giovedì 30 aprile 2015

#MUSICHE & TESTI / Il nostro giorno (Giorgio Gaber)


Giorgio GABER, 1939-2003 
cantautore, commediografo, regista, attore, fondatore del Teatro-Canzone
Il nostro giorno, 1965, testo e musica di G. Gaber 
video, 2min43



Un giorno per chi lotta con coraggio
è il nostro giorno è il primo maggio.

Un garofano è spuntato d’un sol colpo fra le dita 
ma sicuro che sbadato oggi è maggio che ci invita 
ad unirci fino a sera per la nostra primavera
forza amici in allegria questa nostra festa sia.

Un giorno per chi vive nel lavoro
un giorno per chi spera nel futuro
un giorno per chi lotta con coraggio
è il nostro giorno è il primo maggio.

Un giorno per chi lotta con coraggio
è il nostro giorno è il primo maggio.

Via di corsa tutti in piazza tutti fuori ad applaudire
c’è persin la mia ragazza sotto il sol dell’avvenire
Le officine oggi son vuote dorme il tram nel capannone
rosso maggio le tue note della strada son padrone.

Un giorno per chi vive nel lavoro
un giorno per chi spera nel futuro
un giorno per chi lotta con coraggio
è il nostro giorno è il primo maggio

Un giorno per chi lotta con coraggio
è il nostro giorno è il primo maggio.

Questo giorno è tutti i giorni tutto l’anno vi è racchiuso
primo maggio tu ritorni a dar forza a chi è deluso.
Questa festa è una gran festa non ce l’hanno regalata
su leviamo alta la testa noi l’abbiamo conquistata.

Un giorno per chi vive nel lavoro
un giorno per chi spera nel futuro
un giorno per chi lotta con coraggio
è il nostro giorno è il primo maggio

Un giorno per chi lotta con coraggio
è il nostro giorno è il primo maggio.

Un giorno per chi lotta con coraggio
è il nostro giorno è il primo maggio.

#SPOT / L'Innovatore (George Couros, Sylvia Duckworth)


George Couros, @gcouros
Sylvia Duckworth, @sylviaduckworth
dal web

Più che innovatore, un dio... (mf)

#ILLUSIONI OTTICHE / Zöllner, 1860


Johann Karl Friedrich ZÖLLNER, 1834-1882, astrofisico tedesco
Illusione di Zöllner, 1860

#VIDEO #SOCIETA' / La prossima epidemia? Non siamo pronti (Bill Gates)


Bill GATES, 1955, fondatore e già Ceo di Microsoft, 
filantropo, fondatore della Bill and Malinda Gates Foundation
La prossima epidemia? Non siamo pronti, marzo 2015, Ted
video, 8min32
(oltre 1 milione di visualizzazioni)

« (...) Se qualcosa ucciderà 10 milioni di persone, nei prossimi decenni, è più probabile che sia un virus altamente contagioso piuttosto che una guerra. Non missili, ma microbi. In parte il motivo è che abbiamo investito cifre enormi in deterrenti nucleari. Ma abbiamo investito pochissimo in un sistema che possa fermare un'epidemia. Non siamo pronti per la prossima epidemia. (...)
La mancanza di preparazione potrebbe permettere alla prossima epidemia di essere terribilmente più devastante dell' Ebola. Guardiamo la progressione dell' Ebola di quest'anno. Sono morte circa 10.000 persone, e quasi tutte nei tre paesi dell'Africa Occidentale. Ci sono tre motivi per cui non si è diffuso di più. Il primo è perché molti operatori sanitari sono stati eroici: hanno trovato le persone e hanno prevenuto altre infezioni. La seconda è la natura del virus. L'Ebola non si diffonde per via aerea. E nel tempo in cui diventa contagioso, la maggior parte dei malati sta così male da essere costretta a letto. Terzo, non è arrivato nelle aree urbane. E quella è stata solo fortuna. Se fosse arrivato in molte più aree urbane, il numero di casi sarebbe stato molto più alto. La prossima volta potremmo non essere così fortunati.» (Bill Gates, dal video)

#SPILLI #SPOT / Cattivi pensieri (M. Ferrario)


#PAROLE DESUETE / Abbricchino

Abbricchino

sostantivo, da abbriccare, nel senso di attaccarsi, appigliarsi a un bricco, dall'antico bricca, rupe, balza, luogo scosceso pieno di rottami (da una radice germanica brech, rompere, da cui anche breccia)

Chi tenta 'ogni via di campar la vita', chi cerca di aver sempre ragione in una lite.

Un sinonimo è rampichino: chi si sforza di arrampicarsi dappertutto. 
Ma anche con modi e mezzi più ignobili che ingegnosi.

(a) - Un ragazzo agile che si arrampica dappertutto, o che sa sempre trovare scuse e bugie per giustificarsi. 
In senso più figurato viene in mente chi cerca di arrampicarsi sui vetri.

(b) - Ma anche una persona adulta, che fa di tutto pur di farsi avanti.

*** Massimo Ferrario, per Mixtura

#RITAGLI / Costituzione, la soglia per la revisione (Giuseppe Dossetti)

Si tratta cioè di impedire ad una maggioranza che non ha ricevuto alcun mandato al riguardo di mutare la nostra Costituzione: quella maggioranza si arrogherebbe un compito che solo una nuova Assemblea Costituente, programmaticamente eletta per questo, e a sistema proporzionale, potrebbe assolvere come veramente rappresentativa di tutto il nostro popolo. Altrimenti sarebbe un colpo di stato. (...) 

C’è una soglia che deve essere rispettata in modo assoluto... oltrepasserebbe questa soglia qualunque modificazione che si volesse apportare ai diritti inviolabili civili, politici, sociali previsti nell’attuale Costituzione. E così pure va ripetuto per una qualunque soluzione che intaccasse il principio della divisione e dell’equilibrio dei poteri fondamentali, legislativo, esecutivo e giudiziario, cioè per ogni avvio, che potrebbe essere irreversibile, di un potenziamento dell’esecutivo ai danni del legislativo, ancorché fosse realizzato con forme di referendum, che potrebbero trasformarsi in forme di plebiscito... 
In questo senso ho parlato prima di globalità del rifiuto cristiano e ritengo che non ci sia possibilità per le coscienze cristiane di nessuna trattativa.

*** Giuseppe DOSSETTI, 1913-1996, presbitero, giurista e politico italiano, cofondatore della Costituzione, Lettera al sindaco di Bologna, Sergio Vitali, 25 aprile 1994, citato da Nadia Urbinati, I padri costituenti e la difesa della Carta, ‘La Repubblica’, 20 ottobre 2009, qui
https://it.wikipedia.org/wiki/Giuseppe_Dossetti


#EX LIBRIS / Nativi americani, la Costituzione irochese

Noi ti incoroniamo con il sacro emblema delle corna di cervo, l'emblema della tua sovranità. Tu adesso diventerai un custode dei popoli delle Cinque Nazioni. Lo spessore della tua pelle dovrà essere di sette spanne, vale a dire che tu dovrai essere pieno di pace e di buona volontà e la tua mente dovrà essere assorta nel desiderio di provvedere al benessere dei popoli della Confederazione.
Con pazienza infinita dovrai portare avanti il tuo compito e la tua fermezza dovrà essere temperata dal¬la gentilezza per il tuo popolo. Né rabbia, né furia dovranno alloggiare nella tua mente, e tutte le tue parole e azioni saranno contraddistinte da una tranquilla capacità di giudizio.
In tutte le tue deliberazioni nel Consiglio, nel tuo lavoro di promulgare leggi, in tutti i tuoi atti ufficiali, l'interesse personale dovrà essere confinato nell'oblio. Non gettare via gli avvertimenti di nessuno, se capiterà che ti riprendano per errori o torti che puoi aver fatto, ma ritorna alla Grande Legge, che è giusta e retta.
Guarda e ascolta per il bene dell'intero popolo, e abbi sempre presenti non solo le attuali ma anche le future generazioni, compresi coloro il cui viso è ancora al di sotto della superficie della terra: i non nati della nazione futura. 

