lunedì 24 luglio 2017

#SPOT / Non è Mafia (Fulvio Maranzano)

facebook, 21 luglio 2017, qui
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#HUMOR / Maschio, femmina, orgia

(via pinterest)

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#QUADRI / Henri De Toulouse-Lautrec, Jean Béraud

Henri De Toulouse-Lautrec, 1864-1901
artista francese
(via pinterest)

° ° °

Jean Béraud, 1849-1935
artista francese
(via pinterest)

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#SGUARDI POIETICI / All'alba (Giorgio Caproni)

Eran costretti, tutti, 
a seguir lui, il solo 
che avesse una lanterna.
     Ma all’alba,
tutti, si sono dileguati 
come fa la nebbia. Tutti.
Chi qua, chi là.

     (C’è anche chi ha preso, 
pare, una strada falsa.
Chi è precipitato. È facile.)

    Oh libertà, libertà.

*** Giorgio CAPRONI, 1912-1990, poeta, critico e traduttore, All’alba, 1972, da Il muro della terra, 1975, in G. Caproni, Tutte le poesie, Garzanti, 1983
https://it.wikipedia.org/wiki/Giorgio_Caproni


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#SENZA_TAGLI / Carminati, la sentenza e Roma (Alessandro Gilioli)

1. Ha dell'incredibile, davvero incredibile, la torsione a cui in poche ore è stata sottoposta la sentenza di Roma. Ha dell'incredibile perché il fatto che la corte non abbia incluso nelle condanne l'aggravante mafiosa è stato subito trasformato nella pretesa che allora «era tutta una bufala, una fiction, una costruzione a scopi politici». Consiglierei a chi lo dice un po' di calma e di accettazione dei dati di realtà contenuti nella stessa sentenza: «Il tribunale ha riconosciuto che nella vicenda ha operato sicuramente un'organizzazione criminale che si è attivata allo scopo di commettere una pluralità di delitti e li ha effettivamente commessi come dimostrano le contemporanee condanne per numerosi reati di scopo» (Carlo Federico Grosso, avvocato). Inoltre «la sentenza dimostra che Roma era in mano a due associazioni a delinquere che ne condizionavano la vita amministrativa» (Giovanni Fiandaca, giurista studioso di diritto penale e del fenomeno mafioso). Di questa organizzazione criminale che condizionava l'amministrazione della città facevano parte più di 40 persone tra cui manager, imprenditori, funzionari e importanti politici sia del centrodestra sia del centrosinistra romano.

2. Carminati non è un capo mafioso - lo dice la sentenza - ma adesso farlo passare da innocuo ladruncolo di polli vittima di una macchinazione (il Foglio di oggi) è agghiacciante. Stiamo parlando di un signore con le mani in tutte le vicende più oscure della Repubblica, dai depistaggi sulla strage di Bologna alla Banda della Magliana, dai servizi deviati al furto-ricatto di documenti nel caveau di Banca di Roma, rapinatore, trafficante d'armi, secondo un pentito della Magliana esecutore materiale dell'omicidio Pecorelli, secondo altri due pentiti (dei Nar) coautore dell'omicidio di Fausto e Iaio. E molto altro.

3. La vulgata mainstream di oggi, su alcuni quotidiani, è che «senza l'aggravante mafiosa a Roma non avrebbe vinto la Raggi», insomma se si fosse saputo prima che non era "mafia" le cose nelle urne sarebbero andate diversamente. Beh, è una sciocchezza. Raggi ha vinto perché i romani avevano capito che in città sia il centrodestra sia il centrosinistra erano in buona parte complici con le associazioni a delinquere di cui sopra, cosa di cui la sentenza di ieri è solo una tra le molte conferme. Sicché per rabbia, disperazione o delusione - scegliete voi - due terzi degli elettori di questa città al secondo turno hanno votato chi complice non era, per il semplice fatto di essere politicamente nuovo e ignoto. Questo è quanto avvenuto poco più di un anno fa, se si hanno gli occhi per vedere, se si parla con le persone.

4. Una buona parte della manovalanza della banda di Carminati e Buzzi è uscita ieri dal carcere; gli stessi due capi potrebbero uscire a breve, e pure con l'alone di "martiri di una montatura", quindi sentendosi molto forti. Tutto sicuramente corretto, in termini giudiziari, fino a sentenza definitiva. Qualcuno ieri in aula sghignazzava. Invece altri - che in questi anni hanno scritto di Carminati e soci - forse adesso hanno paura per la propria vita.

5. Siamo davvero sicuri - e sia detto con il massimo rispetto del tribunale di Roma - che le stesse azioni e gli stessi delitti se fossero avvenuti in Sicilia o in Calabria sarebbero stati derubricati da mafiosi a non mafiosi? Chissà. Questo è solo un dubbio culturale, relativo alla lenta e difficile crescita civile di questo Paese, alla lenta e difficile presa di coscienza dei fenomeni criminali organizzati. Insomma il dubbio di uno che avendo 55 anni si ricorda bene di quando tanti dicevano, anche in Sicilia, che «la mafia non esiste».

*** Alessandro GILIOLI, giornalista e saggista, Su Carminati, la sentenza e Roma, blog 'piovono rane', 21 luglio 2017, qui


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#RITAGLI / Lo 'specifico' di Jung (Aldo Carotenuto)

[D: Sappiamo che c'è uno stile, una tecnica specifica di quella che si chiama la psicologia analitica di Jung rispetto alla psicoanalisi di Freud. Ce ne vuole parlare?]

Naturalmente mi viene sempre chiesto: "qual è lo specifico di Jung?". Questa è una domanda legittima; io non dimentico però una frase che Jung dirà a un certo punto nei suoi Ricordi, sogni e riflessioni dove dice che noi dobbiamo sapere tutto, conoscere a perfezione quanto detto da Freud e da altri autori, ma poi dobbiamo anche saper dimenticare tutto. In questo senso io potrei dire che lo specifico di Jung, la tecnica junghiana è quella di non avere nessuna tecnica. Io sono del parere che due analisti, che hanno veramente molta esperienza, siano di per sé inconfondibili, perché l'esperienza stessa porta le persone - in questo caso specifico gli analisti - ad avere lo stesso comportamento.

