sabato 29 aprile 2017

#FAVOLE & RACCONTI / Quando il cliente è sacro (M. Ferrario)

Fuori, almeno quaranta gradi e un'umidità che rendeva l'aria ancora più irrespirabile. 
Dentro, per fortuna, l'impianto di condizionamento rendeva il clima perfetto.

Il padrone del grande magazzino era famoso in paese per il suo orientamento al cliente.
Lo ripeteva fino alla nausea: il cliente è sacro, qualunque cosa voglia va soddisfatto. Sorrisi, cortesia, efficienza: è così che si vince la concorrenza e si alimentano le relazioni utili agli affari.
I commessi erano stati catechizzati a dovere: nessuno, durante le otto ore di servizio, osava mostrarsi con il viso men che sorridente e tutti si affannavano non solo a rispondere prontamente a ogni richiesta del cliente, ma addirittura ad anticipare per quanto possibile i suoi bisogni.

Quel giorno, mentre gironzolava tra gli scaffali per controllare come sempre che tutto fosse in perfetto ordine, il proprietario sentì l'impiegato più giovane che si rivolgeva ad una signora in un modo che lo fece sobbalzare.
Il tono era gentile, ma il contenuto era inaccettabile.

«Certo, signora, ha ragione. Ci manca, ma ancora nulla. Devono essere passate almeno due settimane e ormai sarebbe ora che arrivasse. Invece le previsioni dicono che ci vorranno ancora almeno 48 ore...».

La signora, rassegnata, emise un sospiro accorato e mentre si avviava all'uscita si lasciò andare a un commento desolato:
«Ancora due giorni? Ma non è possibile...».

Il padrone del grande magazzino non perse un secondo e si fiondò fuori, sul piazzale, per intercettare la signora che stava guadagnando il parcheggio mentre spingeva la borsa con le rotelle contenente la spesa della settimana.
La bloccò, si inchinò e si presentò, garbato e sorridente:
«Signora, sono il proprietario del magazzino: ho ascoltato per caso lo scambio che lei ha avuto con il mio commesso. Sono desolato: l'unica cosa che posso fare ora è assicurarle che entro domani il suo problema sarà risolto. Me ne occuperò subito io stesso».

La donna guardò l'uomo: per la verità non capì bene cosa intendesse dire, ma il suo sorriso, contagioso, la fece sorridere. 
Annuì, restituendo il sorriso: era in ritardo e si affrettò a cercare l'auto tra quelle posteggiate.

L'uomo rientrò nel supermercato con la velocità di un fulmine. 
Raggiunse il giovane commesso che aveva parlato con la donna e lo investì di improperi.

«Ma sei impazzito? Hai dimenticato tutto quello che vado predicando qui dentro ogni giorno? Mai frustrare il bisogno di un cliente. Ciò che il cliente chiede deve sempre avere una risposta. Immediata. Ti pare possibile che la signora sia in attesa da due settimane e ancora nulla? Addirittura le dici che secondo le tue previsioni probabilmente ci vorranno altri due giorni? Non è accettabile un comportamento simile: che sia la prima e l'ultima volta. Quante volte ho detto a tutti voi: se incontrate intoppi con i fornitori, avvisatemi per tempo che intervengo io. Comunque ora me ne occupo in prima persona. E domattina sarà tutto risolto».

Il giovane  non sembrava molto preoccupato per il rimprovero.
Ed era strano perché era noto che il padrone non scherzava e in passato aveva licenziato sui due piedi chi non aveva seguito fedelmente i suoi ordini.

Il proprietario se ne accorse:
«Non mi sembri molto colpito dalla mia ramanzina...».
Il ragazzo tentò di protestare, ma ricevette come risposta un gesto di insofferenza.
«Va be', se non hai capito, peggio per te: avrai modo di accorgerti che non scherzo. Piuttosto, dimmi: cosa voleva la cliente che le mancava da due settimane?».

Il commesso decise di centellinare la risposta:
«Una cosa che credo manchi non solo a lei...».
L'uomo non trattenne l'impazienza e incalzò il giovane lasciando trasparire la suastizza:
«Non farmi perdere tempo: dunque?»
«Sono due settimane che non piove: diceva che le mancava la pioggia».

*** Massimo Ferraio, Quando il cliente è sacro, 2017, per Mixtura. Rielaborazione di un racconto di Anthony de MelloLa pioggia su ordinazione, in La preghiera della rana, vol. II, 1989, Edizioni Paoline, 1992.



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#SGUARDI POIETICI / Quello che resta (Claudio Damiani)

Lascia che sia, lascia che sia
non lo contrastare
alla fine è questo cielo della sera
quello che resta, i rumori della ose lontane
e questo colore pallido e luminoso insieme
acceso e bruno nello stesso tempo.
Alla fine quello che resta sono i rumori
delle cose lontane, che si fanno dolci, che passano,
alla fine quello che resta è questo nostro passare,
essere passati e dover ancora passare,
quest rumore di fondo come il mormorio di un ruscello
o un chiacchiericcio sommesso, che ti concilia il sonno.

*** Claudio DAMIANI, 1957, poeta, Quello che resta, da Cieli celesti' Fazi, 2017, citato in 'La Lettura', 20 novembre 2016.
https://it.wikipedia.org/wiki/Claudio_Damiani


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#VIDEO / Mindfulness (Gennaro Romagnoli)


Mindulness
Gennaro ROMAGNOLI
psicologo e psicoterapeuta
intervistato da Luca Mazzucchelli
diffuso su you tube il 25 aprile 2017
video 12min15


In Mixtura, a proposito di 'mindfulness', si possono vedere anche quattro video del fondatore di questa pratica, lo statunitense Jon Kabat-Zinn, e leggere e un mio breve commento qui

#MOSQUITO / Religione, serve a mantenere unito lo Stato (Polibio)

Quella superstizione religiosa che presso gli altri uomini è oggetto di biasimo, serve in Roma a mantenere unito lo Stato: la religione è più profondamente radicata e le cerimonie pubbliche e private sono celebrate con maggior pompa che presso ogni altro popolo. Ciò potrebbe suscitare la meraviglia di molti; a me sembra che i Romani abbiano istituito questi usi pensando alla natura del volgo. In una nazione formata da soli sapienti, sarebbe infatti inutile ricorrere a mezzi come questi, ma poiché la moltitudine è per sua natura volubile e soggiace a passioni di ogni genere, a sfrenata avidità, ad ira violenta, non c'è che trattenerla con siffatti apparati e con misteriosi timori. Sono per questo del parere che gli antichi non abbiano introdotto senza ragione presso le moltitudini la fede religiosa e le superstizioni sull'Ade, ma che piuttosto siano stolti coloro che cercano di eliminarle ai nostri giorni. 