*** Costituzione delle Cinque Nazioni, popolazione Irochese
da Kent NERBURN, laureato in teologia e arte, membro della National Indian Education Association, e Louise MENGELKOCH, giornalista, esperta e docente di cultura dei nativi americani, Parole di saggezza dei grandi capi indiani. Discorsi e pensieri dei nativi americani, Gruppo Futura, 1997.
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Gli Irochesi sono una popolazione di nativi americani originariamente stanziata tra gli attuali Stati Uniti e il Canada che si riferiscono a loro stessi con il nome di Haudenosaunee ovvero Popolo della Lunga Casa.
Storicamente diedero vita a una confederazione di nazioni (tribù) nota come Lega irochese, Confederazione irochese o Sei Nazioni (originariamente Cinque Nazioni). 
Le tribù che nel 1570 diedero origine alle Cinque Nazioni furono i Cayuga, i Mohawk, gli Oneida, gli Onondaga e i Seneca
Nel 1722 furono poi assimilati nella Confederazione anche i Tuscarora che, originariamente stanziati nell'attuale stato della Carolina del Nord, furono costretti a spostarsi verso nord in seguito ai conflitti con i coloni europei.


Irochesi, 1914, Buffalo, New York, da wikipedia

#FOTO #LINK / Pika, ritrovato l'animale quasi estinto


Pika, l'animale quasi estinto
da incredibilia.it, fonte Business Insider Uk, qui 



Il Pika ha eluso gli scienziati per oltre 20 anni di ricerche.
Era stato avvistato casualmente la prima volta nel 1983 nei Monti Thia Shan del nord-ovest della Cina e da allora esemplari di questo piccolo raro mammifero dall’aspetto di un orsetto di pezza erano stati visti meno di 30 volte, tanto che nel tempo i ricercatori lo avevano dato per estinto.
(da incredibilia.it)
Altre fotoLINK qui

#TAVOLE #LINK / Talenti mondiali fra 15 anni (Ocse)

Talenti mondiali - Previsione tra 15 anni, fonte Ocse 2015
da 'Corriere della Sera', 28 aprile 2015


da Agostino GRAMIGNA, La nuova mappa dei talenti mondiali. Nel 20130 verranno da Cina e India, 'Corriere della Sera', 28  aprile 2015
LINK, articolo integrale, qui

mercoledì 29 aprile 2015

#SPOT / Tempo, non soldi coi figli


(dal web, senza fonte)

#FUMETTI / Roma, città aperta (Natangelo)

NATANGELO
Roma, città aperta, 'Il Fatto Quotidiano del Lunedì', 27 prile 2015

#RITAGLI / Il fallimento della politica europea (Joseph Stiglitz)

«Sono molto pessimista. In passato l’Europa è già arrivata sull’orlo del precipizio, e poi è tornata indietro: può succedere ancora, ma stavolta temo che cada. Le visioni sono diametralmente opposte». (...) 
«Ho appena avuto un lungo colloquio con il ministro greco Varoufakis, e con quello tedesco Schauble, e domenica sera ho visto un importante capo di Stato europeo. Credo che ci sia un 50% di possibilità di fallimento del negoziato». 
«La diseguaglianza sta uccidendo il sogno americano. Però è una scelta politica, da cui si può tornare indietro facendo una serie di grandi riforme, da quella fiscale alla migliore distribuzione delle opportunità. La cosa buona è che entrambi i partiti americani se ne sono resi conto, e ne stanno finalmente parlando». (...)
«Purtroppo l’influenza degli Usa non è sempre per il meglio. Molti paesi hanno imitato il nostro modello, provocando un aumento della diseguaglianza. Anche la loro crescita ha frenato. Questa è una buona notizia per gli Usa, perché sono diventati meno competitivi, ma per la gente è stato un disastro». (...)
«A tutto questo, l’Europa ha aggiunto un grande errore: l’euro. E’ stato un grande errore, e quando fai uno sbaglio così, comprometti tutte le migliori intenzioni che puoi avere. Per creare una moneta unica servono condizioni che non esistevano. Oltre a questo, però, se la crei hai bisogno di istituzioni che la facciamo funzionare, come una vera unione bancaria. Negli Usa, poi, abbiamo la flessibilità fiscale, che ci consente di adeguarci alle situazioni: se la California è in difficoltà, possiamo mandarle soldi, e i suoi lavoratori si possono spostare. La speranza era che col tempo l’Europa avrebbe messo mano a queste riforme, e la crisi del 2010 era sembrata il momento giusto. Invece avete fatto il minimo indispensabile, aggiungendo un’altra policy che gli economisti di tutto il mondo avevano già screditato: l’austerità. Persino il Fondo Monetario Internazionale vi ha detto che non funzionava, perché l’aveva provata in Asia ed era fallita. Voi invece avete optato per il compromesso generato dalla troika, che ha portato a politiche di austerità mai viste prima in nessun paese. Il reddito in Grecia e Spagna è sceso più che durante la Grande Depressione, la disoccupazione giovanile è al 60 e 50%, il pil di Atene si è ridotto del 25% e gli standard di vita anche di più. Ovvio che Syriza e Podemos siano diventati i partiti di maggioranza: è stato un disastro politico.
Sono molto pessimista, perché le visioni sono davvero opposte. Le politiche che avete scelto hanno peggiorato la crisi, abbassato gli standard di vita, e messo pressione sui salari. Chi soffre di più sono i poveri, che oltre a vedere diminuire i compensi, perdono anche servizi basilari come istruzione, sanità e trasporti. In Grecia faticano anche a comprare le medicine. I ricchi invece sono diventati più ricchi, ma non spendono abbastanza per stimolare la ripresa. E’ ora di riconoscere che le politiche dell’austerity e della supply side hanno fallito».

*** Joseph STIGLITZ, 1943, economista statunitense, premio Nobel per l'economia nel 2001, estratto dal colloquio con Paolo Mastrolilli, «Ora il crac è più probabile. L'austerità? Disastro politico», 'La Stampa', 25 aprile 2015).

#TAVOLE / Impresa e dintorni (Eurostat, Istat, Noi Italia)


Fonte: Eurostat, 'Corriere Innovazione', 23 aprile 2015

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Fonte: Istat, Noi Italia, 'Corriere Innovazione', 23 aprile 2015

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Fonte: Istat, Noi Italia, 'Corriere Innovazione', 23 aprile 2015

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Fonte: Istat, Noi Italia, Corriere Innovazione', 23 aprile 2015

#SPILLI #SPOT / Amare il lavoro (Steve Jobs, M. Ferrario)


(dal web, diffuso in linkedin)

Potrebbe essere un cartello da applicare nelle poche fabbriche che restano attive in Italia.
Nei reparti montaggio. 
Luoghi che noi consulenti, in ottima compagnia con ogni neo-managerino rampante, ignoriamo bellamente.
Per cui ormai siamo convinti che non ci sia più gente alla catena.
Sempre che mai abbiamo saputo dei cosiddetti catenari: inesistenti nei dizionari, ma presenti da sempre in produzione.
Basta tute blu: roba vetero, dell'altro secolo. 
E neppure più colletti grigi. 
Solo colletti bianchi. 
Che 'facilitano' e 'governano' i 'processi'.

