sabato 31 ottobre 2015

#LIBRI PIACIUTI / Gli ipocriti, di Eleonora Mazzoni (recensione di M. Ferrario)

Eleonora MAZZONI, Gli ipocriti, Chiarelettere, 2015
pagine 249, € 16,89, ebook 9,99

Decisamente un 'bel' libro: che sa prenderti e accompagnarti con piglio vigoroso per oltre duecento pagine senza mai una caduta di tono, alternando momenti di dolcezza toccante a stati intensi, anche di alta drammaticità. 

Merito della trama, pur semplice e 'banale' nel suo riprodurre, specie nel mondo di oggi, una frequente quotidianità, anche nei suoi tratti più grigi o cupi, spesso riprovevoli; ma soprattutto merito della scrittura e dell'indagine psicologica sui personaggi e sull'ambiente in cui la vicenda si sviluppa.

Cattura infatti in modo particolare la capacità empatica dell'autrice, che sa regolare il linguaggio a seconda delle voci narranti: Manu, la ragazzina adolescente, o Amedeo, il padre; e, nel finale, la madre Sara, una figura laterale, solo accennata, che entra in scena con due pagine di una lettera che scuote per ciò che dice e per come lo dice. 
Inoltre, e non è secondario, non lascia indifferente lo stile del linguaggio, costruito sui personaggi. Elaborato, colto, sostanzialmente sofisticato, quello di Amedeo, quando si racconta in prima persona e, prima autoindulgente (è la fase in cui 'se la racconta') e poi impietosamente autocritico, riflette sulla sua vita disordinata, moralmente disonesta, fondamentalmente (come da titolo del romanzo) 'ipocrita'. 
Travolgente e prepotente, invece, il raccontarsi di Manu: che si esprime in modo ora spezzato e nervoso, ora introspettivo e ansimante, ma mai convenzionale, sempre irruento, vitale, incisivo, reso colorito da quello slang giovanile che trasmette un senso di insopprimibile spontaneità e di efficace (soltanto apparente) sciatteria.

Per lo spazio assegnatole, Manu è la protagonista della vicenda. 
La sua turbolenza adolescenziale non è particolarmente originale: è accaduta, accade e accadrà a chiunque passi per quell'età. Ma il groviglio specifico delle sue contraddizioni, con le emozioni esasperate e il vissuto disorientato che chiederebbe di 'vivere' ma non sa come riuscirci, e, soprattutto, la tensione verso un assoluto che sia genuino e non sporcato dalla falsità e dalla incoerenza degli adulti, sono resi con un'efficacia straordinaria. E anche la descrizione dei rapporti con le coetanee, e del primo incontro di sesso, contribuiscono a schizzare un quadro quanto mai vivido e conturbante.

Sullo sfondo, ma centrale, il 'Movimento': una organizzazione cattolica, mai nominata ma ben riconoscibile nella realtà storica italiana, che fa da stampella psicologica anche a Manu, come ai tanti che, pur in buona fede, chiedono appartenenza e rassicurazione ai collettivi non solo (o forse neppure) per convinzione ideologica, ma soprattutto per non pensare e non decidere, facendosi coccolare dai gruppi e seguendone pedissequamente le istruzioni. 
L'autrice vi dedica pennellate più che convincenti, come è di chi potrebbe parlare per esperienza diretta, tratteggiando anche figure minori (l'amica Paola, don Ettore) in modo indelebile. 
Nel confronto con questi personaggi, la sorella Valeria e l'amica Linda, che conducono una vita libera e 'scomposta' (forse libera appunto perché 'scomposta') assurgono a modelli positivi: magari eccessivi, potenzialmente pericolosi quando non 'contenuti', tuttavia senz'altro (almeno) non 'ipocriti'.

*** Massimo Ferrario, per Mixtura

«
«Ma c’è Qualcosa di più grande da cui il mio essere ultimamente dipende. Ieri in bagno mentre mi asciugavo i capelli ho preso la scossa e in un attimo mi sono passati davanti migliaia di frammenti, fotogrammi, persone. C’eravate soprattutto voi, voi siete mio padre e mia madre, siete i miei amici, la mia compagnia. La mia vita. Il resto è veloce illusione o sterco. Grazie» e si mette a piangere. 
Dio che scartavetramento di maroni. Sono del movimento, ok, ma Michela proprio non la sopporto. Quando scoppia a piangere, cioè sempre, mi si induriscono tutti i muscoli del corpo. Di lei non tollero né le lacrime perché sono fintissime, né il suono della voce perché è falso. (Eleonora Mazzoni, Gli ipocritiChiarelettere, 2015)

Lui non è mica un uomo unico. No. Sono due gemelli. Quello buono si schiera «per la tutela della famiglia, del matrimonio monogamico tra persone di sesso diverso, dell’essere umano dal suo inizio alla sua fine». Però poi c’è l’altro gemello, quello cattivo, che non ama la mamma ed è adulterino, bigamo, trigamo e compagnia bella. 
Che vomito. Se ne dovrebbe stare zitto a capo chino per il resto dei suoi giorni e pregare. Pregare Dio di perdonarlo per non avere combinato un cazzo nella vita, se non pregare Dio di perdonarlo. E invece parla a random: Cristo di qua, Cristo di là. Mi sfavano i suoi discorsi. A me quella parola, che continuamente nel movimento andiamo ripetendo, e che non è una parola tra le tante, è la parola per eccellenza, centro e fulcro di tutte le altre, ecco, sì, quella parola lì, Cristo, quando la pronuncia mio padre, non riesco ad abbinarla a un significato preciso. Invece detta da Paola è una pietra. E se è facile abbandonare un’idea, ad abbandonare Paola come si fa? È questa pietra che mi ancora e mi fa restare.
Perché io Paola la amo. Io a Paola le credo. Lei è il mio dio. Io la sua sacerdotessa. (Eleonora Mazzoni, Gli ipocritiChiarelettere, 2015)

«Valeria? Ti disturbo?» «Se ti sbrighi, no.»
«Boh. Magari ti faccio uno squillo dopo su Skype.» 
«Sputa il rospo. Se mi chiami a Londra deve essere bello grosso. Lo sai che paghi tu, vero?» 
Pausa. 
«Secondo te quei due sono mai stati felici?» le chiedo. 
«Chi?» 
«Il babbo e la mamma.» 
«No.» 
«No?» 
«Nel lager nessuno è felice. Se sei felice non stai nel lager, è chiaro.» «La mia domanda è un’altra: secondo te com’è stato il matrimonio di mamma e babbo?» 
«Secondo me è stato un errore delizioso che hanno commesso insieme.» 
«Cioè?» 
«Niente, è una battuta di Lubitsch, sai quel regista adorato dal babbo?» 
Ci penso un attimo prima di riprendere: «Insomma. Il babbo e la mamma secondo te sono stati felici sì o no?».
«Mi ricordo che da piccola li sentivo discutere. Sottovoce, in cucina. E quando uscivano facevano finta di niente. Ma io li sentivo lo stesso. Poi di colpo hanno smesso ed è stato peggio.» 
«Perché non si sono separati?» chiedo io. 
«Ti pare che nel lager ti puoi separare?» 
Pausa. 
«Magari finora sono rimasti insieme per noi.» 
«Vorrai dire per loro, Manu. Ci vuole coraggio a iniziare una nuova vita, cosa credi?» 
«Il Boss diceva che il matrimonio è il gesto sacramentale più valorizzatore dell’umano.» 
«E secondo te nel mondo c’è qualcuno che crede in questa boiata?» 
«Magari è una frase poco chiara ma non è una boiata. Cioè. Non mi pare.» 
«Ma sì, invece. Il Boss si chiedeva anche: “Il matrimonio senza Dio, che razza di matrimonio è?”. Io a lui avrei chiesto: “Quando il matrimonio in Dio va a pezzi, che razza di Dio è?”. Dai, sono griglie. Per dare ordine a quello che invece non lo può avere, un ordine.» Pausa. «Lo conosci il suono di un acino d’uva passa?» 
«No, Valeria. Mi manca.» 
«Prova a sfregarne uno tra le dita vicino all’orecchio.» 
Mia sorella è pazza. Cotta e ripassata nella follia più assoluta. Dal matrimonio all’acino d’uva, è la strada sicura per finire in manicomio. 
«Non devi pensare a nulla, capisci? Via tutto il resto, ci sei solo tu, i tuoi polpastrelli e l’acino.» 
Dai, Valeria è proprio strana. Troppo. L’acino d’uva, ma si può?! È forse questo che succede uscendo dal movimento? Disgregazione del cervello, personalità frullata, sentimenti sbriciolati. 
«È che ci vuole pratica, esercizio e allenamento per essere felici» continua mia sorella. «Chissà. Se avessero ascoltato il suono dell’acino d’uva anche il babbo e la mamma sarebbero stati più contenti.»
Chissà. (Eleonora Mazzoni, Gli ipocritiChiarelettere, 2015)
»

