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giovedì 12 dicembre 2019

#MOSQUITO / Usa, i fanatici del 'disegno intelligente' (Yuval Noah Harari)

Secondo una ricerca Gallup del 2012, soltanto il 15% degli americani pensa che Homo sapiens si sia evoluto unicamente attraverso la selezione naturale, senza alcun intervento divino; il 32% ritiene che gli uomini possano essersi evoluti da precedenti forme di vita in un processo che è durato milioni di anni, ma Dio ha orchestrato l’intero spettacolo; il 46% crede che Dio abbia creato gli uomini con le loro attuali sembianze in un qualche momento degli ultimi 10.000 anni, proprio come tramanda la Bibbia. Tre anni di scuola secondaria non riescono neppure a scalfire queste concezioni. La stessa inchiesta ha rilevato che tra i laureati con laurea breve il 46% crede nella storia della creazione biblica, mentre soltanto il 14% pensa che gli uomini si siano evoluti senza alcuna supervisione divina. Anche fra i possessori di una laurea magistrale e di un dottorato di ricerca, il 25% crede alla Bibbia, mentre soltanto il 29% attribuisce interamente alla selezione naturale la creazione della nostra specie. Benché sia evidente il fallimento del sistema educativo nell’insegnamento della teoria dell’evoluzione, i fanatici religiosi insistono ancora sul fatto che non dovrebbe essere insegnata affatto. In alternativa, chiedono che ai bambini sia insegnata anche la teoria del disegno intelligente, per la quale tutti gli organismi sono stati creati in base al disegno di una qualche intelligenza superiore (altrimenti detta Dio). “Insegnate loro entrambe le teorie,” dicono i fanatici, “e lasciate che i ragazzi scelgano autonomamente.”

*** Yuval Noah HARARI, 1976, storico e saggista israeliano, Homo deus. Breve storia del futuro, Bompiani, 2018


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giovedì 24 ottobre 2019

#MOSQUITO / Più letale la Coca-Cola di Al-Qaida (Yuval Noah Harari)

Anche se i governi centrali e le nazioni potenti hanno imparato a controllarsi, i terroristi potrebbero non avere gli stessi scrupoli circa l’uso di nuove e distruttive armi. E questa è una possibilità certamente preoccupante. Tuttavia il terrorismo è una strategia debole, adottata da coloro che sono privi di un accesso al potere reale. Almeno in passato, questa forma di lotta politica ha funzionato disseminando paura piuttosto che causando significativi danni materiali. I terroristi di solito non dispongono delle forze necessarie a sconfiggere un esercito, occupare un paese o distruggere intere città. Mentre nel 2010 l’obesità e le malattie connesse hanno ucciso circa 3 milioni di persone, i terroristi hanno fatto 7697 vittime in tutto il mondo, la maggior parte delle quali nei paesi in via di sviluppo. Per l’americano o l’europeo medio, la Coca-Cola costituisce una minaccia assai più letale di al-Qaida.

*** Yuval Noah HARARI, 1976, storico e saggista israeliano, Homo deus. Breve storia del futuro, Bompiani, 2018
https://it.wikipedia.org/wiki/Yuval_Noah_Harari


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giovedì 10 ottobre 2019

#MOSQUITO / Uomo, dai bicipiti ai neuroni (Yuval Noah Harari)

In Homo sapiens il cervello vale circa il 2-3% del peso corporeo totale, ma consuma il 25% dell’energia del corpo quando questo è in stato di riposo. Facendo il confronto, i cervelli delle altre scimmie richiedono solo l’8% dell’energia in stato di riposo. Gli umani arcaici pagarono in due modi il fatto di avere cervelli grandi. In primo luogo, spesero più tempo alla ricerca di cibo. Secondariamente, atrofizzarono i loro muscoli. Allo stesso modo di un governo che dirotta fondi dalla difesa all’educazione, gli umani dirottarono l’energia dai bicipiti ai neuroni. Che questa fosse una buona strategia per sopravvivere nella savana non era affatto scontato. Uno scimpanzé non può vincere una disputa con un Homo sapiens; ma quello stesso scimmione può spaccare in due un uomo come se fosse una bambola di pezza. 

