non capire» come si possa votare Dio a maggioranza.
Calamandrei propone di menzionare eventualmente in un preambolo i «morti per la libertà e la democrazia». «Nella nostra Costituzione c'è qualcosa che va al di là delle nostre persone, un'idea che ci collega al passato e all'avvenire, un'idea religiosa perché tutto è religione quello che dimostra la transitorietà dell'uomo ma la perpetuità dei suoi ideali». 
Le sue parole ci suonano oggi forse un po' enfatiche, ma vanno nel senso di quella che chiameremmo «una religione civile».
Erano altri tempi.

*** Gian Enrico RUSCONI, 1938, storico, politologo, saggista, Il senso di Calamandrei per la religione civile, 'La Stampa', 26 settembre 2016
https://it.wikipedia.org/wiki/Gian_Enrico_Rusconi

LINK articolo integrale qui

martedì 27 settembre 2016

#SPOT / Public Speaking

(via facebook)

#HUMOR / Gatti, e umani

(via pinterest)

#CIT / Etica (Immanuel Kant)


Anche in 'aforismario.net', qui

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#SGUARDI POIETICI / Può darsi (Nâzım Hikmet)

Può darsi che io
non arrivi
a un certo giorno,
può darsi
che penzolando a un capo del ponte
lascerò cadere la mia ombra sull'asfalto...
E può darsi
che, anche dopo
quel certo giorno,
io sia ancora in vita
irsuto di bianco pelo...
Se sarò vivo
dopo quel certo giorno,
appoggiandomi ai muri
per la periferia della città
suonerò il violino e canterò una canzone
ai vecchi, intorno a me,
che, come me, saranno
sopravvissuti all'ultima battaglia.
E dovunque volgerò l'occhio,
tutto sarà allegro, splendido,
e la sera stupenda,
e ascolterò il passo di gente nuova
che intona nuove canzoni. 

*** Nâzım HIKMET, 1901-1963, poeta turco, Può darsi, 1930, da Poesie, Newton Compton, 2007, citato in 'bookraider', 10 marzo 2012, qui

dipinto di Candido Autero, 1950

In Mixtura 1 altro contributo di Nâzım Hikmet qui

#SENZA_TAGLI / Equilibrio, tra fanatismo e depressione (Bino AG Nanni)

Trovare un equilibrio tra la follia maniacale del fanatismo (che promette "tutto") e la depressione (in cui si sprofonda nel "nulla"), non è cosa facile. Tutto questo è frutto di una nostalgia insopprimibile per un paradiso irrimediabilmente perduto. 
Una volta tanto mi concedo l'auto-citazione di un verso di una mia poesia (non lo faccio mai): "una vita che non fa che fuggire / da una separazione impossibile a un incontro / un incontro che non può più avvenire".

*** Bino AG NANNI, psichiatra, 'pol.it psychiatry online', 'facebook', 26 settembre 2016, qui



In Mixtura altri 3 contributi di Bino AG Nanni qui

#LINK / Selfie e sexting, adolescenze bruciate (Enrico Maria Secci)

L’abuso di selfie, soprattutto tra i giovani e i giovanissimi, è un fenomeno esponenziale associato alla diffusione precoce degli smartphone e delle applicazioni “social” come Facebook, Instagram e Whatsapp. La possibilità di “auto-fotografarsi” in ogni ambiente e circostanza è diventata una mania che contiene in filigrana un impoverimento della qualità della comunicazione interpersonale perverso e pericoloso. (...)
Stabilito il codice dell’immagine e del consumismo relazionale basato sui disvalori del sex-appeal e dell’onnipotenza, le ragazze e i ragazzi più fragili impiegano un attimo a mostrarsi nude/i e ad abbassare la telecamera del selfie per riscattarsi l’autostima in pose pornografiche. Il sexting, inviare foto/video intime è la veloce conseguenza del selfie, e tra adolescenti e pre-adolescenti segna il passo di un fallimento psico-educativo imponente. (...)