#VIDEO #HUMOR / La paura della morte (Cattleya-Repubblica)

NON C'E' PROBLEMA - LA PAURA DELLA MORTE
Cattleya-Repubblica
Web Series Repubblica, 25 ottobre 2015
video, 6min10

Morte:  Cessazione definitiva dei processi vitali di un organismo. Dal punto di vista psicologico la morte non è interessante come evento fisico finale, ma come anticipazione.
Ma non mi dire…
… Anche perché altrimenti il terapeuta non avrebbe di che vivere.
(dalla presentazione)

#HUMOR / Basterebbe un calcio

(dal web)

Basterebbe un calcio... (mf)

#PIN / Formazione e ignoranza (MasFerrario)


#FAVOLE & RACCONTI / Il bicchiere e lo stress (M. Ferrario)

Anche questa volta Sommo Professore era riuscito a strappare l'incontro con Grande Vecchio grazie all'intercessione di Piccolo Uomo.

Lui e i suoi trenta allievi, top manager delle maggiori imprese del paese, erano rimasti particolarmente colpiti, l'anno precedente, dalla lezione che Grande Vecchio aveva dato loro sul tema del 'tempo': erano bastati un vaso e delle pietre (*), e così, con la semplicità che spesso è il massimo della saggezza se non degrada in semplicismo, avevano colto il messaggio profondo.

Stavolta volevano interrogare Grande Vecchio sulla questione dello ‘stress’.

#SGUARDI POIETICI / Piuttosto che star soli (Ana Elena Pena)

Piuttosto che star soli
andiamo con pazzi, con idioti ed ubriachi,
con donne vuote o di dubbia morale.
Mentiamo ai genitori,
giuriamo invano,
rischiamo la pelle e ci giochiamo i nostri sogni.
Attraversiamo la strada a occhi chiusi
con il primo che ci dà la mano.

Piuttosto che star soli
montiamo una grande farsa che chiamiamo AMORE
(così, in maiuscolo)
Tirando fuori conigli morti da un cappello a cilindro, mischiando le nostre carte con l’inganno e facendo trucchi scarsi davanti allo specchio
per non sbattere il grugno contro la realtà
e allontanare la paura
di rimanere soli.

Perché, per non esserlo, o per non sembrare che lo siamo
facciamo la fame, sperperiamo denaro,
sentiamo senza ascoltare,
abbracciamo senza accogliere
e ci trasformiamo in automi disperati
dimenticando quanto è bello sedersi ad aspettare che le cose, semplicemente, succedano.
L’odore di gelsomino delle notti d’estate e la scoperta inattesa di qualcosa di 
autentico, che ci sorprenda alla sprovvista, privi di artifici, disadorni, 
disarmati e tranquilli. Liberati di tutto ciò che pesa e schiavi dell’evanescente, 
dell’etereo…

Lasciarsi andare…

Però piuttosto che star soli
anche solo per un momento
continuiamo a cercare e continuiamo a fingere.
Trucchiamo quel che si vede e quello che anche no,
per il timore che scoprano i nostri difetti
e la fragilità che si nasconde dietro di essi.
C’incalzano l’abbandono, l’angoscia e la fretta…
di modo che ci divora la notte e ci sorprende il giorno
quasi sempre nel luogo sbagliato,
dove un silenzio scomodo
(e un dolore nel petto)
ci rimprovera una volta e un’altra ancora
tutte queste stronzate che facciamo,
le une e gli altri,
adesso e sempre,
piuttosto che star soli.

*** Ana Elena PENA, disegnatrice e poetessa spagnola, Piuttosto che star soli, traduzione di Slavina, da Sangre en las rodillas (Sangue sulle ginocchia), 2014, blog‘malapecoara’, 27 febbraio 2014, http://bit.ly/1stk08H 

#SENZA_TAGLI / Gli incompetenti, in Europa (Tullio De Mauro)

L’Ocse ha messo in rete un rapporto di Pauline Musset sulle competenze degli adulti finlandesi. Dal 2013 il Piaac dell’Ocse (Programme for the international assessment of adult competencies) dà una discreta idea delle capacità di comprensione di testi scritti (literacy) e di ragionamento scientifico-matematico (numeracy) delle popolazioni di ventitré paesi. Con il suo 40% di adulti succubi di maghi e guaritori, e una scuola media superiore gravemente deficitaria, non sorprende che l’Italia abbia il 70% di incompetenti e con la Spagna occupi l’ultimo posto nella graduatoria internazionale.

Stupisce invece che anche nei quattro paesi con le migliori competenze diffuse (Giappone, Finlandia, Paesi Bassi, Slovacchia) gli adulti con competenze insufficienti superino il 10%. Per competenze la Finlandia è al secondo posto nel mondo. Merito di una scuola altamente inclusiva ed efficiente, che porta tutti gli alunni al diploma superiore con i migliori risultati nelle capacità di lettura e ragionamento scientifico. Ma merito anche di stili di vita che sollecitano negli adulti bisogno e capacità di partecipare, tenersi informati, leggere.

Tuttavia gli adulti tra 16 e 65 anni con competenze insufficienti sono seicentomila, il 16%. Secondo Musset le ragioni sono due: in passato alcuni oggi anziani sfuggirono alla “severa rete” di insegnamento individualizzato; ed è relativamente scarso l’impegno per l’istruzione permanente degli adulti.

*** Tullio DE MAURO, linguista, Dove sono gli incompetenti in Europa, 'Internazionale', 23 ottobre 2015, ora in 'internazionale.it', 29 ottobre 2015, qui

In Mixtura altri 4 contributi di Tullio De Mauro qui

#LINK / Omeopatia, sponsorizzata dal Governo (Chiara Lalli)

Alla fine della scorsa estate il presidente di Omeoimprese, Giovanni Gorga, annunciava l’imminente pubblicazione del suo libro sull’omeopatia: “Elogio dell’omeopatia Giovanni Gorga Cairo Editore in libreria dal 3 settembre. Prefazione ministro della salute”.

Nei giorni successivi avrebbe aggiunto: “Libro per tutti!” e “Non una guida ai medicinali omeopatici, un saggio che svela molte verità…”.

Nelle settimane seguenti c’è stato qualche malumore proprio per la partecipazione di Beatrice Lorenzin. 
Ognuno pubblica quello che vuole, ovviamente, ma è opportuno che un ministro della salute scriva una prefazione a un libro che elogia l’omeopatia?

Prima ancora di leggere quello che ha scritto Lorenzin, potrebbe esserci un problema di opportunità politica e istituzionale. L’opportunità cioè per un ministro della salute di scrivere una prefazione a un libro che elogia una pratica dubbia, che non può essere definita “cura” perché non esiste alcuna evidenza che curi, cioè che non ci troviamo di fronte a una mera correlazione di eventi. Il pensiero alla base di questa credenza è il seguente: “Ho il raffreddore e ingollo il noto rimedio omeopatico, il raffreddore mi passa, il rimedio omeopatico mi ha fatto passare il raffreddore”. (...)