Oggi i nostri grossi cervelli vanno benissimo, perché siamo capaci di produrre automobili e armi che ci consentono di spostarci più velocemente degli scimpanzé ed eventualmente di sparargli da una distanza di sicurezza invece di lottare corpo a corpo. Ma le macchine e i fucili sono fenomeni recenti. Per oltre due milioni di anni i sistemi neuronali umani avevano continuato a crescere, ma a parte qualche coltello di selce e qualche bastone appuntito, gli uomini possedevano ben poco che potesse comprovarlo. Che cosa, dunque, aveva dato impulso all’evoluzione di un cervello umano sempre più grande durante quei due milioni di anni? Francamente non lo sappiamo.

*** Yuval Noah HARARI, 1976, storico e saggista israeliano, Sapiens. Da animali a dei, Bompiani, 2017


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venerdì 16 novembre 2018

#MOSQUITO / Futuro, una tecnologia che produrrà sempre più diseguaglianza? (Yuval Noah Harari)

La tecnologia rischia di creare una delle società più diseguali della storia con una élite che ha accesso alla nuova medicina basata su algoritmi e dati. Mentre la massa se la passerà sempre peggio. Rischiamo che il potere dei dati e quello economico coincidano con bellezza e longevità, concentrate in poche mani. E l’élite sarà aiutata da perfette manipolazioni, così da sviare l’attenzione su problemi minori. Quando le pitture rupestri si sono evolute in programmi televisivi, illudere è divenuto semplice. E in futuro gli algoritmi perfezioneranno il processo. Questo però significa che abbiamo ancora tempo. Possiamo ancora scegliere. A patto di muoversi subito
   
*** Yuval Noah HARARI, 1976, storico e saggista israeliano, Futuro, in Cento parole per cento numeri, 'Robinson', 4 novembre 2018, intervistato da Jaime D'Alessandro, 'Robinson', n. 90, 26 agosto 2018.


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sabato 15 settembre 2018

#MOSQUITO / Etica, alla prova dei fatti (Yuval Noah Harari)

Uno degli esperimenti più sgradevoli della storia delle scienze sociali fu condotto nel dicembre 1970 al Princeton Theological Seminary su un gruppo di studenti che si stavano preparando a diventare ministri della chiesa presbiteriana. A ogni studente fu chiesto di affrettarsi a raggiungere una distante aula magna dove avrebbe dovuto commentare la parabola del buon samaritano, che racconta come un ebreo che si stava recando da Gerusalemme a Gerico fu derubato e picchiato da alcuni banditi, che lo avevano lasciato morire sul ciglio della strada. Dopo un po’ un prete e un levita gli passarono accanto, ma lo ignorarono. Invece, un samaritano – cioè un membro di una setta disprezzata dagli ebrei – si fermò, si prese cura dell’uomo e gli salvò la vita. La morale della parabola è che i meriti degli individui dovrebbero essere valutati in base ai loro comportamenti effettivi, invece che alla loro affiliazione religiosa o alle loro idee filosofiche. 
Gli entusiasti giovani seminaristi si precipitarono verso l’aula magna, concentrati sul miglior modo per spiegare la morale della parabola del buon samaritano. Ma gli sperimentatori avevano collocato sul loro tragitto un uomo vestito di stracci, accasciato in un portone con la testa piegata e gli occhi chiusi. Al passaggio di ogni seminarista, la “vittima” tossiva e si lamentava penosamente. La maggior parte dei seminaristi non si fermò nemmeno a chiedergli che cosa non andasse, guardandosi bene dall’offrirgli aiuto. La preoccupazione di affrettarsi verso l’aula magna aveva fatto dimenticare l’obbligo morale di aiutare uno sconosciuto in difficoltà.

*** Yuval Noah HARARI, 1976, storico, saggista israeliano, 21 lezioni per il XXI secolo, Bompiani, 2018




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giovedì 30 novembre 2017

#MOSQUITO / Il vecchio nativo-americano e gli astronauti (Yuval Noah Harari)

