Visualizzazione post con etichetta _Mentana Enrico. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta _Mentana Enrico. Mostra tutti i post

mercoledì 2 ottobre 2019

SENZA_TAGLI / Una sola religione universale (Enrico Mentana)

Ai fedeli di due delle tre grandi religioni monoteiste viene fatto divieto di mangiare carne di maiale. In occasione della festa del patrono di Bologna l'arcidiocesi di quella città (il vescovo neppure lo sapeva) invia un segnale di accoglienza, per cui sarà offerto anche un piatto di tortellini ripieni di pollo. Apriti cielo: proteste, polemiche, invettive. E pretese: insegnare alla Chiesa come si fa la Chiesa, giudicare quali siano le vie giuste o sbagliate dell'accoglienza senza averne mai percorsa nessuna, decidere i codici di incontri a cui non si ha nessuna intenzione di partecipare. Il tutto in nome di una sola religione universale: l'intolleranza.

*** Enrico MENTANA, giornalista, direttore di TgLa7, facebook, 1 ottobre 2019, qui


In Mixtura i contributi di Enrico Mentana qui
In Mixtura ark #SenzaTagli qui

martedì 17 settembre 2019

#SENZA_TAGLI / Debito pubblico, oltre 2.400 miliardi (Enrico Mentana)

2.409.900.000.000 di euro. È la cifra del nostro debito pubblico, che continua a crescere. Noi possiamo passare il tempo a discutere di Umbria e di sottosegretari, di Pontida o di Bibbiano, a seconda delle preferenze. Ma il cuore del problema Italia, chiunque sia al governo, è questo: duemilaquattrocentonovemiliardinove-centomilioni di euro, a crescere. 

Se si pensa solo al consenso, a non scontentare nessuna categoria, a non spaventare nessun detentore di ricchezza, se si fa finta di non vedere la tendenza per cui una somma sempre più enorme servirà per pagare le pensioni, la sanità pubblica, le strutture sociali sul territorio, senza entrate progressive in proporzione; se l'unica sfida è per stare al governo, in un gioco della sedia senza regole di affinità politica (oggi come un anno fa) e sperare di star sopra l'avversario grazie a elezioni quando è più vantaggioso, o alla scelta di un presidente della repubblica amico, allora le speranze per il futuro sono davvero poche. E del resto, quale forza politica parla mai di futuro?

*** Enrico MENTANA, 1955, giornalista, direttore di TgLa7, facebook, 16 settembre 2019, qui
https://it.wikipedia.org/wiki/Enrico_Mentana


In Mixtura i copntributi di Enrico Mentana qui
In Mixtura ark #SenzaTagli qui

martedì 27 agosto 2019

#SENZA_TAGLI / La fine della politica (Enrico Mentana)

Sono solo io a credere che non stiamo assistendo a uno spettacolo edificante, comunque vada a finire? Sono convinto, e non da oggi, che le alleanze solo tattiche e di convenienza non abbiano respiro, e per questo quasi sempre finiscono male. Allearsi con il Pd per punire il traditore Salvini, offrire Palazzo Chigi a Di Maio per evitare che faccia il governo con il Pd, fare il governo con il M5s per evitare che al voto vinca la Lega, sono tutte varianti della stessa commedia, "La fine della politica". Chi ha paura delle elezioni non crede alle proprie stesse ragioni; chi provoca una crisi per andare a elezioni crede più all'arte dei comizi che a quella di governo. Che faccia ha un capo politico che si fa attribuire ogni nequizia dal premier di cui era vice fino a quel giorno, e poi per paura di finire all'opposizione implora una prosecuzione dell'alleanza? Che leader è il capo politico che giura "mai un governo col partito che ruba i bimbi alle famiglie con l'elettroshock" e poi un mese dopo è pronto a farci il governo? E che partito è quello che finge di dimenticare quelle accuse pur di tornare al governo dopo solo un anno di purgatorio?

*** Enrico MENTANA, 1955, giornalista, direttore di TgLa7, facebook, 26 agosto 2019, qui


In Mixtura i contributi di Enrico Mentana qui
In Mixtura ark #SenzaTagli qui

domenica 3 febbraio 2019

#SENZA_TAGLI / Teniamoci stretto quel che è patrimonio nostro di millenni (Enrico Mentana)

"Io ho davanti a me un sogno, che i miei quattro figli piccoli vivranno un giorno in una nazione nella quale non saranno giudicati per il colore della loro pelle, ma per le qualità del loro carattere".

