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lunedì 30 gennaio 2017

#MOSQUITO / Bambini, vedono persone (José Saramago)

Dialogo in una televendita di automobili. Al lato del padre, che conduce, la figlia, di sei o sette anni, domanda: “Papà. Sapevi che Irene, la mia compagna di scuola, è nera?” Il padre risponde: “Sì, certo…” E la figlia: “Beh io no…” Se queste tre parole non sono esattamente un pugno alla bocca dello stomaco, sono senz’altro un’altra cosa: uno schiaffo per la mente. Direte che il breve dialogo non è altro che il frutto del talento creativo di un pubblicitario geniale, ma, anche qui accanto a me, mia nipote Julia, che non ha ancora cinque anni, alla domanda se a Tías, luogo in cui viviamo, ci fossero dei neri, ha risposto che non sapeva. E Julia è cinese…

Si dice che la verità sgorghi spontanea dalla bocca dei bambini, però, visti gli esempi in questione, non sembra essere questo il caso, se Irene è veramente nera e anche a Tías le nere non mancano. La questione è che, al contrario di quello che si crede, nonostante tentino di convincerci del contrario, le verità uniche non esistono: le verità sono multiple, solo la menzogna è globale. Le due bambine non vedevano neri vedevano persone, persone esattamente come loro vedono se stesse, quindi, la verità scaturita è semplicemente altra. (...)

*** José SARAMAGO, 1922-2010, scrittore portoghese, premio Nobel per la letteratura nel 1998, Questione di cuore, blog ‘Quaderno di Saramago’, traduzione di Massimo Lafronza, 26 marzo 2009, qui



In Mixtura altri 5 contributi di José Saramago qui

mercoledì 20 gennaio 2016

#CIT / Le anime e le persone (Luigi Pirandello)

Luigi PIRANDELLO, 1867-1936
scrittore, poeta, drammaturgo
premio Nobel per la letteratura nel 1936
da Il fu Mattia Pascal, 1904, Garzanti, 1993

In Mixtura 1 altro contributo di Luigi Pirandello qui

venerdì 30 ottobre 2015

#SPILLI / Steve Jobs, e il miglioramento delle persone (M. Ferrario)

(dal web, via linkedin)


Lungi da me mettere in discussione il mostro sacro Steve Jobs.
Però.
Posso dire, senza per questo essere accusato di blasfemia, che la frase sopra citata, pure se letta in forma non letterale e con spirito aperto a comprendere anche il più profondo senso provocatorio, non mi piace
Di più: la sento 'pericolosa'?

Rileggiamola: 
«Il mio compito non è di essere indulgente con le persone. Il mio compito è di renderle migliori».

Attenzione.
Non"Aiutare le persone a diventare migliori".
Ma (direttamente, arrogantemente): "Renderle migliori". 
Cioè: "Compito mio. Lo faccio io".

Torno al tempo in cui Steve Jobs, in quanto capo incontrastato di Apple, manifestava una leadership, appunto, assai poco 'easy': come ormai confermato da un numero crescente di libri e testimoni.

Mi vengono alla bocca tre domande immediate.
* Prima domanda, fondamentale: le persone contrattavano con lui questo compito? 
(E non mi si risponda che le persone, avendo accettato di essere assunte da lui e di lavorare con lui, di conseguenza... Perché la conseguenza non consegue: e se consegue deve essere esplicitata, sia pure all'interno di una relazione che si mantiene ineluttabilmente e potenzialmente 'pericolosa' per l'asimmetria ovvia che la caratterizza, in termini di potere, tutta a favore di un lui che è Lui).
* Seconda domanda, ancora più cruciale: se no, con quale diritto lui pensava/pretendeva di migliorare le persone? 
* Terza domanda: e con quali modi?

Avrò, dentro di me, una componente particolarmente acuta di ipersensibilità al possibile condizionamento dell'altro, ma immediatamente, di fronte a uno che mirasse a 'migliorarmi', reagirei male.
Malissimo, anzi (come infatti è accaduto).
E reagirei malissimo proprio perché, fino ad argomento contrario (che dovrebbe essere assai convincente), ritengo così di reagire più che bene.
Almeno per me stesso.