Il 20 luglio 1969 Neil Armstrong e Buzz Aldrin atterrarono sulla superficie della Luna. Nei mesi precedenti alla loro missione, gli astronauti dell’Apollo 11 si allenarono in una remota regione desertica dell’Ovest degli Stati Uniti, simile alla superficie lunare. La zona è la patria di diverse comunità di nativi americani, e si racconta una storia – o una leggenda – sull’incontro avvenuto tra gli astronauti e uno del posto. 
Un giorno, mentre si addestravano, gli astronauti s’imbatterono in un vecchio nativo americano. L’uomo chiese loro che cosa stessero facendo. Gli risposero che facevano parte di una spedizione di ricerca che entro breve tempo sarebbe andata a esplorare la Luna. Ascoltando questo, il vecchio restò in silenzio per qualche minuto, e poi chiese agli astronauti se potevano fargli un favore. 
“Che cosa vorresti?” gli chiesero. 
“Be’,” disse il vecchio, “il popolo della mia tribù crede che i sacri spiriti vivano sulla Luna. Mi domando se voi potreste portare loro un importante messaggio da parte della mia gente.” 
“Che tipo di messaggio?” domandarono gli astronauti. L’uomo mormorò qualcosa nella lingua della sua tribù, e poi domandò agli astronauti di ripeterlo più e più volte finché non lo memorizzarono correttamente. 
“Che cosa significa?” chiesero gli astronauti. 
“Oh, non posso dirvelo. È un segreto che solo alla nostra tribù e agli spiriti della Luna è consentito conoscere.” 
Quando tornarono alla loro base, gli astronauti, dopo aver cercato a lungo, riuscirono finalmente a trovare qualcuno che sapeva parlare il linguaggio tribale, e gli domandarono di tradurre il messaggio segreto. Quando gli ripeterono ciò che avevano memorizzato, il traduttore scoppiò in una risata fragorosa. Una volta che si fu calmato, gli astronauti gli chiesero che cosa mai volessero dire quelle parole. L’uomo spiegò che la frase da loro imparata tanto accuratamente diceva: “Non dovete credere a nessuna parola che questi vi dicono. Sono venuti a rubare la vostra terra”.

*** Yuval Noah HARARI, 1976, storico, saggista israeliano, Sapiens. Da animali a dèi. Breve storia dell'umanità, Bompiani, 2014


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lunedì 13 novembre 2017

#MOSQUITO / Homo sapiens, un cervello sempre più grande (Yuval Noah Harari)

In Homo sapiens il cervello vale circa il 2-3% del peso corporeo totale, ma consuma il 25% dell’energia del corpo quando questo è in stato di riposo. Facendo il confronto, i cervelli delle altre scimmie richiedono solo l’8% dell’energia in stato di riposo. Gli umani arcaici pagarono in due modi il fatto di avere cervelli grandi. In primo luogo, spesero più tempo alla ricerca di cibo. Secondariamente, atrofizzarono i loro muscoli. Allo stesso modo di un governo che dirotta fondi dalla difesa all’educazione, gli umani dirottarono l’energia dai bicipiti ai neuroni. Che questa fosse una buona strategia per sopravvivere nella savana non era affatto scontato. Uno scimpanzé non può vincere una disputa con un Homo sapiens; ma quello stesso scimmione può spaccare in due un uomo come se fosse una bambola di pezza. 
Oggi i nostri grossi cervelli vanno benissimo, perché siamo capaci di produrre automobili e armi che ci consentono di spostarci più velocemente degli scimpanzé ed eventualmente di sparargli da una distanza di sicurezza invece di lottare corpo a corpo. Ma le macchine e i fucili sono fenomeni recenti. Per oltre due milioni di anni i sistemi neuronali umani avevano continuato a crescere, ma a parte qualche coltello di selce e qualche bastone appuntito, gli uomini possedevano ben poco che potesse comprovarlo. Che cosa, dunque, aveva dato impulso all’evoluzione di un cervello umano sempre più grande durante quei due milioni di anni? Francamente non lo sappiamo.

*** Yuval Noah HARARI, 1976, storico, saggista israeliano, Sapiens. Da animali a dèi. Breve storia dell'umanità, Bompiani, 2014


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martedì 1 settembre 2015

#VIDEO / Uomo, come si spiega la sua ascesa? (Yuval Noah Harari)


Yuval Noah HARARI, storico
Come si spiega l'ascesa dell'uomo?
Ted - luglio 2015
video, 17min08
(oltre 1milione200mila visualizzazioni)


Settantamila anni fa, gli antenati dell'uomo erano esseri insignificanti che si facevano gli affari propri in un angolo dell'Africa assieme a tutti gli altri animali. 
Oggi, tuttavia, è praticamente innegabile che gli uomini dominino il pianeta Terra. Ci siamo diffusi in ogni continente e le nostre azioni determinano il destino degli altri animali (e forse della stessa Terra). 
Come ci siamo riusciti? Lo storico Yuval Noah Harari propone una sorprendente spiegazione per l'ascesa degli esseri umani. (dalla presentazione del video)