Ora, ammettiamo che ci sia un analista che nella sua attività porti un riferimento teorico a Jung. Durante l'analisi, egli dovrà prima confrontarsi con una dimensione che da Jung è chiamata "persona". "Persona" è un nome latino, che vuol dire "maschera", cioè quell'atteggiamento esteriore che tutti noi abbiamo e che dobbiamo naturalmente utilizzare rispetto al mondo esterno. Ad esempio è chiaro che io, quando insegno in aula all'università, devo assumere la maschera del professore, mentre in seduta d'esame assumo la maschera dell'esaminatore e via dicendo. Il consiglio di Jung è interessante perché dice: "state attenti, una cosa è il ruolo che voi svolgete, e una cosa è quello che siete veramente; state attenti a non identificarvi con queste immagini". Allora sarebbe curioso se io avessi l'atteggiamento da professore, magari anche un po' noioso, che ho durante le lezioni, nel momento in cui vado dal fruttivendolo per comprare della frutta.

Per lo stesso motivo è tecnicamente molto importante che il paziente si renda conto di quanto si sia identificato con la sua immagine. Successivamente, per Jung, è molto importante - io credo che questo sia fondamentale, non solo nell'analisi junghiana, ma in tutte le analisi che vanno in profondità - che un individuo abbia a che fare con certi aspetti molto nascosti della sua persona. Jung parlerà a questo proposito di "ombra", volendo indicare una dimensione, che è sempre tenuta un po' fuori dagli aspetti evidenti della loro vita, e che noi ci portiamo dietro continuamente; ebbene, quanto più questa dimensione dell'"ombra" è nascosta, tanto più può prendere il sopravvento.

Durante le lezioni io porto sempre degli esempi di carattere letterario. L'esempio più bello ci viene fornito dalla letteratura, da Robert Louis Stevenson, con il famoso lungo racconto Lo strano caso del dottor Jekyll e di mister Hyde, che tutti noi conosciamo. Il dottor Jekyll era un medico molto importante nella Londra del tempo, era molto buono, aveva devoluto, e stava devolvendo, tutte le sue ricchezze per poter aiutare i poveri. Ma contemporaneamente era portatore di una dimensione molto violenta, arrogante, assassina, della quale non era consapevole, nel senso che non aveva una comprensione di quello che gli stava succedendo. L'unica cosa di cui si rendeva conto era che improvvisamente subiva una trasformazione. Inizialmente si trasforma in seguito all'assunzione di una particolare pozione, ma lo stesso evento avviene automaticamente, e noi sappiamo che alla fine del romanzo di Stevenson il dottor Jekyll viene ucciso da mister Hyde.

Ora, in maniera del tutto analoga, potremmo dire che noi siamo portatori di un mister Hyde. Faccio notare che, in inglese, il verbo "to hide" significa "nascondere". Quindi è importante che nell'incontro che io ho con un paziente emerga subito questa immagine, vedere dov'è che noi abbiamo l'"ombra", quali sono i nostri aspetti più problematici, gli aspetti dei quali noi ci vergogniamo, gli aspetti che noi teniamo nascosti. Secondo la mia esperienza, io direi che quanto più questi aspetti sono nascosti, tanto più diventano importanti per noi, perché quella dimensione che noi critichiamo e che valutiamo molto negativamente, può invece essere anche la fonte della nostra forza. Ma noi diventiamo forti solo se smascheriamo questa forza, se noi la guardiamo negli occhi, se ci rendiamo conto della malvagità di cui noi siamo o potremmo essere responsabili, anche se in linea generale noi tendiamo a tenere nascosta questa immagine. E quanto più noi la teniamo nascosta, tanto più questa immagine prende il sopravvento e ci distrugge.

Successivamente, Jung ci parlerà di un altro aspetto molto importante. Noi sappiamo tutti che cosa significa essere uomini ed essere donne, sappiamo tutti che cosa significa entrare in relazione l'uno con l'altro, ma forse non sappiamo che molte immagini che noi andiamo cercando nella vita - come ad esempio il "principe azzurro" o la "fatina" - sono in realtà immagini che ci portiamo dentro e che abbiamo mutuato dalla nostra esperienza infantile, dalla nostra primissima esperienza, quando abbiamo avuto rapporti, per esempio, con nostra madre - adesso parlo in senso maschile. Questa madre viene introiettata, diventa un'immagine interna, che guida la nostra ricerca di un'anima gemella. Anche questo è del tutto inconscio. È interessante, per esempio, vedere alcune situazioni nelle quali si sbaglia sempre, cioè si sceglie sempre la stessa tipologia, anche se apparentemente si cambia. In questo modo, se io non me ne rendo conto, e non opero una certa correzione di questa forza interna, per tutta la vita continuerò a sbagliare.

In questo grande processo di sviluppo, Jung parla di un bilanciamento di tutta la nostra parte cosciente con la parte inconscia, che permetterà all'individuo di raggiungere quella che egli chiama "totalità". Ma ciò non significa che alla fine noi possiamo essere contenti di questo raggiungimento, perché si tratta di un viaggio, direi, di stampo "romantico", per il quale ciò che conta non è la meta - in fondo irraggiungibile - ma il momento stesso del viaggio. Quindi si procede verso un obiettivo che non si raggiunge mai, e che consiste in un bilanciamento abbastanza coerente tra parte conscia e inconscia; ciò consente di dare alla nostra vita un senso di totalità.

*** Aldo CAROTENUTO, 1933-2005, psicoanalista di matrice junghiana, saggista, Il pensiero di Jung, interviste di Enciclopedia Multimediale delle Scienze filosofiche, Rai Educational, 11 luglio 1996.

LINK intervista integrale qui


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#MOSQUITO / Metodo catechistico e metodo socratico (Umberto Galimberti)

«Vi unisco poi la presente per pregarla a fare tutto quello che può al fine di allontanare un altro flagello, e cioè una legge progettata, per quanto si dice, relativa alla istruzione obbligatoria. Questa legge parmi ordinata ad abbattere totalmente le scuole cattoliche e soprattutto i Seminari. Oh quanto è fiera la guerra che si fa alla Religione di Gesù Cristo! Spero dunque che la V. M. farà si che in questa parte almeno, la Chiesa sia risparmiata. Faccia quello che può. Maestà, e vedrà che Iddio avrà pietà di Lei. Vi abbraccio nel Signore. Pio PP. IX». 