Porto due motivi, che peraltro a me sembrano ovvi.
* Primo. Penso di dover essere io, e solo io, a decidere se migliorare me stesso. E di dover essere sempre io, solo io, a decidere se, eventualmente, qualcuno (e chi e quando e come) mi può aiutare in questo miglioramento.
* Secondo. Ma, in generale, cosa significa 'meglio'? E, in particolare, chi stabilisce qual è, o quale dovrebbe essere, il 'meglio' per me? Un altro, o forse, naturalmente, io?

Non è arroganza. 
E' difesa, attiva e legittima, di me stesso dall'imposizione altrui.
E' consapevolezza, comprovata dall'esperienza non solo diretta e non solo mia, che spesso l'altro, quando ti vuol fare del bene, ti ha già fatto del male. 
Magari senza volontà di nuocerti.
Anzi, con le migliori intenzioni: lo fa appunto per il tuo bene.
Ma è con le migliori intenzioni 'sull''altro (quando appunto non ci si relaziona 'con' l'altro) che si commettono le cose peggiori.

Insomma: il tuo diritto si ferma al confine con i miei diritti. 
E comunque: questo tuo diritto, per quanto mi riguarda, si esplicita unicamente, se credi di operare 'con' me a fin di bene (e magari successivamente, per questo, potrò pure, doverosamente, ringraziarti), in una (rispettosa) proposta: me la avanzi e io decido se accettare o rifiutare.

Chiunque tu sia. 
Che ti chiami Steve Jobs. O pure Gesù Cristo.

Non è controdipendenza: quella di chi dice sempre no e, prigioniero del proprio narcisismo, non ammette la 'dipendenza funzionale' dall'altro, perché non riconosce, ad esempio, che può avere sempre qualcosa da imparare da lui in quanto non si finisce mai di imparare da chiunque.
Mi sembra soltanto una posizione psicologicamente sana. 
Che vale per me. 
E dovrebbe valere per tutti. 

Particolarmente in un tempo in cui da tempo prevale una dipendenza patologica che si esprime a priori nei confronti di ogni autorità, vera e, più spesso, presunta.
E che va dall'ossequio aprioristico, all'adulazione strisciante, alla disponibilità a tappeto: quando non alla proposta, preventiva, di vendita della propria dignità a chi magari neppure ha fatto richiesta.

*** Massimo Ferrario, per Mixtura

In Mixtura ark #Spilli di M. Ferrario qui
In Mixtura, sempre su Steve Jobs, un altro mio Spillo (Da Steve Jobs a buonismo, cattivismo, stronzismo) qui

lunedì 26 ottobre 2015

#VIDEO / Imprese, il valore dei valori (Massimiliano Franz)


Massimiliano FRANZ, manager, esperto di comunicazione, 
Il valore dei valori, TedxPadova, 2015
video, 7min34

"Le aziende di successo investono nei valori.
E il valore dei valori sono le persone."
Un intervento chiaro, pacato, argomentato; che ridice, giustamente, cose che sentiamo ripetere da tempo.
Fa bene risentirle. 
Anche se, francamente, il divario con la realtà diffusa è sempre più acuto.
Certo, ci sono eccezioni. 
Ma il punto è come fare perché le eccezioni diventino regola. Qui le slide, per quanto accattivanti, non ci aiutano. E l'incoerenza è tutta nostra. (mf)



venerdì 2 ottobre 2015

#SPILLI / 'Capitale umano', e le persone? (M. Ferrario)

Non mi piace il termine 'capitale umano'.
Le persone, gli individui presi singolarmente o insieme, sono un valore di per sé.
La ragioneria è altro. E quando interviene strumentalizza.
Non lo fa perché è 'cattiva': ma perché il suo mestiere è dare valore monetario alle 'cose'.
Alle risorse. Tutte. 
E quindi anche a quelle umane. 
Anche a costo di dimenticare (come infatti continua ad avvenire) che sono persone. Individui
Forse pure risorse, ma particolari: attive (e non solo re-attive) e, sperabilmente, pensanti.

