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venerdì 24 febbraio 2017

#MOSQUITO / Uguaglianza e performance economica (Joseph Stiglitz)

Il quadro che si è delineato in Occidente dimostra che oggi l'uguaglianza e la performance economica sono forze tra loro complementari, non contrastanti; e che la diseguaglianza e la carenza di crescita sono forze tra loro complementari, non contrastanti.

*** Joseph STIGLITZ, 1943, economista, saggista, premio Nobel per l'economia nel 2001, Le nuove regole dell'economia. Sconfiggere la disuguaglianza per tornare a crescere, Il Saggiatore, 2016


In Mixtura altri 3 contributi di Joseph Stiglitz qui

martedì 8 novembre 2016

#VIDEO / Le ineguaglianze nel mondo (Joseph Stiglitz)


Joseph STIGLITZ, 1943
premio Nobel per l'economia nel 2001
https://it.wikipedia.org/wiki/Joseph_Stiglitz
Le ineguaglianze
Biennale Coop, ottobre 2016
video 25min38

Un intervento chiaro e documentato sulle ineguaglianze oggi nel mondo, a partire dagli Stati Uniti.
Allarmante.
Almeno per chi ha (ancora) orecchie per ascoltare e cervello per riflettere. (mf)

giovedì 2 luglio 2015

#LINK / La Grecia può sopravvivere al default (Joseph Stiglitz)

(...) Alla fine, dopo anni di pressioni e richieste per una maggiore austerità (che hanno condotto ad una tremenda depressione economica), la Troika ha spinto il paese sull'orlo del fallimento totale. Questa situazione mostra delle somiglianze con quanto accaduto in Argentina nel 2001, con le dovute eccezioni. In entrambi i paesi, la recessione è degenerata, trasformandosi in depressione, in seguito alle politiche di austerità, rendendo il debito insostenibile. In entrambi i casi, queste politiche erano imposte come condizioni necessarie per ricevere assistenza. (...)

Le vicissitudini infelici della Grecia devono ricordarci, ancora una volta, quanto già appreso sulla gestione di crisi economiche e debiti. Lezioni che avremmo dovuto imparare da esperienze precedenti. La prima è che non c'è alcuna possibilità di fare passi avanti verso il risanamento del debito, se prima non c'è una ripresa economica. Allo stesso tempo, non ci può essere una ripresa economica senza un ripristino della sostenibilità del debito. (...)

Le ristrutturazioni del debito sono un elemento fondamentale della relazione tra chi presta e chi riceve. Sono procedure eseguite centinaia di volte e il modo in cui sono condotte determina anche il peso delle perdite. Una cattiva gestione delle crisi, (come pretendere politiche di austerità, durante le recessioni anche se le prove dimostrano che l'austerità non fa che peggiorare la situazione) porta, inevitabilmente, a perdite e sofferenze maggiori.
Chi viene salvato dai bailout (come le banche tedesche e francesi, nel caso della Grecia), di solito si appella al rischio morale per giustificare la mancata ristrutturazione del debito. Afferma che la procedura creerebbe delle condizioni peggiori, in quanto altri debitori sarebbero più inclini ad "abusare" del prestito, senza pagare. Ma il rischio morale è solo una favola. Sia l'Argentina che la Grecia hanno già pagato caro per i loro problemi di debito, dall'inizio del default. Nessun altro paese vorrebbe andare incontro allo stesso destino. (...)

*** Jospeh STIGLITZ, economista statunitense, premio Nobel per l'economia nel 2001, L'Argentina è la prova che la Grecia può sopravvivere al default, 'Hiffington Post', 1 luglio 2015.

LINK, articolo integrale qui

Sempre in questo blog, 1 altro contributo di Joseph Stiglitz qui

mercoledì 29 aprile 2015

#RITAGLI / Il fallimento della politica europea (Joseph Stiglitz)

«Sono molto pessimista. In passato l’Europa è già arrivata sull’orlo del precipizio, e poi è tornata indietro: può succedere ancora, ma stavolta temo che cada. Le visioni sono diametralmente opposte». (...) 
«Ho appena avuto un lungo colloquio con il ministro greco Varoufakis, e con quello tedesco Schauble, e domenica sera ho visto un importante capo di Stato europeo. Credo che ci sia un 50% di possibilità di fallimento del negoziato». 
«La diseguaglianza sta uccidendo il sogno americano. Però è una scelta politica, da cui si può tornare indietro facendo una serie di grandi riforme, da quella fiscale alla migliore distribuzione delle opportunità. La cosa buona è che entrambi i partiti americani se ne sono resi conto, e ne stanno finalmente parlando». (...)
«Purtroppo l’influenza degli Usa non è sempre per il meglio. Molti paesi hanno imitato il nostro modello, provocando un aumento della diseguaglianza. Anche la loro crescita ha frenato. Questa è una buona notizia per gli Usa, perché sono diventati meno competitivi, ma per la gente è stato un disastro». (...)
«A tutto questo, l’Europa ha aggiunto un grande errore: l’euro. E’ stato un grande errore, e quando fai uno sbaglio così, comprometti tutte le migliori intenzioni che puoi avere. Per creare una moneta unica servono condizioni che non esistevano. Oltre a questo, però, se la crei hai bisogno di istituzioni che la facciamo funzionare, come una vera unione bancaria. Negli Usa, poi, abbiamo la flessibilità fiscale, che ci consente di adeguarci alle situazioni: se la California è in difficoltà, possiamo mandarle soldi, e i suoi lavoratori si possono spostare. La speranza era che col tempo l’Europa avrebbe messo mano a queste riforme, e la crisi del 2010 era sembrata il momento giusto. Invece avete fatto il minimo indispensabile, aggiungendo un’altra policy che gli economisti di tutto il mondo avevano già screditato: l’austerità. Persino il Fondo Monetario Internazionale vi ha detto che non funzionava, perché l’aveva provata in Asia ed era fallita. Voi invece avete optato per il compromesso generato dalla troika, che ha portato a politiche di austerità mai viste prima in nessun paese. Il reddito in Grecia e Spagna è sceso più che durante la Grande Depressione, la disoccupazione giovanile è al 60 e 50%, il pil di Atene si è ridotto del 25% e gli standard di vita anche di più. Ovvio che Syriza e Podemos siano diventati i partiti di maggioranza: è stato un disastro politico.
Sono molto pessimista, perché le visioni sono davvero opposte. Le politiche che avete scelto hanno peggiorato la crisi, abbassato gli standard di vita, e messo pressione sui salari. Chi soffre di più sono i poveri, che oltre a vedere diminuire i compensi, perdono anche servizi basilari come istruzione, sanità e trasporti. In Grecia faticano anche a comprare le medicine. I ricchi invece sono diventati più ricchi, ma non spendono abbastanza per stimolare la ripresa. E’ ora di riconoscere che le politiche dell’austerity e della supply side hanno fallito».

*** Joseph STIGLITZ, 1943, economista statunitense, premio Nobel per l'economia nel 2001, estratto dal colloquio con Paolo Mastrolilli, «Ora il crac è più probabile. L'austerità? Disastro politico», 'La Stampa', 25 aprile 2015).