Non bisogna scandalizzarsi per queste parole e neppure considerarle figlie di quel tempo, ma piuttosto iscriverle nella concezione della Chiesa che si considera depositarla della verità assoluta, la quale deve essere semplicemente trasmessa a quei "vasi vuoti" da riempire («vasum receptionis», dice Paolo di Tarso) che sono le menti degli uomini. 
Questo metodo che possiamo definire "catechistico" è l'esatto opposto del metodo inaugurato da Socrate, il quale riteneva che la verità fosse presente in ogni uomo in modo confuso distorto e approssimativo, e come tale bisognosa di essere ripulita dalle persuasioni personali e soggettive, in modo da proporsi solida e fondata su solide argomentazioni oggettive.

Naturalmente il metodo socratico rivela una fiducia nell'uomo, pensato come depositario anche confuso della verità, che il metodo catechistico rifiuta, relegando la verità in un corpo dottrinale di cui solo il Magistero è depositario. Pio IX, quindi, non commette errori figli del tempo ma, in quanto pontefice della Chiesa, è perfettamente coerente con la sua dottrina. 

*** Umberto GALIMBERTI, 1942, psicoanalista e filosofo, Metodo catechistico e metodo socratico, rubrica 'lettere', 'D', 26 marzo 2011


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domenica 23 luglio 2017

#CIT / Vecchiaia (Ambrose Bierce)


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#VIGNETTE / Ma tu non mi ascolti (Pietro Vanessi)

Pietro VANESSI, 1964
(dalla rete)

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#SGUARDI POIETICI / La sera indugia (Javier Gil Martín)

La sera indugia
e la solitudine, come un tributo
a un dio che ci vuole
soli e umiliati, si addensa,
arriva ai limiti
del vivibile, del respirabile.
Qui c'era una porta e segnali
d'una vita più degna
d'essere vissuta
ma che noi non osammo vivere,
perché la dignità era una strada
di gialle piastrelle
molto lunga,
perché la dignità aveva un peso
grande per noi,
formiche diligenti
che però mai azzardano un peso
se a priori credono di non potercela fare,
e che non osano nemmeno verificarlo.

*** Javier Gil MARTÍN, 1981, poeta spagnolo, senza titolo, traduzione di Alessio Brandolini e Helena Fernández de Llanos, in Alessio Brandolini e Helena Fernández de Llanos, a cura, Tre gatti senza peccato, ‘Fili d’aquilone’, luglio/settembre 2006, qui


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#MOSQUITO / Psicoanalisi, sempre più autoreferenziale (Luigi Zoja)

Oggi la psicoanalisi ha un grave limite: si occupa quasi esclusivamente dei problemi clinici e tecnici legati alla cura dei pazienti. Ma questa è una regressione rispetto alle idee di Freud, e anche di Jung. Ben altro è stata infatti la psicoanalisi nel XX secolo, una rivoluzione della visione dell’uomo che ha plasmato la cultura, dalla letteratura al cinema, dalla musica all’arte... Negli ultimi anni invece prevale la pratica terapeutica: gli analisti non tematizzano più le grandi questioni culturali, si rinchiudono nelle loro ‘stanze’, in un mondo sempre più autoreferenziale e marginale. La psicoanalisi dovrebbe tornare ad essere quella che è sempre stata: una griglia di lettura della realtà, una terapia della cultura. 

*** Luigi ZOJA, psicoanalista di matrice junghiana, intervistato da Luciana Sica, ‘la Repubblica’, 30 maggio 2009.


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#SENZA_TAGLI / 8 per mille, boom Unione Buddhista (Ingrid Colanicchia)

Sono passati un po’ inosservati, eppure tra i dati 8 per mille recentemente diffusi dal Ministero dell’Economia e delle Finanze – e relativi alla dichiarazione dei redditi del 2014 – si celano diversi elementi interessanti [1].

In primo luogo, la Chiesa cattolica incamera 45mila firme in meno rispetto all’anno precedente. Se nel 2013 erano stati 15.226.291 i contribuenti a scegliere di destinarle l’8 per mille, nel 2014 sono infatti 15.180.978. Niente di cui (almeno per ora) ci si debba allarmare. È infatti il totale dei contribuenti ad aver subìto un netto calo: dai 41 milioni 414mila del 2013 si è passati infatti ai 40 milioni 989mila del 2014; ed è dunque piuttosto logico che sia sceso anche il numero delle firme a favore della Chiesa. 

D’altronde è quanto accaduto a (quasi) tutti i soggetti destinatari: lo Stato ha perso 100mila firme, la Chiesa valdese 48mila, Chiesa luterana e Unione Comunità ebraiche 10mila a testa e così via… (solo la Chiesa apostolica registra un aumento di circa 700 firme a suo favore). E infatti la Chiesa cattolica mantiene più o meno la medesima percentuale sul totale delle scelte dei contribuenti, pari al 37%. Il che, in virtù del meccanismo (contestato dalla Corte dei Conti) per cui le quote non espresse — quelle che non vengono destinate, perché il contribuente non firma né per lo Stato né per una delle confessioni religiose che ha accesso ai fondi — sono comunque ripartite in proporzione alle firme ottenute, fa sì che continui a incamerare l’80% dei fondi.

Più preoccupanti potrebbero essere i dati – provvisori però – relativi alle ripartizioni del 2018 e del 2019 (corrispondenti rispettivamente alla dichiarazione dei redditi del 2015 e del 2016), diffusi per la prima volta in anticipo dal MEF e da cui risulta un ulteriore calo delle firme a favore della Chiesa: nel 2015 l’avrebbero scelta come destinataria circa 14 milioni 410mila persone, nel 2016 circa 13 milioni 944mila. Numeri che, in due anni, farebbero scendere la percentuale sul totale delle scelte dei contribuenti al 34%. Ma si tratta, come dicevamo, di dati provvisori.

Più difficile invece, come evidenziato in questi giorni dal segretario dell’Unione degli Atei e degli Agnostici Stefano Incani, capire a quanto ammonti la somma spettante alla Chiesa. I dati del MEF relativi agli importi ripartiti quest’anno sembrano infatti non coincidere con quelli che la Conferenza episcopale italiana ha diffuso nel mese di maggio [2]. 