Ieri sera dicevo che se un Martin Luther King ripetesse oggi in una città italiana lo storico discorso di 55 anni fa sarebbe interrotto da sberleffi e ululati. È purtroppo il frutto avvelenato di una stagione difficile, in cui l'incapacità dei governi di gestire il fenomeno delle migrazioni ha generato nuova intolleranza e la schiuma del razzismo. Su questo martella una propaganda quotidiana, che mescola falsi assoluti, deformazione di fatti, ma anche notizie vere per soffiare su quei sentimenti di ostilità.

Non si sa più cosa fare per rendere brutta e impronunciabile l'idea stessa di accoglienza. È comunista, è il tesoro di mafia capitale, è dei ricchi-che-non-sanno-cosa-siano-le-periferie, è contro la povera gente italiana, è sfigata, è imposta da Soros, è il cavallo di Troia dell'invasione, è il via libera agli stupratori neri. 

Discutiamo finché si vuole sulle questioni migratorie, su come gestirle e condividerle. Ma teniamoci quel che è patrimonio nostro da millenni.
Perché il sentimento di solidarietà e di accoglienza è semplicemente umano, e anche tanti italiani - in un passato non così lontano da non poter essere ricordato - chiesero rifugio, asilo, soccorso, riparo per non morire, perché la loro colpa era di esser nati nel posto "sbagliato" o di esser figli di una religione "sbagliata". 

E anche chi voltò la testa dall'altra parte spesso era italiano, come i pochi che invece aiutavano, a rischio della vita. Io non sono mai stato né comunista né fascista, ma ho conosciuto persone perbene di destra e di sinistra, legati al culto del Duce o di Mosca, che quando ci fu da salvare qualcuno a rischio della propria vita semplicemente lo fecero. Non si chiesero se gli giovava o gli era di danno in vista di una campagna elettorale, ma se era umano o no farlo. Era invece un vanto dei regimi - anche del nostro mussoliniano - denunciare gli episodi in cui quei cittadini "sbagliati" venivano accusati di qualcosa, come emblemi di una razza da cacciare. Quel che ci testimonia Liliana Segre zittisce ogni odiatore, a parte i vili che si nascondono dietro nomi e profili finti sui social: cerchiamo di tenercelo stretto.

*** Enrico MENTANA, giornalista, conduttore di TgLa7, editore di 'Open', facebook, 2 febbraio 2019, qui


In Mixtura i contributi di Enrico Mentana qui
In Mixtura ark #SenzaTagli qui

domenica 7 ottobre 2018

#SENZA_TAGLI / I barbari al potere, signora mia (Enrico Mentana)

A furia di scandalizzarsi e ironizzare ogni giorno, di spiegare inascoltata ai nuovi governanti che non è modo di fare, che "quando eravamo al governo noi", che di questo passo dove andremo a finire, l'opposizione si butta via. Come sempre fanno i nobili decaduti, irride a quei barbari che hanno invaso le stanze del potere e delle conferenze stampa. Manca solo "d'altronde contessa di che si stupisce", in questa deriva elitaria. Sin che si tiene il ditino alzato si può evitare di usarlo per indicare gli errori fatti e le strade nuove da seguire. Ma forse non si è ancora trovato un pullman abbastanza confortevole per organizzare la traversata nel deserto.

*** Enrico MENTANA, giornalista, direttore di tGLa7, facebook, 5 ottobre 2018, qui


In Mixtura i contributi di Enrico Mentana qui
In Mixtura ark #SenzaTagli qui

sabato 22 settembre 2018

#SENZA_TAGLI / La commedia di Governo e Opposizione (Enrico Mentana)

C'è una commedia in due battute che va in scena ogni giorno, con lo stesso canovaccio e gli stessi protagonisti. Cambia solo, di volta in volta, l'oggetto del dialogo. Dal Pd si protesta per un decreto/una nomina/uno stipendio. Dal governo si ribatte che è lo stesso tipo di decreto/nomina/stipendio dei tempi in cui governava chi oggi contesta. Sipario. Tifosi delle due parti in contrapposto visibilio. Il resto degli spettatori si chiede: ma che modo è di fare opposizione, contestando quel che tu hai fatto fino a ieri? E che governo del cambiamento è, se ti vanti di fare come quelli che governavano fino a ieri?

*** Enrico MENTANA, giornalista, direttore di 'TgLa7', facebook, 21 settembre 2018, qui


In Mixtura i contributi di Enrico Mentana qui
In Mixtura ark #SenzaTagli qui

mercoledì 19 settembre 2018

#SENZA_TAGLI / Macron e il fronte europeista (Enrico Mentana)

Sedici mesi dopo la sua elezione Macron raccoglie il 60% di giudizi negativi e solo il 19% di giudizi positivi tra gli elettori francesi. Se il fronte europeista dell'Unione ha bisogno di un leader in vista del voto di maggio può puntare su di lui, se vuole perdere.