Oppure, basterebbe scegliere anche settori non operai dell'impresa, quelli impiegatizi, dove domina il lavoro vuoto, ripetitivo, insulso. Tantissimi.
Con buona pace di chi crede che dappertutto si sia fatto empowerment e ognuno sia diventato imprenditore di se stesso.
Ecco, magari lì un bel corso, erogato da uno dei tanti formatori col 'pensiero positivo' e il cervello dipendente dal committente, potrebbe servire. 
In apertura, tanto per creare il clima, la proiezione di questa bella slide di Steve Jobs. 
E poi tante parole. 
Che insegnino il mistero glorioso di come si fa a metterci sempre passione
Anche nel fare un lavoro stupido
Forse prescrivendo di pensarlo, semplicemente, come un lavoro intelligente. E appassionante.
E minacciando, chi non riesce a pensarlo così, di essere un disfattista e un anti-aziendale. 
E lasciando cadere lì, en passant, che per fortuna che non c'è più l'art. 18. (mf)

#MUSICHE & TESTI / Solo un uomo (Niccolò Fabi)



Niccolò FABI, 1968, cantautore
Solo un uomo, dall'album Solo un uomo, 2009
video, 4min12


segnalato da Valerio Bianchi, per Mixtura,
insieme con la recensione del romanzo di John WilliamsStoner, #LibriSegnalati, oggi


E' solo un uomo quello di cui parlo
del suo interno come del suo intorno
di quando scivola su stesso
di quando scrive come adesso
sulle sue guance ha il vento fresco
della vetta della conquista
sotto le unghie ha la terra quando striscia

le sue serate le sue ferite
le donne amate e poi dimenticate
dell'ambizione della speranza
le ragnatele della sua stanza
di quando ha paura di morire
e un orgasmo la fa tremare
di quando la vita non è così come appare

è solo un uomo quello di cui parlo
quando inciampa nella sua ombra
quando cammina sull'acqua e non affonda
è solo un uomo quello di cui canto
di quando sbaglia e non si perdona
il furore e il disincanto di quell'universo
a forma di persona

parlo di quando spara a suo fratello
e s'inginocchia a un portafoglio 
quando osserva l'infinito
attraverso il suo ombelico
quando sventola una bandiera
o ci si nasconde dietro per paura
una menzogna è più cattiva
nascosta dentro una preghiera

è solo un uomo quello di cui parlo
di una doccia dopo un tradimento
del sorriso che ritorna dopo che ha pianto
è solo un uomo quello di cui scrivo
la notte prima di un lungo viaggio
quando non sa se poi partire e solo partire
o è anche scappare

è solo un uomo quello che mi commuove
che vorrei uccidere e salvare amare e abbandonare
è solo un uomo ma lo voglio raccontare
perché la gioia come il dolore si deve conservare
si deve trasformare

#LIBRI_SEGNALATI / Stoner, di John Williams (recensione di Valerio Bianchi)

Grazie all'iniziativa di Valerio Bianchi, già più volte intervenuto nel blog segnalando video di cartoni e, recentemente, raccontando un episodio di sanità 'indecente', apro la sezione di #LibriSegnalati.
Questa sezione si affianca alle altre due, #LibriPiaciuti e #LibriPreziosi, in cui raccolgo le minirecensioni relative alle 'mie' letture, di romanzi e saggi.
#LibriSegnalati non vuole certo essere di serie inferiore rispetto alle altre: sottolinea solo, fin dal titolo, che si tratta di commenti 'interni al blog', ma non 'miei'. 
Ovviamente, visto che li seleziono e ne decido la pubblicazione, significa che ritengo siano, per forma e per sostanza, stimolanti e in qualche modo utili. Ma, come mio solito, cerco di applicare anche in questo caso il mio motto: 'condividere, dissentire, comunque ri-pensare'. Dunque può accadere (ma non è certo questo il caso di questa prima recensione) che non ne condiva, in tutto o in parte, la valutazione. Ma questo non è importante. (mf)

° ° °

John WILLIAMS, Stoner, Fazi Editore, 2012
pagine 332, copertina rigida € 17,50, copertina flessibile € 19,50, ebook 9,99

Solo un uomo (*)
William Stoner è un uomo grigio, anonimo. E in uno stato di perenne grigiore attraversa tutta la sua vita. E’ un ricercatore universitario e nell’Università del Missouri percorre tutta la sua modesta carriera lavorativa. Ha pochi amici e contatti superficiali con tutti i propri familiari, stretti o lontani che siano. Si tiene alla larga dalle passioni e dai grandi eventi storici che avvengono durante la sua vita, fra cui due guerre mondiali. Anonimamente muore, dopo una breve e dolorosa malattia.

Eppure Stoner è un personaggio a suo modo appassionante, vivo, persino misterioso poiché non ci permette di comprendere fino in fondo le ragioni della sua rassegnazione. Con pacatezza affronta ogni evento della sua vita, piacevole o drammatico che sia. Sembra un ospite di se stesso, con un atteggiamento di perenne stupore dinanzi a ciò che gli accade. Fa poco per meritarsi più di quel che ha, forse perché si sente già un privilegiato per aver scoperto in sé l’inaspettata passione per l’insegnamento.

Quando alla fine Stoner traccia un bilancio della sua vita, comprende di aver avuto tutto il poco che aveva desiderato. Ma avverte anche, nonostante egli non sia un uomo né banale né superficiale, di non aver avuto la forza di trattenere quella bellezza che gli è così sfuggita fatalmente. 
“Cosa ti aspettavi?”, si domanda più volte il protagonista, ma sembra piuttosto chiedersi “cosa ti meritavi?”. La serena consapevolezza con cui si abbandona al proprio mediocre destino non cancella, anzi esalta, la straordinarietà di un uomo che, pur avendone avuto la possibilità, non ha mai chiesto alla sua vita più di quel poco che essa stessa ha deciso di concedergli.

Pubblicato senza successo nel 1965, il romanzo è stato riedito nel 2003 ed ha rappresentato un autentico caso letterario negli Stati Uniti. La scrittura sobria e asciutta di John Williams si abbina perfettamente, dandogli voce, alle personalità cauta e introspettiva di Stoner. 
E in quella introspezione ci immergiamo anche noi lettori, intenti a porci gli stessi interrogativi esistenziali cui il protagonista tenta, suo malgrado, di dare una sua personale risposta.
---
titolo preso a prestito da Solo un uomo, di Niccolò Fabi, pubblicato nel blog in in #Musiche & Testi, oggi

*** Valerio BIANCHI, per Mixtura

#VIGNETTE / Biani


Mauro BIANI
FCA, 'Il Fatto Quotidiano, 26 aprile 2015

° ° °



Mauro BIANI
'Odio gli indifferenti' (A. Gramsci), 'il manifesto', 26 aprile 2015

° ° °


Mauro BIANI
'Terremoto in Nepal, blog 'maurobiani', 27 aprile 2015

#PUBBLICITA' VINTAGE / Fiat, Pozzi, Poulain, Italiana Assicurazioni, Nivea, Fip, G. Diletti


Balilla, Fiat, 1932

° ° °


Ceramiche Pozzi, 1950
Gino Boccasile (1901-1952)

° ° °


Chocolat Poulain, 1899

° ° °


Compagnia Italiana Assicurazioni, 1890

° ° °


Crema Nivea, 1936

° ° °


FIP, Fabbrica Italiana Pionoforti Torino, 1920 ca

° ° °


Inchiostri G. Diletti, 1900

#ILLUSIONI OTTICHE / Quadrato deformato di Orbison


Quadrato deformato di Orbison 


Lo sfondo crea un effetto prospettico e il quadrato appare deformato 

da Matteo Marini, a cura, Come 'prendere in giro' il cervello: il festival delle illusioni ottiche, 'la Repubblica', 13 dicembre 2013.

martedì 28 aprile 2015

#SPILLI / Professionalità: in bocca senz'altro, ma nei comportamenti? (M. Ferrario)

Io amo i piccoli episodi. Perché spesso significano più dei grandi. E, se li 'vedi' e non 'ci passi sopra' e, anche soltanto un poco, li problematizzi, senza sprecare molti neuroni del cervello, indicano fenomeni e tendenze culturali molto più dei grandi discorsi dei grandi sociologi.

Ecco un piccolo caso: fresco fresco.

