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domenica 20 marzo 2016

#RITAGLI / Talento, un 'unicum' da coltivare (Sandro Catani)

[D: Dottor Catani, la gente fa una grande confusione tra competenze, saper fare potenziale, talento, intelligenza. Proviamo a dipanare questa matassa ad uso degli utenti di Executive Summary?] 
Per me il talento ha due accezioni: la prima è predisposizione, vocazione, stoffa. Diciamo di qualcuno che «ha il bernoccolo degli affari». L’altra è quella della volontà. Il talento è il risultato di una vocazione combinata con la forza di volontà. In altri termini, quando parliamo di un talento ci riferiamo a qualcuno – un manager, un cuoco, un artigiano – capace di fare cose eccellenti in modo costante nel tempo.

[D: Qual è il percorso per diventare un talento?]
Ognuno ha il suo modo per diventarlo. Parliamo di pre-requisiti fisici – i cestisti della Nba sono alti in media 2,14 cm – di predisposizioni cognitive – scacchisti, ricercatori – o di dotazioni artistiche. Esiste però una regola comune, nota come teoria delle 10.000 ore di pratica deliberata, secondo cui praticando una qualsiasi disciplina per un periodo lungo, e seguendo un percorso di obiettivi di apprendimento, ognuno di noi può diventarne un esperto. Il percorso ha alcuni tratti in comune: la forza di volontà e la capacità di sacrificarsi, una famiglia esigente ma nel contempo in grado di sostenere questo sforzo, la scelta di un campo specifico e infine un buon “maestro”.
Vorrei soffermarmi su alcuni di questi temi. Il primo è quello del “sacrificarsi”. Il Marshmellow Test – dal nome di un test condotto da due ricercatori americani, W. Mischel ed Ebbe B. Ebbesen – è lampante nelle sue conclusioni: mi sacrifico oggi per ottenere un risultato domani o fra qualche tempo. La cosa ancora più interessante è che la forza di volontà, o meglio la gratificazione differita, non è innata ma può essere allenata, preparando l’area del cervello deputata al controllo dei comportamenti non desiderati a “resistere” più a lungo.
Il maestro, o coach, è un altro pilastro di questa crescita. Senza qualcuno in grado di aiutarti a fissare obiettivi, a darti un feedback,  o elaborare un insuccesso per  tirare fuori la parte migliore di te, non vai da nessuna parte. E qui vorrei citare un ultimo fattore  importante del percorso di crescita. Mi riferisco alla capacità di sapersi rialzare dopo una sconfitta e fare tesoro della lezione. Per dirla in altri termini, un vero talento scende sempre in campo per vincere ma sa che non potrà vincere sempre. Di conseguenza, si prepara alla sconfitta e ne trae più insegnamenti possibili. Purtroppo in Italia enfatizziamo il fallimento, l’errore. Basta pensare a cosa significa essere “fallito” negli affari: per lungo tempo ti viene preclusa la gestione di un’attività. Invece il fallimento fa parte del percorso.

[D: Parliamo un momento delle aziende]
Nelle aziende, purtroppo, vige ancora la cultura della “distribuzione forzata”. Funziona così: in ogni gruppo o organizzazione vi sono un esiguo numero di top performer, un altrettanto esiguo numero di low performer mentre la maggioranza degli individui  ha prestazioni “nella media”. Utilizzando questo modello si individuano facilmente i top performer, premiandoli e incentivandoli. I “mediani” si guardano poco, semmai li si spinge a migliorare. Infine, i low performer vengono licenziati e rimpiazzati con nuovi talenti per aumentare l’efficienza media dell’azienda. Quando era in General Electric, Jack Welch usava ripetere che un’azienda deve licenziare ogni anno il 10% di quelli che lavorano peggio.
Di fatto, la maggioranza delle aziende “gioca con la panchina corta” ma questo è uno schema vecchio – più o meno sta alle risorse umane come la catena di montaggio sta alla produzione – che non regge più. Bisogna invece incoraggiare i capi a mettersi degli “occhiali nuovi” che li aiutino a vedere se intorno a loro esistono gemme, potenziali da sviluppare. Perché questo avvenga devono verificarsi due condizioni. La prima è che un dipendente voglia crescere (si torna alla disposizione per forza di volontà) e che l’azienda  assicuri le condizioni affinché la crescita di molti si realizzi nel migliore dei modi. Come succede in famiglia, ognuno deve metterci del suo.