*** Enrico MENTANA, giornalista, direttore di TgLa7, facebook, 17 settembre 2018, qui


In Mixtura i contributi di Enrico Mentana qui
In Mixtura ark #SenzaTagli qui

venerdì 31 agosto 2018

#SENZA_TAGLI / Alleanza internazionale, e i 5S? (Enrico Mentana)

È un dato di fatto, non un'accusa o un complimento: Salvini ha un progetto di alleanza internazionale, il m5s no.

Salvini parla la stessa lingua di Orban e di altri esponenti della nuova destra sovranista europea, e non da oggi. No ai migranti, Soros emblema del cosmopolitismo affaristico e favorevole alla "invasione", no agli eurocrati, no al liberalismo, no al multiculturalismo, sì alla politica securitaria, ai confini come limiti della patria, ai valori cristiani contrapposti a quelli liberali, alla famiglia tradizionale contro i nuovi modelli: tutto questo è da anni il milieu comune dei movimenti che già guidano i paesi più forti dell'Europa centrale e ora hanno forte consenso anche in Austria e Italia. 

Rispetto a tutto questo è giusto chiedere: e la posizione dei 5 stelle, principale forza di governo, quale è?

***Enrico MENTANA, giornalista, direttore TgLa7, facebook, 29 agosto 2018, qui


In Mixtura i contributi di Enrico Mentana qui
In Mixtura ark #SenzaTagli qui

venerdì 27 aprile 2018

#SENZA_TAGLI / M5S, la mossa sbagliata (Enrico Mentana)

Alla fine aver messo sullo stesso piano Lega e Pd si rivelerà la mossa sbagliata del M5s. Non si può essere europeisti o euroscettici, per la Fornero o contro, per la flat tax o l'imposizione progressiva (e la lista sarebbe lunga) a seconda dell'alleato che ti dà i voti per andare a Palazzo Chigi. Non è ciò che il movimento ha predicato in questi cinque anni, e si avvicina sempre più al paradosso del Pd: che fece il governo con Forza Italia perché il M5s lo aveva rimbalzato, con ottimi argomenti che però ha nel frattempo dimenticato. Tutti a turno hanno una sana vocazione maggioritaria: ma quando poi i voti non bastano si diventa cultori delle alleanze...

*** Enrico MENTANA, giornalista, direttore di TgLa7, facebook, 25 aprile 2018, qui


In Mixtura i contributi di Enrico Mentana qui
In Mixtura ark #SenzaTagli qui

mercoledì 3 gennaio 2018

#SENZA_TAGLI / Mattarella, giovani, lavoro (Enrico Mentana)

Mattarella nel discorso di fine anno ha chiamato al voto i nuovi maggiorenni, ricordando che i 18enni di cent'anni fa furono richiamati al fronte della Grande Guerra. 
Ma perché mai, presidente, un giovane di oggi dovrebbe andare a votare? Il voto è l'esito di una presa di coscienza, di una condivisione ideale, di una adesione di interessi. Quali idee, speranze, promesse, ricette sono state messe in campo per i giovani dai vari partiti e movimenti? Nessuna. I giovani vedono una scuola fatta a misura del passato, dove l'inglese e il web non sono quasi mai il pane degli insegnanti, dove poco o niente li prepara al mondo del lavoro, un mondo che comunque tiene per loro le porte sbarrate, salvo ruoli gregari o precari, senza speranze di stabilizzazione, senza prospettive per costruire un futuro professionale e personale. Il voto è una conquista della democrazia consacrata dall'articolo 1 della costituzione, subito dopo le prime fondamentali parole: l'Italia è una repubblica democratica fondata sul lavoro. Ma per i giovani, nella realtà, quelle parole sono lettera morta.

*** Enrico MENTANA, giornalista, direttore TgLa7, facebook, 2 gennaio 2018, qui


In Mixtura altri contributi di Enrico Mentana qui
In Mixtura ark #SenzaTagli qui

lunedì 18 dicembre 2017

#SENZA_TAGLI / Vittorio Emanuele III, un marchio di infamia (Enrico Mentana)

Il dibattito sul rientro della salma di Vittorio Emanuele III è surreale. La monarchia per l'Italia di oggi è un oggetto inutile che si ritrova tra le ragnatele della soffitta, senza suscitare alcuna emozione, a differenza del fascismo, con cui morì. 
Se quel re lascia un ricordo è solo per il marchio di infamia che resta indelebile per la firma sui provvedimenti che cancellarono la democrazia, e poi sulle orrende leggi razziali, e infine per l'ignominiosa fuga da Roma dopo l'8 settembre. Altro che Pantheon.

