Visualizzazione post con etichetta _Canfora Luciano. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta _Canfora Luciano. Mostra tutti i post

giovedì 3 giugno 2021

#MOSQUITO / Quando si rovina la scuola (Luciano Canfora)

Gli studenti condannati a una preparazione scarsa o apparente, o addirittura all’ignoranza, diventano più facilmente vittime del potere. Sono cittadini debolissimi, indifesi, aperti a ogni influenza improvvisata e chiassosa.
Chi ha rovinato la scuola, ha ferito gravemente anche la Repubblica, il sistema democratico, la libertà individuale e la consapevolezza dei diritti. Spero che qualcuno prima o poi se ne accorga. Purtroppo le riforme che si sono via via susseguite nel tempo non sono andate nella direzione del prendere atto della modernità e farla fruttare in maniera seria. Si sono mosse invece nel senso della semplificazione banalizzante, che alla fine risulta corruttrice.
I futuri cittadini vengono resi così più fragili e manipolabili. È un grande problema storico-politico, di cui, temo, prima o poi vedremo conseguenze lancinanti. Non vorrei apparire troppo pessimista, ma il successo di movimenti irruenti e semplificatori sul piano della lotta politica si spiega anche con questa debolezza culturale

*** Luciano CANFORA, 1942, storico, filologo, accademico, saggista, Intervista sul potere, a cura di Antonio Carioti, Laterza, 2013


In Mixtura i contributi di Luciano Canfora qui
In mixtura ark #Mosquito qui

venerdì 9 aprile 2021

#MOSQUITO / L'attuale 'semi-sinistra' (Luciano Canfora)

Perché la destra non decampa dai suoi caposaldi e li rivendica e, appena può, li mette in pratica, mentre la «sinistra» (esitante ormai persino a definirsi tale) non solo ha archiviato tutto il suo «bagaglio» ma è ridotta ad attestarsi – quale nuova «linea del Piave» – sul binomio liberismo-europeismo? Luciano Gallino dava una risposta semplice e convincente: perché le classi possidenti hanno vinto la battaglia (e forse la guerra) nella «lotta tra le classi». 

L’attuale semi-sinistra sa bene che l’europeismo, brandito con retorica e fastidiosa insistenza, non è che la figurazione romantica di una realtà intrinsecamente e prosaicamente iperliberista. Il suo fondamento, il cardine del Trattato costitutivo dell’UE, è il divieto degli aiuti di Stato alle aziende nazionali. È cioè la negazione perentoria, e di fatto ricattatoria, di tutta una linea di condotta economica che vedeva nella «partecipazione statale» e nell’«economia mista» la via da seguire. (Via che si propone, anzi si impone, nelle ricorrenti crisi, divenute più devastanti nell’attuale età di predominio del capitale finanziario sul capitale ‘produttivo’.)

*** Luciano CANFORA, storico, filologo, accademico, saggista, La metamorfosi, Laterza, 2021


In Mixtura i contributi di Luciano Canfora qui
In mixtura ark #Mosquito qui

lunedì 16 dicembre 2019

#MOSQUITO / Mussolini, lodi degli anni Trenta (Luciano Canfora)

Negli anni Trenta l’entusiasmo (interclassista) per Mussolini era stato, negli Stati Uniti, quasi imbarazzante. Un cantante di successo come Cole Porter gorgheggiava: «Tu sei il massimo, tu sei Mussolini!» (1934), e al termine di un tour europeo il rampollo dei Kennedy (futuro presidente), John Fitzgerald Kennedy, annotava nel suo diario: «Sono giunto alla conclusione che il fascismo sia giusto per l’Italia e il nazionalsocialismo sia giusto per la Germania». Sul versante britannico si conoscono, e spesso si citano, le parole – certo veridiche – dette da Churchill a Mussolini nel corso di una visita al capo del governo italiano: «Se fossi stato un italiano sarei stato con Voi con tutto il mio cuore, dall’inizio alla fine della trionfante lotta contro gli appetiti bestiali e le passioni del leninismo». 
Meno note, forse, le parole dello stesso Churchill di sei anni più tardi (18 febbraio 1933) di fronte alla Lega antisocialista britannica, ancor più impegnative: 

" Il genio romano impersonato da Mussolini, il più grande legislatore vivente, ha mostrato a molte nazioni come si può resistere all’incalzare del socialismo e ha indicato la strada che una nazione può seguire quando sia coraggiosamente condotta. Col regime fascista, Mussolini ha stabilito un centro di orientamento dal quale i paesi che sono impegnati nella lotta corpo a corpo col socialismo non devono esitare ad essere guidati. " (*)