*** Chiara LALLI, bioeticista, Perché il ministero della salute non può sostenere l’omeopatia, ìinternazionale.it', 29 ottobre 2015

LINK, articolo integrale qui

Tim Bradley-Getty Images, 'internazionale.it', 29 ottobre 2015

In Mixtura altri 4 contributi di Chiara Lalli qui

#VIDEO / Metropolitana, Innamorarsi (Ben Bernard)

97%, un cortometraggio di Ben Brand 
Innamorarsi in metropolitana
(video, 8min08)


Il corto 97% del regista Ben Brand racconta una storia semplice.
Un ragazzo vede sull’app di incontri sul telefono che una ragazza con cui ha molto in comune è vicinissima. Inizia una corsa contro il tempo in metropolitana per riuscire a capire chi sia, e dove si trovi.
(dalla presentazione, 'intenrazionale.it', 28 ottobre 2015)

venerdì 30 ottobre 2015

#PIN / Un barbone (MasFerrario)


#TAVOLE / Carte di credito/debito e lavoro irregolare

da 'Il Fatto Quotidiano', 29 ottobre 2015

Dove c'è più contante si riscontra più evasione fiscale: la variabile considerata è il tasso di lavoro irregolare, riassunta nei punti che si riferiscono a 99 osservazioni sulle 20 regioni italiane negli anni 1996, 1999, 2001, 2003, 2005

Vedi articolo di Stefano Feltri, Contanti: Padoan smentito da un documento del Tesoro, 'Il Fatto Quotidiano', 29 ottobre 2015 
LINK per un estratto qui

#SENZA_TAGLI / USA, rendere intelligenti i test (Barack Obama)

Eccovi una domanda molto semplice: se i vostri ragazzi potessero godere di più tempo libero a scuola, che cosa vorreste che facessero?

Se siete come la maggior parte degli altri genitori, ecco come immagino che non vorreste che lo trascorressero, quel tempo in più in classe: mettendoli a fare gli ennesimi test standardizzati. Io di certo per le mie ragazze non lo vorrei.

Con una certa moderazione, sono convinto che dei test concepiti in maniera intelligente e strategica siano in grado d'aiutarci a misurare i progressi scolastici dei nostri ragazzi. In quanto genitore, ci tengo a sapere come vadano i miei figli, e tengo anche al fatto che lo sappiano i loro insegnanti. In quanto presidente, voglio che noi tutti siamo responsabili dell'assicurarci che ciascun bambino, in ogni luogo, possa apprendere ciò che gli o le serve ad avere successo.

Ma quando mi soffermo a riflettere sui grandi maestri che hanno contribuito a formare la mia vita, ciò che rammento non è il modo in cui mi abbiano preparato ad affrontare un test standardizzato. Ciò che rammento è i modo in cui mi hanno insegnato a credere in me stesso. Ad esser curioso nei confronti del mondo. Ad appropriarmi del mio apprendimento di modo da poter esprimere il mio massimo potenziale. Sono stati l'ispirazione necessaria a spalancare finestre su parti del mondo alle quali non avevo mai neanche pensato.

Questo non è quel genere di cosa che si possa agevolmente misurare riempiendo la casellina giusta. Le lettere e le email che ho ricevuto, così come le conversazioni che ho avuto in giro per il Paese mi hanno portato ad ascoltare genitori preoccupati dal fatto che troppi test stiano impedendo ai propri ragazzi d'apprendere le lezioni più importanti della vita. Ho sentito parlare insegnanti che avvertono su di sé una tale pressione per la preparazione ai test da privare loro della gioia dell'insegnamento, e gli studenti di quella dell'apprendimento. Io intendo risolvere questo problema.

Ho chiesto al Dipartimento dell'Istruzione di collaborare proattivamente con gli stati e i distretti scolastici per accertarsi che tutti i test che adoperiamo nelle nostre classi rispondano a tre princìpi di base.

Innanzitutto i nostri ragazzi dovrebbero fare solo i test di cui valga la pena - test d'alta qualità mirati a migliorare il livello d'istruzione, e ad assicurarsi che tutti siano sulla buona strada.

In secondo luogo i test non dovrebbero occupare troppo tempo, in classe, né andare ad occupare quello che dovrebbe essere dedicato all'insegnamento e all'apprendimento.

Terzo, i test non dovrebbero essere che uno dei mezzi a disposizione per la valutazione. Per avere un punto di vista a tutto tondo sull'andamento dei nostri studenti e delle nostre scuole dovremmo adoperare i compiti in classe, i sondaggi e altri strumenti ancora.

Se volete saperne di più andatevi a leggere del nostro nuovo Testing Action Plan.

Di recente il Council of the Great City Schools - gruppo che raccoglie i più grandi sistemi scolastici pubblici dei centri urbani del Paese - ha pubblicato un nuovo rapporto che è andato ad analizzare i test standardizzati delle nostre scuole, scoprendo come, in alcuni sistemi scolastici, lo studente medio si ritrovi ad affrontare 112 test standardizzati ancor prima del diploma di liceo. Il rapporto ci presenta la possibilità di sfrondare test ridondanti e scoordinati - lasciando più tempo in classe da dedicare all'insegnamento e all'apprendimento. Dategli uno sguardo cliccando qui.

Ci metteremo al lavoro in collaborazione cogli stati, i distretti scolastici, gli insegnanti e i genitori per assicurarci che i princìpi da me delineati trovino eco nelle classi di tutto il Paese -- e insieme contribuiremo a preparare i nostri ragazzi a una vita di successi.

Se avete delle riflessioni su questo argomento, ci terrei ad ascoltarle. Condividetele qui.

*** Barack OBAMA, Lettera aperta ai genitori e agli insegnanti americani: rendiamo più intelligenti i nostri test, traduzione di Stefano Pitrelli, 'HuffingtonPost', 27 ottobre 2015, qui

(dal web)

#IN_LETTURA / Jeff Donovan, Jens Søndergaard, Lindsey Olivares

Jeff Donovan
(gallery80808.blogspot.com, via pinterest)

° ° °

Jens Søndergaard
(lilacsinthedooryard.tumblr.com, via pinterest)

° ° °

Lindsey Olivares
(bibliocolors.blogspot.tw, via pinterest)

#SPILLI / Steve Jobs, e il miglioramento delle persone (M. Ferrario)

(dal web, via linkedin)


Lungi da me mettere in discussione il mostro sacro Steve Jobs.
Però.
Posso dire, senza per questo essere accusato di blasfemia, che la frase sopra citata, pure se letta in forma non letterale e con spirito aperto a comprendere anche il più profondo senso provocatorio, non mi piace
Di più: la sento 'pericolosa'?

Rileggiamola: 
«Il mio compito non è di essere indulgente con le persone. Il mio compito è di renderle migliori».

Attenzione.
Non"Aiutare le persone a diventare migliori".
Ma (direttamente, arrogantemente): "Renderle migliori". 
Cioè: "Compito mio. Lo faccio io".

Torno al tempo in cui Steve Jobs, in quanto capo incontrastato di Apple, manifestava una leadership, appunto, assai poco 'easy': come ormai confermato da un numero crescente di libri e testimoni.

Mi vengono alla bocca tre domande immediate.
* Prima domanda, fondamentale: le persone contrattavano con lui questo compito? 
(E non mi si risponda che le persone, avendo accettato di essere assunte da lui e di lavorare con lui, di conseguenza... Perché la conseguenza non consegue: e se consegue deve essere esplicitata, sia pure all'interno di una relazione che si mantiene ineluttabilmente e potenzialmente 'pericolosa' per l'asimmetria ovvia che la caratterizza, in termini di potere, tutta a favore di un lui che è Lui).
* Seconda domanda, ancora più cruciale: se no, con quale diritto lui pensava/pretendeva di migliorare le persone? 
* Terza domanda: e con quali modi?