*** Enrico MENTANA, giornalista, direttore TgLa7, facebook, 17 dicembre 2017, qui


In Mixtura altri contributi di Enrico Mentana qui
In Mixtura ark #SenzaTagli qui

mercoledì 8 novembre 2017

#SENZA_TAGLI / Sicilia, elezioni e M5S (Enrico Mentana)

Se fossi nei panni di un eletto del m5s non sarei affatto dispiaciuto del risultato conseguito in Sicilia dalla lista del movimento (pari al 26,6%), e ancor di più dal suo candidato governatore. Cancelleri ha ottenuto l'8% in più rispetto alla lista: una performance formidabile, che equivale a oltre 205mila voti. Ma per raggiungere Musumeci che ha vinto ce ne sarebbero voluti altri 108mila, un'impresa fuori portata. E ancora più grande è il distacco tra i numeri del m5s e quelli della coalizione vincente: complessivamente 296mila voti, oltre 15 punti percentuali. 
Non era possibile vincere per Di Maio e i suoi, e per questo non capisco cosa e chi abbia potuto illuderli del contrario, fino a farli parlare a botta calda di "vittoria infangata" o merito esclusivo "degli impresentabili" Se gli impresentabili fossero davvero in grado di veicolare militarmente centinaia di migliaia di voti il problema non sarebbero loro, ma i siciliani. Puoi offendere gli eletti, ma non gli elettori. 
Nei panni dei 5 stelle avrei fatto notare che la loro lista ha preso più del doppio dei voti di quella del Pd, e Cancelleri quasi il doppio di Micari, e che almeno un terzo degli elettori che hanno votato per le liste del centro-sinistra hanno preferito poi barrare la casella del candidato governatore m5s piuttosto che quella del loro candidato. 
E per questo motivo oggi Luigi Di Maio potrebbe ben dire di non avere alcun interesse a incontrare in tv Renzi, ma semmai Berlusconi o Salvini. Il suo problema è però che la sfida l'ha lanciata proprio lui, e non un anno fa ma solo tre giorni prima del voto siciliano. E ricevuto il sì di Renzi ha scelto - pubblicamente - anche il luogo del duello e l'arbitro. 
La coerenza, in politica, è moneta fuori corso: non ho abbastanza spazio per citare tutti i protagonisti che, dopo una sconfitta, annunciarono il loro ritiro, e poi sono restati o tornati. E lo stesso Renzi non più tardi di un anno fa, annunciava il suo addio se avesse perso il referendum. E siccome si è liberi solo se si denunciano tutte le incoerenze e gli impegni non onorati, grandi o piccoli che siano, non c'è dubbio che anche la fuga dal duello di Di Maio lo sia. 
Poi i corifei possono inneggiare alla furbata, alla mossa perfetta: ma come si vede in queste ore la sfida mancata permette a chi non ama Di Maio - dentro e fuori il movimento - di tirare in ballo paura dell'ultima ora, errore iniziale nel proporre il duello, calcolo sbagliato sulla vittoria elettorale siciliana e cattivi consigli ricevuti. E invece proprio in Sicilia, pur perdendo, il movimento di Grillo ha dimostrato una cosa che ancora non è stata messa in evidenza: che un buon candidato, come evidentemente era Cancelleri, può superare la logica delle coalizioni. Per una partita elettorale nazionale che si giocherà per un terzo sui collegi uninominali è un segnale che il m5s dovrebbe ben analizzare.

*** Enrico MENTANA, giornalista, direttore di TvLa7, 'facebook', 7 novembre 2017, qui


In Mixtura altri contributi di Enrico Mentana qui
In Mixtura ark #SenzaTagli qui

venerdì 27 ottobre 2017

#SENZA_TAGLI / Storia, una cosa seria (Enrico Mentana)


La storia è una cosa seria, appunto. E ha schiacciato sotto il peso di una condanna senza appello proprio chi mandava a Auschwitz gli omosessuali insieme ai correligionari di Anna Frank, ai sinti e ai rom, ai nemici politici, ai portatori di handicap. Ormai nel mondo alla rovescia si pretende di insegnare la storia da posizioni che la storia ha squalificato per sempre. Come se i terrapiattisti tentassero di condizionare i corsi universitari di astronomia.