Parto con una domanda retorica: una di quelle che i latini introducevano con un 'nonne'. «Non è forse vero che» ogni giorno ci ripetiamo che stiamo vivendo il tempo della professionalità, della qualità, dell'attenzione, del rispetto dell'altro, e chi più ne ha più ne metta?

Bene. 
LinkedIn. Che, per chi non lo conoscesse, è il principale network professionale del mondo (oltre 200 milioni di iscritti, di cui oltre 7 milioni in Italia). 
Solita bachecha, simile a quella che hanno tutti i network. Anche se ormai, in LinkedIn, la bacheca è diventata uno spazio quasi esclusivamente di spamming a go-go.
Scorro la pagina e mi imbatto in una foto. 
(Pseudo)Trasgressiva. 
Una ragazza. In bianco-e-nero. Ha un dito sensualmente posato accanto alla bocca. E sta evidentemente godendo di un momento intimo particolare. 
La rete ne è piena. E c'è chi si è specializzato: in facebook e twitter, per esempio.
Non è porno e non è arte, ma si fa notare. Come probabilmente voleva chi l'ha inserita. 
E infatti anch'io mi soffermo. Odio da sempre i bacchettoni e difendo da sempre libertà di parola e di immagine, ma non posso non chiedermi, in un contesto come un network professionale frequentato da professionisti (non fotografi), cosa c'entri una foto come questa. 
La foto fa da apertura a due righe, intitolate 'Il sesso': a tutte 'maiuscole'. Dunque, nello stile del web, a caratteri 'gridati'. E spiega (crede di spiegare) l'origine della parola inglese 'fuck'. Che, evidentemente, si ritiene sia una notizia 'golosa' che si crede non possa assolutamente mancare ai professionisti di un network professionale.
L'autore di queste righe, che tra l'altro si definisce 'giornalista' nella sua bio, scrive: «LinkedIn non è Facebook, ma permettetemi un post che dovrebbe fare riflettere sulla libertà sessuale di oggi. Nell'antica Inghilterra non si poteva fare sesso senza l'autorizzazione del Re (erano esclusi i membri – notare il termine molto opportuno – della casa reale). Quando si desiderava avere un bambino si doveva chiedere il consenso del Re che consegnava agli interessati un cartellone da affiggere alla porta di casa durante la pratica del sesso. Sul cartellone era scritto: "F.U.C.K." (Fornication Under Consent of the King).»
Io leggo e resto perplesso. Anche perché si parla di 'antica Inghilterra' (quando?) e di un re (quale?). 
Controllo i commenti di altri 'colleghi'. C'è di tutto: e alcuni ringraziano per la 'notizia'. Però registro con interesse che il post ha suscitato partecipazione, visto che molti altri contributi, soprattutto se di contenuto professionale e non di autovendita di prodotti o servizi, passano ignorati. E ormai sono mesi che avviene.
Di internet possiamo dire tutto il peggio; e io, anche per età, non ho un'ideologia aprioristicamente favorevole alla rete e ai computer. Sono arrivato tardi al loro uso e continuo a restare assai guardingo verso il potere che gli abbiamo attribuito, anche perché conosco gli effetti collaterali di certa tecnologia avanzata. Ma credo che nessuno possa negare l'utilità di trovare di tutto soltanto con un dito e un tocco di mouse. 
Dunque, clicco su google
Neppure cinque secondi e la prima restituzione (subito, in alto nella pagina: senza neppure cercare) mi conferma la perplessità (vedi qui): si tratta di una bufala. O, se vogliamo usare un termine più gentile, di una 'leggenda': neanche tanto metropolitana, sicuramente internettiana. Che gira da anni e, sembra, è risaputa.
Poiché amo le verifiche, cerco altri siti. Confermano la bufala.
In tutto ho speso non più di 10 secondi.

Mi sento preso in giro dall'autore della pseudo-informazione. 
E poiché non sono capace di stare zitto, commento pubblicamente su LinkedIn che forse era il caso, se non altro, di usare il tono dubitativo nello 'sparare' la 'notizia'. 
L'autore mi risponde così: «Io ho riportato in buona fede la notizia come l'ho trovata non essendo vivente ai tempi in cui l'episodio è accaduto. Essendo LinkedIn un luogo virtuale in cui si scrivono e riportano anche notizie altrui è buona norma farne un uso prudente evitando di utilizzarlo come strumento della verità assoluta. Delle polemiche inutili, poi, ne facciamo tutti volentieri a meno. Arrivederci.» 
Replico con l'ultima mia battuta del dialogo: «Io non sono giornalista (come tu dici di essere), ma prima di scrivere mi documento. Bastava controllare su internet: 10 secondi. Come ho fatto io. E non si vendeva una bufala. Non è polemica. E' rispetto per chi legge.»
Il ping pong  si chiude con l'ultima reazione del mio interlocutore, cui evito di rispondere e che qui evito di commentare: «Che sia una bufala o no questo non credo sia tu a doverlo sentenziare, e la notizia è tanto vera quanto falsa, né più né meno delle altre. Ognuno, nella sua libertà intellettiva, può liberamente ritenere falso o corretto ciò che legge. A meno che, chi la diffonde, non abbia un ruolo docente o formativo (come tu scrivi di essere). Per quanto riguarda l'essere giornalista: sono iscritto all'Ordine professionale dal 1985.»

Ho usato l'episodio come pretesto e non importa il nome di chi l'ha provocato: è uno dei tanti (troppi) da cui siamo circondati.
E che magari, nell'ambiente che ho frequentato per quarant'anni, dall'alto dell'ennesima convention (in questo caso, perché no, anche dal palco di un convegno su 'professionalità ed etica' giornalistica) inneggiano, appunto, alla professionalità
Senza aver capito che 'professionalità' (questa parola-slogan di cui io non posso più sentire il fiato dell'aria vuota che sposta) è tante cose (come per esempio: precisione, rigore, conoscenza, controllo delle fonti...), ma senz'altro, soprattutto, rispetto dell'altro. In questo caso di chi legge.
Un'ultima considerazione sarebbe poi da fare: sui tanti (troppi) che abboccano. 
Ma questo rimanda al 'pensiero critico' che latita. E su questo tema so che disturbo già troppo. 
Stavolta, per rispetto di chi legge, sto zitto.

*** Massimo Ferrario, per Mixtura

#EX LIBRIS / Scomparire (Pierre Zaoui)

«
Provate, un giorno, a socchiudere con delicatezza la porta della camera dei vostri bambini. Li vedete in fondo alla stanza giocare per una volta tranquillamente tra loro, lontani dal sostegno e dal giudizio degli adulti (...). 
Se non avete figli, cercate di sorprendere il vostro amato o la vostra amata mentre sta domendo (...). 
Non notano la vostra presenza, non si sentono osservati, si divertono con se stessi, interamente votati all'immanenza del loro gioco o del loro sonno. Dovessero all'improvviso accorgersi di voi, sarebbe la fine, perché in un batter d'occhio tutto rientrerà nel circo ordinario della vanità degli ego, della rivalità degli sguardi (...). 
Ma finché questo non avviene, si guadagna qualcosa di straordinario: un istante d'amore privo di reciprocità (...) di una serenità senza eguali». 

*** Pierre ZAOUI, 1968, filosofo francese, L'arte di scomparire, 2013, Il Saggiatore, 2015, citato da Barbara Stefanelli, blog 'Io donna', 25 aprile 2015.
»

#FUMETTI / Prima Repubblica (Tuono Pettinato)


Tuono PETTINATO
Prima Repubblica, blog 'fumettologica', 12 febbraio 2015

#SGUARDI POIETICI / Il lavoro (Kahlil Gibran)

Il lavoro è amore rivelato.

E se non riuscite a lavorare con amore, ma solo con disgusto, è meglio per voi lasciarlo e, seduti alla porta del tempio, accettare l’elemosina di chi lavora con gioia.

Poiché se cuocete il pane con indifferenza, voi cuocete un pane amaro, che non potrà sfamare l’uomo del tutto.