 È una dichiarazione di enorme rilievo perché additava nel fascismo italiano, ed in particolare nella figura e nell’azione del suo capo, il «centro di orientamento» dal quale gli altri paesi (d’Europa e fuori di essa) «non devono esitare ad essere guidati». In questo modo il fascismo italiano assumeva – nel pensiero di Churchill – un ruolo non solo di modello ma di guida sul piano internazionale. Tre settimane più tardi, il 5 marzo, sull’onda del provocatorio incendio del Reichstag (27 febbraio 1933) Hitler, che si proclamava «scolaro» di Mussolini, conquistava la maggioranza parlamentare in Germania.

*** Luciano CANFORA, storico, filologo, accademico, saggista, Fermare l'dio, Laterza, 2019. -  (*) Renzo De Felice, Mussolini il Duce. Gli anni del consenso, Einaudi, 1974



In Mixtura i contributi di Luciano Canfora qui
In Mixtura ark #Mosquito qui 

domenica 18 novembre 2018

#MOSQUITO / Governo, illogicità di un accordo verticistico e spartitorio (Luciano Canfora)

La illogicità della compagine governativa instauratasi da ultimo in Italia, grazie ad un accordo verticistico e spartitorio, consiste nella illusione che possano convivere le esigenze della parte più povera del Paese (convogliatesi elettoralmente verso un movimento politico informe, grazie al dislocamento a destra del vertice Pd e alla afasia dei retori della ‘sinistra-sinistra’) con le esigenze pesantemente egoistiche della parte più ricca del Paese. Si intrecciano, perciò, per il momento, le più contraddittorie retoriche; ma la sostanza è che si va verso l’arroccamento della ‘fortezza Europa’ ora che finalmente il più importante ministero italiano, gli Affari Interni, è in mano al ‘respingitore’ muscolare. (Gli inetti adoratori delle ‘cinque stelle’ si stanno già adeguando.)

*** Luciano CANFORA,  1942, filologo, storico, saggista, docente di filosofia greca all’università di Bari, La scopa di Don Abbondio. Il moto violento della storia, Laterza, 2018


In Mixtura i contributi di Luciano Canfora qui
In Mixtura ark #Mosquito qui

domenica 21 ottobre 2018

#MOSQUITO / Rivoluzioni, il 'peso della storia' (Luciano Canfora)

L’esperienza non si trasmette, e tanto meno lo ‘spirito rivoluzionario’, il credere. L’esperienza può essere solo diretta, non raccontata: anche se è sempre giusto e necessario raccontarla. Peraltro è noto, e documentato, quanto sia controproducente, verso le generazioni nuove e che non furono direttamente partecipi del ‘fatto’, ogni «pedagogia» rivoluzionaria. Il manualetto giacobino di storia (una specie di «Bignami») suscita fastidio; così come l’adozione del cosiddetto «marxismo-leninismo» come unica filosofia da impartire nelle scuole sovietiche. Peraltro i ‘capi’ della rivoluzione (di ogni rivoluzione) non possono che essere dogmatici: altrimenti non farebbero quella scelta di vita. Chi giudica le rivoluzioni col metro dell’ordinaria amministrazione dovrebbe cambiar mestiere, certo non occuparsi di vicende umane. (E forse neanche naturali.) E aver sempre ben chiaro che le «concezioni del mondo», in forza e in nome delle quali si «fanno le rivoluzioni», non sono che indicatori schematici, spesso radicati nell’esperienza passata (e perciò fallibili). Esse – quando sorgono – non tengono conto, in virtù del loro inevitabile schematismo (necessario per chi intenda guidare masse in movimento), dei vettori imprevedibili e delle torsioni in senso nazionale di ogni rivoluzione fattasi ‘potere’ e ‘governo’: tutti fenomeni che provengono dal «peso della storia» inerente a ciascuna realtà, a ciascun Paese. «Quasi tutte le ideologie – osservò Sir Lewis B. Namier – sopravvalutano la capacità dell’uomo di prevedere le conseguenze e le ripercussioni di ideali forzatamente applicati alla realtà». È una osservazione pertinente, ma del tutto ‘impotente’. Le rivoluzioni sono (come notava Tocqueville a proposito del 1789) eventi «inevitabili». E – aggiungiamo alla luce dell’esperienza degli ultimi due secoli – ad ogni nuova ondata, più aspre e schematiche.