*** Enrico Maria SECCI, psioterapeuta, Programmi di merda: le adolescenze bruciate tra selfie e sexting, 'blog therapy', 21 settembre 2016

LINK articolo integrale qui

#MOSQUITO / Ipocrisia, no (Mahatma Mohandas Gandhi)

Falsi concetti di educazione o il timore di ferire delle suscettibilità trattengono spesso la gente dal dire quello che vuole, e in definitiva la fanno approdare sulle sponde dell'ipocrisia. Ma se la non violenza del pensiero deve svilupparsi negli individui o nelle società o nelle nazioni, la verità deve essere detta, per quanto dura o impopolare essa possa apparire al momento.

*** Mahatma Mohandas GANDHI, 1869-1948, filosofo, avvocato, leader politico indiano, Antiche come le montagne, 1958 (postumo), Oscar Mondadori, 2009. Anche in 'aforismario.net', qui

lunedì 26 settembre 2016

#CIT / Collera, reprimerla (Haim Ginott)

Haim GINOTT, 1922-1973
psicologo e psicoterapeuta israeliano

#SPOT / E adesso vola

(via facebook)

#LIBRI PIACIUTI / "Un pappagallo volò sull'IJssel", di Kader Abdolah (recensione di M. Ferrario)

Kader ABDOLAH, "Un pappagallo volò sull'IJssel"
traduzione di Elisabetta Svaluto Moreolo
2014, Iperborea, 2016
pagine 418, € 19.50, ebook €9,99

C'era una volta l'integrazione
Olanda, anni 80. Un fiume, l'IJssel. Quattro paesini sulle sue rive. Un gruppo di rifugiati dal Medioriente, di cultura islamica. L'accoglienza aperta e solidale degli abitanti, di religione protestante, e l'integrazione sostanzialmente serena dei nuovi venuti nella vita tranquilla e abitudinaria del piccolo mondo contadino.
Con gli occhi di oggi, sembra irrealtà. Invece c'è stato un tempo in cui è stato possibile. Almeno finché i processi di immigrazione erano rivoli controllabili. Poi, anche in Olanda, l'omicidio di Theo van Gogh e i contraccolpi dell'attacco alle Torri Gemelle hanno messo tutto in discussione: sono esplosi reciproci radicalismi e pure sulle calme rive dell'IJssel i sentimenti di convivenza che avevano consentito un tranquillo equilibrio di tolleranza sono stati feriti. 

Impossibile citare la folla di personaggi che compongono le vicende di questo romanzo: si tratta di un intreccio di storie minute, seguite con meticolosità e passione, ma soprattutto con uno sguardo poetico, dolce e compassionevole, capace di dare un colore a tratti epico all'intero affresco.
Forse una delle figure più vivide è quella di Memed, mosso alla fuga dall'Iran inseguendo la speranza di salvare la figlia piccola, con una difficile operazione chirurgica possibile solo in Occidente, da una malattia congenita: intreccerà una relazione problematica con una olandese e lo perseguiterà il sogno di restaurare auto d'epoca grazie alla sua abilità di meccanico provetto maturata nella sua officina a Tehran.
Poi, solo per cogliere i personaggi principali, si può ricordare Lina, l'interprete che riuscirà a entrare in Parlamento dedicandosi alla difesa degli immigrati. E Kahlid, discendente di miniatori del Corano, diventato restauratore museale e apprezzato artista nel mondo gay. Quindi, Pari, giovane ribelle, sposata, che pagherà cara la sua ricerca di indipendenza. Infine i 'dodici anziani', depositari delle tradizioni, e il pappagallo che convive da sempre con una famosa guaritrice olandese: segue le vicende umane e, illuminato da un'aura fiabesca, insieme al fiume, sempre onnipresente, fa da mediatore tra le culture e porta parole e pensieri in giro tra gli abitanti del paese.

L'atteggiamento dello scrittore, misurato ma partecipe, e la tinta lirica con cui è pennellato il piccolo mondo descritto sono la cifra del libro, insieme con una narrazione 'dal punto di vista degli immigrati' che non è mai faziosa. Approccio e stile sono ovviamente facilitati dalla biografia dell'autore: Kader Abdolah è infatti rifugiato iraniano in Olanda dal 1988 ed è oggi uno degli autori più apprezzati, e premiati, di lingua olandese.