E se spremete l’uva controvoglia, la vostra riluttanza distillerà veleno nel vino.

E anche se cantate come angeli, ma non amate il canto, rende¬rete l’uomo sordo alle voci del giorno e della notte.

E che cos’è lavorare con amore?

E’ tessere un abito con i fili del cuore, come se dovesse indossarlo il vostro amato.

*** Kahlil GIBRAN, 1883-1931, poeta, filosofo, pittore libanese, Il lavoro, da Il profeta (1923), Edizioni Se, Milano, 1985.
Anche in M. Ferrario, a cura di, Management e dintorni: pensieri per pensare, Dia-Logos, Milano, 1999.


#FOTO / Farfalla trasparente: miracoli della natura



(dal web, autore sconosciuto)

#ARK #SPILLI / Culture di impresa (M. Ferrario)

Ho sintetizzato l'episodio qui raccontato (e vissuto in diretta in un seminario di una banca) in un articolo più ampio del 1993, di cui do i riferimenti in calce al testo.
Ormai siamo nel 2015.
E dovrei sperare che la data del calendario dica un progresso.
Ma avrei qualche dubbio. 
La simpatia dilagante prodotta dal 'marchionnismo' potrebbe avere allargato il campo: dalle banche a tutto il resto. 
Siamo abituati a credere nelle 'magnifiche e progressive sorti': e il 2015 viene dopo il 1993. 
Ma la 'cultura' delle imprese e di una società spesso ha sorti regressive. E non magnifiche. (mf)

° ° °
Banca. Seminario neo-funzionari: giovani di età e di azienda.  
Mattinata  di  apertura:  solita  presentazione  di obiettivi, argomenti, modalità di lavoro, relatore e partecipanti. 
Il consulente insiste sull'importanza di svolgere, nei tre giorni di corso, un'attività non formale: ogni parere, idea, giudizio sui temi toccati debbono avere cittadinanza. Viene chiarito che formazione non è solo passarsi nozioni o concetti, ma soprattutto riflettere attraverso il confronto. Dirsi i propri punti di vista. Analizzare le cose che vanno e quelle che non vanno. Trovare nuovi modi per farle funzionare meglio. 
Fa caldo. Sul tavolo del consulente svettano due bottiglie di acqua minerale.  Sui tavoli dei partecipanti, né bottiglie né bicchieri. 
La procedura non lo prevede. 
Il consulente si versa da bere. Qualche partecipante vede e deglutisce: la sete non rispetta le procedure.
 Il consulente provoca: «Nessuno di voi ha sete?». 
Un partecipante fa capire che solo il consulente può chiedere l'acqua: senza limiti né di bottiglie né di bicchieri. 
Il consulente chiama un commesso. 
Il quale entra profondendosi in inchini e chiamando professore il consulente che non lo è. 
«Scusi, riesce a recuperarmi qualche altra bottiglia di acqua minerale, per favore?».  
«Certo,  professore».  
«E magari anche qualche bicchiere... sa, eventualmente di quelli di plastica, ha presente?». 
«Senz'altro, professore. Subito, professore». 
Arrivano bottiglie e bicchieri. Che il consulente distribuisce benevolmente a tutti. 
C'è un attimo di silenzio. 
Poi, un funzionario - uno di quelli che dall'inizio della mattinata più aveva dato segnali di smarrimento - sbotta: «Scusi, dottore, mi vuoi spiegare cosa c'è dietro tutta questa democrazia?».

*** Massimo Ferrario, da Punture di spillo di un formatore, in 'SL', Rivista AISL, Associazione italiana studio del lavoro, n. 1, marzo 1993

#VIDEO #SOCIETA' / Mappe felici (Daniele Quercia)



Daniele QUERCIA, ricercatore di mappe
Mappe felici, novembre 2014, Ted
video, 7min20
(oltre 1milione 500mila visualizzazioni)



« Ho una confessione da farvi. Come scienziato e ingegnere, mi sono occupato di efficienza per molti anni. Ma l'efficienza può diventare un culto, e oggi vorrei raccontarvi di un viaggio che mi ha fatto allontanare dal culto e riavvicinare a una realtà più appagante. (...)

... le app cartografiche sono la più grande rivoluzione per incoraggiare la gente a esplorare una città. Si tira fuori il cellulare e si sa subito da che parte si deve andare. Tuttavia, l'app considera anche che ci siano solo una manciata di direzioni per arrivare a destinazione. Ha il potere di far sì che quella manciata di direzioni diventino la sola direzione per arrivare a destinazione. (...)

Dopo quel lavoro, mi sono unito a Yahoo Labs, e ho fatto squadra con Luca e Rossano, e con loro, abbiamo messo insieme i luoghi vincenti di Londra per costruire una nuova mappa della città, una cartina pensata per le emozioni umane. Su questa cartina, non solo si può vedere e collegare il punto A al punto B con il tragitto più breve, ma si può anche vedere il tragitto felice, il percorso bello e silenzioso. (Daniele Quercia, dal video)

lunedì 27 aprile 2015

#LINK #SOCIETA' / Ma non c'entra il web (Gianluca Nicoletti)

La notizia:  I social network, in molti casi, hanno sostituito «patologicamente» le tradizionali forme di socializzazione con cui si allacciavano rapporti interpersonali. L'allarme arriva dai giudici della Cassazione  in una sentenza della Terza sezione penale riguardo  un caso di molestie su minori avvenuto on line. I social network, - denunciano i supremi giudici - che piaccia o no, costituiscono una forma di socializzazione che si è affiancata, quando non li ha patologicamente sostituiti, ai tradizionali strumenti con cui si allacciavano e si intrattenevano i rapporti interpersonali». Da qui la necessità di non considerare meno gravi abusi o atti sessuali, pure virtuali, sui minorenni.
(AdnKronos)  

« (...) La tecnologia non è una malattia che divora l’umanità, noi ci evolviamo proprio perché siamo animali tecnologici, è sempre avvenuto dal pollice opponibile in poi.  
Ci siamo evoluti e quindi usiamo macchine che ci espandono nelle nostre relazioni, ma non per questo ci stiamo allontanando da uno stato felice di esistenza, in cui l’infanzia era maggiormente salvaguardata dalle "tradizionali forme di socializzazione”, che non tenevano certo i ragazzi alla larga da degenerati e molestatori. (...) » 

*** Gianluca NICOLETTI, giornalista, saggista, Patologica è la violenza, non il web, 'La Stampa', 27 aprile 2015
LINK, articolo integrale qui

#HUMOR #FOTO / Il buddismo dilaga



(dal web, fonte e autore sconosciuti)

#TAVOLE #LINK / Meritometro, Italia ultima (lavoce.info)


(da 'lavoce.info', 2 aprile 2015)

« Chiunque provi, però, a proporre una misura della “meritocrazia” si avventura su un terreno minato. Da un lato, ognuno ha una propria idea di cosa si debba inserire in tale concetto; dall’altro, tecnicamente, si tratta in effetti di una grandezza complessa e multidimensionale. Inoltre, manca una vera e solida discussione pubblica su cosa sia il merito nella sua natura plurale (...)
Qui, presentando in sintesi un lavoro più ampio, ci concentriamo sulle condizioni “meritocratiche” del sistema in cui si opera. Più nello specifico, per “meritocratico” intendiamo un contesto che consenta alle doti e alla progettualità di ciascuno, indipendentemente dalle condizioni di partenza e di appartenenza, di arrivare a rendere al meglio nel mercato del lavoro e nei luoghi di rappresentanza, in coerenza con il tema dell’uguaglianza delle opportunità (...) ».