*** Enrico MENTANA, giornalista, direttore di TgLa7, facebook, 26 ottobre 2017, qui

In Mixtura altri contributi di Enrico Mentana qui
In Mixtura ark #SenzaTagli qui

giovedì 17 agosto 2017

#SENZA_TAGLI / Usa, un tempo buio (Enrico Mentana)

Se il capo della più grande democrazia occidentale mette sullo stesso piano razzisti e antirazzisti siamo ufficialmente entrati in un tempo buio. Se nel paese che ha determinato la sconfitta di Hitler agitare una bandiera nazista è un atto identitario accettabile per i sostenitori del presidente, vuol dire che i nostri valori sono per la prima volta a rischio.

*** Enrico MENTANA, giornalista, direttore di TgLa7, 'facebook', 16 agosto 2017, qui


In Mixtura altri contributi di Enrico Mentana qui
In Mixtura ark #SenzaTagli qui

sabato 12 agosto 2017

#SENZA_TAGLI / Ong, attacchi canaglieschi (Enrico Mentana)

Una delle grandi menzogne interessate messe in giro contro le Ong, la più vergognosa, si riassume in tre parole "Lucrano sui migranti". Chi vive di capacità e imbrogli, di furbizie e gherminelle non concepisce del resto che si possa aiutare, assistere, salvare, fare volontariato senza scopi inconfessabili. Solo che le Ong devono essere per statuto trasparenti, e i loro bilanci pubblicati. 
L'altra menzogna velenosa è quella sulle indennità di missione: "Ho letto/sentito/saputo che sulle navi guadagnano 10mila euro al mese, comodo fare soccorso così!". 

Allora, facciamo da oggi un po' di pulizia e di informazione. Prendiamo i dati dell'organizzazione più prestigiosa e più presa di mira, Medici senza frontiere. Un operatore umanitario di Msf alla prima missione prende in media 1.700 euro lordi al mese, pari a circa 1.200 euro netti. La cifra aumenta a seconda dell'esperienza e della responsabilità della posizione. Per esempio un capo progetto con più esperienza può prendere in media 2.600 euro lordi al mese, pari a circa 1.700-1.800 euro netti. Msf spende in mare circa l’1% del budget che utilizza per tutti i progetti nel mondo (il resto “a casa loro” in circa 70 paesi – e oltre il 56% in Africa). In totale nel 2016 Medici senza frontiere ha speso per le attività di ricerca e soccorso circa 10,4 milioni nel Mediterraneo. E non ci guadagna, né potrebbe farlo: non ha scopo di lucro, e vive sui contributi di chi aiuta. Per questo gli attacchi sono canaglieschi: in Italia il 100% dei fondi raccolti deriva da donazioni private, a livello internazionale oltre il 96% deriva da donazioni private. L’anno scorso Medici senza frontiere ha rinunciato anche a un piccolo residuo di fondi europei per mostrare la sua distanza dalle politiche UE sulla migrazione. Quindi Medici senza frontiere vive e opera solo grazie all’aiuto dei privati (in Italia 94% cittadini, 6% fondazioni e aziende selezionate). Chi denigra sa di sabotare questa linea di finanziamento spontaneo e disinteressato: aggettivi per loro intollerabili.

*** Enrico MENTANA, giornalista, direttore di TgtLa7, 'facebook', 10 agosto 2017, qui


In Mixtura altri contributi di Enrico Mentana qui

martedì 18 luglio 2017

#SENZA_TAGLI / Fascismo e razzismo (Enrico Mentana)

Visto che molti, partendo dalla polemica sulla proposta di legge Fiano sull'apologia del fascismo, hanno ricominciato a minimizzare le nefandezze compiute dal regime già in tempo di pace, ecco un documento che ha proprio la data di oggi, 15 luglio, di 79 anni fa. Per ordine espresso del Duce viene pubblicato sul Giornale d'Italia un documento ufficiale, sotto il titolo "Il fascismo e i problemi della razza". Una lettura che crea angoscia e vergogna.

«
Il ministro segretario del partito ha ricevuto, il 26 luglio XVI, un gruppo di studiosi fascisti, docenti nelle università italiane, che hanno, sotto l'egida del Ministero della Cultura Popolare, redatto o aderito, alle proposizioni che fissano le basi del razzismo fascista.

1. Le razze umane esistono. La esistenza delle razze umane non è già una astrazione del nostro spirito, ma corrisponde a una realtà fenomenica, materiale, percepibile con i nostri sensi. Questa realtà è rappresentata da masse, quasi sempre imponenti di milioni di uomini simili per caratteri fisici e psicologici che furono ereditati e che continuano ad ereditarsi.
Dire che esistono le razze umane non vuol dire a priori che esistono razze umane superiori o inferiori, ma soltanto che esistono razze umane differenti.