*** Massimo Ferrario, per Mixtura

https://it.wikipedia.org/wiki/Kader_Abdolah
«
Il silenzio del paese gli metteva già ansia. Era finito in quella casa per sua figlia e adesso doveva andare avanti da solo. Come faceva a riannodare il filo della sua vita? 
Da dove poteva cominciare? Non c’era niente in quel paese, nient’altro che quella chiesa e quella campana.
L’enorme campana aveva turbato non poco il suo sonno, aveva dormito tutta la notte con la testa sotto la coperta. 
E da lì l’aveva osservata attraverso la finestra. Era un tecnico, uno che saldava, segava, trapanava, montava lastre di ferro: si intendeva di ingranaggi, conosceva la forza del ferro e quella dell’umidità. Era una campana pesante, con ogni probabilità il batacchio era arrugginito e se durante un forte temporale si fosse staccata sarebbe caduta con tutto il suo peso sul tetto della casa. 
Sapeva, in realtà, che era altamente improbabile, ma aveva paura. Una paura generata da tutto quello che aveva passato nei mesi trascorsi in Pakistan prima di arrivare lì. 
Ma nel profondo del suo cuore era felice. Per la prima volta non doveva portare da solo il peso della responsabilità di sua figlia. Tutt’a un tratto un intero paese gliel’aveva tolto dalle spalle. 
Si sarebbe abituato alla campana, forse quei rintocchi sarebbero diventati perfino una parte importante della sua vita. Come l’incessante suono dei clacson delle migliaia di auto che passavano davanti al suo garage a Teheran. 
Per ora doveva avere pazienza. 
Aspettare e vedere cosa gli portava il domani. (Kader Abdolah, "Un pappagallo volò sull'IJssel", 2014, Iperborea, 2016)

Non era chiaro come avessero scoperto che quella era l’unica cabina del circondario che aveva ancora un apparecchio del vecchio tipo con cui si poteva telefonare illegalmente. 
Di solito chiamavano con monete false, o monete in cui avevano praticato un forellino in cui infilare una cordicella. Ma a quanto pareva qualcuno aveva manomesso il telefono in modo da poter chiamare gratis. 
Gli stranieri attraversavano ogni notte l’IJsselbrug, costeggiavano il fiume e si intrufolavano in paese senza far rumore. Entravano solennemente nella cabina e facevano brevi telefonate per comunicare le notizie più urgenti: «Sono arrivato. State tranquilli. Io sto bene. Voi anche?» 
Poi tornavano per la stessa strada senza parlare tra loro. 
Arrivavano da ogni angolo della terra. E dalla cabina telefonica di Zalk spedivano le loro parole forestiere nel mondo. 
La mattina erano svaniti, come svanisce al mattino la nebbia che di notte cala sul fiume. (Kader Abdolah, "Un pappagallo volò sull'IJssel", 2014, Iperborea, 2016)

Pari era coricata, i capelli pettinati stesi nel letto, non l’avevano mai vista così, senza velo. Pensavano di trovarla magra e imbruttita per via della lunga degenza, invece apparve loro ancora più bella. Attorno a lei aleggiava una pace celestiale. Solo il ticchettio delle macchine rompeva il silenzio. 
Fu l’iracheno Elmottaghi a prendere l’iniziativa, intonando sottovoce un testo arabo. Gli altri undici si unirono al suo canto, ognuno nella propria lingua. E continuarono a salmodiare invocazioni, come se la salvezza di Pari dipendesse dal loro coro armonioso. Entrando dalla finestra il sole pomeridiano rischiarava la stanza. 
Le loro parole dolci danzavano come api dorate nei raggi del sole e il mormorio delle preghiere avvolse il capo di Pari come un ronzio. Gli anziani sapevano che non dovevano fermarsi e proseguirono la loro litania. 
Un’infermiera che passava in corridoio pensò a un nugolo di insetti, chiamò due colleghe, aprirono insieme la porta ed entrarono nella stanza. Alla vista di tutti quegli uomini si spaventarono, ma quando capirono che erano rispettosamente intenti a pregare rimasero dov’erano. Pensarono che Pari fosse morta e che quegli stranieri le stessero tributando l’estremo saluto. Rimasero ad ascoltare la dolce melodia che usciva dalle loro labbra, osservando il monitor che ancora non indicava l’avvenuto trapasso. 
All’improvviso l’ago si mosse, tracciando con un rumore metallico una linea ondulata, uno zigzag di vita. Stupefatte, le infermiere guardarono Pari. E con loro grande sorpresa la videro aprire gli occhi e ascoltare. (Kader Abdolah, "Un pappagallo volò sull'IJssel", 2014, Iperborea, 2016)
»