*** Paolo BALDUZZI, Giorgio NEGLIA e Alessandro ROSINA, Il merito in Italia, questo sconosciuto, 'lavoce.info', 2 aprile 2015
LINK, articolo integrale qui

Rosaria Amato, Il redditometro non perdona: l'Italia è ultima, 'Il Venerdì', 24 aprile 2015, qui

#LINK #IMPRESA & SOCIETA' / I bamboccioni dell'Expo non sono bamboccioni (Osvaldo Danzi)

« (...) I candidati, che tutto sembrano fuorché bamboccioni, hanno le idee molto chiare: un lavoro degno di questo nome avviene con una contrattazione chiara, una retribuzione corretta e quanto meno con un processo di selezione preciso e di qualità. Essere impegnati per sei mesi a 570 euro con una disponibilità pressoché totale, preclude la possibilità di cercare un qualsiasi altro lavoro, di sostenere colloqui, di trovare qualcosa di definitivo e soprattutto dignitoso. E questo lo sa un qualsiasi neodiplomato. (...)
Tutti, nessuno escluso, dei candidati intervistati, hanno parlato di modalità di selezione improvvisate, di informazioni carenti e di troppi omissis, di un primo contatto a ottobre e la chiamata ad aprile. Nel mezzo il silenzio. (...)

*** Osvaldo DANZI, head hunter e recruiter, fondatore della community FiordiRisorse, I bamboccioni di Expo 2015 insegnano ai 'leader di settore', 'il giornale digitale', 26 aprile 2015
LINK, articolo integrale qui

#SPILLI #SPOT / Ma non è apprendimento


#SGUARDI POIETICI / Ciò che il manuale del personale non ti dirà mai (James A. Autry)

Sono tante le cose che rimangono fuori dal manuale del personale.
Morire, per esempio.
C’è la voce “permessi per il funerale”
ma non c’è la voce “morire”.
Nella guida non si trova che cosa fare
quando uno che lavorava con te fin da quando
eravate tutti e due dei cuccioli
ti guarda negli occhi
e ti dice qualcosa a proposito di speranza e chemioterapia.
Niente frasi standard,
niente moduli,
niente sistemi di valutazione.
Non ti dicono niente sul contatto degli sguardi
e di come facilmente si spezza
quando una donna a cui hanno asportato un seno
dice: “Non l’hanno tolto tutto”.
Puoi trovare dei saggi sulle motivazioni
ma le business school
non insegnano che cosa deve dire il bravo manager
per far sì che la gente continui a tener duro
mentre qualcuno sta strappando ancora un po’ di tempo
all’ospedale. 
Non trovi nessun aiuto in quei nastri
che infili nel registratore
mentre guidi o fai jogging.
E nemmeno questa poesia aiuterà.
Ti tocca capirlo da te,
e non aspettarti mai di farlo bene.

*** James A. AUTRY, 1933, poeta, saggista, consulente statunitense,  Ciò che il manuale del personale non ti dirà mai, da For Love and Profit, William Morrow, New York, 1991. Testo riportato in Sam Keen, Nel ventre dell’eroe (1991), Frassinelli, Milano, 1993.
Anche in M. Ferrario, a cura di, Management e dintorni: pensieri per pensare, Dia-Logos, Milano, 1999.


EX LIBRIS / Leadership: arroganza, narcisismo, giullari (Manfred F.R. Kets de Vries)

I pericoli dell’arroganza
L’arroganza è il prevedibile esito di un narcisismo incontrollato. Il narcisismo, una forza basilare che sta dietro il desiderio di leadership e potere, si aggrava spesso una volta che leadership e potere siano stati conquistati. Vediamo allora, come dice Freud, un leader “che non ama altri che se stesso... autoritario, assolutamente narcisista, sicuro di sé e indipendente” (1921). Leader di questo genere, portati a rifugiarsi in un mondo esclusivamente proprio, possono essere miopi, testardi e poco inclini a chiedere o accettare consigli da altri. In molti casi si creano una realtà personale rimanendo incrollabilmente ciechi alle possibili conseguenze negative di questo loro atteggiamento. Questa situazione è ancora più grave quando riguarda i rapporti leader-gregari, rapporti non sempre di natura razionale. A volte si verifica una sorta di regressione reciproca da cui origina un comportamento del tutto incongruo. Causa di questi processi regressivi, nei quali vengono smarrite personalità reali e realtà oggettiva, sembrano essere particolari situazioni di transfert, nelle quali il leader viene idealizzato dai seguaci che si rispecchiano in lui.
Pochi sono in grado di confrontarsi con la realtà senza lasciarsi prendere da primordiali meccanismi di difesa capaci di portare all’arroganza. In genere esiste il pericolo di una folie à deux, o pensiero di gruppo, che porta l’individuo a impegnarsi in decisioni irrazionali. Come accade in situazioni di malattia mentale, la soluzione va ricercata nell’identificazione di possibili distorsioni della realtà.

Il ruolo del giullare
In passato il ruolo di elemento equilibratore nei rapporti con il leader, in genere un imperatore o un re, veniva assunto dal giullare o matto. Naturalmente non uso questo termine per indicare una persona stupida o incapace di giudizio - proprio il contrario -, ma piuttosto una persona il cui ruolo consiste nell’indurre una trasformazione dicendo scherzosamente la verità. In virtù di questo rapporto il destino del leader e quello del suo giullare vengono inestricabilmente accomunati da uno stesso fato. Il giullare crea una certa atmosfera emotiva e in vari modi ricorda al leader il carattere transitorio del potere. Diventa il guardiano della realtà, impedendo paradossalmente decisioni insensate. Si noti che il poeta satirico francese Rabelais definì Rigoletto, il famoso buffone della corte di Francesco I, morosofo. E’ questa una parola composta molto interessante: in greco moros significa “matto” e sophos “saggio”.
I giullari o “matti” costituiscono una vera e propria categoria sociale generalmente riconosciuta. Tutti ne abbiamo incontrati, e qualche volta noi stessi abbiamo assunto il loro comportamento. Ci sono stati presentati da antropologia, mito, folklore, letteratura e dramma sotto nomi diversi: elfi, istrioni, buffoni, pagliacci, giullari, Arlecchini, Pierrot, per esempio. Elaborate descrizioni di tipo antropologico del matto rituale sono presenti in diversi studi sulle comunità africane, asiatiche, oceaniche, nordamericane, mesoamericane e sudamericane. L’elfo, in genere una figura maschile, è dotato di misteriosi poteri di veggenza e profezia. E’ allo stesso tempo un diseredato e un oggetto di timorosa reverenza, uno specchio, un giocoliere capace di trarre ordine dal caos allacciando l’inesplicabile al quotidiano. Jung lo descrive come: “un essere primordiale cosmico di natura divino-animale, da un lato superiore all’uomo per le sue qualità sovrumane, dall’altro a lui inferiore per la sua innocenza e insensatezza” (1954). Se paragoniamo il ruolo svolto da questa mitica creatura nelle diverse culture vediamo come l’elfo diventi un simbolo della condizione umana, parodiando pulsioni, necessità e debolezze umane, combinando astuzia e stupidità, divertimento e in un momento immediatamente successivo terrore. La ricerca antropologica suggerisce che sulla figura dell’elfo è possibile all’individuo riflettere debolezze, ideali e timori propri, conferendole la capacità di svolgere un ruolo significativo presso molte società. Welsford arriva a considerare il giullare un educatore, “in quanto in grado di portare alla luce la follia latente nel suo pubblico” (1935). Per mezzo di un esempio negativo il giullare afferma veri valori e valide azioni.
Indipendentemente dal valore etnografico della figura del giullare o matto, il suo ruolo è stato istituzionalizzato nella professione di clown, di istrione, di buffone di corte. E’ un essere privilegiato in quanto, sotto le apparenze della follia o della stupidità (quindi dell’innocuità) può dire ciò che per altri è indicibile. Per porgere il suo messaggio usa ogni genere di strategia: goffaggine, esagerazione, distrazione, dissimulazione, panto¬mima, imprecisione. E’ stato definito una caricatura vivente. Senza dubbio nel suo rapporto con il re il tradizionale che gli è caratteristico, ber¬retto con campanelli e bastoncino sormontato da un globo, costituisce una trasparente parodia della corona e dello scettro del monarca. [...]
Un esempio, forse il più famoso, del ruolo del buffone come operatore di trasformazione è quello del Matto del Re Lear di Shakespeare. In apparenza un ragazzo mezzo scemo, egli solo fra tutti quelli che circondano il re ha l’acume e il coraggio di riconoscere e proclamare la verità. Per un giudizio sulle figure di buffoni esistenti nel teatro drammatico è importante non perdere di vista l’utilità per il drammaturgo di una figura così ambivalente. Il Matto del Re Lear può essere sfruttato all’infinito per spiegare le dinamiche psicologiche dell’azione. Si tratta di una figura complessa e unica nel suo genere, con una funzione drammatica di grande importanza. Come spiega Muir: «Non è tanto una figura comica, quanto una valvola di sicurezza per il pubblico. Se giudicata con spirito critico, la condotta di Lear appare assurda, e d’altra parte la rappresentazione della follia suscita più il riso che non la simpatia. Il Matto è stato pertanto introdotto per dirottare su di sé l’ilarità del pubblico e conservare così a Lear la sua sublime dignità» (1952).
Oserei affermare che il potere del leader ha bisogno della follia del buffone. L’interazione tiene i due - e con essi l’organizzazione - in equilibrio psicologico. [...] 
L’aspetto duplice del rapporto re/matto mette in ri¬lievo la natura bifronte del potere. Il saggio/matto è spesso l’unica persona in grado di proteggere il re dal rischio di diventare arrogante. Nel contesto di una più generale patologia della leadership, il matto ha una parte molto importante da recitare. Dimostrando la follia di decisioni prese a seguito di una visione distorta, può aiutare il leader a mantenersi salda¬mente ancorato alla realtà. [...]
Nello studio delle organizzazioni si pone in genere grande attenzione ai leader e solo raramente alla parte svolta dai subordinati. Tra i due ruoli esiste invece un rapporto molto stretto: i leader hanno bisogno dei gregari, il re del suo buffone, e viceversa. Non dobbiamo dimenticare che, anche se si suppone che le organizzazioni siano permeate di razionalità, la verità in proposito è spesso qualcosa di molto diverso. Il dominio della realtà e quello dei pii desideri sono divisi da una linea molto sottile. Quando questa linea scompare si possono avere conseguenze devastanti per il buon funzionamento dell’organizzazione. Ed è precisamente allora che il matto organizzativo può svolgere un ruolo cruciale. 
George Bernard Shaw disse una volta che «ogni despota deve avere un suddito sleale che lo aiuti a rimanere sano di mente». E’ questa la funzione del giullare. Una persona che sappia svolgere questo ruolo nell’organizzazione contribuisce a mantenerla sui giusti binari, a non farle perdere il senso della realtà e, cosa più importante di tutte, a tenere sotto controllo la forza distruttiva dell’arroganza.