Avrò, dentro di me, una componente particolarmente acuta di ipersensibilità al possibile condizionamento dell'altro, ma immediatamente, di fronte a uno che mirasse a 'migliorarmi', reagirei male.
Malissimo, anzi (come infatti è accaduto).
E reagirei malissimo proprio perché, fino ad argomento contrario (che dovrebbe essere assai convincente), ritengo così di reagire più che bene.
Almeno per me stesso.

Porto due motivi, che peraltro a me sembrano ovvi.
* Primo. Penso di dover essere io, e solo io, a decidere se migliorare me stesso. E di dover essere sempre io, solo io, a decidere se, eventualmente, qualcuno (e chi e quando e come) mi può aiutare in questo miglioramento.
* Secondo. Ma, in generale, cosa significa 'meglio'? E, in particolare, chi stabilisce qual è, o quale dovrebbe essere, il 'meglio' per me? Un altro, o forse, naturalmente, io?

Non è arroganza. 
E' difesa, attiva e legittima, di me stesso dall'imposizione altrui.
E' consapevolezza, comprovata dall'esperienza non solo diretta e non solo mia, che spesso l'altro, quando ti vuol fare del bene, ti ha già fatto del male. 
Magari senza volontà di nuocerti.
Anzi, con le migliori intenzioni: lo fa appunto per il tuo bene.
Ma è con le migliori intenzioni 'sull''altro (quando appunto non ci si relaziona 'con' l'altro) che si commettono le cose peggiori.

Insomma: il tuo diritto si ferma al confine con i miei diritti. 
E comunque: questo tuo diritto, per quanto mi riguarda, si esplicita unicamente, se credi di operare 'con' me a fin di bene (e magari successivamente, per questo, potrò pure, doverosamente, ringraziarti), in una (rispettosa) proposta: me la avanzi e io decido se accettare o rifiutare.

Chiunque tu sia. 
Che ti chiami Steve Jobs. O pure Gesù Cristo.

Non è controdipendenza: quella di chi dice sempre no e, prigioniero del proprio narcisismo, non ammette la 'dipendenza funzionale' dall'altro, perché non riconosce, ad esempio, che può avere sempre qualcosa da imparare da lui in quanto non si finisce mai di imparare da chiunque.
Mi sembra soltanto una posizione psicologicamente sana. 
Che vale per me. 
E dovrebbe valere per tutti. 

Particolarmente in un tempo in cui da tempo prevale una dipendenza patologica che si esprime a priori nei confronti di ogni autorità, vera e, più spesso, presunta.
E che va dall'ossequio aprioristico, all'adulazione strisciante, alla disponibilità a tappeto: quando non alla proposta, preventiva, di vendita della propria dignità a chi magari neppure ha fatto richiesta.

*** Massimo Ferrario, per Mixtura

#SGUARDI POIETICI / Un poco lontani dal mondo (Guido Catalano)

Voglio che tu venga qui e ora
senza passare dal Via.
Se finisci in prigione
ti pago la cauzione
corrompo i giudici
anzi
ti organizzo la Grande Evasione.

Ho una piccola casa in Vicolo Corto
- ci coltivo la salvia e il basilico -
ti ci nascondo fino a che
i bastardi non la smettono di cercarti
poi ti faccio documenti falsi
baffi finti
naso da pagliaccio
e si va.

C’è pronta una barca sul fiume
partiremo all’una di notte
quando la luna riposa
quando il buio la fa da padrone
e i pesci radioattivi dormono felici
sul fondo.

Gabberemo gli elicotteri infami
rimanendo in silenzio
remando seduti vicini
nella tenebra amica.

Dove andiamo? mi chiedi.
In un posto segreto.
Se ci pinzano?
Li sganghero. 

Tutto questo folle affastello
solamente per dirti
che c’ho voglia di fare
colazione con te
più e più volte e più volte
un poco lontani dal mondo
se capisci che intendo.

*** Guido CATALANO, 1971, poeta, Un poco lontani dal mondo, ‘Il Fatto Quotidiano’,  24 maggio 2014, http://bit.ly/1nH9H0w

#MOSQUITO / Sinistra, l'Europa in debito (Paolo Flores d'Arcais)

Da un quarto di secolo l’Europa vive in debito di sinistra, proprio nel senso in cui si dice «in debito di ossigeno» per un atleta cui viene meno il respiro. Di fronte alla duplice crisi – economica da finanza tossica perché s-regolata, e di ondata immigratoria – l’Europa è letteralmente venuta meno proprio per aver abrogato la sinistra da alcuni decenni. Sconta anzi il peccato originale di non essere nata sui valori di eguaglianza – benché soft – che erano egemoni all’inizio degli anni Settanta in tutto il continente, attorno all’idea di Stato sociale di diritto, di welfare in espansione come elemento costitutivo e irrinunciabile di una democrazia altrettanto doverosamente in espansione sotto il profilo della partecipazione dei cittadini. Espungendo progressivamente e rapidamente la sinistra dal proprio orizzonte (attraverso la mutazione genetica dei partiti di «sinistra» ancor più che attraverso le vittorie dei partiti di destra, i due fenomeni sono legati esattamente come l’uovo e la gallina), e affidando la propria costruzione alla moneta, cioè al potere finanziario, l’Europa ha rinunciato a nascere, continuando però a illudersi che euro e Bce potessero costituire prodromi di un futuro prossimo Stato federale continentale. 
È perciò del tutto illusorio – sia detto en passant – immaginare che la crisi dell’Europa consista in un deficit di istituzioni rappresentative e si possa curare iniettando poteri effettivi nel suo parlamento. Il deficit è originario, i valori costituzionali vengono prima delle istituzioni e le modellano, anzi modellano e «costringono» nei propri vincoli la stessa sovranità dei cittadini: solo con i valori di sinistra (per quanto soft) di uno Stato sociale di diritto l’Europa poteva costituire un traguardo degno di impegno e passione civile. Se oggi avessimo istituzioni europee elettive con maggiori poteri sarebbe perciò una sciagura, maggioranza e governo sarebbero di efferato liberismo e ancor più efferato sciovinismo antimmigrazione. 

*** Paolo FLORES D'ARCAIS, filosofo, saggista,direttore di 'MicroMega', In debito di sinistra, 'MicroMega', 7, 2015


In Mixtura altri 6 contributi di Paolo Flores d'Arcais qui

#VIDEO #HUMOR / La fobia (Cattleya-Repubblica)

NON C'E' PROBLEMA - LA FOBIA
Cattleya-Repubblica
Web Series Repubblica, 23 ottobre 2015
video, 6min38

Fobia: timore irrazionale e invincibile per oggetti e specifiche situazioni che, secondo il buon senso non dovrebbero provocare timore. Le fobie sono cariche di significati simbolici. La fobia è il prodotto dei meccanismi di difesa dell’IO che, con la rimozione e lo spostamento, trasferisce un complesso interiore che causa conflitti e ansia su un oggetto esterno che il soggetto fobico ritiene sia più facile evitare.
In sintesi:
- Ho la fobia dei piccioni.
- Ma vivi in città… Con gli aperitivi all’aperto come fai?
(dalla presentazione)

giovedì 29 ottobre 2015

#PIN / Propaganda (MasFerrario)


#CIT / Comandare a se stessi (Lucio Anneo Seneca)

Lucio Anneo Seneca, 4 a.C-65
da Lettere a Lucilio,  CXIII,30, anche in 'proverbi latini', qui

#MOSQUITO / Maggioranza, e opposizione (Piero Calamandrei)

Per far funzionare un parlamento, bisogna essere in due, una maggioranza e una opposizione. (...) 
La maggioranza non deve essere un ventricolo pronto a trangugiare l’opposizione, né un pugno per strangolarla, né un piede per schiacciarla come si schiaccia un tafano sotto il tallone. (...)
La maggioranza, affinché il parlamento funzioni a dovere, bisogna che sia una libera intesa di uomini pensanti, tenuti insieme da ragionate convinzioni, non solo tolleranti, ma desiderosi della discussione (...). 
Chi dice che la maggioranza ha sempre ragione, dice una frase di cattivo augurio, che solleva intorno lugubri risonanze; il regime parlamentare, a volerlo definire con una formula, non è quello dove la maggioranza ha sempre ragione, ma quello dove sempre hanno diritto di essere discusse le ragioni della minoranza.