*** POLIBIO, 203 a.C (circa) - 20 a.C., storico greco, Storie, Mondadori, 1970, VI, 56, vol. II, pp. 133-4, segnalato in 'wikiquote', qui

venerdì 28 aprile 2017

#CIT / Pittura e poesia (Leonardo da Vinci)

da 'aforismario.net', qui

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#SORRISI_CONTAGIOSI / Cina, Kenya, Niger

Cina
(via pinterest)

° ° °

Kenya
(via pinterest)

° ° °

Niger
(via pinterest)

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#SCRITTE / Pizza al taglio

(via pinterest)

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#SGUARDI POIETICI / Amica dell'insonnia (Giuseppe Conte)

Stanotte nell'insonnia ti rispondo così:
l'amore vero non è mai chiuso da mura
non è dove nidificano possesso, orgoglio, paura
è vento di libeccio, ondata, mare aperto
è buio come una foresta, ardente come un deserto
è gioia se sai farne dono senza nulla volere
è brutale, è carezzevole, oscenità e preghiere
è fuoco ma anche gioco, finzione e verità
è goffo come chi zoppica, magnetico come una gatta
veloce e assorto come una ragazza che chatta
perché me lo domandi, perché vuoi che lo scriva
nessuno sa più di te cosa l'amore sia,
tu amica dell'insonnia, tu ancora, poesia. 

*** Giuseppe CONTE, 1945, scrittore e poeta, Amica dell'insonnia, inedito, 'La Lettura', 19 marzo 2017.
https://it.wikipedia.org/wiki/Giuseppe_Conte



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#VIDEO / Bambini, non fidarsi degli sconosciuti (Joey Salads)


Joey SALADS
Bambini: non fidarsi degli sconosciuti
esperimento sociale 2015
diffuso in you tube 18 dicembre 2015
video 15min37

#LINK / Migranti, e Ong (Maurizio Ambrosini)

Le organizzazioni umanitarie che soccorrono in mare migranti e richiedenti asilo sono sotto accusa. Ma chi non ama il loro lavoro e sospetta trame e arricchimenti avrebbe a portata di mano la soluzione: sostenere l’iniziativa dei corridoi umanitari.

Migranti e “taxi del mare” - Un altro capitolo si è aggiunto alla tragedia del Mediterraneo e alla drammatica saga dell’arrivo di migranti e richiedenti asilo dal mare. Con una sorta di escalation delle polemiche, ora sono sotto attacco politico, giudiziario e mediatico, le organizzazioni umanitarie che li soccorrono in mare. Secondo i detrattori, sono in combutta con i cosiddetti trafficanti, addirittura con i clan della malavita e persino con organizzazioni terroristiche. Non mancano i collegamenti con Mafia capitale e l’accusa di lucrare sull’accoglienza. (...)

*** Mauirizo AMBROSINI, sociologo, Chi ha paura delle ong che aiutano i migranti?, 'lavoce.info', 27 aprile 2017

LINK articolo integrale qui

#MOSQUITO / Craxi, e la P2 (Sandra Bonsanti)

Fermo sul portone di Montecitorio, il giorno del varo del suo governo, il 4 agosto 1983, Craxi aveva annunciato: «Adesso questa storia della P2 è morta e sepolta». 
Noi giornalisti abbagliati dal sole avevamo persino pensato di non aver capito bene. Ricordo che rientrammo in fretta in sala stampa, ci consultammo e confrontammo gli appunti. Una cosa così netta e dura, così sfacciatamente dalla parte del potere occulto, non l’aveva mai detta nessuno. 
Craxi invece volle sfidare il mondo che considerava ostile alla sua politica e che disprezzava dal profondo: il mondo degli intransigenti, di Sandro Pertini e di Tina Anselmi, de «la Repubblica» e del partito di Berlinguer, il mondo di una parte della sinistra democristiana. Non perché avesse una gran stima del mondo della P2, che forse disprezzava come tutti i suoi amici che facevano parte della rete gelliana, ma perché contava sui vantaggi che questo atteggiamento avrebbe potuto procurargli nel futuro. 
Pochi giorni dopo il varo del governo Craxi, Licio Gelli fuggì dal carcere di Champ-Dollon, vicino a Ginevra. 
«Non trovai nessuna porta chiusa» raccontò il Venerabile.

*** Sandra BONSANTI, giornalista e scrittrice, Il gioco grande del potere, Da Gelli al caso Moro, da Gladio alle stragi di mafia. I misteri della Repubblica nel racconto della giornalista che li visse in prima persona, Chiarelettere, 2013.


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giovedì 27 aprile 2017

#CIT / Adulatori e corvi (Salvator Rosa)

da 'aforismario.net'
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#HUMOR / Uno ancora più bravo

(via pinterest)

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#PUBBLICITA' VINTAGE / Rabarbaro Zucca

Rabarbaro Zucca, anni 60
(via pinterest)
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#SGUARDI POIETICI / Costruendo un muro (Robert Frost)