2. Esistono grandi razze e piccole razze. Non bisogna soltanto ammettere che esistano i gruppi sistematici maggiori, che comunemente sono chiamati razze e che sono individualizzati solo da alcuni caratteri, ma bisogna anche ammettere che esistano gruppi sistematici minori (come per es. i nordici, i mediterranei, i dinarici, ecc.) individualizzati da un maggior numero di caratteri comuni. Questi gruppi costituiscono dal punto di vista biologico le vere razze, la esistenza delle quali è una verità evidente.

3. Il concetto di razza è concetto puramente biologico. Esso quindi è basato su altre considerazioni che non i concetti di popolo e di nazione, fondati essenzialmente su considerazioni storiche, linguistiche, religiose. Però alla base delle differenze di popolo e di nazione stanno delle differenze di razza. Se gli Italiani sono differenti dai Francesi, dai Tedeschi, dai Turchi, dai Greci, ecc., non è solo perché essi hanno una lingua diversa e una storia diversa, ma perché la costituzione razziale di questi popoli è diversa. Sono state proporzioni diverse di razze differenti, che da tempo molto antico costituiscono i diversi popoli, sia che una razza abbia il dominio assoluto sulle altre, sia che tutte risultino fuse armonicamente, sia, infine, che persistano ancora inassimilate una alle altre le diverse razze.

4. La popolazione dell'Italia attuale è nella maggioranza di origine ariana e la sua civiltà ariana. Questa popolazione a civiltà ariana abita da diversi millenni la nostra penisola; ben poco è rimasto della civiltà delle genti preariane. L'origine degli Italiani attuali parte essenzialmente da elementi di quelle stesse razze che costituiscono e costituirono il tessuto perennemente vivo dell'Europa.

5. È una leggenda l'apporto di masse ingenti di uomini in tempi storici. Dopo l'invasione dei Longobardi non ci sono stati in Italia altri notevoli movimenti di popoli capaci di influenzare la fisionomia razziale della nazione. Da ciò deriva che, mentre per altre nazioni europee la composizione razziale è variata notevolmente in tempi anche moderni, per l'Italia, nelle sue grandi linee, la composizione razziale di oggi è la stessa di quella che era mille anni fa: i quarantaquattro milioni d'Italiani di oggi rimontano quindi nella assoluta maggioranza a famiglie che abitano l'Italia da almeno un millennio.

6. Esiste ormai una pura "razza italiana". Questo enunciato non è basato sulla confusione del concetto biologico di razza con il concetto storico-linguistico di popolo e di nazione ma sulla purissima parentela di sangue che unisce gli Italiani di oggi alle generazioni che da millenni popolano l'Italia. Questa antica purezza di sangue è il più grande titolo di nobiltà della Nazione italiana.

7. È tempo che gli Italiani si proclamino francamente razzisti. Tutta l'opera che finora ha fatto il Regime in Italia è in fondo del razzismo. Frequentissimo è stato sempre nei discorsi del Capo il richiamo ai concetti di razza. La questione del razzismo in Italia deve essere trattata da un punto di vista puramente biologico, senza intenzioni filosofiche o religiose. La concezione del razzismo in Italia deve essere essenzialmente italiana e l'indirizzo ariano-nordico. Questo non vuole dire però introdurre in Italia le teorie del razzismo tedesco come sono o affermare che gli Italiani e gli Scandinavi sono la stessa cosa. Ma vuole soltanto additare agli Italiani un modello fisico e soprattutto psicologico di razza umana che per i suoi caratteri puramente europei si stacca completamente da tutte le razze extra-europee, questo vuol dire elevare l'Italiano ad un ideale di superiore coscienza di se stesso e di maggiore responsabilità.

8. È necessario fare una netta distinzione fra i Mediterranei d'Europa (Occidentali) da una parte gli Orientali e gli Africani dall'altra. Sono perciò da considerarsi pericolose le teorie che sostengono l'origine africana di alcuni popoli europei e comprendono in una comune razza mediterranea anche le popolazioni semitiche e camitiche stabilendo relazioni e simpatie ideologiche assolutamente inammissibili.

9. Gli ebrei non appartengono alla razza italiana. Dei semiti che nel corso dei secoli sono approdati sul sacro suolo della nostra Patria nulla in generale è rimasto. Anche l'occupazione araba della Sicilia nulla ha lasciato all'infuori del ricordo di qualche nome; e del resto il processo di assimilazione fu sempre rapidissimo in Italia. Gli ebrei rappresentano l'unica popolazione che non si è mai assimilata in Italia perché essa è costituita da elementi razziali non europei, diversi in modo assoluto dagli elementi che hanno dato origine agli Italiani.