*** Piero CALAMANDREI, 1889-1956, politico, avvocato, accademico, Maggioranza e opposizione, 'Il Ponte', luglio 1948, ora in Mimmo Franzinelli, a cura di, Oltre la guerra fredda. L'Italia del 'Ponte' (1948-1953), Laterza, 2010, citato da Marco Revelli, Dentro e contro. Quandoi l populismo è di governo, Laterza, 2015


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#MOSQUITO / Karma, la sua legge (Dalai Lama)

È solo quando comprendiamo la legge del karma, o causa ed effetto, che siamo ispirati ad affrontare il sentiero che pone fine alla sofferenza. Pensieri e azioni negativi producono risultati e condizioni negativi, così come pensieri e azioni positivi producono risultati e condizioni positivi. Quando avremo sviluppato una profonda convinzione nella legge di causa ed effetto, saremo capaci di percepire le cause e le condizioni delle nostre proprie sofferenze. La nostra felicità o infelicità presente non è nient’altro che il risultato delle nostre azioni precedenti.

*** DALAI LAMA (Tenzin Gyatso), 1935, XIV Dalai Lama, La via della liberazione, 'Il Saggiatore', 2012


SGUARDI POIETICI / Smettiamola di invocare il dio dell'amore (M. Ferrario)

Smettiamola di invocare il dio dell'amore
perché porti amore nel mondo:
ci faccia diventare tutti buoni 
e tutti che sorridiamo e ci vogliamo bene.

Non c'è dio
e non c'è amore:
almeno quello new age stucchevole e sdolcinato
venduto incartato
con i cioccolatini della bontà.

E neppure quello 
- lo dai e lo ricevi, e accade in automatico - 
promesso e garantito
dall'ultimo manuale di autoaiuto
per giunta maltradotto dall'americano.

Non c'è dio
e non c'è amore:
quello che piace ai coach 
che ci fanno l'occhiolino ad ogni strada
e vogliono insegnarci che la felicità 
è tutta in come guardi e come pensi
e ci colpevolizzano
se non riusciamo ad ampliare 
quel po' di positivo 
talvolta nascosto anche nel negativo
fino ad eliminare il negativo
e - oplà - ecco tutto diventato positivo.

Se solo smettessimo di credere
di poterci volere tutti bene
e cominciassimo 
- noi con noi e noi tra di noi - 
a volerci meno male.

Se solo ci dessimo  
- noi con noi e noi tra di noi -
questo piccolo e grandissimo obiettivo.

Forse riusciremmo
a costruire
un futuro meno cattivo. 

Perfino 
abbastanza buono.

*** Massimo Ferrario, Smettiamola di invocare il dio dell'amore, inedito per Mixtura. Rielaborazione di un testo precedente, intitolato Non chiediamo al mondo, dicembre 2007.

#CIT / Ironia (Romain Gary)

Romain GARY, 1914-1980
scrittore francese di origine ebreo-russa
citato da Lella Costa, in Come un specie di sorriso, Piemme, 2012

#MOSQUITO / Coesione, il suo mito (Luciano Canfora)

Il processo è stato abbastanza lineare:
(1) - si abroga il principio proporzionale e si innesca il maggioritario (più o meno totale) in omaggio alla religione idolatrica del bipolarismo; 
(2) - bipolarismo significa necessariamente penalizzazione delle ali dette pomposamente ‘estreme’ e convergenza al centro dei due «poli»; 
(3) - il perseguimento di tale ‘conquista’ ha come effetto la crescente rassomiglianza tra i due po-li, i quali infatti rinunciano ben presto a chiamarsi destra e sinistra, e adottano una formula (centro-destra versus centro-sinistra) che almeno per il 50% ribadisce la coincidenza, se non identità, dei due cosiddetti «poli»; 
(4) - quando questo processo è finalmente compiuto, si constata che la ‘via d'uscita’ dal grave momento nazionale e mondiale è la «coesione»; 
(5) - a quel punto l'idolatrato bipolarismo non so-lo boccheggia ma viene senz'altro archiviato, e l'operazione appare agevole (o almeno fattibile) perché la marcia dei poli verso il centro ha dato finalmente i suoi frutti, e infatti - come ci viene ripetuto - sulle ‘co-se fondamentali’ si deve andar tutti d'accordo! 
(6) - a questo punto i teorici del ‘superamento’ della distinzione destra/sinistra in quanto concetti obsoleti possono esultare. E difatti esultano. È impressionante che, in Italia, inconsapevoli della gaffe lessicale, alcuni si dispongano addirittura a dar vita ad un 'Partito della Nazione' (il partito fascista si chiamò per l'appunto «nazionale», e «nazionali» erano detti i seguaci di Franco, mentre 'socialista-nazionale' era il partito del 'Führer'; 
(7) - l'effetto della progressiva assimilazione tra i due poli culminata nella «coesione» è il non-voto di coloro che non si riconoscono nel-la melassa. Ma questo non preoccupa l'ormai «coesa» élite, passata giocosamente attraverso la dedizione ad entrambe le ideologie (bipolarismo prima e coesione poi). Anzi, si gioisce ulteriormente perché si può sperare, procedendo per questa strada, di raggiungere i record delle cosiddette ‘grandi democrazie’ dove - come negli USA - vota meno della metà degli aventi diritto. Anzi i più sfacciati dicono che il fenomeno del non-voto è un segno di maturità della democrazia. 

*** Luciano CANFORA, 1942, docente di filologia classica, storico, saggista, «E’ l’Europa che ce lo chiede!». Falso!, Laterza, 2012.


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#VIDEO / Pubblicità, messaggio Barbie (Mattel)

SPOT MATTEL, BARBIE
Bambine, "potete essere ciò che volete"
corriere.tv, 27 ottobre 2015
(video, 1min55)

Docente universitaria, veterinaria, guida in un museo, allenatore di calcio. 
Ogni donna può diventare ciò che vuole. 
Questo è il messaggio lanciato da Mattel con il nuovo spot della Barbie dal titolo "Imagine The Possibilities"
"Cosa accade quando le ragazze sono libere di immaginare che possono essere qualunque cosa?", si legge nel video. 
Il filmato è già stato cliccato milioni di volte. 
C’è chi applaude: Mattel ha finalmente cambiato rotta. Ciò nonostante, altri si chiedono: perché anche da grandi le donne in certe posizioni vengono derise? (dalla presentazione)

mercoledì 28 ottobre 2015

#PIN / L'involucro (MasFerrario)


#SPOT / Attenti a credere

Attenti a credere
(dal web, twitter, instagram, via pinterest)

#MOSQUITO / I ladri (Ennio Flaiano)