C’è qualcosa che odia i muri,
fa gonfiare il terreno gelato sotto di loro,
rovescia il masso portante sotto il sole;
crea perfino uno squarcio
se due passano fianco a fianco.
I cacciatori fan la loro parte:
sono andato a riparare dove loro passando
non avevano lasciato pietra su pietra
per stanare il coniglio dalla tana
e accontentare i loro cani uggiolosi.
Parlo piuttosto di buchi che nessuno
ha mai visto né sentito fare,
ma quando arriva il momento di costruire
noi li troviamo là.
Lascio che il mio vicino oltre la collina
se ne accorga, così noi due c’incontriamo
camminando lungo il confine
e lo rimettiamo in piedi di nuovo
e teniamo quel muro tra noi due
quando ce ne andiamo.
A ognuno i propri massi caduti prima.
Alcuni come pagnotte altri quasi palloni
c’inventiamo una magia per tenerli insieme:
“State lì finché non ci voltiamo!”
Usiamo le nostre dita rozze per sistemarli.
Oh, una vera partita all’aria aperta.
Uno per lato. Si gareggia per poco:
dove ci troviamo non c’è bisogno di un muro:
lui è tutta una distesa di pini e io
un frutteto con alberi di mele.
I miei alberi non attraverseranno mai
per mangiare le sue pigne, gli dico.
Ma risponde “Un buon steccato fa buon vicinato”
Un salto sarebbe mio danno, e mi chiedo
se posso convincerlo: “Perché fa buon vicinato?
Non serve forse per le mucche? Ma qui non ce ne sono.
Prima di costruire il muro avrei voluto sapere cosa
chiudevo dentro o lasciavo fuori,
e a chi recavo offesa.
Qualcosa odia il muro, lo vuole abbattere.”
Potrei dirgli “Elfi”, ma non precisamente elfi,
e preferirei fosse una sua idea.
Lo vedo mentre stringe una pietra in ogni mano
ansimando, come un guerriero primitivo.
Si muove nell’ombra del bosco e degli alberi, e non solo.
Non ce la farà a superare l’adagio di suo padre,
e ama così tanto quel detto che di nuovo ripete:
“Buon steccato fa buon vicinato”.

*** Robert FROST, 1874-1963, poeta statunitense, Costruendo un muro, dalla raccolta Da “North of Boston” (1914), traduzione di Emma Pretti,  emmapretti.wrdpress.com', 15 agosto 2011, qui
https://it.wikipedia.org/wiki/Robert_Frost



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Testo originale (Mending Wall)

Something there is that doesn’t love a wall,
That sends the frozen-ground-swell under it,
And spills the upper boulders in the sun;
And makes gaps even two can pass abreast.
The work of hunters is another thing:
I have come after them and made repair
Where they have left not one stone on a stone,
But they would have the rabbit out of hiding,
To please the yelping dogs. The gaps I mean,
No one has seen them made or heard them made,
But at spring mending-time we find them there.
I let my neighbour know beyond the hill;
And on a day we meet to walk the line
And set the wall between us once again.
We keep the wall between us as we go.
To each the boulders that have fallen to each.
And some are loaves and some so nearly balls
We have to use a spell to make them balance:
“Stay where you are until our backs are turned!”
We wear our fingers rough with handling them.
Oh, just another kind of out-door game,
One on a side. It comes to little more:
There where it is we do not need the wall:
He is all pine and I am apple orchard.
My apple trees will never get across
And eat the cones under his pines, I tell him.
He only says, “Good fences make good neighbours.’
Spring is the mischief in me, and I wonder
If I could put a notion in his head:
“Why do they make good neighbours? Isn’t it
Where there are  cows? But here there are no cows.
Before I built a wall I’d ask to know
What I was walling in or walling out,
And to whom I was like to give offence.
Something there is that doesn’t love a wall,
That wants it down.” I could say “Elves” to him,
But its not elves exactly, and I’d rather
He said it for himself. I see him there
Bringing a stone grasped firmly by the top
In each hand, like an old-stone savage armed.
He moves in darkness as it seems to me,
Not of woods only and the shade of trees.
He will not go behind his fathers saying,
And he likes having thought of it so well
He says again, “Good fences make good neighbours.’

#SENZA_TAGLI / Elezioni francesi, e sinistra italiana (Francesco Erspamer)

A certa sinistra italiana importa solo che ci si dichiari contro Le Pen, cosa facile facile visto che non siamo francesi, che nessuno ci chiederà di votare al loro ballottaggio e che qualunque cosa decidessimo non ne subiremmo le conseguenze. Una piccola professione di antifascismo che non costa nulla per compensare decenni di errori, tradimenti, fallimenti. 
Cosa volete che siano le privatizzazioni, le delocalizzazioni, l'evasione fiscale, l'assalto ai diritti dei lavoratori, la svendita dell'industria italiana agli stranieri o il suo smantellamento (vedi Alitalia)? 
L'unico problema dell'Italia e del mondo è Le Pen. No, scusate, c'è anche Grillo. Ma basta votare per Macron e per Renzi e tutto andrà bene; e se non andasse bene consolatevi al pensiero che altrimenti sarebbe andata peggio. C'è sempre un peggio in agguato per cui non resta che turarsi il naso e tenersi stretto il liberismo globalista; sino alla fine.

*** Francesco ERSPAMER, docente di studi italiani e romanzi ad Harvard, saggista, 'facebook', 26 aprile 2017, qui


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#MOSQUITO / Idee, come funzionano (Alessandro Robecchi)

Voi lo sapete come funziona con le idee, no? Si affacciano per un istante e poi scompaiono appena le colpite con una raffica di «no, no, ma che mi viene in mente». Poi fanno ciao con la manina e si sporgono un po’ di più. Poi tu fingi di non vederle e loro sono lì a dirti: «beh, e a me non ci pensi?».

*** Alessandro ROBECCHI, 1960, giornalista e scrittore, Torto marcio, Sellerio, 2017


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#SENZA_TAGLI / Odio e bufale, contro i social media (Fabio Chiusi)

Continuo a leggere argomenti incredibili contro Facebook e i social media, in materia di odio e bufale.

Il New York Times che in un editoriale definisce "assurda" la posizione di intermediari come Google e Facebook di non essere in grado di monitorare ogni contenuto pubblicato da milioni e milioni di utenti in tempo reale, perché "lo monitorano già per la pornografia, e piuttosto bene" - come se vero e falso e odio fossero questioni decidibili algoritmicamente, all'istante, come la presenza di un contenuto pornografico (e come se non significasse imporre filtri automatici ai contenuti politici).

Il Guardian che equipara difendere Facebook dall'idea che debba diventare responsabile a ogni effetto dei contenuti dei propri utenti, come un editore, a difendere la National Rifle Association dicendo "guns don’t kill people – it’s people who kill people" (come se Facebook potesse uccidere o facilitare il diventare psicopatici).

E l'Italia, dove ovviamente le stesse posizioni vengono echeggiate da Laura Boldrini, instancabilmente - senza che nessuno gliel'abbia chiesto - intenta a ribadire che "contro fake news e hate speech i social network dovrebbero assumersi le responsabilità di una media company" (peccato non lo siano).