10. I caratteri fisici e psicologici puramente europei degli Italiani non devono essere alterati in nessun modo. L'unione è ammissibile solo nell'ambito delle razze europee, nel quale caso non si deve parlare di vero e proprio ibridismo, dato che queste razze appartengono ad un ceppo comune e differiscono solo per alcuni caratteri, mentre sono uguali per moltissimi altri. Il carattere puramente europeo degli Italiani viene alterato dall'incrocio con qualsiasi razza extra-europea e portatrice di una civiltà diversa dalla millenaria civiltà degli ariani. 
I firmatari: Lino Businco, docente di patologia generale, 'Università di Roma; Lidio Cipriani, docente di antropologia, Università di Firenze; Arturo Donaggio, docente di neuropsichiatria, Università di Bologna, nonché presidente della Società Italiana di Psichiatria; Leone Franzi, docente di pediatria, Università di Milano; Guido Landra, docente di antropologia, Università di Roma; Nicola Pende, docente di endocrinologia, Università di Roma, nonché direttore dell'Istituto di Patologia Speciale Medica; Marcello Ricci, docente di zoologia, Università di Roma; Franco Savorgnan, docente di demografia, Università di Roma, nonché presidente dell'Istituto Centrale di Statistica; Sabato Visco, docente di fisiologia, Università di Roma, nonché direttore dell'Istituto Nazionale di Biologia presso il Consiglio Nazionale delle Ricerche; Edoardo Zavattari, direttore dell'Istituto di Zoologia dell'Università di Roma. 
»

*** Enrico MENTANA, giornalista, direttore di TgLa7, 'facebook', 15 luglio 2017, qui


In Mixtura altri contributi di Enrico Mentana qui

sabato 8 luglio 2017

#SENZA_TAGLI / Migranti, numero chiuso? (Enrico Mentana)

Vedo che ora Renzi propone il numero chiuso per i migranti. 
Mi pare, per dirla chiara, insensato. 
Numero chiuso di chi? Se fuggi da una guerra hai diritto allo status di rifugiato: non puoi trovare Renzi sulla banchina che ti dice "purtroppo abbiamo raggiunto il limite massimo". Convenzione di Ginevra e costituzione italiana non lo permettono. Il problema è che molti migranti affermano di fuggire da conflitti, mentendo per entrare: ed è per questo che ci sono quegli stipati centri di identificazione e accoglienza. Si fa domanda e si aspetta. Se non viene riconosciuto il diritto, il richiedente va respinto. A meno che non abbia già lasciato i centri, muovendosi come clandestino attraverso il territorio italiano, nella stragrande maggioranza dei casi diretto verso le frontiere nord. Già, perché quasi tutti i migranti non vogliono restare in Italia. 
Per nessuno di loro - aspiranti rifugiati o "migranti economici" - è possibile o sensato applicare un numero chiuso. E poi, ove mai, quale numero? Deciso in base a cosa? Posti letto? "Lavori che gli italiani non vogliono più fare"? Quota percentuale rispetto alla demografia del paese?

*** Enrico MENTANA, giornalista, direttore di TgLa7, 'facebook', 7 luglio 2017, qui


In Mixtura altri contributi di Enrico Mentana qui

martedì 27 giugno 2017

#SENZA_TAGLI / Pd e Renzi (Enrico Mentana)

La questione del pd dopo il voto comunale è presto spiegata: il partito continua a perdere presa nella società, la sconfitta del referendum non è stata digerita, al venir meno della vocazione maggioritaria non si è sostituito un altro patto con l'elettorato di riferimento. L'anima della sinistra accettava Renzi perché vincente. Un Renzi normalizzato può solo finire in graticola. Gli avversari lo sanno, pronti al rituale dell'Assassinio sull'Orient Express. E ciò che si muove alla sinistra del pd ha poco di nuovo e troppo di antico. Spira un vento francese sul centro sinistra italiano, ma senza l'ombra di un Macron e con tanti aspiranti Melenchon

*** Enrico MENTANA, giornalista, direttore di TgLa7, 'facebook', 26 giugno 2017, qui


In Mixtura altri contributi di Enrico Mentana qui

giovedì 30 marzo 2017

#SENZA_TAGLI / Sinistra, crisi irreversibile? (Enrico Mentana)

