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venerdì 28 luglio 2017

#SGUARDI POIETICI / Tu (Erich Fried)

Dove non c'è nessuna libertà
Sei tu la libertà
Dove non c'è nessuna dignità 
Sei tu la dignità
Dove non c'è nessun calore
E non c'è nessuna vicinanza da persona a persona
Sei tu la vicinanza e il calore
Cuore del mondo senza cuore

Le tue labbra e la tua lingua
Sono domande e risposte
Nelle tue braccia e nel tuo grembo
C'è qualcosa che assomiglia alla pace
Ogni forzata partenza da te
Anela il ritorno
Tu sei un inizio del futuro
Cuore del mondo senza cuore

Tu non sei un articolo di fede
E nessuna filosofia
Nessuna regolamentazione e nessuna proprietà
Cui uno si aggrappa
Tu sei un essere umano che vive
Tu sei una donna
E puoi sbagliare e dubitare e star bene
Cuore del mondo senza cuore

*** Erich FRIED, 1921-1988, poeta austriaco, Tu, 'suzanne.de', traduzione di Massimo Ferrario, qui


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Testo originale (Du)
Wo keine Freiheit ist
Bist du die Freiheit
Wo keine Wuerde ist
Bist du die Wuerde
Wo keine Waerme ist
Keine Naehe von Mensch zu Mensch
Bist du die Naehe und die Waerme
Herz der herzlosen Welt

Deine Lippen und deine Zunge
Sind Fragen und Antworten
In deinen Armen und deinem Schoss
Ist etwas wie Ruhe
Jedes Fortgehenmuessen von dir
Geht zu auf das Wiederkommen
Du bist ein Anfang der Zukunft
Herz der herzlosen Welt

Du bist kein Glaubensartikel
Und keine Philosophie
Keine Vorschrift und kein Besitz
An den man sich klammert
Du bist ein lebender Mensch
Du bist eine Frau
Und kannst irren und zweifeln und gutsein
Herz der herzlosen Welt

venerdì 26 maggio 2017

#SGUARDI POIETICI / Tu (María Clara González)

“Ognuna mi ha dato solo quello che poteva
  darmi, a ognuna ho dato solo quello che 
  poteva prendere da me”
                                   Hermann Hesse
Non so in che modo
entri nel territorio segreto
che mi abita

Mentre cammini
- Come riconoscendomi -
la api di giugno popolano il mio sguardo

Ti lascio attraversarmi
Ti racconto i miei segreti
Ti avvolgo con le mie risate

So che vai di fretta                                                                                                                                                    
Non ti tratterrò

*** María Clara GONZÁLEZ, 1952, poetessa colombiana, Tu, da Il lento lavoro dell'oblio, 2002, in 'ilcantodellesirene', 22 maggio 2017, qui


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domenica 16 agosto 2015

MOSQUITO / Non il tu, ma il lei (Antonio Tabucchi)

Oggi tutti si danno del tu, l’avrai notato, è un modo sbrigativo e falsamente confidenziale. A me non piace, perché è irrispettoso... Io credo che quando due persone si stimano si debbano dare del lei, è una forma che indica civiltà e rispetto dell’altro. E poi segna quella distanza necessaria a far capire l’uno all’altro che anche se ci conosciamo bene, anche in maniera intima, sapendo i nostri rispettivi segreti, facciamo finta che no, che certe cose non le sappiamo, e lo facciamo per far sentire l’altro più a suo agio, come quando uno ti ha confessato una cosa importante che non direbbe a nessuno, ma tu era come se ti fossi un po’ distratto, non è proprio così, certo, lo hai ascoltato con molta attenzione, però... ecco, è come se tu già non ci pensassi più, quella cosa lì l’hai messa in un cassetto segreto del tuo cuore e l’hai chiuso a chiave... 

*** Antonio TABUCCHI, 1943-2012, scrittore, Tristano muore, romanzo, Feltrinelli, Milano, 2004. 


lunedì 11 maggio 2015

#MOSQUITO / Tu, quando è l'hostess a insegnare il rispetto (Laura Re)

Io lavoro come assistente di volo, e professionalmente chiamo tutti ‘signore’ e ‘signora’. Porto sulla giacca una targhetta con il mio nome e cognome, e sempre più di frequente mi sento chiamare ‘Laura’ da passeggeri che non conosco e ai quali do del lei. «Vuole da bere, signore?», «Sì, Laura».
In questo caso il tu è gerarchico e umiliante per chi lo riceve, richiama un ottocentesco rapporto servo-padrone. 
Una volta un signore mi chiamò per la terza volta per nome da un capo all’altro della cabina, schioccando le dita. 
Cosi mi avvicinai e chiesi: «Scusi, signore, qual è il suo nome proprio?». 
La persona mi guardò perplessa. 
«Il suo nome di battesimo», sorrisi io. 
«Giovanni, perché?». 
«Dimmi, Giovanni, in che cosa posso aiutarti?». 

*** Laura RE, assistente di volo, lettera alla rubrica ‘lettere’, ‘la Repubblica’, 11 marzo 2004.