Mesi e mesi di "dibattito", e non ci si schioda da questa follia che costringerebbe, come detto mille e mille volte, i gestori delle piattaforme a introdurre filtraggio di contenuti politici e del tutto legittimi con la scusa di reprimere odio, propaganda e bugie.

E nessuno che mi dimostri che ci sono più bugie e odio nel mondo ora che ci sono i social rispetto a prima, o che i "populisti" (tradotto, quelli che non piacciono) vincono per via della propaganda e delle bugie sui social, o che gli esseri umani sono meno umani da quando usano i social.

Niente: si assume ci sia un boom emergenziale di tutti questi problemi e si procede come niente fosse, senza considerare le conseguenze, le peculiarità del mezzo, nemmeno la storia o il contesto.
Mai, e sottolineo mai, visto un "dibattito" più disinformato, fasullo, propagandistico di questo.
Forse il punto più basso del rapporto tra intelletto, classi dirigenti e nuove tecnologie degli ultimi dieci anni.

*** Fabio CHIUSI, giornalista e saggista, 'facebook', 23 aprile 2917, qui


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mercoledì 26 aprile 2017

#PIN / Identità, e odio (MasFerrario)


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#FOTO / Horst Faas (commentato da Roberto Morosetti)

Foto di Horst Faas
Donne e bambini cercano rifugio dal fuoco dei cecchini Viet Cong
riparandosi in un canale, 
protetti (sullo sfondo) dall'azione di paracadutisti americani, 
Bao Trai, Vietnam del Sud, 1 gennaio 1966 

(didascalia ufficiale Associated Press).

Horst Faas (1933-2012) - nome che non si colloca ancora, ingiustamente, tra le figure più conosciute dal grande pubblico - è stato un fotografo tedesco.

Ha iniziato a lavorare per l’Associated Press nel 1956 e in breve tempo ha conquistato notorietà per i suoi reportage di guerra, raccontando i conflitti in Laos, Congo e Algeria.
Vincitore di due premi Pulitzer, divenne famoso in tutto il mondo grazie alle sue fotografie sulla guerra del Vietnam, della quale è ritenuto il miglior interprete.
I suoi reportage realizzati nel vivo del conflitto sono entrati di prepotenza nella storia della fotografia.

Per l'intensità, per la presa diretta sull'azione bellica, per la sua neutralità, per la capacità di registrare le sofferenze, le emozioni e i sacrifici di americani e vietnamiti, Faas è stato tra i più grandi fotografi di guerra del secolo scorso, indubbiamente alla pari degli stessi Robert Capa e Eugene Smith.
Nel 1967 fu investito dallo scoppio di una granata e venne gravemente ferito.

Capo area dell’Associated Press per il Sud-est asiatico, si deve alla sua determinazione il fatto che due delle più celebri fotografie della guerra del Vietnam siano state pubblicate sulla stampa occidentale: quella di Eddie Adams, che riprende l’esecuzione a freddo di un prigioniero vietcong a Saigon, e quella di Nick Út, che ritrae la ragazza ustionata dal napalm.

Vinse il suo primo premio Pulitzer nel 1965 per le sue immagini provenienti dal Vietnam e nel 1972 vinse il secondo per i reportage sulla guerra di liberazione del Bangladesh.

Secondo Kathleen Carroll, Senior Vice President dell’Associated Press, "Horst è stato uno dei grandi talenti del nostro tempo, un fotografo coraggioso e un editor caparbio, capace di mostrare al mondo alcune delle immagini più brucianti di questo secolo".

*** Roberto MOROSETTI, giornalista, studioso di fotografia, 'facebook', 24 aprile 2017, qui
https://it.wikipedia.org/wiki/Horst_Faas

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#COSE_PASSATE / Meteo Bernacca, Salvabollicine Ferrero, Signor Bonaventura

Meteo colonnello Bernacca
(via pinterest)

° ° °

Bustina salvabollicine Ferrero
(via pinterest)

° ° °

Il Signor Bonaventura
(via pinterest)

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#SPILLI / 'Patrioti europei', e i partigiani? (M. Ferrario)


'facebook', 26 aprile 2017


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#SGUARDI POIETICI / Lugete o Veneres (10.X.16) (Vivian Lamarque)

Lugete o Veneres Cupidinesque
e anime gentili, infelice nella sua gabbia,
piegato sotto l'ala lo spiumato capino
sta l'amore mio che mi ero inventato.
Oh l'invezione non riesce più a inventare!
Ora procede per una strada oscura cosa fare?
Inventa ancora un poco ti prego che ci credo!
Bucami, iniezione d'illusione, fa' che due
più due non faccia quello striminzito totale
che in gabbia non stia già cadendo dal suo filo
quel press'a poco amare, sosia dell'amare.

*** Vivian LAMARQUE, 1946, poetessa, scrittrice e giornalista, Lugete o Veneres (10.X.16), inedito, 'La Lettura', 19 marzo 2017
https://it.wikipedia.org/wiki/Vivian_Lamarque


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#MOSQUITO / Individuazione, come una ghianda (Carl Gustav Jung)

[D: Le dispiacerebbe dirci qualcosa su questo processo evolutivo della psiche verso la totalità che lei chiama processo di individuazione?]
E' molto semplice. Prenda una ghianda, la pianti nel terreno, la ghianda cresce e diventa una quercia. Così è l’uomo. L’uomo si forma da un uovo e crescendo diventa l’uomo completo, perché quella è la legge che ha dentro.

*** Carl Gustav JUNG, 1875-1961, medico e psicoanalista svizzero, fondatore della psicologia analitica, intervistato da Richard Evans, in William McGuire e R.E.C. Hull, a cura, Jung parla, Adelphi, 1995.


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#SENZA_TAGLI / Francia, tra neo-liberismo e social-democrazia (Domenico De Masi)

La soddisfazione per l'argine di Macron (23,8%) alla destra antieuropea di Le Pen (21,6%) mette in sordina il significato della secca sconfitta del socialista Hamon (6,3%). Fassino ha esultato: "Con Macron anche in Francia è nato il centrosinistra… In qualche modo con Macron nasce in Francia ciò che in Italia è sorto con il Pd". Appunto. Ma oggi il dilemma nelle politiche occidentali è tra uno schieramento che privilegia la minoranza ricca ispirandosi al neo-liberismo e uno schieramento capace di dare la voce alla maggioranza povera ispirandosi alla socialdemocrazia.