#SPILLI / Sbruffonaggine, furbizia, stoltezza (M. Ferrario)

(1) - E la sbruffonaggine continua
«Se pensano di intimorire me, hanno sbagliato persona e se pensano di intimorire l'Italia non sanno cosa sia L'Italia»
Matteo Renzi, dai giornali, 25 settembre 2016

Precisazione: si tratta di un presidente del consiglio. 
Non di uno sbruffoncello che fa il ducetto al bar sport del paese.
(mf, 'facebook', 25 settembre 2016)

* * *
(2) - Furbi e stolti
È evidente (almeno per me, ma anche per molti) che il testo del quesito referendario è furbetto e tende all'inganno. 
Ma forse chi ha responsabilità di parlamentare e oggi protesta doveva pensarci prima: perché doveva sapere che il titolo della proposta di legge (se, come era prevedibile, si sarebbe dovuto fare appello ai cittadini per approvare o rifiutare la riforma) sarebbe finito nella scheda referendaria. 
Oggi non ci si salva la coscienza accusando chi ha per stile la furbizia di usare la furbizia come chiave dell'azione politica: se ti fai ingannare da chi, in modo conclamato, adotta comportamenti quanto meno disinvolti, prenditela (anche) con te stesso.
Per il resto, ci sono due mesi di campagna elettorale per far capire il taglio ingannevole del titolo e la sconcezza (tecnica e politica) dei contenuti della riforma.
(mf, 'facebook', 25 settembre 2016)

*** Massimo Ferrario, Sbruffonaggine, furbizia, stoltezza, per Mixtura


In Mixtura tutti i miei #SPILLI qui

#SGUARDI POIETICI / Domande e risposte (Erich Fried)

Dove abita? 
Nella casa vicino alla disperazione
Di chi è parente? 
Della morte e della paura
Dove va
quando si mette in cammino?
Nessuno lo sa
Da dove è venuto? 
Da molto vicino o da molto lontano
Quanto si fermerà? 
Se sei fortunato 
finché vivi
Che cosa pretende da te? 
Niente o tutto
Che vuol dire? 
Che è lo stesso
Che cosa dà a te
- o anche a me - in cambio? 
Esattamente quel che prende 
Per sé non riserva nulla
Ti tiene
- o mi tiene - prigioniero
o ci lascia liberi?
Può capitare
che ci doni la libertà
Esserne privi 
è bene o male? 
E’ la cosa peggiore 
che possa capitarci
Ma in fondo che cos'è
e come si può definire?
Si dice che Dio abbia detto
che lui lo è

*** Erich FRIED, 1921-1988, poeta austriaco, Domande e risposte, da E’ quel che è, 1983, Einaudi, Torino, 1988.
Anche in 'losguardopoIetico', n. 413, 8 agosto 2014


In Mixtura altri 2 contributi di Erich Fried qui

#SENZA_TAGLI / Voucher, moderno schiavismo (Stefano Greco)

Il voucher per il lavoro è il segnale che sta tornando lo schiavismo. Una società che non tutela il lavoro è l'anticiviltà per definizione. Chi difende ormai la dignità del lavoro e delle persone? Come i controllori che non controllano, cosi ci sono difensori che non difendono. E gli sfruttatori hanno buon gioco.

*** Stefano GRECO, consulente, formatore, saggista, 'facebook', 24 settembre 2016, qui

In Mixtura altri 9 contributi di Stefano Greco qui

#MOSQUITO / Incapacità, a trasferirsi individualmente nell'anima di un altro (Carl Gustav Jung)

La stragrande maggioranza degli uomini è totalmente incapace a trasferirsi individualmente nell’anima di un altro. E’ questa un’arte rarissima, che non è mai molto sviluppata. Anche l’uomo che presumiamo di conoscere meglio, e che ci conferma di essere da noi perfettamente compreso, è per noi, tutto sommato, un estraneo. E’ diverso, è un altro. Il massimo e il meglio che noi possiamo fare è di indovinare, almeno, quest’altro, rispettandolo e guardandolo dalla soverchiatrice stupidità di volerlo interpretare.