Non mi dispiace la definizione di 'capitale umano' data dall'Ocse: è l'insieme di «conoscenze, abilità, competenze e altri attributi degli individui, che facilitano la creazione di benessere personale, sociale ed economico».
Qui i soldi non c'entrano.

Poi però ritornano. 
Ad esempio, secondo Enrico Marro ('ilSole24ore.it', 30 settembre 2015, qui) il valore pro-capite maschile è pari a 453mila euro; quello femminile è quantificato in circa la metà, cioè 231mila euro.

Secondo l'Istat la differenza maschi-femmine è data dalle differenze di remunerazione, ma anche dal fatto che le donne lavoratrici sono meno degli uomini e conservano un impiego per un numero minore di anni. 
Se invece si prendessero in esame anche le attività fuori mercato, ecco che le donne si aggiudicherebbero un valore di 431mila euro, quasi pari a quello maschile.

*** Massimo Ferrario, per Mixtura 


venerdì 21 agosto 2015

#MEMO / Persone, non cartellini (Isabella Covili Faggioli)

Era tanto tempo fa.
In bicicletta attraversavo i reparti di produzione e confezionamento. Mi guardavano tutti con curiosità. Forse anche con preoccupazione.

Ero stata assunta da due giorni e me ne andavo in giro con fierezza, come se raccogliere i cartellini marcatempo fosse un'impresa unica ed irripetibile. Avevo la gonna molto corta e le gambe forti e belle.
Sostituivo un ex militare che andava controllando che le persone marcassero in modo corretto la loro scheda

Prendevo la vita di petto ed anche il lavoro, Non ero ancora maggiorenne ma mi sentivo grande e padrona del mondo con quel posto in una grande azienda che per la città era il simbolo del benessere e della sicurezza

Mi avevano offerto di occuparmi dei cartellini orologio, non sapevo neppure cosa fossero, ma avevo accettato con entusiasmo. Ero fiera, orgogliosa, felice e sorridevo alla vita.

Mi piaceva girare nei reparti, mi piaceva guardare la gente lavorare ed associare ad ogni numero di matricola un volto.
Erano 370 persone.
Chi mi aveva preceduto diceva 370 cartellini.
Io dicevo 370 persone.

Quando mi fermavo nei reparti per sistemare i cartellini qualcuno, timidamente, mi veniva vicino per chiedere qualche spiegazione. Era il momento più bello della giornata.

Sono stata assunta di lunedì.
Giovedì, mentre ero in sala confezionamento, una
signora mi fa cenno.

Ho già imparato che loro non si possono muovere dalla catena di montaggio. Le bottiglie passano veloce e se loro si distraggono mettono in difficoltà i colleghi che sono a valle della linea. Ha bisogno.
Freno, lascio il segno della gomma, cioè inchiodo. La guardo e le dico "Buon giorno Olva, mi dica." Lei spalanca gli occhi, apre la bocca e, come se avesse assistito ad un miracolo, mi guarda con aria estasiata e mi dice "ma... lei conosce il mio nome!"

Ho deciso in quel momento, credo, che non avrei fatto, com'era nei sogni di bambina, l'avvocato.

Sono passati trcnt'anni e tante esperienze si sono susseguite ma non c'è stato giorni che non abbia ringraziato dentro di me l'Olva.

Uno dei più bei doni che la vita ti può dare e fare qualcosa che ami... ed essere pagato per questo.

Gli studi, la laurea, i corsi, sono stati finalizzati a questo.
Ho selezionato, gestito, formato, licenziato, ma sempre con la consapevolezza che di fronte c'era...Olva.

*** Isabella COVILI FAGGIOLI, già direttore del personale, consulente, presidente Associazione italiana per la Direzione del Personale (Aidp), L'importanza delle persone, da Isabella Covili Faggioli, Microsoluzioni. Piccole storie esemplari di vita d'azienda, Guerini, 2010