*** Luciano CANFORA, La scopa di Don Abbondio. Il moto violento della storia, Laterza, 2018.


In Mixtura i contributi di Luciano Canfora qui
In Mixtura ark #Mosquito qui

martedì 16 ottobre 2018

#VIDEO / "La vera democrazia non c'è più" (Corrado Augias recensisce Luciano Canfora)


Corrado AUGIAS recensisce Luciano CANFORA
La scopa di Don Abbondio, Laterza, 2018
RepTv, 15 ottobre 2018
video, 2min40

È un'analisi "dura e sconfortata" quella di Luciano Canfora - filologo classico ma anche ottimo analista dei movimenti politici contemporanei - in "La scopa di don Abbondio, il moto violento della storia" (Laterza). 
Per Canfora "il fascismo fu un modo di affrontare la società di massa ottenendo consenso con una mistura micidiale di sciovinismo e stato sociale" e "oggi quell'esperimento si ripropone". Così "stretta tra tecnocrazia finanziaria e moti scomposti senza storia e senza cultura, la democrazia liberale come l'abbiamo conosciuta potrebbe contare i suoi ultimi giorni".
(dalla presentazione)


In Mixtura i contributi di Corrado Augias qui
In Mixtura i contributi di Luciano Canfora qui
In Mixtura ark #Video qui

mercoledì 30 novembre 2016

#MOSQUITO / Intellettuali, canne al vento (Luciano Canfora)

Il ceto intellettuale italiano è una canna al vento, non ha eguali nella sua bramosia di adattamento al potere dominante. Sono diventati anticomunisti più velocemente ancora di quanto erano diventati fascisti. 

*** Luciano CANFORA, 1942, filologo, storico, saggista, docente di filosofia greca all’università di Bari, Dialogo tra due laici diversamente inquieti, colloquio con Silvia Ronchey, ‘Io Donna’, 21 febbraio 2009


In Mixtura altri 3 contributi di Luciano Canfora qui

giovedì 29 ottobre 2015

#MOSQUITO / Coesione, il suo mito (Luciano Canfora)

Il processo è stato abbastanza lineare:
(1) - si abroga il principio proporzionale e si innesca il maggioritario (più o meno totale) in omaggio alla religione idolatrica del bipolarismo; 
(2) - bipolarismo significa necessariamente penalizzazione delle ali dette pomposamente ‘estreme’ e convergenza al centro dei due «poli»; 
(3) - il perseguimento di tale ‘conquista’ ha come effetto la crescente rassomiglianza tra i due po-li, i quali infatti rinunciano ben presto a chiamarsi destra e sinistra, e adottano una formula (centro-destra versus centro-sinistra) che almeno per il 50% ribadisce la coincidenza, se non identità, dei due cosiddetti «poli»; 
(4) - quando questo processo è finalmente compiuto, si constata che la ‘via d'uscita’ dal grave momento nazionale e mondiale è la «coesione»; 
(5) - a quel punto l'idolatrato bipolarismo non so-lo boccheggia ma viene senz'altro archiviato, e l'operazione appare agevole (o almeno fattibile) perché la marcia dei poli verso il centro ha dato finalmente i suoi frutti, e infatti - come ci viene ripetuto - sulle ‘co-se fondamentali’ si deve andar tutti d'accordo! 
(6) - a questo punto i teorici del ‘superamento’ della distinzione destra/sinistra in quanto concetti obsoleti possono esultare. E difatti esultano. È impressionante che, in Italia, inconsapevoli della gaffe lessicale, alcuni si dispongano addirittura a dar vita ad un 'Partito della Nazione' (il partito fascista si chiamò per l'appunto «nazionale», e «nazionali» erano detti i seguaci di Franco, mentre 'socialista-nazionale' era il partito del 'Führer'; 
(7) - l'effetto della progressiva assimilazione tra i due poli culminata nella «coesione» è il non-voto di coloro che non si riconoscono nel-la melassa. Ma questo non preoccupa l'ormai «coesa» élite, passata giocosamente attraverso la dedizione ad entrambe le ideologie (bipolarismo prima e coesione poi). Anzi, si gioisce ulteriormente perché si può sperare, procedendo per questa strada, di raggiungere i record delle cosiddette ‘grandi democrazie’ dove - come negli USA - vota meno della metà degli aventi diritto. Anzi i più sfacciati dicono che il fenomeno del non-voto è un segno di maturità della democrazia. 

*** Luciano CANFORA, 1942, docente di filologia classica, storico, saggista, «E’ l’Europa che ce lo chiede!». Falso!, Laterza, 2012.