Come ha sottolineato Thomas Piketty, Hamon era il solo candidato che ha fatto proposte reali di democratizzazione e cambiamento parlando anche di autonomia e formazione dei giovani. Ma la classe disagiata, gli operai, le periferie che avrebbero tratto vantaggio dal suo programma hanno votato Le Pen. Il programma di Macron, invece, è spiccatamente neo-liberista: propone una tassazione regressiva a tutti i livelli, anche sui patrimoni, ed esenta dall'imposta patrimoniale le attività finanziarie, ben sapendo che i grandi patrimoni sono composti al 90% da attività finanziarie.

Cinque anni di Macron produrranno gli stessi effetti prodotti in Italia da Renzi, e Le Pen si prenderà la rivincita. Da noi le 10 famiglie più ricche hanno raddoppiato la loro ricchezza e i poveri sono passati da 3 a 6 milioni. Il corollario, in termini elettorali, è che oggi il Pd, votato soprattutto dai vecchi dei Parioli, è al 27%, mentre il M5S, votato soprattutto dai giovani del Pigneto, è al 33%. Per fortuna il M5S non è il Front Nationale e può essere ancora recuperato alla costruzione di un’Europa socialdemocratica, capace garantire la pace sociale.

Per evitare esiti violenti occorre ridurre (non aumentare) le distanze tra ricchi e poveri, uomini e donne, giovani e anziani, autoctoni e immigrati ridistribuendo il lavoro, la ricchezza, il potere, il sapere, le opportunità e le tutele. "Vasto programma!" direbbe De Gaulle. Ma l'alternativa porta a un aumento esponenziale dei disperati che, allo stato, nessuno mobilita meglio di Le Pen. Il fatto è che il liberismo ha saputo rinnovarsi elaborando il neo-liberismo, mentre la socialdemocrazia è rimasta ancorata ai suoi vecchi linguaggi senza più appeal.

Così ai Renzi e ai Macron, privi di un modello di società da contrapporre a quello liberale, non resta che fare proprie alcune parole d'ordine liberali (come l’abolizione dell'art.18) che neppure i liberali difendono. A questo punto la parola passa ai cosiddetti intellettuali di sinistra, che debbono rimboccare le maniche dei loro cervelli e produrre un modello teorico di società europea e socialdemocratica, capace di restituire ai disperati fiducia e speranza.

*** Domenico DE MASI, sociologo, professore emerito dell'università La Sapienza di Roma, La Francia tra neo-liberismo e social-democrazia, 'linkedin.com/pulse', 24 aprile 2017, qui


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martedì 25 aprile 2017

#CIT / La Valle del Fare Anima (John Keats)

citato da Silvia Ronchey
Prefazione a James Hillman
Gli stili del potere, estratto da Il potere, 1995, Bur, 2003
John Keats, lettera del 19 marzo 1829
in The Letters of John Keats, Edizioni H.B. Forman, London, 1991,
riportato da James Hillman, Il mito dell'analisi, 1972, Adelphi, 1991

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#VIDEO / Questo ti è chiaro? (Makkox)


MAKKOX (Marco Dambrosio), 1965
fumettista e blogger
Questo ti è chiaro?, 'Gazebo', Rai, 21 aprile 2017
video, 1min21
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#SPILLI / Tra incudine e martello (M. Ferrario)

Da una parte populisti xenofobi, sostanzialmente fascisti, che si vendono come anti-sistema.

Dall'altra giovani narcisi, ammalati di potere, che si vendono come 'fuori' e 'oltre' i partiti per meglio fare i liberisti del solito sistema.

Dice: 
E quindi?

Rispondo: 
Nulla. Non essendo né Renzi né Macron non ho ricette magiche. È solo una semplice constatazione/ammissione di impotenza. Almeno fino a quando non si riuscirà a sfuggire a incudine e martello e a costruire una nuova 'situazione'. Finalmente a misura 'umana'. 
Ma ho i miei dubbi che ci si potrà riuscire perché la maggioranza, ormai dappertutto, neppure vede la tenaglia. O addirittura ci si butta dentro con piacere. 
Io però, per quanto mi riguarda, almeno eviterò il più possibile di rendermi complice: predisponendomi a incudine o martellandomi da solo.

*** Massimo Ferrario, Tra incudine e martello, 'facebook', 24 aprile 2017, qui


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#SGUARDI POIETICI / Domande di un lettore operaio (Bertolt Brecht)

Chi costruì Tebe dalle Sette Porte? 
Dentro i libri ci sono i nomi dei re. 
I re hanno trascinato quei blocchi di pietra? 
Babilonia tante volte distrutta, 
chi altrettante la riedificò? In quali case 
di Lima lucente d'oro abitavano i costruttori? 
Dove andarono i muratori, la sera che terminarono 
la Grande Muraglia? 
La grande Roma 
è piena di archi di trionfo. Chi li costruì? Su chi 
trionfarono i Cesari? La celebrata Bisanzio 
aveva solo palazzi per i suoi abitanti? 
Anche nella favolosa Atlantide 
nella notte che il mare li inghiottì, affogarono 
implorando aiuto dai loro schiavi. 

Il giovane Alessandro conquistò l'India. 
Lui solo? 
Cesare sconfisse i Galli.
Non aveva con sé nemmeno un cuoco? 
Filippo di Spagna pianse, quando la sua flotta 
fu affondata. Nessun altro pianse? 
Federico II vinse la guerra dei Sette Anni. Chi 
vinse oltre a lui? 

Ogni pagina una vittoria.
Chi cucinò la cena della vittoria? Ogni dieci anni un grande uomo. 
Chi ne pagò le spese? 

Tante vicende. 
Tante domande. 