L'allarme risuona da tempo, ma ora la caduta sembra accelerarsi ogni volta. I partiti della sinistra europea sembrano seguire la parabola che porta al tramonto di quello che fu nelle speranze di tanti milioni di uomini e donne il sol dell'avvenire. Nelle recenti elezioni olandesi i socialisti hanno perso tre quarti dei seggi in parlamento, superati non solo da liberali, conservatori e destra populista, ma anche dai verdi, com'era già avvenuto alle presidenziali austriache. E già segnato è il destino dei socialisti francesi, che pure furono i vincitori delle scorse elezioni parlamentari e presidenziali: al voto del 23 aprile il loro candidato Hamon arriverà desolatamente quinto, secondo i sondaggi, superato perfino dall'irregolare Melenchon. È la crisi che agita i socialisti spagnoli, e ancor di più i laburisti inglesi: un altro sondaggio pubblicato oggi da yougov mostra che solo per il 13% degli elettori Jeremy Corbyn sarebbe il miglior premier (contro il 51% per Theresa May). Perfino tra coloro che nel 2015 votarono Labour prevarrebbe la May. 

Su questa pagina ho già affrontato più volte la questione della crisi della sinistra. Irreversibile? Voglio ricordare che l'anno scorso c'è stato almeno un leader socialista che è andato al di là di ogni speranza, nel luogo più inatteso. Un giovane? No, Bernie Sanders.

*** Enrico MENTANA, giornalista, direttore di TgLa7, 'facebook', 29 marzo 2017, qui


In Mixtura altri contributi di Enrico Mentana qui

martedì 28 marzo 2017

#SENZA_TAGLI / Giovani e lavoro, se si mobilitassero (Enrico Mentana)

(1) - Ennesimo promemoria per i giovani; secondo i dati dell'Aran, l'agenzia per la rappresentanza nella pubblica amministrazione, su 3 milioni di dipendenti pubblici gli under 30 sono solo 80mila. Meno del 3%. Vuol dire che non c'è nessun meccanismo di ricambio generazionale. Ma anche che nessun dipendente della pubblica amministrazione è nativo digitale. Due pessime notizie per il paese, due ulteriori strilli di sveglia per chi si dovrebbe battere per il suo diritto al futuro

*** Enrico MENTANA, giornalista, direttore di TgLa7, 'facebook', 27 marzo 2017, qui

(2) - Chissà perché, tutte le volte che metto il dito sulla piaga della mancanza di lavoro per i giovani si alza qualcuno a dire che la colpa è del blocco delle assunzioni, dell'età pensionabile troppo alta, o addirittura degli stessi giovani. 
Sul dato che ho riportato nel post precedente (meno del 3% dei dipendenti pubblici sono under 30) e sulla constatazione che così si sclerotizza - come in tutti gli altri comparti - l'intero settore, escludendo proprio i nativi digitali, c'è stata la solita levata di scudi di quelli che, insegnanti in testa, scambiano il fatto di saper usare un computer o installare un programma col fatto di essere nativi digitali. 
Non è così ovviamente. La cultura digitale è patrimonio dei giovani di oggi, che invece non avranno mai la stessa propensione intellettuale alle libere associazioni tra idee fatti tendenze e personaggi che i motori di ricerca hanno piallato. Le rivoluzioni culturali fanno sempre guadagnare qualcosa e perdere altro. L'azienda Italia ha bisogno dei giovani ancor più di quanto i giovani non abbiano bisogno di un lavoro per diventare indipendenti, adulti, artefici della loro affermazione e di un progetto familiare proprio. Un solo dato: l'età media dei lavoratori americani è di 42 anni, quella degli occupati nella Silicon Valley di 30 (31 la media di Apple, 30 quella di Google, 29 quella di Facebook). 
Lo fanno per interesse loro, no? Noi invece preferiamo tutelare solo chi lavora già e quindi lasciamo tarlare le aziende nella routine di un'età media che nella pubblica amministrazione supera i 50 anni, e nel privato è solo 3-4 anni di meno. Ma, ci dicono gli insegnanti, sono i giovani che non sanno nemmeno districarsi nel nuovo mondo digitale. Non so se sia vero: so però che la percentuale di insegnanti sotto i 30 anni è più vicina allo 0 che all'1%, e che nella scuola primaria i maestri under 30 sono uno su 200 (in Gran Bretagna uno su 5). In Italia i giovani tra i 18 e i 34 anni sono circa 11 milioni. Hanno mille modi per farsi sentire. Se si unissero formerebbero il primo partito italiano, o il primo sindacato. Se si mobilitassero riempirebbero tutte le piazze dei capoluoghi. Almeno un terzo di loro non ha lavoro, e un'altra fetta sta girando nel circuito secondario degli stage. Molti di voi sanno che non perdo occasione per spronarli, ma ormai è tempo che decidano il loro destino da soli

*** Enrico MENTANA, giornalista, direttore di TgLa7, 'facebook', 27 marzo 2017, qui


In Mixtura altri contributi di Enrico Mentana qui