Quando i ladri presero la città, il popolo fu contento, fece vacanza e bei fuochi d'artifizio. La cacciata dei briganti autorizzava ogni ottimismo e i ladri, come primo atto del loro governo, riaffermarono il diritto di proprietà. Questo rassicurò i proprietari più autorevoli. Su tutti i muri scrissero: 'Il furto è una proprietà'. Leggi severe contro il furto vennero emanate e applicate. A un tagliaborse fu tagliata la mano destra, a un baro la mano sinistra (che serve per tenere le carte), a un ladro di cappelli, la testa. Poi si sparse la voce che i ladri rubavano. Dapprincipio, questa voce parve una trovata della propaganda avversaria e fu respinta con sdegno. I ladri stessi ne sorridevano e ritennero inutile ogni smentita ufficiale. Tutto parlava in loro favore, erano stimati per gente dabbene, patriottica, ladra, onesta, religiosa. Ora, insinuare che i ladri fossero ladri sembrò assurdo. 
Il tempo trascorse, i furti aumentavano, un anno dopo erano già imponenti, e si vide che non era possibile farli senza l'aiuto di una grossa organizzazione. E si capì che i ladri avevano quest'organizzazione. Una mattina, per esempio, ci si accorgeva che era scomparso un palazzo del centro della città. Nessuno sapeva darne notizia. Poi sparirono piazze, alberi, monumenti, gallerie coi loro quadri e le loro statue, officine coi loro operai, treni coi loro viaggiatori, intere aziende, piccole città. La stampa, dapprima timida, insorse: sparirono allora i giornali coi loro redattori e anche gli strilloni, e quando i ladri ebbero fatto sparire ogni cosa, cominciarono a derubarsi tra di loro e la cosa continuò finché non furono derubati dai loro figli e dai loro nipotini. Ma vissero sempre felici e contenti. 
Nota. I compilatori di un libro di lettura per le scuole elementari mi avevano chiesto una favola arguta per bambini dai sette ai dieci anni. Ho inviato loro questa favola, l'hanno respinta cortesemente, dicendo che 'non era adatta'. Forse non è una favola arguta. O forse non è nemmeno una favola. 

*** Ennio FLAIANO, 1910-1972, sceneggiatore, scrittore, giornalista, umorista, critico cinematografico e drammaturgo, I ladri, 'Il Mondo', 19 gennaio 1960. - Testo ripubblicato in La solitudine del satiro, 1973, Adelphi, 1996


#LINK / Lavoro, 1 genitore su 2 non capisce il lavoro del figlio (Nicola Di Turi)

Corriere Innovazione, 12 ottobre 2015
° ° °

Corriere Innovazione, 12 ottobre 2015


Attuario, Data Scientist, Progettista UI. 
Se fosse ancora in vita, Totò ne avrebbe tratto sicuramente una sceneggiatura. Ma il dialogo tra il figlio assunto per un lavoro «digitale» e il genitore ansioso di capire qualcosa, è una realtà con cui fare i conti già oggi. 
Secondo l’ultima ricerca firmata LinkedIn i primi tre lavori di cui i genitori confessano di non comprendere le mansioni, hanno a che fare proprio con l’innovazione e l’economia digitale. Tra le professioni più «comprensibili», invece, spiccano il sociologo, il direttore sportivo e il responsabile di pubbliche relazioni. Come a dire: vecchi lavori, mansioni riconosciute ancora oggi. 
Lo studio condotto dal social network per trovare lavoro, però, ha un risvolto più ampio, e riguarda da vicino le dinamiche genitori-figli in ambito lavorativo.
Uno su due non conosce il lavoro del figlio - Secondo il campione di oltre 15 mila lavoratori e 11 mila genitori intervistati nel mondo, mamma e papà smettono troppo presto di fornire supporto sul lavoro ai figli, che hanno rivelato in migliaia di essersi sentiti poco consigliati dai genitori nell’affrontare scelte di carriera. Un lavoratore italiano su quattro ha confessato esplicitamente che avrebbe gradito ulteriori consigli utili da parte dei genitori. Nella maggior parte dei casi, invece, il genitore si tiene alla larga per non interferire troppo (40%) e per paura che i figli s’infastidiscano (30%). Il risultato? Il 55% dei genitori dichiara di non essere informato sul lavoro che svolge il figlio. (...)

*** Nicola DI TURI, giornalista, Gap digitale, un genitore su due non capisce che lavoro fa il figlio, 'Corriere Innovazione', 12 ottobre 2015

LINK, articolo integrale qui

#CIT / Est modus in rebus (Quinto Orazio Flacco)

Orazio (Quinto Orazio Flacco), 65 a.C.-8 a.C.
da Satire I, 1, vv. 106-107

#MOSQUITO / Poesia, è emozioni (Muriel Rukeyser)

Una poesia invita, richiede. A cosa vuole invitare? Una poesia invita a sentire. Di più: ti invita a rispondere. E meglio ancora: una poesia ti invita ad una risposta totale.
Questa risposta è totale, ma si raggiunge attraverso le emozioni. 
Una bella poesia coglierà la tua immaginazione intellettualmente - cioè, quando la raggiungi, la raggiungi troppo intellettualmente -, ma la via è attraverso le emozioni, attraverso ciò che chiamiamo sentimento.

*** Muriel RUKEYSER, 1913-1980, poetessa e attivista politica, La vita di poesia, 1949, citato e tradotto da https://en.wikiquote.org/wiki/Muriel_Rukeyser

#SENZA_TAGLI / Test scolastici, Obama ha capito (Alex Corlazzoli)

“Lavoreremo con le scuole, con gli insegnanti e con i genitori per liberarci dall’ossessione dei test e fare in modo che i nostri ragazzi si divertano a imparare. Per essere certi che vadano incontro a un futuro di successo”. A pronunciare queste parole non è il consueto contestatore dell’Invalsi ma il presidente degli Stati Uniti d’America, Barack Obama, che in questi giorni ha preannunciato una rivoluzione nel sistema scolastico: ridurre in maniera netta la quantità dei test in classe durante l’anno scolastico.

Dall’altra parte dell’Oceano l’hanno capita. E il primo a dare una mano al movimento anti prove standardizzate è proprio Obama che ha annunciato sui social network questo cambiamento epocale. L’inquilino della Casa Bianca parte da una domanda rivolta ai genitori: “Se i vostri ragazzi avessero più tempo libero a scuola, come vorreste che lo impiegassero?”. A questo interrogativo il presidente propone in perfetto stile quiz, quattro risposte: A) imparando a suonare uno strumento; B) studiando una nuova lingua; C) facendo coding, cioè programmazione informatica; D) facendo più test standardizzati.

La risposta di Obama segna il cambiamento: “Se voi siete come la maggior parte dei prof e dei genitori americani non scegliereste la D . Nemmeno io”. Una posizione netta e chiara: il numero uno degli Usa ha capito che “i ragazzi passano troppo tempo a fare test che non sono necessari e il cui scopo non è sempre chiaro. Ho ascoltato la voce dei genitori sempre più preoccupati da questo e degli insegnanti che si sentono costretti a preparare gli alunni ai test perdendo sempre più la gioia di insegnare”. Parole preziose: in questi anni in Italia la mania dell’Invalsi, accostata al fanatismo per la misurazione di alcune competenze, ha sottratto a chi sta in classe la passione per il mestiere rischiando di trasformare i docenti in impiegati del sistema d’istruzione, deputati a registrare voti e percentuali. Spesso nel nostro Paese si è arrivati a convincere i ragazzi della necessità di studiare per il voto, per ottenere un buon risultato all’Invalsi e non per il gusto di apprendere per la vita. Spesso ai miei ragazzi, che non etichetto con alcun voto, dico che quando saranno grandi e riconosceranno la porta di Babilonia al museo di Berlino, non vi sarà nessuno che da dietro il monumento spunterà con un cartello con scritto “10”.

In America ben presto l’attività dei test non dovrà superare il 2% del tempo dedicato all’insegnamento. Una lezione per l’Italia che continua ad insistere sull’Invalsi, senza accorgersi come ha fatto Obama che i quiz sono solo uno degli strumenti possibili di valutazione. Nel nostro Paese ancora non abbiamo chiaro che cosa vogliamo valutare. Spesso nemmeno gli insegnanti conoscono la vera finalità dell’Invalsi e per mesi preparano i ragazzi a superare una prova limitata a misurare le competenze in italiano e matematica.