*** Bertolt BRECHT, 1898-1956, scrittore drammaturgo e poeta tedesco, Domande di un lettore operaio, traduzione di Franco Fortini, 1957, da Poesie e canzoni, a cura di Ruth Leiser e Franco Fortini, Einaudi, 1970


Gabriele MEYER-DENNEWITZ, 1922-2011
pittrice, grafica, docente universitaria tedesca
Domande di un lettore operaio, xilografia, 1957

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Testo originale ( Fragen eines lesenden Arbeiters)
Wer baute das siebentorige Theben?
In den Büchern stehen die Namen von Königen.
Haben die Könige die Felsbrocken herbeigeschleppt?
Und das mehrmals zerstörte Babylon
Wer baute es so viele Male auf? In welchen Häusern
Des goldstrahlenden Lima wohnten die Bauleute?
Wohin gingen an dem Abend, wo die Chinesische Mauer fertig war
Die Maurer? Das große Rom
Ist voll von Triumphbögen. Wer errichtete sie? Über wen
Triumphierten die Cäsaren? Hatte das vielbesungene Byzanz
Nur Paläste für seine Bewohner? Selbst in dem sagenhaften Atlantis
Brüllten in der Nacht, wo das Meer es verschlang
Die Ersaufenden nach ihren Sklaven.

Der junge Alexander eroberte Indien.
Er allein?
Cäsar schlug die Gallier.
Hatte er nicht wenigstens einen Koch bei sich?
Philipp von Spanien weinte, als seine Flotte
Untergegangen war. Weinte sonst niemand?
Friedrich der Zweite siegte im Siebenjährigen Krieg. Wer
Siegte außer ihm?

Jede Seite ein Sieg.
Wer kochte den Siegesschmaus?
Alle zehn Jahre ein großer Mann.
Wer bezahlte die Spesen? 

So viele Berichte.
So viele Fragen.

#VIDEO / 25 aprile, la sua sacralità (Moni Ovadia)


Moni OVADIA
La sacralità del 25 aprile
pubblicato su youtube da Nonunodimeno, 21 aprile 2017
video 10min51

Messaggio di Moni Ovadia a studenti e studentesse impegnati a una riflessione di grande importanza per la giornata del 25 aprile.
L'aspetto sacrale che rende l'esperienza un valore assoluto e non relativo lo verifichiamo in due libri sacri che sono nati dalla Resistenza antifascista: la Carta Universale dei diritti dell'uomo e la Carta della Costituzione italiana. 

Viviamo questa giornata per riflettere su chi siamo e perché siamo ciò che siamo. C'è ancora un cammino lungo da fare. I libri sacri che la resistenza antifascista ci ha dato ci danno strumenti di una forza diamantina.
(dalla presentazione)


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#SENZA_TAGLI / 25 aprile, il senso etico della Resistenza (Gianfranco Pasquino)

Chi avesse bisogno, ancora oggi (e sembrano essere in molti in Italia, ma anche in alcuni paesi europei, specialmente all’Est), di capire qual era e continua a essere il significato della Resistenza, dovrebbe assolutamente leggere le Lettere dei condannati a morte della Resistenza europea (in Italia pubblicato da Einaudi). Noterebbe, anzitutto, che la Resistenza non fu, in nessun paese europeo, un fenomeno esclusivamente di classe. Certo, furono i settori medio-bassi delle diverse società ad attivarsi. Erano anche stati i più oppressi dai rispettivi regimi autoritari, ma nel complesso l’aggettivo “interclassista” si attaglia ottimamente alla Resistenza. Dunque, per chi ha una visione equilibrata di che cosa è un popolo, la Resistenza fu guerra di popolo. In quelle lettere, scritte da combattenti di tutti i paesi europei, invasi e travolti dal nazismo, è possibile, anzi, facilissimo riscontrare alcuni elementi comuni, in particolare riguardo alle motivazioni e alle aspirazioni. La motivazione più forte e più diffusa è la (ri)conquista della libertà. È in nome della ricerca della libertà che milioni di uomini e donne europee presero le armi e rischiarono consapevolmente la vita, perdendola, come rivelano molte struggenti lettere, con grande serenità.

In queste lettere, i desideri di vendetta e le manifestazioni di odio sono sostanzialmente assenti. Sono, invece, molto presenti e visibili gli auspici che le loro morti siano utili, che contribuiranno a preparare un mondo migliore. Ancora una volta, in maniera sorprendente, certo con toni e accenni diversi che derivano, sì, dalle diversificate sensibilità e culture dei condannati a morte, si notano straordinarie somiglianze concernenti il mondo che quei resistenti avrebbero voluto costruire. Sullo sfondo, per tutti, sta ovviamente l’aspirazione alla pace, vale a dire a porre termine alle ricorrenti guerre. Tuttavia, ancora più chiara è la richiesta di giustizia sociale nella consapevolezza che nessuna pace può essere duratura se non è una pace riconosciuta come giusta ovvero basata su un assetto che protegga e promuova i diritti dei cittadini e che stabilisca criteri condivisi per la suddivisione delle risorse. No, non è né ricerca né anelito alla prosperità, ma l’obiettivo indicato è anche l’accesso ai frutti del proprio lavoro. Infine, ma assolutamente non come elemento marginale, questi condannati a morte condividono un elemento, forse embrionale, ma che si affaccia alle loro menti: il superamento dei gretti nazionalismi guerrafondai. L’idea che una pace giusta debba essere costruita superando, se non abolendo del tutto i nazionalismi, circola in molte lettere. È l’idea alla quale daranno sostanza fortissima Altiero Spinelli, Ernesto Rossi e Eugenio Colorni con il Manifesto di Ventotene (1941) redatto nel mezzo della guerra civile europea. Gli Stati nazionali sono fonti di guerre. Per renderle impraticabili è essenziale costruire un’Europa dei popoli che, naturalmente, è molto di più di un grande mercato. È uno spazio di diritti civili, politici, sociali, di convivenza, per l’appunto, nella pace, dove il perseguimento di politiche di potenza non ha più nessun senso.

Celebrare degnamente la Resistenza oggi (e domani) obbliga a riconoscere il messaggio delle lettere dei condannati a morte. Sono le loro ultime, nobili, solenni, mai retoriche, mai vendicative, parole. Quelle parole hanno un senso storico che, quindi, esclude dalle celebrazioni tutti coloro che allora stavano con i repressori e che oggi riadattano alcuni slogan di quei repressori. Hanno un senso politico che riguarda la costruzione di condizioni che impediscano il ripetersi dei fenomeni che portarono all’oppressione dei popoli europei. Hanno, infine, un potentissimo senso etico: cercare la pace nella giustizia sociale. Celebrare la Resistenza significa anche adoperarsi per un’Europa che sappia perseguire la giustizia sociale per i suoi cittadini e per tutti coloro, da dovunque vengano, che ripongono molte speranze nella giustizia.

*** Gianfranco PASQUINO, 1942, politologo, docente della John Hopkins University, 25 aprile: il senso etico della Resistenza, in 'qualcosacheso', 'gianfrancopasquino.wordpress', 23 aprile 2017, qui


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#VIDEO / La Nota in più (Onlus Autismo)


Orchestra Sinfonica 'La nota in più'
Onlus Spazio Autismo
Ospedale Papa Giovanni XXXIII, Bergamo, 28 maggio 2015
pubblicato su youtube 28 marzo 2017
video 2min52

Un centro di musicoterapia orchestrale che merita di essere conosciuto...

lunedì 24 aprile 2017

#CIT / Intelletto, e anima (Eraclito)

citato da Silvia Ronchey
Prefazione a James Hillman
Gli stili del potere, estratto da Il potere, 1995, Bur, 2003

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#SPOT / Fumi differenti

(autore non identificato, via pinterest)

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#SCRITTE / Capitalism and Money

(via pinterest)
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#SGUARDI POIETICI / Preghiera della rondine (Fabio Pusterla)

Verso la chiazza di luce sul fondo
verso il riflesso del sole
con la memoria dell'ombra
con la speranza del mare.

Per l'acqua e per i prati
per la mano del vento il mio volo gaudioso
per tutte le cose precarie che splendono miti
per tutte le cose del mondo. So solo
volare impazzita rischiare 
un viaggio.

E tu aiutami aria
sostienimi vento dell'ovest
aspettami mare.

*** Fabio PUSTERLA, 1957, poeta svizzero, Preghiera della rondine, inedito, 'La Lettura', 19 marzo 2017.


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#VIGNETTE / Migranti, il taxi (Mauro Biani)

Mauro BIANI
Luigi Di Maio, i migranti e il taxi
'il manifesto', 23 aprile 2017

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#LINK / 'Bella ciao', bocciata a scuola (Alex Corlazzoli)

Il fatto che il Partito Democratico dell’era Renzi a Roma non partecipi alla manifestazione del 25 aprile non mi stupisce; sarebbe come se un vegano partecipasse alla sagra della salamella. Ma che in una scuola le famiglie arrivino a contestare agli insegnanti l’iniziativa di far cantare “Bella Ciao” all’interno di uno spettacolo sulla Costituzione è preoccupante. (...)

*** Alex CORLAZZOLI, maestro e giornalista, 25 aprile, chi boccia ‘Bella Ciao’ a scuola non capisce a cosa serve insegnare, 'ilfattoquotidiano.it', 23 aprile 2017

LINK articolo integrale qui

 
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#SENZA_TAGLI / Stupidità, come inconsapevolezza dei propri limiti (Bino AG Nanni)

Recentemente un amico, persona intelligente e capace nella sua attività d’ingegnere, è uscito con un’affermazione che mi ha lasciato esterrefatto: per lui, la Cappella Sistina è “inutile”. A suo dire, se l’uomo avesse impiegato il suo tempo e le sue energie per migliorare le condizioni materiali di vita dei suoi simili, anziché per opere del genere, tutti ne avremmo tratto giovamento. 

L’episodio mi ha fatto subito pensare a quanto io debba essere grato al mio analista. 
L’acquisizione più preziosa di molte analisi, come è stato per la mia, consiste nel convincersi di una verità che, detta così – in termini astratti – ad alcuni può sembrare di un’evidenza lapalissiana, ad altri un paradosso: la vera forza interiore si fonda soprattutto sulla serena consapevolezza dei propri limiti. Se un individuo si sente particolarmente mortificato di fronte alle proprie carenze o alla propria ignoranza, ciò lo rende permaloso, e spesso reagisce al suo malessere ostentando arroganza e presunzione. Esse sopprimono, in lui, i presupposti emotivi di ogni forma di apprendimento: l’umiltà (il socratico “sapere di non sapere”) e l’autentica e più sana curiosità. Egli, pertanto, si preclude ogni possibilità di arricchimento interiore. Ciò lo rende, oltre che arido, anche illogico ed incline ai fraintendimenti. Ecco perché l’ottusità ha spesso una sua base emotiva: la cosiddetta “neurotic stupidity” è talora del tipo che ho riscontrato nel mio amico; essa è spesso selettiva, riguardando specifici argomenti. Ecco anche perché, con certe persone e su certi temi, il dialogo è difficile o impossibile. A volte è sufficiente una certa dose di pazienza: occorre esprimersi con parole semplici e comprensibili; meglio ancora, ricorrere alla “maieutica” socratica: aiutare l’interlocutore ad “arrivarci da solo”. In questo modo, questa persona, “toccando con mano” di non essere esclusa dal mondo del sapere e dell’apprendimento, cessa di sentirsi umiliata. Altre volte, la pazienza non basta. In questi casi, siamo noi che abbiamo bisogno di renderci serenamente consapevoli dei nostri limiti: ogni medico deve capire che saper curare tutte le malattie è impossibile.

*** Bino AG NANNI, psichiatra, 'facebook', 23 aprile 2017, qui


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domenica 23 aprile 2017

#PIN / Tanto, e abbastanza (MasFerrario)


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#NATURA_MORTA / Giorgio Morandi, Pierre Bonnard, Vincent Van Gogh

Giorgio MORANDI, 1890-1964
(via pinterest)

° ° °

Pierre BONNARD, 1867-1947
pittore francese
via pinterest)

° ° °

Vincent VAN GOGH, 1853-1890
pittore olandese
(via pinterest)

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#SPOT / You can't


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#RACCONTId'AUTORE / Il pappagallo (Rabindranath Tagore)

C’era una volta un uccello del tutto ignorante. Cantava sempre, ma non conosceva le sacre scritture. Saltellava e svolazzava, ma ignorava cosa fosse la buona creanza. 
Il re sentenziò che un simile uccello era nocivo poiché si cibava dei frutti del bosco e danneggiava il mercato. 
Chiamò allora il ministro e gli ordinò di ammaestrare l’uccello.