*** Manfred F.R. KETS DE VRIES, 1942, psicoanalista olandese, saggista, formatore e consulente di direzione, Leader, giullari e impostori (1993), Cortina, Milano, 1994.


#VIDEO #SOCIETA' / 5 modi per uccidere i vostri sogni (Bel Pesce)




Bel PESCE, imprenditrice di origine brasiliana
5 modi per uccidere i vostri sogni, ottobre 2014, Ted
video, 6min11
(oltre 1 milione e mezzo di visualizzazioni)


I 5 modi per uccidere i sogni
Uno: credere nel successo dal giorno all'indomani. 
La conoscete la storia, vero? L'esperto di tecnologia ha ideato un'app e l'ha venduta velocemente per molti soldi. Sapete, questa storia può sembrare reale, ma scommetto che é incompleta. Se si approfondisce la vicenda, salta fuori che prima l'esperto ha ideato 30 app e poi ha fatto un master sull'argomento, e poi un dottorato. Lavora a questo progetto da 20 anni. (...)
Due: credere che qualcun altro abbia le risposte che cercate. Continuamente, le persone vogliono dare una mano, giusto? Tutti quanti, la famiglia, gli amici, i partner commerciali, tutti hanno un'opinione sul cammino da intraprendere: "E fattelo dire, prendi questa strada". Ma quando la si prende, ci sono dei bivi da affrontare. E questo tipo di decisioni vanno prese da sé. Nessuno ha le risposte perfette per la vostra vita. E bisogna continuare a prendere decisioni, vero? Le strade sono infinite e prima o poi si inciampa, ma questo fa parte della vita.
Il terzo è impercettibile ma molto importante: Decidere di accontentarsi quando è garantita una crescita. Quando la vita va a gonfie vele, avete messo insieme una bella squadra, il fatturato cresce, e tutto il resto è a posto - è ora di sistemarsi. Quando ho pubblicato il mio primo libro, ho lavorato molto duramente per distribuirlo in tutto il Brasile. In questo modo, più di 3 milioni di persone l'hanno scaricato, più di 50 000 persone hanno comprato una copia cartacea. Quando ho scritto il seguito, mi aspettavo un grande successo. Anche se mi fossi impegnata poco, le vendite sarebbero andate bene. Ma bene non va mai bene. Quando si cresce verso un picco, bisogna lavorare più che mai per trovare un altro picco da raggiungere. Forse se faccio poco, qualche centinaia di migliaia di persone lo leggeranno, ed è già fantastico. Ma se ce la metto tutta, posso raggiungere milioni di persone. Ecco perché, con il mio nuovo libro, ho deciso di andare in ogni stato del Brasile. E posso già intravedere un picco ancora più alto. Non c'è tempo per accontentarsi.
Quarto consiglio, molto importante: credere che la colpa sia di qualcun altro. Di continuo sento le persone dire: "Sì, avevo una grande idea, ma nessun investitore ha avuto voluto darmi fiducia". "Oh, ho creato questo gran bel prodotto, ma il mercato è messo male, le vendite non sono andate bene." O "Non riesco a trovare talenti; il mio team non è all'altezza delle aspettative." Se avete dei sogni, è vostra responsabilità realizzarli. Sì, può essere difficile trovare talenti. Sì, il mercato può essere messo male. Ma se nessuno ha investito nella vostra idea, se nessuno ha comprato il vostro prodotto, sicuramente, in parte è colpa vostra. Decisamente. Bisogna visualizzare i propri sogni e realizzarli. E nessuno ha raggiunto i propri obiettivi da solo. Ma se non li avete realizzati, è colpa vostra e di nessun altro. Siate responsabili dei vostri sogni.
E un ultimo consiglio, anche questo è molto importante: Credere che le uniche cose che contano siano i sogni stessi. Una volta ho visto una pubblicità: c'era un gruppo di amici, salivano su una montagna, una montagna molto alta, e facevano molta fatica. Si vedeva che stavano sudando e che era un'impresa difficile. Stavano salendo, e alla fine arrivavano in cima. Ovviamente, alla fine hanno deciso di festeggiare. E festeggiano: "Sì! Ce l'abbiamo fatta, siamo in cima!" Due secondi dopo, uno guarda un altro e dice: "Ok, scendiamo."  (dal video)

domenica 26 aprile 2015

#SPILLI #SPOT / Cercansi con urgenza


#SPOT / Maturità


(dal web, pinterest)

Vera maturità è quando qualcuno ti fa male
e tu cerchi di capire la situazione 
anziché cercare di restituirgli il male

#FUMETTI / Freud (Pericoli & Pirella)


PERICOLI & PIRELLA
Tullio Pericoli, 1936, pittore e disegnatore
Emanuele Pirella, 1940-2010, pubblicitario, scittore, satirico
Freud
da Tutti da Fulvia sabato sera, Bompiani, 1978

#LIBRI PIACIUTI / La verità è una bugia non scoperta (Renzo Modiano)

Renzo MODIANO
La verità è una bugia non scoperta, Mimesis, 2015
pagine 396, € 24,00

C'è un test, assai banale, per capire quanto ti coinvolge un romanzo: se, quando posi il libro per interrompere la lettura perché sei costretto a dedicarti ad altro, senti voglia di riprenderlo in mano al più presto; oppure se te ne dimentichi. 
Questa ultima storia di Renzo Modiano non ti lascia: eppure quattrocento pagine non si leggono in un soffio, né in una volta, e ogni tanto devi cedere agli impegni del mondo esterno. Ma non è male: perché poi ti ricali nella vicenda con desiderio e gusto maggiori. 