*** Sandro CATANI, consulente e saggista, intervistato da Alessandro Pegoraro, Sandro Catani, il talento: un unicuym da coltivare, 'Executive Summary', 18 marzo 2016

LINK intervista integrale qui


* In Mixtura altri 12 contributi di Sandro Catani qui
* Sempre in Mixtura la mia recensione all'ultimo libro di Sandro Catani, "Il segreto del talento", Garzanti, 2016, qui (la recensione è anche ripresa in 'Executive Summary', qui)

venerdì 21 agosto 2015

#VIDEO / Talento, i 7 peccati capitali (Sebastiano Zanolli)

Sebastiano ZANOLLI, consulente, saggista
I 7 peccati capitali del Talento - FiordiRsorse, luglio 2014
video 3min29

Spunti per riflettere su una parola che da tempo stiamo usando troppo e troppo spesso a sproposito: specie quando la facciamo diventare plurale e la personifichiamo (i Talenti).
Un Talento non (auto)disciplinato e non governato/orientato dalla organizzazione in cui è inserito non solo può apportare poco valore aggiunto, ma addirittura può essere pericoloso, per sé e per gli altri.
Più che di Talenti, abbiamo bisogno di gruppi e organizzazioni talentuose. Quando gli individui 'vincono', in genere le organizzazioni 'perdono'. 
Anche qui abbiamo urgenza di un win-win: che si ottiene quando si impara a equilibrare l'Io con il Noi. 
Uso ripetere da anni un mio vecchio aforisma cui sono affezionato: «Se vince l'Io, si muore azzannati. Se vince il Noi, si muore soffocati. La soluzione sta nel governare l'ossimoro».  (mf) 

Sempre in Mixtura, 1 altro contributo di Sebastiano Zanolli qui

domenica 5 luglio 2015

#MOSQUITO / Stupirsi, il segreto del vero talento (Julien Green)

Uno dei segreti del vero talento è quello di guardare una foglia come se non se ne fosse mai vista una, perché è soltanto allora che essa può apparirci nella sua novità. 
La facoltà di stupirsi costituisce il genio dell’infanzia così rapidamente affievolito dall’abitudine e dall’educazione, e nessuno potrà mai riunire delle parole in un ordine accettabile se non sa un po’ vedere la creazione attraverso gli occhi di Adamo. 
In arte la verità risiede nella sorpresa. 

*** Julien GREEN, 1900-1988, scrittore e drammaturgo statunitense, citato da Vincenzo Cerami, Pensieri così, Garzanti, Milano, 2002.

giovedì 30 aprile 2015

#TAVOLE #LINK / Talenti mondiali fra 15 anni (Ocse)

Talenti mondiali - Previsione tra 15 anni, fonte Ocse 2015
da 'Corriere della Sera', 28 aprile 2015


da Agostino GRAMIGNA, La nuova mappa dei talenti mondiali. Nel 20130 verranno da Cina e India, 'Corriere della Sera', 28  aprile 2015
LINK, articolo integrale, qui

martedì 14 aprile 2015

#TAVOLE / Le imprese e il talento (Astraricerche)



Ricerca Manageritalia-Astraricerche, 2015
da 'Affari & Finanza', 13 aprile 2015

Vedi articolo di 
Filippo Santelli, Le imprese cercano giovani talenti, ma poi li soffocano, 'Affari & Finanza', 13 aprile 205

sabato 31 gennaio 2015

#VIDEO #SOCIETA' / Monica Guerritore, il talento in noi



Monica GUERRITORE, 1958, attrice
Onora il tuo talento, 4 novembre 2011, TedxFirenze
video, 20min05


Splendida riflessione di Monica Guerritore
Il titolo centra il tema del talento. Ma c'è molto di più.
A partire dal ricordo di un'esperienza teatrale con Giorgio Strehler, durante le prove del Giardino dei ciliegi, Monica Guerritore sviluppa considerazioni ampie, provocatorie e intelligenti sul mondo che stiamo abitando e su come prevalentemente lo viviamo. O, più spesso, non lo viviamo.
Pensieri 'colti': nel senso ovviamente di coltivati, non di 'eruditi'. 
Positivamente 'divaganti'.
Da gustare. (mf)

° ° °

«'Vedere'. Vedere. Questo è il talento che ho onorato e difeso con tutte le mie forze. Vedere la forza e la grandezza nascosta in ogni uomo e donna quando ascolta la propria vocazione. Vedere la paura che è in ognuno di noi, e la vittoria sulla paura... (...)

C'è un grande dono nella vita che non è solo felicità. E' 'intenerire e 'intenerirsi'... Rendere e rendersi teneri ai colpi subiti e riconoscere negli altri la stessa tenerezza.  Questo è un imperativo per dirsi esseri umani.» (Monica Guerritore, dal video)

Per un approfondimento sulla biografia di Monica Guerritore, si veda: