Visualizzazione post con etichetta _Zingales Luigi. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta _Zingales Luigi. Mostra tutti i post

domenica 16 aprile 2017

#MOSQUITO / Pro-Mercato, non è pro-Affari (Luigi Zingales)

Adam Smith era pro mercato, non pro affari. Così dovrebbero essere tutti gli economisti che credono nel suo insegnamento. I mercati liberi e concorrenziali sono i creatori della più grande ricchezza mai accumulata nella storia dell'umanità. Ma, affinché la loro forza liberi tutta la sua magia, la contesa deve svolgersi ad armi pari e deve essere aperta a tutti gli aspiranti. Se queste condizioni vengono meno, i mercati degenerano nell'inefficienza dei monopoli. E quando questi ultimi estendono il loro potere sino a condizionare l'arena politica, inizia il capitalismo clientelare. 

*** Luigi ZINGALES, 1963, economista, docente di Impresa e Finanza all’università di Chicago, Manifesto capitalista. Una rivoluzione liberale contro l’economia corrotta, Rizzoli, 2012


In Mixtura altri contributi di Luigi Zingales qui

domenica 28 febbraio 2016

#MOSQUITO / Manager, l'impatto sulla produttività dei collaboratori (Luigi Zingales)

Uno studio recente ha evidenziato che i manager (nel caso specifico supervisori) incidono in modo rilevante sulla produttività dei loro subordinati: rimpiazzare un manager inquadrabile nel 10% dei manager meno competenti con uno del 10% dei più competenti fa incrementare il rendimento del gruppo di lavoro tanto quanto aggiungere un lavoratore (passando da 9 a 10). Il prodotto marginale di un manager - l’entità del rendimento che il manager aggiunge alla produzione del gruppo - è circa il doppio di quella di un lavoratore. Nell’azienda in questione, tale rapporto corrispondeva a quello tra le remunerazioni medie.
La scoperta più interessante è stata che, se effettivamente un buon manager rende tutti i lavoratori più produttivi, l’effetto è avvertito in modo particolare dai lavoratori migliori. In altre parole, la combinazione tra i migliori manager e i migliori lavoratori determina un extra rendimento. 

*** Luigi ZINGALES, 1963, economista e saggista, docente di Impresa e Finanza all’università di Chicago, Manifesto capitalista. Una rivoluzione liberale contro l’economia corrotta, Rizzoli, 2012.


In Mixtura altri 3 contributi di Luigi Zingales qui

sabato 4 luglio 2015

#MOSQUITO / Sussidi, come il cibo nel Grand Canyon (Luigi Zingales)

Sul Grand Canyon c’è un cartello a caratteri cubitali che dice: «Non dare da mangiare agli animali selvatici». In caratteri più piccoli si spiega che in questo modo gli animali perderebbero la capacità di andare in cerca del cibo, mettendo a repentaglio la loro sopravvivenza nell’ambiente naturale. Sono stati gli uomini a piantare il cartello. Se la questione fosse stata demandata agli animali, la maggior parte di loro avrebbero forse preferito non esporre alcun cartello: meglio approfittare della generosità dei turisti e tanti saluti alla sopravvivenza della specie, se questo significa dover rinunciare a un pasto senza fatica. 
Lo stesso vale per il mondo degli affari. Individualmente, ogni imprenditore ha vita più facile se foraggiato dal governo: ecco perché si spende così tanto in attività di lobby. Ma nel suo complesso il sistema di mercato peggiora. Come sarebbe pericoloso lasciare che fossero gli animali a dettare le regole dei parchi nazionali, è imprudente permettere agli uomini d’affari di imporre le regole del business, poiché non tengono in considerazione quanto i salvataggi indeboliscano il funzionamento del mercato. Al pari di dar da mangiare agli animali selvaggi, sovvenzionare le grandi banche e imprese per evitare i dissesti finanziari sembra un atto caritatevole, ma alla lunga nuoce al beneficiario. Un Paese che protegge gli animali dall’azione corruttrice del cibo dei turisti dovrebbe anche proteggere il mondo delle imprese dalla corruzione dei sussidi. 