La Cei, sottolinea Incani, «aveva dichiarato che “la somma relativa all’otto per mille dell’IRPEF assegnata alla Chiesa Cattolica per il 2017 risulta pari ad euro 986.070.639,38 determinati da euro 1.012.493.224,92 a titolo di anticipo dell’anno 2017, ed un conguaglio sulle somme riferite all’anno 2014, negativo di euro 26.422.585,54”. Ma sul sito del MEF – evidenzia il segretario Uaar – si legge che la somma a titolo di anticipo è di 1 miliardo e 38 milioni di euro, da cui vanno detratti i 26 milioni di cui sopra. Ne risulterebbe – conclude Incani auspicando maggiore chiarezza da parte del MEF – che la cifra spettante alla Chiesa sarebbe di 1 miliardo e 12 milioni e non di 986 milioni». 

Di certo la vera sorpresa di questi dati sta nel boom dell’esordiente Unione buddhista italiana (Ubi), entrata nell’elenco dei soggetti destinatari dell’8 per mille, insieme all’Unione induista italiana (Sanatana Dharma Samgha), proprio a partire dal 2014: l’Ubi incassa infatti 4 milioni 861mila euro grazie alle firme di 72mila contribuenti e piazzandosi al quarto posto nelle preferenze (dopo Chiesa cattolica, Stato e Chiesa valdese).

Ma Oltre Tevere non stanno certo a guardare. La campagna pubblicitaria “Chiedilo a loro” infesta i mezzi di comunicazione, il concorso Tuttixtutti premia - finanziando un progetto - le parrocchie mobilitatesi per promuovere il sostegno economico alla Chiesa tra i fedeli, e anche a livello diocesano non stanno con le mani in mano. Lo dimostra ad esempio il convegno “La funzione del Commercialista nello stato sociale”, organizzato il 12 maggio scorso dall’Ordine dei Dottori Commercialisti e degli Esperti contabili di Perugia in collaborazione con la Diocesi di Perugia-Città della Pieve, in cui, a spiegare ai commercialisti convenuti che i soldi dati alla Chiesa attraverso il sistema dell’8 per mille sono soldi che vanno a beneficio di tutti, è stato nientepopodimeno che il vescovo mons. Paolo Giulietti. 

Tenendo conto della capillare rete su cui la Chiesa può contare nel nostro paese possiamo star certi che questo impegno darà i suoi frutti. 

*** Ingrid COLANICCHIA, 8 per mille: la Chiesa in lieve calo, i buddisti spopolano, 'MicroMega online', 18 luglio 2017, qui - NOTE - [1] I dati sono disponibili sul sito del Ministero, al seguente link: goo.gl/2oKNi6 -  [2] Si veda alla voce “Ripartizione” al seguente link: goo.gl/GWDTvD.

sabato 22 luglio 2017

#HUMOR / Leone e gazzella


(via pinterest)

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#BREVITER / Boschi-Pisapia, Canada, Top Manager, Sentenze (mf)

MasFerrario, 'facebook', 21 luglio 2017

° ° °

MasFerrario, 'facebook', 21 luglio 2017

° ° °

MasFerrario, 'facebook', 21 luglio 2017

° ° °

MasFerrario, 'facebook', 21 luglio 2017

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#VIGNETTE / L'italiano medio (Vauro)

VAURO
'Il Fatto Quotidiano', 20 luglio 2017

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#SCRITTE / Il tuo profumo

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#SGUARDI POIETICI / Il più bello dei mari (Nâzım Hikmet)

Il più bello dei mari
è quello che non navigammo.
Il più bello dei nostri figli
non è ancora cresciuto.
I più belli dei nostri giorni
non li abbiamo ancora vissuti.
E quello
che vorrei dirti di più bello
non te l’ho ancora detto.

*** Nâzım HIKMET, 1901-1963, poeta turco, Senza titolo, da Nâzım Hikmet, Poesie d’amore, a cura di Marta Ottaviani, traduzione di Joyce Lussu, Un secolo di poesia, a cura di Nicola Crocetti, Edizioni Corriere della Sera, 2012
https://it.wikipedia.org/wiki/Naz%C4%B1m_Hikmet



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#RACCONTId'AUTORE / La libertà e le gambe (Tiziano Terzani)

Un uomo va dal suo re che ha grande fama di saggezza e gli chiede: «Sire, dimmi, esiste la libertà nella vita?».
«Certo», gli risponde quello. «Quante gambe hai?»
L’uomo si guarda, sorpreso della domanda.

«Due, mio Signore.»
«E tu, sei capace di stare su una?»
«Certo.»
«Prova allora. Decidi su quale.»

L’uomo pensa un po’, poi tira su la sinistra, appoggiando tutto il proprio peso sulla gamba destra.
«Bene», dice il re. «E ora tira su anche quell’altra.»
«Come? È impossibile, mio Signore!»
«Vedi? Questa è la libertà. Sei libero, ma solo di prendere la prima decisione. Poi non più.»

*** Tiziano TERZANI, 1938-2004, scrittore e giornalista, da Un altro giro di giostra, Longanesi, Milano, 2004.
https://it.wikipedia.org/wiki/Tiziano_Terzani


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#MOSQUITO / Cultura dell'ottimismo, quando fa male (André Spicer)

I sociologi Timo Vuori e Quy Huy hanno dedicato alla Nokia uno studio molto approfondito, che evidenzia un fattore determinante per la perdita di valore dell’azienda: l’esagerata cultura dell’ottimismo. I quadri erano molto restii a dare cattive notizie, perché ciò li avrebbe potuti mettere in cattiva luce. I dipendenti si astenevano dal porre domande critiche. Nessuno voleva essere considerato un guastafeste. Avere dei dubbi su ciò che si faceva era considerato una mancanza di coinvolgimento aziendale. I dipendenti sapevano che bisognava riportare ai superiori soltanto i successi, se si voleva che alle unità produttive fosse permesso di continuare a operare. Come risultato i dirigenti, che tendevano a sostituire i critici con gli ottimisti, si fecero inebriare da questo afflusso costante di buone notizie. Così le aspettative divennero esagerate, l’azienda si impegnò a rispettare scadenze e progetti poco realistici e i prodotti che dovevano contrastare l’iPhone di Apple arrivarono sul mercato in ritardo o con qualità non ottimale. 