*** Carl Gustav JUNG, 1875-1961, medico, psichiatra e psicoanalista, antropologo svizzero, L’io e l’inconscio, 1928, Bollati Boringhieri, 2012


In Mixtura altri 41 contributi di Carl Gustav Jung qui

#RITAGLI / Alternativa, di sinistra (Jeremy Corbyn)

Se, come me, credete  che sia uno scandalo che qui in Gran Bretagna, la sesta più grande economia del mondo, quattro milioni di bambini vivano in condizioni di povertà e sei milioni di lavoratori siano pagati meno del salario di sussistenza; se, come me, credete che le cose possano migliorare, allora aiutateci a costruire un’alternativa genuina che investa nel nostro futuro, un futuro migliore in cui la ricchezza che noi tutti creiamo venga distribuita più egualmente.

*** Jeremy CORBYN, 1949, leader partito laburista inglese, discorso dopo la rielezione, citato da Pierpaolo Farina e Gianluca Bongino#Corbyn resta leader: la restaurazione è fallita, 'qualcosadisinistra.it', 25 settembre 2016


In Mixtura 1 altro contributo di Jeremy Corbyn qui

domenica 25 settembre 2016

#PIN / Giovani, e punti esclamativi (MasFerrario)

#CIT / La ricchezza (Vitaliano Brancati)

#VIGNETTE / Tornatene (anonimo)

(autore e fonte sconosciuti)

#SGUARDI POIETICI / Non occorre (Enzo Spaltro)

Non occorre soffrire per godere,
non occorre soffrire per lavorare,
non occorre togliere per avere 
non occorre l’obiettività per la soggettività,
non occorre monetizzare per contentarsi, 
non occorre fermare gli altri per avanzare noi. 

*** Enzo SPALTRO, 1929, psicologo del lavoro, da Il Gruppo. Sintesi e schemi di psichica plurale, Edizioni Pendragon, Bologna, 1999.
Anche in 'losguardopoIetico', n. 310, 22 aprile 2014


In Mixtura 1 altro contributo di Enzo Spaltro qui


#LINK / Italia, in approvazione la più stupida legge sulla censura in Europa (Cory Doctorow)

Dopo una serie di episodi di ciberbullismo e revenge porn (pornografia pubblicata senza il consenso delle persone coinvolte) che hanno fatto molto discutere, in Italia la camera dei deputati ha presentato una legge che si rivelerà inutile nel prevenire altri episodi simili, ma utilissima per consentire una dilagante e incontrollata censura di internet, senza norme e sanzioni contro gli abusi. (...)

*** Cory DOCTOROW, giornalista, scrittore, blogger canadese, L’Italia sta per approvare la più stupida legge sulla censura in Europa, 'internazionale.it', 23 settembre 2016

LINK articolo integrale qui

#SENZA_TAGLI / Corbyn, e la sinistra che fa la destra (Alessandro Gilioli)

Io non so se Corbyn sia destinato a perdere le elezioni perché "troppo di sinistra", come dicono tutti i media a reti unificate: è possibile. Così com'è possibile che le perderà perché non saprà declinare la protesta dei ceti medi impoveriti, che magari preferiranno la destra identitaria . O forse le vincerà, boh.
Quello che so - e che mi pare evidente - è che il blairismo è finito male: cioè che nessuno (né nel Labour né altrove) crede più al modello della sinistra che si fa liberista, che scimmiotta il suo avversario sentendosi per questo moderna e cool.
Quella roba lì è finita, morta, andata: over. Tra la rabbia e gli sghignazzi.
Ed è un discreto avviso a chi è ancora convinto, qui da noi, che sia cool e moderno fare la sinistra imitando cognitivamente e politicamente la destra.

*** Alessandro GILIOLI, giornalista e saggista, 'facebook', qui
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Vedi Enrico Franceschini, Gran Bretagna, Corbyn rieletto leader dei laburisti: "Ora dobbiamo unire il partito", 'la Repubblica', 25 settembre 2016, qui


In Mixtura altri 17 contributi di Alessandro Gilioli qui

#SENZA_TAGLI / Referendum, quesito vuoto e fuorviante ma bisognava pensarci prima (Giuseppe Civati)

Con Andrea Pertici abbiamo ricostruito il percorso che ha portato alla formulazione del quesito referendario di cui si parla molto in queste ore.
Tutta la discussione sulla scheda del referendum costituzionale prossimo venturo, in corso da qualche ora, è la solita tempesta in un bicchier d’acqua. Oltre a rappresentare un ulteriore esempio di discussione tardiva, come quasi tutte quelle che vengono fatte.

L’art. 16 della legge n. 352 del 1970 ci dice che «il quesito da sottoporre a referendum  consiste nella formula “Approvate il testo della legge di revisione dell’articolo (o degli articoli…) della Costituzione, concernente… (o concernenti…), approvato dal Parlamento e pubblicato nella Gazzetta ufficiale numero… del …?»; ovvero: «Approvate il testo della legge costituzionale … concernente … approvato dal Parlamento e pubblicato nella Gazzetta Ufficiale numero… del …».
Poiché l’attuale legge è sì di revisione di numerosi articoli della Costituzione, ma introduce anche disposizioni ulteriori, essa rientra nella seconda ipotesi, per la quale dopo il «concernente» si introduce il titolo della legge approvata dalle Camere.
Così nel 2006 il quesito era: «Approvate il testo della Legge Costituzionale concernente “Modifiche alla Parte II della Costituzione” approvato dal Parlamento e pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 269 del 18 novembre 2005?» e nel 2001 «Approvate il testo della legge costituzionale concernente "Modifiche al titolo V della parte seconda della Costituzione" approvato dal Parlamento e pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 59 del 12 marzo 2001?».
Ora, la legge costituzionale approvata lo scorso aprile, come noto, è stata proposta dal Governo (che ne ha guidato – con una maggioranza blindata, anzi costretta tra i famosi quattro paletti – tutta la fase di approvazione) con il titolo “Disposizioni per il superamento del bicameralismo paritario, la riduzione del numero dei parlamentari, il contenimento dei costi di funzionamento delle istituzioni, la soppressione del CNEL e la revisione del titolo V della parte seconda della Costituzione”.

Il quesito, quindi recherà questo titolo.

Chi si “indigna” ora per un titolo che strizza troppo l’occhio alla demagogia poteva pensarci prima. Alcuni lo avevano fatto e ci permettiamo di ricordare che siamo tra questi. In ogni caso non rimarrà che spiegare che quel titolo è vuoto e fuorviante, come risulta pezzo per pezzo. Infatti:
a)      il “superamento del bicameralismo paritario” non significa nulla tante sono le modalità con cui questa può avvenire. Peraltro il superamento del bicameralismo perfetto complica il sistema allontanandosi dall’ipotesi più semplice del monocameralismo;
b)      la “riduzione del numero dei parlamentari” è una mezza verità. I “parlamentari” infatti sono “deputati” e “senatori”, come specificato sempre nella Costituzione, e se i secondi sono ridotti a prezzo della sottrazione della loro elezione ai cittadini per affidarla ai consiglieri regionali, i primi – pari al doppio dei secondi – non diminuiscono neppure di un’unità;
c)      il “contenimento dei costi di funzionamento delle istituzioni” praticamente non c’è secondo conti fatti dalla stessa Ragioneria generale dello Stato, che li quantifica al massimo in una sessantina di milioni;
d)      la “soppressione del CNEL” è l’unica voce precisa, ma tutti devono sapere che questa sarebbe generalmente condivisa e che non si può votare una riforma così ampia perché si vuole cambiare un solo articolo;
e)      la “revisione del titolo V” è un’espressione vuota che può voler dire tutto e il contrario di tutto. E nel caso di specie si risolve nella ennesima complicazione dei rapporti tra lo Stato e le Regioni, secondo modalità che riaccenderanno il contenzioso di fronte alla Corte costituzionale, ridottosi negli ultimi anni.

In sostanza per cambiare il titolo è tardi, per spiegarlo c’è ancora tempo.

*** Giuseppe CIVATI, politico, leader di 'Possibile', Tutto quello che avreste voluto sapere sul quesito referendario, 'ciwati.it', 23 settembre 2016, qui


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