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mercoledì 31 agosto 2016

#MOSQUITO / Ironia, e sarcasmo (Beppe Severgnini)

L’ironia – o la mancanza della medesima – è un indicatore importante, quando si tratta di formarsi
un’opinione. Ho incontrato persone intelligenti senza alcun senso dell’umorismo, in vita mia. E ho incontrato persone poco intelligenti prive di ironia. Ma non ho mai incontrato persone ironiche e stupide: le due caratteristiche sono incompatibili. (...)

L’ironia è salutare, ma come tutte le cose buone va trattata con delicatezza: rischia di inacidire, e diventare sarcasmo. (...)

L’ironia è importante. Non è, come sostiene qualcuno, una forma di disimpegno. È invece un modo per rispondere all’imperfezione del mondo. È sorriderne, mentre si cerca di eliminarne un po’.

*** Beppe SEVERGNINI, giornalista, saggista, Italiani di domani, 2012, Bur, 2014
Anche in 'aforismario', qui


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venerdì 8 luglio 2016

#MOSQUITO / Giovani, vanno pagati (Beppe Severgnini)

(...) Se un ragazzo, pur di trovare un'occupazione, è disposto a lavorare gratis e un datore di lavoro è ben contento di non pagarlo, state certi: il modo si trova. Al Salone del Libro di Torino, sperando d'essere utile ai lettori più giovani, ho elaborato la Regola Pippo. È un acronimo, formato dalle iniziali di cinque suggerimenti. Lavorare gratis si può, ma devono ricorrere queste condizioni. 
Per scelta - Rinunciare al compenso è una libera scelta; ma dev'essere libera davvero. Chi s'impegna nel volontariato lo sa. Se una ragazza ha bisogno di guadagnare e viene retribuita con vaghe promesse, non sceglie: subisce. Non è con gli incoraggiamenti e le pacche sulle spalle che si paga l'affitto.
Investimento Reciproco - Un ragazzo vuole capire se è adatto a un lavoro e se il lavoro è adatto a lui. Una nuova iniziativa ha bisogno di un periodo di rodaggio. Un gruppo di giovani si mettono insieme e decidono di non cercare subito un reddito. Si può lavorare gratis, in questi casi. È un modo di costruire il futuro. 
Persone Serie - Molte offerte di impiego gratuito arrivano da persone/organizzazioni poco serie. Gente con cui non si dovrebbe prendere neppure un cappuccino, figuriamoci lavorare. Come si capisce? Si capisce. Ma talvolta l'ansia di trovare qualcosa da fare è tale che non si vuol capire. 
Patti Chiari - Il periodo di prova non può allungarsi troppo: questo dev'esser chiaro da subito. È come per i fidanzamenti: ci si sposa o ci si lascia. Trasformare il provvisorio in definitivo può far comodo a qualcuno (di solito, a un maschio). Ma non conviene. 
Occasionalmente - Prestare la propria opera gratuitamente dev'essere, comunque, un'eccezione. Il datore di lavoro che trasforma l'eccezione nella regola non è una persona seria (vedi punto 3). È accaduto con lo stage. L'ho detto e l'ho scritto, lo ripeto: doveva essere un modo in cui le imprese aiutavano i ragazzi, è diventato un modo in cui i ragazzi aiutano le imprese. 

Riassumendo: lavorare gratis si può, ma solo quando lo dice Pippo. E Pippo aggiunge, se ascoltate bene: «Pagate sempre i ragazzi che lavorano per voi!». È corretto, lungimirante e opportuno. Fa bene all'autostima: di chi viene retribuito e di chi retribuisce. Vero, avvocato? 

*** Beppe SEVERGNINI, giornalista e saggista, Il primo dovere è pagare i giovani, ‘Corriere della Sera’, 23 maggio 2013.


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martedì 22 settembre 2015

#LINK / Email, 6 attenzioni prima di inviare (Beppe Severgnini)

I molestatori digitali dispongono, ormai, di un arsenale. In qualche caso, bisogna essere pazienti: prima o poi impareranno a usarlo. Facebook è un amplificatore: i cafoni sono diventati cialtroni, i perdigiorno buttano via gli anni. Twitter è la macchina della verità: la sintesi rivela la bontà delle idee o l’assenza delle medesime. Dotare un esibizionista di un account Instagram è come fornire un microfono a Maurizio Landini o una telecamera a Giorgia Meloni: una tentazione irresistibile. Alcuni strumenti, però, hanno ormai una certa età: dovremmo aver imparato ad utilizzarli. Non è così, purtroppo. (...)

Sei cose da ricordare prima di cliccare il tasto «Invia»:
1) Una casella di posta elettronica non è un luogo intimo, ma è privata. Prima di entrare, chiedetevi: mi hanno invitato? O almeno: sarò gradito? 
2) Entrereste in casa d’altri scaricando un baule nell’atrio? Ecco: evitate allegati, se non sono strettamente necessari. 
3) L’«oggetto» non è un optional. È un biglietto da visita e un segnalibro: servirà a trovare la pagina. 
4) Non è obbligatorio rispondere a ogni mail. Ed è vivamente sconsigliato rispondere d’impulso, se qualcosa vi ha turbato. Quasi certamente, ve ne pentirete. 
5) Una risposta si può chiedere o sperare; non pretendere, né sollecitare. 
6) Scrivete se avete qualcosa da dire, e ricordate una cosa fondamentale: potete anche non dirlo. Per esempio, volete davvero scrivermi per commentare questo commento? È l’ultima domenica d’estate: staccate le dita dalla tastiera e alzate gli occhi al cielo. 

Io l’ho appena fatto, dopo aver visto il numero di mail arrivate tra ieri e oggi. 

*** Beppe SEVERGNINI, giornalista e saggista, Email: sei cose da ricordare prima di cliccare il tasto «Invia», 'Correire della Sera', 20 settembre 2015

LINK, articolo integrale qui

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mercoledì 13 maggio 2015

#MOSQUITO / Dubbio, la fine del congiuntivo (Beppe Severgnini)

La crisi del congiuntivo coincide con il tramonto di verbi quali ‘penso’, ‘credo’, ‘ritengo’. Pochi oggi pensano, credono e ritengono: tutti sanno, e comunicano. 
L’assenza di dubbio è una caratteristica della nuova società italiana. 

*** Beppe SEVERGNINI, 1956, giornalista e scrittore, rubrica ‘L’uomo del sabato’, ‘Io donna’, 15 novembre 2003.