*** André SPICER, coautore con Mats Alvesson, di Il paradosso della stupidità, Cortina, 2016, in Giuliano Aluffi, giornalista, La stupidità obbligatoria che affossa le aziende, ‘Il Venerdì’, 22 luglio 2016.



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#SENZA_TAGLI / Occupazione, le cinque anomalie italiane (Domenico De Masi)

I dati più recenti sul mercato del lavoro pubblicati dalla Commissione Ue inclinano all’ottimismo. In Europa i lavoratori occupati hanno raggiunto i 234 milioni. Dal 2013 in poi sono stati creati 10 milioni di posti netti per cui il tasso di disoccupazione è tornato al livello del 2008. Anche in Italia le cose sono lievemente migliorate rispetto al 2015, ma restano cinque anomalie: 
1) il nostro tasso di disoccupazione è il più alto d’Europa dopo quello di Spagna e Grecia. 
2) da noi è molto alto il divario tra il tasso di occupazione maschile e quello femminile, a sfavore di quest’ultimo. 
3) Il 22,6% degli occupati sono lavoratori autonomi, cioè appartengono alla categoria in cui più si annidano i lavori precari. 
4) La nostra situazione è allarmante soprattutto tra i giovani di età compresa fra i 15 e i 24 anni. In questa fascia d’età il 37,8% è disoccupato e il 19,9% non studia e non cerca lavoro perché ha perso ogni speranza di trovarlo. Si tratta, dunque, di un giovane su cinque, mentre nel resto d’Europa è un giovane su dieci. 
5) Tra i lavoratori compresi nella fascia di età 25-39 anni il 15% lavora con contratti atipici.

Sulle cause della nostra maggiore percentuale di disoccupazione si continua a sottacere che l’orario di lavoro in Italia è di 1.725 ore annue contro le 1.425 della Francia e le 1.341 della Germania. Dunque, se anche la nostra economia crescesse come quella dei nostri confinanti, comunque non potremmo mai avere i loro stessi tassi di occupazione (oggi il nostro tasso è del 57% contro il 79% della Francia e il 79% della Germania). Altra circostanza che si continua a sottacere è che quando un giovane frequenta l’università non è considerato disoccupato, per cui il tasso di disoccupazione giovanile dipende notevolmente dalla percentuale di giovani iscritti all’università. Da noi sono appena il 40%, contro percentuali molto più alte degli altri paesi europei. Dunque, un modo doppiamente utile per ridurre la disoccupazione giovanile sarebbe quello di incentivare l’istruzione universitaria: la percentuale di disoccupazione giovanile crollerebbe e avremmo una maggiore percentuale di cittadini laureati (oggi raggiungono appena un imbarazzante 23%).

*** Domenico DE MASI, sociologo, docente emerito dell'università La Sapienza di Roma, Occupazione: le cinque anomalie italiane, 'linkedin.com/pulse', 18 luglio 2017, qui


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venerdì 21 luglio 2017

#BREVITER / Ma a Roma non era mafia (mf)

MasFerrario, 'facebook', 21 luglio 2017

(Federica AngeliMafia capitale, crolla l'associazione di stampo mafioso: Carminati condannato a 20 anni, Buzzi a 19, 'repubblicait', 20 luglio 2017, qui)

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#CIT / Cambio di civiltà (John Maynard Keynes)

citato da Tony Judt, Guasto è il mondo, Editori Laterza, 2011.

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#HUMOR / Autostima

(via pinterest)

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#SGUARDI POIETICI / Decisioni, 2 (Boris A. Novak)

Tra il cielo e la terra
scegli l'orizzonte.

Tra il bosco e la campagna
scegli una radura.

Tra la casa e la strada
scegli la casa e la strada
e un giardino.
E un giardino.

*** Boris A. NOVAK, 1953, poeta, saggista, drammaturgo, traduttore e scrittore per ragazzi serbo, Decisioni, 2, traduzione di Jolka Milič, da Jolka Milič, La poesia di Noris A. Novak, in ‘Fili d’Aquilone’, luglio/settembre 2006, qui


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#SENZA_TAGLI / Robot, la Torre di Babele (Mattia Feltri)

Ecco a che punto è l’umanità: «Ho accesso al massimo dei vantaggi che l’Intelligenza artificiale offra e ritengo che la gente debba iniziare seriamente a preoccuparsi. Continuo a lanciare allarmi ma, finché non vedranno i robot scendere in strada e uccidere qualcuno, le persone non capiranno. È troppo etereo». Non lo ha detto il ghost writer di Isaac Asimov o lo sceneggiatore di Ridley Scott. Lo ha detto Elon Musk, amministratore delegato di Tesla, azienda che presto produrrà automobili senza conducente per il mercato di massa. 

L’Intelligenza artificiale, ha detto Musk, è il più grande rischio per l’uomo. «La minaccia non ha mai toccato questi livelli. I robot sono in grado di fare tutto meglio di noi. E intendo tutti noi. Rischiamo la dominazione». È questione di tempo. Sono già pericolosi i robot di oggi ma immaginatene uno capace di disporre di tutto il sapere che l’uomo ha accumulato nei millenni, e di utilizzarlo all’istante. Un robot che possieda la chimica, la letteratura, l’ingegneria, l’informatica, la medicina, e viva dentro internet, ossia ovunque, e lo domini. Che non possieda coscienza, o peggio la possieda, la coscienza di sé.  

La storia dell’uomo è la storia di nemici sconfitti, uno a uno, con fatiche millenarie, fino alla conquista del pianeta; ma il nemico più terribile pare se lo stia creando con le sue mani, con ambizione divina. La nuova Torre di Babele. E l’aspetto più straordinario è che di questo discuta in giro per il mondo qualche centinaio di persone, e gli altri sette miliardi tirano a sera. 

*** Mattia FELTRI, giornalista, La Torre di Babele, 'La Stampa', 19 luglio 2017, qui


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#VIDEO / La Mappa dell'Intolleranza (Vittorio Lingiardi)


La Mappa dell'Intolleranza
Vittorio LINGIARDI, 1960
psichiatra e psicoanalista, docente di psicologia dinamica
Rai3, Geo, 3 febbraio 2015
video 9min12

I risultati di una ricerca sul linguaggio dell'odio.
Analizzati 2 milioni di tweet in base a categorie come misoginia, omofobia, stranieri, antisemitismo, disabilità. 
Oltre la metà dei tweet analizzati ha per oggetto le donne.
La geolocalizzazione mostra la mappa dell'intolleranza: il Nord vince su ogni altra regione.


#SENZA_TAGLI / Bravo Recalcati, curiamo 50 milioni di matti (Alessandro Robecchi)

Sì, ma le cure? Voglio dire: ottima, davvero notevolissima per rigore scientifico e fluidità d’intuizione la diagnosi del professor Recalcati, pubblicata sulla rivista scientifica Repubblica. Meticolosa l’anamnesi, sopraffina l’analisi, univoca la diagnosi: tutti quelli a cui sta sulle balle Matteo Renzi sono matti. Chi non vuole bene a Matteo e non lo ricorda nelle sue preghiere è matto. Chi dubita di lui è matto. In poche parole: sono tutti matti.

Ora, io ho da fare, ho degli impegni, una vita mia, e vorrei evitare di finire in un ospedale psichiatrico guardato a vista dalla Serracchiani, e quindi mi dichiaro subito renziano di ferro. Dottore, mi dica cosa devo applaudire e io applaudo, giusto per non essere scambiato per matto. Chiarita la posizione personale, veniamo ai problemi tecnici. Io credo che con questa faccenda dei matti si possa davvero rilanciare il Paese. Ecco come.

Censimento dei matti. Prima di affrontare il problema dei matti è meglio sapere quanti sono. Il 4 dicembre si sono autodenunciati 19.419.507 matti. Poi ci sono i matti che non hanno votato al referendum, quelli che non sanno nemmeno chi sia Matteo Renzi e persino molti che hanno votato sì e sono diventati matti dopo. Parliamo di una cinquantina di milioni di persone come minimo. Assumere medici, infermieri, capisala per curare adeguatamente questa massa poderosa di matti assicurerà il rilancio del Paese. Senza contare l’industria del mobile e falegnameria, che dovrà produrre milioni di lettini per analisi. Poi il personale amministrativo, e un fotografo nuovo per Recalcati, che nel suo sito compare ruvido e fascinoso mentre si trattiene gli occhiali, perché ha paura che un matto glieli rubi.

Profilassi e prevenzione. Contrariamente a quel che crede Matteo Renzi, non è che la gente pensi continuamente a Matteo Renzi, e quindi parla male di Renzi (mostrando sintomi di follia) solo quando si parla di politica, sinistra, diritti, economia, lavoro e quelle cose lì. Uno al bar con gli amici può chiacchierare di tutto, dal calciomercato alla pittura fiamminga, e magari solo per un momento dice “Uh, Renzi, che palle!”. Come cogliere il paziente nell’esatto momento in cui dimostra di essere matto? Secondo i miei calcoli, basterebbero tre-quattro milioni di persone dislocate in mercati, pizzerie, musei, balere, scuole, palestre, insomma ovunque. Al primo accenno di follia, il funzionario si qualifica e per il matto scatta l’identificazione, la segnalazione alla Asl di competenza, eventualmente il ricovero coatto.

Psicofarmaci. E’ ovvio che nei casi più gravi, e nelle sindromi acute (la sinistra rivoluzionaria che vuole la terra ai contadini e le armi al popolo, quella di Bersani, insomma) si dovrà ricorrere ai farmaci. Con un rapido calcolo, penso che servirebbero dalle ottocento alle mille tonnellate di Xanax da distribuire o somministrare in vario modo, a D’Alema, per esempio, sparate in siringoni con un fucile da rinoceronti. Per sedare alcuni milioni di elettori del Pd che se ne sono andati (per forza! Sono matti!) si useranno diverse formule, da “Ce lo chiede l’Europa”, (dosaggio Monti), a “Te lo giuro, è di sinistra!”, (protocollo Renzi), fino allo sbarazzino “Il primo Xanax mandorlato”, (ricetta Farinetti).

Problemi tecnici. So cosa state pensando: con cinquanta milioni di matti ci sarebbe un ingorgo burocratico. Controllare che tutti quelli che non amano Matteo Renzi vadano alle sedute, prendano le pillole, non saltino le visite periodiche del dottor Recalcati richiede una quantità immensa di dipendenti. Questo è il vero nodo della questione: per controllare i matti che non amano Renzi saremmo costretti ad assumere anche molti matti che non amano Renzi, essendo questi la stragrande maggioranza del paese. E’ un effetto collaterale non da poco. Pensiamoci, professore! 

*** Alessandro ROBECCHI, giornalista e scrittore, Bravo Recalcati! Curiamo 50 milioni di matti e così rilanciamo l’Italia, 'Il Fatto Quotidiano', 19 luglio 2017, qui


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giovedì 20 luglio 2017

#PIN / Punto di vista (MasFerrario)


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#CIT / Popolocrazia, no (Ilvo Diamanti)

citazione da Ilvo Diamanti, Dalla democrazia alla popolocrazia,
'la Repubblica', 20 marzo 2017.

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#IN_LETTURA / Laurits Andersen Ring, Edward Hopper, Maruki Maramoto

Laurits Andersen RING, 1854-1933
artista danese
(via pinterest)

* * *

 
Edward HOPPER, 1882-1967
pittore statunitense
(via pinterest)

° ° °

Maruki MARAMOTO
(via pinterest)

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#LINK #VIDEO / I giorni di Giuda (Paolo Borsellino)

Nel giorno del venticinquennale della strage di via d'Amelio pubblichiamo il video integrale (*) e il testo dell'ultimo intervento pubblico di Paolo Borsellino
Con questo commosso e polemico discorso, pronunciato a Palermo il 25 giugno 1992 nel corso di una manifestazione promossa da MicroMega, Borsellino rivelò a tutti il clima di diffidenza e di isolamento che di fatto condannò a morte Giovanni Falcone.
(*) il video è frutto del lavoro del giornalista Pippo Ardini, scomparso l'8 dicembre 2009
(dalla presentazione, 'MicroMega online', 19 luglio 2017, qui)

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(...) Ho letto giorni fa, ho ascoltato alla televisione - in questo momento i miei ricordi non sono precisi - un'affermazione di Antonino Caponnetto secondo cui Giovanni Falcone cominciò a morire nel gennaio del 1988. Io condivido questa affermazione di Caponnetto. Con questo non intendo dire che so il perché dell'evento criminoso avvenuto a fine maggio, per quanto io possa sapere qualche elemento che possa aiutare a ricostruirlo, e come ho detto ne riferirò all'autorità giudiziaria; non voglio dire che cominciò a morire nel gennaio del 1988 e che questo, questa strage del 1992, sia il naturale epilogo di questo processo di morte. Però quello che ha detto Antonino Caponnetto è vero, perché oggi che tutti ci rendiamo conto di quale è stata la statura di quest'uomo, ripercorrendo queste vicende della sua vita professionale, ci accorgiamo come in effetti il paese, lo Stato, la magistratura che forse ha più colpe di ogni altro, cominciò proprio a farlo morire il 1° gennaio del 1988, se non forse l'anno prima, in quella data che ha or ora ricordato Leoluca Orlando: cioè quell'articolo di Leonardo Sciascia sul "Corriere della Sera" che bollava me come un professionista dell'antimafia, l'amico Orlando come professionista della politica, dell'antimafia nella politica. Ma nel gennaio del 1988, quando Falcone, solo per continuare il suo lavoro, il Consiglio superiore della magistratura con motivazioni risibili gli preferì il consigliere Antonino Meli. C'eravamo tutti resi conto che c'era questo pericolo e a lungo sperammo che Antonino Caponnetto potesse restare ancora a passare gli ultimi due anni della sua vita professionale a Palermo. Ma quest'uomo, Caponnetto, il quale rischiava, perché anziano, perché conduceva una vita sicuramente non sopportabile da nessuno già da anni, il quale rischiava di morire a Palermo, temevamo che non avrebbe superato lo stress fisico cui da anni si sottoponeva. E a un certo punto fummo noi stessi, Falcone in testa, pure estremamente convinti del pericolo che si correva così convincendolo, lo convincemmo riottoso, molto riottoso, ad allontanarsi da Palermo. Si aprì la corsa alla successione all'ufficio istruzione al tribunale di Palermo. Falcone concorse, qualche Giuda si impegnò subito a prenderlo in giro, e il giorno del mio compleanno il Consiglio superiore della magistratura ci fece questo regalo: preferì Antonino Meli. (...)

*** Paolo BORSELLINO, magistrato, 1940-1992, I giorni di Giuda. L'ultimo intervento di Paolo Borsellino (VIDEO), intervento alla manifestazione di MicroMega del 25 giugno 1992, in 'MicroMega online', 19 luglio 2017, qui

LINK testo integrale e VIDEO qui


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#SGUARDI POIETICI / Versicoli quasi ecologici (Giorgio Caproni)

Non uccidete il mare,
la libellula, il vento.
Non soffocate il lamento
(il canto!) del lamantino.
Il galagone, il pino:
anche di questo è fatto
l’uomo. E chi per profitto vile
fulmina un pesce, un fiume,
non fatelo cavaliere
del lavoro. L’amore
finisce dove finisce l’erba
e l’acqua muore. Dove
sparendo la foresta
e l’aria verde, chi resta
sospira nel sempre più vasto
paese guasto: «Come
potrebbe tornare a essere bella,
scomparso l’uomo, la terra.

*** Giorgio CAPRONI, 1912-1990, poeta, critico letterario, Versicoli quasi ecologici, da Res Amissa,
https://it.wikipedia.org/wiki/Giorgio_Caproni


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#MOSQUITO / Proiezione, sarà la nostra menzogna fatale (Eleonora D'Agostino Trevi)

La menzogna, per la quale gli uomini rischiano di perire, è quella che non consente di riconoscere il male dentro di sé, e di volere perciò rimuoverlo e ignorarlo. Il male proiettato all’esterno non consente di andare oltre noi stessi perché ci fa individuare come nemici coloro che sono diversi, combattere le idee che non abbiamo pensato, rifiutare la realtà che non riusciamo a possedere e a manipolare. 

*** Eleonora D’AGOSTINO TREVI, psicoanalista di matrice junghiana, Hannah Arendt: il male ‘banale’, in AA.VV, Il male, Raffaello Cortina, Milano, 2000


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#SENZA_TAGLI / Bambine, più che ribelli di successo (Matteo Saudino)

Da inguaribile femminista e da romantico e, a volte, patetico ribelle, ho deciso di regalare a mia figlia Sofia il best seller della Mondadori "Storie della buona notte per bambine ribelli". 
Senza aver letto alcuna recensione e critica, mi sono ingenuamente affidato ad una delle presunte regole auree del mercato: se un prodotto vende così tanto, sarà almeno carino.
Ancora una volta però il mercato globale non si smentisce: se un'opera artistica raggiunge un successo eclatante significa che siamo in presenza di un'opera essenzialmente banale e innocua, sia da un punto di vista politico sia da un punto di vista sociale. Il libro, infatti, si fonda su un presupposto intellettuale profondamente sbagliato e disonesto: fa coincidere l'essere una bambina di successo con l'essere una bambina ribelle. 
Se ciò vale per molte delle mini biografie presentate nel libro, certamente non vale per tutte e, anzi, in alcuni casi ci troviamo di fronte a storie di donne di potere punto e basta. Il caso più emblematico è ovviamente quello di Margaret Thatcher, la quale è presentate come una bimba ribelle nelle pagine immediatamente precedenti la vita di Margherita Hack.

L'essere diventata la prima donna premier inglese, con tanto di epiteto maschilista "Lady di ferro", fa della signora Thatcher una ribelle?
Cosa vi è di ribelle nel togliere il latte gratuito nelle scuole elementari e nel tagliare pesantemente il welfare state? Cosa vi è di straordinario nel chiudere le miniere e licenziare migliaia di operai? È manifestazione di ribellione precarizzare il lavoro, dichiarare guerra all'Argentina, aumentare l'export di armi e fare dell'Inghilterra il paese europeo guida del liberismo finanziario e speculativo?
Più che ribelle a me pare una donna cinica, conservatrice, di destra.

Storie delle buonanotte per bambine ribelli è un prodotto conformista, perfetto per un mercato globale acritico e astorico, in cui la Thatcher può tranquillamente convivere con Frida Kahlo o con Rosa Parks, tanto nella notte del mercato e del profitto tutte le vacche sono nere. E soprattutto bisogna escludere Rosa Luxemburg, in quanto rivoluzionaria, comunista e autenticamente femminista.
Personalmente suggerisco una nuova edizione con l'aggiunta di due capitoli dedicati a Sarah Palin e a Daniela Santanchè: sono due donne di successo e pertanto ribelli.

*** Matteo SAUDINO, insegnante di filosofia e storia, Storie della buonanotte per bambine di... successo, 'facebook', 127 luglio 2017, qui


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#RITAGLI / Ius Soli? Meglio 'Birthright Citizenship' (Erri De Luca)

Il governo, cioè il PD, oggi è rappresentato dal decreto infame, dal ministro che va in Libia a dare soldi a un rappresentante che governa solo i metri quadrati del suo ufficio di Tripoli, mentre il resto del paese e la costa sono in mano a formazioni armate che controllano anche la Guardia Costiera. Il nostro governo è incapace di intendere e volere una norma che regolarizza la posizione di cittadini italiani nati nel nostro Paese, che hanno frequentato le nostre scuole, che parlano l'italiano e che appartengono alla vita civile del nostro presente e del nostro futuro. Lo Ius Soli, questo desueto nome latino, va chiamato invece Birthright Citizenship. Usiamo a sproposito la terminologia inglese, ma stavolta siamo andati a nasconderci dietro il latino. Stavolta ci vergogniamo di usare quella lingua, perché quella lingua riconosce quel diritto.

*** Erri DE LUCA, scrittore e poeta, intervistato da Giacomo Russo Spena, Erri De Luca: “Decreto Minniti, vogliono censurare il diritto di critica”, 'MicroMega online', 19 luglio 2017.

LINK intervista integrale qui


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mercoledì 19 luglio 2017

#PIN / No, non è pragmatismo (MasFerrario)


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#VIGNETTE / E' ora che tu sappia (Fabio Magnasciutti)

Fabio MAGNASCIUTTI
'facebook', 12 luglio 2017, qui

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#HUMOR / Cose da abolire

(via pinterest)

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#COSE PASSATE / Biscotti al Plasmon, Cucina economica, Radio Telefunken

Biscotti al Plasmon
(via pinterest)

° ° °

Cucina economica anni 60
(via pinterest)

° ° °

Radio Telefunken
(via pinterest)

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#SPILLI / Recalcati e Renzi, gli intellettuali e la psicologia (M. Ferrario)

Un tempo c'erano gli intellettuali organici. 
Giusta o sbagliata che fosse questa prassi, il tentativo dei 'pensatori fiancheggiatori' era quello di fornire idee al partito di cui venivano chiamati 'organici': un partito che aveva un visione del mondo (un orizzonte, delle idee, degli ideali, dei valori...) e cercava i modi migliori per affermarla, appoggiandosi al 'popolo' (le masse), ma anche ai contributi di possibili intellettuali, appunto, che si riconoscevano in questa storia da costruire (era l'epoca dello 'storymaking', più che dello 'storytelling')

Oggi sono spariti i partiti e gli intellettuali. 
Se ne rimane qualcuno (di intellettuale), l'unico modo per essere organici, in assenza di partiti, è scegliersi un uomo. 
E non importa se, non essendoci più una visione del mondo, l'uomo di cui si è deciso di essere orgogliosamente organici nell'essere follower si arrabatta opportunisticamente e confusamente, uno slogan dietro l'altro, per andare, o restare, aggrappato a quel potere che per lui è l'unica motivazione alla vita: si fa quel che si può nell'epoca in cui si è.

Massimo Recalcati (L'odio per Renzi e il lutto per la sinistra, 'la Repubblica', 17 luglio 2017) conferma il suo ruolo di intellettuale organico a Matteo Renzi: un ruolo assunto anni fa tra una Leopolda e l'altra e mai dismesso.

Nell'articolo in questione, subito trasformato in una slide che qui sotto ripropongo dal sito 'Matteo-News', il nostro intellettuale, all'ex premier ogni giorno più ex, non offre idee, magari (oibò) critiche, per aiutarlo a recuperare un ruolo che dire appannato sarebbe eufemistico. 
No. 
Da psicologo-psicoanalista qual è e da intellettuale sulla cresta dell'onda (un libro al mese, un articolo alla settimana), gli suggerisce una 'proiezione'. 
E come tutte le proiezioni, comoda. 
Rassicurante. 
Solidamente innocentista.

Sostanzialmente, sia pure in modo indiretto, gli dice: 
Se hai perso smalto, caro Matteo, dopo le continue batoste elettoral-referendarie, le scissioni di dirigenti, la fuga di milioni di elettori, stai tranquillo: tu non hai responsabilità. Sei semplicemente oggetto dell'odio della sinistra, che non vuole elaborare il lutto della sua fine storica. Tu, a questa sinistra gufa, rosicona, nostalgica, lamentosa (che odia quel cambiamento che, novello Salvatore della Provvidenza, avevi tentato benevolmente di portare in dote all'Italia), hai cercato e cerchi continuamente di mostrare il cadavere che lei ormai è. Ma lei, la sinistra, niente: non sa elaborare il lutto. E per questo ti odia. E' tutto molto semplice, caro Renzi. Il fallimento non è tuo. La colpa è degli altri: i cattivi che non sanno prendere atto dei cadaveri che sono.
Peccato. 
Nonostante bazzichi la psicologia da una vita e conosca un po' il mondo non sempre esaltante di chi la pratica, continuo a pensare che psicologia e psicoanalisi possano (potrebbero) essere una cosa seria.
Qualche volta, però, ho dubbi più forti. 

ps: 
Resterebbe una domandina per Massimo Recalcati: e come la mettiamo con tutta l'Italia non di sinistra che 'odia' Renzi e all'inizio, in maniera trasversale, aveva più o meno applaudito alla sua entrata in campo (senza aver capito che sarebbe stata turlupinata da uno che fin da ragazzo era soprannominato il Bomba dai compagni di scuola che lo conoscevano bene...)?

*** Massimo Ferrario, Recalcati e Renzi, gli intellettuali e la psicologia, per Mixtura


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