* * *
Il compito di educarlo venne affidato al nipote del re. 
I sapienti del regno si riunirono e discussero a lungo sulle cause dell’ignoranza dell’animale.
La conclusione fu questa: il nido che l’uccello si costruisce con delle semplici pagliuzze è inadatto a contenere sapienza. Per cui, prima di ogni altra cosa, era necessario costruire una buona gabbia.
I sapienti, ottenuta la ricompensa, se ne andarono soddisfatti.

* * *
L’orefice cominciò la costruzione di una gabbia d’oro.
Era così bella che accorrevano grandi folle da ogni paese per ammirarla.
Qualcuno disse: «Godrà del massimo dell’educazione.
Un altro disse: «Anche se non verrà educato avrà pur sempre la gabbia. Che uccello fortunato!».
L’orefice ottenne una forte ricompensa e felice fece ritorno anch’egli a casa.
Uno dei sapienti cominciò ad ammaestrare l’uccello. Fiutando tabacco da naso sentenziò che erano necessari molti libri.
Il nipote del re fece chiamare dei copisti, che prepararono per il pappagallo copie di libri e copie delle stesse copie. Ne scrissero una montagna.
Tutti i presenti dicevano: «C’è tanta scienza che questa gabbia non può più contenerla».
I copisti caricarono dei buoi con i profitti del loro lavoro. Tornarono alle loro case, ormai liberati dalla povertà.
I nipoti del re sorvegliavano continuamente la gabbia. Vi si facevano riparazioni ogni giorno.
Vedendo la gabbia in ordine, lucida e pulita, tutti asserivano: «La sapienza progredisce».
La cura della gabbia richiedeva un gran numero di inservienti e per sorvegliare costoro era necessario uno stuolo di persone anche maggiore.
Tutti ricevevano grandi quantità di denaro ogni mese e i loro scrigni erano pieni.
Costoro e i loro parenti erano felici e tutti ormai vivevano in dimore signorili.

* * *
Nel mondo mancano molte cose, tranne gli scontenti, che sono in numero persino eccessivo.
Costoro dissero: «La gabbia è a posto, però nessuno si cura dell’animale».
Queste parole giunsero all’orecchio del re, che chiamò il nipote per domandargli se fosse vero.
Il nipote rispose: «Signore, se il re vuole conoscere la verità chiami gli orefici, i sapienti, i copisti, gli artefici e i sorveglianti. Gli scontenti fanno critiche perché non guadagnano nulla».
Udita questa riposta, il re comprese perfettamente come stavano le cose e immediatamente cinse con una collana d’oro il collo del nipote.

* * *
Il re desiderava verificare personalmente i progressi dell’educazione dell’uccello. Così un giorno capitò nella scuola con un seguito di cortigiani, ministri e amici.
Sin dall’ingresso si udiva un concerto di molti strumenti: campane, conchiglie, tamburi, trombe e flauti.
I sapienti cominciarono a leggere i libri sacri a voce alta, oscillando il capo.
Operai, artefici, copisti, sorveglianti e i loro parenti di ogni grado gridavano di gioia per onorare il re.
Il nipote invitò il re ad ammirare lo spettacolo.
Rispose il re: «E’ meraviglioso. Il rumore è grande».
«Non è soltanto rumore, in tutto questo si esprime un profondo significato!» aggiunse il nipote.
Il re lasciò la scuola soddisfatto e stava per salire sul suo elefante.
E proprio allora uno degli scontenti, che si era nascosto in un cespuglio, esclamò: «Mio re, hai veduto l’uccello?».
Il re trasalì e disse: «Me ne sono dimenticato! Non l’ho ancora veduto».
Tornò indietro e disse ai sapienti che voleva vedere in che modo fosse educato l’uccello. Ne fu molto soddisfatto. Il metodo di educazione era più importante dell’uccello stesso, che appariva quasi superfluo.
Il re si persuase che non venivano risparmiati gli sforzi: nella gabbia non c’era cibo né acqua, ma con la punta della penna si ficcavano nel becco del pappagallo mucchi e mucchi di fogli strappati da una gran pila di libri.
Nella sua gola piena di carta la voce non trovava spazio per cantare. Era uno spettacolo orribile. 
Prima di salire sull’elefante il re ordinò alle guardie di torcere per bene le orecchie dello scontento.

* * *
Quanto più l’educazione dell’uccello progrediva, tanto più le sue forze diminuivano.
I custodi erano pienamente fiduciosi.
Obbedendo, però, ancora all’istinto, ogni mattina il pappagallo si volgeva verso oriente e agitava le ali in modo sconveniente.
Talvolta tentava anche di spezzare le sbarre della gabbia con il becco indebolito.
Il guardiano diceva: «Che svergognato!».
Venne nella scuola il fabbro armato di martello, soffietto e fuoco. Rinforzò con nuovi fili di ferro la gabbia e fece strappare le ali all’uccello.
I cognati del re, scuotendo la testa, dicevano con tono solenne: «In questo regno gli uccelli non solo difettano d’intelligenza, ma anche di gratitudine!».
Nuovamente i dotti con la penna in mano e il pungolo nell’altra ricominciarono, ricominciarono la fatica dell’istruzione.
I guadagni del fabbro intanto si moltiplicavano e sua moglie era adorna di gioielli d’oro.
Il re ricompensò con il dono di un elmo la solerzia del guardiano.

* * *
Il pappagallo morì. Ma nessuno al momento se ne accorse.
Il solito scontento annunciò al re ciò che era accaduto.
Il re chiamò il nipote e gli chiese se la notizia rispondesse a verità.
Il nipote rispose: «Sì, e ora l’istruzione dell’uccello è completa».
Il re domandò: «Salta ancora?».
«Per niente.»
«Vola?»
«No.»
«Canta?»
«No.»
«Schiamazza ancora quando ha fame?»
«No.»
«Portalo qui. Lo voglio vedere.»
Gli fu portato l’uccello. Il re palpò il pappagallo, che rimase immobile al cospetto di guardie, servi e cavalieri.
Solo nel suo ventre si udì, quando il re lo toccò, il rumore delle pagine accartocciate dei libri.
Fuori, nella brezza della nuova primavera, le giovani foglie della foresta fiorita riempivano il cielo, stormendo, di lunghi sospiri. 


*** Rabindranath TAGORE, 1861-1941, poeta, scrittore e filosofo indiano, premio Nobel per la letteratura nel 1913, Lipika. Biglietti dall’India, 1919, Oscar Mondadori, Milano, 1993. 

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