*** Alex CORLAZZOLI, maestro, Test Invalsi: ora è Obama a volerli rottamare, blog 'ilfattoquotidiano.it', 27 ottobre 2015, qui



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#SGUARDI POIETICI / Egoista (Laura Costantini)

Non voglio smettere.
Sono egoista.
Una donna ha doveri:
la cura della casa,
la cura della famiglia,
la cura del suo uomo.
Io no,
io rubo tempo alle cose che contano.
Piatti da lavare,
cene da preparare,
lavatrici, aspirapolvere,
il buon vicinato,
il lavoro,
i soldi.
La testa da un’altra parte,
lo sguardo che travalica,
il pensiero che oltrepassa
casa,
ufficio,
sale d’attesa,
palestre,

Ci sono, ma non ci sono.
Ho storie che mi parlano,
non riesco a farle tacere.

Non voglio.

Sussurrano,
svelano,
donano
e non si fermano.
Pretendono attenzione e, confesso:
a loro la concedo volentieri.
Posso fare a meno
di cose e di persone,
ma a loro no, non rinuncio.
Ed ecco le accuse,
avete ragione voi,
sì:  mi dichiaro colpevole.
Di trascurare doveri.
Di rubare tempo.
Di coltivare spazio tutto mio.
Di scrivere.
Se un uomo vive per scrivere,
è un artista.
Se lo fa una donna,
che egoista.

*** Laura COSTANTINI, scrittrice, Egoista, in blog ‘carmillaonline’, 17 ottobre 2014, http://bit.ly/1tYxMHz

Tamara De Lempicka, 1898-1980

martedì 27 ottobre 2015

#IMMAGINI_IMPATTO / Trip da facebook / Intelligenza collettiva

Trip da facebook
(photovide.com, via pinterest)

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Intelligenza collettiva
(dal web, via pinterest)

#VIDEO / Freud, come navigare tra piacere e dovere (Alain De Botton)

Alain DE BOTTON
Freud, ci insegna a navigare tra piacere e dovere
'internazionale.it', 23 ottobre 2015
video, 7min13


Sigmund Freud ci aiuta a comprendere perché le nostre vite sono così piene di confusione e sofferenza. 
Ci spiega perché la vita è dura e come farci i conti”, dice Alain de Botton, parlando del fondatore della psicoanalisi. 
“Tutti noi potremmo usare un po’ di più le idee di Freud per cercare di capire meglio noi stessi”. (dalla presentazione del video)

Alain de Botton è uno scrittore, filosofo e conduttore televisivo. 
Ha fondato The school of life. 
Si occupa di cultura e storia del pensiero sottolineando il loro valore per la vita quotidiana. 
Il suo ultimo libro pubblicato in Italia è L’arte come terapia. The school of life, Guanda, 2013

In Mixtura, altri 15 contributi di Alain De Botton qui

#PIN / Aforismi (MasFerrario)


#HUMOR / Da dove vieni? / Problemi di vicolo / Meno male uno stivale

Da dove vieni?
(via pinterest)

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Problemi di vicolo
(bologna.repubblica.it, via pinterest)

° ° °

Meno male uno stivale
(via pinterest)

#CIT / Aspettare (Sándor Márai)

Sándor Márai, 1900-1989
scrittore e giornalista ungherese, 
da La recita di Bolzano,1940, Adelphi, 2005.

#SPOT / Chief Idea Killer, in inglese ma anche in italiano

(dal web, via linkedin)

#SPILLI / Governo, lo fa per noi (M. Ferrario)

Sapete le ragioni dell'innalzamento a 3mila euro del limite alle operazioni in contanti proposto dal Governo Renzi?

Lo si legge nella relazione illustrativa della manovra.
La misura (che Renzi ha definito 'blindata', pronto a farci barricate sopra, mettendo anche la fiducia al Governo) serve a «garantire maggior fluidità nelle transazioni effettuate quotidianamente per il soddisfacimento di bisogno di stretto consumo».

Rileggete il virgolettato a proposito dei 3mila euro in contanti e mettete insieme: "quotidianamente" e "bisogno di stretto consumo".

Cioè, 'loro' dicono: 
avviene normalmente, e quotidianamente, che ognuno di noi giri con 3mila euro in tasca per spenderli in bisogni di stretto consumo e quindi la domanda, generalizzata, proveniente da tutti noi e rivolta con insistente preghiera a chi si occupa del bene pubblico e desidera solo alleviarci le fatiche del vivere e della burocrazia, è di aumentare la soglia del contante, altrimenti le nostre transazioni non sono sufficientemente fluide.

Sopporto tutto, ma non l'insulto all'intelligenza.
Verrebbe da dire: facciano quello che vogliono, tanto ormai avviene tutti i giorni. 
Ma almeno non ci prendano per i fondelli.

E' chiedere troppo?
Sì, è chiedere troppo. Da noi, in Italia, nel 2015, anche questa richiesta è sovversiva.

Credono che la nostra intelligenza sia finita nel fondoschiena. E quindi, della nostra intelligenza ritengono di poter fare ciò che vogliono. 

Ma forse hanno ragione. 
Se continuiamo a stare zitti e a farci intossicare da leader tossici, chissà dove è finita la nostra intelligenza.

*** Massimo Ferrario, per Mixtura

#MOSQUITO / 'I care', il contrario di 'me ne frego' (Lorenzo Milani)

Dovevo ben insegnare come il cittadino reagisce all’ingiustizia. Come ha libertà di parola e di stampa. Come il cristiano reagisce anche al sacerdote e perfino al vescovo che erra. Come ognuno deve sentirsi responsabile di tutto. 
Su una parete della nostra scuola c’è scritto grande «I care». 
E’ il motto intraducibile dei giovani americani migliori. “Me ne importa, mi sta a cuore”. E' il contrario esatto del motto fascista “Me ne frego”. 

*** Lorenzo MILANI, 1923-1967, prete ed educatore, Lettera ai giudici, 18 ottobre 1965, citato in  'barbiana.it', qui

#SENZA_TAGLI / Ma i dirigenti dove sono? (Sandro Catani)

La risposta all’assenteismo di massa al Comune di Sanremo, ultimo scandalo nell’amministrazione pubblica, fa venire il dubbio che le terapie adottate fin qui per estirpare il male siano un’arma spuntata. Forse è arrivato il momento di guardare il problema da una prospettiva diversa, resuscitare il senso del dirigente nella macchina pubblica e portare il caso Stachanov nelle aule universitarie dove si studia l’organizzazione. Perché se l’assenteismo è un peccato veniale, che le imprese private sono abituate a prevedere nelle loro statistiche, quanto accaduto in Liguria è da Guiness dei primati: stando ai numeri riportati dai giornali il 23 % dei circa 500 dipendenti della città ligure sono ritenuti dalla magistratura coinvolti in qualche modo e per un lungo periodo di tempo. Le reazioni invece sono state rituali: l’indignazione della pubblica opinione, le dichiarazioni dei sindacati per il buon nome del dipendente pubblico, le preoccupazioni del Sindaco della città sulle carenze in prospettiva di personale, infine la proposta dell’Autorità anti-corruzione per il licenziamento dei colpevoli in tempi brevi. Tutte ragionevoli. Ma al di là di quelle che spesso appaiono ”grida manzoniane”, per affrontare le patologie che si ripetono (corruzione, assenteismo o semplicemente errori per negligenza) è opportuno volgere lo sguardo ai convitati di pietra, i dirigenti. Possibile che non si accorgano di quanto accade nei casi eclatanti che la stampa denuncia con ritmo quotidiano?