In Mixtura altri 2 contributi di Luciano Canfora qui

venerdì 14 agosto 2015

#SENZA_TAGLI / Ozio, obbligati come Cicerone (Luciano Canfora)

«L'ozio mandò in rovina le città» ammoniva Catullo (carme 51) ribellandosi al proprio torpore amoroso, come Metastasio nell’ode alla libertà. Ma all’otium come pace interiore inneggiava Orazio (Odi II, 16). L’otium in antitesi all’impegno nella vita pubblica può essere, come scrive Cicerone nella Pro Plancio, «per nulla otiosus». La medesima parola denota situazioni materiali opposte. Dunque è più utile passare dalla lessicografia alla realtà.
La questione di come impegnare il proprio «ozio» è problema tipico delle classi sociali ricche. Esso si manifesta in due varianti: l’ozio proprio - raffinato e, nei casi migliori, sbilanciato sul versante intellettuale - e l’ozio delle classi popolari da riempire con piaceri e divertimenti grossolani e frastornanti (panem et circenses, l’equivalente nell’età nostra dell’abbrutimento calcistico). Va da sé che l’ozio (talora non volontario) dei nullatenenti può essere un fattore sociale molto pericoloso, che ha costituito, per esempio nel mondo romano,una delle preoccupazioni principali dei governanti.
Solo una ristrettissima élite intellettuale poneva la questione dell’otium in termini filosofici. E intendeva otium (in quanto alternativa al negotium, cioè all’attività pratica, essenzialmente politica e militare) come lo spazio per un’appartata e feconda riflessione sui massimi problemi dell’esistenza. 
Ci si divideva, spiega Seneca nel suo trattatello sull’otium (De otio), secondo due scuole. 
Per i seguaci della filosofia stoica - maggioritaria nel ceto senatorio - l’otium, il ritiro negli studi, era l’alternativa obbligata quando è impossibile fare politica: per esempio perché c’è il tiranno, o perché impazzala ferocia civile. 
Per i seguaci di Epicuro invece il ritiro contemplativo dev’essere la norma e l’impegno politico una extrema ratio. Cicerone scrive i suoi trattati di filosofia e di teoria retorica quando viene buttato fuori dalla politica attiva (sotto la dittatura di Cesare). Sembra un’esperienza remota, ma è la stessa nella quale siamo, pur senza piena consapevolezza, oggi immersi.

*** Luciano CANFORA, 1942, filologo, storico, saggista, Obbligati all' 'ozio' come Cicerone, 'La Lettura', 26 luglio 2015.

Sempre in Mixtura, 1 altro contributo di Luciano Canfora qui

lunedì 29 giugno 2015

#RITAGLI / Grecia, il referendum è l'unica forma legittima (Luciano Canfora)

Il referendum è lo strumento della sovranità popolare, che veniva utilizzato nell’età antica. Chi lo critica si mette dalla parte degli oligarchi. (...)

[D: Si può ricorrere al referendum per una questione così importante come l’accettazione del piano Ue sulla Grecia?]
«Non solo si può, ma si deve. Nella storia d’Italia ci sono un paio di referendum che ci hanno segnato per sempre: quello per la Repubblica del 1946 e quello per il divorzio del 1974. E invece ora tutti si mettono a dare lezioni alla Grecia. Ma sono lezioncine in contrasto con l’idea di sovranità popolare. Sono reazioni oligarchiche». 

[D: Chiamare il popolo a decidere, non è un modo per abdicare alle proprie responsabilità politiche?]
«No, tutt’altro. Se il concetto di sovranità popolare ha un senso, rimettersi al popolo è l’unica forma legittima».

[D: Siamo di fronte ad una crisi delle democrazie rappresentative?]
«Il modello della delega è logoro. Il referendum è un correttivo, un modo per restituire voce al cittadino comune. E’ una grande conquista, insieme al suffragio universale sicuramente una delle più grandi del Novecento. D’altra parte Jean-Jacques Rousseau diceva che il popolo inglese è libero soltanto durante l’elezione dei membri del parlamento, ma appena questi sono eletti ridiventa schiavo.

[D: In momenti delicati, non è rischioso affidarsi alla pancia degli elettori?]
«Chi pensa questo non ha fiducia nel popolo sovrano. In realtà la democrazia s’impara praticandola e non continuando a tenere il cittadino comune sotto tutela».

*** Luciano CANFORA, 1942, filologo classico, storico e saggista italiano, intervistato da Raffaella De Santis, Canfora: «Il referendum strumento antico e democratico quanto la Grecia», 'la Repubblica', 28 giugno 2015

LINK, articolo integrale qui