La trama è complessa, ma è dipanata in modo chiaro, invitante, sempre teso e sorprendente. 
Buona parte del racconto si sviluppa dentro e attorno a un 'clan' formato dalle famiglie che discendono dal vecchio fondatore di un'impresa farmaceutica: figli di prima e seconda generazione, mogli, cugini, nipoti. Una borghesia che ha avuto in sorte un'azienda grazie al talento del patriarca e che consuma se stessa in relazioni grette, egoiste e conflittuali, avida di denaro e incapace di subentrare al ruolo del fondatore e di assicurare sviluppo all'impresa. 
Ma tre personaggi sono il motore del romanzo: un regista televisivo (che fa da voce narrante), esperto di artifici tecnologici capaci di mescolare realtà e fantasia; un orologiaio (anzi, l'Orologiaio), che vive in solitudine su un poggio sperduto e unisce ad una competenza antica e sofisticata nella riparazione di vecchi oggetti di misurazione del tempo, una visione critica e sapiente del mondo; e una giovane nipote del patriarca, interessata a capire come vivere in modo meno falso, conformista e insipido rispetto ai canoni famigliari. 

Con una scrittura curata e colta, che talvolta cede al vezzo di usare termini desueti o forbiti, senza però mai abbandonare un tono espositivo piano e agevole, l'autore accompagna i personaggi dentro una storia che unisce concretezza di eventi a indagine psicologica e a una riflessione critica anche sulle questioni della vita. 
Le mosse dei personaggi sono seguite passo passo nei pensieri che li caratterizzano, nelle loro motivazioni, nelle loro intenzioni, nei dubbi e nelle preoccupazioni, nelle interazioni e nelle dinamiche psicologiche reciproche: con un approccio di 'scavo' caparbio, insistente, che rischia talvolta l'eccesso. Ma è anche con questa modalità che il fine è raggiunto: quello di 'mettere a tema', in profondità e con intelligente problematicità, cosa sia, oggi soprattutto, la realtà 'vera' e quanto  la 'realtà' possa essere 'creduta vera' grazie a interventi illusori, dolosi ma pure inconsapevoli, che la rendono finzione. 

Insomma un romanzo in piena regola, con una storia che 'prende' e sa superare anche qualche tratto di inverosimiglianza, ma che non rinuncia a far pensare chi legge sulle possibili visioni del mondo e sulle filosofie del vivere. 
Non è poco, di questi tempi. 

*** Massimo Ferrario, per Mixtura

° ° °
«
«... Ora, se vedi in ogni essere umano un Universo, puoi immaginare che, completo di tutte le sue qualità e potenzialità, anche lui abbia una propria quarta dimensione, imponderabile e confusa con lo spessore fisico.»
«La dimensione spirituale: la capacità di pensare e di provare sentimenti?»" azzardò Lucia.
«Sì, vedi che ci sei, ma devo dire meglio ciò che intendo. All'inizio del diciannovesimo secolo, quando fu inventata la macchina a vapore e sono comparsi i treni, illustri scienziati asserirono che l'uomo non avrebbe potuto sopportare velocità superiori a quaranta chilometri all'ora. Secondo loro la nostra struttura non avrebbe sopportato una velocità maggiore. Oggi sorridiamo di quelle previsioni: mai afiermazione teorica è stata smentita più platealmente dai fatti. Ebbene, io difendo quei poveretti, che hanno sbagliato la soglia, ma non la ratio della loro affermazione... Avevano molta più ragione di quanto la scienza sia disposta ad ammettere. L'uomo ha forzato la cadenza naturale di questo pianeta, vive ad un ritmo molte volte superiore a quello previsto. Come il gemello viaggiatore del racconto, noi abbiamo superato i limiti naturali. Così si sono confuse realtà e illusioni, fisicità e virtualità... e si sono perse le dimensioni della nostra umanità. Forzando la Natura, abbiano perso i fondamenti e per primo il nostro spessore umano. Siamo regrediti a esseri bidimensionali, neppure tridimensionali, come fisicamente siamo concepiti. Altro che quarta dimensione ...».

«La ricetta di Hirsch era più efficace delle altre, ma questo, abbiamo appreso a nostre spese, non significa gran che. Il cammino di un prodotto dipende dalla magnificenza dei risultati che prospetta, non da quelli che fornisce... perché la gente compra illusioni. Nessuno crede realmente di non invecchiare grazie ad un unguento: ciò che una donna desidera, mentre si spalma una pomata sul viso, è di potersi illudere di non invecchiare. Perciò compra cosa la lusinga di più.» (Renzo Modiano, La verità è una bugia non scoperta, Mimesis, 2015)
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#SGUARDI POIETICI / Nel mio Paradiso (Carla Fiorentini)

Desidero dire un grazie forte e sincero a Carla Fiorentini che ha accettato di pubblicare su 'Mixtura' questo suo testo 'privato' in forma di 'sguardo poietico'.
Si tratta di pensieri, composti subito dopo un ciclo di radioterapia, che nascono dalla sua esperienza intima, tuttora in corso, di persona che ha capito che per reagire alle disavventure della vita e cambiare il mondo (il proprio interno, sicuramente, e anche - probabilmente e in parte almeno -, quello esterno), bisogna 'mettersi a nudo'. Senza timore. Con coraggio.
Si parla tanto di un termine già ucciso dalla mania sloganistica imperante. Per Carla la parola 'resilienza' non è solo una parola. E' vita.
E chi volesse averne conferma, oltre a questo 'sguardo' che già dice tutto, può leggere qui: soprattutto le ultime righe del post in cui lei comunica pubblicamente quanto le è capitato. (mf)

° ° °

Nel mio Paradiso non ci sono potere, successo, soldi a palate, e nemmeno la salute.

Nel mio Paradiso ci sono i sorrisi dei bambini, l'odore del pane appena sfornato, i colori dell'arcobaleno e la musica delle stelle.

Nel mio Paradiso ci sono le fusa dei miei gatti, e il loro miao quando arrivo a casa.

Nel mio Paradiso c'è l'abbraccio di mia madre, goduto troppo poco, l'amore degli amici, vecchi e nuovi.

Nel mio Paradiso c'è lo sguardo di mia sorella la mattina in cui mi sono svegliata dall'operazione e la mano di mio fratello che accarezzavo raccontandogli le favole.

Nel mio Paradiso c'è la pace del mio primo nipote la prima volta che l'ho preso in braccio, nel suo primo giorno di vita, e la manina del secondo che si abbandona nella mia in un giorno difficile.

Nel mio Paradiso c'è la voce della mia nipotina che parlotta e l'espressione concentrata della più piccola, che già ora manifesta un grande carisma.

Nel mio Paradiso ci sono le parole di stima di tanti semi-sconosciuti, la soddisfazione di terminare un lavoro e pensare “mi piace!”.

Nel mio Paradiso c’è quella casa con giardino costruita migliaia di volte nella mia testa, che forse un giorno sarà anche tangibile.

E sì, nel mio Paradiso c'è anche mio marito che mi parla alle cinque del mattino: è la conferma di un altro giorno insieme.

*** Carla FIORENTINI, consulente di comunicazione e di marketink, coach, blogger, fondatrice e coordinatrice di ‘Ching e Coaching’, Nel mio Paradiso, inedito, 2015, per Mixtura.