Ad esempio, il Sindaco (dal sito del Comune di Sanremo) ha competenza e poteri di indirizzo, di vigilanza e controllo sulla attività degli Assessori e sovrintende al funzionamento dei servizi e degli uffici e all’esecuzione degli atti. E accanto ci sono i numerosi responsabili dei Settori e Uffici. Costoro non si accorgono di quanto accade intorno a loro? Non possiamo continuare a leggere dell’ufficio tangenti dell’Anas, del malaffare a Roma, della sanità milanese, del Mose di Venezia…. nell’attesa che nuove leggi o regole amministrative correggano i comportamenti devianti. La magistratura potrà intervenire solo in alcuni casi e dopo che” i buoi saranno scappati”. Il miglior controllo, anzi la miglior prevenzione, è la faticosa e continua attività del dirigente, l’animazione, l’esempio, i “premi e punizioni”, la vigilanza giornaliera. Con l’inflazione del termine manager abbiamo dimenticato che la parola dirigente viene dal latino dirigere, la funzione dell’antico re che tracciava i confini appunto diritti della città, per garantire la sua difendibilità e il suo futuro. Così la parola diritto ha finito per assumere un significato etico-morale contrario a disonesto o poco affidabile. Abbiamo bisogno di un numero maggiore di veri dirigenti che interpretino la responsabilità sulle azioni dei collaboratori e non si limitino allo status della sovraintendenza. Bisognerà sceglierli meglio e, perché no, se necessario pagarli meglio. Con un chiaro risvolto della medaglia: i dirigenti che non vedono le prestazioni mediocri o peggio delittuose dei collaboratori ne condividono la responsabilità organizzativa, perdono la qualifica di dirigente, e vengono rimossi.

*** Sandro CATANI, consulente e saggista, Sanremo: assenteisti in Comune. Ma dov'erano i dirigenti?, blog 'ilfattoquotidiano.it', 26 ottobre 2015, qui



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#SGUARDI POIETICI / Lode della dialettica (Bertolt Brecht)

L’ingiustizia oggi cammina con passo sicuro.
Gli oppressori si fondano su diecimila anni.

La violenza garantisce: Com’è, così resterà.

Nessuna voce risuona tranne la voce di chi comanda
e sui mercati lo sfruttamento dice alto: solo ora io comincio.

Ma fra gli oppressi molti dicono ora:
quel che vogliamo, non verrà mai.

Chi ancora è vivo non dica: mai! 
Quel che è sicuro non è sicuro.

Com’è, così non resterà.

Quando chi comanda avrà parlato,
parleranno i comandati.
Chi osa dire: mai?

A chi si deve, se dura l’oppressione? A noi.
A chi si deve, se sarà spezzata? Sempre a noi.

Chi viene abbattuto, si alzi!

Chi è perduto, combatta!

Chi ha conosciuto la sua condizione, come lo si potrà fermare?

Perché i vinti di oggi sono i vincitori di domani
e il mai diventa: oggi!

*** Bertolt BRECHT, 1898-1956, scrittore, drammaturgo e poeta tedesco, Lode della dialettica, traduzione di Franco Fortini, Poesie, Einaudi. 


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lunedì 26 ottobre 2015

#LIBRI PREZIOSI / Il comportamento organizzativo nelle aziende, di Doriano Marangon (recensione di M. Ferrario)

Doriano MARANGON, "Il comportamento organizzativo nelle aziende. 
Individui, gruppi, leader"
pagine 217, € 19,00 Carocci editore, 2015

Non è un libro per specialisti. Ma anche gli specialisti, e senz'altro tutti quelli che tali si credono, leggendolo, potrebbero scoprire cose che non sanno. 
Comunque, e certamente, questo di Doriano Marangon è un testo importante per tutti coloro che frequentano le organizzazioni, e le imprese in particolare, lavorando con loro da dentro o da fuori: perché offre una mappa fondamentale dei temi cruciali che capi e collaboratori, ai vari livelli, sarebbe utile conoscessero per 'navigare' al meglio dentro le acque organizzative, capendone problemi, vincoli, opportunità. 

Si tratta naturalmente di argomenti abbondantemente trattati, e non da oggi, specie nella cultura anglosassone. E ciò, come ricorda opportunamente l'autore, anche se la disciplina cui si fa riferimento quando si parla di 'comportamento organizzativo' non esiste: o, se esiste, è un insieme di più discipline, quali "psicologia, sociologia, management, organizzazione, strategia, politica, antropologia, linguistica, comunicazione...".

Pure per questo, un approccio semplicistico, che proceda per 'slide' e quindi per 'slogan', è facile e frequente. 
Ma il contributo di eccellenza qui offerto a chiunque voglia approfondire le questioni dell'organizzazione, e delle persone che la vivono ogni giorno, dal vertice ai professional ai neoassunti, è dato da un insieme di più aspetti. 
Intanto, e sembrerà una qualità scontata ma a mio parere lo è sempre meno, si tratta di un testo ben scritto: non solo perché l'italiano scorre, con un periodare ben costruito e non superficiale e un vocabolario non approssimativo ma rigoroso, ma perché fa chiarezza e mette ordine in concetti e teorie, talvolta anche non facili, cogliendone il succo, pur senza intaccare la complessità intrinseca e non rinunciando a una giusta dose di problematizzazione. 
E poi perché, conciliando un certo tono leggero e fluido con l'analisi anche sottile, propone casi, grandi e piccoli, e una serie di intelligenti 'box' che fanno sintesi o riproducono estratti, non necessariamente di autori manageriali, che ben si correlano con quanto si viene spiegando.

Sono tanti i modelli proposti, alcuni anche rivisitati dall'autore: e anche da questo punto di vista il libro si rivela prezioso perché recupera i 'fondamentali', che sono appunto tali perché non invecchiano col tempo, e li affianca a contributi più recenti, che mostrano come il mix che costituisce il 'comportamento organizzativo' si evolva e non finisca di proporre prospettive differenti, che utilmente aggiungono o integrano.

*** Massimo Ferrario, per Mixtura

«
È del management la responsabilità del funzionamento o meno delle loro organizzazioni, delle loro realtà. Sono veramente pochi i casi dove le ragioni del non funzionamento siano da ricercare altrove. Se ricordiamo il modello delle tre S, definire una Strategia, costruire una Struttura che dovrà applicarla e creare dei Sistemi che provvederanno al buon funzionamento, ci rendiamo conto che viviamo in un mondo in cui «la Struttura non segue più la Strategia. E i Sistemi non supportano più la Struttura» (Bartlet, Goshal, 1994). La struttura stessa è cambiata in modo incredibile. Non è più una piramide gerarchicamente predisposta e articolata, netta e precisa con confini chiari, inequivocabili, e non è più un elemento asettico, collettivo, legato ad aspetti puramente organizzativi. La struttura è ormai qualcosa di vivo, dinamico, multiforme che esprime volontà cui le imprese non erano abituate: le individualità delle persone che giocano un ruolo sempre più determinante nella realizzazione degli obiettivi organizzativi grazie ai loro comportamenti. E' il tempo dei knowledge workers, le persone che con le loro conoscenze e competenze individuali influiscono sui risultati delle organizzazioni.  (Doriano MARANGON, Il comportamento organizzativo nelle aziende. Individui, gruppi, leader, Carocci editore, 2015

Ho descritto nelle pagine precedenti come si svolge, o come sarebbe opportuno che si svolgesse la vita delle persone all'interno delle organizzazioni, o capovolgendo, come le organizzazioni possono svilupparsi grazie all'attenzione portata agli individui. Ho seguito alcuni fili rossi, delle linee trasversali: la leadership innanzitutto; l'importanza delle istanze personali interne tradotte in emozioni e sentimenti; l'idea che ogni persona può diventare quello che vuole se opportunamente aiutata e supportata nel trovare la propria strada, a patto che si dia il potere di agire, senza diventare vittima o perdente; che alla base di tutto è necessario porre una visione, che ci indichi il percorso; che il massimo risultato lo possiamo ottenere solo se impariamo a collaborare con gli altri invece di cercare di vincere da soli; infine la necessità di essere abili nel costruire e guidare squadre. (Doriano MARANGON, Il comportamento organizzativo nelle aziende. Individui, gruppi, leader, Carocci editore, 2015
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