*** Luigi ZINGALES, economista, docente di Impresa e Finanza all’università di Chicago, Manifesto capitalista. Una rivoluzione liberale contro l’economia corrotta, Rizzoli, 2012.

Sempre in Mixtura, altri 2 contribui di Luigi Zingales qui

venerdì 5 giugno 2015

#MOSQUITO / Senso critico (Luigi Zingales)

Uno studio recente ha messo in luce le diverse metodologie di insegnamento fra Paesi: i lavori di gruppo sono più frequenti nei Paesi nordici e negli Usa, mentre nell’Est Europa e nei Paesi del Medi-terraneo è più frequente che gli insegnanti parlino da dietro la cattedra e gli studenti si limitino a prendere appunti copiando dalla lavagna. In quello stesso studio, inoltre, si dimostra che il grado di capitale civico è maggiore nei Paesi in cui prevalgono i lavori di gruppo e minore in quelli in cui la maggior parte della lezione è occupata dalle spiegazioni degli insegnanti.
Come la fiducia, l’inclinazione all’impegno e alla critica è una componente del capitale civico. Una cittadinanza attiva è solita protestare se qualcosa non va. Reclamare costa; dal tempo e dall’impegno che richiede per formulare un reclamo scritto, al rischio di ritorsioni da parte dei propri superiori. Il beneficio del reclamo è condiviso da tutti: i reclami costringono l’autorità a rendere conto del proprio operato e forniscono un fondamentale feedback critico che può incrementare il sostegno ai mercati e il loro stesso funzionamento. Anche il più lungimirante degli uomini d’affari può commettere degli errori e faticare a individuarli se è circondato solamente da pareri positivi. Un diffuso senso critico è estremamente utile per ogni società, ed è per questo che negli Stati Uniti lo si insegna come valore già a scuola: si condanna chi ha paura di parlare apertamente, e si celebra chi, come Rosa Parks, ha avuto il coraggio di opporsi all’ingiustizia. 

*** Luigi ZINGALES, economista, docente di Impresa e Finanza all’università di Chicago, Manifesto capitalista. Una rivoluzione liberale contro l’economia corrotta, Rizzoli, 2012.

mercoledì 18 febbraio 2015

#EXLIBRIS / Luigi Zingales, Business School ed etica

Una business school non festeggerebbe mai un uomo d'affari che ha fatto fortuna con la vendita di film pornografici: perché mai allora dovrebbe capitare a qualcuno che si è arricchito sfruttando le dipendenze delle persone o promuovendo uno strumento finanziario pensato per far fessi gli investitori sprovveduti? Le business school dovrebbero coprire di vergogna questo tipo di comportamenti criticandoli pubblicamente.

Molte business school offrono corsi di etica, che normalmente si dividono in due categorie. In alcuni si illustrano semplicemente i dilemmi etici, senza però alcuna presa di posizione sulle possibili linee da adottare: è come se agli studenti si spiegassero i pro e i contro della segregazione razziale, lasciando decidere a ciascuno di loro da che parte stare. In altri ci si nasconde dietro la responsabilità sociale dell'azienda, per cui i doveri sociali ricadono appunto su di essa, e non sul singolo. Scrivo «nascondere» perché l'azienda altro non è che un insieme di persone. Una decisione della Corte Suprema del 2010 (Citizen United contro Federal Election Commission) ha affermato che non dobbiamo caricare sulle imprese oneri che non siamo disposti ad imporre ai singoli individui. Prima della responsabilità sociale dell'azienda c'è quella del singolo individuo: se non si riconosce la seconda, non si può parlare della prima. Le business school dovrebbero prendere posizione sulla responsabilità individuale di un buon capitalista. 

*** Luigi ZINGALES, 1963, economista, docente di Impresa e Finanza all’università di Chicago, Manifesto capitalista. Una rivoluzione liberale contro l’economia corrotta, Rizzoli, 2012.